Certi giorni passano veloci

Quando le cose vanno bene, il tempo passa veloce, i giorni scivolano via ed in un attimo ti accorgi che è quasi ora di transumanza, di camminare verso le montagne. Ti sembra quasi incredibile, specialmente adesso, in quest'anno, in questa primavera così diversa, anche se per altri versi simile a tante altre.

L'erba è cresciuta, i fiori hanno iniziato a punteggiare i prati, le graminacee hanno allungato le loro spighe, così tanto da venire coricate dopo un temporale. In questa stagione ci sono pastori che pascolano solo più all'ombra dei pioppeti, lungo i fiumi, mentre altri hanno l'opportunità di pascolare in piccoli prati dove il gregge è ancora prezioso per "fare pulizia".

Per salire in montagna servono cani, buoni cani, cani che lavorino e che non ti facciano sgolare troppo. Chissà cosa succederà quando le nuove leve si troveranno in quota, sui pendii ripidi anzichè tra pianura e colline? I cani più vecchi hanno già lavorato tutto l'anno, magari lassù decideranno di riposarsi! Questo cucciolo promette bene, ma non è ancor detto che anche da adulto mantenga le sue capacità.

Ci si sposta di prato in prato, a volte sotto il sole, a volte con odore di pioggia nell'aria. Una strana primavera, con un assaggio torrido troppo anticipato, poi di nuovo aria fredda, nuvole, piogge. In questo gregge il pastore tosa le proprie pecore, ma il lavoro sembrava non finire mai… Ed il tempo incerto non aiuta affatto!

Vie secondarie, piste nei boschi, un mondo che pochi conoscono, forse solo quelli che abitano da queste parti, e nemmeno tutti. Le pecore avanzano sicure dietro al pastore: si fidano e poi ricordano la strada. In un anno, capita magari di passare più volte per gli stessi percorsi, in stagioni differenti. Qui bisogna fare attenzione agli agnelli, che non restino indietro, che non si perdano tra rami e foglie.

A volte il cammino è più lento, a volte una corsa frenetica che mette a dura prova gli ultimi della colonna: generalmente si tratta di agnelli o di animali con qualche acciacco. Poco per volta però arrivano tutti e raggiungono il nuovo pascolo. Ormai, con l'erba che c'è, anche un piccolo prato tra case ed alberi permette una lunga sosta.

Gli agnelli spariscono addirittura nell'erba! Loro brucano qualche fogliolina, ma l'alimento principale ancora per qualche tempo sarà il latte materno. Stanchi per la camminata, per il sole, dopo poco si coricano nell'erba. Per quel giorno si era arrivati a destinazione, ma quando bisogna ripartire per spostarsi altrove, spesso è necessario andar loro vicino e svegliarli. Guai se non vedono immediatamente lì accanto altri agnelli o pecore, il rischio è che scappino terrorizzati nella direzione sbagliata. E allora son dolori per il pastore che è in fondo al gregge e che deve cercare di riprenderli!!

Con quest'aria di primavera capita di trovarsi in luoghi del genere, che a vederli sembra un  quadro. E' un giorno di festa, ci sono amici e parenti in visita. Si chiacchiera, si scherza, le pecore sono ben allargate nel prato a pascolare placidamente. Ma poi, quando arriva la sera, tutti se ne vanno, salutano, si scambiano arrivederci ed inviti a cena. Il pastore invece ne avrà ancora per diverse ore, prima di concludere la giornata e potersi sedere a tavola, così stanco da addormentarsi quasi sul piatto.

Altre giornate, cielo in battaglia con ancora aria di pioggia. Il gregge pascola tra i rovi, laddove un tempo era tutto prato e dove ora avanzano cespugli. Si spera che questi interventi di "pulizia" naturale riescano a contenete almeno un po' l'espansione della vegetazione. Un tempo quassù tutti avevano qualche animale, ogni lembo di terra era prezioso come pascolo, come prato per il fieno, ma ormai… C'è solo più quel gregge che passa ogni tanto, una o due volte all'anno.

Ancora pioggia, ancora temporali. La temperatura si abbassa drasticamente, da qualche parte deve aver grandinato. Vento, tuoni lontani, nuvole che si rincorrono. Anche questa è primavera, si spera che poi almeno l'estate sia buona, senza troppo maltempo, senza troppa nebbia.

Un altro giorno, un'altra volta ad aprire il recinto per dare il via ad una nuova giornata al pascolo. L'erba non manca, ma ci sono altre difficoltà. Spostare il gregge con agnelli piccoli al seguito, c'è anche un capretto appena nato, riusciremo nell'impresa senza che nessuno resti indietro o si perda tra un cespuglio ed un frutteto macchiato dalle chiazze gialle dei prodotti chimici?

Questo frutteto invece è già stato tagliato, prossimamente verranno estirpate le radici e portata via la legna, i rami. Il padrone ha chiesto al pastore di pascolare l'erba, ma non è semplice, in quell'intrico! Sono anche stati lasciati alcuni alberi di renetta, quelli non sono stati abbattuti, e bisogna fare attenzione che le pecore (ma soprattutto le capre) non vadano a mangiarne le foglie, i rami più bassi. Certo, sarebbe più facile pascolare in certi incolti immensi che ci sono giù in pianura…

L'eredità dei temporali è una fanghiglia scivolosa incisa dalle unghie delle pecore. Camminare dietro al gregge dove gli animali sono passati già quattro volte nel giro di due giorni è quasi un'impresa di equilibrismo. E via di nuovo, in cammino, giù per il bosco, sempre sperando che nessuno resti indietro, che il gregge cammini compatto. Poi ci si sposterà ancora lungo altre piste, diretti ad altri pascoli.

