Accompagnando la transumanza

Dopo le riflessioni dell’altro giorno, adesso parliamo davvero della Festa della Transumanza. Dato che il mio viaggio di ritorno era piuttosto lungo ed impegnativo, ho partecipato solo alla prima tappa, quella che dalla sede dell’azienda De Marco ha portato ad Amatrice. Mi sarebbe piaciuto molto raggiungere i pascoli in quota, ma ahimè…

La partenza è avvenuta nella mattinata, quando ormai faceva già molto caldo. Ma tutto richiede il suo tempo, c’era da mungere, c’era da finire di organizzare il tutto, intanto si accoglievano i turisti con torte e bevande… Così la “tabella di marcia” non è stata rispettata, ma d’altra parte già al mattino presto la giornata si presentava torrida. Per richiamare il gregge, un secchio di “pietanza”. Non ci sono capre, solo pecore, e non sempre la loro conduzione è così semplice, forse anche per la confusione degli accompagnatori.

Ci si mette in cammino tra nuvole di polvere, scortati da un gruppo di cavalieri ed alcuni muli. Non c’erano dubbi sulla siccità che affligge queste terre, ma la polvere non fa che confermarlo. Mi dicono che lo scorso anno l’evento si era tenuto in una giornata piovosa, così chi partecipa come accompagnatore si trova a vivere davvero il mestiere della pastorizia!

Nonostante il caldo torrido, gli accompagnatori sono numerosi. C’è un gruppo del CAI e molti altri, per lo più gente dei dintorni, ma per la domenica sono attesi dei pullman e chissà quante altre persone. La transumanza è un evento, viverla direttamente può essere un diversivo, una gita particolare, un momento da trascorrere in compagnia… senza dimenticare che, per i pastori, si tratta soprattutto di un giorno molto impegnativo.

Buona parte del tragitto all’inizio si snoda lungo strade asfaltate più o meno trafficate. I turisti camminano davanti e dietro al gregge, anche se ogni tanto qualcuno si attarda a scattare delle foto.

Fa sempre più caldo, si costeggiano prati in cui il fieno è già stato tagliato, campi di cereali ormai maturi. Fa caldo, ma è un caldo secco, fortunatamente non afoso.

Di sicuro però uomini ed animali sono provati dalla transumanza. Per fortuna che si effettuerà una sosta al lago, dove il gregge potrà abbeverarsi e sostare all’ombra. Mi assicurano che questo è il periodo normale per mettersi in cammino verso le montagne, anche perchè la quota non è elevatissima e salire prima significherebbe terminare precocemente il foraggio a disposizione.

I mezzi motorizzati dell’azienda ci sorpassano, portano a destinazione il materiale ed anche del fieno per sfamare il gregge. Con questa siccità (“secca”, la chiamano da queste parti), non c’è la possibilità di trovare prati da pascolare.

Il gregge si incanala per una strada secondaria che scende al lago, presto per tutti ci sarà una pausa ristoratrice. Qualcuno dice che sarebbe meglio aspettare la sera per ripartire, ma ci sono orari da rispettare, buona parte del “pubblico” attende lungo la via centrale di Amatrice per il tardo pomeriggio.

Nonostante il caldo, nel ristorante vengono serviti piatti sostanziosi ed i musicisti allietano i commensali con musiche e canti tradizionali. Una vecchia foto sulla parete testimonia come la pastorizia sia sempre stata presente, qui…

Nel pomeriggio, dopo un tratto di asfalto, si seguirà poi un vero percorso della transumanza, cioè un tratturo. Esistono ancora tratti di queste antiche vie lastricate che un tempo venivano percorse da migliaia e migliaia di pecore. Lo stesso centro di Amatrice si è sviluppato non a caso lungo queste antiche vie di comunicazione, quando “pecunia” derivava davvero da pecus

Nonostante la scarsissima acqua, le pecore esitano ad attraversare il misero ruscello. Poco per volta però vengono indirizzate verso l’altra sponda ed anche questo ostacolo è superato. In lontananza tuona rumorosamente, ma gli esperti dicono che il temporale lì non arriverà…

Gli animali vengono ricompattati in una vasta radura, i cavalieri si dispongono tutti in coda al gregge, poi si prendono le ultime decisioni in vista del raggiungimento del centro abitato.

Il corteo sarà preceduto dalla musica, ma poco sopra attendono anche i carri trainati dagli animali, altri musicisti ed i gruppi folkloristici in costume. Certo, questo è spettacolo che va oltre la transumanza, ma se si organizza l’evento turistico, bisogna dare qualcosa di più che non il breve passaggio per le vie del paese.

Come ho già avuto modo di dire, occorre distinguere tra transumanza-spettacolo e transumanza-lavoro quotidiano. Sarebbe bello che tutti gli spettatori della transumanza avessero partecipato al convegno la sera prima, per assistere allo spettacolo consci dei problemi che la pastorizia sta vivendo. Però questa transumanza-festa rispettava quello che secondo me è il punto fondamentale: nasce dall’interno, sono le aziende agricole ad essere state promotrici ed organizzatrici. Inoltre la transumanza già avveniva e non si è costruito niente se non tutto il contorno.

Ecco finalmente il gregge nella via centrale di Amatrice. Qui le pecore non hanno più possibilità di compiere deviazioni, così camminano compatte, mentre sempre più gente le accoglie scattando foto e girando video.

I bambini sono entusiasti, la gente indica, sorride, molti penseranno ad un passato abbastanza recente in cui la pastorizia era un mestiere quotidiano e non un evento straordinario.

In fondo il passaggio è breve, questione di pochi minuti, ma sono istanti emozionanti, vivi, festosi. Nonostante per un pastore non sia facile prendere parte ad eventi simili (figuriamoci poi anche essere parte integrante e fondamentale dell’organizzazione), alla fine camminare con il tuo gregge in mezzo alle case, ai negozi, tra la gente che ti saluta è una soddisfazione. Io spero possa anche essere un’ulteriore garanzia di futuro per questo mestiere.

Davanti alle pecore la gente in costume. Giovani e meno giovani a mostrare il legame con le tradizioni, con le radici. Alcuni elementi di vita pastorale affiorano anche qua e là tra i costumi tipici.

Ecco anche il carro trainato dalle possenti vacche maremmane dalle lunghe corna. Questo ormai è veramente un elemento del passato, come testimoniavano i trattori visti nel cortile della cascina!

Il gregge è prossimo alla meta, un vasto spiazzo in periferia di Amatrice. La fatica però non è finita, anche se questa è una festa, dopo l’arrivo c’è da pensare all’alimentazione del gregge, a dissetarlo, a mungere… Infatti ci sarà poi anche una dimostrazione di caseificazione e tutti potranno gustare la ricotta la mattina dopo, prima di ripartire.

I monti sono apparentemente ancora lontani, verranno raggiunti l’indomani, mentre invece io starò riaffrontando la mia transumanza verso casa. Chissà quando, un giorno, avrò tempo e modo di visitare anche queste realtà, quei pascoli non alpini?

In Amatrice, passato il gregge, resta visitabile la mostra fotografica di Dragos Lumpan dedicata all’Ultima Transumanza tra Romania, Italia, Galles, Grecia, Turchia, Albania. Foto emozionanti, foto che parlano la stessa lingua, quella dei pastori nomadi. Prometto a breve di farvi sapere come ordinare il libro fotografico.

