È tempo di…

Sapete perchè le principali fiere tradizionali nelle valli e nei paesi della pianura adiacente si tengono in primavera ed in autunno? Ha a che fare con le stagioni, ovviamente: fare le scorte prima dell’inverno, poi prepararsi ai lavori di campagna primaverili ed estivi. Ma anche perchè era il momento in cui avvenivano le transumanze! E allora in primavera si facevano le scorte per salire in alpe ed in autunno si vendevano i prodotti.

Il prossimo fine settimana, 12-13 maggio, l’appuntamento è a Bobbio Pellice (TO) con la Fira ‘d la Pouià, la fiera della salita all’alpeggio, e Sagra del Saras del Fen. Cercherò di non mancare, soprattutto per vedere l’arrivo degli animali e salutare un po’ di amici.

Invece il 20 maggio 2012, per il secondo anno consecutivo, a Roaschia (CN) si tiene in versione primaverile la Mostra Interprovinciale degli ovini di Razza Frabosana-Roaschina. Qui il programma dell’evento. Non so se potrò essere presente, in quanto la data facilmente andrà a coincidere con la nostra transumanza.

Sempre nello stesso fine settimana (19-20 maggio), a Saluzzo (CN) ci sarà la Festa dei Margari con la tradizionale Rudunà. Non ho ancora trovato un calendario aggiornato dell’evento, quindi vi comunicherò successivamente i dettagli di questo evento.

Fiere già avvenute, questa ce la racconta l’amico Carlo ed è quella di Sandigliamo (BI), tenutasi oltre un mese fa. “Il primo di aprile si è svolta a Sandigliano nel Biellese la fiera agricola zootecnica denominata “Fera dla Caplina“.


Oltre all’esposizione dei capi di bestiame, c’era anche un’esposizione di macchine agricole d’epoca e naturalmente banchetti con prodotti tipici (Tome, salumi, ecc) e con attrezzature per i lavori dei margari e dei pastori.
Tra gli animali la parte del leone l’hanno fatta i bovini di razza Pezzata Rossa di Oropa.

C’erano anche due piccoli greggi: uno di capre e uno di pecore.


Una cosa che mi ha favorevolmente impressionato (come lo potrai notare dalle foto) è stata la presenza di una bella gioventù. Questo dovrebbe far pensare che in questo settore c’è ancora la passione e la voglia di poter continuare nella speranza che la burocrazia e soprattutto i costi elevati non pongano dei limiti insuperabili.


La manifestazione si è conclusa con la sfilata delle mandrie al ritorno alle proprie stalle con il suono festante dei loro campanacci, sapientemente guidate da ragazzi e ragazze.


Bellissima la bambina che segue la mandria delle vacche e il bambino che guida fiero il suo piccolo gregge di capre.

Grazie a Carlo. Ovviamente chiunque di voi voglia documentare una fiera a cui parteciperà, un evento “in tema” con questo blog, le foto fanno sempre piacere.

Appuntamenti e foto

Purtroppo il maltempo andrà a guastare la festa laddove domenica sono previste manifestazioni all’aperto, però era ora che piovesse! Chi non ha ancora tosato le pecore da una parte è preoccupato per i giorni che passano e pensa alla salita in montagna con poca lana sulla groppa. Dall’altra parte però gli animali non stanno male con una calda coperta e simili temperature…

Dove stanno facendo la danza del sole per domenica è sicuramente a Carema (TO). Lì infatti si terrà la fiera di Primavera, con Battaglia delle capre, rassegna ovi-caprina, Mostra dell’Asino e del Mulo.

Qui vedete orari e dettagli della manifestazione. Ringrazio gli amici che mi avevano invitato, ma difficilmente riuscirò ad essere presente. Speriamo il maltempo conceda una tregua…

Sabato 14 invece a Sparone (TO) si terrà un convegno sul futuro degli alpeggi. Ho già partecipato alle passate edizioni di questo evento e vi erano state interessanti occasioni di dibattito. Qui trovate la locandina in formato originale.

In tutt’altra area d’Italia (Potenza) è in corso la mostra “La Podolica… Mille anni che sono qui.”

Un po’ di foto arretrate, ad esempio quelle che, dal Biellese, ci manda l’amico Pier. Ecco la Baraggia innevata. Terra di pastori da sempre, ma pure lì ci sono “nuove presenze” che vogliono sfrattare la pastorizia… In questo caso si tratta del poligono militare. Ho saputo che dei pastori presenti in zona sono stati accusati di “spionaggio militare” per esser stati trovati da quelle parti con i loro animali e fuoristrada al seguito.