La meta finale di una di quelle giornate iniziate con nuvole ed aria fredda è un podio là sulle colline dove, guardando in su, si può quasi immaginare di essere già in montagna. Invece no, manca ancora qualche settimana e, in quelle settimane, ci sono tante faccende da sbrigare, tra burocrazia e piccole grandi cose che non possono essere rimandate. Ci si augura che il cielo abbia l'identico colore blu, nel giorno della transumanza…

Una settimana torrida

Il tempo, il clima, offrono sempre infiniti spunti di conversazione. A volte servono a gente che non sa bene come mettere in piedi un discorso, a volte sono oggetto di preoccupati dialoghi scientifici. Per i pastori, che ogni capriccio del tempo lo vivono immediatamente sulla loro pelle, la metereologia è uno degli elementi base della giornata.

C'è stata una settimana torrida, con giornate di bel sole, caldo, poi caldissimo. I primi giorni volentieri si toglievano maglie e camicie, ma poi iniziavano ad esserci le prime dolorose scottature sul collo e sulle spalle, impreviste nel sole di inizio aprile. Ma a stupire era soprattutto quel caldo che già ti spingeva a cercare l'ombra, quel caldo che ti toglieva le forze, che rendeva un forno l'auto lasciata parcheggiata sul bordo di una strada, di fianco ad un boschetto, accanto ad un prato.

Le pecore pascolavano felici nelle ore del mattino e del pomeriggio, cercando poi l'ombra a metà giornata, così come accade nel mese di maggio, prima di partire verso l'alpe. Il prato è inframmezzato da pianticelle di castagno ben protette sia dal gregge, sia dai caprioli che escono dai vicini boschi. Spesso si vedono piante già scortecciate ancor prima che arrivino le pecore ed il pastore spera sempre che il proprietario lo sappia e non incolpi poi i suoi animali.

L'aria tiepida, i colori della primavera, è davvero un momento splendido, specialmente qui sulle colline, dove l'aria è più limpida rispetto alla pianura. Ma è un momento rapido, i fiori di ciliegio durano pochi giorni, poi il vento si porterà via i petali. Ed il vento arriverà davvero qualche giorno dopo, un vento freddo che seccherà la terra e farà rinpiangere il caldo dei giorni precedenti. "Il tempo non è più a posto…", senti dire spesso. In effetti lo sbalzo termico sarà davvero forte, tutto nel giro di pochissimi giorni.

Adesso nei prati stai più a lungo, non è più come quando in pochissimo tempo si esauriva l'erba e bisognava già spostarsi. Con l'abbondanza di erba che c'è in giro, c'è da restare nei pezzi tutta la mattina, spostandosi poi nel pomeriggio. Già, quell'erba che però viene vecchia, come si diceva, e dura, con spighe in fiore… Ma peggio ancora è vedere come la gente combatta l'erba spargendo diserbanti e disseccanti sul bordo della strada. Subito non lo noti e passi con il gregge, poi ti accorgi che un animale, due, tre hanno lo sguardo fisso, iniziano a perdere bave dalla bocca. Qualche giorno dopo vedi un tratto con l'erba gialla e secca lungo la strada, e non è solo effetto del vento e del sole. "Dovrebbero vietare di usare quelle porcherie!!", impreca il pastore. "Non dico solo per le pecore, ma passa un bambino, strappa un filo d'erba, lo mette in bocca…".

Un altro prato con l'erba davvero alta. Le pecore lì ne avranno per tutto il pomeriggio, ma per la sera bisogna spostarsi altrove. Il giorno dopo il pastore ha bisogno di qualche ora libera e, dopo quei prati sulle colline, lo aspetta un grosso prato più in basso, dove per qualche tempo non bisognerà affrontare lunghi spostamenti Il trasferimento avverrà quando ormai sarà praticamente notte, un cammino nel bosco, lungo piste e sentieri, cercando di non scivolare e non prendersi troppi rami in faccia, seguendo le macchie chiare delle pecore, perchè di luce ormai non ce n'è più, lì nel bosco.

Il grosso prato in effetti dura per diversi giorni, quelli più caldi. L'effetto delle temperature elevate si vede ovunque, con il verde tenue e le chiazze bianche dei ciliegi che risalgono le pendici delle montagne, mentre la neve si ritira, si scioglie, riempie i canaloni con le ultime valanghe. Ci sono ancora così tante cose da fare prima della transumanza, ma questo caldo fa capire che alcune non possono essere rimandate all'infinito, bisogna darsi da fare ed iniziare ad entrare nell'ordine di idee che la primavera passerà veloce, volerà via in un attimo.

In quell'erba così alta salta e starnutisce il nuovo arrivato, mentre il polline gli cosparge il pelo. Bill è qui da pochi giorni, ma sembra che si stia ambientando bene. Chissà se verrà un buon cane da lavoro? Il viaggio per andarlo a prendere è stato lungo, ma si è trattato anche di un'occasione per fare una gita ed andare a trovare un'amica.

Piccoli spostamenti dal recinto ai pascoli, è quasi una pacchia, non fosse che comunque bisogna tirare reti a protezione di alberi da frutta, vigneti, giardini confinanti con il prato. Le giornate si stanno allungando sempre più, ma c'è spesso così tanto da fare che alla sera si è sempre più stanchi ed al mattino la sveglia suona inevitabilmente troppo presto.

