Razze in via di estinzione

Oggi ero stata invitata in un luogo che conosco bene, il Rifugio Barbara al fondo della Comba dei Carbonieri, in Val Pellice. L’occasione era la presentazione di un progetto da parte della Coldiretti. Se n’era già parlato anche su “La Stampa” l’altro giorno… Questa doveva essere la conferenza stampa di presentazione del progetto. Sui siti stanno già uscendo gli articoli dei giornalisti presenti (ANSA, poi qui, qui…), ma io che sono la pecora nera, le cose le ho viste un po’ in un altro modo.

Era una bellissima giornata, forse fin troppo bella per parlare di montagna, alpeggi, pastorizia e dei relativi problemi. Come al solito “immagini da cartolina” che potrebbero far dire: “Si lamentano, ma guardate un po’ in che posti vivono e lavorano!!!“. C’è da lamentarsi? Per la questione lupo… sì, di sicuro. Continuano gli attacchi, anche con il pastore presente. Il fenomeno si estende anche in aree dove prima si registravano solo predazioni sporadiche. Non ho più scritto post parlando dell’argomento, perchè non c’è niente di nuovo da dire…

Subiscono attacchi quelli che, in zone dove non era ancora mai successo niente, non usano ancora le recinzioni per il ricovero notturno e/o i cani da guardiania. Continuano a subire attacchi quelli che cercano di applicare tutti i metodi cosiddetti di prevenzione. “Vengono sempre più vicino, attaccano anche quando ci siamo noi, sono corso incontro gridando, ho tirato il bastone, non se ne andava“, racconta Giuseppe, il giovane pastore di questo gregge.

La Coldiretti, per attirare l’attenzione sull’argomento, ha organizzato questo incontro per lanciare un “progetto innovativo”. Una campagna di crowfounding per sostenere i pastori. “Ami il lupo? Adotta un pastore”. Sono andata per sentire cosa sarebbe stato detto. Le mie perplessità però erano non poche. E’ vero che il pastore sta già quasi diventando una razza in via di estinzione, ma è questa la strada da seguire?

E’ vero che la montagna vuole vivere, ma… non sono altri i problemi? Permettetemi lo sfogo… Non è che il lupo non sia un problema, ma (come dico spesso) è la classica goccia che fa traboccare un vaso sempre più colmo. Cosa si pensa di fare con una raccolta fondi? Va bene parlare di valorizzazione dei prodotti, di comunicazione sulla figura e sul ruolo degli allevatori di montagna, ma ci sono tante cose concrete da fare. Non saranno le piccole donazioni (di chi? i margari e pastori presenti mi dicevano che quest’anno si vende poco in alpeggio, la gente non ha più soldi, si muove poco, compra poco) a far sì che vengano realizzati ricoveri in tutti gli alpeggi dove questi sono carenti o mancanti…

Un po’ tutti i presenti sono stati intervistati prima della presentazione del progetto. Ma chi avrà veramente detto tutti i problemi che ci sono? Chiacchierando con uno e con l’altro, il clima che ho respirato è di sfiducia: “Per il lupo, l’unica cosa è che ci lascino difendere le nostre bestie, ma di quello nessuno ne parla, dicono solo che dobbiamo convivere…”. “Gente non ne passa, si vende poco…”. “C’è il divieto, ma vengono a parcheggiare la macchina fin davanti alla stalla. Gli dici qualcosa e ancora ti rispondono male. Ho dovuto raccogliere un mucchio di immondizia lasciata dai turisti stamattina…”. “Abbiamo i premi della PAC bloccati…“.  E’ stato mostrato questo video realizzato recentemente intervistando alcuni allevatori. Certo, servirà a far promozione, servirà a far conoscere il mondo degli allevatori in questa nostra era distorta dove l’allevatore è spesso criminalizzato… Ma basterà?

A parte le (giustissime) parole sul fatto che gli allevatori di montagna sono un presidio per il territorio (quello pascolato, quello sfalciato…), sulla loro scomparsa che rappresenterebbe un disastro per tutto ciò che sparirebbe insieme a loro (conoscenze, esperienze, prodotti, razze animali…), quando è stato presentato il progetto, io concretamente ho capito ben poco. E’ stata usata una terminologia che non appartiene a questo mondo, ma a quello a cui forse dovrebbe rivolgersi. Ma se lo scopo è proprio far comunicazione, non bisognerebbe proprio far sì che i due mondi di comprendano, visto che si sono già allontanati anche troppo? Siamo al punto che occorre spiegare da dove viene il latte… Ma dobbiamo anche far sì che i pastori non si sentano gli abitanti di una tribù a cui viene fatto indossare il gonnellino di foglie e la collana di perline per la visita dei turisti!!

Siamo sicuri che il messaggio “Ami i lupi? Adotta un pastore” sia quello giusto? Io, se fossi ancora attivamente tra le pecore in alpeggio, non vorrei essere adottata da nessuno. Vorrei poter lavorare in pace, vorrei poter vendere i prodotti al loro giusto prezzo. Magari anche attraverso la vendita on-line, perchè no, se oggi il mondo si evolve, bisogna evolversi. Ma senza essere adottata. Vorrei camminare a testa alta, vorrei che i sindacati agricoli facessero delle campagne per contrastare i messaggi sbagliati che circolano sempre più prepotentemente proprio on-line. Se si raccolgono dei soldi, che servano a fare delle campagne per il consumo corretto di carne di agnello e capretto a Pasqua, Natale e in tutto l’anno, ma che abbiano la stessa forza e presenza di quelle che invece fanno credere che si macellano agnelli di pochi giorni di vita…

E i Sindacati agricoli facciano davvero qualcosa per gli alpeggi per esempio contribuendo ad eliminare la piaga delle speculazioni sugli alpeggi… “Speriamo serva a qualcosa, l’importante è che se ne parli, altrimenti nessuno sa quello che succede“, commentava qualcuno prima che iniziasse l’incontro. Io credo che, dei problemi, se ne sia già parlato molto, fino a diventare una cosa quasi scontata e fastidiosa. Servono fatti concreti. I soldi la gente di montagna li deve guadagnare dal proprio lavoro. Non servono contributi, a me pare che i contributi abbiano già snaturato e danneggiato fin troppo questa realtà.

Mentre scendevo riflettendo su quando ascoltato e visto, ho incontrato un gregge di capre che risaliva verso un alpeggio collocato a mezza quota nella parte centrale della Comba dei Carbonieri.

Dopo le capre venivano i bovini. Auto di gente che scendeva dal Rifugio Barbara (turisti o partecipanti al convegno?), invece di fermarsi, sono passate tra gli animali, continuando la discesa. Forse la prima cosa da fare sarebbe tornare ad insegnare il rispetto. Questo è un lavoro come un altro, ma avviene all’aria aperta in un territorio che per molti è solo luogo di svago. Nessuno, più a valle, si sarebbe sognato di passare mentre i mezzi spostavano tronchi nel cantiere forestale.

