Tempo di fiere

Settembre, ottobre, tempo di fiere, di manifestazioni zootecniche. Si scende dagli alpeggi, si vende, si compra prima dell’inverno. Questo era la norma un tempo, adesso le stagioni sono un po’ pazze, non sempre il meteo e le temperature sono quelli di un tempo, ma le fiere continuano ad esserci, alle stesse date di sempre.

Perdonatemi se non pubblico più l’elenco delle manifestazioni. Dato che la maggior parte di voi è su facebook, ho creato lì un’apposito gruppo (Manifestazioni zootecniche) dove pubblicare tutti gli eventi. Ciascuno può segnalare o condividere locandine e links riguardanti tutta Italia. Qui invece continuerò a pubblicare foto delle fiere a cui sono stata io. Per cominciare, eccone una da Vicoforte, in provincia di Cuneo, un’enorme fiera a cui non ero mai andata. Sullo sfondo dell’immagine vedete la cupola del famoso santuario, intorno al quale si sviluppa la fiera.

Sono arrivata solo al pomeriggio a causa di altri impegni. Una giornata davvero torrida… Nonostante la fiera sia molto conosciuta e “storica”, di animali ce n’erano abbastanza pochi. Capre, bovini, equini, animali da cortile, ma sicuramente non i numeri che animavano un tempo questa manifestazione.

Qualcuno che compra c’è, ho visto animali venir caricati sui camion. Ma in generale le fiere mi sembrano tutte un po’ in crisi, con qualche eccezione. Gente che va a vedere comunque ce n’era parecchia, a Vicoforte, e dire che era solo il primo giorno. Non oso immaginare nel fine settimana!

Faceva affari il venditore di animali da cortile. Magari non con gli animali “strani”, ma sicuramente con galline, oche, anatre e conigli. Per struzzi, lama e altre bestie esotiche, occorrono gli amatori. Anche se ormai è diventato abbastanza comune vederli a queste rassegne, c’è comunque sempre chi si ferma ad osservarli con curiosità.

La fiera era comunque immensa per quanto riguarda gli spazi espositivi. Macchinari agricoli di ogni genere, abbigliamento, attrezzature, agro-alimentare, calzature, veramente di tutto e di più, c’era veramente da rimanere un giorno intero per vedere tutto con calma.

Due giorni dopo si cambia provincia e si cambia santuario… è la volta della fiera di Oropa, sopra a Biella. C’ero stata in passato, ma era da qualche anno che non venivo più. L’ho trovata sottotono. Nonostante la bella giornata, meno gente, meno bancarelle e meno animali di quello che mi ricordavo.

Anche qui il santuario merita una visita e la confusione era minore rispetto a quella incontrata a Vicoforte. C’era anche un matrimonio nella chiesa centrale…

Tornando alla fiera, sicuramente è stata l’occasione per un saluto a diversi amici, sia espositori, sia allevatori, sia semplici visitatori, come nel mio caso.

Man mano sono arrivate le mandrie. Da specificare come questa sia una mostra, cioè sono gli allevatori locali a condurre i propri animali, scendendo a piedi dagli alpeggi, mentre nelle fiere sono i commercianti o comunque coloro che vogliono vendere dei capi a portarli alle manifestazioni. La rassegna invece prevede un premio di partecipazione e/o una premiazione dei capi migliori.

Come vi dicevo, in passato (parlo solo di qualche anno fa) c’erano molte più bestie, molti più allevatori a partecipare, da quel che mi ricordo. Ecco qui il mio resoconto del 2010. La razza più rappresentata qui è quella della Pezzata Ross di Oropa, ovviamente!

C’è anche il gregge di pecore, ma questa non è più la fiera dei pastori del tempo andato, quella narrata anche nel libro “Fame d’erba”. Di pastori ne ho incontrati pochi…

Vedendo le immagini della premiazione, mi verrebbe da dire che è grazie ai giovani che queste manifestazioni non vanno a perdere del tutto. Sembra infatti che ci sia ancora voglia di portare avanti il mestiere e che il ricambio generazionale sia assicurato!

Anche ad Oropa, bancarelle con i formaggi. Ciascuno proclama che la sua è l’unica vera “toma di Oropa”. Non conoscendo i produttori, mi auguro almeno che siano tutti formaggi di alpeggio biellesi! C’è però da dire che questi stand non erano tra le altre bancarelle, ma in una piazzetta laterale rispetto al santuario. Credo si tratti di stand fissi dove i produttori espongono la loro merce tutte le domeniche, quando i turisti affollano la zona.

Per finire, qualche scatto dalla fiera di Pragelato, in Val Chisone (TO). Qui gli animali non mancano mai, sono i commercianti a portarli e, a giudicare dal quel che ho visto, di vendite, acquisti e contrattazioni ce ne sono state.

Le razze portate dai commercianti erano soprattutto razze da latte, anche perchè qui vengono i margari, che cercano nuovi animali da inserire nella loro mandria. Bestie che andranno in alpeggio e che verranno munte per le tome, le ricotte, il burro.

Il tempo (come da tradizione!) stava già cambiando, nel giorno della fiera. Cielo grigio, aria frizzante, infatti nel pomeriggio era poi arrivata anche la pioggia. Le scuole il 14 settembre erano già iniziate, e così ecco le scolaresche in visita a questo appuntamento fisso del mondo zootecnico di montagna.

Dopo anni di assenza, ecco che quest’anno sono tornate anche le pecore alla fiera di Pragelato! Un commerciante, il cui gregge pascola non lontano, è sceso con tutti gli animali, così gli appassionati di ovini hanno potuto riunirsi tutto intorno. “Scrivilo, che i commercianti salvano la pastorizia… perchè io i montoni per la festa dei mussulmani ai pastori li ho ritirati e pagati. Solo che me ne sono rimasti un bel po’ da vendere… e adesso sono tutti qui…“, esclama Davide, mentre accompagna dei potenziali acquirenti all’interno del recinto, per vedere qualche capo.