Il mattino dopo c’è ancora tempo per un breve saluto al gregge, ma soprattutto a tutti i pastori e gli amici incontrati in questi giorni. Fa già caldo, forse ancora più del giorno prima, e così uno dei cani da guardiania pensa bene di cercare refrigerio… Chissà com’è andata la seconda parte di transumanza? Se qualcuno dei partecipanti leggesse queste righe e volesse inviarci qualche foto…

L’arrivo del caldo

Fino ad ora non era stata vera estate, ma d’altra parte il calendario dice che siamo ancora in primavera. Però poi il caldo è arrivato di colpo e da queste parti non è che lo si attendesse con particolare impazienza.

Caldo vuol dire nebbia, soprattutto su quelle montagne che per prime si affacciano sulla pianura. Certo, di lì si godrebbe di un bel panorama, si potrebbe spaziare con lo sguardo riconoscendo i luoghi dove si va al pascolo in autunno, inverno, ma è raro riuscirci!  La nebbia almeno mantiene fresca l’erba, i pascoli che quest’anno sono “un po’ indietro” rispetto alle passate stagioni. Ma ci sarà da preoccuparsi per l’acqua, visto che neve e nevai ce ne sono poco-nulla e grandi piogge non le ha fatte.

La nebbia la vedi arrivare già al mattino, il cielo limpido è un’illusione mentre fai colazione, già quando ti appresti a metterti in cammino per raggiungere il recinto le cime iniziano a giocare a nascondino. Quando parti al pascolo lei è lì ad attendere il gregge e poco per volta lo inghiottirà. Quanto servono le campane da queste parti! E la capacità del pastore di orientarsi, la sua conoscenza di ogni sasso, di ogni costone, ma soprattutto del comportamento delle pecore. Il pastore, nella maggior parte dei casi, sa come il gregge si muoverà, dove andranno gli animali, come si divideranno, come si sposteranno nella nebbia.

E così quel giorno si arriva fin su alle baite, alle vecchie baite sempre più simili a cumuli di pietre disordinate e non ad abitazioni per esseri umani. Niente è stato fatto, non sono iniziati i lavori promessi (e millantati sui giornali locali lo scorso anno), qui è impensabile vivere e lavorare. Nessuno si rende conto di quanto sia importante investire su quei pochi che ancora ci credono davvero? Su quei pastori e margari che lavorano con il cuore e che, oltre all’immensa passione per gli animali, hanno un legame fortissimo con la terra, con quella montagna che li ha visti nascere, che è stata calpestata dai loro primi passi di bambini?

La nebbia va e viene, ma quello che accade quassù è comunque invisibile, anche nelle giornate di pieno sole. La montagna è un problema, non una risorsa. Qualcuno preferirebbe cancellarla, sono spese infinite per le amministrazioni… E chi lavora quassù reddito ne produce poco, ma non per sua volontà. Non c’è da arricchirsi, a fare il pastore! Si sopravvive a stento!!

I rododendri stanno appena fiorendo, lo scorso anno a questa stagione avevano già finito. Adesso il caldo farà accelerare tutto, anche se servirebbe della pioggia, perchè i prati pascolati a quote inferiori non ricacciano come dovrebbero, si notano addirittura chiazze giallastre e gli animali alzano nuvole di polvere lungo certi sentieri.

Le giornate si fanno più calde, una dopo l’altra. Laggiù la pianura avvolta dall’afa ed alla sera si scatenano violenti temporali, il cui eco arriva anche in quota sotto forma di cieli illuminati da fulmini e cupi brontolii dei tuoni, ma nemmeno una goccia d’acqua. Invece, scendendo dall’alpeggio il mattino dopo,  si viene progressivamente investiti dal caldo che toglie il respiro e le forze, poi qua e là si vedono i segni del violento temporale della sera precedente.

Non si finisce mai di… incontrare!

Non so dirvi se ultimamente sono più o meno vagante di prima… Sicuramente pratico il pascolo vagante quotidianamente, più o meno a tempo pieno, da quando il gregge è qui, ma giro molto meno qua e là per il Piemonte. Motivazioni molteplici, dalla mancanza di tempo al fatto che “viaggiare” è sempre più un costo e finanze da sprecare non ci sono affatto.

Però capita di ritagliarsi una mezza giornata libera, che alla fine sono poi quelle 4-5 ore, che se uno guardava le cose da fare nemmeno partiva, però… Comunque alla fine si parte, pur essendo stati in forse fino all’ultimo. E si va a trovare un pastore. Nonostante siano anni che frequento questo mondo, lui non l’avevo mai incontrato, a parte ad una fiera nel Biellese (così mi ha ricordato lui stesso), e non avevo mai visto le sue pecore. Poi però qualche tempo fa un amico mi aveva spedito le foto del gregge nella neve e qualcuno, vedendole, era rimasto favorevolmente colpito. Pecore “bianche”, Biellesi come piacciono a lui, ben tenute… E così eccoci qui.

Gli agnelli osservano curiosi i visitatori. E’ una torrida giornata primaverile, sembra fine maggio, più che fine marzo. Il gregge è non lontano dall’autostrada, tra i pioppeti che faticano ancora a creare l’ombra necessaria per sfuggire alla calura. E’ un gregge di medie dimensioni, condotto da marito e moglie. Un gregge vagante che non avevo mai incontrato! Aveva ragione il pastore, che tempo fa si era “lamentato” sfogliando uno dei miei libri in presenza di una mia amica!

Claudio, il pastore, al telefono era sembrato di poche parole, ma dal vivo chiacchiera abbondantemente e ci svela i retroscena di quello che sembra un posto “ideale” per la pastorizia nomade. Grandi distese di campi e pioppeti, appezzamenti di cui fatichi a vedere i confini. Però incombe il rischio dei divieti di pascolo. “Per colpa dei soliti, uno qui l’altro là. Tu passi, cerchi di fare attenzione… E’ venuto uno, mi ha detto che non riusciva a capire come avessi fatto a spostarmi da un posto all’altro senza fare danni nel grano. Lavorando in un certo modo, si può. Invece è passato l’altro… proprio in mezzo al campo! E nei pioppeti, ce n’è uno dove tutta una fila di piante è venuta giù con il vento. Lì uno si era fermato d’inverno con la neve, gli asini quelle piante le avevano pelate tutte…“.

Il caldo è atroce, soprattutto per la stagione in cui siamo. Il sole incombe, anche se ormai ci si avvia verso sera. Le pecore sono ancora da tosare, la moglie del pastore mi spiega che ci pensa il marito: “Con quello che costa… è una fatica, ma anche un risparmio. Ormai non si guadagna più niente a fare questo mestiere, persino adesso che è Pasqua e si dovrebbe riuscire a vendere…“. Il gregge si sposta, erba ce n’è, ma serve pioggia. Macchine e trattori sollevano nuvole di polvere transitando lungo le strade sterrate tra i campi.

Chiacchierano, i pastori. “Sono arrivato in un paese, il messo mi ha subito mandato a chiamare. Io pascolavo nei pezzi del fratello del Sindaco. Mi ha detto di non fare danni… Ma perchè chiamano me che di danni non ne ho mai fatti e lasciano girare gli altri che…“. Raccontano della montagna dove salgono d’estate, così dritta che le pecore faticano a trovare un posto dove dormire. Apparentemente il lupo lì non è ancora arrivato, ma comunque ogni notte il gregge viene chiuso nel recinto. “Spesso d’estate siamo su io e le figlie, lui scende per il fieno, per i vari lavori. Non mi fido a non essere insieme alle bestie, devo esserci anch’io al pascolo con loro, sempre.

