Fiero dei Des – 2014

Purtroppo non potrò raccontarvi nessuna delle interessanti iniziative che vi avevo segnalato per il weekend, visto che l’influenza mi ha costretta a casa. Alcuni amici mi hanno detto che la Fiera della Toma di Condove “valeva veramente la pena”. Il maltempo ha funestato il fine settimana e prosegue tutt’ora. Venerdì mattina invece pareva una bella giornata.

In pianura al mattino il cielo pareva coperto, ma in alta valle era sgombro da nuvole. Una fredda mattinata attendeva le prime vacche che stavano arrivando a Pian Melzè per la fiera. Le bancarelle erano già tutte montate, molti espositori erano arrivati già la sera precedente.

Da monte o da valle, quasi tutti gli allevatori locali hanno portato i loro animali alla fiera. Mancava sicuramente il gregge che riunisce molte pecore del comune, ma era ancora al pascolo più in alto e sarebbe stato problematico condurlo giù e poi farlo risalire nel tardo pomeriggio.

Poco per volta il sole è arrivato a riscaldare l’intero spazio della fiera, compreso il palco dove più tardi ci sarebbe stata l’estrazione della tradizionale lotteria. Ricchi premi come sempre, soprattutto le campane, oltre ad un vitello che rappresenta il primo premio.

La gente inizia ad affluire, sempre più numerosa, anche i momenti di maggiore affollamento saranno nella tarda mattinata e nel pomeriggio. Il cielo però comincia a coprirsi e le prime nuvole fanno la loro comparsa sulla parte alta del Vallone di Bellino. Riusciranno a guastare anche questa fiera?

Poco prima di pranzo, quando la maggior parte del pubblico è confluito nei pressi del rifugio per la polentata, riesco a fare un giro tra i recinti dove sono stati messi gli animali dei vari allevatori. Sole e colori d’autunno. In prevalenza le vacche sono di razza piemontese, ma non solo, come potete vedere.

Più tardi però il tempo si guasta e le nuvole coprono interamente il cielo. Aria fredda, aria di alta montagna… Gli allevatori e i loro amici si apprestano a pranzare alle tavolate accanto ai recinti degli animali. Da una parte c’è il settore “bovini”, dall’altra quello “ovicaprini”, dove incontriamo anche numerose capre di razza vallesana.

Qualche goccia di pioggia, poi ancora nuvole e nebbie che si abbassano, a creare un’atmosfera davvero di fine stagione. Presto molti dei bovini lasceranno la valle, tornando in pianura, qualcuno andrà nelle stalle delle aziende che ancora resistono quassù. Pecore e capre finiranno di pascolare alle quote più basse, contribuendo a rendere bello, pulito e ordinato il paesaggio.

Per concludere la giornata, con un po’ di ritardo per soddisfare tutti quelli che ancora volevano acquistare un biglietto, ecco che inizia la lotteria. Prima c’è la premiazione degli allevatori che hanno partecipato, poi due parole da parte del Sindaco e quindi si inizia con il sorteggio dei ricchi premi. Come sempre, un grazie all’Associazione Pastur de Blins per l’organizzazione della fiera.

Sparare al lupo

Volutamente non avevo ancora trattato qui l'argomento, però siete stati voi a richiedermelo. In più d'uno mi avete inviato e-mail con in allegato gli articoli recenti usciti sui giornali all'interno dei quali si commentava un indirizzo della Commissione Agricoltura alla Camera dove si parlava, appunto, della possibilità di contenere il numero dei lupi in Italia. O meglio, abbatterli qualora mettessero a repentaglio le attività agricole.
Di lupo se n'è parlato tanto, qui sul blog. Vi ho mostrato quel che ci si trova davanti dopo un attacco, vi ho raccontato le emozioni dei pastori, ho cercato di spiegare cosa significa subire una predazione e cosa comporta cercare di evitarla. Ma non è mai abbastanza per riuscire a far capire. Non dico convincere, ma almeno mostrare una realtà.
Solo che il lupo è un tema dai mille risvolti che va oltre la pastorizia, anche se poi i soggetti realmente colpiti sono loro, i pastori e le loro greggi. C'è il risvolto antropologico, quello sociale, quello politico, economico e pure mitologico, per la simbologia dell'animale in sè. Io non mi intendo molto di tutto il resto, posso solo leggere, documentarmi e stare male. Stare male a leggere articoli e commenti densi di odio e grondanti ignoranza. E gli ignoranti, quelli che appunto non conoscono, sono i più astiosi.

Sanno cosa vuol dire recuperare i resti dei propri animali? E' facile fare servizi in cui si mostrano animali maltrattati o mal tenuti, ma quando un allevatore fa il proprio mestiere con sconfinata passione, conosce una ad una le proprie bestie, si sacrifica per il loro benessere ed è legato a loro da un qualcosa che potremmo definire quasi amore… gli diciamo che dovrebbe ringraziare del fatto che questi animali, se muoiono in un attacco, glieli paghiamo al loro prezzo. E a dire questo sono le stesse persone che si scandalizzano guardando i servizi di cui sopra! E' coerenza, questa?
Ci sono articoli in cui si dice che non esiste affatto un "problema lupo" (qui) e scarica tutto sui cacciatori, come se la pastorizia non esistesse. E poi… ma cosa si lamenta il settore agricoltura, con tutti i contributi che sono ad esso destinati? E' facile semplificare, semplice fare di tutta l'erba un fascio e continuare a disinformare. Pubblichiamo numeri, numeri reali del numero di lupi presenti e di quanti sono i pastori, quanti sono gli ovicaprini nelle aree di presenza del predatore. Parliamo di quei pastori che hanno lasciato le loro montagne per cercarne altre addirittura in altre zone d'Italia (Mirko, l'ultimo pastore dell'Appennino modenese), parliamo di quelli che hanno smesso di tenere pecore e di quelli che stanno per arrendersi. Parliamo delle superfici che fanno sì parte dell'alpeggio, ma non vengono più pascolate perchè lì è impossibile riuscire ad evitare gli attacchi. Parliamo del numero complessivo di attacchi, ben sapendo che i dati ufficiali non sono quelli reali, perchè c'è chi non denuncia la perdita del singolo animale o chi in generale non denuncia l'attacco perchè è contrario ai rimborsi. Sono errori, perchè la sottostima del problema fa sì che possa, per l'appunto, non essere considerato un problema! Parliamo di quegli alpeggi dove è difficile trovare il luogo giusto per collocare il recinto, ed allora gli animali devono dormire per più e più notti sempre nel medesimo posto…