E che dire dell’allevatore che seguiva, a passo lento, gli animali? Aveva raccolto anche un po’ di legna secca, lassù si accende il fuoco anche in queste giornate che in pianura sono torride. Vi sembra “uno da adottare”? Io penso che lui voglia solo poter continuare a vivere e lavorare lassù, anno dopo anno, con i suoi animali. E’ vero che oggi si vive molto di immagine, sono io la prima che ripete costantemente che è necessario fare comunicazione per far conoscere questo mondo. Però bisogna mostrare la realtà con tutti le sue luci e ombre. Il progetto diventerà operativo con la presentazione ufficiale a Terra Madre. Attendo di capire come concretamente aiuterà i pastori. Per il discorso lupo, la mia idea resta una sola: diamo loro la possibilità di difendere il gregge. Per tutto il resto… non se ne parla se non tra addetti ai lavori. Anno dopo anno ci sono alpeggi che cadono nelle mani degli speculatori, anno dopo anno nessuno fa i ricoveri in quota per chi deve stare lassù per sorvegliare i propri animali. Chi adotta un pastore che è rimasto “senza montagna”?

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Nessuno ne ha ancora parlato… e allora lo faccio io!

Qualche tempo fa ho ricevuto il Quaderno della Regione Piemonte “Agricoltura”, il numero di novembre 2015. Prima l’ho sfogliato, poi l’ho letto più attentamente. Al suo interno c’è lo speciale PSR 2014-2020 che per il Piemonte è stato approvato il 28 ottobre 2015. Oltre un miliardo di euro per gli agricoltori, ma detto così non significa niente. Non sto a scendere nei tecnicismi, nelle priorità, nelle misure. Non l’ho mai fatto in questo blog e non inizio sicuramente oggi. Per avere informazioni su queste cose ben sapete che altre sono le sedi a cui rivolgersi. Sfoglia e leggi, tra gestione eco-sostenibile dei pascoli e contributi per le razze in via di estinzione, ecco l’operazione 10.1.6 “Difesa del bestiame dalla predazione da canidi sui pascoli collinari e montani”. Quindi il vecchio premio di pascolo gestito adesso è stato sostituito in questo modo. La prima cosa che ho pensato è stata: “Speriamo che non arrivi anche l’orso, di qui al 2020, visto che hanno considerato solo i canidi!“. Battute a parte, niente di nuovo, gestione del pascolo, utilizzo dei recinti per il ricovero notturno (che però devono essere spostati almeno ogni 10 giorni, quindi i recinti fissi non sono accettati), custodia continuativa da parte dell’uomo e impiego di cani da guardiania.

Già… i tanto discussi cani da guardiania, tollerati a forza dai pastori, temuti/odiati dai turisti, unico rimedio veramente efficace contro gli attacchi da parte dei predatori quando si è al pascolo. “Presenza di cani da guardiania appartenenti alle razze da difesa del bestiame dal lupo, in rapporto di 1 ogni 100 capi, con un minimo di 2 cani per mandria o gregge”. Così leggo al punto 3. Quindi bisogna avere come minimo due cani, ma poi… uno ogni cento capi? Certo, per la difesa degli animali questa dev’essere una garanzia affinchè i cani lavorino come si deve, ma… Un gregge di 1000 pecore, 10 cani. 15 per 1500, 20 per 2000?!?!???

Visto che non sono più direttamente coinvolta dalla cosa, ho provato a sentire un paio di amici pastori in varie province, chiedendo loro se erano informati della cosa, ma nessuno ne sapeva assolutamente niente. Non è che si obblighino i pastori ad avere questi numeri, ma per avere diritto agli aiuti, presumo che il numero di cani sia uno degli elementi discriminanti. Quindi… se non li hai, non percepirai un contributo minore: “50 euro ad ettaro di pascolo gestito secondo gli impegni”. Se non ti impegni a prendere i cani… E come funziona per chi d’estate prende in affido delle pecore? Magari di proprie ne ha 3-400, ma in montagna arriva ad averne 1000. Chi gli fornisce i cani per avere il numero esatto solo per quei mesi?

Ma una decisione del genere non andava un minimo discussa prima? Le associazioni di categoria lo sanno? Ai pastori quando lo diranno? Perchè se uno volesse adeguarsi a quando scritto sopra, i cani se li deve anche procurare. Non è che poi, nella fretta, si prenderanno cani “qualsiasi”? Sono cani non semplici da addestrare correttamente e da gestire. Non si può nemmeno immettere nel gregge, di colpo, 5 o 6 cani! Sui cani da guardiania ho già scritto molte volte, dato che è un argomento che interessa non soltanto i pastori (vedi ad esempio qui o qui).

Le domande che mi sorgono spontanee sono molteplici: come si alimentano così tanti cani? Non parlo “solo” dei costi per i pastori, ma proprio di problemi pratici, di logistica, dal trasporto delle crocchette fino allo dover spostare una decina o più di ciotole. Vi fa ridere? Pensate di essere a 2000, 2500 metri, dove tutto viene movimentato a mano o a spalle. Reti del recinto, elettrificatore e qualunque altra cosa.

Poi i cani stanno con il gregge SEMPRE. D’estate in montagna, in alpeggio, d’autunno sui percorsi della transumanza, d’inverno e in primavera tra le pianure e le colline. In cascina se si è stanziali, ma con il gregge se si pratica il pascolo vagante. Quindi si passa vicino ai paesi, si sosta accanto a strade e cascine, dove transitano ancora più persone che non in montagna. Certo, se sono buoni cani, non causano problemi, ma comunque non sono totalmente indifferenti a ciò che accade attorno a loro. Se passa qualcuno di corsa, in bicicletta o qualcuno con un cane, comunque corrono, abbaiano, spaventano le pecore…

E poi chi discuterà ogni volta con i turisti? Perchè è vero che spesso gli ospiti della montagna, coloro che vi si recano per divertimento non si comportano adeguatamente secondo le norme segnalate sui cartelli ecc ecc… Ma è anche vero che, come mi hanno raccontato in tanti, pur seguendole, qualche incidente succede. Io per prima mi sono trovata in alcuni casi in situazioni abbastanza spiacevoli. Erano cani “sbagliati”, cani che non dovevano comportarsi così? Eppure l’hanno fatto. Io non ho alcun potere, io posso solo scrivere e informare, ma il mio invito a TUTTI è quello di gestire con maggiore collaborazione e comunicazione il “problema lupo” in tutte le sue sfaccettature. Io l’ho vissuto, cosa significhi spiegare alla “gente” che i pastori quei cani sono “obbligati” ad averli perchè c’è il lupo. L’ho vissuto più volte in prima persona, in pianura e in montagna. Vi assicuro che si verificano situazioni in cui il livello di stress è quasi pari a quello nel trovare una pecora sgozzata. Vi inviterei a provare per credere, ma purtroppo la tendenza è sempre quella del dare giudizi senza aver piena conoscenza dei fatti. Personalmente, credo che siano state le uniche volte in cui qualcuno ha usato, nei miei confronti, epiteti di un certo tipo. E’ davvero incredibile come il “problema lupo” riesca a catalizzare così tanti argomenti di feroce discussione, astio, rivendicazioni su chi abbia ragione e chi torto. Da parte mia, ho paura che nemmeno il 2016 sia l’anno in cui si troveranno delle soluzioni, ammesso che ve ne siano davvero.