Ci si sposta verso un altro pioppeto, le reti del recinto sono ancora lì tirate, c’è anche un carretto con tutti gli agnelli, così da faticare meno nell’andare al pascolo. E’ ora di andare, perchè il rientro deve avvenire in un orario utile per finire anche i nostri lavori di giornata. Certo, sarebbe bello essere in una zona con spazi tanto grossi, ma se è così complicato “convivere” con i colleghi…

Pioverà prima o poi?

Si assiste increduli a questo strano autunno. Chi è già sceso, dando il via alla stagione di pascolo vagante in pianura, si asciuga incredulo il sudore e guarda le sue pecore avanzare tra nuvole di polvere e foglie secche portate dal vento. La terra secca, l'erba ingiallisce, diventa dura. Cosa accadrà? Perchè questo caldo, e questo vento, e la siccità? Si teme un autunno magro ed un inverno difficile, se non pioverà al più presto. Ma dovrà essere una pioggia giusta, non troppo forte, per riuscire a penetrare nel suolo ormai riarso. Altrimenti ruscellerà via, altrimenti farà danni.

Chi è in montagna, soffrendo per lo stesso caldo, lo stesso vento, la stessa arsura, attende e posticipa la discesa. Gli animali pascolano l'erba secca rimasta, che ancora non ha patito il freddo o la neve. Non si sa nemmeno se sia un bene o un male rimanere qui. Giù l'erba seccherà ulteriormente, oppure ogni giorno guadagnato è un vantaggio in vista della lunga stagione invernale? Speriamo che la nuova campana, quella dell'amico Silvio, sia di buon auspicio!

Intanto gli agnelli nati nelle ultime settimane si godono il sole, che però diventa fin troppo forte nelle ore centrali della giornata. Se solo le ore di luce non si fossero ridotte con il passare dei giorni, si soffrirebbe più il caldo in questo strano mese di ottobre che non a luglio o agli inizi di agosto.

Le pecore stanno a mucchio come d'estate. La loro lana è già lunga, ricresciuta nei mesi dopo la tosatura. Sarebbero pronte ad affrontare i primi freddi, la brina e magari quella nevicata che ti fa lasciare la montagna senza alcun rimpianto. Invece tocca andare a cercare l'acqua ed accontentarsi delle misere pozze, delle sorgenti sempre più povere. Pioverà? E cosa accadrà quando finalmente lo farà? Sono ancora troppo vivi i ricordi ed i segni delle passate alluvioni, sembra che ormai tutti gli eventi metereologici debbano essere estremi e pericolosi.

Erba da pascolare nonostante le apparenze se ne trova ancora, magari spostandosi sui versanti dell'inverso, dove il sole se ne va prima, tra felci ed ontani. Invece lì, sui pascoli esposti a sud, erba secca e terra dura fanno sì che sia difficile persino per gli animali reggersi in piedi e scendere lungo i soliti pendii, seguendo tracce e vecchi sentieri. Ogni tanto un animale perde l'equilibrio o scivola per un breve tratto, facendo rabbrividire il pastore, nonostrante il caldo ed il sole accecante.

Eppure parte del gregge si sposta proprio lì, tra rocce e balze, un costone scosceso incastonato tra due torrenti che scendono ripidi dalla montagna. L'unica speranza è lasciare che gli animali scelgano la loro strada e la loro direzione, distogliendo lo sguardo per timore di vederne precipitare uno o sentire i tonfi di un sasso smosso dall'alto che cade tra le pecore disposte qua e là a pascolare.

Gli agnelli sono rimasti giù in basso, al sicuro, con un po' di ombra offerta dai grossi alberi accanto alle vecchie baite in rovina. Gli aceri non hanno ancora cambiato colore delle foglie, il giallo dell'erba è comunque il colore dominante in contrasto con il blu intenso del cielo. E' ottobre, i pastori non riescono a non prendersi dietro la maglia di lana al mattino, perchè sembra che tutto questo sia un sogno (o un incubo), dal quale ci si risveglierà con le mani intirizzite e l'aria che taglia la faccia. 

Invece no, fa caldo fin quando il sole si avvia a tramontare ed anche dopo il freddo non è quello di questa stagione, a queste quote. Arriverà la pioggia? La si attende con ansia, le previsioni lasciano poco spazio alle illusioni, almeno per i prossimi giorni. Forse qualcosa tra venerdì e sabato, poca roba, ma meglio che niente.

Aumenta il caldo, e…

Scendere dall'alpe ed essere accolta da una cappa di caldo afoso… E' quella che chiamano estate, quella che tanti invocavano maledicendo il "freddo" luglio che ci siamo lasciati alle spalle. Quel caldo risalirà le valli e porterà la "vera nebbia", quella che persiste fin oltre il tramonto. Giorni ancora più duri in certi alpeggi…

Prima di quest'ondata di caldo la nebbia già c'era ed avete imparato a conoscerla con me, in questi mesi. Però magari riuscivi a sbucare in cresta e goderti qualche momento di sole, tra gli sbuffi di nuvole basse che andavano e venivano. Magari però quella nebbia si addensava in certi punti, vedevi il cielo venire scuro, il caldo che si accumulava sfociava in un forte temporale laggiù, da qualche parte, e poi si allontanava senza disturbare chi stava su queste montagne. Le pecore però stavano scendendo…

Bisognava seguirle gettandosi nella nebbia. Il pastore, che conosce ogni pietra della montagna, sa bene dove stiamo andando. Lui questo luogo l'ha ribattezzato il Canalone del Sangue. Ora il sangue non c'è più, ma altri resti sì. "Era impressionante il sangue sulle rocce. Non era rimasto niente, solo gli scheletri e la lana, come li vedi ancora oggi. Sembra com'era lo scorso anno, la neve e la pioggia hanno lavato via solo il sangue."

"Questa era rimasta impigliata con le zampe tra le rocce mentre cercava di fuggire all'attacco dei lupi. Sangue dappertutto sulle pietre e lei ancora lì incastrata, divorata." Lana ed ossa, nemmeno più il "problema" di seppellire il cadavere, perchè i predatori avevano spolpato tutto. Questa non solo è una montagna difficile, ma ormai troppi luoghi parlano di tristi ricordi, di momenti di amarezza, di rabbia.

Per qualche attimo è nebbia fittissima, non si vede più nulla, l'umidità bagna capelli e vestiti, le campanelle risuonano tutt'intorno. Poi lentamente si apre un varco, riesci a capire dove sono gli animali, cerchi di approfittare del momento per capire se ve ne sono di attardati qua e là, se qualcuno invece ha preso altre direzioni. Con un'altra visibilità, potresti correre molto meno tu ed usare di più i cani, ma non con questa nebbia.

Quando le pecore si incamminano da sole verso la via del ritorno, basta uno sguardo al pastore per dire che non sono tutte lì, che ne mancano non solo un paio. Fondamentale essere almeno in due, così uno farà il giro alto, in cresta, e l'altro controllerà invece la parte bassa dei pascoli utilizzati quel giorno. Passi, passi, a ancora passi. Nessun alpinista consuma un paio di scarponi come un pastore…

Il sole del tramonto illumina pascoli dai colori sempre più autunnali. Anche se sta per arrivare un'estate tardiva con questi giorni caldi ed afosi, ormai il ciclo dell'erba va a concludersi, con il freddo dei giorni precedenti che ha "bruciato" l'erba. I temporali serviranno a mantenere verde il ricaccio a bassa quota, quello che si pascolerà quando si prenderà la via del ritorno. Ormai si è superata la metà stagione d'alpe, per i pastori.