Quel pomeriggio ci sarà anche un altro arrivo. Il gregge si prepara ad ospitare Mirka. Quest'estate dovrà dimostrare la sua efficacia nella difesa contro i lupi. La speranza è quella che non ce ne sia bisogno, che i predatori se ne siano andati, ma è più che altro un'illusione, perchè dalle vallate continuano le segnalazioni di avvistamenti del predatore. La veterinaria che segue l'inserimento di questi cani spiega al pastore come gestire Mirka nei primi tempi. Si valuterà la sua convivenza con gli altri cani e con il gregge, in modo da avere un animale efficiente quando si salirà in alpe.

Il primo incontro è con gli altri maremmani, che un po' le abbaiano, un po' la annusano, mentre i cani da lavoro non mostrano di essere particolarmente interessati. Un buon maremmano non deve allontanarsi dal gregge, deve essere aggressivo con i predatori, ma non con i turisti, non deve arrecare danno alle pecore, anche solo giocando.

L'ideale sarebbe che se ne stesse lì senza far niente tutto il giorno, con l'unico compito di controllare, sorvegliare, ed entrare in azione in caso di necessità. I veterinari se ne vanno, Mirka sembra triste per essere stata "abbandonata" lì, ma non bisogna nemmeno viziarla con coccole e carezze, altrimenti si rischia di avere un cane che andrà incontro scodinzolando ad ogni visitatore, tralasciando il suo lavoro di sorvegliante.

Ancora qualche ora al pascolo nel tardo pomeriggio, quando il sole si abbassa e finalmente fa meno caldo. Non c'è stata una nuvola in cielo nel corso di tutta la giornata. L'aria adesso è tiepida, più fresca in basso verso il ruscello, ancora calda come d'estate in alto sulla collinetta, accanto ad un terrapieno o un muro in pietra. Ci si interroga su quanto potrà durare ancora questo caldo, mentre le previsioni del tempo annunciano un cambiamento a breve. Qualche goccia di pioggia non farebbe male, anche se il rischio è quello che venga piegata l'erba ormai troppo alta.

Si tiene sotto controllo il cucciolo, si guarda come si comporta la cagna in mezzo al gregge, ed intanto un giovane capretto maschio dimostra a tutti di che pasta è fatto, prendendo a testate una pecora. Il piccolo non cede, mettendo in fuga la malcapitata e avanzando tutto tronfio. Sicuramente un bel caratterino!

Un esemplare del genere di certo non sarà tra quelli che verranno venduti per Pasqua! Mentre il capretto stabilisce il suo predominio, si finisce di spostare le reti del recinto per la notte. Adesso la sera è fresca, fortunatamente le notti non sono ancora così torride come d'estate, anche se in giornata si sono raggiunti e superati i 30°C! Quando i pastori chiameranno le pecore nel recinto sarà ormai notte, poi c'è ancora da dar da mangiare ai cani, che ormai sono aumentati di numero, mungere qualche capra, controllare che un paio di agnelli abbiano succhiato latte a sufficienza…

Una riflessione, annunci, varie…

Due settimane fa ho ricevuto una lunga telefonata da un amico dell'Emilia Romagna, un pastore che avevo conosciuto lo scorso anno. Mi ha raccontato le sue peripezie estive, l'autunno, l'inverno. Finalmente adesso, affacciato sulla primavera, mentre era sull'argine di un fiume ("Dove ovviamente non potrei stare… perchè ce n'è sempre una!"), mi ha chiamata. Sua moglie ogni tanto va a trovarlo, porta il computer, guardano insieme questo blog.
 

"Sai, quest'anno cambio montagna, cambio regione! La scorsa estate… un inferno! Ottanta me ne ha prese, il lupo! Maremmani o non maremmani… Con la nebbia e le montagne che ci sono su da noi… E la vuoi sapere l'ultima? Sono venuti i veterinari e mi hanno detto che avrebbero dovuto farmi la multa! C'è una legge del benessere animale per la quale, se il lupo ti mangia le pecore, fanno la multa a te! Se vuoi te la cerco, ti faccio sapere."
Me la sono cercata io, grazie anche ad altri amici dall'Emilia, uno dei quali questa multa l'ha pagata davvero! Dlgs 146/2001, "Attuazione della direttiva 98/58/CE relativa alla protezione degli animali negli allevamenti". Interpretando questa legge… se "ti fai mangiare gli animali dal lupo" è come se non fossi stato capace a custodirli adeguatamente. Così recita uno dei verbali che sono stati fatti a Dino dell'(ex) azienda di Casa Capuzzola. "Visto il numero di episodi di predazione dal 12 maggio 2010 a tutt'oggi, vista la delibera della Giunta Regionale prot. n. 416/02 e succ modificazioni, si prescrive la messa in atto di idonee misure in funzione delle necessità per il caso specifico al fine di garantire un riparo adeguato dai predatori così come previsto dal DLeg 146/2001."
Speriamo solo che le altre Regioni non recepiscano allo stesso modo la legge… perchè altrimenti non so come reagiranno i pastori!! Non è che, se il lupo ti prende le pecore, sei TU che non sei capace a proteggerle. Chi pensa questo non ha mai visto un pastore piangere o trattenere a stento lacrime di rabbia e di dolore davanti ad un suo animale ucciso da un predatore (cane, lupo o quel che è).

 

Argomento più leggero, adesso. Enrica di Vico Canavese (TO) cerca una casa per queste cucciolotte. La madre è un ottimo cane da pastore con capre e vacche. Contattatela!

Per finire, una fiera. Mi è stato confermato che non ci sarà la Fiera della Pezzata Rossa di Oropa a Biella, non so ancora nulla su quella della pecora biellese a Cossato, ma questa domenica, 3 aprile 2011, a Sandigliano (BI) si terrà l'annuale Fera d'la caplina. Qui il programma.

