Tante storie

Letteralmente non so cosa raccontarvi prima… Ma essendo piuttosto impegnata, utilizzo un po’ del materiale arretrato e do spazio a tre piccole storie che ho ricevuto da voi che seguite il blog.

Prima di tutto però un promemoria per i due appuntamenti di questa settimana con le presentazioni di “Di questo lavoro mi piace tutto”: venerdì 14 dicembre, ore 21:00, presso il Salone comunale di Brosso (TO) e soprattutto, per gli amici del Veneto, sabato 15 dicembre, ore 20:30 a San Zeno di Montagna (VR), presso Cà Montagna. Vi aspetto numerosi!!!

(Foto S.Meglia)

Tra i tanti, mi scrive l’amico Silvio, appassionato di campane, per raccontarmi di aver incontrato il personaggio di cui parlavo qui. “Purtroppo non riesco a mandarti il video che ho fatto del passaggio di quel “piccolo pastore”, una vera sinfonia per occhi ed orecchie di appassionati del genere, ma ti allego una foto di quelle capre.

(Foto S.Meglia)

Ero riuscito a dialogare un po con lui e mi aveva raccontato la storia della
provenienza delle sue cioche acquistate in gioventù quando lavorava da
manovale edile credo “lontano da casa” (Saluzzo se non sbaglio) con
tanti sacrifici  per 500 lire (credo l’una) o una cosa simile .

(Foto N.Borno)

Nathalie invece ci mandava delle foto dalla Val Pellice. “Ti mando le foto che abbiam fatto alle due campane che hanno vinto il terzo e primo premio nel concorso “vota la più bella” della festa d’autunno di Villar Pellice. Le foto ritraggono i propretari, Danilo e Didier Garnier.

(Foto N.Borno)

Nathalie giustamente vuole ringraziare anche chi queste campane le ha realizzate… “Queste sono le persone da cui sono state comprate, Walter e Silvia della Selleria Giachetti. Se vorrai aggiungerle alle tue ci farai contenti.” Eccole finalmente e scusa se ti ho fatto aspettare così tanto per vederle pubblicate.

(Foto D.Brunasso)

Attraverso Facebook invece mi scrive Davide. “Mi chiamo Davide, ho 18 anni abito a Locana, ho sempre avuto fin da piccolo la passione per le bestie. Andare a scuola non mi è mai piaciuto, adesso ho un quindicina di capre, ma lavoro da muratore perchè andare avanti solo con poche capre così sarebbe impossibile. Mi piacerebbe tenerne di più solo che lavorando è difficile.

(Foto D.Brunasso)

Ricevere tutte queste immagini e queste piccole grandi storie ogni volta mi emoziona e aiuta a dare un senso a queste pagine che giorno dopo giorno si allungano in un virtuale libro infinito. Oggi ho incontrato gli studenti di due classi dell’Istituto Agrario di Osasco e, anche se sono stati in pochi ad intervenire dopo la proiezione di immagini/presentazione del libro, mi ha fatto piacere incontrare altri giovani appassionati, anche una ragazza, Katia, che la scorsa estate ha passato una stagione in alpeggio. “Non ho animali, abito in un condominio, ma volevo fare quell’esperienza. Avevo paura di lasciare indietro tutti i miei amici, la mia vita, anche se per un breve periodo… I primi giorni è stata un po’ dura, ma poi mi è piaciuto e non vedo l’ora che sia di nuovo stagione di salire in montagna…“.

La transumanza con la pioggia

La due giorni delle transumanze (erano numerose le iniziative organizzate in tutto il Piemonte) si è svolta all’insegna del tempo autunnale, umido e talvolta decisamente piovoso. Per gli allevatori, anche se avrebbero preferito il sole, quello che era da fare si faceva lo stesso… L’afflusso di turisti invece ne ha risentito.

Vi parlerò ovviamente di Novalesa, dove ho partecipato a diverse iniziative. Ha avuto un buon successo la mostra targata ProPast “Pastori piemontesi nel XXI secolo”, che dopo questa inaugurazione verrà esposta in numerose altre occasioni. Grande pubblico anche per la presentazione ufficiale di “Di questo lavoro mi piace tutto”, tenutasi alla sera  insieme alla proiezione di un film sulla transumanza 2011 a cura di Pietro Rivetti, alla lettura di testi da parte dei bambini delle scuole ed alle evocative immagini dell’amica Barbara Stefanelli.

Il giorno successivo al mattino non si incontrava quasi nessuno per le pittoresche vie del borgo. Gli espositori stavano allestendo i loro stand e gli abitanti del paese svolgevano le loro abituali attività domenicali, ma la pioggerella sottile faceva presagire poco di buono. Intanto si rincorrevano voci sulla reale posizione del gregge, che la sera prima non era sceso a valle.

Gli stand potevano essere visitati con tutta calma, apprezzando i caldi colori naturali della lana e dei manufatti  esposti da Gaia, proveniente dalla provincia di Verbania, o i colori più accesi della ligure “La Matassa Ultravioletta“.

Giangili il cantastorie non aveva potuto installare tutti i suoi pannelli e si era rifugiato con la sua musica meccanica al riparo di un portico ed intratteneva i primi visitatori con le sue suggestioni fatte di suoni, colori e parole.

Sasha e le sue creazioni in feltro si erano rifugiate in un altro androne delle case e cortili  che si affacciavano sulla Via Maestra, dove nel pomeriggio era attesa la transumanza. Sua mamma filava, suo papà suonava, coadiuvato dai nipoti, e si continuava a guardare all’insù aspettando che smettesse di piovere.

All’imbocco della via c’erano gli amici Silvio e Tiziana (prossimi alle nozze, auguri!). Silvio d’le cioche aveva creato nuove campane per l’occasione ed ancora una volta ha voluto omaggiarmi di un nuovo elemento che andrà ad arricchire la melodia della nostra prossima transumanza.

C’era poi dell’artigianato a tema pastorale, simpatiche  idee per rallegrare la nostra casa anche senza avere animali  “vivi” a cui dover pensare quotidianamente.