 

I numeri però sono asettici, dicono e non dicono. Se volete capire davvero perchè si chieda l'abbattimento del lupo, dobbiamo entrare nell'ambito emotivo. Ascoltare i pastori, le loro parole, guardare le loro facce. Ve lo dico da sempre e ve lo ripeto, un vero pastore questo mestiere prima di tutto lo fa per passione. Se abbiamo un cuore, se vogliamo andare a fondo del problema e non fermarci alla superficie, credo che una buona parte di chi si è indignato alla notizia della possibilità di sparare al lupo potrebbe arrivare a comprendere. Per lo meno a giustificare che i diretti interessati vogliano la scomparsa di un nemico che alcune generazioni di pastori erano riuscite ad evitare grazie all'abbattimento di tutti i lupi presenti sul territorio.

L'abbattimento del lupo non è la soluzione dei problemi della pastorizia? O è la soluzione più semplice? Forse è vero. Come ho detto e scritto più volte, il lupo è la goccia che ha fatto traboccare un vaso ormai troppo colmo. Bisognerebbe risolvere tutti gli altri problemi della pastorizia, della montagna, dell'alpeggio: infrastrutture adeguate al XXI secolo, strade, prezzi di affitto degli alpeggi controllati, contributi equi, contratti di affitto stabili e di lunga durata, valorizzazione dei prodotti, ecc… Servirebbero stanziamenti immensi. E dove il problema lupo è maggiore sono anche quelle aree dove più che in ogni altra bisognerebbe spendere. Certe aree, solitamente le più marginali, quelle dove sicuramente il pascolamento di un gregge giova all'ambiente, al territorio ed alla biodiversità più della presenza di un lupo, quelle sono le più a rischio.

Non posso negare un mio coinvolgimento personale, mi sono occupata prima di pascoli, poi di pastori e pastorizia dal punto di vista professionale e culturale, quindi sempre di più sono passata dall'altra parte, all'interno del mondo pastorale. Ho sempre cercato di dare una visione obiettiva delle cose, ma ciò nonostante sono stata ripetutamente fraintesa ed attaccata.
Vorrei poter dire: "Risolviamo tutti gli altri problemi della pastorizia, poi vediamo se il lupo è ancora il pericolo numero uno." Però sono realista e so che questa è utopia, nonostante i tentativi già fatti. Mancano i fondi e manca la volontà di certi soggetti, sono troppo pochi gli interessi economici che ruotano intorno al mondo pastorale (e parlo di greggi di ovicaprini). Siamo quasi al punto di scegliere o il lupo o i pastori? No, non ancora, non dappertutto, ma in qualche caso sì. A Bellino (Val Varaita) esistevano oltre 15 pastori, nel giro di pochissimi anni ne è rimasto uno, Alfredo, che in un recente attacco ha perso una pecora azzannata dal lupo e 59 morte in un burrone lì vicino, spaventate dall'attacco.
Nelle voci degli allevatori, più che rabbia, disperazione. Senso di abbandono, impotenza. Allevare con sacrifici i propri animali per vederli sbranati o agonizzanti. …e sapere che c'è gente che ride loro dietro, dicendo di cambiar mestiere se lavorare in queste condizioni non va loro a genio, non aiuta affatto a migliorare le cose.

 

Voi cosa proponete? Si dice che il costo dell'abbattimento di un lupo sarà ingente per le procedure che comporterà. Allora venga pagato effettivamente anche il costo della difesa dal lupo e non solo "elemosine"! Qui la rendicontazione 2010 di quello che è stato fatto in Piemonte. Qui i criteri per l'assegnazione del Premio di Pascolo Gestito ed i prezzi pagati per i capi predati. Non si dica che il risarcimento danni chiude la questione, perchè quello non è che uno dei punti, senza contare il fatto che il danno emotivo non sarà mai pagato a sufficienza.
Cani da guardiania: servono e sono efficaci. Devono essere correttamente imprintati ed addestrati, poi possono essere mandati al pascolo ad esempio con un gregge di capre senza che sia necessario un sorvegliante. Venga però totalmente pagata l'assicurazione, i vaccini, le eventuali cure sanitarie e la loro alimentazione. Si provveda ad informare adeguatamente gli altri fruitori della montagna e rispondano altri dei problemi connessi, non che i pastori debbano andare alle riunioni in Comune perchè i villeggianti hanno paura dei cani!
Reti: funzionano per il riposo notturno (di sicuro non per il pascolamento diurno, in montagna!), vengano fornite a tutti i pastori, tutti gli anni, insieme alla batteria per la loro elettrificazione.
Personale: a seconda della consistenza numerica del gregge, delle attività praticate e delle scelte aziendali, possono essere necessari aiutanti opportunamente formati in aggiunta al personale già presente nel periodo invernale. Venga pagato il loro stipendio e la loro regolarizzazione a norma di legge.
Materiale: laddove non vi sono strade o piste, venga pagato il trasporto con l'elicottero di tutto il necessario, dalle reti agli alimenti per i cani.
Infrastrutture: si realizzino o ristrutturino le abitazioni d'alpeggio in quota, dove necessario. Dovendo chiudere nei recinti il gregge ogni sera e sapendo che si sta al pascolo suppergiù fino alle 21:00, non si può pretendere che il pastore cammini ancora per un'ora o più per raggiungere la baita e si alzi poi all'alba il mattino successivo.
Mancati redditi: c'è chi non fa più partorire in alpe, chi ha smesso di caseificare e tutti lamentano un minore benessere degli animali legato alla nuova forma di conduzione. Quantifichiamo e rimborsiamo pure questo?
Questi sono i punti principali, tralasciando le piccolezze.

