Si finiscono i prati e si riparte

Come vi stavo raccontando, i pascoli a disposizione erano quasi finiti, così il gregge si accingeva a ripartire. Dopo la pioggia, erano arrivate delle belle giornate di sole caldo.

C’erano ancora pecore che dovevano partorire, questa addirittura ne aveva fatti ben tre, e tutti belli grossi.

Come spesso accade in questa stagione, il Pastore era riuscito a “guadagnare un giorno” pascolando nel sottobosco. Dove si pensava di passare al massimo un paio d’ore, quelle più calde, invece il gregge trascorre quasi tutta la giornata.

Nel tardo pomeriggio il gregge viene portato in un incolto, dove le pecore pascoleranno fino a sera, per poi dormire anche, ripulendolo alla perfezione di tutta l’erba presente.

C’erano anche ortiche, ma persino quelle avevano trovato chi le apprezzava. A volte persino chi passa tutto il giorno, tutti i giorni insieme ai propri animali, riesce a sorprendersi di quanto possano mangiare. Sembra che l’erba non basti mai, anche quando hanno le pance ben piene chinano la testa e continuano a brucare.

L’indomani si pascola ancora lì intorno, c’è ancora un paio di prati e un ex-vigneto dove sono state tolte le piante, i pali e i fili. Il terreno dopo la coltivazione della vite è “povero”, infatti lì l’erba è più bassa che altrove, ma gli animali la mangiano avidamente.

Terminati quei pascoli, il gregge si avvia giù per i boschi, seguendo piste che permettono di evitare del tutto le strade. Nelle intenzioni, bisognava fare una tappa per pascolare e poi ripartire, nel tardo pomeriggio, quando non faceva più troppo caldo.

Ma il vecchio campo sportivo abbandonato si presentava come un vasto prato… ci si consiglia a vicenda. Che fare? Sembrava proprio un peccato sprecarla… Così alla fine il gregge dormì lì, dopo aver ben pascolato anche quella sera.

L’indomani mattina presto si partiva davvero. Il gregge imboccò in direzione contraria la strada percorsa qualche settimana prima. Prima tranquille strade secondarie di campagna, poi un tratto della ciclostrada.

Le pecore camminavano ordinatamente, erano ancora ben pasciute dal giorno precedente. Per quella prima tappa non c’erano problemi di campi di mais lungo il percorso, solo grano e prati.

Alcuni prati addirittura erano già stati tagliati per avere foraggio per il bestiame, quindi il cammino era ancora più facile, non si rischiava di arrecare danni e non c’era da faticare per contenere gli animali.

La maggior parte dei prati però era in piena fioritura, così come si addice ad una bella giornata primaverile nel mese di maggio.

Il cammino non era più lungo, solo più un breve tratto, l’attraversamento della strada statale, poi l’arrivo al torrente, dove le pecore avrebbero fatto tappa per pascolare e abbeverarsi.

Quando si arriva, tutti devono ripartire velocemente, persino il Pastore, che lascerà un amico a sorvegliare il gregge. Nella settimana che precede la transumanza verso l’alpeggio bisogna anche badare a tutte le scadenze burocratiche e ai documenti che la legge richiede per movimentare gli animali.

Immagini di primavera

Sono molto indietro nell’aggiornare queste pagine. Per cercare di riportarmi alla pari, oggi vi mostrerò rapidamente varie immagini di quando il gregge era nel mio paese, tra pascoli e spostamenti. Ormai è da oltre una settimana che è salito in montagna…

Eravamo arrivati nei pascoli più “alti”, quelli dove le montagne sembrano più vicine.

L’aria lì è già un po’ più fresca rispetto alla pianura e gli alberi da frutta stavano appena fiorendo in quei giorni. Una volta questo non era un prato, ma qui c’erano tutti frutteti, e vigneti nei versanti esposti al sole, dove oggi è tornato ad essere tutto bosco.

Il gregge era poi ripartito, bisognava fare tutto un giro per oltrepassare un vallone e ridiscendere ad un’altra frazione, dove si sarebbero nuovamente incontrati dei prati. Andando all’insù invece i primi pascoli sarebbero stati quelli degli alpeggi che utilizzeranno altri, nei mesi successivi.

Si sale e poi si ridiscende. E’ una bella giornata di sole, aria fresca, le pecore continuano a trovare pascoli in abbondanza. Il Pastore non è più preoccupato, sa che il giorno della salita si avvicina.

Lasciati i boschi, si rientra tra le case: il gregge incalza, la strada è stretta tra i muri delle abitazioni. Si sente nell’aria il profumo dei glicini che sporgono oltre le cancellate.

Finalmente nel prato, qui (e nei dintorni) ce n’è di nuovo da far passare tutto il giorno seguente. Una giornata intera di sosta senza spostarsi.

Però poi bisogna di nuovo andare oltre, non molto lontano, ma il gregge comunque si rimette in cammino. Vedete che fine fa l’erba di questi prati quando, d’estate, non c’è nessuno che la pascola? Le rotoballe marciscono nel bosco

Il tempo sta cambiando, per quel giorno era prevista pioggia, ma tanto c’è da pascolare nei boschi, dove gli animali mangiano anche se l’erba è bagnata. Il gregge scende lungo la strada, poi risale una scarpata.

Dove gli alberi sono stati tagliati sotto alla linea elettrica di erba se ne trova in abbondanza. Poi si risalirà in mezzo al bosco, fino a trovare dei prati e frutteti abbandonati da decine di anni.