Mia nonna sarebbe orgogliosa di me

Ogni incontro con un capraio è la conferma di come questo sia un mondo molto particolare, popolato da personaggi speciali. Il filo conduttore è l’amore per questi animali, ma c’è una distinzione tra chi alleva per mestiere e chi ha delle capre per passione. In questo secondo gruppo troviamo poi il gruppo di chi ha le capre valdostane. Alla fine ci si conosce un po’ tutti, in qualsiasi luogo si abiti…

Sergio non lo conoscevo, ma ne avevo sentito parlare. Le sue capre erano state tra le “protagoniste” di un video girato in Val Pellice e trasmesso a Geo&Geo. Veniva mostrata la transumanza di salita all’alpeggio Caugis, dove queste capre passano l’estate. “Sono trent’anni giusti che le mando a Natalino, quest’anno dobbiamo festeggiare!

Il gregge adesso è ancora nei pascoli vicino a casa,  dove mi accolgono Sergio e Rosanna. Un po’ di riposo all’ombra, un po’ di pascolo al sole. Sotto frutteti e poi la pianura. Siamo a ridosso del Monte Bracco, in provincia di Cuneo. “Ho avuto capre fin da bambino, mia nonna aveva un po’ di capre senza corna. Le mungeva, faceva i formaggi e prendeva più lei con le tome delle sue sette capre che non mio papà che lavorava.

I tempi però sono molto cambiati. “Se non ci fosse mia moglie Rosanna che va al pascolo quando non ci sono, potrei tenerne al massimo tre o quattro. Ho sempre lavorato la terra, facevo il muratore, anche adesso continuo a lavorare la terra, per conto di altri. Per mantenere le capre! Mi faccio io tutto il fieno, dovessi comprarlo… guai! E’ una cosa che si fa per passione, i figli fanno tutt’altro, il figlio adesso è a Malta.

Le capre sono molto belle, anche se Sergio si lamenta, come già altri allevatori di questa razza, di aver già perso un po’ della qualità di un tempo: “Le capre più belle erano quelle di Sandro il Savuiot. Le più belle io le ho viste da Guido Ayassot 30 anni fa. Non grosse, ma bellissime. Compro i becchi, non le capre. Sono arrivato ad avere 80 capre, adesso una sessantina. Mi piace che siano belle, che abbiano belle corna, ma anche latte per il capretto.

Quello è un posto da capre e lo è sempre stato. Sergio mi parla della passione ereditata dalla nonna: “Lei diceva che nessuno in famiglia le avrebbe più tenute, invece… Tornasse adesso, credo che sarebbe orgogliosa di me, delle mie capre. I miei fratelli e sorelle invece no, nessuno ha bestie. I giovani di adesso fanno gli allevatori se c’è alle spalle qualcuno che li aiuta, altrimenti come fanno a tirare avanti? Questa capre qui, guadagni qualcosa solo vendendo agli appassionati, ci si conosce tutti.

Animali belli, ben tenuti e anche viziati, come succede quando si allevano capre con grande amore. Mentre prendo appunti e chiacchiero, una capretta si siede accanto a me e collabora all’intervista, un’altra da dietro mi tira i capelli. Il legame di questa coppia è fortissimo, lo si avverte guardandoli insieme ai loro animali. Due persone unite dalla vita e dalla passione. “La stalla ce la siamo fatta tutta noi, a mano, Rosanna ed io.” Lei dopo mi dirà: “Quelli che allevano capre hanno un microchip speciale nel cervello… Come si fa, andare a lavorare sotto altri, per mantenere le capre?!!“. Ma sono critiche bonarie, la passione per quegli animali coinvolge entrambi e si riflette nella bellezza di questo gregge.

Tanta pioggia e poco sole

Le previsioni sono abbastanza concordi nel dire che domani avremo la neve. Quest’inverno da queste parti si è vista poco, quasi niente. Ormai siamo quasi alla metà di febbraio, il clima non è particolarmente rigido, erba ce n’è, quindi i pastori non la temono più di tanto. Anche perchè sarà per un giorno soltanto. Così sembra…

Comunque, giornate di sole nelle ultime settimane se ne sono avute ben poche. Per qualcuno la situazione è stata più difficile, perchè non tutti i prati sopportano la pioggia nello stesso modo. In pianura l’acqua sta lì, ristagna, quando va particolarmente male fuoriesce pure dai fiumi. Certe aree collinari con la pioggia sono ancora peggio, perchè la terra si trasforma in una massa vischiosa dove le pecore scivolano e sprofondano. Ma per fortuna ci sono anche colline dal terreno abbastanza sano, con prati poveri molto adatti allo scopo.

Di solito negli ultimi tempi le giornate hanno visto un grande uso di giacche impermeabili, ombrelli, sovrapantaloni e stivali. Con tanto fango da pestare per chi si trova in coda al gregge. E’ difficile pascolare in giornate del genere, bisogna trovare i prati giusti.

Eppure la pioggia continua a cadere e in montagna è tutta neve, ma solo a quote abbastanza elevate. Dev’essercene già una quantità considerevole e la cosa è positiva per integrare le riserve d’acqua e per il pascolamento estivo.

Fango, fango e ancora fango. Meglio non dover uscire da un terreno simile per poi mettersi in cammino sulla strada, in giornate simili. Per fortuna c’è questa stoppia a lato dell’asfalto e così la si percorre per raggiungere il prato dove si pascolerà alla sera e dove verrà predisposto il recinto. Un prato che non è stato sfalciato, con un materasso di erba secca che permetterà al gregge di riposare in condizioni migliori che altrove.

Per fortuna poi il tempo migliora un po’. Oggi addirittura c’è il vento, ma forse sarà quello che porterà il freddo e la neve… Comunque senza pioggia è tutto un altro lavorare. Togliere e mettere le reti senza giacche e ombrelli, caricare gli agnelli che non camminano sui mezzi al seguito, così è un po’ più semplice!

Il cielo qua e là presenta già nuvole che paiono primaverili, mentre il gregge si sposta verso altre zone di pascolo. Per attraversare il centro abitato, le ore centrali della giornata sono le migliori, quelle in cui c’è meno traffico. Meno disagi per la gente, ma i pastori faranno pranzo soltanto dopo, una volta che il gregge sarà sistemato nei nuovi prati.