Erano i giorni della neve ed ecco qui un agnello che chiama la mamma. Complimenti davvero a Pier per le bellissime immagini.

Foto con pecora nera. Questo non è che uno delle greggi che passano da quelle parti. L’incontro di Pier è stato casuale, mentre si era recato per l’appunto in Baraggia a Candelo per scattare foto.

Le pecore sono del pastore Federico Seletto, che vediamo qui accanto al fieno che necessariamente aveva dovuto utilizzare per sfamare il gregge nei momenti più difficili del passato inverno.

Concludiamo con uno scatto molto più attuale di Carlo, che intitola questa immagine “Pic-nic di Pasquetta sull’erba“.

Io per il futuro ho solo in mente di aprirmi un’azienda mia

Dopo aver dato la parola a Gabriele, è la volta del suo amico Stefano. Lascio che sia lui e le sue foto a raccontare questa storia. A me ha commosso, perchè Stefano ha scritto davvero con il cuore.

Il mio nome è Stefano De Cicco, sono del 1995 e vivo a Biella, a Tollegno, ma le bestie le ho in una cascina a Verrone assieme a mio nonno. Il posto dove ho le bestie si trova in pianura, è un comune abbastanza popolato e la cascina e circondata da villette e perciò ci viene difficile pascolare in autunno. Io vivo assieme ai miei genitori, anche se la maggior parte del tempo la passo assieme a mio nonno in cascina.

Io per il momento possiedo una decina di pecore e tra un po’ mio nonno mi regalerà una decina di vacche di razza Pezzata Rossa d’Oropa. Questa passione mi e venuta all’età di 6 anni, però purtroppo da piccolo non potevo dare una mano a mio nonno perchè i miei genitori non mi portavano da lui a lavorare, adesso lavoro tutto quello che posso perchè da quando ho la moto non sono più alle dipendenze dei miei genitori.

Io ho deciso di prenderela Pezzata Rossad’Oropa perchè i miei avi l’hanno sempre allevata e io voglio continuare ad allevarla e poi è anche una razza in via di estinzione. I miei genitori sono d’accordo che faccio questo mestiere però vogliono anche che io studi, però io sono contrario perchè se vado a scuola non ho tempo di stare dietro le bestie e questo loro non lo vogliono capire. A settembre la scuola non la rincomincio, anche se loro sono contrari! I miei genitori non hanno bestie, le ha mio nonno i miei genitori non sanno neanche come si munge un vacca, io voglio prendere il posto di mio nonno e portare avanti la sua impresa. Tutto quello che so lo devo a mio nonno, è lui il mio “maestro”, lui ha avuto pazienza di insegnarmi tutto, anche se alcune cose ho dovuto impararle da solo. Le miei bestie non sono bestie da latte ma neanche tanto buone da carne, però noi ce li facciamo andare bene perchè se no non si mangia. La mia è un’impresa tradizionale, mungo ancora a mano perchè la mungitrice non mi piace, e ogni tanto mi faccio una toma per me, non posso vendere formaggi perchè non ho il permesso dell’usl.

In estate andiamo in montagna, adesso che mio nonno è anziano non può più andare su in alta montagna, perciò adesso giriamo da un montagna all’altra, la baita ce l’abbiamo sotto il comune di Sagliano Micca, il nome della baita è Colmo di sotto. Io preferisco la montagna perchè mi trovo più a mio agio e faccio quasi tutto quello che voglio e poi le bestie non stanno tutto il giorno chiuse in stalla, e stanno fuori tutto il giorno. Dell’alpeggio mi piace vedere le bestie fuori nei prati stare al pascolo per ore e senza nessuno che dice cosa fare. 

Al mattino in inverno mi sveglio alle 6:30 faccio colazione e poi vado in stalla a fare i lavori fino alle 10 (quando non vado a scuola), poi al pomeriggio se non c’e tanta neve prendo le pecore e le allargo da mezzogiorno fino alle cinque e poi dalle 17:30 torno in stalla a fare i lavori fino alle 19:30. Quando c’e tanta neve e non posso allargare le pecore, se qualcuno ha bisogno vado a dare un mano a fare dei lavori, come ad esempio andare a far legna. Per il momento studio ancora, faccio prima superiore, ai Salesiani a Vigliano e studio da falegname, ma a me non piace studiare e infatti questo è l’ultimo anno che vado a scuola e starò dietro le bestie e andrò a fare qualche giornata a lavorare.

