Anno vecchio, anno nuovo

Sta finendo anche il 2014. Tempo di bilanci? Si usa così… Un anno in chiaro-scuro, un anno per me molto difficile. Non faccio previsioni e pronostici per il prossimo, si vive alla giornata, augurandosi almeno un po’ di serenità. Ringrazio tutti coloro che hanno apprezzato le mie pubblicazioni (e il 2014 ha visto l’uscita sia del mio primo romanzo, “Lungo il sentiero“, sia della raccolta fotografica “Pascolo vagante 2004-2014“), averle acquistate è anche un tangibile sostegno a questo blog, che invece viene aggiornato come passatempo. Se nei prossimi mesi non sempre mi vedrete su queste pagine, sarà per diversi motivi. Non più solo “perchè sono sul campo”, come avveniva ahimè in passato, ma anche perchè devo seriamente impegnarmi in nuove attività lavorative-letterarie. Ho diverse idee e progetti, ma devo dedicarci del tempo.

Cercherò comunque di aggiornare anche queste pagine. E’ un po’ una malattia pure questa, inscindibilmente (per me) legata a quella per le pecore. Anche se non posso (almeno per il momento) lavorare con un “mio gregge” e “miei animali”,  ringrazio tutti gli amici che invece mi danno la possibilità di dare una mano presso il loro gregge o mi invitano anche solo per una visita. Ritengo che sia importante, necessario, fondamentale fare informazione sul mondo rurale, agricolo, zootecnico, montano. Sempre di più tocco con mano lo scollamento tra le realtà, sia tra persone che sognano un “ritorno” senza avere idea di cosa significhi vivere e lavorare in certi ambienti, in certe situazioni, sia tra chi invece non ha più la minima idea di come i prodotti alimentari arrivino nel loro piatto.

Non voglio farla lunga. Auguro a tutti, specialmente agli amici che stanno attraversando momenti difficili, un anno migliore. Un grosso grazie a tutti coloro che mi sono stati vicini nell’anno che sta per concludersi.

Work in progress

Cari amici, scusate il “silenzio”, ma le cose da fare sono sempre tante e non ogni giorno resta tempo a sufficienza per aggiornare il blog. Nascono i primi capretti e il meteo è favorevole per pascolare ancora le capre fuori dalla stalla… Oppure c’è da andare per uffici.

Altre volte ci sono spostamenti più lunghi da affrontare e c’è bisogno di me al pascolo. Ma… Soprattutto sono anche alle prese con i miei futuri due nuovi libri, quindi di ritagli di tempo libero ne restano ben pochi. Portate pazienza!

Perchè non ci sono più foto di tramonti

Raramente in questo blog parlo di fatti personali, nel senso che raramente racconto in prima persona cose che mi riguardano. Ovviamente tutto ciò che vi mostro (salvo diversa indicazione) è però vissuto in prima persona.

Se le foto sono mie, le ho scattate ed ero sul posto a vivere quel momento, quella situazione. Però a quanto pare c’è bisogno fornire delle spiegazioni. In una delle mie periodiche discese dall’alpe, ho trovato un’e-mail da una persona che si diceva lettore di questo blog e che, con tono risentito, chiedeva come mai quest’anno fosse così poco aggiornato e con contenuti meno vari degli scorsi anni. Un’altra lettrice invece si diceva dispiaciuta di non vedere belle immagini di tramonti come invece accadeva in passato.

E’ vero, il blog è aggiornato se va bene una o due volte la settimana e sempre con storie di un gregge, poco materiale su altri pastori, meno ancora sugli alpeggi in generale, a differenza di quanto accadeva in passato. Il fatto è che sono anch’io in alpeggio e il più delle volte guardo, come fanno i pastori, greggi e alpeggi da lontano, con il cannocchiale, quando sono in cresta… In alpeggio non prende nemmeno il telefono, a fatica c’è a corrente elettrica (e non sempre tutto funziona), quindi non ho connessione internet per aggiornare il blog o più in generale per connettermi ad internet. Se queste pagine vi mancano così tanto e il prossimo anno volete organizzare una colletta per pagarmi una connessione anche extra rete telefonica… (i modi ci sono, ma dovrei fare un contratto annuale per usarlo solo qualche mese).

C’è stato un tempo in cui giravo per alpeggi per lavoro, quindi “potevo permettermelo”. C’è stato un tempo in cui vagabondavo per scrivere libri. Ci sono stati giorni in cui avevo incarichi lavorativi che mi portavano ad incontrare pastori e margari per realizzare interviste ed altro. Adesso invece la mia vita è principalmente al fianco di chi è in alpeggio a fare il suo mestiere e le mie scelte sono di condividere con lui questa permanenza in quota.

