Se è naturale però fa paura…

Dal momento che parlo di allevamento e, oltre agli addetti ai lavori, a chi questo mestiere lo pratica, mi rivolgo anche a chi è semplicemente interessato o curioso, molte volte tocca spiegare e sono felice di farlo, se questo serve ad insegnare, a vincere l’ignoranza. Come ho già detto più volte, stiamo vivendo in un’epoca in cui ci si è staccati completamente dalla realtà della natura, specialmente per quanto riguarda gli animali che, dalla notte dei tempi, vivono accanto all’uomo. Sappiamo tutto del leone e della gazzella di Thompson grazie ai documentari, ma c’è chi umanizza cani e gatti, chi vorrebbe cancellare tutto quello che è allevamento.

Mi è venuto da sorridere amaramente leggendo questo articolo. Da una parte assistiamo a polemiche, manifestazioni di sedicenti animalisti (amare gli animali è un’altra cosa!) contro le Battaglie delle reines, dove questi incontri di appassionati vengono bollati come inutili crudeltà, dall’altra… Quando dei turisti assistono per caso al più naturale dei fenomeni… si spaventano e sollevano un polverone ridicolo.

Già, perchè le battaglie tra queste vacche, di razza valdostana pezzata nera e castana, sono assolutamente spontanee ed avvengono costantemente anche sui pascoli, oltre che nelle apposite arene, dove l’unica differenza è che l’uomo sceglie l’abbinamento delle “contendenti” e, oltretutto, interviene quando c’è il rischio che si possano far male davvero. “Mentre camminavano libere e apparentemente senza guida, hanno improvvisato una bataille, sei mucche di un alpeggio situato vicino al sentiero dell’Alta via n.1 (…) poteva essere una scena bucolica d’interesse turistico, anche se forse un po’ violenta; se non fosse che il combattimento si è svolto proprio lungo un tratto del tracciato, fra turisti ed escursionisti spaventati. “Poteva finir male – commenta un escursionista – le bovine hanno incrociato le corna e vicino a loro c’erano bambini e persone con poca dimestichezza della ‘vita agricola’, che non sapevano cosa fare. Devo ammettere che finora non mi era mai capitato di assistere a un combat lungo un sentiero turistico. Probabilmente quelle mucche sono sfuggite al controllo dei guardiani. (…) Il sindaco dovrebbe prestare maggiore attenzione alle problematiche del comprensorio – lamentano alcuni residenti – che è principalmente agricolo-montano e molto esteso, e necessita quindi di una presenza costante”.

Non è molto surreale, ridicolo? In tutta la Val d’Aosta e non solo le battaglie attirano appassionati e turisti nel corso di quasi tutto l’anno (qui il calendario), ma c’è anche chi le critica come se fossero delle corride, fa raccolte di firme, con motivazioni come queste “(…) Si tratta di “feste” (feste solo per gli spettatori) che prevedono non solo l’impiego e lo sfruttamento di animali, ma anche la lotta cruenta tra gli stessi. Considerato che: – anche (se non soprattutto) gli animali non umani sono esseri senzienti in grado di provare dolore, sofferenza e paura – le feste folkloristiche relative alle tradizioni possono essere modificate impiegando ed esaltando le abilità dell’uomo senza avvalersi di animali non umani – l’Italia è un paese considerato civile, e tali manifestazioni è giusto che non siano presenti in una nazione considerata evoluta da un punto di vista etico, morale e sociale – gli spettacoli svolti con l’ausilio di animali sono altamente diseducativi per i bambini, in quanto non rispettano il naturale comportamento dell’animale costringendolo in esercizi, atteggiamenti e reazioni non consoni alla sua natura e alla sua origine etologica (…)” (da una pagina facebook dove si invita a denunciare e fermare le batailles).

Eccoci domenica al Piccolo San Bernardo, le vacche danno il via al rituale che precede lo scontro. L’uomo è a distanza e aspetta… Quando gli animali vorranno battere, lo faranno (succede anche che rifiutino lo scontro), ed è tutto assolutamente naturale. Altrimenti come ci spieghiamo che i turisti di cui sopra denunciassero il fatto che mancava l’uomo a sorvegliare i bovini ed impedire che il combat avvenisse?? Qui c’è qualcosa che non mi quadra, da una parte o dall’altra. Voi cosa ne dite? Il commento più istintivo che mi viene è una risata! Turisti, informatevi sul territorio che andate a visitare! Come sapete comportarvi in città, tra cemento e asfalto, imparate le regole anche di dove scegliete di trascorrere le vacanze. Su chi si oppone alle battaglie, all’allevamento ecc ecc non sto più nemmeno a sprecare il fiato. Le loro parole si commentano da sole!

Cristina ci racconta il “seguito”…

L’altro giorno vi ho raccontato il seguito di una delle “storie” di giovani allevatori che avevo raccolto nel libro “Di questo lavoro mi piace tutto“. Successivamente a quel post, mi ha scritto una delle intervistate, Cristina. Già all’epoca il nostro contatto era stato “virtuale”, ci eravamo scritte via e-mail e lei mi aveva inviato la sua storia, le sue foto (successivamente avevamo avuto modo di incontrarci). Adesso mi ha contattata nuovamente. Lascio parlare lei e le bellissime immagini che la ritraggono insieme ai suo bambini, insieme agli animali.

(foto C.Crestani)

Sono Cristina, una delle intervistate…. eccomi qui, dopo 3 anni e mezzo dall’intervista a dirti che il mio sogno sta continuando e pian piano si sta realizzando.
Lavoro sempre in fabbrica, questo è vero perchè gli animali non mi mantengono e i figli ora sono 3: oltre a Marco ed Elena, c’è anche Luca, nato a gennaio del 2014. Ma nel 2014 oltre alla nascita di Luca c’è stato un altro cambiamento!

(foto C.Crestani)

Ho permesso l’ingresso al gregge della prima pecora, Candida, e quest’anno le cercherò un compagno e inoltre, cosa fondamentale, ho acquistato 2 cascine nuove acanto alla mia e anche il terreno circostante!!!!!!!! Non riesco a descriverti quanto sono stata felice di firmare quell’atto! Ora finalmente è tutto mio e non ho più nessuno nei paraggi a cui le mie capre possano dare fastidio!

