Non riesco neanche a spiegarlo: è un amore troppo grande!

Ancora un’intervista ricevuta via internet. Stavo però controllando sulle mappe e… penso che ci siano buone probabilità di conoscere Gloria molto presto, dato che mi hanno contattata da un paese vicino al suo per presentare i miei libri nel mese di aprile durante una manifestazione zootecnica che è in via di organizzazione. Ma veniamo alla storia, all’entusiasmo e alla grande passione di questa giovane amica.

(foto G.Pisotti)

(foto G.Pisotti)

Mi chiamo Gloria e sono del 1998. Vivo a Barchi in Val Trebbia tra Genova e Piacenza. Ho un piccolo allevamento di capre per passione ma mi piacerebbe continuare e riuscire ad avere un bel gregge. Adesso ne ho una quindicina, principalmente incroci, camosciate/saanen ma mi sto attivando per comprare qualche capra di razza. Mi piacerebbe avere delle Frise, Valdostane o delle Alpine. Queste perché sono molto belle, rustiche, e comunque si prestano ai miei territori.  La mia prima capra l’ho comprata nel 2011, si chiamava Polifema perché aveva un occhio solo. L’avevo presa per far compagnia al cavallo e da quel giorno è scattata la malattia. Qualche mese dopo ne avevo già un’altra e da lì in poi non mi sono più fermata.

(foto G.Pisotti)

(foto G.Pisotti)

La passione per gli animali l’ho sempre avuta, sono il mio mondo, a partire dai cani, passando ai cavalli fino ad arrivare alle capre. La mia famiglia ha le bestie da generazioni, ce l’ho nel DNA! Io personalmente adesso ho solo le capre ma appena finisco la scuola ho intenzione di acquistare di nuovo i conigli e un cavallo. Mio zio invece ha un centinaio di vacche e una decina di cavalli.

(foto G.Pisotti)

(foto G.Pisotti)

Le capre le ho scelte perché sono delle bestie fantastiche: molto intelligenti ma anche dispettose… “O le ami o le odi” e io ho scelto la prima opzione. Il bello delle capre è che se riesci a farle affezionare a te, non ti lasciano più. Sono particolari, fanno un sacco di dispetti ma tengono anche puliti gli spinai e nessun animale pulisce come loro. Non riesco neanche a spiegarlo: è un amore troppo grande! L’unica cosa che non mi piace è l’odore del becco nel periodo del calore: quello proprio non lo sopporto.

(foto G.Pisotti)

(foto G.Pisotti)

I momenti difficili capitano a chiunque. Ho avuto una capra morta di parto, una morsicata da una vipera, una uccisa dal lupo, un becco ammazzato da un montone, capretti vari ecc.  Inoltre non sono potuta andare in stalla per alcuni mesi per due operazioni al polso. Non mancano mai i compaesani che si lamentano giustamente per i danni e tanti altri avvenimenti, ma fa tutto parte del gioco, non si deve mai mollare!

(foto G.Pisotti)

(foto G.Pisotti)

Le maggiori soddisfazioni me le hanno date le capre che ho comprato selvatiche e che dopo alcuni mesi sono diventate come cagnolini. La nascita dei capretti la considero la più grande emozione che io possa provare: è inspiegabile l’agitazione che hai prima di entrare in stalla quando sei nel periodo delle nascite.
Per adesso non mungo anche perchè sarebbe un impegno troppo grande per me che vado ancora a scuola, e arrivo a casa alle 16. Solo in estate se hanno troppo latte e il capretto non lo ciuccia tutto allora dopo averlo munto lo dò alla mia mamma o alla nonna che lo mischiano a quello delle vacche e fanno i caprini misti. Loro sono le incaricate a fare il formaggio infatti quello di vacca lo facciamo per tutto l’anno, insieme a ricotte e burro.

(foto G.Pisotti)

(foto G.Pisotti)

Siamo una grande famiglia! Mio zio e i miei cugini si occupano delle vacche e del fieno, mio papà fornisce i mezzi (ha un’impresa edile con trattori ecc.), la nonna e la mamma, come ho detto prima, fanno i formaggi e ora si sta appassionando alla caseificazione anche mia sorella mentre mio fratello che è ancora un po’ piccolino dà una mano a me, in stalla e nei recinti estivi. Infatti, in primavera e autunno le mollo al pomeriggio e ci sto dietro stando attenta che non combinino qualcuna delle loro mentre in estate le tengo nelle reti che sposto quasi tutte le settimane nelle sponde da pulire. Certe volte ci sto delle ore nel recinto con loro, mi siedo lì e le osservo semplicemente, per soddisfazione personale: mi piace guardarle mangiare e giocare con i capretti.