Tralasciando il fatto che un pastore non può più permettersi il "lusso" di trascorrere una giornata in famiglia, nemmeno d'estate quando teoricamente si potrebbe tirare il fiato dopo mesi e mesi di costante ed ininterrotto lavoro. Tralasciando il fatto che un pastore durante la stagione d'alpeggio non può permettersi di andare ad una visita medica o dal dentista se non quando proprio sta così male da non poterne fare a meno. Tralasciando che non puoi scendere nemmeno a rifornirti di viveri e devi aspettare che qualcuno te li porti, se sei da solo. Perchè la "convivenza" è possibile a questo prezzo. Voi riuscite a quantificarlo? "Mandate un carcerato al posto mio, e vedrete che chiederà di tornare in carcere!", diceva un pastore…

Nel post di ieri ci siamo lasciati con la nebbia che tornava a salire e con il temporale che incombeva. Le pecore si erano allargate qua e là per quella montagna difficile. Il gregge è composto da animali provenienti da diversi proprietari, questi pagano una guardia al pastore. Un piccolo reddito aggiuntivo per chi non ha un gregge immenso, aiuta a pagare la montagna, aiuta a tenere in piedi il magro bilancio di una piccola azienda. Ma un gregge così composito, in una montagna difficile, dove regna la nebbia, dove valloni e sbalzi di roccia si susseguono, è inevitabilmente preda del lupo. Lo scorso anno era stato un disastro. Quest'anno i cani da guardiania sono due, anche i pastori sono due, ma pure gli attacchi sono già stati due: uno in pieno giorno, con la nebbia, e l'altro a carico di animali che la sera erano rimasti fuori dalla rete, chissà dove, tra le brume. Lo stesso è successo ad altri pastori in alpeggi confinanti. "Non è più vita."
Non lo è, non lassù, non in quelle condizioni, senza nemmeno un posto dove accendere una stufa ed asciugare i vestiti. Per andare a recuperare quelle rimaste indietro, la sera, sull'erba scivolosa e bagnata, tra le rocce, c'è da rischiare la vita.
Soluzioni? Non prendere più altri animali in guardia, ma chi rimborsa il mancato reddito? Abbandonare quella montagna? Ma sì, c'è chi lo dice, con leggerezza. Non sa quel che vuol dire trovare una montagna, non conosce i vincoli che ti legano, quegli impegni presi per quei famigerati contributi che finiscono per essere un capestro, più che un reale aiuto. Non sa le spese che sono state affrontate magari per ristrutturare una baita a mezza quota, perchè quelle sono le terre dove sei nato, dove hai qualche proprietà alle quote più basse. Si fa in fretta a parlare, quando non si sa come stanno le cose. Facile teorizzare da lontano, seduti ad una scrivania.

 

E' inevitabile che i pastori vogliano che si spari al lupo. Quando sei all'esasperazione, vuoi risultati concreti, subito. Il lupo era scomparso, ora è tornato. Quelli che hanno gridato evviva sono stati in tanti, e sono sempre loro che adesso scrivono pagine piene di astio ed ignoranza di fronte alla proposta di sparare al lupo. Piuttosto documentatevi e fate proposte concrete, per favore. Studiate metodi efficaci di difesa, visto che il lupo è intelligente e potrebbe arrivare ad associare alla pecora una preda non grata, se riceve certi impulsi o si generano meccanismi di repulsione. Ma dovevate farlo prima, ormai è quasi tardi e non se ne può più. Pochi pastori contro i milioni di persone che guardano i documentari in TV. Ma allora fate passare in TV anche i documentari sulla vera vita dei pastori. Su "La Stampa" c'era un articolo dove si pubblicizzavano i campi in alpeggio per vedere e studiare il lupo. Almeno abbiate la decenza di scrivere "in montagna" e non in alpeggio, perchè in alpeggio il lupo non si studia, si teme.

La Fiero dei Des

La scorsa domenica ero a Bellino, in Val Varaita, per la Fiero dei Des, che si tiene annualmente il 10 di ottobre. Non ero la sola "inviata" da quelle parti, come potete vedere anche qui su Ruralpini.

La giornata era tipicamente autunnale, sia per i colori, sia per il tempo. Le previsioni non erano buone, si sperava almeno che non piovesse, anche se le temperature e l’umidità, unite alla quota, facevano presagire un lungo, freddo trascorrere dellle ore, lassù a Pian Melzè.

Salendo lungo la strada, incontro un gregge diretto alla fiera. Attendo pazientemente, scambiando quattro chiacchiere con il pastore ed approfittandone per scattare qualche foto. Poi le pecore vengono fatte accostare, così io ed altri automobilisti possiamo proseguire più velocemente.

Su a Pian Melzè inizia ad esserci una certa animazione, con le bancarelle già disposte ed allestite, mentre gli spazi dedicati agli animali sono ancora quasi tutti vuoti, c’è solo questa grossa mandria in un ampio recinto tra gli alberi gialli.

Un gregge sta ancora pascolando agli inizi del pianoro, sorvegliato dai pastori che attendono di condurlo verso il recinto con il nome dell’allevatore. C’è anche un cane, un pastore maremmano, che abbaia sospettoso verso di me. Stanno arrivando macchine, nonostante il tempo, l’appuntamento della fiera evidentemente non può essere perso.

Aumentano gli animali, nel pianoro risuonano i campanacci, sventolano le bandiere occitane, e sono gli ultimi giorni, perchè presto tutti gli animali "in guardia" torneranno verso la pianura e resteranno solo vacche, pecore e capre locali. Oggi è festa, non si parla delle solite polemiche, del lupo e di tutto il resto, ma quei pensieri sono lì, soprattutto saranno nella mente di quelli che hanno dovuto smettere o hanno convertito la forma di allevamento o ancora hanno venduto il loro gregge.

