Era il paese della frutta

Le mie radici non sono legate all’allevamento, alla pastorizia. Le mie radici sono tra gli alberi da frutta. Il mio era il paese dei frutasè, dei commercianti di frutta, specialmente mele. E le mele del mio comune, Cumiana, erano famose ed esportate in tutto il mondo (non è un’esagerazione, accadeva davvero così, ben prima dell’epoca della globalizzazione). Oggi, da queste parti, sono diventati altri i “paesi della frutta”, perchè collocati in aree pianeggianti, più facili da gestire con i macchinari e le nuove tecniche colturali.

In collina, quassù, i frutteti vengono abbandonati, eradicati, e la gente ti dice di portare le pecore a pascolare l’erba cresciuta al loro posto. Bella erba grassa, il terreno è buono. Dopo aver ben mangiato, con il sole del mezzogiorno le pecore si mettono “a mucchio”.

Da queste parti, dove un tempo c’erano frutteti ovunque, oggi gli alberi da frutto sono quasi solo più ad uso famigliare. 10-15-20 anni fa la situazione era ancora diversa, ma oggi… E il gregge passa tra i pochi piantamenti residui, qualche vigna, vecchi ciliegi in fiore.

Anche i kiwi sono stati tolti, anche qui tanta bella erba da pascolare. Si cerca il proprietario, si ottiene il permesso e si pascola anche questo ex frutteto dove, da poco, sono state eradicate tutte le piante, c’è ancora un mucchio di rami secchi in un angolo.

Dove resistono i frutteti, si vedono i segni dei passaggi dei caprioli. Gli alberi già più grossi si salvano, fare un piantamento nuovo invece richiede sistemi di protezione adeguati. Al Pastore viene detto di pascolare anche in mezzo alle piantine di un frutteto “non riuscito”, quel poco che si è salvato mostra ben evidenti i segni delle brucature e degli scortecciamenti dei selvatici.

Andate pure anche di là, dove ci sono i peschi… Tanto li tolgo!“. E i due anziani accompagnano il Pastore per mostrargli tutto dove pascolare. Il pescheto abbandonato, l’incolto (dove le patate non le mettono più, i cinghiali distruggevano tutto), il frutteto che non è più stato potato.

Nel giorno di pioggia si va al pascolo anche nei boschi, ma ci si rende conto che anche queste sono zone che erano coltivate fino a qualche decina di anni fa. Qui una vasca per fare il verderame, là un muretto, lassù dei vecchi meli che ancora fioriscono, tra i rovi. Il bosco però sta colonizzando e cancellando tutto.

Fa un effetto strano “buttare” le pecore lì in mezzo. I meli, non potati, sono delle nuvole di fiori. Nonostante la brutta giornata umida, c’è un lieve profumo nell’aria. Le pecore brucano l’erba, ma poi alzano la testa e mangiano anche qualche fiore, qualche foglia tenera. Penso a quello che diceva mio nonno, originario di queste borgate, a riguardo delle mele di collina, ben più dolci, ben più gustose di quelle della pianura.

Nei boschi in primavera

La primavera certi anni arriva a poco a poco, altre volte scoppia all’improvviso, sorprendendoci. Un giorno ci svegliamo con un’altra luce, i colori cambiano, tutto fiorisce, c’è un’altra aria.

Anche se dei segnali c’erano stati, una volta la brina, una volta l’aria fredda, un’altra ancora le nuvole e le pioggia, per me la vera primavera è arrivata in quei due giorni. Cielo limpido e sole, caldo, colori vivi.

A questa stagione, si va al pascolo anche nei boschi. Boschi che si stanno appena “muovendo”, con le prime foglie che escono dalle gemme, ma nel sottobosco inizia ad esserci tanta erba fresca, che gli animali brucano volentieri. La legge vieta il pascolamento in bosco, ma chi l’ha scritta lo sa che, da una certa data in poi, i proprietari dei prati non vogliono le greggi, visto che vorranno poi ricavare fieno, da quell’erba? Inoltre, se questa cresce troppo e viene “dura”, non è nemmeno più adatta per essere pascolata dalle pecore. Certo, non bisogna tenere gli animali troppo a lungo sotto le piante, per evitare scortecciamenti…

L’indomani anche quei luoghi che vedi tutti i giorni brillano di una luce particolare. Nel giro di poche ore le gemme si sono aperte, le foglie tenere luccicano nella brezza. I ciliegi sono in piena fioritura, l’erba è di un bel verde e le pecore la brucano voracemente.

Quella è proprio una giornata di primavera. A parte i boschi, si possono pascolare questi “prati” dove i proprietari altrimenti passano con i mezzi a trinciare l’erba per tenere pulito, per impedire che il bosco avanzi a soffocare tutto.

Quando inizia a fare caldo, il bosco serve anche per il riposo degli animali. Dopo aver mangiato, sazi, cercano l’ombra per coricarsi e ruminare. Riprenderanno a pascolare più tardi, ma è comunque soprattutto la sera che mangiano volentieri, senza star lì a “scegliere” troppo l’erba facendo le schizzinose.

Si sale tra i boschi, si raggiungono altre borgate, le si attraversa e ci si sposta verso altri prati, pascolando qua e là piccole aree tra incolti, vecchi frutteti, rovi che avanzano.

Si arriva ad un grosso prato “magro” dove il gregge si allarga a pascolare. Mi viene da chiedermi fino a quando ci saranno queste superfici: verso le colline e la montagna, in assenza di animali “stabili”, avanza il bosco e i cespugli. Dove l’accessibilità è migliore, poco per volta si espandono le case…

Pascolando nelle “feste”

Pasqua, Pasquetta, giornate come ogni altre per i pastori o comunque per tutti quelli che hanno animali, che non possono “abbandonarli” completamente.

Dopo un po’ di pioggia e cielo nuvoloso, arrivano splendide ,. C’è bisogno di un po’ di caldo che “muova” la primavera, che venga erba ovunque, anche nei boschi. Le montagne sono ancora brulle, si vedono le prime chiazze verdoline, le prime macchie bianche dei ciliegi fioriti.

I fiori ci sono fuori dalle ville e bisogna riuscire a passare senza fare dei danni. Dietro, gli animali dovrebbero arrivare tutti da soli, agnelli piccoli al seguito non ce ne sono, così io e il cane ci mettiamo in posizione a “parare” fiori e cespugli ornamentali.

Poi si riprende a seguire il gregge, diretto verso un bel prato. Sono tutti prati poveri, magri, che non vedono concime da chissà quanto tempo, prati dove il gregge fa pulizia e risparmia ai proprietari tempo, fatica, denaro per tagliare l’erba.