(foto C.Crestani)

E poi ora posso allargare la famiglia! Sono davvero contenta. I miei bimbi come vedi sono perfetti aiutanti e crescono insieme ai capretti e quindi ho una grande famiglia che spero di allargare con le prossime nascite in quanto quest’anno sono riuscita ad aumentare di poco il numero dei capi  a causa del rinnovo delle fattrici… Beh, ora pian piano si procederà…

(foto C.Crestani)

C’è ben poco da aggiungere alle parole, ma soprattutto alle foto che ci ha mandato Cristina. Recentemente leggevo polemiche sull’opportunità o meno di pubblicare foto di bambini in rete. E’ vero che c’è gente deviata che ne fa usi indecenti, ma queste immagini, così come tutte quelle che gli allevatori pubblicano, sono soprattutto una testimonianza di come sia sano, naturale, crescere insieme agli animali.

(foto C.Crestani)

Oltre all’aspetto “naturale”, imparare a prendersi cura degli animali insegna ad essere responsabili, si impara ad avere un compito, ad avere qualcuno che dipende da noi. E si apprende anche un mestiere. Complimenti quindi a mamma Cristina e alle tante altre come lei, che hanno una vita sicuramente impegnativa, ma piena di amore e soddisfazioni.

A proposito di passione e soddisfazioni, vi segnalo anche questo articolo che riguarda uno degli amici più storici di questo blog, Loris. L’ultima volta che vi avevo parlato di lui era stato in occasione della mia visita al suo gregge qui.

Bisognerebbe chiedere i danni

Ho smesso di guardare il cosiddetto “TG satirico”, Striscia la Notizia. L’altra sera però, girando tra i canali, mi sono casualmente imbattuta nel solito Edoardo Stoppa che faceva visita ad un allevatore in Ossola (VB). Si sa, quando sono posti che conosci, ti soffermi maggiormente. E così ho guardato l’intero servizio, che potete rivedere anche voi. Anche solo così, ad occhio, c’erano molte cose che stonavano e contrastavano con le parole del “giornalista”. Ma questo lo può dire chi è del mestiere o che, bene o male, se ne intende. Ovviamente il pubblico generico si beve le parole di Stoppa e si indigna. Per gli animali “maltrattati”, per il latte nei secchi della vernice, per l’impossibilità di bere, ecc ecc ecc. Ma come stanno invece le cose?

Nei giorni successivi di articoli ne sono usciti tanti. L’indignazione è stata della gente dell’Ossola, degli allevatori di tutta Italia, ma anche delle istituzioni. Innanzitutto, gli animali non erano affatto maltrattati. Godono di ottima salute, hanno acqua da bere a volontà, stanno in stalla solo nella stagione invernale, altrimenti pascolano fuori e poi vanno in alpeggio. Leggete la difesa dell’allevatore uscita su “La Stampa”. «Con la vendita del formaggio riusciamo a malapena a coprire le spese, portiamo avanti il lavoro avviato anni fa dai nostri genitori con fatica, orari pesanti e, sebbene le nostre strutture non siano perfette, abbiamo bestie sane che trascorrono otto mesi libere in alpeggio e solo quattro in stalla». È lo sfogo di Mario Borri, allevatore di Domodossola. «Innanzitutto la persona intervistata è mio fratello che lavora in cava e offre il suo aiuto solo nel tempo libero; inoltre alcune parti del servizio in cui ci siamo difesi sono state tagliate – dice Borri -. Ciò non toglie che la nostra azienda abbia qualche dettaglio da migliorare, ma le difficoltà sono tante. Esiste una legge nel nostro Comune che permette di costruire il capannone per il fieno, ma non la stalla, perciò è difficile spostarci, quasi impossibile di conseguenza ottenere finanziamenti se manca il terreno su cui costruire. Le nostre stalle sono state fabbricate tanti anni fa e successivamente la zona è diventata residenziale, abbiamo le mani legate anche per vincoli idrogeologici e centro storico».  Vecchia storia già sentita!

Le strutture non sono recenti, ma come mai una volta in montagna le stalle erano così? Adesso ci entusiasmiamo vedendo una vecchia stalla con tipologie architettoniche di pregio come questa (in Val Troncea, TO), poi ci indigniamo nel caso in cui vi siano vacche all’interno? Muri spessi, per non patire il freddo dell’inverno di montagna. Le vacche lì non le vogliamo vedere, ma magari sogniamo di riadattarle e farci una tavernetta dove incontrarci la sera con gli amici… Qui uno sfogo dell’allevatore ad un giornale locale.

Anche l’Asl ha preso le difese dell’allevatore. Ce ne sono tante di vecchie stalle ancora utilizzate in montagna, ma non è questo a definire un cattivo allevatore e delle cattive condizioni di vita per gli animali. “…Non ci siamo però sentiti di agire in modo deciso con il pugno di ferro perché, né per i consumatori né per gli animali, ci sono le condizioni che farebbero pensare a una situazione gravissima. Certamente siamo coscienti del fatto che ci siano dei margini di miglioramento ed è per questo che avevamo già intavolato un dialogo con l’allevatore che, nonostante le difficoltà in cui verte, si è detto disponibile a intervenire”. Edoardo Stoppa ha inoltre dichiarato nel servizio che le bestie “stanno al buio 24 ore su 24 per mesi e mesi”, ma l’Asl dichiara che “dalla primavera all’autunno gli animali sono condotti in un alpeggio sopra Bognanco dove vivono in libertà. Lo abbiamo visitato anche noi”. L’Asl aggiunge anche che “il comparto allevatoriale è sempre stato sviluppato nel nostro territorio e noi ci impegniamo costantemente al monitoraggio dei numerosissimi piccoli allevamenti della zona. Addirittura il numero di questi è aumentato nel corso degli ultimi anni da quando i giovani, con sacrifici e rinunce, hanno deciso di proseguire l’attività iniziata dai padri o nonni. La realtà è peraltro fatta di molteplici sfaccettature e bisogna essere in grado di valutare in modo razionale le situazioni”“. Un servizio costruito facendo vedere e sentire solo quello che voleva il “giornalista”. Una vera vergogna!!!!! Non che non esistano veri casi da denuncia, ma… sono le istituzioni a dover intervenire.