Se a qualcuno interessa

Giornata di nebbia fitta, l'ideale… visto che sto per andare ad incontrare una troupe di TG2 Dossier per realizzare un filmato sulla pastorizia. Speriamo di trovarli, i pastori!

Due rapidi annunci: a qualcuno (in Piemonte) interessa una femmina di pastore maremmano di 7 anni di età, abituata a stare con le pecore? Attualmente soffre per la lontananza dal gregge e la sua padrona sarebbe felice di cederla a chi può impiegarla in modo opportuno. Contattatemi.

Un'allevatrice del Cuneese vende montoni di razza frabosana-roaschina resistenti (orecchino bianco) e semiresistenti (orecchino giallo) alla scrapie. Contattatela per informazioni. 346-7622705

E voi che mi dite?

Da quest'anno mi sto occupando di pastorizia non solo per passione, amicizia, "malattia" e tutto il resto, ma rivesto anche un ruolo ufficiale nel progetto PROPAST della Regione Piemonte. Cercherò quindi di portare ai "piani alti" tutto quello che ho imparato sul campo, tra i pastori, facendo la pastorella io stessa. I miei contatti diretti, il fatto che io parli "la loro stessa lingua" dovrebbero facilitare certi aspetti del mio lavoro, specialmente il dialogo, la comprensione/comunicazione delle problematiche.
 

Per chi fosse interessato a saperne di più sul progetto (Sostenibilità dell'allevamento pastorale: individuazione e attuazione di linee di intervento e di supporto), lo presenteremo ufficialmente al pubblico sabato prossimo, 19 febbraio, ore 9:00, presso l'Istituto Lattiero Caseario di Moretta (CN). Siete tutti invitati, specialmente gli allevatori, che potranno partecipare al dibattito conclusivo con le loro esperienze, segnalando problemi, emergenze, portando dei suggerimenti, delle necessità.
 

Nell'ambito del progetto, abbiamo iniziato a raccogliere informazioni sul territorio organizzando degli incontri. Il primo è stato in Valle Stura di Demonte, dove la Comunità Montana, come già vi ho raccontato molte volte, ha fatto tanto per il sostegno di questa attività, vitale per l'economia, il tessuto sociale, culturale e storico della valle. Dall'incontro, a cui hanno partecipato moltissimi allevatori (di ovicaprini e di bovini) della valle, sono emerse tante interessanti informazioni. Molte delle "solite cose", ma anche alcuni punti che, a mio giudizio, devono far riflettere.
 

Non vi racconto tutto qui, anche perchè fa parte del lavoro che dovrò fare "mettere insieme i pezzi" e ragionarci su. Volevo però chiedere a voi lettori del blog, tra i quali so esserci tanti allevatori e pastori, non solo in Piemonte, alcune informazioni per completare il quadro che è emerso. Proseguiremo altrove gli incontri, per confrontare esperienze e problematiche, anche se dei temi di fondo comuni sicuramente li troveremo in ogni valle. Quello che mi ha stupita maggiormente sono stati due punti riguardanti il "problema lupo". La Valle Stura è stata una delle prime ad essere interessata dal ritorno del predatore, quindi qui dovrebbe esser stato fatto un lavoro di informazione e prevenzione molto più profondo ed accurato che altrove.

Non stiamo a ripetere per l'ennesima volta come e quanto il lupo ha mutato e trasformato l'economia pastorale della valle. Mi volevo soffermare sul fatto che solo un'allevatrice tra i presenti utilizza i cani da guardiania e tutti si sono espressi contro le recinzioni mobili elettrificate per il ricovero notturno delle greggi. Sono stati fatti dei recinti fissi nei pressi delle abitazioni d'alpeggio, dove le greggi vengono ricoverate tutte le sere, con conseguenti problematiche (diffusione delle infezioni, minore resa dell'animale, accumulo di fertilità, sentieramenti, ecc…). Gli allevatori dicevano che i recinti mobili non servono perchè le bestie, spaventate dal lupo, li sfondano. Qualcuno ha esperienza diretta in merito? La mia esperienza, per quel che può valere, è che recinto + cani da guardiania all'interno è una soluzione efficace per il ricovero notturno. Ovviamente dev'essere fatto bene, con cura, facendo attenzione alla sua collocazione. Poi mi potete dire che le reti bisogna portarle su in alto in qualche modo (a spalle… a dorso d'asino…), idem la batteria. Potete dirmi che i cani mangiano (e quindi bisogna portare su pure il cibo) e costano… I cani, parliamo di loro. Alcuni allevatori dicevano: "Dove siamo noi non possiamo tenerli, passa troppa gente." Facciamo un po' di chilometri, passiamo in Francia, dove incontriamo nella vallata confinante migliaia e migliaia di pecore, in una zona ad altissima frequentazione turistica ed escursionistica. Ogni gregge ha i suoi patou, ci sono i cartelli che avvisano della presenza dei cani e spiegano al turista come comportarsi. Quando io ci sono stata… non ho avuto alcun problema. Secondo me in Italia il problema sono in primis i turisti stessi, da soli o accompagnati dai loro cani, spesso non al guinzaglio! E poi l'errato inserimento dei cani da guardiania, non addestrati adeguatamente. Il cane giusto non è pericoloso, a meno che sia il turista a commettere degli errori.
Aspetto vostri commenti su questi due aspetti, commenti di esperienze vissute in prima persona. Grazie!