Qui il gregge è sempre un bel vedere. La giornata è primaverile, ma l’aria è comunque frizzante. Ci sono da pascolare alcuni pezzi adiacenti e così, una volta tirate le reti a protezione di frutteti e vigne, ci si può anche rilassare un po’.

Nei boschi c’è ancora poco, iniziano appena le prime foglie sugli alberi, anche a terra c’è poca erba. Qui solo piante di pervinca in piena fioritura, che corrono sul terreno.

Il giorno successivo, al mattino, fa ancora più freddo e c’è persino la brina. Il cielo però è terso e limpido, il sole splende. Bisogna cambiare zona di pascolo e ci si mette in cammino.

Da qualche anno, anche da queste parti il gregge inizia a non essere più una novità. Rispetto al primo anno, è diminuita l’affluenza dei curiosi e di quelli che fanno cento domande. “Sono arrivate le pecore, ci sono le pecore” sta diventando un dato di fatto, una di quelle cose che accadono una volta all’anno, un fatto stagionale.

Un piccolo tratto di strada, prima di “scomparire” per qualche giorno nei boschi. Il sogno sarebbe avere spazi immensi dove il gregge non attraversa mai strade, dove non c’è mai da tirare una rete, ma purtroppo solo per pochi pastori c’è questa possibilità.

Si arriva in un prato circondato interamente dai boschi, residuo di tempi in cui qui sicuramente c’erano prati e coltivazioni. E’ a pochi passi da casa mia, per tutto l’inverno ci sono passata guardando quell’erba che nessuno pascolava… E invece alla fine anche quest’anno ecco un gregge che tiene vivo e pulito anche questo “angolo”.

Terminato di brucare, si scende e si pascola tutto il versante sotto la borgata. A questa stagione di erba ce n’è e, per la gente, è un problema tenerla indietro. E così avanza la stagione, è passata la Pasqua, si susseguono i giorni e il pastore quasi quotidianamente pensa a quanto manca per partire verso la montagna…

Ci sono altri lavori ben peggiori!

Ritornare tra le colline dopo tanto tempo, ritrovare quei paesaggi, quegli spazi così diversi da quelli cui sono abituata ora. Qui è davvero il posto adatto per la pastorizia, tra strade semideserte a collegare paesi e frazioni, cascine sparse qua e là, campi e immensi prati che sembrano fatti apposta per attendere l’arrivo delle greggi d’inverno.

Loris (1988) ci ricorda subito che se fossimo arrivati in una giornata di pioggia o nei giorni immediatamente successivi le colline ci avrebbero subito presentato il loro biglietto da visita, che le avrebbe rese molto meno ospitali. Adesso però non c’è né fango, né neve. Il gregge attende di essere aperto per andare al pascolo. Sono venuta ad intervistare un altro pastore vagante, che già altre volte mi era capitato di incontrare in occasione di visite a questo gregge. Adesso però lui lavora stabilmente qui insieme al padre, mentre precedentemente si occupava o delle capre o delle pecore degli agnelli. “Era un lavoro ben fatto dividerle così, ma ci va gente…“.

E lui, ve lo ricordate? No, non è quello dello scorso anno, ma comunque anche nel 2011 il cammino di ritorno dai monti ha visto un roseo maialino accompagnare il gregge. Loris è un altro di quelli che hanno seguito la tradizione, in casa ci sono sempre stati animali, “…da parte del papà e della mamma. Io faccio il pastore perchè non ho voglia di lavorare! E’ così, guarda che ci sono altri lavori ben peggiori!“. Non scherza, Loris. Pur tra l’ironia che mette nelle sue parole, afferma che del mestiere di pastore gli piace tutto ed invece ci sarebbero altre professioni che, per lui, sarebbero troppo pesanti o comunque non adatte al suo spirito. “L’unica cosa che non mi piace è che a far questo non si guadagna. E poi non mi piace la concorrenza degli altri pastori. Quando hai una zona, dovresti rispettarla, che tanto alla fine di spazio ce n’è per tutti.

Loris ha sempre fatto questo mestiere, occupandosi specialmente delle pecore,  mentre sua mamma e sua sorella lavorano con le vacche in cascina. D’estate poi si sale in alpeggio in Val Sesia. Gli chiedo se preferisce la montagna o il resto dell’anno tra pianura e collina. “Ma che domanda idiota! In montagna vivi, qui no! Certo, se però capitasse che ci fossero i lupi anche da noi e vai su per aver del danno, allora no. Ma per adesso su si sta bene.

Caricati gli agnelli, si va al pascolo. Niente reti, solo i cani ed i pastori a sorvegliare, controllare che pecore ed agnelli non vadano verso i campi di grano confinanti. Non sarà un lavoro duro, ma richiede una presenza costante ogni giorno, con qualsiasi condizione di tempo, e non lascia molto spazio per divertimenti e distrazioni. “Gli amici li vedo quando sono in montagna, di notte, magari devi fare delle ore a piedi per arrivare giù. Qui di giovani ce ne sono anche, ma non li conosco. Agricoltori, gente così.

Il futuro di questo mestiere… Dicono che la ruota gira, finché ce lo lasciano fare, poi vedremo.Loris dice di essere l’unico che ha la pazienza per seguire la burocrazia, così è anche un piacevole diversivo andare per uffici e seguire tutta la parte “a tavolino” che anche questo lavoro comporta.

Ci si sposta ancora verso altri pascoli. La pioggia di inizio novembre ha salvato la stagione, garantendo una buona disponibilità di foraggio per i mesi più difficili. Loris rimpiange la montagna, la soddisfazione di arrivare alla fine ed andar via “…con le bestie che hanno la schiena un po’ quadra. Ma poi stanno poco a perderla.” In alpeggio è sempre da solo, ma questo non gli pesa. “Mi piacerebbe capitasse anche più spesso di dovermi spostare da solo, quando sono su, ma capita di rado. Giù invece non si può, è più difficile.

Il maestro è stato il padre, Carlo Alberto, anche se più che altro Loris ha imparato osservando. “Sei tu che devi imparare…“, e sottintende la scarsa predisposizione del genitore ad insegnare. Ogni tanto il telefono squilla, Loris risponde, poi afferma di voler provare in futuro anche ad attrezzarsi per navigare in internet: “Sia per il lavoro, per i registri e tutto, sia per curiosare in giro. Credo possa essere utile.

Riassumendo

Passano veloci i giorni, cambiano le stagioni, le temperature, cambia il paesaggio, il panorama, ci si trova improvvisamente e quasi inaspettatamente proiettati verso la montagna… Sembrava così lontana la stagione in cui ci si avvia verso la valle, ma poi, da quei giorni in cui si camminava e camminava per trovare l'erba, all'improvviso adesso siamo qui, a boccheggiare per un caldo anomalo.