(foto G.Pisotti)

(foto G.Pisotti)

Quando finisco la scuola ho intenzione in estate di portarle su nei pascoli dove pascolano le vacche di mio zio e tenerle su per buona parte dell’anno. Sono ettari ed ettari di pascolo dove non basterebbero 500 capre per tenerli tutti puliti! Le aprirei al mattino e alla sera le rimetterei di nuovo dentro alla baracca che abbiamo su. Sono obbligata per colpa dei lupi. Ne girano molti dalle mie parti e farebbero un banchetto se le lasciassi libere di notte. Non posso neanche prendere i cani antilupo perché passano troppi turisti e si sa come andrebbe a finire.

(foto G.Pisotti)

(foto G.Pisotti)

Il mio punto di riferimento è il mio papà! E’ un uomo eccezionale e anche se non se ne occupa di prima persona mi dà consigli e mi aiuta soprattutto nel fornirmi le strutture. Quest’anno ad esempio, mi ha fatto una stalla nuova in modo da rendermi il più autonoma possibile. E’ il primo a darmi “un calcio nel culo” se ce n’è bisogno ma è anche il primo a darmi una mano.

(foto G.Pisotti)

(foto G.Pisotti)

Le capre, come tutte le altre bestie, sono una GRANDISSIMA risorsa! E va agevolata. Non di sicuro come fa lo Stato rendendoti la vita impossibile con tutta la burocrazia con cui ti fanno scontrare ogni giorno.  Molti allevatori di capre attualmente sono donne. Secondo me perchè sono animali facilmente gestibili al contrario delle vacche con cui magari serve più prestanza fisica, quindi si concentrano più su questo genere. A me personalmente le vacche non piacciono di per sé perchè sono più tonte rispetto alle capre. Da quando ho le capre la mia vita è più incasinata perchè naturalmente sono un impegno costante, ogni giorno dell’anno, sono un lavoro assicurato, anche quando vorresti non uscire di casa magari durante una nevicata o quando vorresti andartene in vacanza. Ma ho la fortuna di avere un sacco di persone su cui poter contare e qualche giorno libero riesco sempre ad averlo. Nonostante tutto ciò la mia vita è più ricca: ricca di emozioni, di risate, di orgoglio e anche di problemi ma ne vale pena!

(foto G.Pisotti)

(foto G.Pisotti)

Se qualcuno mi dicesse che vorrebbe iniziare a tenere le capre sarei molto contenta. Mi piacerebbe molto avere qualcuno con cui parlarne e magari trattare qualche esemplare. Qui le abbiamo in pochissimi.
Il Mondo dell’allevamento, soprattutto in città, adesso è visto in modo molto superficiale, se non, purtroppo, trascurato del tutto. Vige un’ ignoranza generale da far gelare il sangue. Secondo i pensieri odierni, chi alleva è ignorante e sfigato. Il problema è che non capiscono che se tutti noi smettessimo il pianeta non potrebbe andare avanti. Ma vaglielo a spiegare ai vegani che spopolano su Facebook. E’ una battaglia persa! Certo è che se un giorno scoppierà qualcosa, noi sapremo sopravvivere, loro no.

(foto G.Pisotti)

(foto G.Pisotti)

Ogni mia capra ha un nome come lo hanno avuto tutte quelle che sono passate nella mia stalla. E’ una tradizione di famiglia: anche le vacche di mio zio hanno un nome e ne avrà avute quasi un migliaio in tutti questi anni. Certi nomi ti vengono d’istinto, in base alle caratteristiche dell’animale mentre per altri è più difficoltoso.
Il mio prossimo acquisto sarà il cane da pastore. Sogno di riuscire ad addestrarlo nei migliori dei modi ed essere un tutt’uno con lui e le capre. Oramai io ho un legame con gli animali. In qualsiasi parte del mondo io andrò loro saranno la prima cosa che noterò. Senza di loro, sono vuota. La passione non la puoi gestire, fa parte di te.