Di questo mestiere mi piace il fatto che non prendo ordini da nessuno, perchè con le bestie quello che decide sono io e non gli altri e poi perchè posso stare con gli animali, che ti danno grosse soddisfazioni, come far nascere un vitello che è una cosa che quasi nessuno fa. Di questo mestiere non c’è niente che mi pesa fare, qualunque cosa che riguardi questo lavoro la faccio volentieri. Io per il futuro ho solo in mente di aprirmi un’azienda mia, anche non con tante bestie.

Secondo me l’allevatore del XXI secolo rispetto al passato pensa di più a far vedere il numero delle bestie che possiede e magari non le tengono neanche bene, invece un tempo le famiglie non avevo tante vacche e quelle poche che avevano le tenevano con la massima cura e non gli importava il numero (almeno è quello che penso io). L’unica difficoltà che ho incontrato fino ad ora è il fatto che io il dialetto non lo parlo tanto bene perchè sono mezzo meridionale e a me la cosa dispiace perchè un po’ vengo scartato agli altri.

Dalle mie parti soprattutto tra i giovani chi fa l’allevatore e visto un po’ come un pezzente, uno che non si lava mai e che è un lavoro inutile che non serve a niente. Quando ho un po’ di tempo libero vado in giro con un mio caro amico che anche le ha le pecore, andiamo in qualche bar a berci qualcosa e poi torniamo a casa, la maggior parte dei miei amici sono allevatori. Per fortuna da giugno fare l’allevatore diventerà la mia attività principale in quanto lascerò la scuola per stare dietro le bestie. La maggior parte del mio tempo libero è dedicato agli animali; anche se non devo fare lavori in stalla, prendo la spazzola e mi metto a spazzolare le vacche anche per 3 o 4 giorni di fila.

Io non credo di poter dare consigli ad altri, vorrei solo dire che se è questa la loro passione, di continuare questa passione e di non farsi mettere i piedi in testa da nessuno. Internet lo uso lo ogni tanto, quando lo uso è per cercare alcune malattie che possono arrivare agli animali e guardo altre razze bovine di altre regioni, per me è una cosa utile in certi momenti in altri no (mi piacerebbe trovare qualche sito di aste di vacche e capre nelle parti del Biellese o in Piemonte).

Agli altri giovani allevatori vorrei dire che è un mestiere magnifico

Anche se avrei da raccontarvi varie storie e soddisfazioni “da pascolo vagante”, il poco tempo a disposizione fa sì che oggi utilizzi un’altra delle belle storie ricevute da un giovane allevatore.

Mi chiamo Negro Brida Gabriele, sono nato il 20 03 1996, abito a Pralungo in provincia di Biella, subito sotto le montagne, all’incirca a660 metri slm, avendo quindici anni vivo ancora con la mia famiglia. Tengo delle pecore di razza biellese, due capre e una vitella. Io ho sempre avuto la passione per gli animali e sin da piccolo mio papà aveva una quindicina di pecore e qualche mucca, ma poi si è stufato e ho deciso di mantenere io il tutto. Tengo le pecore perchè sono la razza tipica e le capre così quando allargo nel bosco puliscono un po’ di rovi.

I miei non hanno contraddetto il mio inizio, però mi hanno detto che adesso avevo la scuola e dovevo finirla perchè senza un diploma non si fa nulla, ma se mantenevo i voti buoni me le lasciavano tenere. La mia piccola azienda è di tipo tradizionale, impostata da carne e se tolgo i capretti mungo le capre e metto il latte insieme a quello delle mucche di mio zio. Sono sempre in alpeggio d’estate a dare una mano al signore a cui do le mie bestie e ai mie amici!! Preferisco la pianura perchè ci sono altri svaghi, però l’alpeggio è una cosa magica, da soli in mezzo al verde con i propri animali, davvero una cosa magnifica!! Adesso mi sveglio all’incirca alle sei, vado in stalla faccio i lavori e se possibile metto le bestie nella rete, poi faccio colazione vado a scuola (istituto tecnico agrario). Quando torno alle due studio un’oretta poi vado al pascolo all’incirca per due ore e quando torno do ancora un po’ di fieno, poi mangio e il prima possibile vado a dormire. La cosa che mi piace di più è stare con i miei animali, vederli belli pieni e quando nascono capretti e agnelli, perchè vuol dire che ho fatto un buon lavoro e le ho mantenute bene. Quello che mi piace fare di meno è allargare quando c’è neve, perchè le bestie trovano meno da mangiare e quindi do molto più fieno e aumentano i costi. Le difficoltà sono state la morte di qualche pecora, ma quello rientra nel gioco.