Le “animaliste” che hanno creato il caso non demordono e, nonostante tutto, continuano a sostenere le loro ragioni, negando anche l’evidenza. Molte vecchie baite di montagna vanno all’abbandono e c’è chi si indigna pure per questo, chiedendosi come mai e magari sognando di tornare ad abitarle. Vedete? Anche questo caso è significativo per aiutare a comprendere come non si possa più fare. Non tanto magari per le persone, ma perchè passa un’animalista e si preoccupa per come vivono i vostri animali nelle vecchie stalle. Delle vostre difficoltà di allevatori/montanari, dei vostri problemi con la burocrazia e con i conti da far quadrare non se ne interessa nessuno. E’ più importante la porta arrugginita dietro le quali ruminano, ben pasciute e al caldo, le vostre vacche.

Nella speranza che cambi qualcosa, ma…

Non ho proprio più voglia di dover sempre parlare delle stesse cose, però mi hanno per l’ennesima volta tirata in ballo e allora riflettiamo ancora una volta sul “problema lupo” & C. Tra le altre cose sono stata stimolata ieri dall’incontro con alcuni allevatori francesi, poi successivamente da una chiacchierata con un amico pastore “nostrano”. Da una parte, è interessante toccare con mano altre realtà, nel senso che qui ci sembra che appena oltre il confine tutto funzioni meglio che non in Italia, mentre a sentir parlare loro, i problemi sono esattamente i medesimi, in tutte le varie sfumature.

Era da qualche tempo che tenevo da parte il numero 88 di Alpidoc, dove tra l’altro compariva anche una mia breve riflessione estratta da questo blog. C’erano però anche due riquadri, con le impressioni di chi la montagna la vede sotto un altro punto di vista. Qui leggiamo l’esperienza di un escursionista incappato in un maremmano a guardia di una mandria di vacche. Che dire? Con le pecore solitamente, oltre ai cani da guardiania, c’è anche il pastore. Con i bovini no. Sono adatti questi cani a sorvegliare i bovini? Ho sentito alcune esperienze positive a riguardo, ma sicuramente “c’è da lavorare” per gli esperti e per gli allevatori. Ma servirebbe sicuramente un servizio di assistenza tecnica efficace e capillare per seguire l’inserimento ed il funzionamento dei cani da guardiania. Lo so che è un costo, ma se si vuole il lupo… occorre fare di tutto per tutelare gli allevatori, prima di tutto!

Sempre nello stesso articolo, mi ha indignata e non poco la riflessione (ahimè anonima) di questo gestore di rifugio. Che ci siano stati incidenti è appurato. Responsabilità di singoli cani e di singoli allevatori che li gestiscono male? Probabile. Poi molte volte ho osservato comunque un comportamento fortemente scorretto da parte dei turisti. Ma arrivare a parlare di cani che formano branchi e si inselvatichiscono secondo me è assurdo ed esagerato. Inoltre contribuisce a creare panico, per non parlare di quando si dice che questi cani non vengono nutriti. Io potrei raccontarvi un episodio in cui, in cima ad una montagna, un cane di un escursionista ha rubato da uno zaino del cibo. E non era un cane non nutrito…

Al gestore di rifugio (sapessi chi è!) vorrei raccontare un episodio che ho vissuto in prima persona. Salivo verso il Rifugio Garelli in Valle Pesio, sono stata superata da uno sportivo che si allenava di corsa. Non avevo incontrato i famigerati cani da guardiania, il gregge aveva abbandonato il vallone, ma poco dopo, quasi in vista del rifugio, vedo il ragazzo che torna indietro. Mi dice che non può raggiungere il rifugio, e quindi scendere dall’altro sentiero, perchè ci sono due cani che non lo lasciano passare. Lo accompagno e scopriamo che sono semplicemente i cani del gestore. E’ vero, abbaiavano… Io, che non ho paura, li ho chiamati fischiando e mi sono venuti incontro scodinzolando. Poco dopo è uscito il gestore ed ha rassicurato il ragazzo, che comunque continuava ad essere teso e preoccupato. Non erano cani dei pastori, eppure questo rifugio stava per perdere un cliente…

Di cani da guardiania ormai ce ne sono tantissimi. Ogni gregge ha i suoi fedeli accompagnatori che, estate ed inverno, lo seguono al pascolo e negli spostamenti. In questi dieci e più anni che ho trascorso tra i pastori, solo una volta ho avuto dei problemi con un cane da guardiania, un soggetto con problemi comportamentali che infatti non è più stato possibile impiegare in alpeggio. In questi ultimi tempi ho anche fatto visita a diversi greggi con il mio cane e, con un corretto avvicinamento, non è successo nulla.

Alcuni amici mi hanno segnalato con un certo fastidio questa iniziava che si inserisce nel progetto Wolfalps. Anche loro hanno cani da guardiania, ma non sono stati coinvolti. Mi dicono che non è la mancata convocazione ad infastidirli, ma il metodo. Perchè dividere i pastori tra “buoni e cattivi”? Non sarebbe meglio far sì che tutti ricevano dei cani adatti? Se poi pensiamo che certe greggi grosse hanno 7-8 cani a difesa degli animali, dare le crocchette a 150 equivale a ben poca cosa. Mi potrete dire che “è meglio di niente”, ma secondo me sarebbe stato meglio trovare cani ben addestrati da sostituire quelli in cui si sono verificate situazioni problematiche.

Sempre parlando di cani, ritengo sia indispensabile fare una corretta informazione a riguardo, ribattendo puntualmente a personaggi tipo il gestore di rifugio di cui sopra e iniziando a formare anche il turista. Vi rimando a questo post pubblicato qualche tempo fa, in cui potete anche vedere l’ottimo video realizzato in Svizzera. Non sono cani aggressivi “a priori”. Ovviamente fanno il loro lavoro di difesa, per cui sono stati educati da generazioni. Altrimenti… vedete quanto sono docili e affettuosi?