Verso sera il maltempo arriva davvero, con nuvole sempre più scure e aria fredda. Inizia a cadere qualche goccia, così il Pastore comincia a preparare il recinto per la notte.

Non riesce a finire prima dello scroscio violento che spinge tutti gli animali a ripararsi sotto alle piante. Non smetterà più, per tutta la notte.

Poco sopra fa anche la sua ricomparsa la neve: questo è il panorama del mattino seguente, quando ancora piovigginava, con un’aria molto poco primaverile.

Per fortuna smette di piovere, il gregge deve ripartire, per la strada ci sono grosse pozzanghere ovunque. Il Pastore decide di lasciare indietro alcuni prati: l’erba è troppo alta e, essendo bagnata, gli animali la schiaccerebbero a terra, senza mangiarla.

Così si va oltre, sempre salendo e scendendo tra le varie frazioni di Cumiana. Poco dopo il gregge abbandonerà l’asfalto e tornerà nei boschi.

Di erba ne è cresciuta tanta, da quelle parti le mie capre hanno pascolato per mesi quando di erba ce n’era poca, adesso arriva il gregge e fa pulizia di tutto. Ancora qualche goccia di pioggia, poi man mano il tempo migliora.

L’indomani il cielo progressivamente si rasserena. Sono proprio gli ultimi giorni di permanenza del gregge a Cumiana, il “giro” è finito e si ritorna da dove si era partiti.

E’ rimasto indietro qualche prato da quelle parti: ovviamente nei primi che erano stati pascolati non è ancora ricresciuta erba a sufficienza, sono passate solo tre settimane e non ha mai fatto molto caldo in quel periodo.

Proprio in quei giorni iniziavano ad alzarsi le temperature. Una volta finita quell’erba, il gregge sarebbe tornato verso Pinerolo, da dove poi sarebbe definitivamente partito verso l’alpeggio.

Zecche & diserbanti (e altri problemi)

Continuo con gli arretrati sulle giornate al pascolo, anche se il gregge è ormai in montagna. Mettendo a confronto diverse chiacchierate fatte con amici anche in varie parti d’Italia, mi viene il dubbio che questo blog a volte venga frainteso. C’è chi lo guarda per avere una boccata d’aria fresca, per evadere dalle proprie incombenze quotidiane…

Certo, vedere le immagini del gregge è un piacere. Il lungo nastro bianco che al mattino si srotola alle spalle del pastore quando parte diretto verso nuovi pascoli… Sono io la prima ad aver subìto e a continuare a subire il fascino di tutto questo. Giorno dopo giorno però, dall’interno, uno vede meglio i problemi. Qualcuno è lì, sotto gli occhi, altri non li immagini nemmeno.

Dal tetto di una casa in costruzione dei muratori avevano commentato che quello era un “capitale che cammina”. Certo, il gregge è un capitale, ma che valore ha, quando lo devi vendere? Un gregge in cammino nel bosco, un’immagine senza tempo, lontana da tutto quello che è il XXI secolo, ma non è così. Il pastore deve vivere, sopravvivere alle tasse e alle spese relative alla gestione dell’azienda.

Molte persone scuotono la testa quando parlo di problemi, come se si trattasse di pessimismo legato al singolo caso. Ma non è così. Grandi e piccoli problemi quotidiani anche per chi fa questo mestiere. Il gregge era lì che pascolava sotto alla linea elettrica e arriva uno che si lamenta per le zecche. Non vuole che gli animali pascolino vicino a casa sua perchè l’anno precedente i suoi figli si erano presi le zecche. E’ inutile cercare di far capire che: 1) le pecore sono state sottoposte ad un trattamento contro i parassiti; 2) la pecora è un animale ospite, prendono le zecche perchè queste già sono presenti sul territorio; 3) i proprietari del prato vogliono che l’erba venga mangiata dagli animali (meglio il gregge del trattore!).

Gli animali mangiano, poi si coricano a ruminare, che ne sanno loro dei problemi del pastore? Andare o non andare in quel prato? In fondo quell’uomo non solo non ha ragione riguardo alle zecche, ma non ha nemmeno diritto di vietare l’ingresso al gregge su terreni non suoi. Che si può fare? Sperare che, al lunedì, sia al lavoro… così in poche ore le pecore passeranno, mangeranno e andranno oltre.

Per il momento intanto si ci si sposta verso altri pascoli. Le preoccupazioni immediate di giornata sono sempre quelle, sfamare gli animali, ma intanto ci sono conti da pagare, le tasse, qualcosa da acquistare. Magari il vagante ha meno spese rispetto a chi ha la stalla, ma vi posso assicurare che non c’è niente di semplice. Questo non è nemmeno un grosso gregge, quindi le entrate sono proporzionali… Avere il doppio di animali significa però più spese e più problemi (necessità di operai, difficoltà di reperire pascoli adeguati e sufficienti, problemi nella movimentazione…).

Un grosso gregge può far danni dove passa. Si parla di decrescita, di numeri compatibili con il territorio. Generalizzando, l’allevamento intensivo non è un modello da seguire, l’ideale è un piccolo allevamento, specialmente in montagna, specialmente nelle aree marginali. Come mai la maggior parte dei “piccoli” che conosco è in crisi? Diversificare, valorizzare, ma se sei da solo e se non hai fondi da investire, come fai?

Quanti di quelli che si fanno incantare dall’immagine della nascita degli agnelli si rendono conto di tutto questo? Ma non posso nemmeno passare il tempo a “piagnucolare” tutto il tempo su queste pagine. Tanto vale smettere di scrivere. Cosa dire a chi vuole iniziare questo mestiere? Quelli che già lo fanno da una vita, rispondono: “Fai altro!“, anche se poi si commuovono vedendo un ragazzino che lavora con passione con gli animali.