Una gara estiva

Alle prese con impegni, problemi lavorativi ed altro, oggi velocemente utilizzo del materiale che mi aveva inviato Arianna C. quest'estate.

"Ti allego qualche foto della gara di cani da pastore che si è tenuta il 21 Agosto a Costa Pallio, sopra Morterone, Lecco. Purtroppo non ho uno zoom potente e quindi in quelle lontane non si vedono bene i cani. La gara si è svolta su mucche e su ovini. E c’era molta gente, sia gitanti vista la concomitanza con una festa di Morterone, sia pastori venuti appositamente per la gara. C’è stato qualche disguido e qualche polemica sui punteggi ma credo che siano cose che avvengono anche in altre gare."

Da queste immagini possiamo vedere come di gente ce ne fosse davvero tanta, segno che anche queste manifestazioni un po' particolari possono attirare un buon pubblico di curiosi e di appassionati. E tutto serve per avvicinare al mondo degli allevatori, degli alpeggi… Sono le occasioni giuste per far capire qualcosa di questo mestiere. Per esempio, quanti sono quelli che affermano che "i pastori maltrattano e picchiano i cani"? E' una frase che ho sentito più volte. Certo, ho visto singole persone percuotere cani, sia in situazioni particolari, sia "gratuitamente". Ma non sarebbe un po' come dire che tutti i genitori picchiano i bambini, vedendo in un'occasione un padre o una madre assegnare due sberle al figlio? In queste gare invece si può vedere qual è il legame profondo tra cani e padroni, la sintonia, l'obbedienza e l'affetto.

"Comunque a me è piaciuta molto, soprattutto il lavoro sulle pecore in quanto gli animali stavano sempre molto vicini tra loro e quando il cane lavorava bene le faceva girare in un cerchio concentrico che quasi faceva girare la testa. Sulle mucche invece, forse perché non stanno molto unite o perché bestie “dure” come diceva il pastore, il lavoro del cane era meno comprensibile ai profani come me."

"Mi piace molto quando il cane si ferma e si gira nella direzione del padrone per capire cosa deve fare e poi parte a razzo per eseguire l’ordine. Ci son stati cani che son partiti e poi si son seduti e non hanno più fatto niente. Un altro è partito bene ma puntava il laghetto dove si è buttato a rinfrescarsi, un altro è scattato ma nella direzione opposta alla mandria… Beh, un po' di tutto.
Fantastici i guinzagli utilizzati! Cordini, spaghi, catene… diciamo che è un ambiente in cui si guarda alla sostanza! Ho fatto foto soprattutto ai cani, era presente anche il cane vincitore a Croce Domini, mi pare sia arrivato secondo.
"

"Nel gregge di pecore vedrai anche una manzetta: è cresciuta con loro e non vede ragioni a stare con i suoi simili.
Pensa che han fatto una lotteria: primo premio un pony!
Io sono arrivata presto all’alpeggio e ho aiutato a servire il pranzo e poi mi sono fermata a cena e il pastore mi ha raccontato il vostro incontro. (
ci eravamo incontrati qui, al Passo di Crocedomini, ndA). Continua a dirmi di fare un libro! Figurati… Sai, tutte le volte che vado a trovarli mi sento accolta quasi come una di famiglia e non avviene in tutti gli ambienti."
Grazie ad Arianna per la sua testimonianza ed il suo racconto. Sarebbe bello che ancora più persone si avvicinassero con umiltà e curiosità al mondo degli allevatori, senza pregiudizi e preconcetti, in modo che si possa lavorare tutti insieme per far conoscere, per aiutare, per sostenere, evitando assurde polemiche e ripicche!

Amici con la passione

Di nuovo di fretta, stamattina. Avrei tante cose di cui parlarvi, ma rimandiamo. Così anche oggi ricorro ad alcune foto di amici.

Questa ce la manda Fernando dall'Abruzzo, è Alissa, il suo cane pastore Maremmano-abruzzese a Campo Imperatore. Il nostro amico ci promette anche una foto scattata ai lupi, solo che in quell'occasione aveva una macchina non digitale, quindi aspettiamo pazientemente lo sviluppo del rullino.

Queste altre tre foto invece arrivano dalla Val Maira. Alberto, un ragazzo di Dronero, ci ha già scritto altre volte, parlandoci della sua grande passione per gli animali e per le capre. Questa volta le foto ci fanno vedere la sua nuova stalla.

Il suo allevamento si sta ingrandendo: "Ora sono arrivato a 10 capre tra cui 9 capre e 1 becco!! Quando ti avevo scritto per la prima volta ne avevo 4!! Continuo ad allevarle e comprarne… Speriamo che continui."

Qui Andrea è in compagnia di suo papà, anche lui appassionato di capre. Che dire… è bello vedere questi giovani con la passione, no? Tanti sono quelli che, come vi ho già detto, mettono le loro foto in rete su Facebook. Molti di loro verranno intervistati per il mio nuovo libro. E voi, avete una vostra storia da raccontarmi, una storia di lavoro e passione con gli animali? Oppure conoscete dei giovani (sotto i 30 anni) che mi volete suggerire per un'intervista? In Piemonte e Val d'Aosta, per motivi logistici… Lasciate un commento qui sotto, oppure scrivetemi.

Teoria e pratica: come "convivere" con il lupo?

