Lassù un altro mondo

La strada che conduce all’alpeggio è ripida, molto ripida, al punto che solo un ottimo fuoristrada può arrivare lassù. Il fondovalle, il traffico, l’autostrada, i nuovi condomìni in costruzione e persino i turisti adesso sono lontani.

Delle vacche che hanno affrontato la transumanza, per adesso sono arrivate fin qui solo quelle da latte, che necessitano di essere munte. E’ già passato un giorno, il primo giorno di alpeggio. Non c’è più l’allegro caos del giorno prima, gli amici… e nemmeno il sole. Si sta avvicinando un temporale, l’aria è fredda, cadono le prime gocce di pioggia. Gli animali si guardano intorno, in attesa.

Presto le porte della stalla verranno aperte e le vacche verranno fatte entrare, per essere legate al loro posto, poi avrà inizio la mungitura serale. La neve fa ancora da sfondo all’alpeggio: d’altra parte siamo solo alla fine della primavera, la stagione d’alpeggio è all’inizio, stanno cominciando quei giorni lassù, lontano da tutto e da tutti. Certo, ci saranno i turisti che saliranno per una passeggiata o per comprare la toma, ma nelle giornate di pioggia, di nebbia, di tormenta, probabilmente non si vedrà passare nessuno. Non bisogna temere la solitudine, da queste parti. Bisogna amarla, essere a proprio agio anche lassù, soprattutto lassù. Il lavoro tanto non manca mai.

L’erba è ancora bassa, in alcuni punti si è appena sciolta la neve e la prima fioritura colora i prati. Il silenzio, gli spazi ampi, un panorama fatto di dolci versanti erbosi, e poi le creste che si alzano ripide verso il cielo. Una cascata in lontananza, un colle, ghiaioni e pendii che iniziano a colorarsi di verde tenero. Lassù è davvero un altro mondo. Non è facile vivere tre mesi in un posto del genere, anche se potrebbe sembrare un paradiso.

Con il temporale che si avvicina rapido, è meglio tornare alle baite. Le vacche sono là, in attesa di entrare nella stalla. Per adesso non vengono ancora mandate al pascolo in alto, dove rovinerebbero l’erba tenera. Spazio per pascolare ce n’è, in questa montagna. I margari stanno cercando di organizzarsi, alcune bestie non devono entrare per la mungitura, sono le gravide che partoriranno a breve. Gli animali non entrano facilmente, è solo la loro terza mungitura, dalla sera prima, ed ancora non sono abituati a questo nuovo alpeggio.

Franco e Valerio aiutano a modo loro. Il maggiore è già più più pratico, il più piccolo cerca di darsi da fare, creando anche un po’ di confusione e venendo richiamato dal papà. Sono anche loro eccitati dal nuovo alpeggio e dal ritorno in montagna. A tutti costi, una volta che le vacche sono entrate in stalla, vogliono mostrarci la baita, dove "…ci sono i termosifoni che scaldano tutto con l’elettricità e non costa niente!". Quassù c’è una potente centralina idroelettrica, in grado di alimentare la casa e le mungitrici che stanno entrando in funzione in stalla. Grandi innovazioni, rispetto alla montagna di un tempo: ma la vita d’alpeggio resta comunque dura, molto più di quello che può sembrare durante una semplice passeggiata da queste parti.

Montagna incontaminata

Prima di iniziare il post di oggi, una parentesi (e, purtroppo, una brutta notizia). Sono venuta a sapere di un brutto incidente capitato al nostro amico Giors90. Dei cani hanno spaventato le sue pecore, che hanno sfondato la rete e sono scappate, cercando di mettersi in salvo. Purtroppo i cani le hanno spinte verso una pietraia, dove gli animali si sono feriti malamente, rompendosi le gambe e dove, ahimè, non hanno avuto scampo. I cani le hanno uccise tutte. Nella valle ci sono sospetti (ma non prove) sui responsabili, si parla di cani frutto di incrocio tra razze particolarmente aggressive, addestrati (??) per andare a caccia di cinghiali. Giors dice che, di fronte a cose del genere, ti viene voglia di mollare, anche perchè nessuno ti ripagherà del danno (e, meno che mai, del valore affettivo degli animali). Adesso lui sta per partire per l’alpeggio, la "nuova montagna" in Val Soana. Coraggio e… non arrenderti!

Veniamo a quello di cui volevo parlarvi. Ci sono posti dove la montagna è incontaminata (almeno apparentemente), dove puoi veramente dimenticare lo stress, il caos, il traffico e tutti i fastidi che giù ti tocca vivere quotidianamente.

Altrove invece il XXI secolo è lì, a pochi passi da te. Un centro abitato, un’autostrada, traffico persino a quelle quote, turisti che iniziano ad aumentare di numero e talvolta mal tollerano i "disagi" che l’alpeggio può causare loro. L’erba davanti ai condomìni è meglio che sia tagliata a macchina, che non brucata dalle pecore! Meglio un sano ronzio meccanico, che non i belati.