Scende anche Cristiano con la sua mandria, passando in mezzo alla fila di auto parcheggiate. Gli animali arrivano poco per volta, non c’è un orario, non c’è un programma definito. Gli organizzatori sono i ragazzi dell’Associazione dei Pastori di Bellino, quindi ciascuno deve innanzitutto pensare ai propri animali ed è difficile riuscire a coordinare il tutto.

Sul palco artigianale, fanno già bella mostra le campane che saranno tra i premi della lotteria. In tanti acquistano i biglietti, sperando di aggiudicarsi magari il rudun più grosso, o il vitello che rappresenta il primo premio.

Arrivano altre mandrie, tutti guardano in su verso il cielo, sperando che non inizi a piovere. Poi c’è chi si lamenta per la concomitanza di altre fiere, che hanno sottratto pubblico a questo evento. "Ma è perchè quest’anno cade di domenica…". "Eh, ma non fosse domenica, non tutti in settimana si muovono…".

Non solo vacche, anche capre, come questo gregge di Vallesane. La loro padrona le ha attirate fin qui con un sacchetto pieno di pane secco ed adesso le sta ricompensando con il contenuto proprio di quel sacco. Ormai sono arrivati quasi tutti e c’è anche un camion in attesa, là sulla strada, che porterà a valle una delle mandrie quando la fiera sarà terminata.

Intanto, tra le bancarelle, ci si incontra, si chiacchiera e magari si cerca anche la campana giusta da appendere al collo di qualche animale, il prossimo anno. Come avviene la scelta? Ovviamente facendola suonare! Non deve essere un suono qualunque, ma si deve anche armonizzare con le altre già presenti nella mandria… Un orecchio fine, quello degli allevatori.

C’è chi si aggira solo tra le bancarelle, tra prodotti tipici, abbigliamento, attrezzature, e chi invece preferisce sostare a lungo di fianco a tutti i recinti, valutando gli animali esposti, commentando la loro forma, il loro stato. C’è chi annuisce, chi scuote la testa, chi indica una vacca, un vitello, un toro.

Non mancano i rudun e questo è sicuramente il più idicato per il posto in cui ci troviamo, con la sua scritta "Viva la Val Varaita"! Continua a passar gente, ci si saluta, io cerco ogni tanto di scappare dalla mia bancarella per fare un giro e scattare qualche foto.

Adesso le pecore ci sono tutte, frammiste a qualche capra. C’è chi è particolarmente amante del "colore", ed allora ecco numerosi animali neri o pezzati, invece altre greggi sono più candide… Quasi tutte queste pecore ormai, d’estate, sono riunite in un unico gregge che accoglie gli animali "superstiti". O così o… carne da lupi, ed allora la pastorizia di Bellino ha dovuto "adattarsi", modificandosi radicalmente e, purtroppo, avviandosi verso il tramonto.

Questa pecora dalla buffa espressione si mette in posa per una foto, con la sua campana al collo. Sono stati predisposti i bacini per bere, ma questo clima non determina sicuramente arsura. Fa freddo, fa decisamente freddo, soprattutto se tocca star fermi ad una bancarella, come nel mio caso.

Per pranzo, vengo invitata al "tavolo" degli allevatori, forse meno confortevole del rifugio, ma sicuramente più genuino ed allegro. Come sedie, usiamo le balle di fieno… Molto comode! Mangiamo quello che hanno preparato le donne, passano teglie, taglieri e scatole: salami, torte salate, antipasti di verdure, arrosto, fino ad arrivare ai dolci. Stiamo appunto mangiando la torta quando inizia a cadere una pioggerella fine fine che è di cattivo auspicio. Purtroppo il tempo ha finito di aiutarci e la giornata, di lì in avanti, diventerà molto umida.

C’è ancora la lotteria, che concluderà la giornata, via via sotto una pioggia sempre più fastidiosa. Cristiano chiama i vari numeri ed i premi vengono consegnati, dai semplici attrezzi (bastoni, rotoli di filo, picchetti) a cassette di patate, barattoli di miele, bottiglie di vino. Poi le campane ed infine il vitello che, per due numeri di differenza, non viene assegnato proprio… alla sottoscritta! Estratto l’ultimo numero, tutti fuggono, intirizziti e bagnati. Il termometro dell’auto segna 4°C. Via, veloci giù in pianura, in una lunga fila di auto nella valle semi-deserta, mentre gli allevatori devono riportare a casa tutti i loro animali.

Attenti al lupo, il convegno

Non fatemiparlare del freddo, della neve, del terreno gelato, delle previsioni del tempo che fanno pensare ad un pessimo Natale per tutti i pastori…

Parliamo invece del convegno che si è tenuto ieri a Brossasco. Nell’ambito della rassegna "les MontagnArts", ancora una volta si parla di lupo, questa volta con l’Assessore Regionale all’Agricoltura Mino Taricco, l’Assessore Provinciale all’Agricoltura Claudio Sacchetto, il Presidente dell’Associazione Pastur di Blins Cristiano Peyrache, il Segretario della Coldiretti Saluzzo Michele Mellano e Mario Munari, Sindaco di Bellino. Qui sul blog potete in qualche modo seguire la storia di Bellino ed il lupo fin dalle origini: prima puntata qui, e poi le successive qui. Cos’è cambiato da allora? Purtroppo molte cose, ma in negativo. Cercherò di farvi una sintesi accurata del convegno, grazie agli appunti che ho preso.

Davanti a questo pubblico, è toccato alla sottoscritta aprire le danze. Dopo la proiezione di un video di qualche anno fa sulla ricomparsa del lupo nelle Alpi piemontesi, è stata la volta del mio intervento: "A che prezzo lupo e pastorizia possono "convivere"?". Nel modo più obiettivo possibile, ho cercato di spiegare qual è il prezzo della "convivenza" pagato da un pastore. Tutte cose che qui sono già state scritte più volte: i problemi con i cani da guardiania ed i turisti (sia in montagna, sia nel resto dell’anno), tirare reti, spostare reti, stare al pascolo fino a notte, senza la possibilità di passare nemmeno una giornata insieme ai parenti in visita in alpeggio, cosa vuol dire un attacco del lupo e cosa paga il rimborso (quando e se arriva), ecc, ecc, ecc. Insomma, non lupo sì, lupo no, ma: "Signori che avete le possibilità di decidere, la situazione è questa, sappiate che per i pastori il prezzo della presenza del lupo è salato e va a sommarsi a tutta una serie di difficoltà intrinseche di questo mestiere, oltre alle difficoltà economiche generali." Inoltre ho citato una frase di Paolo Rumiz letta recentemente: "In Italia i lupi non sono quelli che scannano le pecore, ma quelli che uccidono i pastori con le carte bollate."