Con la bella giornata, sciamano i ciclisti, in solitaria o a gruppi, e molti restano coinvolti dallo spostamento del gregge lungo la viabilità secondaria. Per fortuna nessuno si innervosisce troppo, anche se immagino che per loro non sarà piacevole tentare di schivare le tracce che il gregge ha lasciato sulla strada. Però non è possibile fare diversamente, quali sarebbero le alternative?

Il cielo torna a coprirsi, l’aria si fa più fredda. Il cammino è abbastanza lungo, ma ancora una volta il pastore deve muoversi a zig zag per correr dietro alle esigenze dei contadini, che hanno fretta di veder pascolato il loro prato, che hanno fretta di spargere il letame. Molti non hanno avuto pazienza e così giorni e giorni di pascolamento sono sfumati dietro al passaggio dei trattori con gli spandiletame.

La giornata volge al termine, ormai si nota già che le ore di luce stanno aumentando. Questo significa che i pastori poco per volta terminano il loro lavoro più tardi, la sera. Sarebbe bello che per un po’ non piovesse, che il terreno asciugasse e magari facesse pure un po’ più freddo. Invece dicono che domani arriverà la neve…

Fine ed inizio anno dedicato alla pastorizia nel Cuneese

Vi segnalo un’importante iniziativa che si terrà Cuneo e provincia dal 28 dicembre 2013 al 19 febbraio 2014, organizzata nell’ambito del Progetto Propast (si veda qui). Prendete nota delle date e delle proiezioni che possono interessarvi!

Il programma

Il ciclo di proiezioni in programma a Cuneo nei giorni 30, 31 gennaio e 1 febbraio 2014 sarà anticipato e seguito da una serie di serate in alcune località della provincia: Frabosa Sottana, Valdieri, Argentera, Mombarcaro (a dicembre 2013 e gennaio, febbraio 2014).

 Cuneo – 30.01.2014

Centro Incontri della Provincia, Corso Dante 41

Trilogia “Olga e il Tempo” di Emanuele Cecconello

 ore 18 – Parte prima: Epica minima del mattino. It. 2007, 57′ (B/N)

La storia di una giovane donna che da sola gestisce un piccolo alpeggio nelle valli biellesi. Vivendo in apparenza nello stesso ritmo di lavoro delle generazioni passate, scandito dall’accudimento degli animali, dalla lavorazione del latte secondo gli stessi metodi di un tempo.  Ma in una solitudine che un tempo non esisteva, attutita dalla famigliarità con gli animali e la montagna.

ore 19 – Incontro con l’autore

ore 19.30 – Degustazioni di formaggi d’alpeggio (Bitto storico, Castelmagno, Nostrale, Originale delle malghe del Lagorai)  con la presenza dei produttori – Assaggi di insaccati e preparazioni a base di carni ovicaprine a cura Istituto Lattiero Caseario di Moretta

ore 20.45 –  Formaggi eroici

Proiezioni

Valpiana: una malga nel Lagorai, di Francesco Baldi. It. 2006, 22′

Francesco Franzoi, storico malghese del Lagorai, mancato nel 2009, e il protagonista con la sua malga. Francesco nella sua semplicità esprime anche apertamente il dissenso verso un sistema.

La Cultura Del Bitto di Carlo Cattadori.  It. 2010, 48′

In Valgerola (Valtellina) una piccola comunità si stringe in difesa della produzione tradizionale del Bitto al centro di una controversia sull’allargamento dell’area di produzione della DOP e sullo stravolgimento di metodi produttivi secolari.

ore 22.00 Dibattito con gli autori e dei protagonisti della “resistenza casearia”

Cuneo – 31.01.2014

 Trilogia “Olga e il Tempo” di Emanuele Cecconello

 ore 18  Parte Seconda: Equinozio del Pomeriggio. It. 2008, 70′ (B/N)

ore 19.30Degustazione di formaggi delle Alpi biellesi (Macagn) e piemontesi – – Assaggi di insaccati e preparazioni a base di carni ovicaprine a cura Istituto Lattiero Caseario di Moretta

ore 20.45I pastori e il ritorno degli orsi e dei lupi

Proiezioni

Compagno orso di Valentina De Marchi, It. 2012, 34′ .

L’incredibile convivenza forzata tra alcune orse e un pastore cui vengono impunemente sottratte le pecore in malga. Attraverso i girati dello stesso pastore realizzati in tre successive stagioni d’alpeggio e montati da una giovane antropologa.

Storie di lupi e di uomini di Andrea Deaglio e Alessandro Abba Legnazzi . Francia 2014 (40′ antipicazione)

Documenta con ampio uso dell’intervista sul campo il conflitto che divide da una parte pecore, pastori e amici dei pastori ai lupi, a chi li studia e ne vorrebbe favorire una sempre più folta presenza. La produzione in corso è ampliata in ragione dell’interesse incontrato e l’opera uscirà nell’ estate 2014 per conto di una importante casa di produzione francese. Verrà proiettato un trailer di 30′ e alcuni girati significativi relativi a protagonisti della provincia di Cuneo.

ore 22.30  dibattito con autori, protagonisti (pastori e margari della provincia di Cuneo), rappresentanti del Centro del lupo di Entracque.

 Cuneo –  1.02.2014

Trilogia “Olga e il Tempo” di Emanuele Cecconello 

ore 17 –  Parte terza:  Elegia della sera.  It. 2013, 60′ (B/N)

ore 18.15  Incontro con Emanuele Cecconello

 ore 19.30 – Degustazione di prodotti a base di carni ovicaprine dell’Istituto Lattiero caseario di Moretta presentati dalla dr.ssa Emilia Brezzo, da norcini e pastori

ore 20.45 Pastori piemontesi del XXI secolo

Proiezioni

Le lingue del cuore.  Video prodotto dalle piccole scuole delle Terre Alte della provincia di Cuneo  (10′)

Pastori piemontesi del XXI secolo di It. 2013 mediometraggio (produzione Video in-out /Propast) Trailer, 15′

I vari aspetti della pastorizia piemontese, dai grandi greggi transumanti alla realtà dei piccoli greggi stanziali illustrati attraverso una serie di quadri che attraversano problemi e tipologie pastorali.