E che adesso venga fuori tutto il marcio!

Oggi avrei dovuto/voluto parlarvi d’altro, ma notizie di strettissima attualità impongono di dare spazio, almeno con un breve post, a quello che è (finalmente?) successo ieri. Quante volte vi ho parlato del problema della speculazione sugli alpeggi? Dei “lupi a due gambe” che sono la vera rovina della montagna? Il sistema dei contributi ha guastato tutto, giravano troppi soldi e c’è stato chi se n’è approfittato ed ha continuato a farlo per anni. Nell’ambiente tutti sapevano, se ne parlava a mezza voce, ma chissà cosa c’è dietro a questo “sistema”. Mentre la gente ne parlava nelle piazze e sulle fiere, chi di dovere faticosamente indagava…

Altro che il mondo di Heidi!! Se, in generale, il mondo degli alpeggi, dell’allevamento, della montagna è afflitto da molteplici problemi legati anche alla crisi economica e sociale che colpisce un po’ tutti i campi, la truffa dei pascoli “di carta”, come erano stati definiti in alcune indagini svolte in altre parti d’Italia non ha proprio niente di poetico. Centinaia di migliaia, milioni di euro di fondi europei finiti nelle tasche di chi allevatore non è… Alpeggi subaffittati… Premi percepiti per montagne dove non arrivano nemmeno gli stambecchi e molto molto altro ancora. Leggete un po’ gli articoli quiqui e qui. Sicuramente verrà fuori ancora altro.

Perchè l’affare è talmente grosso che ci devono essere dietro parecchie cose. Spiegatemi un po’ com’è possibile che allevatori onesti abbiano i pagamenti dei contributi bloccati da anni perchè l’interpretazione delle foto aeree mette in dubbio alcune porzioni di pascolo e invece qui venivano affittate e subaffittate montagne, si formavano e scioglievano società per avere i carichi di bestiame, succedeva insomma un po’ di tutto? Queste domande chi le presentava? E chi le controllava? Oggi su “La Stampa” si poteva leggere che evidentemente c’era qualcuno d’accordo anche laddove (uffici competenti) bisognava far quadrare i dati per mandare avanti le richieste di contributi. Non mi interessano i nomi dei coinvolti, spero solo che crolli tutto questo castello di sabbia. Uscirà sicuramente del fango che andrà a colpire anche allevatori onesti finiti nelle mani degli speculatori perchè avevano bisogno di andare in montagna per non rimanere in pianura d’estate… Ma se NESSUNO avesse accettato questo sistema (Comuni che affittavano gli alpeggi, allevatori che “prestavano” le loro bestie), non saremmo arrivati a tutto questo. Erano contenti di fare cassa, i Comuni… E adesso, chi pagherà? Bisognerà di nuovo mandare all’asta quegli alpeggi? E chi salirà quest’anno? Tanti interrogativi!

Dietro la facciata idilliaca

Quando parlo della realtà degli alpeggi al di fuori del contesto o accademico, o degli amici che questo mondo lo praticano in prima persona, vedo come ci sia un’ignoranza generalizzata sulla maggior parte degli aspetti che la riguardano. Sia che si tratti delle normali dinamiche di vita/lavoro delle persone che salgono con i loro animali, sia per tutti quelli che sono gli aspetti “tecnici” che regolano questo mondo.

Cosa c’è dietro alla bellezza, alla serenità, al senso di comunione con gli animali e la montagna? Certo, c’è il duro lavoro, ci sono i prodotti caseari di pregio, c’è la passione delle persone che portano avanti questo mestiere, ci sono sacrifici, fatica, orari che vanno ben oltre le otto ore, ma anche alle 12, spesso. Ci sono le famiglie a volte divise dal lavoro e dalle necessità, ma ci sono anche bambini che crescono felici, imparando un mestiere quasi giocando.

E poi ci sono le questioni più complesse, che sembrano non avere nulla a che vedere con questi spazi e con un mestiere così antico. Quando dico: “Ricordatevi che questo è un luogo di lavoro, qui siete ospiti, c’è gente che paga un affitto per usufruire dei pascoli“, sembrano concetti troppo astratti per chi in montagna va solo a fare le gite. In questi ultimi vent’anni poi gli affitti sono aumentati in modo spropositato.

Leggete per esempio il bando per l’affitto delle alpi del Comune di Acceglio (Valle Maira, CN). Mi dite voi quale pastore, quale margaro può spendere quelle cifre? Importi di base d’asta di 30.000 euro all’anno, o addirittura 95.000 €/anno per il “famoso” alpeggio di Traversiera. Perchè tutto questo? Di certo non perchè lassù gli animali facciano delle tome d’oro, anzi… Mi sa che addirittura non si caseifichi nemmeno, su quegli alpeggi. La motivazione sta nei contributi, i maledetti contributi che dovrebbero aiutare e invece in questi anni hanno anche causato molti problemi agli allevatori tradizionali.

Ne abbiamo già parlato più e più volte, delle famigerate speculazioni sui pascoli, concetti che hanno ben poco a che vedere con Heidi e la montagna, ma molto di più con la politica e l’economia “sporca”. Sono state fatte leggi che, o per ignoranza del legislatore, o per… chissà, favorire qualcuno, si sono prestate a vere e proprie porcherie, con centinaia di miglia di euro che finivano nelle tasche di chi in alpeggio ci saliva solo sulla carta. Ci sono state proteste, inchieste, poi è di questi giorni una sentenza che forse cambierà le cose.