Il gregge pascola qualche ora sotto ad una villetta abbandonata nei boschi. Un’altra giornata di cielo azzurro e brezza frizzante. Uno lavora duramente, ha soddisfazioni concrete dal proprio lavoro, quel che chiederebbe è semplicemente ricevere anche il giusto riconoscimento per i prodotti ottenuti in modo tanto sano, genuino, eco-compatibile. E invece no, è lì che il meccanismo si inceppa e la poesia si dissolve.

Altro spostamento, perchè comunque il lavoro va fatto, sempre, quotidianamente, fino a quando le bestie ci sono. Che sia un gregge di pecore, o di capre, o una mandria di bovini. O arrivi all’estremo e li vendi davvero, o devi stringere i denti e resistere, chiedendoti anche perchè lo fai.

Perchè un tempo si lavorava onestamente e si progrediva, c’era il capitale che cammina, quello degli animali, e c’era quello da mettere da parte o da investire per migliorare. Il gregge è arrivato in un altro prato, ma anche in questo breve spostamento c’è stato un brivido.

I rovi lungo la strada non sono appassiti per il freddo delle ultime notti. E anche quelli intorno al prato. Qualcuno ha fatto abbondante uso di disseccante… Ci sarebbe da preoccuparsi ben più di questi prodotti che non delle zecche! Eppure ogni primavera per chi movimenta animali tra strade e campagne, il problema si ripresenta.

Cielo limpido, aria fresca, l’erba “invecchia”, ma il Pastore ha già calcolato di avere pascoli a sufficienza per arrivare al giorno in cui salirà in montagna.

Capite cosa intendo dire? Che c’è molto dietro queste immagini. Ci sono le piccole difficoltà quotidiane di ciascuno, la lamentela, l’animale che mangia l’erba diserbata e resta intossicato, l’agnello che nasce con una malformazione. Ma quello è “parte del gioco”. Poi ci sono tutti quelli che non ce la fanno più. Non sono fantasie e generiche lamentele, ma dati concreti. Si parla di 60 aziende agricole che chiudono ogni giorno. C’è chi lo fa per ragioni anagrafiche o di salute, ma c’è chi proprio non riesce più ad andare avanti.

Come avevo già scritto altre volte, non si può vivere di sola passione e il sistema attuale la passione la toglie a molti. “Ho venduto gli agnelli, mi ha dato poco, dice che non vanno…“. Ma se il macellaio li ritira, qualcosa comunque ne farà. E’ all’allevatore che arriva nelle tasche una miseria, specialmente se paragonata al lavoro svolto. Scusate per il pessimismo/realismo di questo post. Ma sono troppi a mandarmi messaggi entusiasti dove dicono di invidiare i pastori/allevatori.

…e il gregge cammina…

Il gregge cammina, cammina più velocemente di quanto io scriva! Partirà per i monti ancor prima di quanto io riesca a finire di raccontarvi i giorni che ha trascorso qui nel mio paese nelle settimane scorse.

Il gregge cammina, ogni volta che l’erba è finita, parte e va verso altri pascoli. Con splendide giornate di sole, con il vento, le nuvole o la pioggia, il gregge vagante comunque va, avanti. Il pastore chiama le pecore, e loro dietro, nel lungo fiume bianco che invade le strade e scorre così, veloce, pochi minuti e nessuno sa da dove arrivino, dove andranno.

A volte qualcuno segue per un breve tratto, una nonna con la nipotina, per fortuna c’è ancora chi non ha paura degli animali, non ha paura di sporcarsi le scarpe. Qualcuno che preferisce vedere la natura dal vivo e non solo in TV. Guardare gli animali che brucano, distinguere le pecore dalle capre, insegnare alla bimba, rispondere alle sue domande.

Si cammina per passare da un pascolo ad un altro. Il primo è stato brucato e gli animali vi hanno trascorso la notte. Poi, al mattino, lo si abbandona diretti poco lontano.

Prati non più sfalciati, incolti, prati dove il passaggio delle pecore risparmia all’uomo almeno un taglio meccanico “giusto per tener pulito”. Altrimenti tornerebbe il bosco: rovi, cespugli, alberi. Lì intorno i frutteti e le vigne che qualcuno tenacemente continua a curare. Altrimenti ville e villette. Oppure, appunto, la natura che riprende lo spazio che le era stato strappato decine e decine di anni fa.

Poi il gregge cammina ancora. C’è praticamente da attraversare il paese. Non nel centro, ma sfiorandolo appena, passando tra le case, in vie strette dove i cani si riposano, perchè non c’è da “parare” nemmeno le siepi. Ci sono solo muri, case, cancellate, muretti.

Si prosegue, non è un tragitto lunghissimo, ma comunque richiede più attenzione, dato che si è su asfalto e non più tra i boschi o su stradine secondarie. E’ anche un bel colpo d’occhio, una visuale un po’ diversa del panorama che uno è abituato a vedere quotidianamente.

Infatti c’è chi si affaccia, chi dal balcone guarda il fiume di pecore in transito. Ormai non è più la novità del primo anno, ma per qualcuno sembra essere diventato un appuntamento, per quanto rapido e passeggero, da salutare con gioia, magari scattando anche due foto.