Veloce come si era allontanata, la nebbia ritorna creando involontari effetti di bianco e nero. Il sole non riesce a bucarla, ma non fa di certo freddo, anche a queste quote, anche a quest'ora. Il rientro al recinto è lento come al solito, da quando le pecore si incamminano a quando saranno nelle reti possono passare anche due ore. C'è chi pascola ancora, chi si ferma su di una cengia, chi resta attardato, chi invece pensa bene di risalire verso i pascoli già attraversati al mattino.

Giochi di luci prima del tramonto ad illuminare il cammino del gregge. Per quel giorno, almeno sul finire della giornata, la nebbia si è ancora dissolta ed i pastori avranno la certezza di aver chiuso tutti gli animali nel recinto. Serve un'infinita pazienza, in questo lavoro: si parla sempre di passione, di sacrifici, ma forse mai dei tempi lunghi, delle ricerche del singolo animale mancante, di quei piccoli dettagli che fanno grande un pastore. Non serve avere migliaia di capi se poi non si ha cura di quell'unico agnello disperso. A volte la sua ricerca si protrae nella notte…

Giorno dopo giorno le dinamiche sono simili: cielo limpido al mattino verso le montagne, che via via si copre nel corso della mattinata, fino alla salita dell'immancabile nebbia nelle ore più calde. Fino a quando gli animali pascolano sulle parti alte dei versanti si può godere il panorama dalla cresta, ma in seguito toccherà scendere.

E sotto è il solito mare di foschia. A tarda sera vorresti rimanere lassù, goderti il sole fino all'ultimo raggio, il tramonto fino all'ultimo chiarore. Ma tocca scendere, l'alpeggio è lontano, tutte le sere si rientra già comunque a tarda ora e c'è la cena da preparare, di modo che i pastori possano mettersi a tavola non appena avranno finito i loro lavori.

Tra i tanti pascoli sassosi e ripidi, però in tutto l'alpeggio esiste un luogo speciale. Solo lassù si sentono fischiare le marmotte. Solo lassù si può fare per qualche istante quello che molti immaginano essere il "tipico pastore", che se ne sta sdraiato tutto il giorno a sonnecchiare, mentre gli animali mangiano. Le pecore lo sanno, hanno memoria di anno in anno di quel pascolo e già da giorni cercavano di arrivare lì.

E' un pianoro su cui altrove ci sarebbe poco di cui narrare. Ma qui il semplice fatto di essere pianeggiante lo rende speciale. E gli animali si allargano, bevono al ruscello tra le rocce, vanno verso il nevaio perenne che non scioglie mai fino alla fine. Qualcuna addirittura si corica dopo aver pascolato. Una cosa mai vista, su di qui! Eppure altrove è la norma… Non solo il terreno è pianeggiante, ma anche l'erba è di buona qualità.

 

Il concerto delle campanelle pare quasi esagerato, qui che gli animali per una volta pascolano davvero tutti insieme. Ma è questione di pochi istanti, perchè nemmeno il tempo di pranzare e già bisogna correre saltando sulle pietre che ingombrano buona parte del pianoro: un gruppo sale tra i pericolosi pendii sassosi a monte del nevaio, un altro già si incammina verso la cresta. Il cani salgono per arrestare queste fughe: vita dura anche per loro, si dice che già un tempo i pastori facevano indossare loro delle "calze", quando c'era da lavorare in queste pietraie.

Le pecore si abbeverano riflettendosi nella piccola pozza d'acqua. Ci fosse stato il cielo azzurro lo spettacolo regalato da questo posto sarebbe stato ancora più bello. Invece la nebbia incombe nuovamente. In pianura le temperature salgono sempre di più, sfiorano i trenta gradi e li superano. Qui si sta in maglietta, anche con il cielo coperto.

L'arrivo di queste nebbie è diverso da quello delle settimane scorse: sarà sempre più difficile che si dissolvano a sera, magari accadrà solo nella notte, quindi si andrà a dormire con l'ansia di non sapere se effettivamente tutti gli animali sono rientrati. Speriamo che il caldo non duri troppo, anche perchè pure per chi è dovuto scendere a valle non è che si stia poi tanto bene, con queste temperature! Io preferivo decisamente quelle dei giorni scorsi, poco "estive", ma decisamente meno fastidiose!

Comunque, faceva caldo!

Arrivare al mattino e vedere solo un ultimo sprazzo di cielo azzurro che poi scompariva nella nebbia. O erano nuvole basse? Comunque, si trattava di quel fenomeno che ti priva della visibilità e che è così comune su certe montagne d'estate, specie quando in pianura fa caldo.

E così mi è toccato inerpicarmi con un pesante zaino in spalla lungo la traccia delle pecore, nella speranza che non mi conducesse sull'orlo del dirupo. Arrancando e grondando sudore, poco per volta mi sono avvicinata e le ho raggiunte. Nonostante la nebbia, faceva caldo e l'umidità era insopportabile. Gli animali erano sparsi qua e là sulla montagna ed il pastore era salito più in alto per fermarli.

Forse, non le avessimo fermate lì a livello del sentiero, magari ci avrebbero condotto fin su ai pascoli a quote maggiori, facendoci uscire da quel mare di nebbie. Tutto il giorno a guardare nel grigio, con rari momenti in cui la visibilità migliorava un po', come nel caso di questa foto. Altrimenti, sempre e solo in quel mare lattigginoso di umidità, bagnati di sudore e di goccioline che si fermavano sui capelli.

Anche l'erba era bagnata di umidità ed i pendii ripidi, senza sentieri ad esclusione di tracce evanescenti tracciate negli anni dal gregge, erano difficili da percorrere ed attraversare. Una persona non pratica qui non potrebbe andare al pascolo, ma il pastore conosce ogni roccia, ogni cresta, ogni canalone. L'unico vantaggio della nebbia era quello di non vedere gli strapiombi al di sotto di dove si camminava.

Fermi su di una cresta, dal nulla era sbucata una fila di pecore che ci veniva incontro. Perplesse, si fermavano un attimo e poi riprendevano il loro cammino alla ricerca di erba di loro gradimento. Chissà cosa accadrebbe a mettere su questa montagna un gregge di pecore che mai l'hanno frequentata in passato. Probabilmente, almeno all'inizio, si dividerebbero molto meno.

Quando ormai era sera ed il gregge era stato fatto incamminare verso il recinto, la nebbia poco per volta aveva iniziato a ritirarsi. Finalmente lo sguardo poteva spaziare oltre, rivedere il cielo, le creste delle montagne. Continuava a fare caldo, anche a quelle quote, quindi non si voleva nemmeno pensare a cosa potesse esserci laggiù in pianura.

Il bel tramonto faceva sperare per il giorno successivo, quando si sperava di poter lavorare senza il timore di "perdere" animali a causa della scarsa visibilità. Ma ancora non immaginavamo che avremo persino rimpianto la nebbia… Intanto il pastore stava tornando indietro, sarebbe salito per poi ridiscendere, perchè aveva visto sull'altro costone un piccolo gruppo di 5-6 animali che si erano divisi dal resto del gregge. Per dormire tranquilli, ogni sera tutti dovevano essere giù, al sicuro nel recinto.

L'indomani non c'era una nuvola e, fin dalle prime ore della giornata, si capiva che il caldo sarebbe stato atroce. Anche le pecore avevano iniziato a cercare l'ombra non appena il recinto era stato aperto, esitando nel dividersi a cercare pascoli. Il sole picchiava forte, non c'era quasi un filo d'aria e l'umidità peggiorava il tutto. Certo, in pianura sarà stato peggio, ma anche qui a scarpinare su per questi pendii sicuramente non era un divertimento.