Hiver Nomade di Manuel Von Stürler, Svizzera, 2012 (85′) .

La transumanza invernale a piedi di Pascal, 53 anni, e Carole, 28 anni per 600 chilometri attraverso la Svizzera francese, con tre asini, quattro cani e ottocento pecore

ore 22.15 – Dibattito conclusivo. Posizioni a confronto, oltre le retoriche di circostanza, sul ruolo e sulle prospettive del pastoralismo piemontese e alpino.

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Proiezioni decentrate

Frabosa Sottana

28 dicembre 2013, Sala Palasagre (Via IV novembre). Ore 20.30

I Marghè di Sandro Gastinelli

Marghè Marghier di Sandro Gastinelli-Marzia pellegrino. It., 2005 (52′).

Viaggio tra i margari del sud del Piemonte attraverso un ampio lavoro di riprese e interviste nei luoghi emblematici dei margari nella loro identita’ seminomade: D’inverno in pianura i margari sono marghè, d’estate in alpeggio diventano marghìer. Un’esistenza in movimento, da nomadi, in simbiosi con le inseparabili mandrie di vacche bianche piemontesi. Il ciclo completo delle stagioni svela quotidianità e ritualità: traslochi, contrattazioni, mungiture, campanacci, feste e formaggi.

La proiezione sarà preceduta e seguita dall’esecuzione di brani di musica antica della tradizione pastorale provenzale dell’Ensemble “Henno de Rose”

segue dibattito

 Argentera

29 dicembre 2013, Chiesa parrocchiale di Bersezio. Ore 20.30

Le terre alte attraverso una memoria che interroga

Arriverà il sole  di Sandro Gastinelli  It. 2000 (20′).

Cortometraggio tratto da una delle storie di “Aiga d’en viage, storie d’acqua e di speranza”, una storia di religiosità popolare nelle valli alpine del Cuneese sullo sfondo della grande alluvione del 1957

L’ultimo pastore  di Marco Bonfanti It. 2013 (72’). Fuori dagli schemi un film che non è un documentario ma che prende spunto dalla pratica di transumanza di un pastore della Val Seriana che in inverno si spinge con il gregge sino a Milano. Dalla realtà dell’alpeggio alla trasfigurazione narrativa dell’ambivalente relazione tra il pastore e la metropoli dove tocca ai bambini anticipare il nuovo significato di un’antica presenza.

segue dibattito

Valdieri 

3 gennaio 2014, Chiesa parrocchiale. Ore 20.30

Testimonianze di malghe e alpeggi di ieri e di oggi

Proiezioni:

Le bestie e gli animali del bosco e della montagna  Documentario dei bambini della Scuola elementare di Valdieri: (15’);

Memorie d ‘alpeggio di Alessandro Romele. It. 2012. (23 ‘).

I cinquant’anni di Paolo Zanardini sulle malghe dell’Alta Val Trompia in una visione retrospettiva.

Di padre in figlia di Micolol Cossal, It. (45′), 2009.

La storia di Sonia, studentessa universitaria ma anche fiera di continuare ad esercitare il lavoro di casara sull’alpeggio nel solco della tradizione famigliare.

segue dibattito

Mombarcaro

19 febbraio 2014, Sala polivalente comunale (Piazza Libertà). Ore 20.30

Un mestiere per giovani

Sentire l’aria. di Manuele Cecconello. It. 2010 (94′)

La storia di Andrea, figlio di un medico e di una insegnante che a 16 anni decide di diventare pastore transumante dopo una iniziazione al seguito di un vecchio pastore.

segue dibattito

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Progetto sostenuto dalla Provincia di Cuneo, con il contributo della Fondazione CRC, nell’ambito della rassegna Terra Amata FilmFest Sezione “Le terre alte si raccontano”.

Enti attuatori

– Comune di Frabosa sottana

– Comune di Valdieri

– Comune di Argentera

– Comune di Monbarcaro

Organizzazione

– progetto Propast – Regione Piemonte/Università di Torino

– Escolo de Sancto Lucio de Coumboscuro

Patrocinio

Comune di Cuneo

Comunicazione

ATL di Cuneo

Con la collaborazione

Agenform – Istituto lattiero-caseario e delle tecnologie agroalimentari, Moretta (Cn)

Aziende sostenitrici

–  Associazione produttori Nostrale d’alpeggio, Moretta (Cn)

– Az Agric La Meiro, Castelmagno (Cn)

– Az Agric Fattoria dell’aglio, Castelmagno (Cn)

– Csoc. Valli del Bitto spa  (Gerola alta, So)

– Regione autonoma Valle d’Aosta

Preferirei lavorare solo con le bestie

La cascina della famiglia di Marco (1992) è in aperta campagna, pianura cuneese, terra di margari. Da qui si vede l’intera cerchia delle Alpi, con il Monviso a svettare sopra a tutte le altre montagne circostanti. Eppure il loro alpeggio di riferimento non è tra le cime che si vedono, bensì in alta Val di Susa.

Siamo allevatori da generazioni, con vacche e pecore. Da cinquant’anni andiamo in alpeggio a Bardonecchia. Solo che adesso va su solo più mio zio, io spero di poterci ritornare. Queste stanno giù, mandiamo su solo una trentina di manze. Stanno giù quelle da latte, vendiamo il latte. I miei avevano fatto il caseificio, ma non ha funzionato perchè ci voleva una persona che seguisse solo quello e mia mamma ha già tutti i lavori da fare, mia sorella è ancora piccola…“. Anche se il fratello di Marco lavora via, qui ci sono lui e suo padre. Non riesco a capire come possa mancare il personale.