Sullo sfondo del gregge si staglia il parcheggio dei tir, poco frequentato in quel sabato sera ancora assolato. Gli animali pascolano, incuranti del paesaggio. Per loro è sufficiente che ci sia erba, preferibilmente di buona qualità.

Per fortuna, basta cambiare angolazione per avere tutt’altro panorama! E allora qui sì che tutti possono essere concordi nel dire che questo gregge è in alpeggio… Mentre il sole si fa più basso all’orizzonte ed i suoi raggi diventano meno cocenti, gli animali continuano a pascolare, ignari delle mie considerazioni.

"Scatta una foto qui, guarda come sono belle allargate in mezzo ai fiori gialli!". Il gregge pascola in quelli che probabilmente un tempo erano appezzamenti coltivati dall’uomo, oppure prati da sfalcio. Oggi in pochi fanno ancora il fieno, quassù. E’ una località turistica e, inspiegabilmente, in certi posti d’Italia questo significa che non c’è spazio per gli animali domestici. Vuoi mica avere il negozio di lusso e, di fianco, la finestrella della stalla! In Austria mi era capitato di vedere una scena simile e… Non so, ma quella mi era sembrata una montagna più vera di questa.

Transumanza pomeridiana

Era un sabato pomeriggio assolato, molto assolato e caldo. Si aspettava l’arrivo della mandria, appostati nella curva, qualcuno all’ombra degli alberi, mentre altri si affacciavano sul fondovalle, tenendo d’occhio l’autostrada. "Ecco, laggiù, un camion delle bestie…". E la sagoma inconfondibile rallentava, usciva dall’autostrada. Un altro, poi un’altro ancora, poi tre di fila, abbastanza vicini. Troppi, per il numero di bestie attese. Evidentemente anche altri margari erano di transumanza da quelle parti, nello stesso giorno.

E poi i camion attesi sono arrivati veramente. Prima due, che hanno scaricato il loro carico muggente, mentre il terzo aspettava più a valle. Gli animali sono stati contati da chi di dovere, mentre la famiglia dell’allevatore, amici e conoscenti attendevano tutto intorno, sorvegliando la discesa e controllando che nessuna vacca scendesse lungo la strada asfaltata.

Come già visto in altre occasioni, per una transumanza di un margaro, c’è sempre tanta gente, più che per quella di un pastore. Credo che le ragioni siano molteplici, ma soprattutto c’è il fatto che il pastore è abituato ad essere quotidianamente in transumanza, quindi quel giorno non è poi diverso da tanti altri, a parte l’utilizzo dei camion. Al massimo può aver bisogno di aiuto per caricare le bestie, ma poi, dopo che queste sono uscite dal camion, si riprende il cammino, infinito, senza veri punti di arrivo e di partenza.

Le vacche pascolano l’erba nell’ansa interna del tornante. Sembrano abbastanza calme, molte di loro sono abituate al contatto ed alla vicinanza con l’uomo, dato che vengono munte quotidianamente. E’ un piacere per la vista poter guardare questi animali con lo sfondo delle montagne, con il cielo di un blu intenso.

I primi due camion fanno manovra e se ne vanno, così può salire anche il terzo, per scaricare i vitelli, le ultime vacche ed i cani. Adesso la mandria è al completo e non resta che organizzarsi per la transumanza a piedi. Qualcuno salirà con il fuoristrada, per trasportare tutte le masserizie direttamente alla baita, gli animali invece seguiranno un’altra via e verranno condotti ad un pascolo dove poter fare una prima sosta.

Il margaro ha bisogno di più aiutanti del pastore anche perchè i suoi animali sono meno abituati agli spostamenti! Prima di allinearsi alle sue spalle, le vacche infatti scappano in discesa lungo un pendio già pascolato dalle pecore e bisogna faticare non poco per ricondurle sulla strada. Chissà perchè non c’è nemmeno un cane, solo quello del pastore, che dà una mano all’amico margaro in questa transumanza.

Non c’è traffico, per questa strada: è stata interrotta dalle slavine e da una frana ben prima della sua fine, pertanto il transito è vietato, ma per le vacche è stato aperto un passaggio precario e provvisorio laddove l’asfalto non c’è più. E così la transumanza continua, il cane del pastore sorveglia attento i pascoli, quell’erba è delle pecore, le vacche devono andare oltre!!

Finalmente si raggiunge il punto di sosta, qui la mandria si riposerà, pascolerà, poi gli animali che devono essere munti verranno divisi e fatti salire fin su all’alpeggio. Intanto nel torrente scorre limacciosa l’acqua grigia della neve che sta sciogliendo. Fa veramente caldo, ma almeno questa transumanza non è stata funestata dalla pioggia. "Sabato abbiamo portato su le altre mucche in Val di Lanzo, ma pioveva come non so cosa… Quelle in Val Varaita invece non sappiamo ancora, ci sono state così tante slavine che hanno portato giù terra, alberi, è un disastro."

Si cambia alpeggio!