Ombra non ce n'era, le pecore la cercavano sotto gli ontani, i cani in qualche spaccatura tra le rocce. Bisognava far muovere gli animali affinchè mangiassero, altrimenti avrebbero poi iniziato a salire nel tardo pomeriggio, quando invece sarebbe arrivata l'ora di scendere verso il recinto. Caldo, troppo caldo davvero, a queste quote non dovrebbe fare così caldo. Gli ultimi residui delle slavine nei canaloni si scioglievano velocemente, spaccandosi e crollando nei torrenti che li attraversavano scorrendovi al di sotto.

Certo, il panorama era un'altra cosa rispetto al giorno precedente. La riconoscete questa cresta? Era quella sulla quale erano sbucate le pecore, la sera prima. Però, oltre al panorama, si vedeva anche quanto in giù si sarebbe potuti cadere se si mancava un appiglio attraversando tra le rocce, o se uno scarpone fosse scivolato su quell'erba dura e liscia che anche le pecore tendevano a non brucare. Solo alla sera tardi, quando le ultime pecore stavano poi entrando nel recinto, tutto quel caldo era poi esploso in un temporale da qualche parte. Lì erano arrivati solo pochi goccioloni ed il rimbombo dei tuoni.

Non è che una tappa

Quando si parla di pecore, di pastori vaganti, difficilmente c'è LA transumanza. Si va, ci si sposta. Abbiamo già seguito nei giorni precedenti un lungo cammino per arrivare ai piedi delle montagne, ma poi bisognava per l'appunto imboccare il vallone alla testata del quale si trovano i pascoli dell'alpeggio. Ma prima di quelli…

Prima si pascolava ancora lì accanto al fiume. Era un'altra giornata torrida, con il sole cocente ed un po' d'aria che almeno salvava dall'afa. Però decisamente troppo caldo per essere appena a fine maggio. Bisognava a tutti costi trovare un po' d'ombra per riparare gli animali nelle ore centrali della giornata, altrimenti ne avrebbero patito le conseguenze, specialmente gli agnelli.

Senza che fosse il pastore a chiamarle, le pecore spontaneamente cercavano l'ombra, che in quel momento era ancora più importante del pascolo. Un salice enorme era letteralmente attorniato da pecore capre ed i cani cercavano l'ombra sotto le auto parcheggiata. Ci sarebbe stata ancora dell'erba da pascolare, ma con quel caldo il pastore ormai era ben deciso a mettersi in cammino la sera stessa, non appena fosse passato il grosso del traffico di rientro dagli uffici.

Per ripararsi dal sole, le capre avevano scelto anche questi insoliti alloggiamenti: in ogni tubo al "piano terra" ce n'era una in piedi o accucciata. Il pastore aveva dato un nuovo pezzo da pascolare al gregge, intanto c'era ancora tempo prima di mettersi in cammino e gli animali dovevano partire con la pancia piena. Alle 19:00-19:30 erano stati convocati gli amici che venivano per accompagnare e dare una mano.

Alla fine, tra una cosa e l'altra, si finisce per partire ben dopo l'ora preventivata, con il sole ormai tramontato dietro al Vandalino ed un rischio sempre più concreto di arrivare a destinazione quando ormai sarà notte. Ma almeno non dovrebbe esserci traffico in paese! Terminati i preparativi, senza dimenticare la pila ed il lampeggiante sull'auto che precederà la marcia, ci si mette di nuovo in cammino.

Bisogna attraversare il paese, immettersi sulla strada principale e percorrerne un tratto in discesa, fino a passare il ponte dove poi si svolterà nel vallone laterale. Le pecore camminano veloci, ma sono abbastanza tranquille per aver pascolato fino a pochi istanti prima. Siamo un buon numero di persone e non dovrebbe esserci alcun problema, però non si sa mai, quando si è sulla strada.

Qualche macchina comunque si troverà coinvolta dalla transumanza, ma è un'attesa breve, non più di un paio di minuti. C'è gente davanti, qualcuno controlla i fianchi del gregge ed altri chiudono la marcia, come sempre. Qualcuno si affaccia dalle case, ma il passaggio del gregge sembra riscuotere meno interesse e curiosità qui che non nei paesini e nelle frazioni di campagna.

Vedere una transumanza in mezzo ad una cittadina è comunque uno spettacolo un po' strano, anche se le montagne sono appena lì dietro. Qualcuno dall'auto scatta una foto con il cellulare, altri lanciano uno sguardo a metà il perplesso e lo stupito. Quanti sanno cosa significa questo momento, cosa è successo prima e cosa accadrà nei mesi a venire?

Ecco il ponte su quel torrente che nasce proprio là, sui pascoli che ospiteranno il gregge nei prossimi mesi. Tra pochi istanti si abbandonerà la strada e si inizierà a salire. Nonostante la maggior parte della gente con cui parlo continui a dire che "non ci sono più giovani a fare i pastori e ormai trovi solo più tutti extracomunitari", anche oggi ad accompagnare la transumanza l'età media è inferiore ai 40 anni.

Chi invece di anni ne ha oltre il doppio sta aspettando poco più avanti, sul cancello di casa. Attendeva di veder arrivare il gregge, era dal mattino che tendeva le orecchie al suono delle campane, le "sue" campane, al collo delle pecore di quel pastore con cui lui ha un legame particolare. Era venuto il giorno prima a salutarlo là vicino al fiume e mi raccontava come avesse visto e seguito i primi passi da pastore di quel ragazzino, anni fa. Adesso salutava davanti a casa e tendeva un sacchetto con le campane già riparate, quelle che il pastore gli aveva chiesto di aggiustare: "…senza fretta, anche per quest'autunno quando scendo."

Nonostante le pecore fossero ben piene, comunque si protendevano a pascolare tutto quello che veniva loro a tiro lungo la strada. Davanti c'erano sempre le solite a guidare il cammino, ansiose di andare su, sempre più su. Poco per volta si lasciavano indietro le case e si avanzava verso la montagna.

Il sole ormai era tramontato da un pezzo, di sicuro si sarebbe arrivati a destinazione quando ormai sarebbe stata notte. Non mancava molto, ma per l'ultimo tratto bisognava salire nel bosco seguendo una vaga traccia abbastanza ripida. Sotto gli alberi l'afa era soffocante, nonostante ormai ci si fosse alzati di quota. Però sicuramente più su, nei pascoli, ci sarebbe poi stata un'altra aria rispetto a quella che ci si era lasciati alle spalle.

Dal bosco siamo sbucati direttamente nel prato dove gli amici avevano già preparato il recinto. Le pecore così potevano ancora pascolare liberamente fin quando ne avessero avuto voglia. Scendeva la sera, c'erano gli ultimi lavori da sbrigare, qualche amico e conoscente da salutare. D'ora in avanti, giorno dopo giorno, ci si sarebbe avvicinati sempre più al territorio d'alpeggio. L'importanza del passaggio del gregge è quella della pulizia di tanti pezzi e pezzettini di prato che altrimenti sarebbero stati abbandonati. Se ne dovrebbero rendere conto quelli che vengono su di qui per turismo e ammirano la bellezza del paesaggio, dovrebbero capire che questa non è wilderness, ma montagna viva ed abitata dall'uomo e dagli animali.