Foto che mai stancherò io di scattare, perchè ogni volta che il gregge cammina, anche se sono io a guidarlo (e non è la posizione ottimale per riuscire a cogliere degli scatti perfetti, dato che ci sarà sempre qualche animale troppo vicino, e che risulterà quindi “tagliato”), non posso lasciar scorrere questi momenti senza catturarli con una foto.

Per qualche istante però non c’è tempo per le foto, riprenderò successivamente. C’è da immettersi sulla strada principale, è una giornata un po’ caotica perchè in piazza c’è il mercato, ma l’auto davanti al gregge dovrebbe scongiurare incidenti. C’è spazio per mettersi di lato e lasciar passare tutti, pecore e macchine, ma un automobilista non particolarmente brillante riesce a fermarsi in mezzo all’incrocio, bloccando un camioncino che doveva passare e tutto il resto del traffico. Le bestie non aspettano, tanto meno arretrano, c’è rischio che qualche auto investa i cani, così… si va, senza più scorta, sperando che non arrivi nessun folle a tutta velocità in senso contrario. Non sono momenti facili…

Finalmente il prato. Solo quando tutti gli animali saranno usciti dalla strada, si tira il fiato. Le pecore mangiano, i cani sorvegliano… Il pastore va a recuperare le reti rimaste indietro e a visionare il percorso per il pomeriggio.

Intanto nascono anche agnelli, perchè man mano che prosegue il cammino del gregge, prosegue anche la vita. Ci sono gli animali che vengono portati al macello e quelli che nascono, per ogni cosa c’è il suo momento.

Al fondo di quel prato c’è anche il torrente, dove gli animali possono andare a bere. Fa caldo, non caldissimo, ma molti animali scendono a dissetarsi. Dopo aver mangiato e bevuto, stanno all’ombra a ruminare. Bisognerà di nuovo ripartire nel pomeriggio.

Di nuovo sulla strada, ma questa volta il tratto è breve. Poco più avanti si svolterà e, per molti giorni, non ci saranno più strade trafficate da percorrere. Solo le strade che conducono alle borgate, poi di nuovo giù per i boschi, tra piste e sentieri.

Si imbocca la strada, si passa sul ponte e si continua a salire, non si va ancora in montagna, ma per qualche giorno il gregge comunque salirà più su, ai piedi delle montagne che circondano questo paese.

Una sosta, poi si pascola nel sottobosco, a questa stagione c’è erba ovunque. Sotto la linea elettrica hanno tagliato gli alberi ed è tutto verde di erba e foglie. Peccato solo per i tanti rami di robinia sparsi a terra, le lunghe spine finiranno per azzoppare alcuni animali. Il posto dove gli animali passeranno la notte è poco più avanti.

Ecco il prato/incolto dietro alla borgata. Nonostante abbiano già pascolato abbondantemente, gli animali mangiano ancora tutto quello che c’è. Intanto il pastore inizia a tirare le reti per il recinto dove gli animali trascorreranno la notte.

L’inserimento nel gregge

Una volta giunto a destinazione, il gregge man mano avrebbe fatto tutto il giro dei pascoli che aveva ottenuto in uso dai proprietari. Per lo più si tratta di prati abbandonati, dove non viene più effettuato lo sfalcio. Dove invece l’erba è ancora utilizzata per il fieno o per alimentare altri animali, ormai era troppo tardi per pascolare, dato che la primavera stava avanzando.

In queste settimane si sono alternate condizioni meteo differenti, ma di pioggia ce n’è stata poca. In compenso le temperature spesso sono state più basse della media. Un bene o un male? Di erba ce n’era, poi è stato soprattutto il vento a “rovinarla”. Alcune mattine addirittura si è vista la brina.

Da un prato ad un altro prato, pascolando anche nei boschi e negli incolti, dove a questa stagione ormai ci sono sempre più foglie e vegetazione nel sottobosco. Il gregge si sposta tra le frazioni, ormai non è più la novità di qualche anno fa, quando da queste parti nessuno aveva mai visto passare così tanti animali.

Sono prati poveri, che non vedono concime da chissà quanti anni, ma il gregge non si lamenta. A testa bassa le pecore brucano, il pastore ha diviso in due il pezzo, per evitare che gli animali pestino l’erba, sprecandola.

E’ venuto il momento di far incontrare alle mie capre quelle che saranno le loro compagne per i prossimi mesi. Avrei potuto mischiarle al gregge quando questo ripartiva, appena prima di salire in alpeggio, ma il Pastore preferisce vedere come si comporteranno, sia nei confronti delle pecore, sia quando ci si sposta lungo le strade. Staranno con il gregge? Si divideranno e andranno per i fatti loro?

Il comitato di accoglienza avviene da parte dei loro simili. Alle pecore non interessa affatto che vi siano nuove capre nel gregge, ma le altre capre non sono per niente cordiali. Vengono tutte incontro alle nuove compagne di “viaggio”, ci si studia e poi iniziano le battaglie a suon di cornate, giusto per stabilire chi comanda da quelle parti.

Il gregge riparte poco dopo verso un prato appena lì sopra. Mentre le altre capre vanno subito davanti, come accade sempre, le mie, spaesate ed impaurite, restano unite tra di loro, da una parte, ma poi si incamminano con tutti gli altri animali.

Per fortuna tutto procede per il meglio. Il gregge si allarga a pascolare in una bella giornata di sole, le capre si portano sul bordo del prato, a mangiar foglie, più che erba. Le nuove arrivate per i primi giorni faticheranno a saziarsi, abituate a scegliere ciò che preferivano: qui c’è competizione, qui c’è l’erba pestata dalle pecore che non piace più, qui non c’è la greppia nella stalla a fine giornata, ma è meglio prendere l’abitudine a tutto questo prima dell’alpeggio.