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“Le più belle massesi di tutto il Frignano”

Oggi lascio che sia qualcun altro a raccontare. Mi ha scritto una “vecchia” conoscenza, Riccardo, che si è trovato in Appennino per lavoro e, anche là, ha incontrato dei pastori. “Ho conosciuto Renzo Nizzi di Fiumalbo, ti ho scritto un post come resoconto della giornata e ti ho anche messo delle altre foto delle sue pecore che ho fatto alcuni giorni dopo quando ho fatto un altro giro sull’Appennino e sono passato a trovarlo a casa sua. Lui non sapeva di te e di quello che scrivi, ma adesso ti segue anche lui (e soprattutto i figli).” Cedo così a lui la parola.

(foto R. Dellosta)

Dopo aver sentito parlare a lungo dell’alpe del Cimone, un giorno un po’ per curiosità e un po’ per sfuggire alla calura della bassa decido di farci un giro. Salendo osservo i pascoli già bruciati dal caldo che quest’anno è salito fin quassù, le uniche chiazze verdi sono di nardo che in molti punti, soprattutto quelli più freschi, ha preso completamente il sopravvento sulle altre specie, segno che un tempo questi pascoli sono stati molto sfruttati, ma ad oggi l’erba non sembra mangiata e non ci sono molte tracce degli animali.

(foto R. Dellosta)

Proseguo la salita su un ripido sentiero fino alla vetta dove il panorama è meraviglioso, nelle giornate più limpide si riescono a vedere i due mari, addirittura il Monviso ed il Monte Rosa, ma oggi si alza la foschia dalla pianura, così mi limito ad osservare le montagne circostanti così diverse dalle Alpi, con pochi prati solo sulla cima e le Apuane ripide e rocciose, quasi senza un filo d’erba. In lontananza si sentono dei campanacci, quindi decido di incamminarmi verso dove sembra provenire il suono, e, camminando comincio a scorgere in un vallone un piccolo gregge, proseguo affrettando il passo fino a raggiungerlo.

(foto R. Dellosta)

All’arrivo saluto il pastore, iniziamo a parlare, gli mostro sul cellulare alcune foto di pecore biellesi, faccio apprezzamenti sulle sue: questa è giovane, questa sembra che deve partorire … lui mi interrompe: “Ma allora tu sei un pastore? perché sai distinguere una recchia  da una pecora adulta, guarda che qui di gente ne passa, ma solo uno una volta si è fermato e sapeva queste cose, era uno che aveva fatto il pastore”, No dico, ho la passione per gli animali, non sono un pastore, ma in due minuti già abbiamo fatto amicizia.

(foto R. Dellosta)

Il gregge di Renzo non è particolarmente grande, il giusto numero per degli animali da latte, ma davvero ben tenuto, solo una pecora molto in là con l’età è un po’ tirata “sai quella la tengo perché ci sono affezionato, ma le altre, nemmeno una zoppa, era successo un anno che l’avevano presa, poi le ho curate per bene e adesso sono tutte perfette”. La passione e l’attaccamento ai suoi animali traspare da ogni suo gesto “le pecore sono la mia droga, non credo che riuscirei mai a smettere di allevarle” noi la chiamiamo la malattia gli dico, “ no no sono una droga, sei anni fa sono riuscito a smettere di fumare, non è mica facile sai …, ma non togliermi le pecore, non riuscirei proprio a farne a meno”.

(foto R. Dellosta)

“Guardale le mie massesi, purtroppo ci sono quelle bianche in mezzo, sono di mio figlio, non le posso proprio vedere quelle macchie bianche nel mio branco, ma sai … sono costretto a tenerle, non ci fosse lui che fa tutto in cascina” questione di punti di vista penso, “qui danno i contributi per le cornelle, per le massesi no, solo in Toscana, ma la Toscana è li a duecento metri, possibile che non si rendono conto, li danno a chi pianta i lamponi e non a noi pastori che ci stiamo estinguendo. Ma fin che posso tengo le massesi. Addirittura ho preso il premio per il migliore montone alla fiera, ma ho dovuto prima darlo  ad un altro perché noi emiliani non possiamo partecipare, poi lui mi ha dato a me la coppa, ma io sono già contento così ”.

(foto R. Dellosta)

È mezzogiorno, il sole picchia forte nonostante le nuvole che si addensano sulle cime e le pecore si raggruppano per sfuggire alla calura. Noi ne approfittiamo per un veloce pranzo seduti sul prato,  in cui assaggio il suo formaggio accompagnato con le pere ed un sorso di vino, una delizia! Parliamo della sua razza, a lui piacciono le nere, nemmeno troppo le bigie, ma devono assolutamente avere le corna, mi racconta di quando ne aveva addirittura che assomigliavano alle capre girgentane “erano uno spettacolo, anche se purtroppo ho perso la razza”, gli parlo dei pastori in Piemonte che in genere le corna non le vogliono vedere. Questione di punti di vista, dopotutto il vero pastore seleziona anche per la bellezza, non solo per la resa ed ognuno ha la sua razza.