Non mancavano due espositori di formaggi ed alcune altre bancarelle di prodotti agroalimentari, dai salami alle mele, dalle zucche alle patate. Ma il gregge, dov’è??? Intanto, per fortuna, nel primo pomeriggio aveva smesso di piovere ed era uscito qualche timido raggio di sole.

Forse erano state le melodie delle campane di Giovanni Mocchi a far sì che la festa potesse essere tale, senza la pioggia (utile sì, ma in questo caso guastafeste?).

Mentre finalmente il gregge era stato avvistato, durante la sua discesa scenografica lungo le le strette curve della pista che porta all’Alpe Prapiano, cavalli e cavalieri hanno dato il via alla sfilata nella via. Complice il meteo, anche il pubblico stava  iniziando ad arrivare. Non erano le folle dello scorso anno, quando la meravigliosa giornata di sole aveva richiamato migliaia di persone, ma comunque sui due lati della strada iniziavano ad esserci le “due ali di folla” come ad una tappa del Giro d’Italia.

Prima delle pecore, ecco un margaro locale con le sue vacche, che attraversano il paese orgogliosamente a testa alta, facendo risuonare  i rudun indossati  per l’occasione.

Ancora qualche minuto di attesa e poi finalmente il fiume di pecore invade Novalesa. Anche se è una scena già vista, anche se è un’esperienza già vissuta decine e decine di volte, in tante transumanze, l’emozione è sempre forte, lo spettacolo unico, magico, senza tempo.

Far passare qui una transumanza è un’idea vincente. La cornice del paese è un qualcosa di speciale, dare a gregge e pastori la Via Maestra è renderli protagonisti, dire che sono loro al primo posto nella vita delle Terre  Alte, delle nostre montagne.

Belati, campanelle, le esclamazioni stupite dei bambini, il gregge scorre per lunghi interminabili minuti. La domanda più comune riguarda il “quante sono”, poi c’è chi immagina chissà quanti padroni o ancora chissà quale destino per i giorni a venire. Non tutti conoscono il pascolo vagante…

Il  gregge man mano esce dal paese, la fila si assottiglia, ma non si spezza come lo scorso anno, anche perchè c’è meno gente e premere lungo i fianchi, a mettersi in mezzo per scattare foto, filmare o accarezzare un agnello.

La  fine della colonna, dopo resterà solo lo “sporco” sul selciato. Ma Novalesa è un paese antico, c’è modo di far passare l’acqua del Cenischia e lavare tutto in poco tempo. La gente se ne va insieme alle pecore, segue il gregge domandandosi dove andrà.

La tappa per quella sera è nei prati vicini all’abbazia, poi l’indomani verranno i camion a caricare il gregge. “Scende con i camion perchè lo scorso anno, a piedi, ha tribolato troppo“, spiega alla gente che fa domande uno degli aiutanti del pastore. “Verranno a caricarne un primo gruppo, poi vanno giù e scaricano, poi vengono a prendere le altre. Non c’erano 9 camion liberi tutti insieme“. Ora ho capito perchè il gregge non è sceso la sera prima, dev’esserci erba per sfamare gli animali fin quando si completeranno queste lunghe e difficili operazioni. Ma la gente che ride, chiacchiera, saluta il pastore queste cose non le immagina…

Gli ultimi, in montagna

Questa è la stagione in cui molti se ne vanno. Quest’anno è stata un’estate cattiva, per parecchi, tra siccità prima, neve e alluvioni poi.  Per chi invece più o meno è riuscito a rispettare i normali ritmi, adesso però è ora di scendere.

Sono i marghè a partire per primi, quando hanno terminato i pascoli per le loro mandrie. Attaccano i rudun e  danno inizio alla transumanza. Il suono dei campanacci risuona in tutta la valle, le vacche muggiscono già  solo a sentirli  scaricare dalle auto, sanno che è ora di partire, di lasciare l’alpeggio.

C’è chi dice che è un peccato partire in una giornata così, perchè dispiace lasciare la montagna quando il tempo è ancora tanto bello. Però sicuramente la transumanza è più facile con il sole, piuttosto di  avere una giornata di pioggia, quella pioggia che manca di nuovo, specialmente in pianura, dove sole e vento hanno già fatto dimenticare le precipitazioni di inizio mese.

Lassù restano le pecore e le capre, le greggi con i loro pastori. Anche dove la siccità non era ancora stata cosa grave, neve, brina e vento adesso hanno fatto cambiare i colori. D’altra parte manca poco all’autunno, quello del calendario. Quassù però di sicuro non si può più parlare d’estate, anche se talvolta il sole è ancora caldo.

Anche le giornate più limpide,  nel giro di poco  tempo, possono trasformarsi in perfetti giorni d’autunno, con cielo grigio, qualche nebbia, aria immobile che sa di terra, umidità, erba secca. Gli animali pascolano quieti, sanno che è inutile sprecare energie andando oltre, si pascola quello che c’è davanti al muso, in alto non merita più salire, piuttosto si vorrebbe scendere verso il basso, dove c’è il ricaccio verde  del pascolamento precedente.

Queste belle immagini fanno pensare alla transumanza anche per i pastori: strade, confini, gli accordi da prendere con i contadini per i pascoli, l’inverno, la carenza di erba, gli spostamenti quotidiani… Meglio riuscire a prolungare la stagione quassù fin quando sarà  possibile, visto che anche gli animali stanno bene. Ma verrà anche per loro il tempo di partire…

Una fiera fredda… che poi si è scaldata!

Rieccomi, dopo un’altra assenza. Lo so che vi lamentate per i silenzi, ma il prossimo anno siete invitati a regalarmi un collegamento internet dall’alpeggio!