Per quello che riguarda i pastori, poco per volta anche qui, dove si era persa l’abitudine ad impiegare cani da guardiania, tutti se ne stanno dotando, anche se c’è chi compie degli errori nella loro educazione e gestione. Ribadisco pertanto l’esigenza di assistenza in tal senso. Leggendo commenti su facebook ad attacchi accaduti in varie parti d’Italia, c’è sempre qualcuno dal Centro-Sud che commenta: “Avete dei cani che non valgono nulla, altrimenti non avreste problemi.” Mi spiace vedere questi comportamenti di superiorità tra colleghi, sarebbe preferibile una migliore collaborazione. Suggerimenti e consigli, invece che critiche e infiniti sproloqui sulle caratteristiche della razza, diatribe su “maremmano” e “abruzzese”. Io cercherei di capire meglio il problema, secondo me molto legato alle caratteristiche del territorio (Alpi e Appennini sono diversi), alla composizione del gregge. Poi ogni caso andrebbe analizzato in tutte le sue componenti, non è solo una questione di cani!

E cosa dirà chi incontrerà altre razze di cani da guardiania, di taglia ancora maggiore? A prescindere dalla razza, turisti o non turisti, non si può pretendere che i pastori non li abbiano a protezione dei loro animali. L’ho già detto e scritto più volte: così come il pastore deve accettare il lupo (con tutti i relativi disagi, costi e danni), così i turisti devono accettare i cani, che in fondo sono un problema risolvibile ben più facilmente, con la giusta educazione e formazione di ambo le parti.

Permettetemi ancora un paio di riflessioni, maturate in tutti questi anni. Il “lupo” è un fenomeno complesso, dalle mille sfaccettature. Un danno grave per alcuni, un business per altri. Un fattore politico, addirittura. Una risorsa, un’occasione mancata. A chi mi chiede che soluzione propongo io, con l’esperienza che mi sono fatta, posso dirvi questo. Da una parte hanno sbagliato i pastori, dovevano puntare di più i piedi, essere più saggi e lungimiranti. Nel mondo in cui viviamo purtroppo contano di più quelli che parlano di animali e di ambiente dalle scrivanie d’ufficio, piuttosto che chi l’ambiente lo vive 365 giorni all’anno. Dobbiamo tenerci il lupo? E allora fate in modo che possiamo vivere meglio laddove ci tocca restare per sorvegliare il nostro gregge. Le baite, pretendiamo le baite! E’ stato fatto qualcosa in tal senso? No. Un po’ di reti, qualche cane, qualche sacco di crocchette…

E’ più facile, è più semplice e, soprattutto, è meglio far sì che i pastori siano divisi al loro interno, farli passare per ignoranti, “cattivi” sterminatori di lupi. Oltre quindi ai sostegni concreti per la pastorizia (in Francia si riceve un tanto a capo, in modo che l’allevatore possa stipendiare un aiuto pastore, tanto per dire), io ritengo che, allo stato attuale, dato il numero di attacchi e di avvistamenti, bisogna consentire ai pastori di difendere attivamente il proprio gregge. Difficilmente questo porterà alla morte di molti lupi, ma avrà due utili conseguenze. Diminuirà l’impiego di altri metodi (tipo il veleno, pericoloso per tutti gli animali) e contribuirà a far sì che un animale intelligente come il lupo capisca dov’è meglio andare a mangiare. Se non ti brucia la coda quando predi un capriolo, ma senti fischiare la pallottola quando attacchi una pecora, la lezione la impari.

Qui in montagna il tempo di matterie ne ha sempre fatte

Alla gente piace parlare del tempo, argomento “neutro” che va sempre bene sia tra amici, sia tra conoscenti che devono trovare qualcosa di cui discorrere senza troppo impegno. Ma se pratichi un mestiere che dipende fortemente dalle condizioni meteo, allora il tempo assume un’importanza maggiore.

A dispetto di chi mesi fa con troppo anticipo preannunciava estati torride (che probabilmente si sono avute altrove, abbiamo la tendenza a vedere solo ciò che accade sotto il nostro naso), qui la “bella stagione” si è presentata con una faccia molto diversa dal solito. Altro che la siccità, il tutto secco e “bruciato” degli anni scorsi! A metà agosto i pascoli di alta montagna sono ancora così, verdi e coperti di fiori, complici le precipitazioni abbondanti e le temperature non troppo elevate. Eppure c’è già chi dice che la stagione è “alla fine”. Siamo pur sempre in agosto, nel mese di settembre molti lasceranno l’alpe, solo qualcuno resterà fino ad ottobre. C’è chi già teme la neve, che potrebbe arrivare se le temperature manterranno la tendenza attuale.

Mentre in molti si lasciano influenzare da fantasiose teorie che chiamano in causa mille fattori per “dimostrare” queste stranezze del clima, chi lavora in montagna, lontano da internet, dalla televisione e spesso anche dalla radio, si rimbocca le maniche e continua le sue attività come sempre. Si fatica un po’ meno quando c’è il sole, un po’ di più quando invece piove, grandina, c’è la nebbia o il vento gelido.

D’altra parte si diceva da tempo che l’inquinamento avrebbe contribuito a modificare il clima… E, sempre solo in Italia, se a qualcuno gelano le mani mentre si munge, magari altri soffrono il caldo in qualche regione più a sud. Vi invito a leggere un articolo scientifico dove viene analizzata la situazione dello scorso mese di luglio: come vedrete, a parte il caldo eccezionale degli ultimi anni, già solo 100 anni fa le temperature medie erano ben più basse.

Al mattino c’è già la brina a 2000 metri. Però chi vive e lavora in montagna non se ne stupisce più di tanto. Più che altro si preoccupa per l’erba che potrebbe patirne, fa i calcoli di quanto gli resta da pascolare, alza le spalle quando qualcuno gli parla di neve. Van bene le previsioni meteo, ma una volta tutti se la sono sempre cavata anche senza internet. Se al mattino era tutto bianco, si partiva e si scendeva. Oggi sembra tutto così immensamente complicato, proprio quando ci sono tante comodità in più.

Una delle pietre che costituiscono le mura di queste baite porta la data 1688. Il pastore me la mostra e io come sempre penso a come fosse la vita qui quando quelle pietre sono state poste le une sulle altre. Oggi si sono aggiunte tante comodità, anche se per la gran parte delle persone quassù si conduce una vita sicuramente spartana e priva della gran parte di ciò che oggigiorno molti ritengono indispensabile.