Appena finisco la scuola mi piacerebbe andare ad abitare per conto mio in qualche cascinetto con una ventina di pecore e qualche capra e cinque o sei mucche e come lavoro andare con mio papà che fa il giardiniere! L’allevatore del giorno d’oggi rispetto a quello del passato ha sicuramente più mezzi e più apparecchi che facilitano il lavoro, ma magari meno esperienza rispetto a quelli del passato. L’allevatore dalle mie parti non è molto ben visto anche se ce ne sono moltissimi, però me ne “frego” del parere degli altri perchè se i sogni e le passioni non si coltivano rimarranno sempre in un cassetto !

Ho molti amici e riesco a vedermi e uscire con loro ma solo nel week-end. Molti di loro sono allevatori, ma anche no. Non perchè sono un allevatore devo aver amici allevatori d’altronde sono uguale agli altri quindi…!!! La maggior parte del mio tempo libero la dedico agli animali. Mi piace aver gli animali, ma non superare la trentina tra mucche capre e pecore perchè mio papà ha bisogno di una mano e quindi devo portar avanti il suo lavoro! Agli altri giovani allevatori vorrei dire che è un mestiere magnifico e che portino avanti queste tradizioni anche se da alcune persone malviste!

E’ qualcosa che ho dentro fin da piccola

Un’altra testimonianza di una giovane appassionata. Non ho niente da aggiungere, parlano le sue parole e le sue foto. Ho sintetizzato alcune parti, ma la versione integrale sarà sul libro.

Mi chiamo Cristina Crestani e sono nata il 31/03/1982. Abito in una piccola frazione di Coggiola (BI), Viera. E’ un paesino arroccato su una montagna a 800 mt s.l.m. Salendo si vedono boschi abbandonati e ogni tanto piccole isole verdi. Il comune di Coggiola conta circa 2000 abitanti, ma ormai è in fase di abbandono in quanto i giovani emigrano poiché non c’è lavoro. Vivo con mio marito Andrea, muratore, e i nostri figli: Marco di 3 anni e mezzo ed Elena di 5 mesi e mezzo. Ho le capre e i cani. Non ho un’azienda, ho solo un allevamento: è un hobby. Le capre che han tanto latte o che fanno capretti maschi le mungo e do il latte ai bimbi o faccio formaggio (primo sale o tome) da destinare all’autoconsumo o ad amici e parenti. I capretti maschi sono destinati al macello sempre per amici o parenti o per noi. 

Non so dirti come nasce la mia passione per gli animali, è qualcosa che ho dentro fin da piccola, forse fin dalla nascita o da quando, a passeggio con il nonno per boschi e prati facevo finta che i “termo” di pietra (ossia le pietre arrotondate alla sommità che servono per delimitare gli appezzamenti di terra) fossero stalle e immaginavo di pascolare le mucche, o da quando alla domanda “cosa vorresti fare da grande?” rispondevo “la pastorella”.

Bianca, la capra da cui tutto ha avuto inizio

Tutto è partito nel 2006. Il mio amico Marco mi ha chiesto di tenere una capra con il suo capretto: avrebbe ripreso la capra quando il suo gregge sarebbe sceso dall’alpeggio e il capretto era in paga del favore. A settembre è tornato a prendersi la capra, ma a fine ottobre ho chiesto che me la riportasse: non potevo più farne a meno. A febbraio del 2007 è nata la prima capretta e da lì mi sono pian piano ingrandita. Nel 2010 ho comprato una cascina tutta mia, l’ho sistemata e a marzo 2011 le mie capre hanno avuto la loro prima casa e io ne sono stata felicissima! Io prima ho avuto sempre solo cani e gatti. La famiglia di mio marito invece aveva un asino, e dei maiali, galline e conigli e in passato aveva tenuto dei vitelli. La mia famiglia non ha mai avuto animali se non galline e conigli, ma uno zio di mia nonna aveva le mucche e io, al ritorno dall’asilo, andavo a prendere il latte in cascina e a volte mi faceva provare a mungere.