Vediamo però di fare un passo indietro e riassumere un po' di quello che è successo nelle settimane passate. Erano ancora giornate fresche al mattino (com'è giusto che fosse), alberi spogli ed il terreno qua e là fangoso per le piogge dei giorni precedenti. Le montagne erano così bianche di neve, chissà quanto ci sarebbe voluto per farla sciogliere tutta, così si pensava al mattino guardando in su verso le valli.

Nei prati iniziava ad esserci erba, erba sufficiente per fermarsi in ogni pezzo per un certo tempo, magari anche per una mezza giornata. Ciò nonostante, non è che ci fosse da riposarsi, sedersi all'ombra e schiacciare magari un pisolino. Una rete da tirare da una parte, andare a parlare con un contadino dall'altra, oppure documenti da controllare e compilare, scartoffie da portare in qualche ufficio, e così il tempo passa sempre troppo in fretta ed alla fine della giornata c'è sempre qualcosa che non si è riusciti a fare.

Anche perchè poi il prato finisce e bisogna spostarsi avanti. Quel sentiero nei boschi adesso è in salita, ma non tanti mesi fa era stata una discesa in notturna, in una fredda sera invernale. I cani abbaiano, gli agnelli salgono lentamente, nel sottobosco non c'è ancora un filo d'erba, ma qualche pecora si ferma a mordicchiare una castagna.

Altri giorni, altri prati, qui l'erba è più bassa, là un po' più alta. C'è ancora fango, l'aria ora è tiepida, ora decisamente freschina. Ci si interroga anche su come sarà la primavera, se pioverà, se arriverà il caldo. Presto le pecore saranno da tosare, lo scorso anno quest'attività era stata iniziata ed interrotta continuamente, per colpa della pioggia.

Fioriscono gli albicocchi, poi poco per volta inizieranno tutti gli altri alberi da frutta. Sono zone "pericolose", queste, perchè purtroppo frutteti vogliono anche dire antiparassitari. E che dire poi di tutti quelli che "combattono" la primavera spargendo diserbanti ovunque lungo le sponde dei fossi, fuori dai cancelli, lungo le strade? Basta poco per vedere un'animale che inizia a star male, guarda fisso, con le bave alla bocca. E' un qualcosa che ci si augura di non vedere mai, ma purtroppo a volte accade.

Un pascolo, un tratto di cammino, un altro pascolo. Metti reti, togli reti, da queste parti il pascolo vagante è così, non ci sono le distese immense, i gerbidi, gli incolti, i pioppeti delle pianure. C'è del buono e del cattivo in entrambe le situazioni, ma comunque in entrambi i casi il lavoro non manca mai e, adesso che hanno cambiato l'ora, alla sera il recinto viene chiuso sempre più tardi, con le giornate che si allungano sempre più.

La luce della sera, i tramonti, le pecore che continuano a pascolare anche quando il sole ormai è sceso dietro alle colline ed alle montagne. Un frutteto, un vigneto, un orto ed un giardino di una casa, qui sono posti adatti solo per un piccolo gregge e comunque bisogna avere pazienza di tirare tutte le reti… senza però perdere di vista gli animali, che possono trovare il modo di farla franca. Non è il problema del filo d'erba brucato, ma del ramo fiorito, dell'innesto, del germoglio.

Un altro giorno di sole, temperature ancora più gradevoli, erba che inizia ad essere alta e le pecore che fanno le matte, correndo nel pezzo e schiacciandola ancora prima di iniziare a pascolarla. Intanto, dai giardini delle case lì vicino, viene il ronzio continuo di tagliaerba e decespugliatori. La stagione felice per i pastori crea grattacapi alla gente comune, che vede nell'erba che cresce un fastidioso lavoro di cui occuparsi la domenica mattina.

Nel pomeriggio il gregge si trova a pascolare accanto ad un frutteto di kiwi che sembra invaso dagli alieni. Quasi tutte le piante presentano strane masse si gelatina rosso-rosa-arancio che avvolgono i tagli sul tronco. In alcuni casi la gelatina si allunga in strane catenelle penzolanti, alcune delle quali decisamente impressionanti. Sarà questa la nuova malattia del kiwi, quella per cui bisogna obbligatoriamente estirpare l'intero impianto, per evitare la diffusione? I pastori intanto tengono le pecore lontane dalle piante, per evitare che le danneggino, anche se io ho l'impressione che la vita di questi alberi sia ormai segnata.

Un altro giorno ci si trova al pascolo in luoghi già noti, visti però con colori differenti rispetto a quel pomeriggio di gennaio. Il cielo è di nuovo grigio, le previsioni annunciavano pioggia fin dal mattino, ma per il momento per fortuna c'è solo l'aria umida che precede quel che avverrà al pomeriggio. Le pecore si disperdono nei prati, i pastori vanno qua e là per sorvegliarle, ma per pranzo "l'appuntamento" è al solito posto.

Il cane maremmano è già là, proprio al solito posto! Quel muro che poi servirà ai pastori per pranzare e, nello stesso tempo, sorvegliare il gregge, adesso è un punto di osservazione privilegiato per l'animale. Oggi non serve essere vigili ed all'erta, ma quando poi si salirà lassù in montagna… Pranziamo e poi iniziano a cadere le prime gocce d'acqua, che si trasformeranno in pioggia battente.

Altro giorno, di nuovo sole e montagne ancora più imbiancate lassù. Ma inizia a far caldo… Il gregge pascola accanto allo stradone trafficato, le macchine sfrecciano veloci, quando l'erba sarà finita bisognerà attraversarlo, e poi ancora una seconda volta per andare al luogo dove si tracorrerà la notte.

Al tramonto si pascola accanto alla chiesa, facendo una bella pulizia in quel prato. Uno dei pastori va a preparare il recinto, in due restiamo a controllare il gregge con i cani, in attesa del suo ritorno. L'erba poco per volta finisce e gli animali diventano ansiosi, si spingono verso il ruscello, lo attraversano e puntano decisi verso pascoli, orti ed altri luoghi proibiti. I cani fanno il loro lavoro, ma poi finalmente viene il momento per rimettersi in cammino.

Ancora una volta si rischia di attraversare la strada con il buio… Le previsioni dicevano che nei giorni successivi il tempo sarebbe stato bello, e pure caldo. Tempo di pensare alla tosatura? Ma per adesso ci fermiamo qui, le successive vicende di pascolo vagante ve le racconterò poi successivamente. Questi sono giorni un cui, sempre più, la pastorizia mi trovo a viverla, piuttosto che narrarla.