Per primo ha parlato l’Assessore Taricco, che ha aperto il discorso affermando: "Non sono un innamorato della presenza del lupo", specificando però che le regole e le norme a cui dobbiamo sottostare tutti ci costringono a trovare una soluzione diconvivenza. Il lupo è una specie più che protetta dai regolamenti comunitari, per cui bisogna agire di conseguenza. La Regione ha cercato di venire incontro alla pastorizia con il premio di pascolo gestito, l’acquisto di attrezzature, i rimborsi. Nell’estate 2009 non ci sono stati più attacchi degli anni precedenti, ma si sono verificati casi che hanno richiamato l’attenzione generale. La Regione ha avviato la procedura di richiesta al Ministero per poter intervenire in situazioni particolarmente complesse e pericolose, andando oltre alle misure di prevenzione. Si punta quindi all’abbattimento selettivo come ultima soluzione. Per l’attuazione di questa misura è necessario un lungo procedimento, nel frattempo la regione emanerà un bando finanziario per l’acquisto di cani da guardiania ed attrezzature per la difesa. Inoltre l’Assessore ha affermato di aver dato disposizione affinchè i danni da predazione del 2009 siano liquidati tutti entro la fine dell’anno.

L’intervento successivo è stato dell’Assessore Sacchetto, che ha ripreso le parole di Taricco, aggiungendo che il problema lupo è da affrontare a livello locale. Non si possono fare paragoni con altre situazioni, tipo quella francese, perchè ogni area ha la sua forma di pastorizia. "Bisogna dare gli strumenti ai pastori per cercare di limitare al minimo i danni", afferma Sacchetto. "La Provincia va a traino della Regione per integrare il pacco degli interventi regionali." Quindi anch’egli ha preso nettamente una posizione: "Se i nostri nonni avevano agito in un certo modo, lo hanno fatto con cognizione di causa. Intendiamoci, apprezzo il lupo come animale selvatico, ma se facessi il lavoro del pastore…". Riconoscendo l’opera utile svolta dai pastori per il mantenimento ambientale, l’Assessore ha concluso affermando che è indispensabile fare tutto il possibile per aiutare pastori e margari.

E’ poi stata data la parola a Cristiano Peyrache di Bellino, presidente della locale Associazione dei Pastori. A cuore aperto, ha presentato le sue ragioni e la sua posizione. "Continuiamo ad esporre i nostri problemi: il territorio di Bellino è quello che è, con il lupo NON SI PUO’ LAVORARE. Le metodologie di difesa "imposte" non si riescono ad applicare, da noi. Tanto è vero che, prima del lupo, c’erano 15 pastori a Bellino. Nell’estate 2009 soltanto due ed il prossimo anno, se va bene, uno solo. Altre vallate hanno altri territori, dove è possibile lavorare anche con grandi numeri, ma non è il caso di Bellino."

Cristiano infatti ha più volte spiegato quello che offre la montagna di Bellino: diversi valloni, pascoli ottimi, ma sparsi qua e là, non utilizzabili altrimenti che con piccole greggi di pecore. Dove i pascoli sono adatti per i bovini, l’alpeggio è già utilizzato da allevatori di questi animali, ma per le pecore restano i pendii ripidi dove vanno bene 100, 200, anche 400 pecore, ma non 2000 tutte insieme. A Bellino i proprietari hanno 30-35, 40 o 50 pecore ciascuno, poi d’estate se ne prendevano in guardia, magari arrivando a 400 o 500 pecore al massimo per gregge.

"L’abbattimento, certo, è l’ultima possibilità, ma a Bellino o teniamo in vita i pastori, o il lupo. E se i pastori se ne vanno, verrà meno il presidio del territorio. Chi pulirà i sentieri, i ruscelli? La montagna, dove c’è il pastore, è più vivibile." I pastori di Bellino hanno sempre avuto nella pastorizia un reddito integrativo: non possono vivere SOLO di pastorizia, così come non riescono a vivere solo con le altre attività agricole, forestali, turistiche. "Per vivere qui anche d’inverno, d’estate dobbiamo fare il fieno. Se sei giù che ti occupi della fienagione, non puoi essere al pascolo delle pecore." Come pastore, Cristiano non può amare il lupo: "La legge dice che noi dobbiamo sorvegliare il gregge, che non vada ad arrecare danno alle proprietà altrui, ma non mi obbliga a dovermi difendere da un esterno che viene a predare i miei animali. Non siamo contrari al lupo, ma per colpa sua siamo stati costretti ad abbandonare il nostro lavoro. Non l’abbiamo fatto perchè non ci piaceva e volevamo andare a fare i bagnini a Rimini, ma non ci dava più un reddito." Cristiano ancora una volta ha sottolineato che loro, in quanto pastori, non vogliono i rimborsi, ma vogliono difendere l’attività.

"Perchè il lupo non ti attacca la pecora da macello, quella che avresti venduto appena sceso dall’alpeggio. Magari uccide un’agnella giovane o una bella pecora gravida che ti avrebbe dato due agnelli." Poi c’è il solo discorso, dei capi pagati solo se ritrovati, quelli che mancano, quelli che muoiono cadendo dai dirupi perchè spaventati dai predatori, quelli non si contano. "Siamo come dipendenti comunali, dipendiamo dalle istituzioni" conclude Cristiano Peyrache.