Nocciolina "prima"

A inizio 2008 Marco mi ha regalato una capretta che lui voleva uccidere perché piccola e con le gambe corte: è stato amore a prima vista. L’ho portata a casa e l’ho allevata “a mano”. Ora la mia Nocciolina è la mia preferita. E’ solo un animale, ma è meglio di un cane: non mi abbandona mai e se la chiamo porta tutto il gregge da me. A volte, quando mi siedo nel prato vuole venire in braccio come quando era piccola, ma ora pesa 50 Kg. E’ dolce e simpatica.

Nocciolina "dopo"

I miei all’inizio erano scettici, non capivano, ora si sono abituati alla cosa e mi appoggiano e mi aiutano, anche se forse lo fanno solo per amor mio, non perché capiscono a fondo il mio amore incondizionato per le mie capre.

Mi piace il silenzio e i ritmi di vita dell’alpeggio e mi piacerebbe viverlo, ma con la situazione famigliare che ho non mi è permesso. Ho un altro lavoro e non posso campare solo allevando capre. La mattina in cascina va mio suocero, così sistema sia i suoi che i miei animali, mentre io entro in fabbrica alle 8.00. Al pomeriggio esco alle 14.30 dalla fabbrica e salgo, sovente con i bambini, in cascina, slego le capre, pulisco la cascina, do loro da mangiare e le raggiungo al pascolo. Passeggiamo circa 2 ore e poi torniamo in stalla, le lego e le saluto. Quando invece ci sono i capretti salgo ancora dopo cena, verso le 22,00 (dopo aver messo a letto i bimbi) a far poppare i capretti in modo che abbiano tre pasti al giorno.

Marco al pascolo

Sono fortunata ad avere un lavoro che mi dà da mangiare tutti i giorni (le capre non me lo permetterebbero), ma è un lavoro che non sento mio. Faccio l’impiegata in un’azienda che lavora il legno: sono responsabile dell’ufficio acquisti Il mio percorso di studi è stato errato fin dal principio: Liceo Scientifico e poi Ingegneria Chimica a indirizzo tessile, ma dovevo fare agraria e poi al limite veterinaria. Quando si è giovani si fanno tanti errori.

E’ un lavoro che cerco di fare al meglio perché mi permette di mangiare tutti i giorni e mantenere i figli. Dell’ “allevatore” mi piace tutto, è gratificante curare i propri animali, parlare con loro, capirli, aiutare una capra a far nascere il caprettino, a vedere che loro ti capiscono e che ti vogliono bene.

Mi soddisfa arrivare fuori dalla cascina, chiamare “Nocciolina” e sentire “BEEEE”, mi soddisfa vedere Marco che vuole provar a mungere una capra o che vuole accarezzare i capretti, vederlo fare fieno. Mi soddisfa guardare le mie capre e vedere che mi vogliono bene. Il mio tempo libero è dedicato interamente alle mie capre e ai miei figli, per questo li faccio crescere insieme.

Mi piacerebbe ingrandirmi, avere più capi di quelli attuali, una cascina più grande e fare del mio hobby il mio lavoro principale per poter vivere su quello, ma la vedo dura. E’ il mio sogno. Ma la resa è poca, bisognerebbe avere un grande capitale da investire per fare un grande cascinale e avere tutto a norma, bisognerebbe avere molti più capi di quanti ne posseggo ed essere più comodi (alla mia cascina si arriva solo attraverso una piccola strada sterrata in salita percorribile con jeep o trattori non molto grossi). Le difficoltà sono tante: non ho aiuti economici, i confinanti dei miei terreni preferiscono vendere a forestieri piuttosto che a me che ho le bestie, la burocrazia mi fa fare mille corse: fogli su fogli per una capra che muore, o per una che devi uccidere… Ma soprattutto la malattia che colpisce i capretti mi ha messo in ginocchio. I primi anni in cui avevo le capre, figliavano sempre maschi, ed ero costretta a comprare capre, poi quando hanno cominciato a figliare femmine è arrivata la malattia e non riuscivo a curarle. Ora forse ho trovato il medicinale: l’hanno scorso non me n’è morto nessuno.

Che coppia!

Alcuni ti ammirano in quanto fai una cosa che nessuno fa più. Altri ti criticano perché non vedono il motivo di tenere le bestie al giorno d’oggi, soprattutto per chi, come me, non deve campare su questo lavoro. Io non sono un’allevatrice  e non conosco i problemi che hanno i giovani che lo fanno davvero per mestiere. Ma vorrei comunque dire di stare sempre uniti e di combattere per il proprio amore e per la propria indole perché solo mostrando alla gente che non siamo pazzi forse ci appoggeranno e ci daranno una mano.