Mentre mangiamo la discussione prosegue “sai ho anche un’altra passione io: le campane, ne ho di tutti i tipi quelle di ottone, di bronzo, di acciaio, dalla Sicilia, della Sardegna. Quando viene qui il campanaro facciamo sempre degli scambi, ne ho persino di legno del Marocco. Poi i collari li faccio io con la pelle di vacca” gli parlo dei rudun e delle campane che si usano in Piemonte, lui ovviamente ne ha anche di piemontesi e valdostane, addirittura mi spiega mostrandomele che quelle di una nota ditta valgono solo se prodotte prima di una certa data. Nel gregge si notano diverse pecore con più di una campana al collo, alcune hanno addirittura una grilliera cioè un collare tutto pieno di campanelle.

Renzo nel gregge tiene solo un cane da conduzione “due sono troppi, invece di lavorare si intralciano tra di loro”.  Gli chiedo se ha mai pensato di prendere dei maremmani visto che qui ci sono molti lupi  “il maremmano  buono deve sempre stare nel gregge … se ne avessi avuto uno non ti saresti potuto avvicinare, li regalavano ma non li ho voluti, non si sa mai con i turisti giù in paese …”. Parlando di lupi mi racconta del recinto per la notte “ne avevano fatti di fissi con i soldi della regione, ma li dovevano fare con la rete elettrosaldata come gli ho detto io, non con la rete normale che alla prima neve si sono piegati tutti”. Lui alla sera fa un recinto un po’ particolare con i pannelli di rete elettrosaldata e all’esterno la rete con la batteria, un’ulteriore accortezza per non che si impigliano con le corna anche se un recinto così richiede più tempo e soprattutto tanta fatica per essere montato.

(foto R. Dellosta)

 

“Le vedi quelle montagne laggiù? Una volta erano tutti pascoli, poi campi di segale e grano più a valle, adesso tutti abeti e larici, non sono piante di queste parti, li hanno piantati e adesso sono tutti malati, poi quando arriva la neve scirocca  li rompe tutti” La montagna pian piano si sta rimboschendo, “mi dovrebbero addirittura pagare perché porto le pecore qui, da altre parti so che lo fanno, non come noi che dobbiamo pagare per il pascolo”. Lui è l’ultimo pastore del suo paese, una volta faceva il pascolo vagante giù in pianura fino in Veneto dalle parti di Chioggia, ora d’inverno resta a casa e gli animali stanno in stalla. In paese ci sono altri che le tengono per passione o per prendere qualche contributo ma nulla più, mi racconta di un giovane pastore che ha cominciato e poi dopo pochi anni ha smesso ed è andato in un’altra regione a lavorare con le vacche, di un altro che anziano non trovando più manodopera ha dovuto vendere tutto.

(foto R. Dellosta)

Quest’anno il clima non è buono, è andata bene per il fieno, ma le temperature sono troppo alte e c’è siccità, le sorgenti sono ormai asciutte e le pecore patiscono il caldo. Ci spostiamo un po’ più a valle alla ricerca di erba più tenera, qui oltre il nardo che si propaga sempre di più anche grazie ai cavalli del rifugio vicino che mangiano la spiga e lo disseminano ovunque, non è rimasto molto da mangiare.

(foto R. Dellosta)

Riflettiamo sui problemi della pastorizia che qui come altrove non sono solo i lupi o la manodopera che non si trova, nemmeno il clima o la siccità che ha seccato anzitempo l’erba, i problemi sono la burocrazia e le leggi che ti ostacolano in tutto anche qui sull’alpe, le spese che aumentano sempre più, ma soprattutto la gente che ormai ha cambiato le abitudini. “mi chiedo tutti i giorni che cosa mangiano. Pazienza l’agnello che lo devono cucinare … ma il formaggio? No, nemmeno quello, anche i turisti che vengono qui comprano la ricotta al supermercato. Meno male che ci sono tanti toscani, a quelli piace mangiare bene, ma gli altri … sono stretti come la foglia del ginepro, se gliela regali è buona ma non la comprano mica eh!”.