Come un film

Forse, sapessi filmare, un film sui pastori l'avrei già fatto io… Ma non mi sono mai cimentata nelle riprese e poi mi spaventa tutto il "dopo", un tempo infinito da dedicare al montaggio, ed il tempo qui è sempre merce preziosa. Però il tema appassiona ed ogni tanto capita di accompagnare qualcuno che vuole realizzare un film, un documentario, ecc… In questo caso siamo solo alle idee iniziali, poi si vedrà.

Trovare il pastore non è stato semplicissimo, da quelle parti il telefono prende poco. Poi finalmente delle indicazioni, parole saltellanti tra le linee telefoniche incerte. La gola, la discesa, una meliera sulla destra. Avevamo lasciato la zona più colorata, colline abitate, piccoli borghi, castelli, peschi, ciliegi e piante ornamentali in fiore che, come pennellate, tingevano il paesaggio. Ci eravamo addentrati nei boschi, un luogo selvaggio e fuori dal tempo, fuori dal mondo. Aspettavamo e poi, proprio come in un film, all'improvviso il gregge è stato lì. Il cane in lontananza, quasi in silenzio le pecore, come se qualcuno si fosse dimenticato di mettere l'audio. Circondati dalle pecore, il saluto con il pastore, poche e concise indicazioni, bisogna fare in fretta, raggiungere un posto tranquillo dove poi parlare con calma. C'è un passaggio delicato da attraversare, le presentazioni verranno fatte dopo.

Sempre più come in un film, qui ti aspettavi di vedere la carrozza della diligenza, il cavaliere solitario, l'attacco dei cattivi… Invece no, c'è solo il pastore che avanza alla testa del suo gregge, mi spiega che si dovrà svoltare rapidamente lungo quel sentiero lì a destra, e salire di corsa, per far sì che gli animali non prendano la strada asfaltata, disperdendosi chissà dove. A fine colonna c'è l'aiutante, in testa il pastore, in mezzo tutto il gregge di pecore, agnelli, capre, capretti, asini…

La via che porta sulle colline è poco più che un sentiero scavato nelle sabbie finissime. Oggi magari nemmeno ci pensiamo, ma qui un tempo c'era il mare e… con un minimo di pazienza ed attenzione, potremmo vedere i frammenti di conchiglie fossili qua e là tra le sabbie. Ma adesso le pecore incalzano, fa caldo anche se è mattina, il pastore dice che ha passato giorni difficili tra le piogge, quando queste sabbie si erano trasformate in fango denso, vischioso. Nei boschi non c'era ancora erba e nei prati non potevi andare perchè si rischiava di far danni. Per fortuna qualche proprietario meno timoroso ed egoista degli altri l'aveva lasciato pascolare. Adesso è primavera, c'è erba e lui è in quest'isola felice dove fare il pastore è quasi un mestiere facile.

Raggiungiamo la sommità della collina, Fulvio adesso è un po' più tranquillo, anche se non è ancora sicuro che tutte le pecore abbiano imboccato la strada giusta. Da quassù si può vedere un po' di panorama, ma la vegetazione inizia a mascherare i dintorni, con le prime foglie che ricoprono i rami. Erba ce n'è, campi coltivati da sorvegliare no, basta condurre gli animali e poi si sazieranno da soli. "L'unica cosa sono le cisterne abbandonate, ce ne sono ovunque, mezze nascoste dalla vegetazione. Pozzi profondi, certi andranno giù non so quanti metri. Guarda, eccone una. Un tempo qui c'erano vigne… Una pecora no, ma un agnello o un capretto possono passar dentro e allora addio! Quando pioveva tanto l'acqua veniva su fino al livello del terreno."

Qui la primavera è ancora un po' più indietro rispetto alla pianura o alle colline più esterne, ma d'ora in avanti problemi di erba non ce ne saranno proprio più. "Arrivano poi le zanzare…". Fulvio spiega che questa zona è un sogno per lui: "Sto meglio qui che non in montagna, non c'è nemmeno da pararsi i lupi. Potrei andare al pascolo anche da solo, in posti così. Per fortuna qui ci sono solo io, arrivasse qualche altro "collega" non proprio onesto… Guai! I problemi del pascolo vagante sono proprio questi, ogni pastore dovrebbe avere la sua zona e nessun altro dovrebbe girare lì."

Le pecore pascolano nel bosco, qui è parco, ma il pastore da anni è in buoni rapporti con le guardie ed ha il permesso di pascolare dappertutto, facendo attenzione ai luoghi in cui sono stati fatti dei tagli e cresce la rinnovazione. Fulvio è uno di quei pastori benvoluti da tutti, viene chiamato per pascolare e tener puliti territori in collina come in montagna. "Qui… ce ne sarà uno a cui danno fastidio le pecore, ma gli altri cento vengono a chiamarti, ti dicono di mangiare qui, mangiare là, pulire le runze… E se ti resta indietro un agnello, te lo riportano!"

Lorenzo ascolta, chiede, cerca di capire meglio cosa sia questo pascolo vagante, come mai le pecore sempre fuori e non in stalla. "Un gregge così? In stalla… 2-300 euro al giorno, ti costerebbe! Nella pianura spendo soldi per l'erba, ma poi qui… Un agnello ad uno, all'altro, ma per il resto ancor grazie che pulisci! E poi, con l'erba che c'è adesso, vengono larghe così! Le capre hanno talmente tanto latte che bisogna mungerle, i capretti non lo puppano tutto. Non facciamo formaggi, qualche tomino così per noi. Di lavoro ce n'è già abbastanza, poi queste pecore non sono una razza da mungere."

Il sole scalda sempre più e non c'è ancora la vera ombra. Sembra quasi il mese di maggio, c'è solo da sperare che le temperature si regolarizzino. "E magari qualche ora di pioggia, per far venire su l'erba dove è già stata pascolata. Ma non giorni e giorni, solo un po' d'acqua, ogni tanto." Visto così, oggi, il pascolo vagante pare davvero un mestiere adatto a tutti gli amanti della natura e degli animali. "Ma bisogna esserci anche quando piove…". Fulvio non è di quei pastori che si lamentano sempre, ma so bene quali sono i momenti duri, penso a quei giorni nella neve negli inverni scorsi, il disgelo, l'affannosa ricerca di qualcosa da pascolare. E poi spostarsi, adesso che sono solo in due l'auto resta lontana, per tornare a prenderla a volte il pastore fa chilometri a piedi. Eppure adesso è qui che spiega con voce emozionata la bellezza di questo mestiere, racconta del territorio in cui ci troviamo, le valli che si estendono per chilometri addentrandosi tra le colline.