Pensavo di essere “malato” solo io

Una lettera di quelle di una volta, busta, francobollo, indirizzo, due fogli ed una foto. Mi ha scritto Adrianno, nato a Trivero nel 1957 e residente a Strona. Dice di essere ancora un po’ bloccato, con internet, ma spero che legga queste pagine oggi.

Premetto che pensavo di essere <<malato>> solo io, ma mi rendo conto che siamo in molti, sicuramente la maggior parte sono figli d’arte, altri come me, che pur non avendo discendenze pastorizie, hanno comunque preso la <<malattia>> nel mio caso agli inizi dei mitici anni 60. Quando parlo di greggi con alcuni miei coetanei vissuti in anni in cui l’apparire passava in secondo piano, sono sempre molto attenti.

Forse te l’hanno già detto, il Biellese è sempre stato terra di pastori, non per niente vennero costruite molte aziende legate alla lana, ora purtroppo molte sono cattedrali nella jungla, data la fitta vegetazione che costeggia molte strade dell’industria laniera locale.

Tu mi dirai, ma pastori biellesi ce ne sono ancora; è verissimo, anche se per un po’ di anni pensavo fossero spariti, per il semplice fatto che da qui non li vedevo più passare.

E Adriano mi racconta il passaggio delle greggi in passato, in primavera ed in autunno, degli incontri con i pastori, i loro nomi. La foto è stata scattata lo scorso giugno, un mattino alle 8:20, quando però faceva già caldo. Siamo sulla Panoramica Zegna a Bielmonte in direzione Valsesia, il gregge è quello di Federico e davanti vediamo camminare Germano.

Sono molto legato a quei ricordi, l’odore del gregge, tu mi insegni, è troppo particolare, quegli asini con un fanalino applicato sulla cavezza per far riflettere la luce delle auto nelle ore notturne, i cani del paese che abbaiavano al passaggio di questo mare bianco, i fischi dei pastori, il lavoro instancabile dei loro preziosi cani e così via.

Adriano dice che sarebbero tante le cose che gli tornano in mente: “…come un pomeriggio d’autunno, che con alcuni amici ho seguito un gregge in transumanza all’insaputa dei genitori per alcuni chilometri.

Caro Adriano, grazie della tua lettera e delle emozioni e ricordi che hai voluto condividere. Spero anch’io che si possa poi organizzare una serata a Strona, magari in occasione della presentazione del mio prossimo libro, quando sarà terminato.

Anche se non avessi trovato lui…

Un’altra coppia unita dai sentimenti e dalla passione per il mondo dell’allevamento, che poi comporta anche il lavorare insieme. Sotto i trent’anni c’è Roberta (1993), anche se la maggior parte delle risposte me le da Marco (1979). Questa famiglia già la conoscevo indirettamente per questioni di pastorizia, il papà di Marco è un pastore vagante e, quando gli avevo fatto visita lo scorso anno mi aveva indicato l’alpeggio dove c’era il figlio con le vacche.

Non c’è mai stata una vera decisione, è venuto così. Il papà guarda le pecore, io mi sono messo a lavorare con le mucche. Ne abbiamo sempre avute, poi a casa non stavano più, gli anni passano anche per me e bisognava prendere una decisione…“.  E così adesso Marco ha affittato una cascina, dove tiene queste vacche, le munge e vende il latte, le tiene al pascolo fin quando ce ne sarà la possibilità.

Anche Roberta è nata in una famiglia dove ci sono sempre stati animali in stalla. “Mi è sempre piaciuto fare questo, mio papà ha sempre avuto le mucche. Ho fatto un anno di alberghiero, poi ho smesso. D’estate lavoravo in un agriturismo dove vanno su loro in montagna. Mi piace questa vita, non mi pesa non avere tempo libero. Anche per il fatto che si giri, si cambi cascina, mi adatto, sono abituata. Sinceramente non so cos’avrei fatto se non avessi trovato lui… ma comunque sarei rimasta a lavorare in casa con le mucche.