Non pubblico più le foto di tramonti perchè, a quell’ora, io non sono più insieme a pecore e pastori, ma fortunatamente c’è una baita degna di questo nome che ci ospita e mi permette di scendere prima per preparare cena (per la ricetta dell’immagine, pazientate e metterò poi la ricetta, ovviamente è carne di pecora). Se siete affezionati lettori di questo blog, sapete che il pastore vive per le sue pecore, fa di tutto per loro e… molte volte, trascura il proprio benessere personale per far sì che il gregge sia invece accudito a dovere. Così ci va anche chi pensa al pastore!

Lui resta con il gregge quotidianamente affinchè pascoli a dovere dal mattino a tarda sera, con qualsiasi condizione di tempo e qualcun altro invece scende prima, nel pomeriggio, raggiunge la baita, accende la stufa, prepara cena e pranzo da portare al pascolo il giorno dopo, svolge lavori “domestici”. Certo, sarebbe bello condividere la giornata dal mattino fino a tarda sera, potrebbe anche essere romantico ridiscendere alla baita di notte con le pile frontali (a questa stagione ormai il rientro avviene di notte), ma non è molto meglio per tutti arrivare a tarda sera e doversi solo togliere gli scarponi per sedersi a tavola e concludere la lunga giornata di lavoro in una stanza già calda per il fuoco scoppiettante della stufa?

Ogni tanto prendo un’altra strada rispetto al gregge, scendo a valle mentre le pecore salgono l’ennesima volta lungo i pendii, ma sono necessità materiali che mi portano in fondovalle: provvedere ai viveri, ma anche al bucato settimanale (su in alpe si lava a mano alla fontana) e, nel mio caso, anche ad un rapido controllo di ciò che il resto del mondo vuole da me. Ecco perchè non ci sono quasi più foto di tramonti…

Nuovo sito dedicato al film

Oggi vi invito a vedere il nuovo sito dedicato al film che stiamo pian piano realizzando, quello sui pastori piemontesi del XXI secolo. Il sito è questo http://pastoripiemontesi.wordpress.com/. Andate a vedere tutte le pagine, in gran parte forse è materiale che avete già visto qua e là sul blog. In aggiunta c’è questa proiezione sul backstage, cioè sui di noi che realizziamo il film inseguendo i pastori anche in cima alle montagne! Buona visione!!

Nuovo anno

Un altro anno che finisce, un altro che inizia… Anche nel 2013 questo blog continuerà ad esserci, grazie anche a tutti voi che leggete e partecipate inviando materiale.

Il regalo che voglio farvi è, per chi ancora non lo sa, annunciare che ho già iniziato a lavorare al prossimo libro. Questa volta non sarà più un saggio, ma un romanzo, un’esperienza completamente nuova per me. Spero di riuscire in quest’impresa e, alla fine, di essere soddisfatta del risultato, così da darlo alle stampe e condividerlo con voi. Grazie intanto a tutti quelli che stanno leggendo o hanno già letto “Di questo lavoro mi piace tutto“, che sta riscuotendo interesse anche al di fuori del mondo zootecnico, come potete vedere in questa intervista/recensione pubblicata recentemente. A risentirci nel 2013!

Auguri, anche se…

Anticipo ad oggi gli auguri di buone feste, sapendo che molti lettori del blog accedono ad internet dal posto di lavoro, quindi per qualche tempo forse non visiteranno queste pagine.

Auguri, anche se per molti i giorni che stanno per arrivare sono uguali agli altri. L’allevatore (e soprattutto il pastore vagante) non vede differenze tra un giorno festivo ed uno feriale. Anzi, spesso utilizza il giorno festivo per compiere spostamenti sulle strade, approfittando del fatto che c’è meno traffico!

Auguri, anche se c’è poco da festeggiare, di questi tempi. Sento parlare di agnelli rimasti invenduti, di agnelli venduti a bassissimo prezzo, sia qui in Piemonte, sia in Sardegna, sia altrove. Sento parlare sempre più di furti: furti di bestiame, addirittura le campane dal collo degli animali al pascolo. Forse le profezie Maya non erano poi così sbagliate, in fondo è la fine del mondo… La fine del mondo a cui eravamo abituati.

Auguri a tutti coloro che seguono questo blog, siete aumentati tantissimo nel corso di quest’anno che sta per finire. Grazie a chi legge, grazie specialmente a chi commenta e permette di confrontarsi e scambiare le idee. Grazie a chi mi manda foto e storie, che contribuiscono ad arricchire queste pagine. AUGURI!