Infatti è stato stabilito che il pascolamento ad opera di terzi sia illegittimo. Nei regolamenti degli affitti degli alpeggi comunali questo è già stato inserito, ma… In molti sorgono spontanee alcune domande. Cosa succederà a chi, rimasto senza alpeggio, ha dovuto passare sotto al sistema degli speculatori, monticando appunto per conto di terzi? E… quasi stratagemmi studieranno per bypassare la normativa? Altro che idilliaco mondo di Heidi…

Dietro ai luoghi comuni

C’è la gente che, in generale, invidia il mondo dell’alpe con in testa un’idea a metà tra Heidi e le immagini dei servizi fotografici/televisivi e c’è chi fa questo lavoro, ma pensa che l’erba del vicino sia sempre più verde. E’ vero che, nel mondo agricolo, c’è una tendenza di fondo alla lamentela, ma quest’anno che sto girando parecchio e parlo con numerose persone, sto scoprendo un quadro non così piacevole. Sono sempre stata contraria alla filosofia del “lassù gli ultimi” e, con ottimismo, ho anche scritto un libro sui giovani che vogliono continuare/iniziare a fare gli allevatori. Però adesso nella mia mente si fanno sempre più strada riflessioni di altro tipo.

Prendiamo per esempio la Valle d’Aosta. Regione confinante con il Piemonte, nell’immaginario collettivo del mondo dell’allevamento, è un po’ vista come un piccolo paradiso. Poi andandoci e chiacchierando con la gente, vieni a sapere alcune cose. Per esempio, che gli alpeggi stanno spopolandosi. Dove manca la strada, solo pochi “eroi” salgono ancora a piedi seguendo gli antichi sentieri e mulattiere. Non a caso qui vediamo un gregge e, per di più, di provenienza biellese. Le mandrie monticano solo più dove ci sono strade, strutture e… e comunque di animali a pascolare in quota ce ne sono sempre meno.

Lo verificherò con mano il giorno successivo, senza fare una scelta mirata, ma andando dove mi porta il caso. Un lungo vallone, pascoli estesi, ma quasi interi. Pochi fili tirati, pochi suoni di campanacci, poche zone brucate. Come mai? Non è colpa del maltempo, sta succedendo qualcos’altro! Anche dalle mie parti comunque ho sentito gente che si lamenta perchè non trova “animali in guardia” da portare in alpe: “Non ci sono più quelli che avevano la piccola azienda, lavoravano in fabbrica e intestavano quelle 5-6, 10 bestie alla moglie. O c’è il grande allevatore, o…

E così in tutto quel lungo vallone alla fine trovo solo questa mandria. Intendiamoci, sono io la prima a “lamentarmi” per le esagerazioni, per quei numeri sproporzionati, per quelle situazioni in cui il territorio viene devastato dai troppi animali in alpeggio. Però ricordiamoci che abbandono e sovra-pascolamento sono ugualmente dannosi per la montagna e la biodiversità. Serve, come sempre, un giusto equilibrio. Questi animali non riusciranno di sicuro a pascolare tutta la montagna che ho visto (e la nebbia non mi ha nemmeno permesso di rendermi pienamente conto delle reali dimensioni dell’alpe).

Ho però visto un nucleo d’alpeggio disabitato ed abbandonato da tempo: situazioni che ben conosciamo nelle vallate piemontesi, che che stridono con il luogo comune della Val d’Aosta dove tutto invece è perfetto. Però comunque questa non è che una delle strutture… Chi sale in alpe qui ha abitazioni e stalle sistemate alla perfezione.

Nella parte intermedia del vallone avevo visto questo alpeggio. Non conosco la zona e la situazione di utilizzo attuale, ma apparentemente non sembrava abitato da allevatori e non vi era alcun segno di pascolamento lì intorno. Forse servirà come tramuto, quando la mandria tornerà verso il fondovalle. Resta il fatto che diverse persone mi hanno confermato come, in Val d’Aosta, sempre meno animali salgano in alpeggio.

La colpa? In Piemonte c’è gente che piange perchè non trova un alpeggio dove portare i suoi animali e qui attraversi valloni del genere senza quasi sentire un muggito o una campana? Alla fine il discorso va a finire sempre sugli stessi temi, cioè il sistema dei contributi che ha falsato tutto. Non conosco nel dettaglio la situazione di questa regione a statuto speciale, ma non è che siano finiti i tempi delle “vacche grasse” (perdonatemi il gioco di parole) e questi siano i primi risultati?

Cosa succederebbe in Piemonte (e nelle altre regioni, ovviamente) se tagliassero/eliminassero i contributi? Ci sono già stati dei controlli, molta gente si è già trovata in difficoltà perchè questi soldi attesi sono stati bloccati per alcuni anni o, addirittura, perchè si è dovuto restituire quanto percepito nei periodi precedenti. “Per sopravvivere, bisogna ancora far rendere le bestie…“, mi diceva un margaro che è passato attraverso diverse vicissitudini legate alle aste degli alpeggi, alle speculazioni, ecc ecc. Le cose ovvie e scontate ormai sembrano quasi strane. Non è sostenibile un sistema che si regge quasi solo più sui contributi!

L’altro giorno camminavo sullo spartiacque tra due valli e, nella nebbia, sentivo risuonare le campane di una mandria “rimasta sola”. Mi hanno raccontato che il margaro è morto da poco, probabilmente un infarto, mentre mungeva. Gli animali sono stati chiusi per oltre dodici ore, fin quando qualcuno si è accorto del tragico fatto. Adesso non c’è nessuno su quella montagna. L’uomo era solo da quando la moglie era mancata, uno dei figli ha una sua mandria in alpe, l’altro lavora in cascina in pianura. La gente dice: “Non ci sono più le famiglie!“, ed in effetti è vero. Questo lavoro richiede impegno, sacrifici, servirebbe tanta gente, gli operai esterni sono un costo e non sempre si ha la certezza dell’affidabilità… Ma rimanere a lavorare in casa, per figli, fratelli, nipoti spesso è impossibile. Idee differenti, voglia di cambiare, desiderio di costruire qualcosa di proprio, difficoltà nell’andare d’accordo e così alla fine può anche capitare di morire soli, a 63 anni, in mezzo alla propria mandria a 2300m di quota. Dicono che gli animali sono rimasti lì fermi e non l’hanno pestato. Era una strana sensazione, quella che provavo camminando su quel sentiero…

Montagne vuote, montagne dal futuro incerto, poi ci sono giovani che da una parte vorrebbero andare avanti, ma dall’altra si scoraggiano, perchè abbandonati da tutto e da tutti. Anni ed anni che si sale sullo stesso alpeggio, che si paga l’affitto, ma nessuno è ancora intervenuto per fare qualche minimo intervento per avere una struttura decente nella parte alta della montagna! Così tocca dormire in tenda e potete immaginare cosa significhi, specialmente in quest’estate di pioggia e di freddo.

Questo non è un alpeggio dove si soffre la solitudine, di gente ne passa… anche troppa! Solo che nessuno si impietosisce per le condizioni di vita del pastore, ma sono subito pronti a parlare se vedono una pecora zoppa attardata rispetto al gregge, o se osservano l’uomo fare un’iniezione ad un animale. Altro che vita idilliaca in alpe, il pastore mi racconta di sentirsi continuamente sorvegliato e giudicato. La gente non capisce più cosa significhi questo mestiere, ma… invece di informarsi, preferisce gridare puntando un dito accusatorio.