La mandria adesso è al pascolo non lontano dalla cascina, nei prati vicino alla ferrovia. Marco e Roberta stanno per prepararsi a spostare gli animali, con un pizzico di tensione legata alla presenza della strada ferrata ed al pericolo che questa rappresenta. “Mio papà andava in alpe con mio nonno, poi dopo lui mandava su le manze in affitto. A me la montagna piace, non vorrei mai dover scendere. Qui non è proprio pianura, altrimenti non mi piacerebbe stare in quelle cascine nel basso, nella nebbia.

Marco è “…praticamente nato in montagna, perchè sono nato il primo di luglio. Siamo sempre andati lì, si chiama Giascros o Ghiaccio Croso, ogni cartina lo scrive a modo suo. C’è la strada fino ad un certo punto e poi vai a piedi. Quando è ora di andare su non vedi l’ora, ma quando poi l’erba cambia colore allora preferisco scendere. L’importante è che stiano bene le mucche, anche se su di sicuro sei più tranquillo.

Finalmente passa il treno, e allora si può pensare ad attraversare in corrispondenza del passaggio a livello. “Mungiamo e diamo via il latte… Con le mucche siamo un giorno di qua, uno di là, non si può pensare di fare il formaggio. E poi dover “trascurare” le vacche per andare in giro a vendere la toma no, non fa per me.

Gli animali attraversano con qualche perplessità, poi imboccano la strada dietro a Roberta, fino a raggiungere il nuovo pezzo dove Marco ha già tirato buona parte dei fili. “Per il futuro spero che questo lavoro venga a migliorare, perchè di resa ce n’è ben poca”, commenta lei. Per adesso aiuta Marco, ma ha intenzione di cercare un lavoro, almeno fino al momento di salire in alpeggio.

Sarebbe bello poter vivere del proprio lavoro, specialmente con un mestiere che da una parte è una passione, ma che dall’altra richiede così tanto tempo e così grande impegno. Ma il reddito è poco, aumentare le bestie vuol dire aumentare le spese. Anche questa giovane coppia si trova a fare i conti con grandi decisioni per cercare di coniugare vita, lavoro, rendita, possibilità di formare una famiglia…

Un po' di Biellese ed un appuntamento.

Prima di tutto: chi domenica 26 fosse dalle parti di Verbania, alle ore 12:15 sarò ospite di Letteraltura, in un dialogo con Roberto Mantovani dal titolo "Dove vai pastore?".

Veniamo ad altro… Da mesi ho queste foto, me le ha mandate Rosalba e sarebbe anche ora che io le condividessi con voi.

Una visione invernale di Oropa, con il celebre Santuario.

Pastori vaganti intenti a pranzare, qui vediamo alcune facce ben note agli amici di questo blog. Già, perchè Rosalba è nipote del pastore Carlo Alberto…

Un momento di transumanza, ma non so dove e quando. Le foto che mi mandate sono sempre le benvenute, come vedete prima o dopo trovano spazio sul blog, ma… se aggiungete due righe di commento riesce più facile a me (ed ai lettori) sapere di che si tratta.

Una vacca in alpeggio tra montagne aspre. Biellese o Valsesia?

Transumanza notturna. Chissà, sono talmente tanti i mesi da quando avevo archiviato queste immagini che… magari avevo qualche spiegazione sui vari eventi che illustrano, ma non l'ho più trovata.

Una capra curiosa analizza il telefonino sul tavolo. Chissà cos'è successo dopo? Spero non abbia deciso di assaggiarlo…

Cani in alpeggio pronti al lavoro che verrà loro richiesto. Guardiani di capre e di pecore? Se riconosco giusto… sì.

Un ultimo scatto all'amica Maria Pia. Proprio in questi giorni dovrebbe di nuovo essere in cammino verso l'alpe, ma dubito di riuscire a tornare a farle visita. Un po' è anche colpa della percorribilità del sentiero che conduce lassù…

Intermezzo

Tra una transumanza e l'altra, mentre gli amici mi invitano ripetutamente a partecipare alle loro salite in alpe armata di macchina fotografica, un post con notizie varie ed immagini che mi avete mandato.
Inizierei con due spunti da parte di Francesca, questo video sulla crisi della pastorizia in Sardegna e questa vicenda veramente assurda. Vi invito a leggere nei dettagli il post di Francesca sugli animali dell'Ortler Hof, vittime dell'idiozia umana, per non dire di Peggio. Qui la prima parte e qui il triste epilogo. Abbattere degli animali perchè il loro padrone si rifiutava di sottostare ad alcune leggi? Ma e poi parliamo tanto di benessere animale??? Leggete e giudicate voi!