E poi c'è il legame continuo con il lavoro, gli animali. "Dovevo andare via due giorni per sistemare delle cose per l'alpeggio, ma… Era venuto uno, è rimasto un giorno, poi è dovuto rientrare perchè la nonna non stava bene. E così niente, si rimanda… Dovrei andare alla riunione a Pinerolo, ma come faccio? E anche mia moglie quel giorno non può. Va già bene che almeno tutte le pratiche negli uffici le segue lei, altrimenti come si fa? E magari passi la mattinata, poi niente, ti fanno tornare un'altra volta per un foglio. C'è gente che non capisce, dovrebbero essere tutti come quel veterinario, è severo, ma se lo rispetti, lui ti rispetta. Dice alle 8:30 e alle 8:15 è già lì, lui sa cosa vuol dire il nostro mestiere, capisce…". Parliamo e parliamo, Lorenzo si sarà fatto un'idea di questo mondo? Certo, non basta una mezza giornata. Fulvio si dice comunque disponibile. "Marzia è venuta per due anni, magari veniva anche due volte la settimana, per me non è un problema, io faccio i miei lavori, voi il vostro." Ci salutiamo, ci rivedremo sicuramente a fine maggio o ai primi di giugno lassù a Pragelato…

Quando finalmente arrivò la primavera

Mesi, settimane ad aspettarla, anche se quest'anno l'inverno non è stato dei peggiori, anche se non ha nevicato in modo preoccupante, anche se nessuno ha dovuto fermare le pecore. Però la litania era sempre quella: "C'è poca erba…", oppure addirittura: "Non c'è erba!!", e sembrava che nessuno sapesse dove portare le pecore il giorno dopo. Di lamentela in lamentela, tribolando e facendo chilometri su chilometri, spendendo più o meno per alimentare il gregge, poi tutti sono arrivati ad affacciarsi alla nuova stagione.
 

Nonostante abbia fatto caldo fuori stagione e poi freddo quando invece si aspettavano temperature più tiepide, alla fine per la data giusta era davvero primavera. Le pecore pascolavano sulla collina dove i primi fiori primaverili punteggiavano l'erba verde. Erba non altissima, ma meglio così, perchè di lì a poco sarebbe iniziata una variante delle lamentele: "L'erba è già vecchia… mette la spiga, non la mangiano più. La pestano e la sprecano mezza…". Non che questo non corrisponda a verità, ma chi non sa come vanno le cose, potrebbe davvero pensare che i pastori passino la vita a lamentarsi!!
 

Si stava bene lì sulle colline, lasciati finalmente alle spalle i giorni di pioggia, i campi allagati, le meliere fangose, le strade trafficate da attraversare, i chilometri da percorrere per trovare un posto dove pascolare in tutta tranquillità. Qui il proprietario dei prati si raccomanda con il pastore: "Passa poi ancora una volta a mangiare l'erba prima di andare in montagna!", ma bisogna comunque tirare reti e sorvegliare i confini, perchè quell'altro prato con l'erba più alta invece non viene lasciato alle pecore. E l'altro? Il padrone non ha ancora deciso, verrà a dire qualcosa più tardi nel pomeriggio.
 

Quassù sembra quasi di essere già in montagna. La pianura è laggiù, si confonde nella foschia e nello smog. Il sole scalda, presto anche gli alberi apriranno le loro gemme e le colline si tingeranno delle varie tonalità di verde tenero. Guardando le pecore ed asciugando il sudore dalla fronte dopo aver finito di tirare reti a protezione di orti e piantine, si capisce che tra non molto verrà anche il momento della tosatura.
 

I pastori mangiano pranzo davanti alle case dell'anziano contadino, con il sole che asciuga ombrelli, giacche e sovrapantaloni stesi un po' ovunque. Poi, nel pomeriggio, viene il momento di spostare il gregge più avanti, sull'altra sommità della collina, tra le vigne ed i boschi di castagno. I prati sono profumati, tra l'erba c'è abbondanza di timo serpillo. Le pecore attraversano il pascolo già brucato, puntando decise all'erba verde che spicca più avanti.
 

Con grande foga si gettano nel nuovo prato, belando e correndo, mentre gli agnelli più piccoli arrancano disperdendosi qua e là e tocca correre per recuperare quelli più confusi, che chiamano la madre e tornano indietro invece di seguire il gregge. Il pastore parla di quando, da quelle parti, ha pascolato sotto i ciliegi carichi di frutta, facendone una scorpacciata. Quest'anno non sarà più possibile, il contadino ha capitozzato le piante: "Tanto non riuscivo a raccoglierle, così in alto…".
 

Il gregge pascola tranquillo, per un po' le pecore non alzeranno la testa chiedendo di essere portate avanti in un nuovo pezzo. E' un'area di agricoltura ancora tradizionale, piccoli appezzamenti, vigneti per la produzione casalinga di vino, vecchi alberi di melo e di pero sparsi qua e là, boschi dove le castagne probabilmente le mangiano più i cinghiali che non le persone.
 

Le piccole case in pietra sparse qua e là talvolta sono abbandonate, in altri casi all'abitazione ancora utilizzata si affiancano fabbricati pericolanti, a rischio di crolli, al cui interno si trovano ancora vecchi attrezzi agricoli, carri in legno che venivano trainati dagli animali, gerle che servivano per trasportare foglie o magari anche letame. Ogni gruppo di case aveva almeno un forno e molti di questi sono ancora perfettamente conservati, anche se è passato ben più di un secolo dalla loro costruzione.

Dopo le piogge

Basta poco per dimenticare… Cos'è passata, una settimana? Erano finite le piogge, dopo giorni consecutivi di acqua, freddo, fango, finalmente ci si era svegliati con una parvenza di bel tempo e la speranza della primavera imminente. Adesso sembra tutto così lontano, eppure era solo una settimana fa.

Le pecore erano fradice, la lana intrisa d'acqua, il prato qua e là presentava vere e proprie zone paludose. L'acqua scorreva dalla vigna verso la stradina, che poi scendeva sulla strada asfaltata. In cielo finalmente il sole, qualche sprazzo di azzurro, ma le nuvole ancora non se n'erano andate del tutto. Si riponeva la speranza nelle previsioni, incerte per quella giornata, ma buone per i giorni successivi.

Anche gli animali si godevano il sole, la pioggia non piaceva nemmeno a loro! Il gregge è tornato nelle zone dove l'avevo già incontrato qualche mese fa, così anche per me non è stato difficile trovarlo. C'è qualche agnello neonato, bisognerà caricarlo quando ci si metterà in cammino. Il pastore non è ancora arrivato, come al solito ci sono vari imprevisti di giornata e si fa tardi.