Al mattino mungiamo le vacche, poi vado a fare il contoterzista, poi alla sera aiuto a finire se ci sono ancora lavori da fare qui. Però io preferirei lavorare solo con le bestie, neanche la campagna per noi, solo proprio con gli animali, andare al pascolo. Ho ancora qualche pecora per passione, ma adesso mangiano il profitto che danno…“. Marco racconta di essere andato in alpeggio con la famiglia fino all’età di sette anni, poi l’acquisto della cascina ha comportato la necessità di svolgere anche altri lavori per saldare i conti e così prima il padre, poi i figli, hanno dovuto andare a lavorare fuori casa per pagare i conti in sospeso.

Tre anni fa sono andato su con mio zio tutta l’estate, due anni fa invece ho fatto la stagione dai Venturino ad aiutare Angela quando era mancato suo papà.” E invece l’ultima estate è trascorsa interamente in pianura, a lavorare nei campi. “Lavoro per uno che ha mille giornate di melia, ma non mi piace. Mi piace di più stare all’aria aperta, tranquillo e beato!“. Sogna, Marco, sogna di tornare in alpeggio: “Avessi una mandria mia, terrei bianche e Valdostane. Vorrei lavorare il latte e fare le tome, quando ero al Colle delle Finestre le tome le facevo. Dell’alpeggio la cosa che mi piaceva di più era andare al pascolo, la montagna di Bardonecchia è bella perchè non c’è nessuno che rompe le scatole da giù a su, è tutto un unico alpeggio.

Nella paglia dormono affiancati un gattino e due cagnetti. La stessa armonia non c’è tra le persone: “Sono nel nuovo direttivo dell’AREMA (Associazione Regionale Margari), organizziamo la festa a maggio e la cena a dicembre. In teoria saremmo anche un punto di riferimento per i margari, per esempio adesso con il problema del lupo. Questa primavera abbiamo organizzato un convegno a Saluzzo, ma poi alla fine di margari ce n’era pochi. Non siamo abbastanza uniti!

C’è anche la sorellina che si fa fotografare abbracciata al vitellino.  Marco racconta la sua infanzia: “Da piccolo facevo i compiti seduto sul dorso dell’asino. Da bambino giocavo a fare i recinti per le pecore… Le maestre dicevano a mia mamma che leggevo solo se era qualcosa che riguardava gli animali. Giocavo con le mucche di plastica sulle <<montagne>>…“. Adesso non è più tempo di giocare, bisogna tutti accantonare i propri sogni per finire di pagare quella cascina comprata dodici anni prima.

Inverno, la stagione più lunga

L’inverno è ormai iniziato, anche se non si fa sentire in maniera particolarmente pesante. Per adesso è un inverno che fa seguito ad un autunno decisamente “strano”, da queste parti. In aree non lontane si fanno ancora i conti con i gravi danni delle alluvioni, qui le piogge di novembre sono state precedute e seguite da una lunga siccità.

Adesso senti l’inverno prima dell’alba, lo senti nell’aria fredda sulla faccia, nel terreno gelato, nella brina sulla schiena delle pecore. Lo senti nelle giornate di cielo velato, ma appena arriva il sole quasi te ne dimentichi. Se solo l’autunno fosse stato meno siccitoso, caldo, ventoso, per i pastori questo avrebbe potuto essere un buon inverno.

Certo, è appena iniziato, quindi è presto per dirlo. Alba dopo alba però vedere il sole vuol dire che non nevicherà, che la neve non andrà a coprire l’erba. Erba non particolarmente abbondante, quest’anno, proprio a causa della siccità. I prati non concimati, non irrigati, sono gialli di erba secca. Invece laddove l’erba è stata tagliata, è ricresciuto poco-nulla. Con le temperature che ci sono state, se solo avesse piovuto al momento giusto… oggi si guarderebbe all’inverno con un altro spirito. Anche le stoppie sono povere di quelle che per i contadini sono infestanti, per il pastore pascoli preziosi in giornate invernali.

Quel giorno il nuovo sole era era una luce d’oro che inondava le pecore nel recinto. L’inverno è una stagione lunga, perchè tutti vanno a caccia dei pascoli via via più scarsi. Ci si contendono i prati ancora verdi e li si paga a prezzi che non hanno senso, rapportati al valore degli agnelli. Agnelli che non sono affatto andati a ruba, per Natale. Chissà se perchè c’è inflazione di animali locali, se perchè la gente preferisce altra carne o se arriva dall’estero carne a basso costo?

Comunque sia, i pastori vaganti vivono alla giornata. Quotidianamente la routine è simile, si parte e si conduce il gregge dove c’è pascolo. Oggi, domani, dopodomani. Ogni giorno che passa senza neve, ogni giorno che trascorre senza dover “fermare” le pecore è un giorno in meno a separare dalla primavera.

Le pecore brucano anche lungo il cammino. Per evitare che bruchino troppo, meglio tirare una rete a protezione di quei cavoli! Il proprietario intanto aveva messo un cartello “Non rubare”, forse perchè alcuni ortaggi erano già spariti. Non dev’essersi trattato di erbivori a quattro gambe, ma di onnivori a due. Non solo per i pastori (e le loro greggi) ci sono stagioni difficili all’orizzonte. Sempre più spesso si sente parlare di piccoli grandi furti “per necessità” e chi produce nel settore agricolo teme che coloro che non hanno la possibilità di sfarmarsi con le proprie mani, ricorrano ad una versione un po’ particolare del concetto “dal produttore al consumatore”.

Sole ed erba ancora verde, da questa immagine non pare inverno. Ma quando finiranno i prati, verrà il momento di accontentarsi. A meno che l’inverno si evolva in qualche modo, a meno che piova, a meno che le temperature si mantengano miti. E se dovesse venire a nevicare? Meglio non pensarci, meglio continuare a vivere alla giornata.

Il padrone dei prati viene a far visita ai pastori, ride e scherza in loro compagnia, poi chiede di essere fotografato con il gregge sullo sfondo. I pastori  si alternano a sorvegliare il gregge. Il sole non durerà più a lungo, presto tramonterà, bisogna preparare il recinto per la notte. Un altro giorno si conclude, presto arriveranno le festività, inizierà un nuovo anno e chissà se le cose andranno meglio, o peggio?