Fa freddo anche se c’è il sole. I ghiacciai sullo sfondo ben si intonano alle temperature. Siamo solo a duemila metri, eravamo abituati a stare in maglietta, nelle scorse estati, ma proprio i segni lasciati dal ghiacciaio nel suo ritirarsi anche troppo veloce ci fanno capire come forse non sia poi così strana quella che oggi ci pare un’estate anomala. “Su di qua di matterie il tempo ne ha sempre fatte… Forse è in pianura che quest’anno è stato peggio del solito. A volte qui non era poi nemmeno così brutto, mentre era giù che pioveva tanto. Quest’inverno ha nevicato parecchio, ma nel 2008-2009 ne era venuta ancora di più.” I pastori sono abituati a prendere quello che viene senza troppe discussioni. Adesso l’importante è sfamare gli animali giorno per giorno. Se arriverà la neve, si vedrà il da farsi. Per adesso di erba ce n’è.

Manifestazioni e… indignazione

Cari amici, non vi nascondo che, in questi ultimi tempi, io non abbia pensato più volte di lasciar perdere questo blog. Poi però vedo e leggo certe cose e mi convinco che, nonostante tutto, è necessario che io continui. Perchè il mondo dell’allevamento, della montagna, ha bisogno che si parli della sua realtà. Anche se certe cose al momento non le vivo più in prima persona, le conosco. Penso di essere in grado di spiegarle e cercare di farle comprendere almeno a coloro che hanno voglia di capire e ragionare.

Domani sera, ve l’avevo già detto, sarò a Lemie (TO), nelle Valli di Lanzo. Alle ore 20:30, nel salone polivalente, presenterò il mio ultimo libro “Lungo il sentiero”. Come sapete, ho scelto la formula del romanzo anche per ampliare il mio pubblico e raggiungere persone che magari non conoscono la realtà dell’allevamento/pastorizia/alpeggio, ma amano leggere. La presentazione del mio libro sarà concomitante con la rassegna caprina e precedente la battaglia delle capre, indicata (credo di proposito) come “confronto” sulle locandine.

E guardate qui cosa pubblicava ieri l’ANSA!?! “Boxe tra caproni, Aidaa chiede lo stop. Domenica a Lemie semifinali nazionali. ‘Combattimenti illegali’ (ANSA) – TORINO, 26 GIU – Prima del combattimento vengono pesati e divisi per categoria, in base anche alla lunghezza delle corna. E’ la ‘boxe’ tra caproni, in programma domenica a Lemie, provincia di Torino, con le semifinali nazionali. “E’ inammissibile che questo possa accadere in Italia”, tuona l’Associazione italiana difesa animali e ambiente (Aidaa), che ha chiesto al Ministero della Salute di bloccare la manifestazione. “I combattimenti tra animali – sottolinea l’associazione – sono vietati per legge”.

Ci va già fantasia per mettere insieme un tale concentrato di idiozie. Caproni? Boxe? Lunghezza delle corna? Combattimenti illegali? Di questo argomento avevo già parlato qui, pertanto mi sembra inutile ribadire quanto già commentato in seguito al servizio di Edoardo Stoppa. Trovo comunque allucinante vedere come sempre più vi sia un’eccesso di libertà di opinione. Va bene poter dire tutto, ma un servizio come l’ANSA, buttar lì le notizie e non affiancare nemmeno un minimo di contraddittorio… Chi legge e non sa di cosa si tratti, chi ignora come il “combattimento” tra capre sia naturale e avvenga quotidianamente al pascolo, in stalla ecc ecc, potrebbe pensare ad un qualcosa di analogo al combattimento tra cani (quello sì illegale). Il testo pubblicato farebbe ridere nel suo insieme, ma purtroppo danneggia e non poco l’immagine dell’allevamento tradizionale e il lavoro svolto (per passione) da chi si impegna per organizzare queste manifestazioni.

Prima o poi ci sarà qualcuno che si prenderà la briga anche di criticare le feste della transumanza? Trasportare gli animali sui camion è sofferenza, farli camminare per carità… Non so, qualcosa questa gente malata riuscirà ad inventarselo, ne sono sicura. Comunque, per adesso la transumanza esiste ancora e, qua e là, qualcuno si adopera per farla conoscere ed incontrare al pubblico, come ad Amatrice (RI). Il 5-6 luglio 2014 si terrà il consueto “Viaggio della Transumanza”. Qui potete informarvi sull’evento e leggere nel dettaglio il programma.

E buona Pasqua sia!

Sono esterrefatta. In questi giorni, nonostante tutti gli impegni, ho cercato di seguire in rete un po’ del delirio agnello sì-agnello no. Mi ha fatto piacere vedere che la pastorizia italiana, specialmente dalla Sardegna, ha fatto sentire la sua voce, soprattutto attraverso le donne! Tutto questo gran polverone adesso, poi se ne staranno abbastanza buoni almeno fino a Natale. Molti non sono nemmeno vegetariani, se la prendono con l’agnello e a Pasquetta faranno grigliate di maiale…

Come vedete, la “strage” di Pasqua non è stata tale da azzerare il gregge. Si è venduto quello che c’era da vendere: tutti i giovani maschi che non saranno utilizzati per la riproduzione e quelle giovani femmine che, per qualche motivo, non verranno allevate. Agnelli e agnelloni chi con due mesi di vita, chi magari anche di sei mesi (visto che a Natale le vendite erano state abbastanza scarse).

Mi scappa da ridere nel cogliere certe contraddizioni. Il mercato locale subisce le conseguenze delle importazioni di carne/animali vivi da altri paesi stranieri (specie dall’Europa dell’Est), mentre gli immigrati vengono a cercare il pastore per avere carne di qualità! Loro sì che sanno dove trovare un buon agnello! Pasqua cattolica, Pasqua ortodossa, tutte e due cadono nella stessa data e così, pur con prezzi alla vendita non proporzionati a tutto il lavoro che sta dietro ad un agnello… si va avanti, con buona pace di chi augura ai pastori di scomparire: “Ormai gli allevatori devono farsene una ragione e cominciare a pensare a un cambio di lavoro. Soprattutto i piccoli, che sono schiacciati dagli allevamenti intensivi. A far fallire questi ultimi ci penseremo noi! GO VEGAN!“, commenta su Facebook un (sic!) laureato in Produzioni Animali, Conservazione e Gestione della Fauna.