Nonostante gli impegni in alpe, una puntata alla fiera di Pragelato sono comunque riuscita a farla. C’erano acquisti da fare… Nel mio caso non si trattava di rudun, a differenza di quelli che invece alla fiera dovevano andare a ritirare questi esposti dalla Selleria Re

Al mattino la temperatura era più che gelida, di notte doveva essere andato sotto zero e, alle 9:00, il termometro segnava solo 4°C, sulla mia auto. La brina, ma anche  gli espositori ed un po’ tutti i  presenti, si sono poi lentamente sciolti  con l’arrivo del sole. Infatti è stata una splendida giornata d’autunno, niente a che vedere con certe fiere degli anni passati. Ed il pubblico infatti è accorso in  massa, da tutte le valli e dalla pianura.

Sentivi spesso lamentele su come vanno le cose al giorno d’oggi, la crisi economica, “la nostra roba che non vale più niente“, i problemi che hanno caratterizzato questa stagione d’alpeggio, dalla siccità alla neve. I commercianti di bestiame erano tutti lì al loro posto, parlavano  con tutti, sperando non fossero solo chiacchiere e ci fosse qualcuno disposto a spendere. “Sai? XYZ ha comprato due vacche per xyzabd €!”. “Comprate… Bisogna poi vedere se e quando le paga!“.

Alle fiere si va anche (soprattutto?) per incontrare gente, scambiare quattro chiacchiere,  soprattutto quando si trascorre l’estate nell’isolamento a cui ti  porta un certo lavoro, specialmente in alpeggio. Qui ad esempio vediamo un famoso pastore del passato (a sinistra), protagonista di “Fame d’Erba”, che quasi quasi vuol “andare in  pensione” ad oltre novant’anni d’età. Ma io scommetto che le pecore non l e venderà ancora!

Dopo il pranzo c’è chi inizia a cantare e certe tavolate, grazie ai “personaggi” presenti, sono particolarmente allegre. Giovani e meno giovani  intonano in compagnia le canzoni della tradizione, mentre chi passa o si ferma ad ascoltare, o tira dritto. In queste occasioni però si riesce ancora a cantare senza essere additati come “ubriachi” o gente strana, come invece talvolta accade altrove.

Il  sole splende su Pragelato e sulla fiera, al pomeriggio riescono ad arrivare anche i giovanissimi, che al mattino  invece fremevano in un’aula scolastica. “Dovrebbero far iniziare la scuola quei due giorni dopo, per lasciarci venire tutti alla fiera!!!!“.

Per finire, alcune comunicazioni sugli eventi. Qui, sul sito del Comune di Novalesa, il programma per la festa della transumanza del 29-30 settembre. Chiedo scusa a chi mi ha segnalato fiere & altro in questi giorni, ma come sapete questo non è un sito aggiornato quotidianamente, quindi purtroppo non ho fatto in tempo ad inserire.

Amici che lavorano

Dopo la comunicazione di servizio, anche il secondo post di  oggi è dedicato agli amici del blog che, oltre a mandarmi tante foto di greggi, mandrie, alpeggi, ecc… fanno lavori o hanno hobbies in qualche modo legati alla pastorizia o al mondo dell’allevamento in generale.

Iniziamo da  un  “progetto” un po’ particolare, che ci propone Gianpaolo. Il “Progetto Falabrak” (i Piemontesi capiscono immediatamente questo termine… per tutti gli altri, è una di quelle parole dialettali non completamente traducibili che indica una persona stupida/scansafatiche… e molte altre cose insieme!).

Qui la “filosofia”  del progetto, “…che vuole richiamare la tradizione piemontese, con la diffusione di maglietta con le scritte piu disparate, rigorosamente nella nostra lingua!!” C’è anche un sito ed un gruppo Facebook. Buon proseguimento a questi amici, all’insegna  di un po’  di sano divertimento e spensieratezza, di cui abbiamo bisogno in questi tempi!

Invece da Roma ci scrive Alfonso, parlandoci della sua passione per i collari in legno. A  lui la parola! “Mi presento: sono Alfonso CECERE (Gianni RUSSO per gli annunci su internet), ho 39 anni – lavoro a Roma ma sono originario della Provincia di Avellino e per hobby faccio dei collari in legno per bovini / ovini / caprini.

Ho imparato a fare i collari da un vecchietto (quando avevo 13/14 anni) e dall’età di 16 anni non ho avuto più nessun bisogno di avere qualcuno a fianco (anche se non si finisce mai di apprendere), ed in questi anni ho fatto tantissimi collari per hobby vendendoli ai mandriani (ho anche barattato 30 collari con una mucca gravida al 6° mese), a dei pastori, ad una grossa ferramenta, ad un venditore che gira per le fiere con un camion ed ad alcune persone che me li chiedevano.
Poi cinque anni fa hanno creato un’Associazione che cerca di non far dimenticare il passato (far rivivere i giochi dei nostri nonni, le arti e le professioni del passato, gli utensili del passato, etc) con una mostra nella Settimana di Ferragosto ed alla mostra dell’anno 2010 mi hanno chiesto di partecipare con uno Stand. Visto che abbiamo in comune le stesse finalità (io non voglio far dimenticare una parte del nostro passato – i collari in legno), ho partecipato a questa mostra, ho venduto qualche collare ed ho trovato 6 allievi che volevano imparare a fare i collari, quindi a Marzo 2011 ho trovato un locale (un garage con un bagno + giardino + un frigo vecchio per le bevande) e 2 vecchietti (che si alternano con me – facciamo un sabato pomeriggio a testa in bottega ed il quarto riposiamo) e da Aprile siamo partiti con questa bottega (con 8 allievi ma ad oggi sono rimasti solo 6 allievi).