Si fa tardi, io devo incamminarmi lungo il sentiero del ritorno e Renzo deve riportare gli animali più in basso per la mungitura, qui non ci sono strutture sull’alpe e le pecore, anche quelle asciutte da quando c’è il lupo, scendono ogni sera vicino alla cascina. Ci salutiamo dunque con la promessa di rivederci in un’altra occasione. Al mio ritorno in pianura, parlando con un altro pastore originario di queste parti ho saputo di aver visto le “più belle massesi di tutto il Frignano”

(foto R. Dellosta)

P.S.: Alcuni giorni dopo al ritorno da un’altra gita da quelle parti ho rincontrato Renzo con il suo gregge mentre si avviava verso casa, ecco alcune foto.

(foto R. Dellosta)

(foto R. Dellosta)

(foto R. Dellosta)

(foto R. Dellosta)

(foto R. Dellosta)

Libro, corsi, foto…

Agli amici di questo blog, volevo ricordare, domani sera, la presentazione di “Pascolo vagante 2004-2014” a Villardora (TO), ore 21:00, nella sala consiliare del Comune, piazza San Rocco 1. L’appuntamento successivo sarà il 13 marzo a Champdepraz (AO).

Il 19 – 24 – 25 MARZO si svolgerà a Moretta un corso di 21 ore (PSR) sui Formaggi VACCINI STAGIONATI E PASTE FILATE.

Per ottenere i moduli di iscrizione, informazioni, ecc, contattare tallone@agenform.it – 017293564. Possono partecipare le persone che fanno parte dell’azienda agricola come titolari, dipendenti o coadiuvanti ed anche lavoratori del settore alimentare. Potranno partecipare i primi iscritti in ordine cronologico con documentazione completa sino ad un max di 15. Scadenza iscrizioni: 06 marzo.

(foto M.Ferretti)

Ci sono sempre amici che ci scrivono, questa volta è Massimo. “Mi chiamo Massimo e ho un’allevamento di capre in provincia di Reggio Emilia, sull’Appennino. Non sono le Alpi, ma ci sono delle belle cose da fotografare, tipo la valle dei gessi triassici,  sembra un canyon, la pietra di Bismantova con l’eremo che sembra l’Ayers Rock, le fonti di acqua sulfurea, il parco nazionale tosco emiliano con il lago Bargetana, ecc.

(foto M.Ferretti)

 

Io ho abbandonato la città e sto creando questa azienda agricola con capre… Impresa dura per il momento e perchè qua esiste solo il Parmigiano Reggiano e tutto il resto non esiste o quasi.

Altre foto (le capre continuano a riscuotere successo!) da parte della mamma di Fabio Zwerger, Adriana. Sono i capretti della scorsa primavera, ma mi racconta che in questi giorni nel gregge si sono avute tutte le nascite del 2015.

Sempre nello stesso gregge… Ecco il papà dei capretti! Un saluto a tutti gli amici sparsi in giro per l’Italia, grazie per aiutarmi con i vostri contributi ad arricchire sempre il blog.

 

Di tutto un po'

Lo so, dovrei raccontarvi la fiera di Guillestre, ma non ho ancora avuto tempo di scrivere il resoconto dettagliato dell'evento. E così utilizzo un po' del prezioso materiale che mi avete mandato. Non appena recupererò anche il portatile, potrò pubblicare anche le foto più vecchie che attendono ormai da qualche mese di trovare il loro spazio qui.

Oggi cedo la macchina fotografica a due amiche di questo blog, grandi appassionate di montagna e grandi fotografe. Barbara di Osso in Bocca, della quale vi segnalo anche questo post dedicato ai pastori. Gustatevelo che è una meraviglia per gli occhi. Barbara è una grande appassionata di cani, cani da lavoro, cani che hanno un vero rapporto a tutto tondo con i loro padroni, che condividono con qualcosa di più della passeggiata mattina e sera. E la sua passione traspare chiaramente nelle sue foto.

Questi scatti provengono dal suo Appennino e riguardano un pastore "…che pascola un po' di qua e un po' di la dal confine tosco-emiliano… Ha l'ovile a circa trecento metri di dislivello dal crinale e vi fa rientro ogni sera." Il gregge è di pecore di razza massese.

Ecco il pastore con i suoi cani. "Un border-collie, un meticcio di cane da pastore belga ed un meticcio di cane da pastore bergamasco. Pietro avrà una cinquantina d'anni. Produttore di pecorino, come nelle migliori delle tradizioni."

Ancora uno scatto, ma questo è un altro gregge, come potete vedere dalla razza delle pecore. Devo essermi persa io le spiegazioni di dove sia stata presa questa immagine e chiedo a BB di lasciare due righe nel commento per spiegarcelo.