Non sono tutti luoghi comuni, resta la bellezza dei posti, la passione per il proprio lavoro, per gli animali, ma mi sembra di cogliere sempre più amarezza nelle persone che incontro. Questa per esempio non è una “bella montagna”, intesa come pascoli. Greggi di pecore sono sempre saliti qui, ma oggi, nel XXI secolo, si vorrebbe quel minimo di comodità in più. Almeno una baita, visto che già non c’è la strada. I pensieri vagano, mentre uno è al pascolo in solitudine. C’è chi arriva a chiedersi se non sia “giusto” stare da soli, facendo un mestiere così, perchè non si può costringere qualcuno a condividere gli stessi sacrifici. Mi hanno detto che il mio ultimo libro è pessimista, ma mi sa che ho descritto, con la fantasia, aspetti che esistono davvero.

Sono convinta che, nonostante tutto, il popolo dei margari e dei pastori continuerà ad esistere, ma in questo momento sta davvero attraversando un momento di crisi, non soltanto economica. Come si trasformerà, per sopravvivere?

Usare la montagna

Sembra di ripetere sempre gli stessi discorsi, ma in ogni valle ritrovi le medesime situazioni. Sarò solo io a chiedermi a che punto dobbiamo arrivare affinché cambi qualcosa? Quello che sta mutando è il clima (e anche lì è un po’ colpa nostra), con temporali che paiono uragani, due o tre ore di pioggia e le terre appena un po’ in pendenza franano, si spostano, colano… I torrenti straripano, trascinano, erodono.

In pianura si subiscono le alluvioni, ma la gran parte di queste nasce in montagna. La stagione d’alpeggio è in pieno svolgimento. Quest’anno non c’è per ora il problema della siccità, piuttosto sono le giornate di nebbia, di pioggia, il freddo, l’umidità, la pioggia e il fango a preoccupare. Addirittura pare che possa arrivare neve a quote relativamente basse nei prossimi giorni. Qua e là la grandine ha massacrato non solo la pianura con i frutteti, le coltivazioni, ma anche i pascoli in quota. Gli animali (e i loro sorveglianti) prendono sulla schiena quel che viene, ma il territorio a volte “si lascia andare” sotto la violenza delle precipitazioni. E’ vero che ultimamente ci troviamo spesso di fronte a fenomeni estremi, precipitazioni di violenza ed intensità inusuale, concentrate su di un territorio abbastanza circoscritto, ma è anche vero che la montagna non è più quella di una volta.

A me fa impressione incontrare mandrie immense, nuvole bianche composte da centinaia di bovini in un unico gruppo. Certo, ci sono “montagne” (cioè alpeggi) in grado di sostenere anche carichi elevati grazie alla morfologia del territorio e la ricchezza della vegetazione, però mi sembra che stiamo esagerando. Da un lato troviamo montagne abbandonate che si ricoprono di vegetazione arbustiva, baite che crollano, dall’altro montagne sfruttate eccessivamente.

Anni fa da queste parti avevo scattato immagini che testimoniavano quanto era stata brucata la vegetazione in un anno siccitoso. Terra bruciata, polvere, camminamenti degli animali. Quest’anno il pascolamento è stato ugualmente estremo e, alla polvere, si è sostituito il fango. Gli animali comunque insistono eccessivamente su questo terreno e, stagione dopo stagione, lo rovineranno.

Un buon pascolo, per mantenersi, deve essere utilizzato adeguatamente. A seconda della quota, un pascolo perde progressivamente le sue caratteristiche quando viene sfruttato erroneamente. Non è solo l’abbandono a far sì che via sia un’involuzione verso la perdita del pascolo (erbe cattive, cespugli, bosco), ma anche un eccesso di pascolamento/calpestamento rovina le praterie. Pascolamento per mantenere la biodiversità vegetale (e di conseguenza animale), ma come in tutte le cose… ci va il giusto mezzo!

Dove mancano le strade, la montagna spesso va all’abbandono. Vengono al massimo messe su bestie in asciutta, talvolta senza un sorvegliante. Dove bene o male si arriva con dei mezzi, è anche più facile che vengano risistemate le strutture. Non serve una reggia… Giusto un posto dove dormire, mangiare, accendere un fuoco per scaldarsi, far asciugare vestiti e scarponi, cucinare. Altro elemento essenziale, un bagno. Se nell’alpeggio si caseifica, allora occorrono i locali idonei. Un alpeggio ben sistemato è anche una buona immagine in generale, sia per la montagna, sia per chi vi lavora.

Vi ricordate quando cercavo scatti di abbeveratoi? Credo di aver raggiunto il nuovo record con questa sfilata di vasche (per fortuna realizzate appositamente e non vasche da bagno riciclate). E’ vero che l’importante è che gli animali si dissetino ed abbiano acqua pulita a volontà… Ma anche in questo caso l’occhio vuole la sua parte.

La montagna di oggi è diversa da quella di ieri. Qui un tempo si abitava tutto l’anno, ma poi iniziò l’abbandono. Siamo a Seytes, in Val Troncea. Il villaggio venne bruciato dai Tedeschi come rappresaglia contro i partigiani, ma da una ventina d’anni non era già più abitato. L’utilizzo era limitato alla stagione d’alpeggio.

Ecco un estratto dalla bacheca illustrativa che racconta la storia di questo luogo.

Da più di vent’anni ormai qui solo i pascoli vengono utilizzati dagli animali di un altro alpeggio limitrofo. Questa stalla, vera e propria opera d’arte, è vuota. Siamo partiti dalle alluvioni per arrivare all’architettura delle antiche borgate alpine, ma c’è un sottile collegamento. Perché quando qui si abitava tutto l’anno, ogni piccola cosa veniva sistemata. Il territorio era sfalciato, pascolato, coltivato. La legna veniva raccolta. Si facevano muretti, si tracciavano canali, i sentieri e le mulattiere erano percorsi quotidianamente. Forse queste piccole cose non bastano contro le “bombe d’acqua”, alluvioni ce n’erano anche nei tempi passati, ma questa montagna abbandonata di oggi assorbe sempre meno acqua, lascia che i torrenti trascinino giù il legname che via via si accumula, i muretti crollano e la terra frana.