Tanti modi (mondi?) diversi

Domenica sono stata ospite del salone del Gusto Terra Madre a Torino. Non propriamente la giornata giusta per girarsi il Salone e vedere con calma tutto quello che c’era… Però ero invitata a parlare ad una conferenza alle ore 12:00 e quindi non avevo scelta. La ressa era davvero tanta , quindi mi sono limitata ad un giro abbastanza rapido prima e dopo il convegno.

Tanti altri blog parlano di tutto quello che si poteva vedere (ed assaggiare) al Salone, io mi limito a mostrarvi qualche scorcio di ciò che riguarda l’allevamento ovino. Nel Salone (dedicato ai produttori italiani) i formaggi di pecora non mancavano, ovviamente. Dalla Toma di pecora brigasca ai vari pecorini.

Questo pannello, sempre nello stand ligure, mi sembra particolarmente significativo: “Chi alleva bene… produce meglio”. E solitamente le piccole realtà sono quelle che riescono ad applicare in maniera migliore questa filosofia. La produzione non riguarda solo il formaggio, ma anche la carne, che è generalmente “più buona” quando l’alimentazione e la cura generale dell’animale viene curata con attenzione.

Tra gli stands che riguardavano l’allevamento ovino c’era anche lana, feltro e carne, ma per cercare prodotti un po’ particolari dovevo ancora camminare oltre. Non so perchè qui in Piemonte si sia così persa la tradizione del mangiare carne ovina! Eppure un tempo, almeno fino a 60-70 anni fa non era così, a quanto mi dicono gli anziani. Oggi si fatica a proporre questo tipo di carne al di fuori delle occasioni festive di Pasqua e Natale quando, per la grande richiesta, si rischia di mettere in tavola un prodotto non così buono, magari di provenienza non locale o nemmeno italiano! C’era l’agnello sambucano dalla Valle Stura, l’agnello di Zeri dalla Toscana, l’agnello abruzzese e gli arrosticini, ma dal Centro Italia in giù è più normale parlare di agnello, pecora, ecc…

Tra gli stands stranieri di terra Madre invece potevi provare qualcosa di diverso. Dove c’è la cultura dell’utilizzo di un prodotto, si trovano molteplici modi per impiegarlo, trasformarlo, valorizzarlo… E allora ecco queste tartine con patè di agnello dal Nord Europa.

Ci si poteva informare sulla pecora degli Zulu del Sud Africa, ancora allevata nonostante le grandi trasformazioni del territorio: “In una regione dove prevalgono campi di mais geneticamente modificato e la monocoltura della canna da zucchero, gli allevatori, infatti, continuano a coltivare varietà locali per garantire il sostentamento degli armenti.

Questo prodotto era davvero sorprendente! La marmellata di latte di pecora. Non tutti osavano assaggiare pensando a chissà quale gusto “di pecora”, ma non sanno cosa si sono persi! Io invece ho provato diversi gusti, da quello “neutro” alle aromatizzazioni (cannella, zenzero e chiodi di garofano… una delizia!). Vedo che, nel mondo dei blog, non sono l’unica ad aver apprezzato (si veda qui).

Uno degli stands che proponeva salumi e carne di pecora trasformata era questo dall’Olanda, salami e prosciutto, davvero meritevoli di un assaggio. Il prosciutto poi aveva un sapore di sottofondo che mi ricordava il fuoco di torba o comunque le erbe della brughiera stessa. Interessante leggere le parole di un’allevatrice: “Inoltre, il governo ci eroga sussidi per incentivare il pascolo nella brughiera, dato che la presenza delle pecore gioca un ruolo importante nell’ecologia locale.

Durante la conferenza, un pastore dall’India mi ha chiesto come si potrebbe fare per far sì che “Storie di pascolo vagante” possa essere visto e seguito anche in altre realtà al di fuori dell’Italia. Le mie immagini lo avevano emozionato… la risposta è proprio in quella sua emozione. Sono le immagini a rappresentare la lingua comune della pastorizia. Secondo me due pastori, uniti dalla comune passione, riusciranno sempre a trovare il modo per comunicare, in qualunque parte del mondo si incontreranno. Comunque, già solo ieri, oltre gli amici Svizzeri (21), ed i Francesi (9), le altre visite a queste pagine sono venute da Marocco (2), Canada (2), India (2), ecc. In generale, nell’ultima settimana, il blog ha ricevuto 81 visite dalla Svizzera, 53 dalla Francia, 34 dalla Romania, 20 dal Regno Unito, 19 dagli Stati Uniti…