La parola a Mellano della Coldiretti: "Non c’è molto da aggiungere a quanto detto, ma sottolineiamo che è importante difendere i pastori. Contrariamente a quanto si sente dire spesso, molti sono giovani su cui bisogna scommettere, bisogna far resistere i giovani!". Mellano ha poi evidenziato come nella scorsa estate il problema abbia avuto un impatto maggiore sull’opinione pubblica poichè si è aperto anche sui bovini, ed ha proseguito parlando anche degli altri danni causati dai selvatici (cinghiali, caprioli, cervi…). "E’ vero che la burocrazia è un problema ben più del lupo! I pastori hanno un senso di impotenza davanti a tutto questo." Nel suo intervento è stato inoltre sottolineato come sia necessario lavorare insieme alle associazioni ambientaliste, collaborare e non cercare lo scontro. "Noi non siamo nemici di chi è amico del lupo. C’è bisogno di manodopera che affianchi i pastori? E allora perchè non dei volontari?". Per quanto riguarda la questione dell’abbattimento, Mellano ha preferito parlare di contenimento: "Non sparare indiscriminatamente, ma comunque qualcosa deve essere fatto."

Il Sindaco di Bellino ha brevemente ripreso quanto già stato detto: "Abbiamo questo problema. E’ vero che forse ci sono stati meno attacchi, ma sui nostri pascoli ci sono anche meno animali. E noi abbiamo parecchi pascoli adatti agli ovini, devono essere pascolati. Se mancheranno le pecore, il prossimo anno il lupo attaccherà i bovini? Come Comune siamo un piccolo Comune, finanziariamente non possiamo fare nulla…"

Viene il momento delle repliche. Taricco: "Personalmente, non disdegnerei la caccia al lupo. Da agricoltore, condivido il punto di vista del pastore, lo capisco. In teoria si possono abbattere, in realtà però non si può fare e, per adesso, la legge è questa. La tutela del lupo compete al Ministero dell’Ambiente, che a sua volta deve sottostare ad una normativa comunitaria." L’Assessore sottolinea che ogni proposta, ogni suggerimento costruttivo per cercare di risolvere il problema è benvenuto.

Dal pubblico, chiede di parlare Matteoda della Comunità Montana Valle Varaita, che denuncia una situazione ben più grave. "Il vero problema è la politica della montagna! La montagna dev’essere una risorsa, non un elemento residuale. La questione economica non si risolve con gli indennizzi… Oggi i finanziamenti per la montagna sono stati chiusi dal Parlamento, non c’è più una politica per la montagna, passa persino una legge che di fatto privatizza l’acqua. Non si può isolare il problema lupo da tutto il resto!"

Un intervento di uno spettatore: "Bisogna prendere a schioppettate, prima che il lupo, quelli che hanno mangiato quei 300.000 euro per le consulenze! O sono 3.000.000 di euro? Quelli sono da prendere a fucilate!"

Nanni Villani, con un intervento che infiamma la platea ed i relatori: "E’ sbagliato uccidere il lupo! Il lupo è importante per l’ecosistema ed inoltre, uccidendo il capobranco, si destruttura il branco e si rischiano effetti ancora peggiori. I lupi poi non stanno aumentando, ma semplicemente colonizzano via via nuovi territori." Villani prosegue citando la Francia, dove il lupo fa meno danni perchè ci sono spazi più ampi, una minore densità antropica. "E poi non venite a contarmi che i pastori mantengono la montagna! Fanno più danni alla montagna 50 pecore lasciate all’abbandono che un lupo da solo. Fatemi vedere dov’è il pastore che tiene puliti i sentieri…"

Ribattono Peyrache e Taricco: "Dov’era il signor Villani quando io ripulivo con il piccone i sentieri per l’alpeggio, dopo le valanghe di quest’inverno? Qui a Bellino facciamo ancora le roide, lavoriamo insieme per sistemare sentieri e canali dell’acqua. Se i turisti sono saliti in montagna, è anche grazie ai pastori! E poi dove e come fanno danni 50 pecore?". Taricco replica specialmente alle "chiacchiere da bar", perchè senza quei 280.000 euro non si potevano pagare gli stipendi alle persone che vanno a fare i rilievi per gli indennizzi e non si saprebbe nemmeno quanti lupi ci siano.

Ancora una voce dalla Valle Grana: "Da noi la montagna stava morendo già prima, adesso con il lupo sarà la fine, muore tutto, dovete fare qualcosa prima che sia troppo tardi".

Prima del convegno

Oggi dovevo partecipare al convegno a Bellino, in Val Varaita (CN), però l’appuntamento era per le 14:30 e non avevo voglia di mettermi in viaggio all’una del pomeriggio per attraversare la pianura afosa. Così alle 8:30 ero già a Sant’Anna e mi incamminavo verso Pian Ceiol.

Questo è stato il cartello di benvenuto nella zona dei pascoli! Si torna a parlare di lupi e cani da guardiania, a quanto sembra. E qui a Bellino il tema è ancora di attualità (chissà se vi ricordate i vecchi post su quest’argomento? Il primo incontro a parlare di lupi e le vicende successive), anche se purtroppo le pecore sui pascoli sono sempre meno.

Vi confesso che avevo in mente una certa meta, ma poi mi sono lasciata attirare dalla mandria che vedevo laggiù al fondo del pianoro…. Vacche Piemontesi tra cui spiccava questo lucidissimo asino! Soprattutto però la mia scelta dell’itinerario è stata dettata da quella macchia che si muoveva più in alto, sfilacciandosi in linee parallele sul versante.

Ecco il gregge che avevo visto da lontano. Il pastore ha mandato il cane Parìs a girare gli animali, e così le pecore mi vengono incontro di corsa. Prima però era già arrivato il cane maremmano a fiutarmi ed a verificare che io non fossi un lupo.

Saluto Alfredo, il pastore e scambiamo quattro chiacchiere sull’andamento dell’annata. Il lupo c’è ed i suoi animali sono stati attaccati non molti giorni fa, quando era su verso il Bondormir. "Non so se hai presente com’è lassù… c’è quel lungo versante. Io ero sotto, il cane era in punta dall’altra parte ed ho visto venire giù verso le pecore tre lupi. Due sono entrati nel gregge, io ho gridato, il cane intanto stava partendo di corsa… Per fortuna non me ne hanno uccise. Ma dietro, verso Fiutrusa, c’è un gregge che lo lasciano libero, senza nessuno che le guarda. Sembra che ne abbiano già avuto 7 o 8 di morte. Se vai su lo vedrai."