Alla sera, il primo vero spostamento su strada. Nonostante le capre siano più individualiste delle pecore, seguono anche loro il gregge, da qualche parte in mezzo alla massa bianca. A dire il vero questo le infastidisce non poco: davanti le loro simili le picchiano, tra le pecore si sentono schiacciare e travolgere, ma nel giro di poco tempo anche loro sapranno trovare il loro posto.

Sono comunque piccoli spostamenti, che conducono da un prato ad un altro. Per quella sera si scende tra le case e ci si ferma accanto al torrente. Erba, acqua, sole, tutti gli ingredienti per una buona primavera per gregge e pastore.

L’arrivo nei pascoli

Pascolando qua e là, ma bisognava portare a termine quello spostamento per raggiungere il comune nei cui pascoli ci si sarebbe fermati per qualche settimana. Non che, una volta giunti a destinazione, i prati sarebbero stati tutti vicini, però non ci sarebbe più stato da fare grossi spostamenti da un paese all’altro.

Faceva caldo, in quei giorni. Così caldo che, anche se si pensava di partire ad un’ora, il Pastore aveva poi preferito posticipare, perchè faceva per l’appunto troppo caldo per mettersi in cammino. Lo spostamento non era lunghissimo, giusto un paio di chilometri o forse nemmeno.

Un tratto di ciclostrada, l’attraversamento dello stradone che porta a Frossasco, ancora ciclostrada, poi si svolta in una vasta stoppia piena di erba verde. Per quel pomeriggio/sera ci si fermava lì. L’indomani ancora pascolo in zona e poi, verso il tardo pomeriggio, l’ultimo tratto di cammino.

Per fortuna il giorno successivo il cielo era coperto, così il caldo era meno intenso e ci si poteva mettere in marcia senza troppi problemi nel pomeriggio. Le pecore avevano pascolato e si erano dissetate lungo il torrente: più erano sazie, meno sarebbe stato difficile spostarle tra campi e prati.

Un tratto di strada, una sosta a pascolare ancora, un altro tratto di strada. Il gregge non era ancora tanto abituato a seguirmi, ma pian piano iniziava a riconoscere anche il mio richiamo. La temperatura era ideale per compiere questo cammino. Di lì a poco ci sarebbe stato da attraversare due volte una strada piuttosto trafficata, ma, superato quel tratto, le difficoltà sarebbero terminate.

Il gregge, una lunga fila in cammino. C’erano anche numerosi agnelli, alcuni dei quali erano stati caricati sul furgone al seguito. In fondo al gregge comunque c’era la solita confusione delle mamme che cercavano i loro piccoli, li chiamavano e, a volte, si giravano anche nel verso opposto, rallentando la marcia.

Sembrava di essere ormai a buon punto, ma intanto la strada era ancora lunga. Per fortuna le pecore avevano già ben pascolato, nel punto di arrivo le attendeva un prato , ma c’erano ancora numerosi passi da fare. Quest’anno il gregge arrivava da queste parti in ritardo rispetto all’anno precedente, ed anche la sua permanenza sarebbe stata più breve.

Una piccola discesa, poi una salita, quindi ancora un’altra discesa e finalmente si sarebbe arrivati a destinazione. Chi era venuto ad aiutare a spostare il gregge aveva fretta di rientrare, così bisognava portare velocemente l’auto con le reti e gli agnelli a destinazione per lasciar tutti liberi di tornare alle proprie occupazioni.

In questa stagione i boschi sono una salvezza, perchè ormai gli animali trovano di che pascolare ovunque. Il Pastore attende il mio ritorno, poi si risale la pista tra gli alberi. Ormai il cammino è noto, non è più come lo scorso anno quando ogni passo era su di un terreno sconosciuto.

E finalmente ecco il prato. Nonostante abbiano già mangiato abbondantemente lungo tutto il viaggio, le pecore si gettano fameliche sull’erba e, un po’ quella stessa sera, un po’ nella notte, ormai chiuse nel recinto, lo pascoleranno interamente, con gran gioia del proprietario, che non dovrà più pulirlo con mezzi meccanici.

Arriva un gregge nel mio paese

Continuiamo il viaggio con il gregge di Fabrizio e Sara… Dopo un veloce pascolo al mattino, nelle ore centrali della giornata, viene di nuovo il momento riprendere il cammino.

Incrocio il gregge che si è già rimesso in marcia. Continua ad esserci il sole e fa caldo, si può addirittura stare in camicia. Le pecore incalzano, hanno fretta, avanzano sicure ed impetuose anche se non conoscono la strada, è la prima volta che questo pastore viene a pascolare da queste parti.

Solitamente qui, con altre greggi, avevamo attraversato perpendicolarmente due volte la strada trafficata: in questo tratto non si può seguire la ciclostrada, stretta e parallela all’asfalto, poichè troppo pericolosa. Le pecore che dovessero uscire dalla pista, finirebbero subito contromano sulla strada, quindi sarebbe rischioso. Fabrizio preferisce però avanzare con tutto il gregge bloccando per qualche minuto la strada.

A quest’ora non c’è molto traffico, ma si forma lo stesso un po’ di coda. E’ questione forse di cinque minuti, forse anche meno, tempo che tutti gli animali percorrano quelle poche centinaia di metri. “Le macchine si fermano ed è meno rischioso che attraversare due volte.