Agli inizi di Settembre chiudiamo con questi allievi (durante i 18 mesi di corso non hanno pagato un Euro per le nostre lezioni – tranne qualche gelato o birra portati in bottega di loro iniziativa) e quindi successivamente dobbiamo vagliare se aprire un’altra sessione (della stessa durata – già abbiamo alcune richieste da parte di potenziali allievi) o chiudere del tutto visti:

1. i miei impegni di lavoro – sono a Roma e la bottega è in provincia di Avellino;
2. le condizioni di salute di uno dei due vecchietti (che sono con me);
3. le spese di manutenzione di questo mio Hobby (circa 300/350 Euro al mese).
Per ammortizzare i costi (affitto locale + bevande per il frigo + benzina per la jeep – presa in prestito quasi tutti i sabato da un amico – per trovare in montagna i pezzi di legno da lavorare) ad Aprile 2011 abbiamo messo degli annunci su vari siti internet per vendere qualche collare (fatti da Noi professori) e ne abbiamo venduto una sessantina per ovini / caprini ed una quarantina per bovini.

Chissà che, tra i lettori, ci sia qualcuno interessato a contattare Alfonso? Lui ci dice di conoscere già Giovanni Mocchi e di aver avuto contatti con il nostro amico  esperto di campane e campanacci…

Ecco i recapiti di Alfonso, se siete interessati ai suoi lavori o anche ai corsi.   Telefono  329/1479439 – oppure via e-mail collari.legno@libero.it

Tra una nuvola e l’altra

Avevo i miei dubbi di riuscire a vedere la Fiera di Bobbio Pellice (quella della Pouià, della salita verso l’alpeggio), dal momento che le previsioni meteo erano pessime. In effetti continuavo a nutrire dei dubbi imboccando la valle, ma poi degli squarci di sereno mi avevano fatto tornare l’ottimismo.

A parte le bancarelle della fiera, poco prima di arrivare allo spazio dedicato agli animali incontro lo stand dell’amico Silvio ‘d le cioche, quest’anno finalmente collocato in una posizione ottimale che garantisce la formazione di gruppetti di appassionati ed animate discussioni. Come potrò sdebitarmi per l’ennesimo omaggio a me riservato? Questa volta la campana porta inciso il titolo del prossimo libro… Risuonerà nella transumanza dei prossimi giorni!!!

L’arrivo delle mandrie degli allevatori locali così avviene con qualche raggio di sole. L’aria è ancora tiepida e questo momento fondamentale della festa non viene rovinato. Il pubblico c’è, ma forse qualcuno si è fatto spaventare dalle previsioni, altri invece sono andati a Bolzano per il raduno degli alpini… Almeno questo è quello che si dice in giro. I rappresentanti del mondo dei margari e pastori locali sembrano però non mancare, anche dalle vallate vicine oltre che dai comuni della valle.

Ogni mandria è annunciata dall’allegro scampanio dei rudun. Sono quelli delle grandi occasioni, quelli che verranno solo temporaneamente riposti, per poi essere ripresi in mano a breve, in occasione della transumanza. Per qualcuno manca poco, altri attenderanno più a lungo, ma comunque dappertutto in valle si vedono fili tirati, gruppi più o meno numerosi di vacche e manze al pascolo, piccole greggi qua e là. Saranno proprio i pastori ad incamminarsi per primi su per i pascoli in quota…

Queste sono feste molto sentite e la passione cresce con gli anni: sicuramente inizia anche presto, molto presto!!! Chi riesce già a camminare, non mancherà di farlo davanti, accanto o in fondo alla fila. Per gli altri c’è mamma che ci pensa, in attesa del giorno in cui anche per loro ci sarà una cana delle dimensioni adeguate ed un ruolo nella sorveglianza degli animali.

C’è chi attraversa il paese e chi scende dalle frazioni, a seconda della collocazione della cascina. Sabina e Giovannino conducono alla fiera un gran numero di animali, anche per loro un gran concerto di rudun. Una volta sistemati tra i fili, si potrà iniziare a salutare amici e conoscenti. Ormai la promessa è di rivedersi in alpeggio, se non ci saranno altre occasioni prima…

Come al solito, la tradizione è rispettata e l’ultimo ad arrivare è Pier Claudio, incalzato da un cielo sempre più nero. Chi arriva dal fondovalle annuncia che la pioggia ha già iniziato a cadere. Per lo meno qui si è riusciti a far arrivare gli animali senza che si scatenasse il diluvio… L’aria però sta cambiando e qualche goccia inizia a cadere.

Gli animali adesso sono tutti al pascolo, ciascuno nel pezzo destinato ad ogni singolo allevatore. La strada è affollata dalle persone che si incontrano, chiacchierano, commentano i vari fatti locali: c’è chi ha venduto le pecore, chi cambia montagna, chi purtroppo se n’è andato, ma anche bambini che nasceranno presto. Chissà, forse per la fiera della Calà, quando invece la stagione si andrà a chiudere, potrò essere presente anche con la presentazione del nuovo libro…

La fiera ed un po' di pastorizia francese

Lunedì 17 ottobre, è ancora notte fonda quando risalgo la Val Chisone diretta al Monginevro. Il freddo è arrivato, il termometro dell'auto scende sotto lo zero dalle parti di Pragelato. Anche a Guillestre non fa caldo ed il sole arriverà tardi, dopo le nove del mattino. Sono qui per vedere per la prima volta la Fiera di San Luca.

Prima di arrivare alla parte zootecnica, attraverso le vie del paese ancora quiete, mentre le bancarelle vengono montate. C'è di tutto, abbigliamento, artigianato, generi alimentari, dolciumi, salumi, formaggi, frutta e verdura… Una fiera, insomma! Poi, nella parte alta del paese, inizio ad incontrare campanacci, attrezzatura tecnica, volatili, conigli, cinghie, corde, ombrelli inframmezzati a bancarelle dove viene venduto aglio, insalata e pomodori appena raccolti dall'orto e molto altro ancora.

C'era anche questo artista con quadri dedicati esclusivamente al mondo dell'allevamento, della transumanza e dell'alpeggio. C'era la capra di rove, il montone merinos, l'asino con gli agnelli, il pastore con alle spalle il gregge, il patou, la vacca savoiarda…

Vi era lo stand degli allevatori contro il lupo, attrezzati con camper, gazebo, cartelli illustrativi con foto e testimonianze. Questo gruppo ha anche un sito, un blog, che potete consultare qui.