O la moto, o le capre

Alberto (1994) anni fa mi aveva scritto un’e-mail, mandandomi una sua foto con le capre. Quest’anno gli avevo promesso che sarei andato a trovarlo per intervistarlo, e così ho fatto. Certo, non sarà ancora un vero allevatore, ma teniamo conto della sua età e del fatto che va ancora a scuola. Per il futuro si vedrà.

Vorrei iscrivermi nei coltivatori, fare una stalla con sala mungitura e caseificio, vorrei lavorare io il latte, non solo venderlo. Come spazio qui vicino a casa ne avrei.” Quel giorno Alberto è influenzato, così le capre sono in stalla e non fuori al pascolo.  Andiamo a vedere gli animali, poi rientriamo in casa al caldo per chiacchierare. “Adesso d’estate le mando in montagna, ma se mungessi le terrei giù.

Come nasce questa passione? “Mia mamma è infermiera, mio papà camionista, ma tra un po’ andrà in pensione e, visto che piace anche a lui, dice che mi aiuterà come passatempo. Però era mio nonno che faceva il commerciante di bestiame, di mucche, ed io andavo con lui quando girava. Ogni tanto prendeva anche delle capre e le teneva qualche giorno qui a casa…“. Poi, alla fine delle Scuole Medie, ci fu una scelta: “Quando sono stato promosso, ho detto che o mi compravano la moto, o le capre.

Adesso Alberto studia meccanica a Cuneo: “Mi piace come scuola, ma non da farlo nella vita. Il fieno me lo faccio io, d’estate ogni tanto vado su a vederle. Quest’anno sono stato su anch’io una settimana con il pastore. Mi piacerebbe stare su, ma c’è da fare qui… C’è un vicino che le porta su in montagna, è stato lui ad insegnarmi tante cose e lo chiamo ogni volta che c’è bisogno, se c’è qualche problema. Poi io do una mano a lui con le pecore.

Ho preso dalla pagina di Facebook di Alberto qualche foto, come questa della montagna. “Mi sono messo su FB, così contatto altri che fanno i pastori. Ho conosciuto Andrea, quello di <<Sentire l’Aria>>.” Come altri giovani che hanno animali e studiano, Alberto inizia la giornata in stalla, poi colazione ed alle 7:00 prende il pullman per andare a scuola. “I miei amici di scuola e i coetanei non hanno bestie, loro dicono che non sarebbero capaci. A volte vengono ad aiutare, ma dicono che è una passione e deve proprio piacere.

Ancora una delle foto di Alberto, con le capre al pascolo vicino a casa. “Mi piace vedere le bestie tutte a posto, ho deciso per le capre perchè mi piacciono di più, anche per mungere. Per un giovane oggi i problemi sono le spese, io che partirei da zero mi chiedo ogni tanto se poi ce la farò… Comunque non ho mai pensato di fare altro, ho sempre avuto quest’idea.

Bella giornata, ma…

Fine autunno, quasi inizio inverno. Eppure quel giorno l’aria era praticamente primaverile. Guardando il cielo, guardando le montagne imbiancate, sembrava una di quelle giornate di febbraio quando vedi addirittura le prime farfalle e puoi iniziare a sperare che la stagione più dura sia passata.

Una farfalla in effetti passa davvero, però quel prato verde forse è uno degli ultimi che le pecore pascoleranno nelle prossime settimane, mesi. Dopo ci saranno prati secchi, incolti, stoppie dove è cresciuta quella che in quei momenti non è più considerata erbaccia. L’aria è tiepida e traditrice insieme. Un momento pare calda e viene voglia di liberarsi delle maglie indossate guardando il calendario. Un istante dopo un soffio ti si infila tra la camicia e la pelle e ti fa rabbrividire.

Il gregge confina con un altro, perchè per fortuna succede anche quello… Cioè che due pastori collaborino e si aiutino. Non sempre c’è solo la lotta spietata a superarsi e cercare di strapparsi l’erba uno con l’altro. Può anche capitare che si pascoli fianco a fianco per non sprecare l’erba prima che il contadino la concimi. E poi anche darsi una mano per la “transumanza” successiva. Mentre le pecore brucano tranquille, si va al luogo di destinazione a preparare il recinto, tirare un paio di reti lungo dei campi di grano che verranno fiancheggiati, e poi si ritorna dal gregge.

Tra una cosa e l’altra si parte quando il sole sta quasi tramontando. Conoscete questo prato? E’ lo stesso della foto nel titolo di questo blog! C’è da fare un lungo spostamento nelle campagne per raggiungere altre zone di pascolo. Si riuscirà ad arrivare prima che venga notte?

Il primo tratto è lungo il tracciato dell’antica ferrovia, che doveva essere trasformato in ciclostrada, ma per adesso è ancora invaso da rovi ed erbe secche, poi si imboccano stradine che fiancheggiano cascine, frutteti di meli, kiwi e peschi. Ogni tanto esce qualcuno a salutare con un cenno il pastore. Non c’è tempo per fermarsi, bisogna arrivare in paese prima che venga notte davvero.

La fila si snoda abbastanza ordinatamente, le pecore dovrebbero essere sazie, dopo aver pascolato tutto quel prato. Però sono animali difficili da accontentare, quindi è sempre meglio dare uno sguardo a quello che accade nelle retrovie. Da quando il sole è tramontato, l’aria si sta facendo sempre più freddo e forse sarebbe stato meglio tenersi dietro la maglia. Fin quando si cammina non dovrebbero esserci problemi. Insomma, faceva così caldo, prima…

Alla fine il paese viene attraversato quasi al crepuscolo, ma c’è ancora visibilità sufficiente. E poi non c’è quasi nessuno in giro, in quel giorno di festa. Che siano tutti alle prese con gli addobbi natalizi? E’ questione di pochi minuti e tutto il gregge percorre il breve tratto di strada principale, svoltando subito dopo.

Il cammino prosegue presso strade abituali. Anche se qui la campagna è attraversata da un fitto reticolo di vie secondarie, ogni tanto non si riesce a fare diversamente e tocca invadere spazi urbani. Teoricamente, specie in prossimità del Natale, questo dovrebbe essere uno spettacolo piacevole e gratificante, ma purtroppo non tutti la pensano così. Quel giorno però le strade sono davvero deserte e solo un uomo si rivolge ai pastori, chiedendo loro se per caso ci fosse una capra nera in vendita.