Ci sono animali abituati a salire, anno dopo anno, sulla stessa montagna: la conoscono, sanno già dove devono andare non appena vengono scaricati dai camion. In altri casi, invece, margari e pastori, per vari motivi, affittano nuovi alpeggi. Gli animali comunque sanno cosa vuol dire l’arrivo del camion: sentire i motori in avvicinamento alla cascina fa sì che si scateni un concerto di muggiti. All’alba i camion vengono caricati e ci si mette in marcia.

Una volta arrivati, i camion attendono, carichi. Bisogna aspettare che arrivi il rappresentante del Consorzio Forestale, mentre c’è già quello del consorzio dei proprietari dei terreni. Gli animali osservano curiosi, chissà se hanno già capito che quest’anno si trovano in un altro posto? Non dovranno nemmeno affrontare un lungo cammino come lo scorso anno, quando la strada era interrotta a causa dell’alluvione.

L’attesa si protrae e, nel piazzale, i camionisti raccontano aneddoti: c’è chi è stato multato perchè il proprietario degli animali era salito in cabina con il camionista, durante il viaggio… Poi le leggi per il benessere animale, che a volte paiono persino esagerate, assurde. E multe, multe su multe, migliaia di euro, magari solo perchè manca la scritta di "trasporto animali vivi". E quella volta che la polizia aveva tenuto per due ore i camion fermi sotto il sole, cercando ogni piccola/grande infrazione? "Poi è arrivato il veterinario e se l’è presa con i poliziotti che ci tenevano lì!!"

Finalmente si può scendere: gli animali vengono contati ad uno ad uno, e sicuramente è un’operazione più semplice, rispetto a quando sono state le pecore a dover essere contate! Le vacche corrono verso le compagne già nel piazzale e l’aria risuona di muggiti, di campane. Per questa transumanza, niente rudun: il cammino è breve, i pascoli sono lì vicini, a pochi passi.

Vengono scaricati anche i vitelli, inizialmente restii a scendere dal camion. I muggiti aumentano di intensità, fino a quando non saranno avvenuti tutti i ricongiungimenti con le madri. Poco per volta i camion svuotano i vari piani ed il piazzale si riempie.

Gli animali si guardano intorno e non accennano a scappare: probabilmente sono intimoriti dalla nuova località, anche se hanno capito di essere in montagna, per qualche mese lontani dalle stalle e dal cibo conservato. Ma quale sarà la direzione da prendere per raggiungere i pascoli? Così attendono e si guardano intorno, aspettando il richiamo dell’uomo.

Finalmente si parte: si attraversa il ponte e ci sarà da risalire una ripida strada tra gli alberi. Le vacche camminano tranquille, qualcuna cerca di sconfinare nei prati, ma gli uomini ed i cani provvederanno subito a contenerle. Bastano pochi minuti per arrivare al luogo dove già erano stati tirati i fili nei giorni precedenti.

Così le vacche possono entrare nei pascoli, in una lenta sfilata punteggiata da muggiti di felicità. La montagna adesso è veramente viva: belati e campanelle su di un versante, muggiti e campane sull’altro… Questa è la vera vita della montagna, non le torme di turisti, vacanzieri e proprietari di seconde case che presto affolleranno il paese di montagna di grande fama.

"E’ bello vederle così…". Una piacevole vista, davvero. Gli animali sembrano più placidi, felici, a loro agio in questo ambiente. Un’altra cosa rispetto alla stalla ed al paddock in cascina. L’incertezza nei confronti del nuovo alpeggio è stata una questione di pochi istanti: il foraggio c’è ed il territorio verrà esplorato poco alla volta. Per adesso le vacche hanno a disposizione la porzione che è stata recintata con i fili, poco per volta veranno spostate verso l’alto, a mano a mano che ci sarà erba da pascolare.

In alpeggio

Il weekend è stato ricco di transumanze ed anche i prossimi giorni continueranno i movimenti su per le valli: non dappertutto, perchè molti non possono salire per la troppa neve che ingombra ancora i pascoli, oppure hanno subito pesanti danni alle strutture (ne ha persino parlato il TG regionale e sono usciti articoli sui giornali). In attesa di mettere a posto foto e video delle transumanza e cui ho partecipato, vi racconto una giornata di chi in alpeggio è già salito.

Al mattino c’è il sole ed il maltempo del sabato sembra lontano. Dopo la colazione e le incombenze domestiche, ci sono i lavori nel pollaio ed un giro di controllo nel recinto degli equini (ricordiamo che lì sono salite anche due cavalle, un’asina ed un pony).

Poi viene il momento di andare dalle pecore ed aprire il recinto. Il gregge parte a gran carriera ed i pastori faticano a contenerne l’impeto. Sarà così per tutto il giorno, e ci sarà da gridare continuamente comandi ai cani. In un posto le pecore sono già passate il giorno prima, quindi preferirebbero andare oltre (anche se l’erba è ancora abbondante, appena brucata qua e là), nell’altro erano state fatte dormire l’anno precedente, nell’altro ancora sono passate in primavera le pecore di un piccolo gregge locale…

L’erba non manca di sicuro e non corrono certamente il rischio di patire la fame. "Fanno così anche perchè è bagnato…": rugiada e pioggia del giorno prima. Camminano, camminano, a testa bassa, brucano rapide e si spostano, avanzando su tutti i fronti, come se volessero esplorare tutta la montagna in un giorno.