I pastori presenti spiegavano a chi si fermava ad ascoltare e chiedere informazioni cosa succede in montagna quando ci si trova a dover "convivere" con il predatore. Erano numerosi i poster dove, nel dettaglio, si mostravano i vari aspetti della problematica.

Al mattino presto c'erano quasi solo gli addetti ai lavori, gli allevatori locali che avevano portato qui i loro animali. A differenza di Barcellonette, dove ero rimasta colpita dal gran numero di pecore, qui a Guillestre c'erano tanti gruppetti chiusi tra le transenne. Come succede anche nelle nostre fiere, alla fine ci sarebbe stata la premiazione degli animali più belli.

Il significato quindi era più quello di una rassegna che non di una fiera per la compravendita, anche se su molti box era affisso il nome e cognome dell'allevatore, con i recapiti per i contatti e l'annuncio di vendita di montoni e pecore. Intanto, su mezzi di ogni tipo, continuavano ad arrivare animali.

Non solo pecore, ma anche capre e qualche cavallo. Quello che tardava ad arrivare invece era il sole e l'aria era pungente, frizzante. Poco per volta tutti sarebbero stati ai loro posti e la gente sarebbe arrivata, sempre di più, fino al punto che si faticava quasi a camminare, tra le bancarelle.

C'erano anche campanacci per i bovini anche se, numericamente, prevalevano quelli per pecore e capre. Tra i venditori, anche alcuni italiani, sia con attrezzatura tecnica, sia con tome, vini, farina da polenta ed altri generi alimentari. Pure una buona parte del pubblico proveniva dal Piemonte e così ogni tanto capitava di salutare qualcuno dalla Valle Stura, dalla Val Pellice, dalla Val di Susa…

I bovini erano in piazza, nel "Campo della Fiera", la parte asfaltata. Colpiva soprattutto questo possente toro di razza Limousine, che placidamente mangiava fieno nel suo box, incurante del via vai e delle attenzioni del pubblico.

Ancora un giro per le vie di Guillestre, sempre più animate ed affollate. Ogni tanto era d'obbligo alzare gli occhi dai prodotti esposti per ammirare gli scorci pittoreschi di questo borgo, intorno al quale le montagne si stavano tingendo dei colori vivi dell'autunno. Anche senza la fiera, merita venire a fare un giro da queste parti.

Ritorno ancora nel prato/frutteto dove vi sono gli animali. Individuo anche volti di pastori che avevo già visto a Barcellonette. Su alcune bancarelle vi sono biglietti scritti a mano: "Pastore e la sua compagna aiuto-pastore cercano alpeggio per la stagione 2012, esperienza e dotati di cane, ecc ecc ecc". Le cose in Francia funzionano diversamente ed il pastore salariato è una figura ben definita, che si differenzia dall'allevatore.

Anche tra le bancarelle i colori sono quelli dell'autunno. Qui si vendono ceste e cestini in vimini e sono numerose le donne che girano con la loro cesta al braccio, già colma di acquisti. Le immancabili baguettes e molto altro ancora vanno a comporre la spesa quotidiana contenuta qui dentro, un'alternativa al sacchetto di nylon, ma anche alle sporte in tela.

Nel Campo della Fiera a mezzogiorno iniziano i saluti ufficiali, i discorsi e le premiazioni degli espositori. La giornata è stata l'ennesima di cielo limpido e sole, ma forse da queste parti sono maggiormente abituati ad un clima simile, come si può intuire dal tipo di vegetazione che si incontra nei prati e lungo i versanti attraversati lungo la strada.

La fiera, per quello che riguarda gli animali, sta per finire. Qualcuno sta già caricando le sue bestie su fuoristrada, bighe e camioncini, mentre altri si attardano a fare ancora due chiacchiere. Anche per me viene l'ora di ripartire, perchè… anche se i chilometri non sono moltissimi, le ore di viaggio sono comunque tante, e poi ho in mente di guardarmi un po' intorno, adesso che splende il sole e non c'è più quell'aria gelida del mattino.

Incontro un gruppetto di pecore con i loro agnelli, tra le reti, in un prato dall'erba ancora alta. I segni di passaggi di pecore sulla strada però sono più consistenti e, da qualche parte, sono sicura che troverò altre greggi. Guardandomi intorno dalla sommità di un'altura, qua e là vedo pecore al pascolo, greggi che non sono scese verso la pianura, verso la Crau.

Gli agnelli di queste razze sono buffi, con le loro orecchie così diverse da quelle cui siamo abituati. Le madri mi guardano con sospetto, al di là della rete, battendo i piedi in segno di minaccia. Mi allontano e riprendo il mio cammmino, chiedendomi se davvero riuscirò ad incontrare un gregge lungo la strada.

Poco oltre sono accontentata, in un prato accanto alle case c'è un gregge di pecore con i loro agnelli, molte con una coppia di gemelli. E' tutto un allegro concerto di belati ed un paio di piccoli mi vengono incontro verso la rete, forse aspettando una poppata da qualche pecora balia. Li deludo dando loro solo un buffetto ed una carezza, così ritornano nella massa belante che si sta godendo il sole ed il venticello.

Soddisfatta, mi fermo solo più a leggere questo cartello nei pressi di una vasta area incolta. Si tratta di un sito protetto per le sue caratteristiche ambientali, un sito che è stato recuperato, ripulito e che adesso viene gestito attraverso il pascolamento delle greggi di passaggio.

Sono le praterie secche, "la ricchezza dei suoli poveri", come recitava il cartello. Molto secche e molto povere, ma le razze di pecore locali devono essere adattate a questi ambienti. Ancora una volta rifletto sull'importanza del pascolamento ovino nella gestione del paesaggio e su come questo sia riconosciuto ed apprezzato in Francia… mentre da noi quasi non ci si rende conto di cosa vorrebbe dire se non dovessero più esserci pecore e pastori.