Cane e pastore, una vera simbiosi. Ancora ieri, per l'ennesima volta, facendo ricerche on-line mi sono arrabbiata vedendo quanti ignoranti parlano e scrivono a sproposito, confondendo i cani paratori (quelli usati per condurre le pecore) con i cani da guardiania (per la difesa contro i predatori). Questi animalisti saccenti accusano i pastori di non saper lavorare e di "avere solo più bastardini innocui", che ovviamente nulla possono contro il lupo. Peccato che quei cani siano lì per altri scopi, cioè per "parare" le pecore, solo che questa gente pontifica senza sapere nulla.

Un intermezzo con un video, il backstage del film "L'ultimo pastore" di Marco Bonfanti, con le scene delle pecore in piazza Duomo a Milano. Cresce l'attesa per vedere l'opera conclusa…

Veniamo poi a Francesca di Terre Alte, che non manca mai di segnalarmi notizie curiose che hanno a che fare con la pastorizia. Questa volta, anche se solo con la "macchinetta da battaglia", ci manda la sua testimonianza di un altro gregge in piazza, un'opera d'arte alquanto singolare.

La notizia è riportata qui. Certo che queste pecore blu sono abbastanza inquietanti… Sempre Francesca poi ci segnala questo articolo che invece riguarda un montone (vero) e dei turisti che hanno vissuto un'avventura montana… "drammatica"? Chiamare il soccorso alpino perchè aggrediti da un montone? Mah…

Ancora sul lupo

Un aggiornamento per dirvi che venerdì non ci sarò, perchè vado ad accompagnare un gruppo che verrà in Piemonte per parlare di lupo e pastorizia. Il tutto è organizzato dal Centro per lo Studio e la Documentazione sul Lupo e ci troveremo nel Parco dell’Orsiera Rocciavrè, con il guardiaparco Luca Giunti. Il gruppo si fermerà alcuni giorni, la mia presenza sarà limitata alla giornata in cui ci si occuperà di rapporto con la pastorizia e, già il giovedì sera, terrò una proiezione per spiegare il punto di vista dei pastori sulla questione.

A questo proposito, l’11 giugno ho ricevuto una testimonianza da Gloria: "Ti racconto adesso l’avventura che abbiamo avuto ieri mattina, una mattinata che piovigginava e c’era un po di nebbia. Abbiamo le pecore, senza agnelli, a quota 1500, appena sopra Vinadio e verso le ore 8, appena uscite dal recinto elettrificato, mio cognato vede un lupo che cerca di azzannare una pecora. Fortunatamente la pecora aveva una campana con la gambisa in legno, cosi il lupo non ha potuto affondare i suoi denti nel collo della malcapitata. Il pastore che ha assistito alla predazione ha iniziato a gridare e il lupo spaventato si è allontanato e  ricongiunto con un altro lupo scomparendo nel vicino bosco. Peccato non essere riusciti a documentare con una foto il fatto, nonostante il telefonino fosse nel taschino del pastore, ma in quel momento la paura e la responsabilità di salvaguardare il gregge hanno avuto la priorità. Nel pomeriggio Bruno e suo fratello hanno spostato il recinto più in basso vicino alle case di una borgata ancora abitata da alcune persone e cani. Speriamo di non avere più l’onore di incontri così ravvicinati con questi predatori, che nessun pastore vorrebbe avere tra i pascoli."

Queste immagini invece ce le manda Barbara e riguardano un gregge nell’alto Appennino Reggiano. Questi capi trascorrono l’inverno in stalla, ma appena c’è erba a sufficienza, vengono messi al pascolo nell’erba fresca.

Quella è terra di lupi, di lì si sono spostati, hanno risalito l’Appennino e sono arrivati in Piemonte. Questo gregge è sorvegliato da un cane da guardiania, che vediamo qui mentre osserva il passaggio di Barbara. Ormai bisogna sempre fare attenzione quando si vede un gregge, la presenza di questi cani è quasi scontata.

Non lontano del gregge la nostra amica ha trovato i resti di un pasto. Sarà stato il lupo? La pecora sarà deceduta per questioni naturali e poi è stata mangiata da altri animali? Volpi, cinghiali, cani inselvatichiti… Se l’accertamento dell’attacco non viene fatto subito, dopo è sempre più difficile stabilire "il colpevole".