E il cammino del gregge continua. Al caldo quasi esagerato dei giorni scorsi, si è sostituito un freddo non anomalo, ma comunque nettamente percepibile. La sera sembra di essere in montagna, grazie all’aria tersa e fresca. Pare che debba arrivare anche della pioggia, da una parte necessaria, dall’altra non tanto gradita ai pastori.

Infatti tutta quest’erba alta, a tratti già “vecchia e dura”, se bagnata dalla pioggia non sarà così appetibile per il gregge. Però, con foraggio in abbondanza e quasi l’imbarazzo della scelta per dove pascolare, alla fine sarà comunque una Buona Pasqua! Auguri a tutti e… vi lascio con questa bella riflessione di un cittadino comune (Stefano Quadri, da Recanati), non un pastore, che prende posizione sulle “campagne” pasquali. Nata come “sfogo”, su facebook ha visto centinaia di condivisioni.

(foto S.Quadri)

“IO ANCHE QUEST’ANNO SALVO IL PASTORE. Ultimamente leggo sempre più interventi a difesa degli agnelli che stanno assumendo i contorni di una guerra santa. Non sono queste le battaglie da combattere, specie in un periodo di crisi come questo; non si può dare addosso ad un settore che coinvolge migliaia di imprese e lavoratori, in nome di un buonismo animalistico. Chi vuol essere vegano o vegetariano lo fa per scelta e come ogni scelta va rispettata ma non può scendere nel fanatismo e non può accusare di scarsa sensibilità chi non condivide questo stile di vita. Gli agnelli, come i vitelli, come i bufalini non vengono ammazzati per crudeltà! Innanzitutto questi animali in natura non avrebbero tale consistenza numerica se non avessero rilevanza economica…o credete che se smettessimo di mangiarli orde di agnelli, vitelli e bufalini salterebbero felici brucando l’erbetta? Questi animali vengono macellati per la carne e perché altrimenti non si potrebbe utilizzare il latte (che verrebbe bevuto dall’agnello) per il consumo, per i formaggi, per gli yogurt. Dietro ad ogni latticino c’è necessariamente una morte! (senza parlare di quegli animali di cui nessuno si preoccupa come se avessero meno dignità, come le galline!) Bisogna sì, consumare meno carne, preoccuparsi che sia buona, possibilmente di produzione nazionale, far si che la macellazione non sia cruenta, ma la popolazione mondiale non può prescindere da un’alimentazione anche carnivora; o pensate che 10 miliardi di persone possano vivere solo brucando erbetta? E tutti coloro che lavorano nella filiera carne? (Agricoltori, pastori, mangimifici, grossisti, macellai, ristoratori, allevatori ecc.) che cosa si mettono a fare? Vogliamo preoccuparci di cose serie? Ci sono milioni di bambini che muoiono di fame, inquinamenti di ogni tipo, guerre…..e mi venite a demonizzare gli agnelli? Ho letto in questi giorni di gente che augurava ai barconi di immigrati di affondare!!! Io sono ateo ma chi si professa cristiano e mostra sensibilità per gli agnelli, non si vergogna? …poi magari da ai cani crocchette di carne di agnello perché è anallergica! Vorrei dire mille altre cose, sui cellulari, sui computer, sulle macchine e le tantissime altre modernità che dovremmo veramente limitare ma non voglio annoiare, sperò però che qualcuno rifletta e basta fare populismo sugli animali… lasciatelo fare alla Brambilla e a Berlusconi con Dudù, vediamo di scrivere cose intelligenti e costruttive. BUONA PASQUA A TUTTI (con agnello, per chi vuole!)”

Ebbene sì, ancora lupi

Non è a cuor leggero che riprendo l’argomento. Se tutte le parole dette sul tema lupo fossero state fatti concreti, oggi il problema sarebbe risolto. Invece siamo ancora qui, noi a cercare di far valere le nostre ragioni, altri a diffondere notizie non sempre basate sulla verità. Ma perchè parlare di lupo adesso?

Perchè, ormai è ufficiale, almeno uno dei luoghi comuni è stato definitivamente sfatato. Il lupo non è solo più “cosa di montagna”, relegato lassù tra le vette, i valloni, le nebbie, i cespugli. Già lo sapevano gli abitanti dei fondovalle, già lo dicevano in molti anche nei paesi al limitare con la pianura. Qui dove abito io l’hanno visto e sentito più volte, hanno trovato le sue tracce e i resti dei suoi pasti. Qualche anno fa era stata trovata una lupa morta dalle parti di Trana (TO), ma erano ancora sempre boschi, luoghi “selvaggi”. Adesso invece un lupo è stato investito tra Airasca e Volvera. Pianura. Strade. Fabbriche. La città di Torino a poca distanza.


Qui vedete il video, che dovrebbe convincere anche quelli che “…sono tutte storie, sono solo cani randagi. Il lupo ha paura dell’uomo, il lupo sta solo in montagna…“. E questo è stato solo uno di quelli sfortunati, perchè chissà quanti, di notte, si spostano sul territorio senza che nessuno se ne accorga! E poi comunque, sulla paura dell’uomo, diciamo pure ce la cosa è reciproca. Smettiamo di raccontarci favole da una parte e dall’altra! Così come c’è il lupo che scappa, c’è quello che ha paura che il lupo lo mangi mentre va per funghi.


Poi c’è chi lo filma dal balcone di casa mentre sta mangiando un cervo, com’è successo a Villaretto, in Val Chisone (TO). Entrambi qui non avevano paura, no? Quindi non è un bugiardo il pastore che afferma che il lupo attacca anche in pieno giorno, con lui presente. Su questo adesso siamo tutti concordi, no?

Proprio in questi giorni finalmente sono riuscita ad avere una civilissima discussione on-line in un gruppo facebook di appassionati di montagna. Il gruppo si chiama “Lo splendore dei monti e delle valli della provincia di Cuneo” e di seguito vi riporterò alcune delle opinioni pacatamente espresse. Per una volta nessun integralista, ma persone vere amanti della montagna e della natura che capivano o comunque erano disposte ad ascoltare i problemi e le esigenze dei pastori. Perchè il punto è questo. Il pastore ama gli animali, anche quelli selvatici. Ma vuole anche poter fare il suo lavoro in modo civile, decente. Vivere in modo consono al XXI secolo anche quando è a 2000 e più metri di quota. E si infastidisce non poco quanto sente quali cifre vengono stanziate per i progetti riguardanti il lupo, soprattutto pensando a quanto deve spendere/quanto non guadagna lui per provare a “convivere” con il predatore.