Il traffico riprende a scorrere e il gregge fa una breve tappa in una stoppia. Le pecore sembrano proprio non volersi fermare, camminano in avanti pestando l’erba, fin quando il pastore non manderà il cane per bloccarne l’avanzata. Pochi minuti, poi si ripartirà verso la destinazione.

Si percorre quella che oggi è conosciuta come ciclostrada, ma che altrimenti è sempre stata una viabilità secondaria per i mezzi agricoli, di accesso ai vari campi e prati che ci sono in questa zona. A questo gregge non è consentito fermarsi da queste parti, saranno altri i pastori che porteranno i loro animali a mangiare molti dei prati accanto ai quali si sta transitando.

La fila si allunga, bisogna andare veloce, rallentare faciliterebbe lo sconfinamento degli animali nei prati circostanti. Per fortuna, con la terra asciutta, anche se qualcuno esce dalla pista, non arreca danni. E’ comunque così strano vedere così tanto verde a questa stagione!

Finalmente capisco qual è la destinazione finale. Fabrizio mi aveva parlato di una chiesa, ma, non essendo lui pratico della zona, non sapeva dirmi il nome. Siamo nella pianura del mio paese, fino a qualche anno fa non era così comune veder pecore da queste parti, c’era giusto un gregge che girava, un paio d’altri passavano soltanto, diretti altrove. Ora invece sembra che vi siano pecore ovunque, nei diversi periodi dell’anno!

Il gregge si getta di corsa a pascolare nell’incolto, intanto arriva il padrone dei prati per far vedere al pastore i vari pezzi che dovrà far mangiare da quelle parti. Successivamente, sempre dello stesso proprietario, ci saranno altri prati un po’ oltre. Poi chissà… magari mentre si è in zona si trova qualcun altro disposto a lasciare che le pecore pascolino l’erba…

Allevamento e territorio

Pochi chilometri in linea d’aria, più o meno la stessa quota, eppure paesaggi molto diversi. Chissà se chi semplicemente passa o chi fa una passeggiata si chiede il perchè…

Da una parte prati sempre più abbandonati, con i rovi che avanzano, seguiti dalle gaggie, e l’erba secca che si accumula al suolo, rallentando la fuoriuscita di quella fresca, verde, nuova. In qualche posto qualcuno passa ancora la trincia giusto per “tener pulito”, altrove invece ci si stufa perchè i figli che ne avrebbero le forze fanno altro, lavorano via e nel fine settimana vogliono divertirsi, non faticare sui pendii. Per cosa poi?

Qua e là qualcuno ancora combatte quella lotta contro l’abbandono e magari libera un vecchio ciabot dall’avanzata del bosco. Subito il paesaggio cambia faccia, ma bisogna vedere per quanto durerà. Qua e là qualcuno ha pulito e recuperato per piantare ulivi, ma l’ultimo inverno ha dato un duro colpo e i più lasciano passare le pecore sotto le piante secche e piegate a terra.

Altrove case un tempo abitate forse da chi pensava di fare il ritorno alla natura adesso ritornano davvero allo stato selvaggio, con edera, caprifoglio e rovi ad avvinghiarsi alla recinzione parzialmente crollata. Gli abitanti invece devono essere andati altrove, forse nella più “comoda” città.

Il territorio porta ancora tutti i segni di quando quassù era tutto vivo. Gli anziani ce lo raccontano: là erano vigne, lì campi, e poi prati e prati… Nelle borgate “della montagna” c’erano più capre e anche qualche pecore, più a valle vacche nelle stallette che qua e là si intuiscono ancora dove non è intervenuta la ristrutturazione selvaggia. Erano gli animali a tener vivo il territorio…

Basta vedere cosa succede per l’appunto a pochi chilometri di distanza in linea d’aria, dove i prati ben curati sono già verdi, con una bella erba. Grazie al fatto che vengono pascolati in primavera ed autunno, sfalciati d’estate, concimati, curati. Lì ancora ci sono animali. E il paesaggio è tutt’altra cosa. Per non parlare poi del senso di “vita” che danno pecore, capre, vacche al pascolo, sentire i belati e le campanelle, i muggiti.

Piccole grandi soddisfazioni

Per chi segue da anni questo blog dovrebbe essere più facile capire quello che vi sto per raccontare. Ormai dovreste sapere come questo mondo, quello dell’allevamento tradizionale ed in particolare del pascolo vagante si basi fortemente sul sentimento. La parola passione ricorre costantemente, come motore che porta avanti anche nei momenti più difficili.

Se questo per voi è chiaro, allora capirete anche perchè abbia un grande significato personale avere il gregge “a casa”. Uscire a piedi e raggiungere le pecore, dare una mano quotidianamente, per un paio d’ore o per l’intera giornata, a seconda delle necessità. Poter sempre di più, in futuro, occuparmi di pastorizia concretamente e non solo in modo teorico…

E’ stata una prova costruita faticosamente. In queste giornate di fine inverno, un giorno torride, un giorno con previsioni di neve, il gregge in poche ore mangia il lavoro di giorni. C’è chi manda avanti il gregge e capirà chi è il padrone del prato solo se questo si presenta a reclamare e c’è chi prende accordi pezzo per pezzo, striscia per striscia, angolo per angolo. E non è affatto facile, perchè non sempre il proprietario è nella casa a fianco. A volte è dall’altra parte del paese, addirittura non abita nemmeno qui. Magari trovi il proprietario, ma non è lui il conduttore, e allora ti metti in cerca di chi l’erba la taglia per fare pulizia, oppure ne ricava fieno d’estate per i bovini. O ancora un prato è frazionato tra parenti in lite tra di loro, uno dice di sì, l’altro per ripicca allora non vuole…