A proposito di danni da lupo: come ci avevate segnalato, l’altro giorno su "La Stampa" c’era un’intervista con l’Assessore Regionale all’Agricoltura, Sacchetto. Prometteva maggiore attenzione alla pastorizia, ai pastori, più soldi per i rimborsi dei capi uccisi, ma anche per quelli feriti. Soprattutto, parlava di varie iniziative per essere a fianco dei pastori, importanti per la vita della montagna, per il territorio… Ci stiamo lavorando, a queste iniziative! Non sono neanche tanto i soldi, quello che vogliono i pastori, quanto la certezza di non essere dimenticati, il riconoscimento concreto del loro ruolo. Speriamo davvero che questo progetto possa partire e dare risultati!

Festa della Transumanza a Fiumalbo

La seconda giornata in Appennino si è svolta a Fiumalbo, dove (presso la sede del Parco dell’Appennino Modenese) si teneva la Festa della Transumanza, organizzata in occasione del ritorno del pastore Mirko.

Il paese di Fiumalbo, adagiato tra le alture, boschi e pascoli, viveva una tranquilla domenica mattina, con il mercato nelle strade e nella piazza. Purtroppo non sembrava che la transumanza e l’arrivo del loro concittadino fosse al centro dell’attenzione. Avevamo già discusso abbondantemente la cosa nel giorno precedente: qui come dappertutto, è difficile far muovere la gente e, se proprio non fosse stata una giornata torrida, dalla pianura la gente sale difficilmente. Poi ormai ci sono così tante iniziative, qua e là…

Al Centro Visite intanto ferveva l’attività. Qui vedete… l’angolo degli scrittori! Ero in ottima compagnia con Adolfo Malacarne, l’autore di "Transumanze" di cui avevo già parlato qui. E’ stato bello vederci in Appennino, a parlare di pastorizia nomade, facendo incontrare storie del Nord Est e del Nord Ovest, con la presenza di Mirko a completare il quadro!

Il primo appuntamento della giornata è stato il convegno, dove si è appunto parlato di pastorizia confrontando le diverse esperienze. Rieccoci, presentati da Claudia, l’ideatrice ed organizzatrice di questo evento. La sala comunque si è riempita ed il pubblico era attento ed interessato. La speranza di tutti è che la festa, che sta muovendo i primi passi in questi anni, possa crescere e diventare un vero punto di riferimento per chi si occupa di questi temi.

Ho approfittato della presenza in sala di Barbara, così qui vedete la sottoscritta intenta a raccontare cosa vuol dire pascolo vagante in Piemonte, quali siano le problematiche, perchè si fa questo mestiere, chi sono oggi i suoi protagonisti, con un accenno al passato ed alle tradizioni che si tramandano. Non sono mancate anche le domande del pubblico. Dopo di me è intervenuto Adolfo, che ha parlato dei pastori di Lamon e del pascolo vagante nel Triveneto.

Infine è stato il momento di Mirko, che ha commentato le immagini della sua stagione di pascolo vagante, realizzate dal fotografo ufficiale Stefano Torreggiani. Vi rimando ancora una volta alle pagine del Parco che illustrano il progetto, in attesa che esca il DVD completo con il racconto di un anno di pastorizia nomade con Mirko.

Anche i bambini delle scuole avevano preparato il loro "bentornato" a pastore e pecore! A dire il vero, il gregge non ha partecipato alla festa, ma è rimasto alle Piane, dove l’avevo incontrato il giorno prima. Se fosse passato fisicamente il gregge a Fiumalbo, il pastore ovviamente non avrebbe potuto partecipare concretamente alla festa. Ed allora c’erano solo alcune pecore, in attesa della dimostrazione di tosatura del pomeriggio.

Invece il pastore si godeva giustamente la festa… Dopo un ottimo pranzo preparato dai volontari di Emergency, in cui la carne di pecora ha fatto giustamente da protagonista insieme alla polenta, eccoci al tavolo ancora una volta con il pastore, che versa l’ennesimo bicchiere di lambrusco! Si parla, si chiacchiera, si raccontano aneddoti e la giornata scorre lenta ed allegra.

Intanto il gruppo musicale (ahimè, chiedo scusa, ma non ricordo il loro nome) suona musica tradizionale e celtica, completando il clima perfetto della giornata. Peccato solo per tutti quelli che non sono venuti a vedere questa festa, perchè non sanno quello che si sono persi!!! Sarà per il prossimo anno, vero? Un grazie speciale agli amici del blog che sono venuti a salutarmi ed hanno trascorso lì l’intera giornata.