Aria di montagna

Il cammino però era ancora lungo. Dopo la pausa dove ci eravamo interrotti qui, il gregge riprese la sua marcia. Ormai il sole era tramontato e l'aria iniziava finalmente a rinfrescarsi, stava per iniziare la discesa nella valle ed all'orizzonte c'erano le montagne. Non quelle dell'alpeggio che avrebbe poi ospitato il gregge, collocato in un vallone laterale per adesso ancora nascosto.

Si scende nei boschi accanto a vecchie case abbandonate, ormai soffocate dalla vegetazione. Questa transumanza riesce ad avvenire ancora un po' come ai vecchi tempi, seguendo piste, sentieri, vie quasi prive di traffico, almeno fin quando non si arriverà nel fondovalle. E' così che dovrebbe essere sempre, ma nella gran parte dei casi è ormai impossibile e tanti pastori ricorrono ai camion, oppure sono costretti a tragitti notturni, per creare il minor disagio possibile.

Amici e parenti si uniscono alla transumanza, chi per un breve tratto, chi per un saluto, chi per dare effettivamente una mano prima, dopo e durante. Può darsi che non serva, ma in molti casi una persona in più è fondamentale per recuperare un agnello infilatosi dietro una rete, per fare barriera davanti ad un punto pericoloso. Se invece il cammino è tranquillo, è anche un'occasione per chiacchierare.

Il gregge continua la sua discesa, i prati qui sono verdi grazie ai temporali pomeridiani o serali che ogni tanto investono la valle. Adesso l'aria è più fresca, dalle montagne soffia il vento che sta ripulendo il cielo dalle nuvole e dall'afa. Ci si sta avvicinando al paese, chissà se la fiera sarà finita ed avranno smontato le bancarelle?

Reti e fili tirati lungo la strada, qui un piccolo gregge, là alcune vacche che ruminano tranquille. Questi Angus invece accorrono a tutta velocità e si fermano sul muro, muggendo a gran voce. Dubito che per loro ci sarà una transumanza o un'estate in alpeggio. Il gregge passa oltre e prosegue, mentre nei giardini delle case c'è chi bagna l'orto, chi aggiusta un cancello, chi chiama la famiglia a tavola per cena…

In coda al gregge tutto procede bene: dopo aver caricato gli agnelli più deboli, per il resto c'è solo da spronare di tanto in tanto gli animali più stanchi. Il caldo non ha facilitato la transumanza, ma adesso si sta bene. Qualche pecora o capra non più giovanissima però inizia ad essere stanca per il lungo cammino. Anche le persone però iniziano ad accusare la stanchezza!!

Nel paese per fortuna la fiera era finita, restava solo più un furgone che si è allontanato a tutta velocità quando siamo entrati nella piazza. La titolare del negozio di alimentari intanto stava ritirando dalla sua bancarella le ultime cose. Da una parte sarebbe stato bello attraversare il paese in festa, dall'altra… meglio così! La gente non è preparata a godere dello spettacolo del gregge in transumanza ed avrebbero potuto esserci problemi di ogni tipo.

Le pecore sfilano abbastanza velocemente, passano davanti al Municipio e proseguono nella strettoia tra le case. Sta per iniziare il punto più delicato, quello dove maggiormente si potranno creare disagi al traffico. Appena svoltato sulla strada, ci avvisano che sono appena passati due cavalli imbizzarriti sfuggiti a chissà chi. Li incontreremo poco dopo, un uomo li ha fermati, improvvisando una briglia con la cintura dei pantaloni per bloccare almeno uno dei due. Per un attimo si rischia il peggio perchè l'altro si getta tra le pecore, ma poi arretra ed il gregge prosegue, lasciando ad altri il compito di risolvere quel problema.

Ancora avanti, passando davanti ad un grosso stabilimento dove viene imbottigliata l'acqua. In cielo le nuvole continuano a rincorrersi ed avanza la sera. Bisogna sbrigarsi per arrivare prima che venga notte. Probabilmente si raggiungerà la destinazione finale con le ultime luci del giorno, minuto più, minuto meno. Ormai si cammina da più di due ore e mezza.

Di nuovo in mezzo alle case, poi si svolta alla rotonda e si inizia a risalire. Per fortuna esistono quelle strade secondarie! E non è nemmeno la prima transumanza a transitare di qui, perchè sull'afalto si vedono le inequivocabili tracce di altre greggi. Per qualche tempo in valle sarà tutto un via vai di pecore, capre e poi, più avanti, mandrie di vacche. Anche se la valle non è delle più estese, sono ancora tanti gli animali presenti stabilmente, in aggiunta a quelli che vengono monticati da pastori e margari locali.

La strada prosegue per un lungo tratto nel bosco, gli animali sono stanchi, ma non per questo quelli in testa rallentano! Ve ne sono alcuni che, costantemente, dalla partenza occupano le prime file. Magari ansimano, ma proseguono a passo sostenuto. Si supera un altro gregge "parcheggiato" in un prato poco sotto la strada, poi si inizia a sentire il rumore del fiume e quello delle auto che transitano sul ponte provvisorio. La destinazione è davvero vicina.
 


 


 

Il ponte Bailey traballa al passaggio degli animali, che avanzano inizialmente titubanti, in un frastuono di unghie che ticchettano e campane che rimbombano, con sotto il fiume che scorre, non ricchissimo di acqua. Il luogo dove trascorrere la notte è poco oltre, tutti possono tirare un sospiro di sollievo perchè non ci sono stati disguidi o imprevisti.
 

Certo che però la giornata non è ancora finita. Il recinto è da terminare, poi ci sono ancora varie incombenze prima di salire in auto ed andare a cena con alcuni degli amici che sono venuti ad aiutare. La transumanza è durata quasi tre ore e mezza, compresa la piccola sosta lassù tra i boschi. Mentre la luce si attenua sempre più, l'aria si fa decisamente fresca e, pur stanchissimi, si andrà a mangiare un boccone a casa del pastore.
 

L'indomani, dopo non molte ore di riposo, il gregge è già sotto il sole di quella che si preannuncerà come una limpida e caldissima giornata. C'è erba da pascolare, bisognerebbe star qui forse più di due giorni, ma fa troppo caldo per sottoporre gli animali a questo sole per troppo tempo. La partenza è fissata per la sera del giorno successivo, se resterà indietro dell'erba… peccato, ma è meglio salire, portare pecore ed agnelli a pascolare l'erba che cresce in quota, con aria più fresca ed ombra.
 

Ancora una foto ad una campana speciale. Lei e la sua "compagna" per la prima volta hanno suonato al collo di due pecore durante questa transumanza. Che farà il pastore? Deciderà di lasciargliele nel corso di tutta la stagione o le toglierà, in attesa della discesa autunnale? A lui la scelta, per me la gioia è già stata grande nel vederle e sentirle: non solo più ornamenti da spolverare in casa, ma oggetti che finalmente vengono impiegati per la funzione per la quale sono stati creati dall'amico Silvio.
 

C'è tutta questa riva da pascolare, il pastore mi affida la sorveglianza del gregge per qualche tempo, mentre lui va a sbrigare altre incombenze. Quante cose da fare, in questi giorni… E quante verranno inevitabilmente rimandate a chissà quando! Comunque ormai le montagne sono lì, manca solo più una tappa della transumanza. Un po' di pazienza e vedrete anche quella!