E’ bella la montagna in un giorno di sole, ma l’uomo qui non deve solo essere turista. La bella montagna c’è quando l’uomo la vive, la cura. Oggi ho saputo di amici che hanno pagato un duro prezzo alla montagna, vuoi per la grandine, vuoi per frane e fango, ma sono soli a lottare con l’abbandono che li circonda. E’ facile riempirsi la bocca di “ritorno alla montagna”, ma poi ci si ricorda di quelle persone solo per chiedere tasse ed esigere il rispetto millimetrico di norme che ti soffocano lentamente. Non è possibile equiparare chi resiste lassù con le grandi aziende di pianura… Se si vuol far rivivere la montagna, bisogna studiare qualcosa di apposito! E smetterla di far sì che sia solo una terra di conquista per speculatori dell’edilizia, del turismo, ma anche dell’agricoltura di carta, giocata su ettari, numero di animali e contributi a pioggia.

Notizie e annunci vari

Ricevo varie richieste per annunci di vario tipo. Iniziamo con un gregge…

Mi chiamo Salvatore e faccio il pastore. Vorrei sottoporvi un’offerta relativa all’acquisto del mio modesto gregge di pecore. Con mio grande rammarico sto cercando un potenziale acquirente poichè ho necessita’ di cessare questa bellissima attività che tanto mi appassiona.

L’offerta riguarda un gregge di circa 400 capi incrocio biellese/comisana e circa 50 capre. La mia richiesta, sicuramente discutibile, e’ di 100 euro ciascuna. In allegato le invio anche qualche immagine che ho scattato proprio oggi. Sono della provincia di Asti, comune di Viarigi.  3293027040

 

Se acquistate il gregge e vi mancano i cani… Ecco un altro annuncio! “Vivo in provincia di Venezia, e da quando, finalmente, ho avuto la fortuna di trasferirmi in campagna, mi sono presa una coppia di cani da pastore bergamasco: una razza che non conoscevo direttamente ma che ho scelto fidandomi del consiglio di conoscenti esperti, e che adesso posso confermare in pieno, perchè è veramente un cane eccezionale, equilibrato e socievole, e lo è in virtù del fatto che da secoli è utilizzato come cane da lavoro in montagna con le greggi e con le mandrie. Ora, io non ho animali e i miei cani sono essenzialmente da compagnia e da guardia, ma discendono direttamente da cani da lavoro delle valli bergamasche e lo si vede bene perché hanno proprio l’aspetto e il temperamento rustico “di una volta” (e, per dirla tutta, hanno poco dell’aspetto del bergamasco da esposizione canina, con lo strascico di taccole fino a terra, che va per la maggiore adesso ma che non ha niente a che fare con i cani da lavoro!).

Ora, a gennaio mi hanno fatto una bellissima cucciolata di 10 cuccioli, che chiaramente sto cercando di dare via…ma sto facendo una fatica tremenda, perché dalle nostre parti questa razza è praticamente sconosciuta, e chi ne ha sentito parlare è convinto che sia un cane ingestibile, enorme e pieno di pelo lungo fino a terra…Così ho pensato che nel mondo della pastorizia ci sia più possibilità che siano apprezzati e conosciuti per le loro qualità e quindi ti volevo chiedere se puoi darmi dei suggerimneti, o magari addirittura dei contatti diretti, anche tramite il tuo blog, per mettermi in contatto con pastori / allevatori di queste parti (diciamo, in generale, del nord-est) che potrebbero essere interessati a prendere un cucciolo di pastore bergamasco. Per correttezza dico da subito che non posso permettermi di regalarli, cerco perlomeno di rifarmi delle spese che sto sostenendo per tirarli su (compresa registrazione, vaccini oltre che ahimè pedigree…perché ce l’hanno), però diciamo che “faccio bene” e che sono disposta a trattare…soprattutto se vanno a finire in montagna e in mezzo alla natura! Per contatti, 335 7030637.

Quando avete gregge e cani… dovete allora preoccuparvi per l’alpeggio. E qui ci sono i veri grandi problemi! Per parlare di questi temi e soprattutto per capire un po’ dove andremo a finire, tra nuova PAC, speculazioni e molto altro ancora, ecco un convegno a Saluzzo (CN). Qui qualche dettaglio in più sui temi del convegno.”

Allevatori tradizionali uniti contro gli speculatori

Volevo riprendere un commento apparso su questo blog qualche giorno fa a proposito dei “lupi a due gambe”, gli speculatori degli alpeggi, ma prima vi invito a leggere questo articolo sul blog di Roberto Colombero a proposito della nuova PAC e del “greening” (non capite cosa significa? Leggete l’articolo…). Altro che sperare nei cambiamenti, sembra che la cura sia peggiore dell’attuale malattia! Non solo i famigerati contributi continueranno a finire sempre più nelle “tasche sbagliate”, ma per margari e pastori tradizionali, per i piccoli, per chi pratica agricoltura ed allevamento in modo estensivo vi saranno sempre meno spazi.

Veniamo ora al commento che vi dicevo. “Ti scrivo riguardo al problema dei “lupi a due gambe”… anche qui ce ne sono e hanno fatto razzia dei nostri pascoli, molti nostri colleghi sono rimasti senza un fazzoletto di terra su cui pascolare e altri sono stati costretti a sub-affittare da questi tizi! Noi pastori qui ci stiamo mobilitando perchè la situazione ci sta soffocando e perchè in vista della nuova riforma PAC vorremmo far sentire la nostra voce! Abbiamo fatto già diverse riunioni tra noi pastori e nella prossima vorremmo raccogliere delle firme e istituire un comitato promotore per far capire a tutti che non rimarremo a guardare e a subire in silenzio (tutto ciò tenendo fuori organizazioni sindacali e politica, perchè se c’è una cosa che abbiamo capito è che sono loro i primi a venderci al miglior offerente!!)
Abbiamo già contattato pastori provenienti da Abruzzo, Marche e Umbria ma vorremmo che chi come noi si sente vittima di quest’ ingiustizia ci segua!
Cercando su internet mi è saltato fuori il tuo blog e da qui ho capito che non siamo stati i soli ad essere attaccati dai “Lupi”. Ci piacerebbe che altri come noi si muovano o si uniscano a Noi.
Lascio il nostro indirizzo mail in modo che chi fosse interessato possa contattarci: info@caseificioiltratturo.it
Grazie per avermi dato la possibilità, tramite il tuo blog, di lanciare/raccogliere questo SOS. Siamo in tanti, tutti con gli stessi problemi, se ci uniamo proveremo a fare qualcosa di buono per non far scomparire questo lavoro millenario che è stato per secoli il pilastro dell’economia del nostro Paese!

Carla mi scrive poi ancora: “La nostra riunione è sfociata nella costituzione del comitato come ti avevo accennato e quasi tutti i pastori presenti hanno
firmato (ce ne sono stati alcuni che però hanno preferito non firmare
per “paura” o perchè forse hanno bisogno di altro tempo per capire che
insieme saremo una voce ascoltata). Ti invio il nostro “patto tra pastori” fallo girare tra i tuoi amici pastori,se ci fosse qualcuno interessato ad unirsi ti mando anche un modulo di raccolta firme per far aderire chi fosse interessato.