E infatti lo vedo e lo fotografo con lo zoom, chissà se anche il vostro occhio attento riesce a scorgerle… Come tutte le pecore lasciate libere, anche questo gregge si è inerpicato su in cima alla montagna, tra i ghiaioni, dove erba da mangiare proprio non ce n’è. Non sono mai riuscita a capire questo comportamento. "Sono pecore!", si limitano a replicare i pastori.

Quando ridiscendo, mi fermo ancora a parlare con Alfredo, che nel frattempo ha riunito il gregge vicino a delle sorgenti e sta dando il sale alle pecore. Sono arrivati anche dei conoscenti, così il pastore ne approfitta per farsi aiutare a medicare un po’ di piedi. "Ce n’è sempre di zoppe…". Quale soddisfazione da parte mia nell’individuare senza nemmeno troppa difficoltà gli animali che vuole curare. E dire che queste pecore le vedo per la prima volta, eppure mi sono bastate le poche informazioni date dal pastore. "Una senza orecchie e la marca blu, una grossa bianca con la marca rossa e la gamba un po’ gonfia…". Sarà anche il fatto che questo gregge ha al suo interno così tante pecore nere, a macchie o di razze diverse?

Il cane "da lupo" controlla dall’alto di un sasso, con lo sguardo un po’ triste. Verrebbe voglia di coccolarlo, ma non si può. Ricordo sempre le parole di Fulvio: "Non bisogna viziarli, accarezzarli… Altrimenti prendono dietro ai turisti e resto io a parare il lupo, mentre il cane è giù che mi fa il pic-nic con i villeggianti!".

Ancora un passaggio nei pressi delle vacche, per vedere da vicino queste bianche e nere, perchè volevo essere sicura che non avessero portato delle Frisone in alpeggio! Resta però da capire di che razza si tratti… oppure sono degli incroci? Non c’è tempo da perdere, il cammino è ancora lungo, poi devo fare un rapido "bagno" nel torrente per non arrivare al convegno sudata ed impolverata. Così alle 14:30 sono cambiata, ripulita, scottata dal sole, ma pronta per stringere le mani degli Assessori, salutare gli amici e scambiare quattro chiacchiere con i conoscenti. Poi iniziano gli interventi, dopo i saluti di rito.

Qui vedete la mia amica Silvana che sostituisce il "collega" Cristiano Peyrache, diventato papà proprio oggi. Parla a nome dell’Associazione dei Pastori di Bellino… Gli Assessori ricordano quanto è stato fatto e, soprattutto, quanto sia difficile aiutare realmente la montagna e chi ci lavora, perchè i "grandi interessi" sono altri ed è così difficile riuscire a scucire quei pochi soldi… Si parla di formaggi, di altre realtà nazionali (Val d’Aosta, Alto Adige, valli del Bitto…), di razza Piemontese, di arte legata al mondo dei margari… e di amore per la pastorizia (indovinate da parte di chi!). Se qualcuno di voi guarda i programmi relativi all’agricoltura su Telecupole, magari sentirà anche la vostra "scrittrice" che riassume i temi trattati nel convegno, visto che mi è pure toccata l’intervista. Speriamo che seguano tanti (altri) fatti, dopo le ennesime parole odierne. Per ritrovarci di nuovo a raccontare che cosa è stato fatto, e non solo (come accade troppo spesso) a pontificare su quello che si potrebbe/dovrebbe fare.

Aggiornamenti su 2 vicende

Numero uno: Bellino, il lupo e i pastori

Come sapete, l’altro giorno si è tenuto il secondo incontro tra i pastori di Bellino, politici ed amministratori, per discutere il problema del lupo. Secondo voi, si è trovata una soluzione?

Come temevo… NO! Da quel poco che ho saputo (parole amareggiate, spero non rassegnate) c’è grande delusione e rabbia. E’ stato detto che non è per il lupo se i giovani abbandonano la montagna, non è per il lupo che i pastori si estinguono (sta di fatto che, da quando è tornato il lupo, da 10 greggi si è scesi a 2-3).

Il lupo è protetto, il pastore molto meno. Hanno promesso soldi ("elemosine per i rimborsi", dicono alcuni pastori), hanno detto che bisogna cercare di valorizzare una razza locale per ricavare di più dalla vendita della carne. Trovo questa proposta quanto meno discutibile, per non dire irrealizzabile… Gli animali sono già pochi, verificare se si può parlare di RAZZA (la Sampeyrina) richiede lunghi anni di studi… e non è detto che si riesca a dimostrarlo! Per di più, come lotta alla Scrapie (la "pecora pazza), negli anni a venire bisognerebbe sempre più cercare di utilizzare maschi geneticamente resistenti a tale malattia. Se tra i pochi montoni presenti nelle attuali greggi non si dovesse riscontrare il patrimonio genetico adatto, bisognerà rivolgersi altrove, perdendo ancora di più le eventuali caratteristiche della razza.

Lupi? 1-10-100, è uguale. Non è che se sono di più, si può intervenire. I pastori facciano i pastori, ecco!

… i commenti fateli voi…

Val Germanasca, l’alpeggio con troppe pecore (e vacche)

Per valutare se effettivamente il carico sull’alpeggio del Pis Lausun a Massello sia eccessivo, per fare un piano di pascolo dettagliato e puntuale, sarebbero necessari più anni, non una sola stagione. Il fatto è che ormai il pastore deve salire! Questa faccenda (che avrà forse anche strascichi legali) si sta protraendo oltre il buonsenso, con una serie di malumori ed astio che paiono incredibili, in un ameno piccolo borgo incastonato nella verde Val Germanasca.