Il pericolo però non è mai da sottovalutare: anche in luoghi così tranquilli, ci possono essere dei rischi, in qualsiasi momento. Qualcuno, lungo il sentiero, ha appeso ad un ramo le ossa di una gamba, probabilmente di un capriolo vittima del lupo. Ed adesso che ci sono le pecore? Il predatore si orienterà verso le più facili prede domestiche?

Già dalla tarda mattinata il tempo si guasta, le nuvole iniziano ad ingombrare il cielo e, nel primo pomeriggio, si va al pascolo nei prati che si affacciano sul paese. Le pecore si allargano, si raggruppano, entrano ed escono dalle zone invase dai cespugli di biancospino, prugnolo, crespino. Sono versanti terrazzati, un tempo qui probabilmente l’uomo coltivava. Oggi, più che altro, cerca spazi per costruire. "Li vedi quei bei prati laggiù sulla sinistra, dietro ai condomini? Dicono che faranno ancora altre case…"

Il cielo è sempre più grigio, cade qualche goccia di pioggia, l’aria è più fredda e la neve caduta il giorno prima accenna appena a sciogliersi. Il gregge appare e scompare tra gli alberi: aceri, ciliegi ed altre piante stanno via via colonizzando i prati, prenderebbero il sopravvento se venisse a cessare il pascolamento.

Il sole si nasconde dietro alle nuvole, ricomparendo di tanto in tanto. Qui non è necessario rimanere al pascolo fino a notte, come in pianura, dove il caldo blocca ogni attività nel corso di tutte le ore più torride, ma comunque gli animali non verranno ricondotti al recinto prima delle otto di sera.

Per l’ultima parte della giornata è stato riservato un pascolo ricco di fiori, ma anche qui gli animali sembrano incontentabili e continuano a camminare avanti ed indietro, cercando di andare oltre le invisibili linee di confine stabilite dai pastori per quel giorno.

…e una!

Finalmente in montagna… una transumanza è arrivata a termine, per fortuna tutto è andato bene. Io mi sono unita alla carovana quando transitava sull’autostrada e non so se riesco a spiegarvi l’emozione che si prova ad essere lì dietro ai camion in fila, sentendo nell’aria l’odore delle pecore. Ti viene un groppo in gola, la stessa emozione di quando senti i rudun che risuonano da lontano. La transumanza ti muove dentro qualcosa. Cielo grigio che minacciava pioggia e temperature basse, ma ormai la pianura era alle spalle.

I camion si sono schierati nel piazzale, in attesa di poter scaricare gli animali. A differenza degli altri anni, non c’è praticamente nessuno ad aspettare, tranne le persone che devono certificare l’avvenuta transumanza. Il maltempo tiene lontani i turisti, evidentemente.

Si controlla che non ci siano animali a terra o, peggio ancora, qualche gamba incastrata tra le sbarre. I camionisti sono ansiosi di scaricare, per poi poter subito ripartire: prima dovranno lavare i mezzi, poi ci sarà un altro carico, un altro viaggio. Una strana vita anche la loro, senza orari, senza soste se non quelle imposte dalla legge, una vita dove la disattenzione può costar cara. Significativa la scritta sulla mascherina di questo camion

E poi finalmente gli animali iniziano a scendere, sotto gli occhi attenti di quelli che devono contarli: almeno in questo caso, è una fortuna che non faccia caldo, perchè gli animali devono attendere che venga scaricato un piano per volta.

"Scendo o non scendo? Dove ci hanno portate?", sembrano chiedersi queste due pecore, affacciandosi alla porta. Gli uomini le incitano dai lati del camion. Bisogna scendere, bisogna fare in fretta, poi finalmente si potrà andare al pascolo. "Stamattina non abbiamo tribolato a caricare, erano le 10:00 ed avevamo già finito, avevamo già anche pranzato!". Giornate lunghe, con la sveglia che era suonata alle 4:00.

Altre guardano dal tettuccio del camion, godendosi il fresco ed il panorama, in attesa del loro turno. Cade qualche goccia di pioggia, inizia ad arrivar gente, soprattutto amici e conoscenti del pastore, ma anche qualche turista che è già lassù in villeggiatura. Quando la pioggia aumenta di intensità, questi ultimi spariscono.

Escono anche gli agnelli, che erano stati caricati separatamente, ed è una grande confusione di belati, con le madri che li chiamano e loro che rispondono. Finalmente una bella poppata, dopo ore di lontananza e tutto quel viaggio!

I camion finiscono di vomitare il loro carico belante e ripartono facendo rombare i motori. La montagna non è più silenziosa, ci sono le campanelle al collo degli animali, i loro richiami… Il gregge subito pascola ai piedi delle piste da sci, tanto per non mettersi in cammino a stomaco vuoto.