Spesso però sono vecchi prati all’abbandono, che sarebbero insufficienti per un grande gregge, ma possono andar bene per uno di medie dimensioni. Dopo aver vinto l’iniziale diffidenza delle persone (devo dire anche grazie alla conoscenza diretta con la sottoscritta o con la mia famiglia, in quella lunga opera di porta a porta durata per settimane), quale soddisfazione però nel sentire gli anziani che, quasi commossi, guardano il gregge e ricordano quando anche loro andavano al pascolo… “…e qui era un giardino, dai fiori che c’erano la primavera! Adesso? Solo più runze… E il bosco che ci viene fino in casa! Ma i giovani non hanno più voglia di lavorare, vanno a spasso, la domenica! Che bello vedere voi, che bello veder tutto pulito!

Specialmente tra le frazioni, tra le case e le vecchie cascine, il gregge ovunque è accolto con gioia, foto, gente che esce ad accoglierlo. Sto scoprendo anche angoli del “mio” territorio che non conoscevo ed ho parlato con più gente del mio paese in questo mese che non in anni! Ogni tanto c’è persino chi arriva con la bottiglia del suo vino, per fartelo assaggiare e scambiare due chiacchiere con i pastori. “Passate poi ancora? Così almeno mi risparmio di passare la trincia questa primavera…“.

Le cose non sono altrettanto semplici in pianura: lì c’è poco spazio, i prati sono stati concimati, oppure il proprietario non ne concede il pascolamento alle pecore. Non ci si spinge poi verso il territorio di altri pastori, perchè non si tollererebbe che qualcuno invadesse i “tuoi” pascoli, quindi perchè fare la stessa cosa? Così almeno dovrebbero fare tutti e ci sarebbero molti meno problemi… Se uno vuole una nuova zona di pascolo, deve conquistarsela guadagnando la fiducia dei proprietari negli spazi lasciati vuoti da altri. Perchè a ben guardare c’è posto per tutti!

E così il gregge si accontenta di quello che resta, a volte è anche solo un campo sportivo abbandonato. L’importante però è riuscire a guadagnarsi quella zona di pascolo che può servire per progettare il futuro. In certi appezzamenti servirà un attento lavoro di “recupero”: passare più volte, far dormire il gregge, sperando che cresca erba migliore per gli anni a venire. Oggi però ci si accontenta del sorriso della gente e degli occhi sgranati dei bambini…

Realizzare un sogno… e fare progetti

Solo alcuni tra voi che leggete conoscono la mia storia personale. Anche se ovviamente quello che scrivo qui non è frutto di fantasia (quando lo è, lo dico prima), il mio grado di protagonismo nelle vicende che narro varia a seconda dei luoghi, delle situazioni, dei soggetti di cui parlo. Continuo a scrivere di pastorizia, ma sempre più la pastorizia la vivo dall’interno, in prima persona. Da un anno a questa parte sto “facendo progetti”, anche se si sa che i pastori alla fin fine improvvisano sempre, perchè l’imprevisto è sempre in agguato.

Quel pomeriggio sul tardi mettersi in cammino lungo la strada che di solito si percorre in primavera per salire verso i monti è stato l’inizio della realizzazione di un sogno. Le pecore sembravano perplesse, conoscevano la strada e sapevano anche che la stagione non era quella giusta. Questa transumanza però le stava portando altrove. Un sogno si realizza lavorandoci ed erano mesi che ci si impegnava a fare in modo da poterlo concretizzare. Studiare il percorso, trovare i pascoli una volta a destinazione, ultimare la stalla per le capre in vista dei parti…

Tre giorni scarsi di transumanza per un viaggio che a molti sembrava “impossibile” e che invece è avvenuto in tutta tranquillità. Partenze al mattino presto, cercando di intralciare il meno possibile il traffico laddove si dovevano attraversare strade principali. Poi avanti, pascolando qua e là quel poco che la stagione poteva ancora offrire.

Vecchi ponti per attraversare i fiumi, fiumi poveri d’acqua, messi a dura prova dalla siccità prolungata. Camminare verso casa, perchè il pascolo vagante prevede sì il movimento delle pecore, ma anche quello dei pastori. Non si dorme più accanto al gregge, si torna a casa, alla famiglia. Ed il viaggio avanti e indietro ormai è un lusso che fatichi a permetterti, con le spese che ci sono.

Qualche momento di apprensione durante gli attraversamenti della ferrovia, ma solo alla fine si scoprirà che c’era lo sciopero dei trasporti ed il treno visto al mattino probabilmente era l’unico ad essere transitato di lì per il resto della giornata. Fanno paura, i binari. Fa paura pensare al gregge lì che passa ed il treno che teoricamente potrebbe arrivare, senza possibilità di fermarsi. Si sapevano gli orari, ma… e se ci fosse stato un ritardo? Non uno, ma diversi attraversamenti da compiere ai passaggi a livello ed un breve tratto di cammino a fianco della ferrovia…

E’ stato bello passare nei paesi e vedere la gente che si affacciava sorpresa, incuriosita. Sorrisi, saluti, per una volta nessuno che si lamentava, anche perchè si erano scelte le vie meno trafficate possibile, cercando di fare anche attenzione agli orari ed ai giorni in cui si passava.