Venerdì scorso sono stata ad Usseaux (Val Chisone, TO), per un interessante incontro riguardante il problema del lupo. La riunione era stata indetta dal Comune, visti i ripetuti attacchi (su ovicaprini e bovini) che hanno caratterizzato l'estate 2010. Ci tengo a sottolineare come, sul territorio di alpeggio di Usseaux, salgano non solo animali transumanti che provengono dalla pianura, ma esistano anche aziende agricole che hanno pure la sede invernale nel paese e nelle sue varie borgate. Quella che è in pericolo pertanto è l'economia montana a 360°, poichè capre e pecore brucano (brucavano!) anche a quote inferiori, facendo manutenzione ad impatto zero, inoltre è necessario sfalciare i prati per il loro mantenimento, ecc, ecc, ecc… Su questo incontro leggerete poi un articolo che ho scritto per Ruralpini. Al momento non è ancora stato pubblicato, ma avverrà a breve. (QUI

Vi voglio però parlare in modo specifico di una chiacchierata/intervista che ho fatto qualche giorno fa. Durante l'incontro di Usseaux, i tecnici del Progetto Lupo hanno più volte detto come la situazione più problematica dell'estate 2010 è stata quella della Val d'Angrogna (vallone laterale della Val Pellice – TO). E così sono andata a cercare il pastore direttamente interessato per chiedergli alcune cose che non mi erano ben chiare. L'ho trovato con il suo gregge ancora alle pendici delle montagne, restio a scendere verso la pianura. Aveva appena dato il pezzo alle pecore e gli animali mangiavano l'erba che emergeva tra la neve.

Avevo cercato di raggiungerlo in alpeggio, quest'estate. Ma, se vi ricordate, ero stata sconfitta dalla nebbia, dalle tracce di sentieri quasi inesistenti, dai versanti ripidi, dai suoi accorgimenti per bloccare le pecore al fine di evitare che, al rientro nel recinto, si disperdessero senza imboccare l'entrata tra le reti. Ne avevo parlato qui. Montagne tutt'altro che facili, quelle! "Se avessi avuto solo le mie pecore, senza quelle in guardia, a luglio sarei sceso! C'è la passione, ma… a fare una vita così, dopo un po' non ce la fai più!". Claudio mi racconta che, quando si era spostato verso la parte più alta dell'alpeggio, erano iniziati gli attacchi.

C'è spesso la nebbia lì, quindi il lavoro è ancora più difficile. Per due volte in cui sono stata su quella montagna… due volte ho trovato nebbia! Era stato così già nel 2005, quando cercavo Claudio per intervistarlo per "Vita d'alpeggio". "Non posso far pascolare le pecore tutte insieme, su una montagna così. Devo lasciare che vadano loro dove vogliono, quindi si dividono, e allora come fai? Tenerle tutte insieme è pericoloso per le pietre, poi non riescono a mangiare. Ma se si dividono, nella nebbia, poi avere quanti cani vuoi… Su una montagna come quella, una montagna dritta, sporca… L'ho visto, il lupo. L'ho visto che aspettava, sembrava proprio che aspettasse la nebbia per muoversi, per attaccare!"

Claudio ha avuto una ventina di animali uccisi, in parte suoi, in parte di altri proprietari che glieli affidano per l'estate. Poi ci sono stati degli attacchi al gregge di Sergio a Crevlira, alle greggi sul versante oltre la cresta, in Val Germanasca (Laz Arà e Lausun), ed ancora quelli all'alpe Caugis. Ma mi rivela che l'altro pastore in Val d'Angrogna ha avuto ripetuti attacchi, però non li ha denunciati. "E' sbagliato… Non bisogna denunciare tanto per il rimborso, ma per il fatto che altrimenti il problema sembra essere minore di quello che è in realtà! E lui ha perso 40 pecore! Ha denunciato solo una volta, proprio perchè sono andati loro a chiedergli… Lui è stato l'ultimo a venire via, quando sono scesi tutti, hanno colpito solo più le sue pecore."

Chiedo a Claudio se ha ricevuto qualche forma di assistenza, durante l'estate. Lui su è da solo. "Sono venuti per gli accertamenti alle bestie morte. Mi hanno dato delle reti, una batteria. Mi hanno parlato dell'aiuto pastore, ma… sarei poi a posto a tenere una persona su dove sto? Perchè all'Infernet sai come sono le baite… Non c'è niente! E' già tanto se stanno in piedi! Poi io non potrei permettermi di pagare una persona. Su una montagna così, chi vuoi che stia? Tocca poi ancora andare a cercarlo, l'aiuto pastore! Già così a volte arrivavo alle baite dopo mezzanotte, per cercare di tirare insieme tutte le pecore. Sembrava quasi che lo facessi apposta a lasciarne fuori dalla rete, secondo loro! Ma non è semplice trovarle tutte, quando si dividono, quando c'è la nebbia!". Non puoi nemmeno chiuderle al pomeriggio, quando non hanno pascolato abbastanza. E' facile far teoria sulla "convivenza" con il lupo, ma poi pastori come Claudio e come molti altri sono da soli, su quelle montagne. Lui non si lamenterebbe più di tanto, se dovesse solo svolgere il suo normale lavoro quotidiano, anche se quassù si arriva solo a piedi per sentieri non così agevoli, se non c'è luce, acqua, servizi igienici e se le baite sono poco più che ricoveri precari. Ma il lupo non aiuta, il lupo esaspera, il lupo è un pericolo sempre in agguato contro cui ti senti impotente. E poi la tensione costante logora, anche se hai un'immensa passione per questo mestiere.