Bisogna andare oltre il discorso delle perdite nude e crude. Per la maggior parte dell’opinione pubblica, tutto si chiude lì. Tot capi uccisi, tot rimborso e il pastore non deve più aprire bocca. Non sto a ripetere tutto quello che ho scritto in passato, basta che andiate indietro sui post con l’argomento lupo e trovate tutto. Bisogna smetterla anche con il “…tanto il pastore alleva per macellare le bestie“.

Vorrei tanto che finalmente l’informazione, i famosi “media”, iniziasse a presentare la realtà in tutte le sue sfaccettature. Raccontare qual è il lavoro e la vita del pastore in montagna e non solo, cosa significa utilizzare recinti e cani da guardiania, informare su come comportarsi in presenza di questi cani e spiegare perchè non possiamo più farne a meno. Smetterla con la storiella del numero ridotto di lupi, specie a rischio di estinzione. Perchè se fossero così pochi non se ne andrebbero a spasso per le valli e la pianura a cercare nuove zone da colonizzare! Fare vera INFORMAZIONE a tutto tondo, senza essere di parte, senza escludere niente. Solo così ci si potrà confrontare e si potranno trovare soluzioni. Gli estremismi, i gesti tipo la testa di lupo mozzata ritrovata in Toscana, non portano da nessuna parte.

Far capire qual è il sentimento che lega il pastore ai suoi animali e perchè vuole difenderli a tutti i costi. In quella discussione di cui vi parlavo, i lettori (non allevatori, ma semplici amanti della montagna) hanno espresso opinioni del genere: “Una politica seria dovrebbe aiutare con incentivi seri per l’acquisto di dotazioni che vi permettano di difendervi e rimborsi adeguati non elemosine a chi  fa questo lavoro duro“.

O ancora: “Ora il gioco è un’altro, saper governare la presenza del lupo in modo da non mettere in pericolo la sopravvivenza delle attività agricole montane. So di dire delle cose che urtano la suscettibilità di molti, ma quando si stanziano fondi ingenti per progetti come quello che riguarda il lupo si dovrebbe in qualche modo prevedere una serie di misure tese a compensarne i danni che inevitabilmente qualcuno è destinato a subire. Quando sento parlare di migliaia di lupi sulle nostre valli mi chiedo chi ha battuto la testa, ma quando sento parlare di 5 esemplari in provincia di Cuneo mi chiedo a chi giova negare l’evidenza. Qui se si vuole trovare una soluzione occorre darsi una bella regolata sia da una parte sia dall’altra perchè sennò si finirà per veder morire da un lato le attività pastorali (già ben minate dalle politiche agricole deleterie degli ultimi anni) oppure dall’altro lato il lupo; inutile nascondersi dietro a un dito. A mio avviso che arrivi dall’Appennino oppure dal parco del Mercantour come affermato in un incontro organizzato dal parco Alpi Marittime non pare così influente se vogliamo salvaguardare sia il lupo sia le poche attività (r)esistenti in montagna.

Secondo me la questione andrebbe minimizzata da entrambi i lati. Il lupo non è un problema, e non dev’essere un problema. Il lupo c’è? Bene, benissimo anzi. Ogni tanto attacca? E’ normale, così come è normale e giusto che i pastori si difendano, punto. Fine del problema. Quelli (i pastori) che conosco fanno così, senza sollevare troppo rumore e troppa polvere; parlo di gente che sale in alpeggio a maggio e torna giù a settembre eh, non di finti pastori che la notte vanno a dormire a casina dalla moglie; e non organizzano nessuna “caccia al lupo”, vivono nel rispetto reciproco territoriale l’uno dell’altro. Del resto non c’è apprendimento migliore di quello empirico, e il lupo deve apprendere che avvicinarsi a malghe, greggi e mandrie può essere pericoloso, meglio cacciare altrove.

Mi domandavo… Ma non è possibile creare un qualcosa, un gruppo, un movimento di opinione popolare, così come succede in Francia, di persone che capiscano davvero cosa significa il “problema” lupo? Persone che possano parlare e diffondere la realtà ben più di quanto riesce a fare un pastore, impegnato 365 giorni all’anno dal suo mestiere, 24 ore su 24. C’erano anche degli accompagnatori naturalistici, in quella discussione, ed uno di loro in privato mi scrive: “Io nelle mie uscite con i gruppi affronto spesso il tema, mi piace che la gente abbia una percezione di pro e contro“. Non come quell’accompagnatore che, replicando con astio a dei miei commenti, scriveva di evitare accuratamente gli alpeggi e sconsigliava l’acquisto di prodotti d’alpe laddove vi fosse un pastore che si era lasciato scappare affermazioni contro il lupo! Pensiamoci tutti su e, se condividete queste mie idee, iniziate tutti a fare qualcosa, nel mondo virtuale di internet e in quello reale. Grazie!

Ancora dal Nord Est

Dalla terra in cui molti vorrebbero vietare il pascolo vagante (e parecchi Comuni già lo fanno), mi arrivano però numerose immagini scattate da chi invece ama veder passare le greggi o da amici di pastori.

(foto M.Meneghini)

Tezze sul Brenta (VI) è passato davanti  a casa mia il pastore Teodoro Da Prà di Val di Rabbi (TN), pastore transumante nel triveneto, il suo gregge è dimezzato. E’ demoralizzato, mi racconta che ogni anno che passa le difficoltà aumentano, troppo cemento pochi pascoli e molte ordinanze comunali, che recano ancora più difficoltoso il spostamento del gregge.

Ecco infatti una multa di per i pastori: “Vicenza Montecchio Precalcino, la scia di escrementi e fango lasciata da 1200 pecore, ha fatto andare su tutte le furie il sindaco. Entrambi i proprietari degli animali sono stati sanzionati con una multa di 41 euro ciascuno. Portano le pecore a pascolare in campi privati senza chiedere il permesso a nessuno, distruggono gli orti delle case che si trovano sul loro tragitto. Questo non è il primo episodio e, nonostante i miei richiami, la situazione non è cambiata. Dai prossimi giorni sarà attivo il divieto. Queste parole sono portate nel quotidiano dal sindaco di Montecchio…“, ci racconta Marianna.