Gli amici del blog

Ogni tanto capita di incontrare e conoscere qualcuno di voi. L'altro giorno a Novalesa eravate in tanti, molti di voi (anche persone che già conoscevo) non li ho nemmeno visti! Però permettetemi qui di ringraziare alcune persone. Daniela e sua mamma dalla provincia di Como, loro stesse allevatrici, che si sono prese due giorni di "vacanza" per venire ad assistere alla festa: "…perchè da noi queste cose non si fanno!".

Ringrazio Giovanni Mocchi per le foto che mi mancavano, cioè quelle delle fasi finali della transumanza in cui qualche pecora ed un buon numero di agnelli sono rimasti indietro, facendoci sudare per ricondurli fino al prato dove il resto del gregge era già arrivato.

Sì, ci sono anch'io… E pure il Vicesindaco, che tanto si è speso per la buona riuscita di quest'evento. A proposito, passato qualche giorno per tirare il fiato, adesso già si pensa al prossimo anno. Se quindi qualche espositore "a tema" fosse interessato, fatevi vivi che prendiamo nota per la prossima edizione!
Ringrazio tutti coloro che hanno inserito le loro foto su Facebook. Vi segnalo che quest'anno il gregge sta continuando la transumanza a piedi: niente camion, ho visto le tracce del passaggio in Val di Susa e poi le pecore da lontano…

Questo rudun lo abbiamo ammirato anche a Novalesa, ma Alessandra mi aveva inviato la sua foto insieme ad altre, scattate alla "Festa del Plaisentif" tenutasi a fine settembre al Rifugio Selleries in Val Chisone. Qui vedete come sfondo l'alpeggio Selleries.

In occasione di quella festa erano stati esposti numerosi rudun degli allevatori locali (famiglia Agù, parenti ed amici). Ricordo che il Plaisentif è un particolare formaggio che viene prodotto ad inizio stagione in alcuni alpeggi tra Val Chisone e Val di Susa, la cui vendita è consentita solo dopo opportuna stagionatura e marchiatura a partire dalla fine di settembre.

Ecco Marco Agù ed altri ragazzini alle prese con la rudunà finale. Grazie Alessandra per queste foto.

Grazie anche a degli amici "sconosciuti", Patrizia e Claudio da Garda (VR), la cui busta gonfia di una sorpresa ho trovato ieri nella buca delle lettere. Gesti inattesi come questi ricompensano di delusioni, di parole che sembrano gettate al vento.

Fiera della Toma ed altre fiere

Iniziamo con le segnalazioni: questo fine settimana si terranno numerose manifestazioni legate al mondo della pastorizia e dell'alpeggio. Ricordiamo per domenica 16 la Fiera di Villar Pellice (TO), quella di Doccio di Quarona (VC), la XI Festa Rurale del Cevrin a Coazze (TO), di cui potete leggere qui il programma. Ho inoltre ricevuto la segnalazione della Sagra dell'asino a Varzo (VB), di cui trovate qui il programma.
Sicuramente vi saranno anche numerosi altri eventi di cui non ho avuto notizia…

Domenica, oltre alla Festa della Transumanza di cui vi ho già parlato, a Condove (sempre in Val di Susa) si teneva anche la Fiera della Toma. Dal momento che mi trovavo sulla strada, ho fatto un rapidissimo giro senza però riuscire a vedere tutte le esposizioni. Nella parte centrale del paese erano stati raggruppati i produttori di tome della zona o di alpeggi delle aree limitrofe. Qui vediamo ad esempio le tome prodotte al Lago Nero (Cesana).

Molti degli espositori erano personaggi molto noti nella realtà casearia degli alpeggi di queste zone, come la mitica "Biunda", Mariuccia Ferro Tessior che, in bella mostra sulla bancarella, mostrava con orgoglio l'ultimo rudun regalatole dal figlio Giovanni.

C'erano le Tome dalle Valli di Lanzo, come quelle portate da questi margari che alpeggiano a monte di Usseglio, altro Comune che annualmente organizza una Fiera della Toma.

Condove vanta numerosi produttori, sia stanziali, sia negli alpeggi per il periodo estivo. In occasione della fiera, era stato pensato un pass ad uso dei visitatori che, con un contributo in denaro, dava diritto ad un carnet di assaggi da spendere presso le bancarelle di formaggio, ma anche abbinando la toma al miele, ad un buon bicchiere di vino… Davvero un'ottima iniziativa.

Anche la scelta di raggruppare tutti i produttori "artigianali" in un unico spazio mi pare molto azzeccata. La fiera poi si diramava in altre piazze, altre vie, con prodotti di ogni tipo, dai dolciumi all'artigianato, dai vini al miele, dall'hobbistica agli articoli di ogni altro tipo, ma chi proprio voleva concentrarsi sulle tome (come nel mio caso) poteva andare a colpo sicuro.

Gli espositori non avevano trascurato la coreografia, come si nota in questo particolare dello stand dell'azienda di Re Piera di Villarfocchiardo, che in estate sale con i propri animali a Desertes, suggestivo villaggio sulle montagne di Cesana Torinese.

Bancarelle con ampia scelta e vasto spazio per diverse tipologie di formaggi, ricotte, burro e yogurt, bancarelle di dimensioni più ridotte per chi in alpeggio resta sul tradizionale e si limita e pochi tipi di toma stagionata.

Insomma, di tome ce n'era per tutti i gusti, quello che mi spiace è stato non aver avuto il tempo per visitare tutti gli spazi della fiera, le mostre, le esposizioni. Ho però osservato con curiosità l'opera di questi intagliatori di toma

…che erano collocati a fianco dei più classici intagliatori di legno! Se la memoria non mi inganna, si trattava della scuola di intaglio di Chiomonte.

Tra i rpodotti tipici vi era molta frutta e verdura, così ho deciso di far rappresentare la categoria da questa varipinta esposizione di mele e pere di antiche varietà locali. Non mancavano poi le castagne ed i marroni, di cui i paesi della zona sono buoni produttori.