Prima di mettersi in cammino, si va a tirare un po' di reti a protezione di orti, giardini, frutteti. Poi via, con le pecore affamate che belano e corrono veloci. Anche se qui nel bosco sembra ancora inverno, poco più in là si incontrerà l'erba verde, ma oggi non si può andare dappertutto per colpa del fango e del terreno troppo molle in certi prati.

Questo pendio incolto però può essere pascolato senza problemi. Non sono state queste ultime piogge a causare gli smottamenti, ma risalgono a passate precipitazioni. "Una volta era tutto prato, anche lì…", ma adesso invece c'è un frutteto con dei kiwi e bisogna proteggere le piante più piccole con delle reti, se si vuole pascolare anche quell'erba. Non ci si può ancora permettere di lasciarla stare, quindi si prendono le giuste precauzioni e si lascia che le pecore si allarghino tra le fila di piante da frutto.

Mentre le pecore pascolano, i pastori ne approfittano per pranzare, anche perchè si sta facendo sempre più tardi ed il pranzo si sposta sempre più verso l'ora di merenda. Poi si riparte, passando ancora una volta per la stessa stradina, sempre più fangosa, sempre più viscida, scivolosa. Il bosco è ancora completamente spoglio, ci sono pallidi fili di erbetta e qualche anemone che inizia a fiorire, ma niente di più. Il cielo si è nuovamente coperto e non fa caldo, la primavera si fa davvero attendere!

Una piccola transumanza lì tra le colline, per fortuna le pecore camminano senza correre e gli agnelli non restano indietro, così in coda al gregge non c'è da faticare e c'è modo persino di scattare qualche foto in tutta tranquillità. Non è difficile spostarsi lungo queste strade dove non si incontra nessuno, ma non sempre è possibile per greggi e pastori essere così "lontani dal mondo".

La fila si allunga, ormai siamo quasi a destinazione… Gli ultimi agnelli iniziano ad essere stanchi e si è dovuto caricare nell'auto una pecora troppo zoppa per riuscire a camminare da sola. Il pastore la medicherà subito, non appena saremo arrivati nei prati accanto alle case. Il terreno della pianura, il fango, la pioggia hanno lasciato il loro segno e sono numerosi gli animali che zoppicano. Ci sarà lavoro per i prossimi giorni, le mani si macchieranno di spray blu…

Si fa sera, ormai le giornate si sono decisamente allungate, ma con il cielo nuvoloso la sera sembra incombere più rapidamente. Presto verrà cambiata l'ora e così l'orario di lavoro dei pastori si protrarrà sempre di più verso le ore tarde. I prati sono verdi, ci sono fiori che iniziano a sbocciare, è la primavera, la primavera che finalmente è arrivata! Ma non tutti i prati lì intorno possono essere pascolati, ci sono alcuni proprietari che non sono daccordo e quindi… guardare, ma non toccare!

Viene preparato il recinto per la notte, poi gli animali entrano ed all'interno trovano ancora la cena, erba da pascolare prima di coricarsi a dormire. Un'altra giornata di pascolo vagante è arrivata alla fine. Un po' tutti i pastori adesso dovrebbero tirare un sospiro di sollievo, con l'erba che cresce finirà quella litania di lamentele? Non è detto… Perchè c'è sempre di che lamentarsi, ed infatti arrivano telefonate, sms. C'è chi non sa più dove andare perchè hanno tagliato i pioppeti, chi vede i suoi capretti indebolirsi e morire senza sapere come curarli, chi si vede spuntare davanti l'ennesimo divieto di pascolo…

Storie di pastori (e capretti) alla RAI – parte II

Ci siamo lasciati alle spalle il Parco di Stupinigi, dove avevamo incontrato Giorgio, e abbiamo imboccato l'autostrada per Asti. Questa giornata in Piemonte sarebbe stata l'unica per la troupe di TG2 Dossier che poi sarebbe ripartita verso la Sardegna, quindi purtroppo non li avrei accompagnati anche nel Biellese. Il giornalista mi confida che stava quasi per rinunciare al Piemonte, per questo servizio, ma poi si è fidato dell'istinto e di quel qualcosa che gli avevo trasmesso quando ci eravamo sentiti al telefono. Mi sa che era "la maladia", il "senso per le pecore", quello che fa sì che, tra l'altro, gli appassionati riescano a vedere greggi ovunque… oppure che mi porta a girarmi casualmente mentre transitiamo su di un viadotto, così scorgo il pick-up ed il rimorchio che compongono l'accampamento di Fulvio. Andiamo a pranzare ad Asti, poi cerchiamo il pastore.

Il gregge avanza sulla collina, tra l'erba ingiallita. Questi sono i pascoli di stagione, da queste parti. Nonostante l'apparenza, gli animali trovano di che nutrirsi e stanno meglio qui che in certe zone pianeggianti e fangose. Il cielo è grigio, cadeva persino qualche goccia di pioggia, ma per fortuna in questo momento sembra che il maltempo non ci infastidirà e ci permetterà di concludere il lavoro.

Dopo qualche ripresa di ambiente, avviene l'incontro con il pastore. Fulvio non è nuovo ad interviste, filmati, articoli, documentari, ma non per voglia di apparire, quanto per la sua storia, il modo in cui riesce a trasmettere l'amore, la passione per questo mestiere, la sua capacità di essere spontaneo e genuino, sia che parli con un amico, sia con un giornalista, sia davanti alla telecamera, che è come se non esistesse, per lui. Come se lì intorno ci fossero solo le sue pecore, le capre, gli asini, le colline…

I cani vengono a reclamare qualche carezza dai nuovi arrivati, Francesco e Fulvio chiacchierano ed il giornalista si fa subito un'idea del "personaggio". In seguito mi confiderà quanto abbia gradito quest'incontro. "All'inizio uno fa delle domande generiche, di circostanza, ma poi il bello è vedere quel che viene fuori." E con Fulvio gli argomenti e le ispirazioni non sono mancate. La transumanza a piedi, una vita a seguire il gregge, l'alpeggio, la famiglia, la figlia. "Volesse seguire il mio mestiere? Perchè no? Io la lascio libera di scegliere, adesso va a scuola ad Asti, ma piace anche lei, viene qui, d'estate è con me in montagna."