Questo cucciolo il prossimo anno farà il suo lavoro, lassù, affiancando l'altro cane bianco già presente. Ma i cani mangiano ed è già complicato approvigionarsi per quanto riguarda l'alimentazione umana. Lassù si arriva solo a piedi, nemmeno gli asini riescono a percorrere quei sentieri. Anni fa Claudio aveva provato con dei lama, ma poi sono morti entrambi in pianura… Qualcuno ha detto che il problema è da considerare nel suo insieme e non solo facendo risaltare i "casi pietosi". La montagna, gli alpeggi, sono costituiti da tante realtà diverse, che necessitano tutte della medesima attenzione. Anzi, non sono proprio queste realtà difficili ad avere bisogno di più sostegno? Queste montagne, venissero abbandonate dai pastori, non potrebbero essere riconvertite ad un pascolamento bovino, sono adatte solo a capre e pecore. Quindi la sconfitta di un pastore significherebbe l'abbandono totale. Si parla di piani personalizzati studiati caso per caso. Ben vengano! Ma servono soldi, servono investimenti. Ci sono? Cosa si può fare qui? Una baita nuova all'Infernet, tanto per cominciare. Un aiuto pastore valido e competente, stipendiato non dal pastore. Suggerimenti ne avrei tanti, ma… tra il dire ed il fare…

Adesso il gregge per qualche mese è tranquillo. Ci saranno giornate di neve, di sole, di vento, di gelo. Si faticherà a trovare foraggio, poi tornerà la primavera e si penserà a risalire in montagna. Per i pastori, sia per quelli vaganti, sia per quelli stanziali, l'alpeggio è sempre stato il momento più bello, più sereno, nonostante le difficoltà logistiche e territoriali. Riuscite a capire come il lupo sia per loro un problema costante, quotidiano? Non è solo il momento dell'attacco, l'animale ucciso, la perdita economica ed affettiva… E' tutto il resto. La paura, il timore continuo. Essere lì nella nebbia e non sapere cosa stia succedendo ai tuoi animali. Sono anni che lo dico e lo ripeto: cercate di mettervi nei panni dei pastori! Non è una questione che si risolve con un rimborso. Quello aiuta economicamente, ma non è tutto. E' una minima parte. Se vi portano via qualcosa a cui tenete tantissimo… a voi bastano dei soldi in cambio? "Vengano loro con me anche solo una settimana, vengano loro a provare cosa vuol dire, a vedere com'è su di là…"

Aria di neve

Stamattina c'è fuori quell'aria che sa di neve… Verso le montagne vedo brillare delle stelle, la perturbazione si sta allontanando, da qualche parte sta ancora cadendo qualche fiocco. Per ora nulla di preoccupante, ma le previsioni per domenica sono tutt'altro che rassicuranti. Certo, nevica di domenica, non c'è problema, la maggior parte della gente è a casa. I pastori no, devono raggiungere le loro greggi e poi fare in modo che gli animali trovino di che sfamarsi. L'altro giorno (25 novembre) era Santa Caterina e… le vacche avrebbero dovuto tornare in cascina. Dopodichè… l'erba è delle pecore, fino al mese di marzo.

Chissà se basta qualche foto estiva per scongiurare ancora per un po' il rischio di vedere la neve anche in pianura? Sono immagini che risalgono al mese di luglio e me le avevano mandate gli Amici del Pastore, dopo essere andati a trovarlo sulla montagna che aveva ospitato lui ed il suo gregge nella passata stagione.

Che effetto, vedere queste scene adesso, proprio adesso che sta iniziando la stagione peggiore! Il gregge al pascolo con l'erba che arriva fino alla pancia… Proprio l'altro giorno mi diceva che, se dovesse tornare sulla stessa montagna il prossimo anno, pascolerà diversamente, perchè è arrivato in certe zone quando l'erba era ormai secca, dura.

Ma uno non sa, quando cambia montagna… Inoltre su non c'erano solo le sue pecore, ma anche quelle dell'altro pastore, il titolare dell'alpeggio. Trovare la montagna giusta per il Pastore è quasi impossibile. Per lui c'era solo quella là, quella dove l'ho incontrato la prima volta, ad andare bene. Chissà poi perchè… A parte i Laghi, per il resto, c'erano più pietre che pascoli!

I cani anti-lupo hanno causato qualche problema, in estate. Non questo in particolare, ma quello bianco e nero, che conosco bene. Ovvio, con chi conoscono, sanno essere dei bestioni affettuosi… ma quando passa anche solo un ciclista a tutta velocità in mezzo alle pecore, possono essere guai seri (ed il fondoschiena del suddetto ciclista ne sa qualcosa). Però problemi con il lupo non ce ne sono stati, se si esclude una pecora.

Tornerà, tornerà anche l'estate, tornerà il momento per salire sui monti. Adesso però bisogna prepararsi (prima di tutto psicologicamente) ad affrontare l'inverno. Quest'aria di neve a fine novembre non promette nulla di buono. Chissà che inverno sarà… Si spera non come gli ultimi due!

 

In questo video vediamo il gregge al pascolo. Adesso gli Amici del Pastore non devono più fare tanti chilometri, per andarlo a trovare. Il gregge è appena dietro casa, praticamente!

Ancora una foto di quest'estate, stesso gregge, ce la manda Mari. Qui vediamo l'aiutante che ha passato la gran parte dell'estate con il Pastore. Aveva trovato un soprannome anche per lui, ovviamente! Se però arriva la neve… diminuirà la voglia di scherzare. Quando poi ci sarà il disgelo, peggio ancora. Ma c'è tempo per questo, per adesso non pensiamoci!

Confronti tra pascoli

Mi è capitato, la settimana scorsa, di accompagnare un pastore che faceva visita ad un altro… E' un evento che può succedere, anche se forse è più raro di quello che si possa credere. Perchè ci deve essere un rapporto di buona amicizia o di collaborazione, altrimenti gli incontri avvengono lontano dal gregge, in territorio per così dire neutro. E poi, come mi disse una volta un pastore: "Tra di noi siamo amici, sì… Quando abbiamo territori di pascolo molto lontani, non confinanti!"