C’era anche da sfiorare una cittadina e nelle intenzioni iniziali si pensava di attraversarla la domenica mattina, quando sicuramente non ci sarebbe stato nessuno in giro. Poi però le previsioni meteo ed una serie di quei fattori imprevedibili hanno fatto sì che le cose andassero diversamente. I disagi al traffico comunque sono stati minimi perchè, per fortuna, c’era un gran numero di strade alternative.

Il gregge entra in città per pochi istanti, molti probabilmente non fanno nemmeno in tempo ad accorgersi che sta succedendo qualcosa di strano, altri puntano il dito e scattano foto. Gli animali ormai sono rassegnati alla novità ed avanzano docilmente, anche tra asfalto e condomini. Tra poco però il paesaggio tornerà ad essere quello più consono alla pastorizia.

Ancora una volta seguire il gregge vuol dire scoprire nuove vie, ma questa volta accade ad un passo da casa. Molti tratti della transumanza poi saranno lungo le strade che per anni ho percorso in mountain-bike. Il territorio visto sul cammino del gregge però ha un altro aspetto, l’angolazione da cui si guarda è differente: si notano prati, cespugli, vie secondarie…

E si trovano pascoli abbondanti con un’erba verde come non si vedeva da mesi e come non si vedrà per chissà quanto tempo nel luogo più impensato. Ciò permette di fare una lunga tappa e di ripartire poi con le pecore “piene”. Anche i pastori pranzano, nonostante non sia ancora mezzogiorno… Ma la giornata è iniziata molto presto e finirà tardi!

Il cielo si abbassa, l’aria cambia. Le pecore erano troppo brave, mansuete, in questi ultimi giorni. Curavano l’erba con l’attenzione di chi sa che presto questa sarà coperta forse per giorni, forse per settimane. E sapevano loro che quel grigiume sulle colline era la prima neve che stava arrivando. Un inverno strano, questo. Dopo si è detto che erano le temperature più basse dal 1956 e nessuno si ricordava già più di quelle giornate eccezionalmente calde solo qualche settimana prima. Forse le più calde da chissà quanto tempo.

Nevicava, ma sembrava uno scherzo. La neve non si fermava sull’asfalto, né sulla terra, ancora cada. Non dura, non tiene, non farà paura. Ma la natura è ancora quella che comanda e se inverno dev’essere, inverno sarà. Intanto il gregge continuava la sua marcia, con gli animali che brucavano qua e là lungo la strada.

Discese tra i boschi, con gli animali che mangiavano ghiande. Non castagne, perchè la malattia che arriva da Oriente ha fatto sì che quest’anno non ci fossero frutti. E chissà che questo freddo non contribuisca a fare un po’ di pulizia tra le piante e gli animali nocivi non adatti a questi climi?

Il clima adatto, il paesaggio giusto per immagini che parlano da sole sulla difficile vita del pastore. Ormai manca poco, i chilometri di qui alla meta sono sempre meno. Ma la neve? Cosa accadrà? Arriverà a coprire tutti quei prati, quell’erba che con tanta fatica avevo trovato? Giorni, settimane a girare, a parlare con la gente, a chiedere il permesso di pascolare prati molto spesso abbandonati, dove le pecore potranno fare pulizia. Ore a parlare, a spiegare, a presentarsi,a  riallacciare amicizie di famiglia ed anche lontane parentele.

Si fa il punto della situazione prima di partire per l’ultima tappa. Tutto sta andando bene, gli animali hanno trovato di che pascolare e ormai c’è solo più qualche strada da attraversare, ma con questo tempo sembra non esserci molto traffico in giro. Bisogna però muoversi perchè la sera scenderà presto.

Gli animali procedono in fila, ben sorvegliati, ma comunque senza accennare a sconfinare verso i campi seminati. In alcuni tratti capita a me di essere in testa agli animali ed anche quello fa parte della realizzazione del sogno. La neve continua a cadere, ma per adesso il terreno non è imbiancato.

Proprio entrando nel territorio di casa però cambia qualcosa, la temperatura si abbassa di quel poco e la neve inizia a tenere. Qualunque cosa accadrà, ormai siamo a casa. Le capre potranno partorire in stalla, dal gregge si potrà arrivare a piedi, se proprio dovesse nevicare tanto da chiudere le strade. Quel sogno che si sta realizzando ne fa nascere tanti altri, ma per realizzarli la pastorizia dovrebbe essere un mestiere redditizio… Questa neve invece fa pensare soprattutto alle spese che si dovranno affrontare.

Nel prato che è il nostro punto di arrivo le pecore tracciano strisce nelle neve, buttandosi a pascolare a sazietà. Anche se nevica, siamo felici per essere arrivati. Certo, non si potrà partire subito con tutti i progetti: pascolare i prati di casa, organizzare le visite con le scuole, andare a far pulizia nei terreni comunali dove il gregge sarà un utile ed economico tosaerba di piacevole impatto visivo. E poi la pulizia di tutti gli appezzamenti intorno alle frazioni di collina, dove la gente tiene pulito giusto perchè non entrino i rovi e le vipere fino in casa…

E che dire poi dei primi parti nella stalla nuova? Solo chi ha animali può capire cos’ha significato per me aiutare questo capretto nero (gemello nato per secondo) nel venire alla luce. E’ la prima volta che lo facevo, ero da sola, ma l’avevo visto succedere più e più volte. Fa un certo effetto provare su un qualcosa di vivo… ma dopo la soddisfazione è immensa. Di qui in avanti cercherò sempre più di concretizzare i nostri progetti per vivere di pastorizia. Non abbandonerò la scrittura, ma questa è la mia vita…