Poi si parte: il pastore chiama il gregge, tutti gli animali lo seguono e non sembra quasi vero che siano passati così tanti mesi dal giorno in cui si è lasciata la montagna. Tra le nuvole, si vede il bianco della neve sulle cime, neve che il caldo ha contribuito a ricacciare indietro. In quel momento invece l’aria è fresca, quasi fredda, decisamente alpina. Sarebbe bello poter restare lassù e non dover ridiscendere in pianura…

Il fiume bianco invade la via tra i condomìni, quasi in assenza di pubblico. Solo una volta si sente la solita domanda: "Ma quante sono?". Si cammina veloci, il tratto da percorrere è breve, laggiù al fondo si potrà iniziare a pascolare tra l’erba verde ed i fiori. Un po’ piove, un po’ smette: chissà come sarà l’estate? Da un anno a questa parte, tra alluvioni e nevicate abbondanti, i segni della desertificazione non si sono visti, per fortuna. Ma i fenomeni atmosferici sono spesso stati esagerati, causando vari tipi di danni e disagi.

Mentre il gregge pascola, c’è da pensare anche ai quattro equini: un’asina, un pony e due cavalle, che verranno trasportate direttamente ai prati antistanti la baita del pastore. Anche per loro, erba a volontà ed un ampio spazio a disposizione. A questo punto la transumanza è veramente finita e la stanchezza si fa sentire fino in fondo.

Le pecore mangiano svogliate, forse anche loro stanche e confuse per il viaggio. "Che erba! E’ già persino vecchia, bisognava salire prima… non ci fossero stati i lavori da fare giù. E’ una meraviglia, l’erba è proprio bella fitta, almeno a qualcosa tutta quella neve è servita!". E giù di lavori ce ne sono ancora, infatti l’indomani solo uno dei pastori rimarrà lassù, mentre l’altro prenderà di nuovo la strada della pianura, fino alla prossima transumanza.

Una riflessione su di un caso strano

Oggi senza foto, per concentrarsi maggiormente sulle parole. Su questo blog dell’Associazione Tutela Agricoltori, qui trovate un comunicato stampa su di un "caso strano". Un allevatore è stato fatto scendere dall’alpeggio a Bardonecchia perchè i suoi animali sono sconfinati nel territorio "usato dalle api". Viene quasi da ridere… Ma visto che la cosa è successa davvero, c’è da piangere! Apicoltura ed alpicoltura (non è un gioco di parole) non sono in contrasto, anzi!! Nel post che vi ho segnalato si riflette anche sul fatto che l’allevatore deve sottostare a vincoli, controlli, leggi… e paga l’affitto della montagna. E l’apicultore????

Questa è la bozza della lettera che invierò ai giornali locali (Luna Nuova e La Valsusa), ditemi anche voi quello che ne pensate.

Egregio Direttore,
 
volevo riflettere insieme ai Lettori su quanto è successo a Bardonecchia, un Comune di alta montagna, dove un allevatore è stato fatto scendere dall’alpeggio prima della fine della stagione perchè i suoi animali sarebbero sconfinati in pascoli ad uso delle… api!
Non riesco a comprendere le basi su cui si fonda la questione: conosco abbastanza bene la realtà degli alpeggi, di cui mi occupo per passione e per mestiere, ma nell’unione bestiame in alpeggio e api non riesco a vedere altro che un’utile sinergia.
Se non erro, il giovane allevatore che ha dovuto demonticare anzitempo non è il primo margaro che, in questi anni, ha subito le conseguenze di questa "strana" (per non dire assurda) questione.
Non vorrei scomodare la scienza e parlare quindi di fase fenologiche ed altri termini simili, perchè questi sono concetti ampiamente alla portata di tutti, anche con parole più semplici. Avrei voluto accompagnarvi in un alpeggio a caso per vedere come, a metà agosto, quando ormai altrove l’erba iniziava a cambiare colore, quei pascoli che erano stati brucati da vacche o pecore nel mese di giugno si tingevano di una nuova fioritura!
Come può essere il bestiame nemico delle api? Innanzitutto, l’erba non sarà brucata ovunque in un giorno, quindi ci saranno fiori in abbondanza per tutti (non dimentichiamo poi che il miele può venire anche dagli alberi, oltre che dai prati). Poi, come vi dicevo, un corretto pascolamento turnato consente di avere una seconda fioritura quando ormai la maggior parte delle piante erbacee presenta già i semi. Non capita così anche laddove l’erba viene tagliata dall’uomo?
Già altri prima di me si sono chiesti chi ripulisce questi prati che non vengono pascolati… Ci si dimentica troppo spesso della fondamentale funzione paesaggistica ed ambientale della monticazione in alpeggio: una cura del territorio (prevenzione da incendi, valanghe, pulizia dei sentieri, ecc.) a costo zero. Anzi, a dire il vero è l’allevatore a pagare l’affitto dell’alpeggio…
Per fortuna altrove mi è successo di vedere numerose arnie non lontano dalle baite dei margari e barattoli di miele venduti di comune accordo a fianco delle tome, l’abbinamento miele/formaggio viene proposto anche nei corsi di degustazione e nei ristoranti più alla moda… chissà se accade anche a Bardonecchia?
 