E così gli ho fatto da guida nelle "mie" campagne pinerolesi, fino a scorgere in lontananza il gregge, le chiazze scure degli asini, il fuoristrada, il rimorchio. Bene o male, ormai conosco i posti dove passa ciascun pastore e, mentre cercavamo questo gregge, ne abbiamo incontrati altri due! Lui continuava a lodare questi posti, questo territorio. "Qui sì che è un bel posto, altro che da noi! Ma guarda che roba, che prati…". Cerco di spiegargli che il pascolo vagante non è facile nemmeno qui, ma lui continua ad osservare estasiato il panorama o, per meglio dire, i possibili pascoli. So come funziona, so che sta sognando qui il suo gregge.

Fulvio non c'è ancora, mi avvicino alle pecore, il pastore invece resta là a chiacchierare con gli altri. E' una questione di cortesia, non si va a casa d'altri a curiosare quando il padrone è assente. Esiste un galateo del pascolo vagante, della pastorizia… Come arrivo ad una certa distanza dal recinto, si materializzano tre dei maremmani, che mi abbaiano sospettosamente ed anche con una certa rabbia. Poi Pelvo mi riconosce ed inizia ad agitare la coda. Gli altri due non mi perdono di vista un attimo ed osservano i miei movimenti. Protezione dal lupo in montagna e… dai lupi a due gambe in pianura! Qui nessuno potrebbe permettersi di entrare tra le pecore…

Il gregge è tranquillo, le pecore sonnecchiano ancora. Il pascolo avviene in dei prati che vengono concessi in uso al pastore. Erba buona, erba verde, che viene brucata giorno dopo giorno. Quella che è stata mangiata nei giorni scorsi, che ho attraversato per arrivare al recinto, sta già ricrescendo… Chissà perchè ci sono persone che si oppongono al passaggio delle greggi dicendo che "rovinano" i prati! Ovvio che non dev'essere un prato appena seminato, poi dipende anche dal tipo di terreno, dalle condizioni del tempo. Ma le pecore concimano, "puliscono" l'erba che altrimenti seccherebbe e marcirebbe nell'inverno, smuovono ed arieggiano il terreno con le loro unghie.

Le capre forse preferivano altri pascoli, foglie, cespugli. Ma sono abituate a seguire il gregge in tutta la stagione di pascolo vagante. Alcune sono mescolate tra le pecore, ma la gran parte è riunita da una parte, verso la rete. Mi osservano curiose, mentre il cane continua a tenermi sotto controllo, non avendo ancora deciso se la mia presenza costituisca un pericolo per il gregge oppure no.

Gli asini sono stati divisi dal gregge ed attendono in un recinto contiguo. Un po' di pulizia e grattatine mattutine, in attesa di andare tutti quanti al pascolo dove il pastore deciderà di indirizzare il gregge in quella giornata di sole.

Un bel terzetto… Intanto arriva Fulvio, così torno verso le auto, riattraversando i prati già pascolati. Diversi uccelli si alzano in volo, stanno cercando insetti ed altro da mangiare laddove sono passate le pecore. I saluti, un po' di chiacchiere, di nuovo commenti sul territorio: "Ma da noi non c'è un posto con dei prati grossi così…"

Poi Fulvio invita l'amico a vedere le pecore e si torna dal gregge. Ormai gli animali sono in piedi, attendono di andare al pascolo. Ma per un po' dovranno ancora aspettare, perchè i due pastori iniziano una lunga "analisi", indicandosi l'un l'altro pecore, montoni ed agnelli. Vanno indietro nel tempo, parlando di altri pastori, pecore vendute ed acquistate, trovando linee di parentela tra i rispettivi animali. "Quella lì potrebbe essere la mia, ne ho una uguale!". "Ecco, sì, proprio quella, stavo per dirlo, si vede che è della razza della buonanima di…"

Fulvio gli mostra i montoni, sono soprattutto loro che danno la razza. Ovviamente due pastori potrebbero andare avanti a parlare di pecore per ore ed ore, ma poi uno deve tornare dal suo gregge e l'altro deve condurre al pascolo i propri animali. Così, quasi a malincuore, iniziano ad allontanarsi.

Ancora uno sguardo alle capre, poi agli asini. Adesso è proprio ora di andare, si sta facendo davvero tardi! Il gregge rumoreggia, attende l'apertura delle reti, iniza a reclamare il proprio pasto quotidiano!

Fulvio in quel giorno ha anche portato fuori i cuccioli di maremmano. Sono stati vaccinati ed è stato messo loro il mirochip, così adesso per loro è venuto il momento di fare l'abitudine alle pecore e, nello stesso tempo, il gregge dovrà abituarsi alla presenza di questi preziosi guardiani. Serve pazienza, per il pastore non sarà facile. Se non vengono seguiti correttamente, possono diventare anche molto problematici.

I due pastori parlano ancora a lungo di cani, di lupi, di problemi connessi alla predazione. Fulvio ormai ha una lunga esperienza con i maremmani e, nello stesso tempo, si trova a passare l'estate in un'area ad alta presenza di predatori. I cuccioli vengono scaricati ed inizia un'allegra confusione, bisogna fare attenzione che non si infilino sotto le auto. Salutiamo e ripartiamo, scelgo un'altra via per il ritorno, ed il pastore continua a commentare la bellezza di questo posto. "Quasi quasi vengo in qua con le pecore!", scherza.