E poi avanti nelle campagne, con l’aria che non ha più niente di primaverile, ma è quella fredda ed umida di una sera di fine autunno. Il cielo sembra di madreperla, ma questa giornata lascerà strascichi di mal di gola e raffreddore dovuti al caldo anomalo. Si ammala chi non si è scoperto, perchè ha sudato, si ammala chi invece l’ha fatto, perchè alla fine ha preso freddo.

Il tramonto regala colori tenui nella campagna dove cascine più moderne si alternano a vecchi fabbricati abbandonati circondati da rari prati incolti. Il cammino è quasi finito, manca poco al recinto già preparato e per fortuna nella transumanza non ci sono stati incidenti, imprevisti. Certo, c’è stato da camminare qualche animale che non riusciva a seguire il gregge, ma quello è praticamente normale, con così tanti agnelli al seguito.

Il recinto è lì dietro la curva. Si riesce a trovare la mamma per ogni agnello prima che venga notte, poi la giornata può finire. Gli amici che hanno dato una mano salutano e se ne vanno, restano i pastori a finire le ultime attività. Ci si domanda fino a quando andranno avanti queste belle giornate, continuano le teorie sulla neve che verrà o forse no…

Autunno felice

Alla fine l’autunno sta andando abbastanza bene per tutti. Quelle piogge di inizio novembre, unite alle temperature non così rigide dei giorni successivi, hanno salvato la stagione. Certo, al mattino c’è la brina, c’è la nebbia in pianura, viene sera presto e dopo il tramonto l’aria è fredda, umida se ti trovi accanto ad un fiume, un ruscello.

Ma di giorno l’aria è ancora gradevole, a volte fin più calda di quello che si si potrebbe aspettare per la stagione. Certo, i pascoli non possono essere così ricchi, non c’è così tanta erba da poter star fermi a lungo nello stesso posto. A seconda del numero di animali, ci si ferma in una zona di più o di meno. E poi ci sono quelli che ti telefonano: “Quando arrivi a mangiarmi i prati, che poi metto il letame?“. Cerchi di accontentare tutti, cerchi di barcamenarti con gli spostamenti da fare.

E’ anche incomprensibile trovarsi a fare attenzione sotto ai meli, dove in primavera dovevi salvare i fiori dalla voracità degli animali… e oggi corri il rischio di vedere capre e pecore che fanno indigestione, perchè i frutti non sono stati raccolti, perchè mele e pere sono cadute a terra o cadono dai rami appena questi vengono sfiorati, ormai a completa maturazione. Chissà perchè nessuno li ha raccolti, così buoni, così dolci, succosi…

Si pascola, il sole è tiepido, il gregge è ben allargato nel prato. Passano le ore, le pecore mangiano, i pastori attendono il posto giusto per poter pranzare anch’essi. Tante volte finisce per essere l’ora più adatta alla merenda, che non al pranzo. Perchè qui c’è un orto, là una strada, lì un frutteto. Oppure l’auto è lontana ed il cibo è al suo interno. O ancora la sosta è breve, una mezz’ora di pascolo e poco più, poi ci si sposta ancora.

Erba dai colori dell’autunno, ma le pecore si saziano comunque. Presto magari sarà ancora peggio, ci si sta avviando verso la stagione più difficile e le incertezze sono sempre tante. Si vive alla giornata, pensando a malapena agli spostamenti dei prossimi due o tre giorni.

Il sole tramonta sempre più presto, anche l’erba di certi prati finisce in poco tempo, perchè troppo bassa. Si cerca di sprecarne il meno possibile. Poi passa qualcuno lungo la strada e li senti commentare ad alta voce che è facile fare il pastore così, che dalle loro parti era diverso, che questi oggi vivono di contributi, che non gli costa nulla mantenere le pecore. Non stai nemmeno a rispondere, fai finta di non sentire.

Il prato di fianco, quello che avevi pascolato fino alla scorsa primavera, adesso è stato dato a qualcun altro. Ci sono tre vacche ed un cavallo, che osservano con grande curiosità le pecore. Queste ultime si sono gettate nell’erba “intera” e, per qualche tempo, non accennano a spostarsi e nemmeno prestano attenzione ai vicini di pascolo.

E infine viene notte. Si finisce di pascolare e poi, per quella sera, si ritorna al recinto utilizzato il giorno prima. Troppo freddo, troppo umido questo prato accanto al ruscello, meglio il prato più secco sulla collina. E il giorno dopo si vedrà dove andare, tra pezzi e pezzettini tra vigneti, frutteti, case, nuove villette costruite da poco.

Troppo caldo per mettersi in cammino

Cos'è una transumanza? Si parte e si va… Per chi poi fa pascolo vagante, è semplicemente uno degli spostamenti quotidiani, un po' più lungo, forse. Ma non sempre è così, anzi, quasi mai. Così le giornate che precedono quel momento di "festa" sono frenetiche, bisogna sbrigare tutte le cose rimandate da mesi, settimane, giorni. In più, ci sono i preparativi per la transumanza stessa. Ed alla fine è una specie di incubo che raggiunge il suo culmine quando devi espletare estenuanti pratiche di burocrazia e, in un ufficio, ti dicono di tornare perchè "…non abbiamo ancora pinzato i fogli…" A ciascuno il suo lavoro, certo, ma capirete che una simile risposta possa far cadere le braccia al pastore che ha le pecore in attesa nel recinto!

Eppure le pecore pascolavano tranquille, una volta che si erano sbrigate le urgenze più pressanti e si era riusciti ad aprire le reti. Per fortuna adesso di erba ce n'è e, per lo meno, non è necessario spostarsi più di tanto per cercarla. Anzi, negli ultimi giorni più che altro ci si è spostati per avvicinarsi al luogo "giusto" per dare il via alla transumanza vera e propria. Gli animali però devono mangiare al mattino, perchè di giorno inizia a fare veramente caldo e non si torna più al pascolo fino a sera.