Anche le vetrine dei negozi, aperti per l'occasione, avevano degli allestimenti a tema. Insomma, un intero paese dedicato alla toma! Anche in questo caso si è trattato di un successo di pubblico, a giudicare dal numero di auto che già affollavano i parcheggi lungo la strada al mattino e dal traffico intorno al paese ancora nel tardo pomeriggio.

C'era anche una ricchissima esposizione di rudun che… ahimè, non ho visto dal vivo. Ringrazio però Daniele ha pubblicato le sue immagini su Facebook e mi ha detto di scegliere quelle che mi servivano per utilizzarle qui. Lui ha prestato alla mostra i suoi provenzali (i rudun per le pecore).

Avvicinare la pastorizia alla gente: com'è andata a Novalesa

E alla fine a Novalesa è andato tutto bene, con grande soddisfazione degli organizzatori, degli espositori e dei protagonisti. Non sono mancati momenti impegnativi, apprensione, incertezza, ma ieri sera tutti hanno tirato un respiro di sollievo e hanno dichiarato chiusa la prima Festa della Transumanza con successo.

Già sabato sera si era contenti per l'ottima affluenza del pubblico sia alla conferenza del pomeriggio, tenuta da EFFEPI sul tema degli alpeggi, sia alla mia proiezione serale di foto sulla pastorizia. Non sono mancate emozionanti letture delle testimonianze di allevatori locali, dibattito sullo stato attuale degli alpeggi e della montagna, per finire con un'interessante viaggio virtuale tra i campanacci con uso rituale in Europa, grazie a Giovanni Mocchi. Nonostante il tempo inclemente (vento freddo, neve in quota e pioggerella in paese), la sala era gremita e si è svuotata solo a tarda ora.

E proprio le campane di Giovanni erano una delle prime cose che il pubblico poteva incontrare arrivando nel borgo di Novalesa. Una collezione rigorosamente "da toccare" ed a tutti i bambini presenti non pareva vero di poter strimpellare allegramente senza che nessuno li sgridasse. Campane dalla Sardegna, dal Tibet e dall'Africa, le campane autriache usate in una cerimonia "per far crescere l'erba", quelle dell'isola di Creta e quelle turche…

Le bancarelle erano tutte rigorosamente a tema: o legate alla pastorizia, o di produttori del territorio (miele, patate e salumi di produttori novalicensi). Silvia e Andrea, dell'alpeggio Pravaren, offrivano al pubblico i loro formaggi a latte misto o puro bovino, ovino e caprino. Nonostante la concomitanza con la fiera della toma a Condove (di cui vi parlerò prossimamente), dopo i primi momenti di incertezza mattutina, le vie di Novalesa hanno però poi iniziato ad animarsi e le bancarelle ad essere punto di sosta per clienti e curiosi.

Tra i vicoli ed i cortili di Novalesa erano stati sistemati tutti i vari espositori, in una collocazione molto scenografica e pittoresca che ha permesso al pubblico di andare alla scoperta anche degli angoli più nascosti di questo antico borgo della Val Cenischia. Sasha De Bettini esponeva il suo feltro e dava dimostrazioni di come lavorare la lana cardata per ottenere piccoli oggetti in feltro. Nonostante tutta quella lana, al mattino però c'era da rabbrividire per l'aria frizzante. Il maltempo però se n'era andato, regalando una bella giornata tersa.

La mamma di Sasha invece dava dimostrazioni di come filare la lana secondo l'antico metodo casalingo. Sono state numerose le persone che si sono fermate ad osservare, facendo domande e toccando con mano le caratteristiche delle lane provenienti da pecore di razze diverse. Sasha è lei stessa allevatrice di pecore sambucane in Val Pellice.

Tra gli altri espositori artigiani o hobbisti che mostravano i loro prodotti legati al mondo della pastorizia, c'era Alessandra che, per passione, crea oggettistica legata al mondo dell'allevamento e, su commissione, dipinge scene pastorali e d'alpeggio sui rudun. Anche lei amica di questo blog, come molti altri dei presenti e del pubblico, che ogni tanto mi incontravano e mi fermavano per le vie di Novalesa, salutandomi e facendosi riconoscere. Grazie anche a tutti loro, a tutti voi, che avete contribuito alla riuscita di questo evento.

In fondo alla Via Maestra c'era l'amico Silvio che abbiamo imparato a conoscere in questi anni. Il suo stand era ricco di "nuovi prodotti", creati anche a tema per l'evento. Qui lo vediamo in compagnia di Giovanni Mocchi che, dopo tanti scambi telematici, finalmente può discutere faccia a faccia con questo nostro simpatico appassionato di cioche e di animali. Questa bancarella, nel corso della giornata, è stata punto di ritrovo ed incontro per moltissime persone "del mestiere", venuti anche da altre vallate del Piemonte per vedere questa Festa.

Gregge e pastori intanto attendevano nei prati tra l'Abazia ed il torrente. Chi frequenta questo blog da anni avrà sicuramente riconosciuto questi animali, che un tempo erano spesso protagonisti di queste pagine. Si tratta di una delle greggi più imponenti del Piemonte e, a detta dei più (come si sentiva continuamente ripetere dagli intenditori presenti) quello con gli animali più belli. "Tutte uguali, guarda…". C'era chi discuteva con competenza sulla bellezza della Bergamasca contrapposta alla Biellese e chi invece per la prima volta vedeva dal vivo una pecora ed una capra, cercando di capirne le differenze. Nonostante il sorriso che questo può suscitare in alcuni di noi, ciò fa capire quanto siano importanti questi eventi in un mondo che sempre più si sta allontanando da semplici aspetti di vita rurale, quotidiana.

Con un pizzico di preoccupazione, nel primissimo pomeriggio ci si aggirava per le vie di Novalesa che ancora stentavano ad animarsi davvero. C'era sì gente, ma non il grande pubblico. Però tutti stavano attendendo l'evento clou, il passaggio degli animali, previsto all'incirca per le 15:00. Ed infatti, nell'approssimarsi di quell'ora, all'improvviso la fila di macchine intorno al paese si era allungata ed il percorso previsto per la transumanza si era assiepato di pubblico, che attendeva paziente armato di macchine fotografiche di ogni tipo.