Troppo caldo per mettersi in cammino

Cos'è una transumanza? Si parte e si va… Per chi poi fa pascolo vagante, è semplicemente uno degli spostamenti quotidiani, un po' più lungo, forse. Ma non sempre è così, anzi, quasi mai. Così le giornate che precedono quel momento di "festa" sono frenetiche, bisogna sbrigare tutte le cose rimandate da mesi, settimane, giorni. In più, ci sono i preparativi per la transumanza stessa. Ed alla fine è una specie di incubo che raggiunge il suo culmine quando devi espletare estenuanti pratiche di burocrazia e, in un ufficio, ti dicono di tornare perchè "…non abbiamo ancora pinzato i fogli…" A ciascuno il suo lavoro, certo, ma capirete che una simile risposta possa far cadere le braccia al pastore che ha le pecore in attesa nel recinto!

Eppure le pecore pascolavano tranquille, una volta che si erano sbrigate le urgenze più pressanti e si era riusciti ad aprire le reti. Per fortuna adesso di erba ce n'è e, per lo meno, non è necessario spostarsi più di tanto per cercarla. Anzi, negli ultimi giorni più che altro ci si è spostati per avvicinarsi al luogo "giusto" per dare il via alla transumanza vera e propria. Gli animali però devono mangiare al mattino, perchè di giorno inizia a fare veramente caldo e non si torna più al pascolo fino a sera.

Poco per volta il gregge sta crescendo, a mano a mano che arrivano gli animali affidati "in guardia" al pastore da piccoli allevatori/appassionati che li mandano in montagna per la stagione estiva. Questo permette a chi sta in pianura di fare il fieno per il loro mantenimento invernale e, con una piccola spesa, garantire loro il pascolamento in montagna per i mesi d'alpeggio.

Fa caldo, gli animali cercano l'ombra. Ammucchiate a gruppi sotto a vecchi alberi da frutta, a testa bassa le pecore attendono che le temperature scendano di qualche grado. Ed i pastori? Nessuna pennichella per loro, ci sono reti da togliere, reti da tirare… La corsa negli uffici è finita, tra ASL e Comuni. Adesso c'è un bel malloppo di preziosi fogli che bisognerebbe trattare con cura, invece ogni tanto finiscono sommersi dalla confusione di tutto quello che c'è da caricare nell'auto.

Dopo il riposo del gregge, nel tardo pomeriggio si torna al pascolo. Ormai le giornate sono lunghe, quindi si lavora fino a tarda ora, quando fa più fresco e scende la notte. Il caldo della pianura sale verso le colline, ma è questione di pochissimo e finalmente si partirà. Un tempo queste giornate erano attese spasmodicamente, perchè lassù, anche con poco, pochissimo, si viveva bene. Non sembrava di fare una vita misera in delle baite senza luce nè acqua, perchè si era felici, perchè ci si poteva ritagliare quei due, tre giorni per fare una gita altrove a vedere alpeggi, montagne, animali, magari addirittura oltrepassare il confine ed andare in Francia! Adesso, con i lupi in agguato, con tutti gli sforzi fatti quotidianamente per sorvegliare le pecore, con le ore di sonno sempre più scarse persino lassù… Adesso partire ti pesa davvero e sembra di andare verso l'inferno, dove non c'è niente di bello e non riesci nemmeno a governare bene i tuoi animali.

Prima di partire gli animali devono anche essere "pieni", perchè se hanno fame non riesci a dominarli, per la strada. Al mattino c'è anche stata l'esigenza di dare loro il sale, o erano troppo "matte". Dopo il sale però bisogna bere (con moderazione): trovarsi in transumanza con pecore assetate può essere un rischio, quando passi accanto ad un torrente. Mentre gli animali pascolano, sorvegliati da amici venuti per la transumanza, i pastori vanno già a destinazione a portare auto stipate con un po' di tutto, in una gli agnelli troppo deboli per camminare, nel carretto le reti per il recinto, poi cibo per i cani, attrezzature varie, vestiti, di tutto un po'. Poi si torna indietro, gli amici hanno già attaccato anche le campane ed i rudun.

Via, si parte davvero qualche attimo di esitazione, poi il gregge finalmente si allunga e si compone la fila alle spalle del pastore. Pastore che starà un po' in testa al gregge, un po' ai lati, a volte farà la spola fin giù al fondo per vedere se tutto procede bene e se non ci sono animali con qualche problema fisico che impedisca loro di seguire la transumanza.

All'inizio sono percorsi già seguiti nei mesi scorsi. Piste nei boschi, sentieri, viottoli quasi invasi da rovi e felci. Le campane fanno abbaiare i cani e richiamano gli abitanti delle case immerse nel verde delle colline. La fila si allunga all'infinito in questi tratti così stretti, davanti gli animali incalzano, le corna ed i nasi puntano dietro le gambe di chi cammina in testa. Bisogna anche cercare di frenarne l'impeto, o le loro compagne alla fine del gregge faticheranno troppo, per non parlare di chi è laggiù per spronarle ad avanzare!

La transumanza crea un po' di scompiglio in alcuni cavalli che osservano dal loro recinto, nitriscono ed iniziano a correre a fianco del gregge. Poi bisogna fare attenzione ai frutteti, alle vigne, ai fiori piantati fuori dai cancelli… Continua a far caldo anche se è pomeriggio ormai inoltrato, ma per fortuna tra non molto si proseguirà tra i boschi.

Si continua ad attraversare piccoli gruppi di case o singole abitazioni sparse qua e là. C'è gente che esce sui cancelli, bambini che gridano, ma chi è davanti non ha tempo e modo di capire tutto ciò che accade mentre passa il gregge. L'importante è non trovare ostacoli imprevisti che sbarrino la strada! Qualche donna si precipita fuori con una scopa, facendo versi necessari a tener lontane le pecore da un ciuffo di erbe fiorite.

Si va, si gira, si svolta, persino si sale per poi scendere. Il sudore cola a gocce, non fa ancora abbastanza fresco. Lungo questa strada si incontrano le auto di chi rientra in città dopo aver trascorso qualche ora in montagna: ci sono anche quelli che nemmeno tirano giù i finestrini per far vedere ai bimbi uno spettacolo che potrebbe scomparire tra non molti anni. Dietro, l'auto ha caricato qualche altro agnello che faticava a tenere il rirmo, ma per il resto tutto procede bene.

Amici e parenti si uniscono alla transumanza, per i più piccoli è davvero solo un momento di gran festa e non sentono nemmeno la fatica, camminando in testa al gregge insieme al pastore. In un punto occorre deviare tra i rovi per evitare un tratto di strada diserbato, quassù, tra i boschi… L'aria sembra già un po' più fresca, la salita è quasi terminata, ma poi ci saranno altre strade da percorrere. Gli animali continuano ad incalzare, mai stanche le prime, sempre più affaticate le ultime.

Su si fa una sosta, un po' di erba per le pecore, un piccolissimo spuntino per i pastori, e poi si ripartirà alla volta della destinazione finale. Dalla valle arriva aria di pioggia, ben due temporali ci hanno già sfiorato, ma l'importante è che non piova su di noi fino alla fine. Si arriverà di notte? Quante ore ci vorranno per concludere quella prima tappa di transumanza? E nel paese più giù, avranno smontato le bancarelle della fiera? Ve ne parlerò la prossima volta! Andiamo pian piano, a passo di transumanza…

Una settimana torrida

Il tempo, il clima, offrono sempre infiniti spunti di conversazione. A volte servono a gente che non sa bene come mettere in piedi un discorso, a volte sono oggetto di preoccupati dialoghi scientifici. Per i pastori, che ogni capriccio del tempo lo vivono immediatamente sulla loro pelle, la metereologia è uno degli elementi base della giornata.