Poco per volta il gregge sta crescendo, a mano a mano che arrivano gli animali affidati "in guardia" al pastore da piccoli allevatori/appassionati che li mandano in montagna per la stagione estiva. Questo permette a chi sta in pianura di fare il fieno per il loro mantenimento invernale e, con una piccola spesa, garantire loro il pascolamento in montagna per i mesi d'alpeggio.

Fa caldo, gli animali cercano l'ombra. Ammucchiate a gruppi sotto a vecchi alberi da frutta, a testa bassa le pecore attendono che le temperature scendano di qualche grado. Ed i pastori? Nessuna pennichella per loro, ci sono reti da togliere, reti da tirare… La corsa negli uffici è finita, tra ASL e Comuni. Adesso c'è un bel malloppo di preziosi fogli che bisognerebbe trattare con cura, invece ogni tanto finiscono sommersi dalla confusione di tutto quello che c'è da caricare nell'auto.

Dopo il riposo del gregge, nel tardo pomeriggio si torna al pascolo. Ormai le giornate sono lunghe, quindi si lavora fino a tarda ora, quando fa più fresco e scende la notte. Il caldo della pianura sale verso le colline, ma è questione di pochissimo e finalmente si partirà. Un tempo queste giornate erano attese spasmodicamente, perchè lassù, anche con poco, pochissimo, si viveva bene. Non sembrava di fare una vita misera in delle baite senza luce nè acqua, perchè si era felici, perchè ci si poteva ritagliare quei due, tre giorni per fare una gita altrove a vedere alpeggi, montagne, animali, magari addirittura oltrepassare il confine ed andare in Francia! Adesso, con i lupi in agguato, con tutti gli sforzi fatti quotidianamente per sorvegliare le pecore, con le ore di sonno sempre più scarse persino lassù… Adesso partire ti pesa davvero e sembra di andare verso l'inferno, dove non c'è niente di bello e non riesci nemmeno a governare bene i tuoi animali.

Prima di partire gli animali devono anche essere "pieni", perchè se hanno fame non riesci a dominarli, per la strada. Al mattino c'è anche stata l'esigenza di dare loro il sale, o erano troppo "matte". Dopo il sale però bisogna bere (con moderazione): trovarsi in transumanza con pecore assetate può essere un rischio, quando passi accanto ad un torrente. Mentre gli animali pascolano, sorvegliati da amici venuti per la transumanza, i pastori vanno già a destinazione a portare auto stipate con un po' di tutto, in una gli agnelli troppo deboli per camminare, nel carretto le reti per il recinto, poi cibo per i cani, attrezzature varie, vestiti, di tutto un po'. Poi si torna indietro, gli amici hanno già attaccato anche le campane ed i rudun.

Via, si parte davvero qualche attimo di esitazione, poi il gregge finalmente si allunga e si compone la fila alle spalle del pastore. Pastore che starà un po' in testa al gregge, un po' ai lati, a volte farà la spola fin giù al fondo per vedere se tutto procede bene e se non ci sono animali con qualche problema fisico che impedisca loro di seguire la transumanza.

All'inizio sono percorsi già seguiti nei mesi scorsi. Piste nei boschi, sentieri, viottoli quasi invasi da rovi e felci. Le campane fanno abbaiare i cani e richiamano gli abitanti delle case immerse nel verde delle colline. La fila si allunga all'infinito in questi tratti così stretti, davanti gli animali incalzano, le corna ed i nasi puntano dietro le gambe di chi cammina in testa. Bisogna anche cercare di frenarne l'impeto, o le loro compagne alla fine del gregge faticheranno troppo, per non parlare di chi è laggiù per spronarle ad avanzare!

La transumanza crea un po' di scompiglio in alcuni cavalli che osservano dal loro recinto, nitriscono ed iniziano a correre a fianco del gregge. Poi bisogna fare attenzione ai frutteti, alle vigne, ai fiori piantati fuori dai cancelli… Continua a far caldo anche se è pomeriggio ormai inoltrato, ma per fortuna tra non molto si proseguirà tra i boschi.

Si continua ad attraversare piccoli gruppi di case o singole abitazioni sparse qua e là. C'è gente che esce sui cancelli, bambini che gridano, ma chi è davanti non ha tempo e modo di capire tutto ciò che accade mentre passa il gregge. L'importante è non trovare ostacoli imprevisti che sbarrino la strada! Qualche donna si precipita fuori con una scopa, facendo versi necessari a tener lontane le pecore da un ciuffo di erbe fiorite.

Si va, si gira, si svolta, persino si sale per poi scendere. Il sudore cola a gocce, non fa ancora abbastanza fresco. Lungo questa strada si incontrano le auto di chi rientra in città dopo aver trascorso qualche ora in montagna: ci sono anche quelli che nemmeno tirano giù i finestrini per far vedere ai bimbi uno spettacolo che potrebbe scomparire tra non molti anni. Dietro, l'auto ha caricato qualche altro agnello che faticava a tenere il rirmo, ma per il resto tutto procede bene.

Amici e parenti si uniscono alla transumanza, per i più piccoli è davvero solo un momento di gran festa e non sentono nemmeno la fatica, camminando in testa al gregge insieme al pastore. In un punto occorre deviare tra i rovi per evitare un tratto di strada diserbato, quassù, tra i boschi… L'aria sembra già un po' più fresca, la salita è quasi terminata, ma poi ci saranno altre strade da percorrere. Gli animali continuano ad incalzare, mai stanche le prime, sempre più affaticate le ultime.

Su si fa una sosta, un po' di erba per le pecore, un piccolissimo spuntino per i pastori, e poi si ripartirà alla volta della destinazione finale. Dalla valle arriva aria di pioggia, ben due temporali ci hanno già sfiorato, ma l'importante è che non piova su di noi fino alla fine. Si arriverà di notte? Quante ore ci vorranno per concludere quella prima tappa di transumanza? E nel paese più giù, avranno smontato le bancarelle della fiera? Ve ne parlerò la prossima volta! Andiamo pian piano, a passo di transumanza…