Sapevo che, in questa stagione, avrei trovato capretti a volontà, ma non speravo in uno spettacolo del genere. Ricordo che le capre "andavano al buc" quando ero stata su in montagna… Adesso ci sono capretti ovunque, radunati ai piedi dell'albero in mezzo al prato o sparsi qua e là nell'erba tra le pecore. Chissà se riuscirò a scattare qualche foto come voglio io? Quelle con questi diavoletti sulla schiena delle pecore? Sono anni che inseguo quelle immagini…

E' un quadro, il gregge in questo ambiente è un vero dipinto dai colori tenui. Le pecore sono belle, ben tenute, fanno la loro figura, gli agnelli sono grassi e rotondi, il pastore può essere orgoglioso dei suoi animali. E pensare che questo gregge l'abbiamo visto in montagna, sui pascoli dell'alpeggio, poi nel fondovalle, durante la lenta transumanza, nella pianura pinerolese e poi più giù, appena prima di Natale…

Nell'intervista Fulvio non ha esitazioni davanti alle domande di Francesco. E gli brillano gli occhi quando parla dei suoi animali, del crescerli, tirarli su, avere la soddisfazione di trovarsi circondato da un bel gregge, specialmente quando riesci a saziarlo, a trovare pascoli sufficienti. "Sei sempre contento…!". "Mah… mica sempre! Ci sono anche quei giorni che… Ma con questo lavoro, bisogna andare avanti!". Mi è capitato di vedere Fulvio arrabbiato, ma sfogato il nervoso tutto torna come prima. D'altra parte, per fare questo mestiere, bisogna per forza avere uno spirito adatto: se ti lasci abbattere dalle difficoltà e dai problemi, lasci perdere il pascolo vagante, un mestiere dove imprevisti ed inconvenienti sono sempre dietro l'angolo!

L'asino è caricato con la bastiera, Fulvio prende due agnelli per far vedere a cosa serve e come vengono caricati i piccoli. Spiega la necessità di tenere separati ed al caldo i neonati, racconta come la madre riconosca il piccolo dall'odore, ripete i gesti quotidiani davanti alla telecamera che lo insegue in mezzo al gregge.

Io intanto ho trovato i "miei" capretti. Eccone uno già comodamente sistemato in groppa ad una pecora che si era seduta a ruminare. La naturalezza di queste scene è quasi commovente. Spero di non rovinare l'attimo e fotografo con lo zoom, senza avvicinarmi troppo.

Altri capretti sono nell'erba secca, accucciati. Più in là un gruppetto balla e salta attorno ad un mucchietto di terra, riuscire a fotografarli è una missione impossibile, non stanno fermi un attimo.

Un altro sofà lanoso su cui trascorrere placidamente qualche minuto prima di ripartire verso i pascoli. L'erba da brucare qui è finita, ma il gregge attende il pastore, adesso impegnato con le telecamere. Sarà una sosta breve, la troupe segue Fulvio nelle sue attività, ogni tanto aggiungendo qualche domanda.

Vediamo un po' com'è questa poltrona? Salgo? Riesco a salire? Accidenti, scivolo… Ma stai un po' ferma, che io mi devo sistemare!

Ah, sì… Così sì che si sta bene. Adesso mi faccio un pisolino, che poi si riparte e c'è da camminare… Scusatemi, mi sono lasciata prendere dallo spettacolo, non si può restare indifferenti. Così come non posso restare lontano da questo mondo, dalle pecore, dal pascolo vagante, dai pastori, dalle loro chiacchiere, dagli aneddoti. Mentre Fulvio parlava, in alcuni casi sapevo già quale sarebbe stata la risposta alle domande che gli venivano poste.

Il pastore spiega, si immedesima nelle situazioni, le rivive mentre le racconta. Dice la sua sull'attualità, sul mondo che c'è lì oltre quei pascoli dove passa con il gregge. Moglie e figlia sono su Facebook. "Penso che anche quello sia buono, per i giovani, per tenersi informati, comunicare… Poi mia figlia sa quel che fa, il telefonino lo usa poco, quello che è giusto." Se la prende con la burocrazia, quello che viene imposto ai pastori. "E' mia moglie che va per uffici, lei ha tempo, io… come farei? Non capiscono, ti fanno fare la coda, poi ti chiedono di tornare, ma tu devi stare con le pecore, devono mangiare!"

Il lento pascolo vagante e, oltre la collina, il viadotto dell'autostrada con il traffico incessante, i camion che passano rombanti. La città di Asti è lì, poco lontana, ed il pastore parla dei rischi dell'inquinamento, dell'erba vicino alle strade che fa male agli agnelli, al suo senso di soffocamento nello stare in una metropoli. Capita di doverci andare, ma non è nel suo ambiente.

Ci sono anche i 17 asini e Fulvio mi spiega che ormai ci sono dei problemi anche ad allevare questi animali. "Hanno fatto l'anagrafe e devi avere il maschio con la genealogia. Io non ce l'ho, quindi non mi fanno i documenti per i puledri. Pensa che ad un certo punto mi hanno detto che i puledri non a posto dovevano essere… abbattuti! Ma ti rendi conto? Tutte queste storie per il benessere animale e poi vogliono abbattere i puledri? Ma dove siamo? Adesso sembra che l'abbiano aggiustata in qualche modo, avranno scritto <<figlio di N.N.>>, ma che ne so io se la mia soma è scappata ed è stata con qualche maschio?!?!!". Ride, il pastore, ma di fronte a certe assurdità della legge vien quasi da piangere.

Una pecora ha partorito, viene presa per essere marcata. "L'agnello lo segno dopo, quando sarà poi asciutto." Basta stare qualche ora con i pastori per vedere tante piccole quotidianità di questo mestiere. Ma solo vivendolo per lunghe giornate, settimane, anni si può arrivare a comprenderlo fino in fondo, andare oltre la poesia, il romanticismo, le apparenze positive e negative che derivano dal primo impatto.

Ci salutiamo velocemente, le pecore devono essere condotte altrove, qui il pascolo è finito. "Che personaggi, che storie…". Siamo tutti soddisfatti, resta l'attesa per vedere il risultato finale del filmato. Giorni e giorni di riprese, viaggi, chilometri, interviste, per ottenere poi 50' di trasmissione. Dovrebbe andare in onda nella giornata del 6 marzo, a TG2 Dossier, ma comunque mi faranno sapere. E poi si potrà rivedere qui sul sito RAI.

…e alla fine venne notte!

Dopo qualche incertezza sulla strada giusta, perchè avevo preso sì la prima strada a destra, ma quella nell'anvers e non quella nell'andrit… sono arrivata al gregge. Ero stata chiamata per dare una mano a spostare le pecore, visto che c'era da "fare strada" e qualcuno in più per segnalare gli spostamenti, mandare avanti agnelli, spostare macchine, fa sempre comodo. Ero arrivata per tempo, ma poi, tra una cosa e l'altra, alla fine il tempo passa sempre veloce.