C'è stata una settimana torrida, con giornate di bel sole, caldo, poi caldissimo. I primi giorni volentieri si toglievano maglie e camicie, ma poi iniziavano ad esserci le prime dolorose scottature sul collo e sulle spalle, impreviste nel sole di inizio aprile. Ma a stupire era soprattutto quel caldo che già ti spingeva a cercare l'ombra, quel caldo che ti toglieva le forze, che rendeva un forno l'auto lasciata parcheggiata sul bordo di una strada, di fianco ad un boschetto, accanto ad un prato.

Le pecore pascolavano felici nelle ore del mattino e del pomeriggio, cercando poi l'ombra a metà giornata, così come accade nel mese di maggio, prima di partire verso l'alpe. Il prato è inframmezzato da pianticelle di castagno ben protette sia dal gregge, sia dai caprioli che escono dai vicini boschi. Spesso si vedono piante già scortecciate ancor prima che arrivino le pecore ed il pastore spera sempre che il proprietario lo sappia e non incolpi poi i suoi animali.

L'aria tiepida, i colori della primavera, è davvero un momento splendido, specialmente qui sulle colline, dove l'aria è più limpida rispetto alla pianura. Ma è un momento rapido, i fiori di ciliegio durano pochi giorni, poi il vento si porterà via i petali. Ed il vento arriverà davvero qualche giorno dopo, un vento freddo che seccherà la terra e farà rinpiangere il caldo dei giorni precedenti. "Il tempo non è più a posto…", senti dire spesso. In effetti lo sbalzo termico sarà davvero forte, tutto nel giro di pochissimi giorni.

Adesso nei prati stai più a lungo, non è più come quando in pochissimo tempo si esauriva l'erba e bisognava già spostarsi. Con l'abbondanza di erba che c'è in giro, c'è da restare nei pezzi tutta la mattina, spostandosi poi nel pomeriggio. Già, quell'erba che però viene vecchia, come si diceva, e dura, con spighe in fiore… Ma peggio ancora è vedere come la gente combatta l'erba spargendo diserbanti e disseccanti sul bordo della strada. Subito non lo noti e passi con il gregge, poi ti accorgi che un animale, due, tre hanno lo sguardo fisso, iniziano a perdere bave dalla bocca. Qualche giorno dopo vedi un tratto con l'erba gialla e secca lungo la strada, e non è solo effetto del vento e del sole. "Dovrebbero vietare di usare quelle porcherie!!", impreca il pastore. "Non dico solo per le pecore, ma passa un bambino, strappa un filo d'erba, lo mette in bocca…".

Un altro prato con l'erba davvero alta. Le pecore lì ne avranno per tutto il pomeriggio, ma per la sera bisogna spostarsi altrove. Il giorno dopo il pastore ha bisogno di qualche ora libera e, dopo quei prati sulle colline, lo aspetta un grosso prato più in basso, dove per qualche tempo non bisognerà affrontare lunghi spostamenti Il trasferimento avverrà quando ormai sarà praticamente notte, un cammino nel bosco, lungo piste e sentieri, cercando di non scivolare e non prendersi troppi rami in faccia, seguendo le macchie chiare delle pecore, perchè di luce ormai non ce n'è più, lì nel bosco.

Il grosso prato in effetti dura per diversi giorni, quelli più caldi. L'effetto delle temperature elevate si vede ovunque, con il verde tenue e le chiazze bianche dei ciliegi che risalgono le pendici delle montagne, mentre la neve si ritira, si scioglie, riempie i canaloni con le ultime valanghe. Ci sono ancora così tante cose da fare prima della transumanza, ma questo caldo fa capire che alcune non possono essere rimandate all'infinito, bisogna darsi da fare ed iniziare ad entrare nell'ordine di idee che la primavera passerà veloce, volerà via in un attimo.

In quell'erba così alta salta e starnutisce il nuovo arrivato, mentre il polline gli cosparge il pelo. Bill è qui da pochi giorni, ma sembra che si stia ambientando bene. Chissà se verrà un buon cane da lavoro? Il viaggio per andarlo a prendere è stato lungo, ma si è trattato anche di un'occasione per fare una gita ed andare a trovare un'amica.

Piccoli spostamenti dal recinto ai pascoli, è quasi una pacchia, non fosse che comunque bisogna tirare reti a protezione di alberi da frutta, vigneti, giardini confinanti con il prato. Le giornate si stanno allungando sempre più, ma c'è spesso così tanto da fare che alla sera si è sempre più stanchi ed al mattino la sveglia suona inevitabilmente troppo presto.

Quel pomeriggio ci sarà anche un altro arrivo. Il gregge si prepara ad ospitare Mirka. Quest'estate dovrà dimostrare la sua efficacia nella difesa contro i lupi. La speranza è quella che non ce ne sia bisogno, che i predatori se ne siano andati, ma è più che altro un'illusione, perchè dalle vallate continuano le segnalazioni di avvistamenti del predatore. La veterinaria che segue l'inserimento di questi cani spiega al pastore come gestire Mirka nei primi tempi. Si valuterà la sua convivenza con gli altri cani e con il gregge, in modo da avere un animale efficiente quando si salirà in alpe.

Il primo incontro è con gli altri maremmani, che un po' le abbaiano, un po' la annusano, mentre i cani da lavoro non mostrano di essere particolarmente interessati. Un buon maremmano non deve allontanarsi dal gregge, deve essere aggressivo con i predatori, ma non con i turisti, non deve arrecare danno alle pecore, anche solo giocando.

L'ideale sarebbe che se ne stesse lì senza far niente tutto il giorno, con l'unico compito di controllare, sorvegliare, ed entrare in azione in caso di necessità. I veterinari se ne vanno, Mirka sembra triste per essere stata "abbandonata" lì, ma non bisogna nemmeno viziarla con coccole e carezze, altrimenti si rischia di avere un cane che andrà incontro scodinzolando ad ogni visitatore, tralasciando il suo lavoro di sorvegliante.

Ancora qualche ora al pascolo nel tardo pomeriggio, quando il sole si abbassa e finalmente fa meno caldo. Non c'è stata una nuvola in cielo nel corso di tutta la giornata. L'aria adesso è tiepida, più fresca in basso verso il ruscello, ancora calda come d'estate in alto sulla collinetta, accanto ad un terrapieno o un muro in pietra. Ci si interroga su quanto potrà durare ancora questo caldo, mentre le previsioni del tempo annunciano un cambiamento a breve. Qualche goccia di pioggia non farebbe male, anche se il rischio è quello che venga piegata l'erba ormai troppo alta.

Si tiene sotto controllo il cucciolo, si guarda come si comporta la cagna in mezzo al gregge, ed intanto un giovane capretto maschio dimostra a tutti di che pasta è fatto, prendendo a testate una pecora. Il piccolo non cede, mettendo in fuga la malcapitata e avanzando tutto tronfio. Sicuramente un bel caratterino!

Un esemplare del genere di certo non sarà tra quelli che verranno venduti per Pasqua! Mentre il capretto stabilisce il suo predominio, si finisce di spostare le reti del recinto per la notte. Adesso la sera è fresca, fortunatamente le notti non sono ancora così torride come d'estate, anche se in giornata si sono raggiunti e superati i 30°C! Quando i pastori chiameranno le pecore nel recinto sarà ormai notte, poi c'è ancora da dar da mangiare ai cani, che ormai sono aumentati di numero, mungere qualche capra, controllare che un paio di agnelli abbiano succhiato latte a sufficienza…