Attendendo gli animali, c'è tempo di continuare ad aggirarsi tra le bancarelle, immergendosi ancora una volta nelle emozioni suscitate dalle lane, dai gioielli (in lana!) e dai manufatti di Lalazoo. Forse non sarà facile accostare immediatamente il gregge che tra poco transiterà a questi oggetti d'artigianato, ma è quindi ancor più fondamentale che si incontrino proprio qui per far capire al pubblico il vero significato di filiera.

La banda del paese, con moltissimi giovani e giovanissimi tra le sue fila, intratteneva il pubblico sempre più numeroso. E' vero, gli animali non sono stati puntualissimi, ma bisogna tener conto del fatto che non è per niente semplice mettere in movimento (per di più verso una meta così affollata ed inusuale) bestie che fino a poche ore prima erano state tra gli spazi sconfinati degli alpeggi.

Nella piazzetta accanto alla chiesa ad intrattenere il pubblico era l'eclettico Giangili con la sua musica meccanica, le sue storie e suggestioni, condite con un pizzico di magia ed il suono del suo organetto. Grandi e piccini si sono fermati ad ascoltare e chiacchierare con lui, per sfuggire per qualche istante alla grigia realtà quotidiana.

Poi, precedute dalle voci che ne annunciavano l'arrivo, ecco le prime transumanze. Si è iniziato con il potente suono dei rudun al collo delle vacche. Gli animali si sono sgranati lungo la via camminando lenti e maestosi, senza incutere timore nemmeno ai più piccoli che osservavano con crescente curiosità ed eccitazione.

Dopo è stata la volta degli asini della famiglia Aschieris, che hanno regalato un tocco di antico facendo ricordare quando asini, muli e cavalli erano gli unici mezzi di locomozione che transitavano per questa stretta via tra le case. Lo testimoniavano gli anelli a cui venivano legati, ancora presenti sui muri di alcune abitazioni.

La sfilata poi è toccata al giovane Francesco, che è transitato nel paese con il suo gregge. Dobbiamo dire che il merito di gran parte di tutto quest'evento è di suo papà Tullio, che ha fortemente voluto l'organizzazione di questa festa e che si è adoperato con tutte le sue forze per la sua realizzazione.

Una brevissima pausa per far sì che il gregge si compattasse all'inizio della via e poi anche il gregge del pastore Albino ha iniziato la sua discesa, preceduto da alcuni bambini e ragazzini festanti che camminavano a passo di marcia. Alle spalle del pastore un fiume bianco che ha continuato a scorrere per lunghissimi minuti tra l'entusiasmo e lo stupore di tutti.

Nell'osservare questo spettacolo in un posto del genere, con così tanti animali bellissimi a vedersi, per una volta non ho più avuto niente da invidiare alle feste della transumanza d'oltralpe. Era una gioia per gli occhi ed un'emozione che ha coinvolto tutti i presenti, anche i più scettici sulla riuscita dell'evento.

Ho filmato solo alcuni istanti dell'interminabile transito delle pecore, giusto per darvi un'idea di cosa sia stato. Questo è ciò che i pastori vaganti vivono quotidianamente, ma che quasi nessuno conosce. Come già vi dicevo la settimana scorsa parlandovi della festa a Pont Canavese, l'augurio è che sempre più persone, vivendo questi brevi attimi, imparino a conoscere il mondo della pastorizia e lo rispettino, ne cerchino i prodotti, entrino in contatto con i pastori.

Ed il contatto fisico era cercato costantemente: quando mai ricapiterà di accarezzare una pecora, un agnello? Niente realtà virtuale per grandi e piccini, ma qualcosa di molto più affascinante. Il gregge sta finendo di transitare, la fila si è allungata sempre più, sia per effetto della strettoia, un po' anche per gli animali spaventati dalla folla e dalla moltitudine di fotografi, ma anche per la stanchezza dei più piccoli che non riuscivano a tenere il ritmo della colonna.

Per un attimo la fila si spezza e sono momenti difficili. Senza pecore adulte davanti a chiamarli, gli agnelli si sentono persi. Anche se tutti quelli più piccoli, nati da poco, erano rimasti nel prato, questo gruppetto finale fa sudare sette camicie ai pastori ed a quegli amici volenterosi (un grazie speciale a Giò e Clà!) che spontaneamente si affiancano loro per evitare incidenti. Spingi, incita, tira, impreca… Sono lunghi minuti tra la folla che non capisce bene cosa sta succedendo e talvolta si mette di mezzo, intralciando ancora di più la marcia.

Alla fine però tutto finisce bene e si raggiunge il resto del gregge, dove già le madri stavano chiamando a gran voce i loro piccoli temporaneamente dispersi. Si tira un sospiro di sollievo e, pur consapevoli del fatto che la festa per i pastori ha comportato un lavoro aggiuntivo ed un trambusto non indifferente, si può concludere con soddisfazione la giornata.

Il gregge attende nel prato già all'ombra. Il pubblico sta allontanandosi da Novalesa, resta qualcuno a salutare i pastori, che proseguiranno ancora la loro giornata fino a notte. Perchè gli animali devono pascolare, perchè l'indomani inizierà la stagione del pascolo vagante.

Novalesa sta tornando silenziosa, Luca suona ancora un'ultima melodia e poi sarà ora di andarsene tutti, lasciando il paese ed i suoi abitanti al tranquillo ritmo quotidiano di un paese di montagna che conta meno di 600 residenti. Le impressioni raccolte qua e là sono tutte positive. Gli espositori parlano di "gente simpatica", gli amministratori si congratulano con tutti coloro che si sono adoperati per la buona riuscita di questo evento. Qualcuno si informa già per il prossimo anno… ma prima bisogna riprendersi da questa faticaccia la cui realizzazione ha richiesto molti mesi!