Tempo di transumanze e da mesi avevo tra il materiale da pubblicare anche questo articolo di una transumanza autunnale. Oggi, anche per quel gregge, stanno arrivando le giornate per percorrere a ritroso il cammino. Tra i ragazzi da intervistare per il mio libro, vorrei anche andare a sentire proprio il figlio di Italo, il pastore di cui si parla qui. Grazie a Serpillo per l'articolo uscito su "Il Risveglio" lo scorso 4 novembre.

Simone e Adriano invece mi avevano mandato ancora altre immagini dal Biellese. Il gregge è quello di Federico.

Mi scrivono che, lo scorso anno, con una settimana di ritardo nel mese di luglio questo pastore aveva lasciato Bielmonte, direzione Val Sesia. All'interno di questo gregge sono sempre presenti anche alcuni bovini.

Se non mi sbaglio, qui , in questo piazzale dove sta per transitare il gregge, ci sono stata per far visita ad un altro pastore l'estate scorsa. E' sempre bello vivere con voi, anche in modo indiretto, questi momenti di vita pastorale. Spero che anche quest'estate continuerete ad inviarmi materiale.

Ecco una pausa durante il cammino: devono riposarsi (ed alimentarsi) gli animali, ma anche gli uomini. Bella da vedere, la transumanza, ma anche parecchio faticosa… Buon cammino a tutti quelli che stanno per mettersi in marcia verso i monti, e che la stagione sia propizia!

In ultimo, qui qualche informazione sulla Fiera di Roaschia, tenutasi la scorsa domenica, in versione primaverile.

Una riflessione, annunci, varie…

Due settimane fa ho ricevuto una lunga telefonata da un amico dell'Emilia Romagna, un pastore che avevo conosciuto lo scorso anno. Mi ha raccontato le sue peripezie estive, l'autunno, l'inverno. Finalmente adesso, affacciato sulla primavera, mentre era sull'argine di un fiume ("Dove ovviamente non potrei stare… perchè ce n'è sempre una!"), mi ha chiamata. Sua moglie ogni tanto va a trovarlo, porta il computer, guardano insieme questo blog.
 

"Sai, quest'anno cambio montagna, cambio regione! La scorsa estate… un inferno! Ottanta me ne ha prese, il lupo! Maremmani o non maremmani… Con la nebbia e le montagne che ci sono su da noi… E la vuoi sapere l'ultima? Sono venuti i veterinari e mi hanno detto che avrebbero dovuto farmi la multa! C'è una legge del benessere animale per la quale, se il lupo ti mangia le pecore, fanno la multa a te! Se vuoi te la cerco, ti faccio sapere."
Me la sono cercata io, grazie anche ad altri amici dall'Emilia, uno dei quali questa multa l'ha pagata davvero! Dlgs 146/2001, "Attuazione della direttiva 98/58/CE relativa alla protezione degli animali negli allevamenti". Interpretando questa legge… se "ti fai mangiare gli animali dal lupo" è come se non fossi stato capace a custodirli adeguatamente. Così recita uno dei verbali che sono stati fatti a Dino dell'(ex) azienda di Casa Capuzzola. "Visto il numero di episodi di predazione dal 12 maggio 2010 a tutt'oggi, vista la delibera della Giunta Regionale prot. n. 416/02 e succ modificazioni, si prescrive la messa in atto di idonee misure in funzione delle necessità per il caso specifico al fine di garantire un riparo adeguato dai predatori così come previsto dal DLeg 146/2001."
Speriamo solo che le altre Regioni non recepiscano allo stesso modo la legge… perchè altrimenti non so come reagiranno i pastori!! Non è che, se il lupo ti prende le pecore, sei TU che non sei capace a proteggerle. Chi pensa questo non ha mai visto un pastore piangere o trattenere a stento lacrime di rabbia e di dolore davanti ad un suo animale ucciso da un predatore (cane, lupo o quel che è).

 

Argomento più leggero, adesso. Enrica di Vico Canavese (TO) cerca una casa per queste cucciolotte. La madre è un ottimo cane da pastore con capre e vacche. Contattatela!

Per finire, una fiera. Mi è stato confermato che non ci sarà la Fiera della Pezzata Rossa di Oropa a Biella, non so ancora nulla su quella della pecora biellese a Cossato, ma questa domenica, 3 aprile 2011, a Sandigliano (BI) si terrà l'annuale Fera d'la caplina. Qui il programma.