(foto M.Meneghini)

(foto M.Meneghini)

Tezze sul Brenta, Vicenza. Sono andata a trovare il pastore Zwerger Fabio da Trento, pascolava il gregge lungo il fiume Brenta, si è già preso 3 multe perchè ci sono pastori molto educati, (vivi e lascia vivere).

(foto L.Marcolongo)

Questa serie di immagini invece ce le invia Leopoldo. Perchè pecore su di un camion questa stagione? Perchè questo pastore ha venduto il suo gregge…

(foto L.Marcolongo)

(foto L.Marcolongo)

(foto L.Marcolongo)

(foto L.Marcolongo)

Passando per caso a Piazzola sul Brenta (PD) la settimana scorsa, ho visto un camion che caricava un gregge. Mi sono fermato… Questo è il pastore che sabato mattina ha venduto 300 pecore (le ultime) per cessata attività. Il viso non mi sembrava nuovo, mi ha detto che si chiama “Trifase”. Si tratta del pastore Ganz di Falcade.

Storie

Due storie: una ci è arrivata via e-mail da un amico di questo blog parecchi mesi fa. Attendevo che Fabrizio mi inviasse anche qualche foto, ma probabilmente ha avuto altri impegni e così ho deciso, alla fine, di pubblicarla lo stesso, solo con il testo. L’altra storia invece l’ho letta solo stamane in un articolo.

Abito in un piccolo paesino dell’entroterra Imperiese, una realtà sicuramente differente da quelle che leggo nei vostri racconti ma accomunata comunque dal progressivo abbandono della terra e dei villaggi.
Mia nonna mi raccontava che qui fino a pochi decenni fa ogni famiglia
possedeva capre e mucche, muli ed asini. I prati erano regolarmente falciati, anche in quelle zone dove a fatica si rimaneva in piedi! Ora tutto è lasciato all’incuria, i prati sono spariti ed al loro posto sono cresciuti boschi o distese improduttive di cespugli e rovi.
Fin da piccolo ero affascinato dalla pastorizia, potevo ammirare i pochi
animali del mio paese allevati da una signora molto simpatica, che mi
permetteva di mungere o di accompagnarla al pascolo. Così, mentre i miei amici giocavano a palla, io pascolavo le capre e le pecore, mungevo e mi dilettavo a fare il formaggio con il latte che questa donna mi regalava.
Il bambino di trent’anni fa ora è un uomo…. quella signora è diventata la
suocera di mia sorella,  mi sono laureato in giurisprudenza e mi sono sposato, ho tre bambini e conservo la mia passione per gli animali.
Lavoro in ufficio ma non ho mai smesso di dedicarmi a quegli animali…
possiedo un piccolo gregge di capre che mi permette di ritirarmi mentalmente e materialmente in un mondo tutto mio, fatto di gesti e di sapori antichi.
Coinvolgo i miei figli nelle mie faccende, li porto in stalla, al pascolo e a
fare il fieno in estate. Possediamo infatti alcuni prati che sono riuscito a
strappare dall’incedere del bosco, mi sono comprato trattore ed imballatore e riusciamo pertanto a ricavare il fieno per i miei animali.
Abbiamo anche un’azienda olivicola, dove si produce buon olio biologico, anche grazie al letame prodotto dalle capre…
Vivere di solo questo è ormai impossibile, le esigenze sono cambiate e un
lavoro “fisso”, quando c’è, è bene tenerselo stretto….
Questo però non impedisce di conservare anche una parte “bucolica”, recuperare i terreni ormai abbandonati ma che hanno per secoli sorretto intere famiglie di questi luoghi. Una cura per le tradizioni e per l’ambiente, troppo spesso vittima di se stesso e dell’abbandono, soprattutto qui in Liguria, dove d’estate scoppiano furiosi incendi causati sì dall’uomo, ma anche da un a politica territoriale ed economica sbagliata che provoca lo spopolamento  del nostro entroterra, sorretto  da un equilibrio geologico sempre più precario.
Scrivo questa mail un pò diversa dalle altre, ma comunque testimonianza che a volte i sogni di bambino possono venire realtà. Sono affascinato dai racconti che leggo sul vostro sito, resto incantato a vedere certe foto di così tanti animali in transumanza! Ovviamente io ho poche caprette, non facendolo come lavoro principale ma come divertimento. Loro però mi aiutano a rilassarmi, contemplandole al pascolo felici con le loro campanelle. Mi fanno pensare a quando il mondo era più genuino e naturale, forse più difficile e faticoso, ma comunque più vero!  Per cambiare un pò l’andamento del nostro territorio e delle nostre montagne forse basterebbe poco, un briciolo di passione per l’agricoltura e l’allevamento, anche solo a livello famigliare, sorretto da una  politica incentivante per i giovani. Forse allora si potrebbe frenare lo spopolamento delle nostre montagne e dei nostri villaggi, creando nuovamente i presupposti per un territorio curato e rispettato, simile a quello che ci hanno lasciato i nostri nonni…

Una bella storia, di quelle che toccano il cuore. Però riflettiamo bene sul fatto che il lavoro principale di Fabrizio è un altro. Invece, per chi deve vivere solo di allevamento, a volte le difficoltà sono tali che uno sia costretto ad arrendersi. Leggete qui la storia di Elisa Prina Cerai di Cossato (BI). “Ho dovuto scegliere il minore dei mali – spiega -. Sto soffrendo. Mi spiace. Ho lottato con tutta me stessa per tenere aperta l’azienda, ma la situazione stava precipitando e prima di ritrovarci in braghe di tela, abbiamo optato per la chiusura. E’ stata una mossa scontata. Si vivevano situazioni pregresse che si ingigantivano, mentre il quotidiano portava nuovi impegni a cui fare fronte. Era diventata una situazione assurda, senza spiragli di salvezza“, si legge nell’articolo. Era un’azienda di vacche da latte di razza Bruna.

(foto Az.Agr. Bordonazza)

(foto Az.Agr. Bordonazza)

Per concludere con un po’ di colore, due foto d’alpeggio degli animali dell’Azienda Bordonazza. La mandria viene mandata in alpe a Ponte di Legno. Tutta la storia l’avevamo già raccontata qui.