Il collega che ha fatto i rilievi ed i sopralluoghi nelle passate stagioni mi ha detto che su in alto, dove io non ho potuto vedere la vegetazione perchè c’era ancora neve o era appena sciolta, il trifoglio non c’è più. In compenso, vi sono ampie zone a nardeto (questa graminacea può colonizzare ampie porzioni di pascolo o per abbandono, ma anche per eccesso di pascolamento e calpestamento), molto povere di specie.

Tra i problemi, secondo me c’è anche quello che il pastore non è presente sull’alpeggio, ma affida la gestione del gregge a dei garzoni.

Comunque, adesso vedremo di ricalcolare ancora una volta i carichi, ma difficilmente i dati scientifici potranno fornire numeri compatibili con il numero di animali che l’affittuario possiede (meno che meno per quelli che, in aggiunta, prenderebbe "in guardia" da altri proprietari).

Soluzioni? Se da tutte le parti si ragionasse in modo civile e ragionevole, per quest’anno si lascerebbe salire l’affittuario attuale, che ormai non può cercarsi un’altra montagna per gli animali. Si terrebbe sotto controllo la gestione del pascolo in questa stagione ed, eventualmente, si rileverebbero le irregolarità e le problematiche, anche al fine di proporre un piano di gestione per i prossimi anni. Poi si vedrà che fare nei 2 anni che mancano alla fine del contratto di affitto (2009).

Vedremo come si concluderà la vicenda. Nelle parti basse l’erba ormai è alta. Lasciare l’alpeggio vuoto sarebbe forse ancora più grave che sovraccaricarlo ancora per un anno…

Incontro a Bellino

Essendomi già occupata della questione nelle scorse settimane, vi segnalo questa pagina su di un altro sito, che completa la panoramica sulla situazione Lupo / Allevatori a Bellino.

La lettera degli allevatori http://www.paratge.it/valadas/sviluppo/letra_blins.htm

Inoltre, Martedì 22 maggio 2007, alle ore 17, Presso il Municipio di Bellino in val Varaita,un’assemblea pubblica dal titolo:

Il lupo in alta Valle Varaita: che si fa?

Saranno presenti:

Allevatori delle Valli Varaita e Po
Ass. regionale Bruna Sibille
Ass.re provincia Silvano Dovetta
Pres. UNCEM reg. Piemonte Lido Riba
Associazioni di categoria degli agricoltori e tecnici del settore

La polazione delle valli interessata dalla problematica è vivamente invitata a partecipare per esprimere il proprio parere.

Pastori della Val Varaita 2

Ieri sono tornata a Bellino, in un vallone laterale della Val Varaita (CN). Ho già parlato degli amici pastori che lavorano ed abitano lì tutto l’anno (http://www.pascolovagante.splinder.com/post/11830646). Il Comune ha un 150 residenti, meno di cento gli abitanti effettivi. Molti sono anziani, alcune borgate d’inverno hanno un unico abitante, altre sono disabitate. Molti giovani però lavorano qui e, qualcuno di quelli che ancora va a scuola, vorrebbe dedicarsi alla pastorizia, terminati gli studi.

Ma… ma il lupo è la Spada di Damocle sul loro futuro. Le pecore non possono più pascolare libere.

Con il predatore in circolazione, bisogna star sempre lì a sorvegliarle, ed in certi posti non vi sono nemmeno delle baite, quindi… il pastore dovrebbe portarsi pure la tenda, oltre alle reti per fare i recinti dove riunire gli animali alla sera, la batteria per elettrificarle…

Ieri i pastori hanno ottenuto un primo, piccolo successo. Quello di riunirsi in Municipio insieme al Sindaco, ad assessori comunali, della Comunità Montana, della Provincia e pure l’Assessore alla Montagna della Regione Piemonte. Io sono stata sorprendentemente chiamata da entrambi! I pastori ed i politici!! Gli uni mi volevano come consigliera e "voce" (ma hanno saputo parlare benissimo anche da soli! anzi, la loro franchezza e le parole dirette sono quelle che tutti i politici dovrebbero sentire!), gli altri come "tecnico".

A Bellino pioveva, anzi… nevischiava! (la foto però è di quest’inverno) Ma anche il sole non avrebbe rasserenato più di tanto gli animi. Il lupo è specie protetta, a protezione assoluta, in Europa. Non si può nemmeno pensare di porre dei limiti (di numero) o delle soglie (capi uccisi) dopodichè pensare ad un abbattimento (o contenimento, che politicamente suona meglio), così come avviene in Svizzera. La Francia, che l’ha fatto, poi ha dovuto pagare delle multe. Ci sarebbe da ragionare su quanto costa pagare rimborsi, progetti di studio sul lupo, reti, recinti, ricoveri per i pastori e tutto il resto… in confronto con queste multe, ma non sono io la persona che può permettersi di fare questi calcoli.

Mi sono commossa quando i pastori hanno tirato in ballo la passione. Non possono convertire la loro attività, allevano QUELLE BESTIE perchè… perchè… perchè A LORO piacciono. E’ un discorso che va oltre il reddito, le politiche di valorizzazione, qualsiasi altra cosa. Un discorso così non regge davanti ad un politico, un economista, un tecnico. Ma io non riesco a dal loro torto, perchè so com’è la loro vita e, se non la fai perchè ci credi… non la fai e basta.

Forse a Bellino non vedremo più le pecore. Soluzioni non se ne sono trovate, solo delle proposte su dei palliativi. Ma loro non vogliono che vengano messe delle pezze e si dimentichi il problema VERO.

Perchè non puoi lavorare se c’è il lupo!

Convivere? Molto faticosamente e pagando un duro prezzo. Se loro smetteranno, (anche Cristiano, che si sposa tra pochi giorni e fa il pastore), avanzerà il bosco, i cespugli nei prati di fondovalle dove le pecore pascolano in primavera e tardo autunno. I lupi avranno più spazio per loro, magari attaccheranno i vitelli, se non ci saranno più pecore? Oppure si sposteranno, andranno in altre valli ad attaccare altri pastori. Non ci saranno nemmeno più quei cento abitanti, a Bellino. Perchè, per fare altri lavori, bisognerà scendere giù, nella valle o nella pianura.