Marzia Verona
dottore in Scienze Forestali ed Ambientali
Cumiana (TO)

Appuntamenti, segnalazioni, immagini, racconti…

Come promesso, oggi l’appuntamento è con voi che siete attenti a ciò che accade in giro, che viaggiate con la macchina fotografica pronta ad immortalare scene di vita pastorale, che volete condividere con gli altri amici del blog gli eventi che accadranno o che si sono già tenuti. E allora clasal ci dice che qui ha pubblicato le foto di Miss Mucca 2008 a Pragelato, mentre Elena ci avvisa che in Val d’Aosta alla fine di settembre ci sarà la Desarpa (la festa per la transumanza di ritorno dall’alpeggio). Infine Chiara dalla Svizzera ci fa vedere come da loro sia curata l’informazione sui cani da difesa contro il lupo. Addirittura, c’è la mappa con tutti gli alpeggi dove ci sono questi cani! Sempre in tema di lupi, Michele ci avvisa che sempre in Svizzera gli allevatori sono sul piede di guerra e stanno raccogliendo firme, mentre nella provincia di Bergamo è l’orso a colpire pesantemente le greggi.

Passiamo agli inviati/fotografi! Mauro, pedalando qua e là per le vallate alpine mi dice che in questo caso non ha bisogno di fornirmi spiegazioni sul gregge e sul pastore!

Siamo nel Vallone del Frejus, a Bardonecchia. Le pecore sono quelle che compaiono in queste pagine dal mese di ottobre fino a maggio… A dire il vero, proprio lassù verso il colle non ci sono mai stata.

Ancora un’immagine, con Beppe e Tommy che salgono verso il gregge in una splendida giornata di sole.

Caccia al cartello, e sempre Mauro ne ha scovato uno sui cani da difesa verso il Colle del Galibier, in Francia.

Il nostro amico ciclista poi è venuto al Moncenisio, ma non ha trovato le pecore, solo queste vacche che pascolano vicino al Forte Variselle. Il gregge non era lontano, ma questa volta la missione del nostro fotografo è fallita. Sarà per la prossima!!

Carlo invece, di ritorno dalle vacanze, ci manda numerose immagini di un gregge color carbone, immortalato con il suo pastore nei pressi di Castiglione della Pescaia. Chi è che ci dice di che razza sono? Probabilmente Amedeo, che mi ha mandato una bellissima scheda sulla pastorizia nel Centro Italia e che pubblicherò in un apposito post prossimamente.

Loris invece ci racconta le sue giornate di piccolo pastore. Sveglia alle sei per portare il gregge al pascolo, ma subito si accorge che c’è una pecora prossima al parto. "Siccome qua d’inverno sono libere di andare avanti e indietro nel loro ricovero e siccome fa anche parecchio caldo, in agosto io do’ loro un’altra  tosatina come si faceva una volta, visto che son poche, ho tempo e son sicuro che nella stagione invernale in stalla si sporcheranno almeno un po’ meno: e cosi’ di buona calma ho iniziato a preparare tutto l’occorrente con l’aiuto della mia brava moglie" . Vai di tosatura, allora! E direi che la tecnica è buona…

Ma la pecora che doveva partorire impensierisce Loris. "Mangio di corsa e ritorno all’ovile, mia moglie vede che sta nascendo l’ agnello e mi chiama ma subito vedo l’inconveniente: è fuori solo la testa e il colore è bluastro. Si sta soffocando. In poche frazioni di secondo capisco che chiamare lo zio non c’è tempo e quindi entriamo tutti e due: mia moglie tiene la pecora e pian piano infilo la mano accorgendomi che le piccole ginocchia sono rimaste piegate . Pian piano ma il più veloce possibile (sembra una contraddizione ma è così) tiro fuori la bestiolina e cerco di rianimarla come i pastori mi hanno insegnato (penso tu sappia meglio di me) . Dio me la manda buona l’agnellina è salva è ‘’tornata in qua’’!!!! Son entusiasta solo per il fatto che per essere la prima volta che mi trovo da solo in una situazione del genere me la son cavata, le altre volte c’era sempre lo zio!! Ai pastori so son cose all’ordine del giorno ma anche a me questi episodi danno una soddisfazione immensa anche se ti hanno portato ad avere l’adrenalina al massimo." Ecco, ancora una volta mi sono commossa nel leggere uno dei vostri racconti e sono felice che li condividiate con me e con tutti noi.

Giacomo invece è andato a trovare Giorgio, giovane margaro della Valchiusella. "Giorgio ha diciotto anni ed è di Brosso. Le estati passate dava una mano al margaro dell’alpe Mirolo, sopra Quincinetto, al quale aveva affidato la sua piccola mandria. Quest’anno, ormai maggiorenne, si è messo per conto proprio ed è salito con mucche e pecore (una ventina, queste ultime) all’alpe Reali, 1680 metri, poco sotto il Monte Gregorio, nel comune di Brosso." Io l’avevo casualmente incontrato proprio al Mirolo, infatti. Parliamo del 2005…

"Da qualche giorno non fa più la toma, mi ha detto, e così il latte munto lo dà ai vitelli d’allevamento. Giuro, ho visto pochi mungere con quella velocità, tanto che gli ho fatto i complimenti. Della mandria fa parte anche una giovane ‘reina’. “E’ di mio padre, mi ha spiegato Giorgio, è lui che ha quella passione”. L’ho lasciato mentre ancora stava mungendo."