Purtroppo la stagione è un po’ difficile, perchè i pastori sono tutti in alpeggio e non sarà facile far arrivare loro questa voce, ma forse il Comitato dovrebbe muoversi per partecipare a qualche fiera zootecnica da queste parti con un banchetto, spiegare le sue ragioni e raccogliere firme. Io intanto pubblico il patto e invito gli interessati a contattare Carla. Tra l’altro… se Carla e suo marito venissero con il loro camioncino e affiancassero all’azione informativa i loro ottimi arrosticini, sarebbe una meravigliosa occasione per far conoscere questo prodotto a base di carne di pecora!

Patto di cooperazione tra pastori e addetti al settore armentario

 in data … presso … noi sottoscritti allevatori ci impegniamo a sostenere le sorti di tutto il comparto, in considerazione che l’ingresso dell’Italia nella Comunità Europea ha portato tanti vantaggi tra i quali un sostegno alle attività produttive ma purtroppo si sono verificate delle situazioni in cui una scarsa attenzione ai meccanismi procedurali e ai limiti imposti ha determinato la distorsione dei fondi destinati alla pastorizia creando di fatto delle iniquità  che per gli esperti dei regolamenti si sono rivelate soprattutto una fonte di rendita parassitaria  senza una ricaduta positiva sul territorio;

 tenuto conto che la pastorizia da millenni rappresenta l’attività non solo per la produzione di cibo e di lana, ma è un elemento fondamentale per il mantenimento della biodiversità, sia attraverso le pratiche connesse alla conduzione dell’attività quali pulizia pascoli, disseminazione delle essenze pascolive attraverso lo spostamento delle greggi, fabbisogno alimentare per tante specie in via di estinzione, dall’avifauna ai grandi carnivori, oltre che un presidio ambientale mediante la presenza costante e sostenibile  nelle aree meno antropizzate;

considerata l’importanza della continuità culturale di una storia millenaria, che ha lasciato segni consistenti sul territorio come i tratturi e le emergenze lungo la rete tratturale, i riposi, le chiese e così via, ed essendo questo patrimonio fortemente legato alla fruizione turistica sempre più in espansione anche nei prossimi anni, garantire la contiguità delle attività pastorali rappresenta elemento di autenticità ed inoltre le produzioni e la gastronomia derivante ne fanno una risorsa turistica fondamentale per lo sviluppo sostenibile del territorio;

 vista l’importanza di queste attività come unica garanzia per favorire la permanenza attiva della popolazione nelle aree rurali più marginali, già soggette a drammatico svuotamento;

 tutto quanto sopra considerato, i sottoscritti si impegnano a contrastare ogni forma di uso distorto delle risorse del territorio, anche attraverso canali formalmente legittimi quali i fondi europei, che di fatto vengano utilizzati in maniera anche legittima ma che di fatto tradisce lo spirito della loro destinazione.

 I sottoscritti pertanto si costituiscono in un Comitato Promotore che difenda il ruolo e l’identità pastorale, tutelandone l’immagine da chi scorrettamente utilizza l’immaginario ed evoca un mondo pastorale senza garantire la qualità dei prodotti e della produzione né la salvaguardia del territorio che appartengono alla nostra cultura e tradizioni.

 I sottoscritti si impegnano a tutelare le future generazioni garantendo loro di avere in eredità un territorio integro e suscettibile di un uso rinnovabile e sostenibile, così come ci è stato trasmesso da coloro che ci hanno preceduto. Non può una norma di applicazione di regolamenti comunitari usata in malafede contribuire all’abbandono e alla desertificazione del nostro territorio, anziché essere utilizzata in modo coerente con il fine di salvaguardare i territori, svuotandoli di fatto delle loro risorse e così distorcendo quanto i contribuenti europei destinano alla conservazione dell’ambiente rurale.

 I sottoscritti pertanto si impegnano ad operare una sensibilizzazione degli enti territoriali affinchè evitino di concedere in godimento porzioni di territorio a chi non rispetta i principi di tutela e salvaguardia della biodiversità e della tradizione pastorale, garanzia di una gestione etica e rinnovabile e utile alla attività turistica. Al fine di garantire la massima trasparenza ed informare in modo completo i contribuenti, elettori e cittadini, i sottoscritti si impegnano inoltre a pubblicare e dare diffusione alla stampa dei dati di tutti gli enti che hanno dato disponibilità dei loro pascoli solo in funzione di un tornaconto economico, analizzando la destinazione di quanto incamerato in modo da dare trasparenza alle scelte sul territorio che hanno ricadute fondamentali per lo sviluppo e il futuro delle nostre valli e montagne. 

Spero davvero che si possa fare qualcosa, perchè sempre più alpeggi stanno cadendo nelle mani degli speculatori e potrebbe essere ancora peggio in futuro. Ovviamente sono invitati ad aderire non solo i pastori di pecore, ma anche tutti i margari!

Restare in pianura

Maggio, per molti il mese che inizia tra poco significa già transumanza, salita all’alpeggio. Sembra ieri che ci lamentavamo per la poca erba in pianura ed adesso già parliamo di andarcene a quote maggiori? Questa stagione è così, dopo l’inverno, all’improvviso si prende un ritmo frenetico e, di punto in bianco, bisogna iniziare a correre negli uffici per espletare tutte le pratiche necessarie per la transumanza, i vari spostamenti, ecc ecc. Sembra facile… Magari si dovesse solo guardare il meteo, per incamminarsi verso i monti, invece c’è da compilare carta su carta, fare code negli uffici, ASL, Comune, poi ancora ASL, poi… Perchè non può avvenire tutto per via telematica? Ma non è di questo che vi volevo parlare.

Dicevo, non manca molto al giorno in cui si inizierà a sentire il suono delle transumanze. Non per tutti, però! Leggevo ieri su Facebook l’amaro commento di chi quest’anno dovrà rimanere in pianura. Possibile che le problematiche si continui ad affrontarle a parole, ma poi queste si ripropongano immutate, di anno in anno? Sì, parlo delle speculazioni sugli alpeggi, quelle furbate per cui i pascoli finiscono nelle mani di chi le bestie non le ha… e nelle sue tasche finiscono anche i famigerati contributi! Le bestie che pascoleranno effettivamente saranno quelle di qualche poveraccio (qualche vero allevatore) che, pur di salire in alpe, si piega a questo meccanismo perverso e “presta” i suoi animali a chi ha affittato la terra.