Quando finalmente erano state tirate reti, spostati recinti ai montoni che si trovano più su sulla collina, dato da mangiare ai cani, preso un caffè che non poteva essere rifiutato (ahimè, io metto sempre tutti in difficoltà, non avendo questo vizio), portato le auto più avanti, rientrati a piedi… eccoci finalmente pronti a metterci in cammino. Il gregge sembrava stufo di stare lì, anche se di erba a terra ce n'era ancora. I pastori caricano gli agnelli, poi decidono come fare per uscire da quel prato.

Non è una mossa facile, la stradina è stretta, la riva è ripida, conviene andare giù un pezzo e poi tornare su, per evitare che gli animali saltino dal di sopra vedendo le compagne e rischiando di farsi male. Ci sarebbero alcune belle foto da fare, ma non si può, le priorità sono altre. Gli agnelli che restano indietro, qualche pecora che va a cacciarsi dove non dovrebbe, e poi soprattutto quella manovra un po' strana, un'inversione di marcia che disorienta gli animali. Un pastore va in giù, l'altro raggiunge la stradina e poi prova a chiamarle su. Qualcuna lo segue, le altre si ammassano spingendo ed io mi trovo in mezzo, cercando di spaventarle per indurle a cambiare direzione. Faceva freddo? Adesso non più! Quando anche l'ultima pecora si sarà incamminata dalla parte giusta, sono già sudata.

Adesso sono da sola in coda al gregge. Per il primo tratto di sterrato va tutto bene, ma poi in discesa sull'asfalto (dove si sarebbero potute scattare delle bellissime foto, ahimè!) iniziano i problemi. Davanti le pecore prendono la corsa, ci sono degli agnelli che restano indietro, un paio li carichiamo in macchina, ma che fare con la grossa pecora che avanza lentamente e bisogna spingere e pungolare continuamente? E dove sono i cani?? Dimentichiamoci le fotografiee concentriamoci sul lavoro. Alla fine, anche se a fatica, si arriva a destinazione ed il gregge si inerpica tra gli alberi, sbucando nel prato dove già erano state tirate due reti a protezione della vigna.

Gli agnelli vengono ridati alle madri, le pecore intanto brucano quella che potrebbe sembrare poca erba, ma un vero lusso a questa stagione. "Adesso noi andremmo a portare giù una macchina e preparare il recinto. Pensi di cavartela qui?". Dovrò cavarmela per forza. La vigna è protetta, gli altri tre lati cercherò di sorvegliarli, sperando che i cani collaborino e soprattutto le pecore non prendano strane iniziative. "Se sei nei guai, telefona." Speriamo che non serva!

Per fortuna il gregge è tranquillo, sono solo le capre che richiedono qualche intervento per sconfinamenti in zone non consentite o troppo rischiose per lasciare che prendano l'iniziativa, rischiando di tirarsi dietro anche le pecore. I due cani sono molto collaborativi, basta fare anche solo un cenno con la testa o con il braccio e partono per far rientrare gli animali indisciplinati. Passa il tempo, forse anche un'ora. Una donna dalle case vicine viene a farmi delle domande a cui non so rispondere. Non lo so dove andremo, dopo. "Ma perchè non le fate dormire qui?". Perchè non c'è erba a sufficienza… Perchè altrimenti, l'indomani, bisognerebbe partire a stomaco vuoto e allora… chi le ferma più? "Ah, già, altrimenti sono grame!".

Gli agnelli che hanno camminato sono stanchi e, dopo aver poppato, si mettono a riposare nell'erba, mentre le pecore intanto brucano qua e là. Mi sono allontanata per andare a far rientrare le solite capre che stavano scendendo verso il bosco in cerca di edera e rovi, così la donna è ripartita probabilmente domandandosi chi fosse quella "nuova pastora". Il cielo è nuvoloso, sta venendo sera, quando partiremo? Finalmente i cani alzano la testa, hanno sentito il rumore della macchina in arrivo.

Così si parte all'imbrunire. Ancora una volta, i momenti più belli non potranno essere corredati da foto! E' una congiura contro di me? "Anche lo scorso anno… quando siamo partiti di qui, tra una storia e l'altra, era venuta sera e siamo passati nel paese che era quasi notte." Ma non c'è preoccupazione, non c'è agitazione. Prima o dopo, le cose si fanno e si arriverà a destinazione comunque. "Ce l'hai la pila?" E' nella tasca del gilè, come sempre.

Un amico del pastore blocca il traffico indossando il giubbotto fosforescente, attraversiamo la strada trafficata, poi cerco di risalire fino alla testa del gregge per fermare gli automobilisti che potrebbero arrivare da qualche via laterale. I cani abbaiano nei cortili e dietro a siepi e cancelli. Ci stiamo avvicinando al centro del paese, le pecore camminano veloci, anzi, fin troppo veloci, e davanti dobbiamo cercare continuamente di rallentarle. Quasi ti travolgerebbero. "Guarda, hanno la bocca aperta, eppure non mollano!"

La gente sta rientrando dal lavoro, c'è abbastanza traffico. Per fortuna non è ancora proprio notte quando attraversiamo il punto più critico. Poi, lasciandoci alle spalle poche tracce, ci inoltriamo nella "periferia", diretti verso la campagna. Qualcuno osserva con curiosità, altri semplicemente ignorano la transumanza. C'è chi fa bruscamente manovra per cercare una strada alternativa, quando l'attesa sarebbe stata di pochi minuti… Ci sono poi quelli che ostinatamente restano in mezzo alla strada, anche dopo ripetuti inviti ad accostare di lato.

Ormai è sempre più scuro. Siamo su di una strada di campagna che passa tra cascine, frutteti e campi. I cani abbaiano, è una bella sensazione essere qui, anche se viene un piccolo brivido ogni volta che si avvicinano i fari di un'auto in direzione contraria alla nostra. Facciamo segnali con le pile, fin quando non vediamo che il mezzo rallenta. Chissà cosa penseranno, gli automobilisti? Qualcuno conosce il pastore: "Arrivi da me, adesso? Ci sono ancora tutti i pezzi da pascolare…". Tra qualche giorno sarà in zona, ma adesso non c'è tempo per parlare, ci si scambia solo un rapido cenno.

Nell'ultimo tratto nella campagna è ormai notte. Scatto solo più un'ultima foto al gregge mentre sta per entrare nel recinto, con l'auto di "scorta" a chiudere la transumanza. Le reti sono già state tirate, così c'è solo più da dar giù gli agnelli e controllare che gli altri abbiano poppato. "Hai fretta? Finisco qui e poi ti riporto alla macchina…". E' quasi tutto a posto, bisogna nutrire i cani, fare un recinto a parte alla pecora che ha partorito i due gemelli. Poi il pastore passa in una cascina lì vicino dove ha ricoverato una pecora con un agnello che deve essere allattato con i biberon. Quattro chiacchiere con il contadino e poi la giornata è davvero finita.