Per concludere, facciamo un salto in Trentino, da dove ci scrive Alessandro. Quello nell’immagine è il pastore Renato Fronza, di Torcegno, che da 30 anni sale a Malga Conseria in Lagorai. Alessandro mi racconta anche di aver incontrato in un’altra occasione una pecora smarrita, durante la gita a Monte Ciste. La bestia era visibilmente zoppa, sofferente e si è sentito dire da un tizio apparentemente diretto verso l’alpeggio (Malga Sette Selle) che era inutile dirlo ai pastori, perchè probabilmente se ne sarebbero fregati. "Piuttosto che venire a recuperarla in tanta malora… l’avrebbero lasciata al suo destino…". Può anche darsi che qualche "cattivo pastore" faccia così, ma la gran parte per lo meno va a porre termine alla sofferenza dell’animale perso, se proprio non è possibile curare le ferite o la malattia. Proprio l’altro giorno ho parlato con un ragazzo francese che si è caricato a spalle una pecora di almeno 70kg e l’ha portata fin giù alla baita…

Incidenti di percorso sulla via dei monti

Iniziamo purtroppo con delle brutte notizie. Vi avevo narrato della transumanza di Fabrizio nel mio ultimo post, poi quella transumanza oggi è tragicamente sui giornali. Ieri mattina, mentre Fabrizio saliva lungo la strada a Villar Perosa, il gregge è stato investito da un ubriaco. Erano le 5, ora scelta appositamente per non intralciare il traffico domenicale. Davanti al gregge c’era il fuoristrada con il lampeggiante, le luci d’emergenza e con le bandierine rosse per fare segnalazioni. Ma l’auto non ha rallentato, non ha minimamente frenato, è entrata dentro alle pecore uccidendone una decina e ferendone gravemente altre, per un totale di 15 capi morti o da abbattere. Il pastore si è salvato per un pelo "ma ho ancora mal di stomaco", mi raccontava ieri sera. L’investitore è poi fuggito, ma è stato fermato dai Carabinieri, che l’hanno multato e gli hanno ritirato la patente, visto che guidava in stato di ebbrezza. Una multa anche al pastore poichè, nonostante tutte le segnalazioni, non indossava il giubbottino o la banda fluorescente. Speriamo che l’assicurazione lo risarcisca del danno subito, ma resta il ricordo di un brutto momento e la perdita degli animali.

Anche a Bardonecchia qualcosa che non ha funzionato c’è stato… Per fortuna i camion sono stati caricati quando non pioveva e, nonostante la pioggia battente lungo il percorso, all’arrivo c’era persino un minuscolo sprazzo di cielo blu tra le nuvole gonfie di acqua.

Dagli autotreni si è potuto scaricare le pecore e dare il via alla conta da parte della Forestale e del Consorzio. Solo che i camion giunti a destinazione erano solo 4, uno ha avuto dei problemi al rimorchio durante il viaggio. Poteva andare peggio, perchè i pastori hanno visto la ruota che fumava, il camion che sbandava… Nel male, è andato tutto bene, perchè l’incidente è successo dopo l’ultimo casello e non lontano da una piazzola d’emergenza, senza causare danni agli animali.

Mentre gli altri camion scaricavano, una motrice già vuota è tornata indietro con uno dei pastori. Si è dovuto vuotare il rimorchio e travasare gli animali, piano per piano, nella motrice. "Due pecore sono saltate fuori, una l’ho acciuffata io, l’altra siamo riusciti a prenderla prima che arrivassero macchine!". Altri attimi di paura e tensione, per fortuna il traffico era estremamente scarso, con il maltempo che incombeva sul fine settimana.

Alla fine, tutto il gregge è arrivato là a Bardonecchia, nel piazzale di Campo Smith, con molte delle pecore "sporche come cinghiali", a causa della permanenza nei piani bassi dei camion e della pioggia. I pastori hanno potuto finalmente tirare un sospiro di sollievo, perchè comunque non c’erano bestie morte soffocate o schiacciate dalle altre e nemmeno gambe rotte. Solo un po’ di ritardo, ma davanti ci sono tutti i mesi estivi per pascolare…

Quando Beppe si apprestava a chiamare il gregge, ecco che la pioggia interrompe la sua breve tregua. In pochi istanti, il tempo di attraversare il piazzale asfaltato, e dalle nuvole gonfie si riversa sugli animali una fitta doccia fredda. E’ vero che necessitavano di una lavata per tornare ad essere bianche come prima, però… Però il tempo non lo si può comandare, e così si attraversa la periferia della cittadina turistica quasi senza pubblico.