L’allevatore che scriveva di dover rimanere in pianura con il gregge commenta così la faccenda: “C’è troppa gente che ci mangia sopra ed i contributi non vanno a chi ha gli animali, ma alle persone sbagliate poi succede che gli alpeggi sono vuoti“. Uno allora che fa? Resta giù o sale stipulando uno di quei contratti di “affida-pascolo”, cioè pascola per conto di altri, come dicevo. Succede a pastori, succede a margari e ne conosco tanti, in Piemonte, ma non solo. Cos’è stato fatto? Cosa si è fatto di concreto? Si è mosso qualcosa oppure no? Le cose vanno per le lunghe sul fronte piemontese, come potete leggere qui sul sito dell’Adialpi. In una recente riunione a Frabosa (CN), l’Assessore Sacchetto ha detto: “La Regione sta per approvare un Decreto per limitare tale fenomeno; le procedure sono lunghe ma entro metà anno dovrebbe entrare in vigore. Inoltre nella nuova PAC post-2013 aumenteranno i premi accoppiati e questo sicuramente tutelerà chi realmente lavora in agricoltura.”Il Presidente di Adialpi Dalmasso ha replicato: “Si sta tardando troppo per l’approvazione del decreto; ormai sono già stati fatti i bandi per l’affitto di molti alpeggi e gli speculatori continuano ad accaparrarsi i pascoli per utilizzarli ovviamente solo “sulla carta” ma sottraendoli di fatto ai veri margari.

La gente non “del mestiere” queste cose non le sa e trae conclusioni errate nel vedere alpeggi abbandonati, baite che crollano, pascoli non pascolati. Provando a guardare con gli occhi del profano, in effetti si rischia di capire ben poco e alimentare i luoghi comuni. Già, perchè secondo molti la baita malconcia, anche se abitata, è legata alla mancanza di cure dell’allevatore (senza sapere che è in affitto e non hai la garanzia di tornare l’anno seguente). Gli alpeggi vuoti sono tali perchè: “…non c’è più gente che vuol fare questo mestiere!“. Eppure io ricevo e-mail e messaggi di giovani (e non solo) che mi chiedono se so di qualche alpeggio libero, dato che non sanno dove e come trovarne uno per trascorrere l’estate con le loro bestie. Ecco le parole di un giovane margaro piemontese: “Adesso siamo di nuovo senza alpeggio! Sto cercando quasi ovunque, anche senza ettari (cioè senza affittare la terra a proprio nome, ndA), ma non ho ancora trovato niente.

Insomma, è davvero urgente fare qualcosa che vada oltre le parole. Ma c’è davvero l’interesse di farlo, o i contributi (le grosse somme, non quelle che finiscono nelle tasche del piccolo allevatore) fanno sì che anche ai piani alti, altissimi, dove si prendono le decisioni che riguardano l’economia globale, ci sia chi volutamente ignora margari e pastori, piccole entità fastidiose la cui scomparsa sposterebbe poco, a livello economico? Forse è così, ma sposterebbe molto, moltissimo per la montagna, un territorio già fragile ed in pericolo. Fin quando non si passerà a premiare la qualità, e non la quantità, io “la vedo male”. E voi?

Ancora storie

Sempre più persone mi mandano le loro storie affinchè io le pubblichi. C’è stato anche chi mi ha invitata a visitare la sua azienda qua e là in giro per l’Italia. Grazie, mi piacerebbe molto, ma adesso non ne ho la possibilità e nemmeno il tempo. Però foto e racconti sono sempre i benvenuti. In questo caso è stata un’amica a fare da tramite, raccogliere la storia e scattare le foto.

(foto A.Macchi)

E così Arianna è andata a trovare il suo amico Paolo, titolare di un’azienda agricola in provincia di Varese. Un’azienda come ce ne sono tante, dove le diverse attività si integrano per riuscire a “tirare avanti”.

(foto A.Macchi)

Paolo è consigliere di Confagricoltura a Varese. La sua azienda è un’azienda che funziona perché svolge attività di allevamento di bovini da carne con vendita diretta alle macellerie, coltivazioni di ortaggi con vendita diretta al privato consumatore.

(foto A.Macchi)

Ovviamente tutti questi lavori richiedono tempo, non si tratta solo di curare un orto ed un frutteto ad uso famiglia, come capita in molte case di campagna. Ma il tempo, in agricoltura, il più delle volte si finisce per non guardarlo.

(foto A.Macchi)

Inoltre taglia e vende legna da ardere e fa servizi per il Comune per lo sgombero della neve. Tutto questo però comporta un ingente numero di ore lavorative e ore impegnate per la cosiddetta burocrazia… Paolo dice che non esiste più il lavoro del contadino di una volta

(foto A.Macchi)

Come si vede dalla foto, Paolo è riuscito ad ottenere un contributo per l’ammodernamento delle strutture aziendali, ma a rigor di logica un’azienda dovrebbe riuscire andare avanti e mantenersi da sola con la vendita dei propri prodotti, ma visto che in Italia il valore dei prodotti agricoli e pari allo zero, diciamo così, …Paolo come tanti deve stare attaccato a qualsiasi tipo di contributo e questo comporta carte su carte su carte… È giusto?

(foto A.Macchi)

Il solito discorso. Per come la vedo io, sicuramente servirebbe un po’ meno burocrazia per alleggerire le aziende (piccole o grosse che siano) di almeno questo peso. Visto che su tante cose bisognerebbe essere ormai informatizzati al 100%, ditemi perchè occorre fare ore di coda negli uffici, compilare e portare a mano carte su carte. Se l’azienda ha il computer ed il collegamento internet, potrebbe pagare via bonifico, mandare le ricevute via e-mail, cose del genere. Si risparmierebbe tempo (prezioso) ed anche denaro!

(foto A.Macchi)

Poi sul discorso dei contributi, certamente sarebbe bello poter vivere di che si produce, senza avere “elemosine”. Però è anche giusto che lo Stato, le Istituzioni, vengano incontro ad allevatori ed agricoltori che, oltre a produrre beni, svolgono un’importante funzione come manutentori del territorio, specie di quel territorio definito “marginale”. Le Terre Alte, le terre difficili, dove per lavorare hai più spese, hai più difficoltà. Non trovo errati questi contributi, ma trovo profondamente sbagliato che finiscano sempre più spesso nelle mani che non se li meritano!

(Foto A.Macchi)

Mi piacerebbe che si premiasse la qualità, più che la quantità. Che si premiasse davvero il lavoro svolto, ma è più facile dal punto di vista burocratico, foraggiare numeri comodamente quantificabili su carta (ettari, capi di bestiame) che non passare da ciascuno per vedere come hai pulito il pascolo, come hai ripristinato un tratto di sentiero, come hai sistemato una baita.

(foto A.Macchi)

Grazie ad Arianna e grazie a Paolo che ci ha fatto visitare la sua azienda. Ho pubblicato solo parte delle foto che mi avevate mandato, spero di avervi accontentati ospitandovi qui sul blog. Buon proseguimento!