Non c’è il vociare degli altri anni, gli scatti delle macchine fotografiche e dei cellulari, le domande dei turisti. Il paese è quasi deserto, le seconde case e gli appartamenti affittati per l’estate sono quasi tutti chiusi. I pastori non rimpiangono la confusione, perchè più gente c’è, più loro potrebbero incontrare problemi e lamentele nello spostare gli animali… Così in breve tempo le strade erano di nuovo libere e le pecore potevano iniziare a pascolare salendo verso l’alto, in una montagna completamente avvolta dalla nebbia e dalle nuvole basse.

A sera le nuvole si alzano appena, lasciando intravedere qualche chiazza di neve non poi così in alto. Continua a piovere e manca la voglia di cenare all’umido nel rimorchio. Così, dopo aver chiuso le pecore nel recinto, dopo aver dato da mangiare ai cani, ci si lava le mani, si indossa una maglia ed un paio di pantaloni più o meno puliti e si scende nel centro del paese. Le cameriere squadrano i pastori da capo (berretti umidi) a piedi (scarponi infangati), soffermandosi a malapena sulle facce stanche segnate dalla sveglia alle 4:30, dalla fatica, dal freddo, dalla pioggia… e li accompagnano nella sala sul retro, lontani dalla clientela che sta mangiando nella sala principale. Non importa, quello che conta è essere serviti subito, con cibo caldo ed abbondante. Poi si uscirà sotto la pioggia che continua a cadere fine e si crollerà addormentati appena si toccheranno le coperte, anche se fredde e leggermente umide.

Maltempo… tempo di transumanza!

E’ ora. Ora di partire, di mettersi in cammino verso i monti, di prenotare i camion, di riempire all’inverosimile i fuoristrada di tutto ciò che servirà lassù in alpeggio. E’ la transumanza più bella, quella che ti porta in montagna. Per qualche mese, sarai lontano dalle strade dove le auto sfrecciano veloci e dove quasi nessuno è felice di vedere una pecora. "Nel XXI secolo, dimmi tu se dobbiamo essere fermi perchè c’è un gregge!!"…e va ancora bene quando il commento dell’automobilista di turno è questo (andate anche solo a sentire le risate sguaiate che fanno da sfondo a certi filmati di youtube, con ragazzotti che tornano dalla discoteca alle 5-6 del mattino e si trovano bloccati da un gregge). Non avrai campi di grano e di mais che confinano con i pascoli, lassù i parchi naturali vedono di buon occhio le pecore, le considerano (a ragione) un efficace (economico ed ecologico) strumento di gestione del territorio.

Lassù per tutti è naturale vedere le pecore al pascolo. Chissà perchè in pianura invece… insomma, sembra che per tanta gente sarebbe meglio che non ci fossero! Come diceva Fulvio: "E cosa devo fare, quando scendo le metto in composta fino all’ora di tornare su?". Comunque, adesso è ora di partire. Fabrizio domani attaccherà come sempre i rudun e si metterà in cammino.

Però… però c’è un problema non da poco. E non è il rumore dei campanacci, che magari darà anche fastidio a qualcuno, ma che riempirà di gioia e di orgoglio il pastore, che richiamerà in strada gli abitanti della valle, che farà venire il magone a qualche anziano che penserà immediatamente a quei giorni in cui, anche lui/lei, ain questa stagione partiva per l’alpeggio… Il problema è il maltempo. Certo, una transumanza con il sole è più bella, ma non è una questione di essere vestiti in maglietta o infagottati con la cerata, un po’ curvi sotto l’ombrello. Quel che preoccupa il pastore è la pioggia dei giorni scorsi, quella che ha fatto crescere il livello dell’acqua nel fiume.

"Da qui dove sono, dovrei seguire il fiume per un tratto, come sempre… ma la pista non c’è più, l’acqua ci passa sopra. E allora non so ancora bene come farò, a che ora parto, che strada seguo." A meno di imprevisti eccezionali, ci si metterà in cammino venerdì, in mattinata. E sarà un cammino vero, passo dopo passo, che condurrà su per la Val Chisone al suono rimbombante dei rudun.

E sabato, a Bardonecchia? Una transumanza più moderna, tutta di un fiato, perchè partire a piedi dai confini con la provincia di Pavia sarebbe eccessivo… Però, a guardare le previsioni, sembra che venerdì non dovrebbe piovere, mentre sabato sì. E allora le pecore non usciranno dai camion sotto il sole brillante di montagna, come lo scorso anno. E per i pastori, in attesa di essere più vicini alla baita che uno di loro utilizzerà con la sua famiglia per tutta l’estate, si arrangeranno diversamente per dormire e mangiare. "D’altra parte, una volta si faceva il paiun, con qualsiasi tempo!"

Si attraverserà la periferia della località turistica dell’Alta Val di Susa con un tempo simile a questo? E’ probabile… Comunque, per saperlo veramente, bisognerà essere là. Se piove, magari non ci saranno tutti i turisti dell’anno scorso, le signore abbronzate tutto l’anno(lampade???) e vestite con le canottierine bianche, che tengono in braccio il loro cagnolino ben pettinato per paura che i maremmani se lo mangino in un boccone. Chissà cosa pensano, quei turisti, quando vedono i pastori… Chissà come li giudicano?