Anche le bancarelle degli artigiani erano a tema con l’argomento della festa. Ecco prodotti realizzati con la lana e lana filata

Formaggi, formaggi di pecora, che da queste parti non sono così rari, grazie anche ai produttori della vicina Toscana. Il confine è appena laggiù, oltre le montagne.

A proposito di formaggi, la dimostrazione di caseificazione ha riscosso grande interesse nel pubblico e c’è stato anche uno scambio di battute ed esperienze da parte dei produttori presenti, che hanno messo a confronto i rispettivi metodi di lavoro.

L’ultimo evento previsto era la tosatura, svolta dallo stesso Mirko, utilizzando le forbici, quelle che si impiegavano prima delle moderne tosatrici elettriche. Purtroppo la giornata, e la trasferta nell’Appennino, si stava avviando alla conclusione, era arrivata l’ora dei saluti, dei commiati e delle promesse di rivederci presto, di incontrarci ancora, magari altrove, alla ricerca di altri pastori, altre greggi…

Crescentine, lambrusco e pastorizia!

Sapete che sono stata in provincia di Modena, sulle tracce dell’ultimo pastore transumante che gira da quelle parti… L’appuntamento era per la festa della transumanza, alla domenica, ma io ci tenevo ad incontrare il pastore ed i suoi animali, quindi sono arrivata già il sabato, direttamente presso il gregge.

Anzi, a dire la verità, nelle pecore sono arrivata prima io che non il pastore! Dopo aver guidato per ore, dopo aver affrontato le strade che risalgono l’Appennino, tra campi, prati, ginestre in fiore e boschi di faggio, grazie a qualche indicazione precisa avuta in un bar (quando dovevo telefonare al pastore il cellulare non prendeva!), eccomi sulle piste da sci, dove il gregge sta pascolando l’erba ancora bassa.

Finalmente sento Mirco, il pastore, che è in arrivo. Intanto ne approfitto per scattare qualche foto, tra cui parecchie a questo bellissimo puledro candido come la neve, figlio di un’asina di colore grigio chiaro. Le pecore continuano a pascolare a capo chino: sono tutte tosate, molte hanno la coda tagliata, sono di razza bergamasca, come quelle che sono abituata ad incontrare altrove.

L’aiutante di Mirko cerca di tenere il gregge lontano dal ristorante, ma alcune capre sono salite sul balcone di una casa lì vicino e questo agnello viene ad assaggiare le viole del pensiero. Il pastore arriva, tempo di salutarci e subito della gente lo chiama per portarlo a vedere dei pezzi da pascolare nei prossimi giorni. C’è il sole, l’aria è fresca, le previsioni parlano di temporali in arrivo…

Il gregge risale lungo le piste, ripulendo perfettamente lo spazio verde tra i boschi. E’ un paesaggio "strano" per me, piste da sci tra i faggi, alberi che arrivano fin sulle creste, montagne arrotondate, tutt’altra cosa rispetto alle Alpi.

Quando torna il pastore, finalmente si può iniziare a chiacchierare e… i discorsi sono quelli di sempre. Il gregge pascola, lui mi racconta delle pecore che, contrariamente a quel che accade di solito, ha in guardia nella stagione invernale. Il proprietario verrà a prenderle a breve e le porterà in montagna in tutt’altra parte d’Italia, molto più vicino ai miei posti! Mi parla della stagione invernale, affrontata in tenda perchè si era rotto il camion… Sempre solo in due, lui e l’aiutante, giorno dopo giorno, con nevicate continue, abbondanti, ripetute. "Infatti si vede, le pecore quest’anno non fanno bella figura, hanno patito."

Non mancano gli asini, oltre a quello bianco, c’è anche un altro puledro nato pochi giorni prima, dal mantello marrone-rossiccio. Ogni tanto i due danno il via ad un concerto di ragli acuti e piccole corse per giocare e per ritrovare le rispettive madri. Intanto il cielo si fa scuro, cade anche qualche goccia di pioggia. Mirko parla dei fiumi, dei soliti problemi che ci sono anche da quelle parti: "Dicono che il gregge, solo a passare sull’argine, fa dei danni! Un danno pari a quello di un camion di diverse tonnellate. Ma che senso ha?"

Il pastore spiega al suo aiutante dove andare al pascolo l’indomani: lui non ci sarà, è impegnato con la festa della transumanza, la "sua" festa, dedicata al suo ritorno in paese. Mi racconta anche di quando aveva le "Cornelle", una razza locale in via d’estinzione per la quale avrebbe potuto ricevere dei contributi: "Ma… dicevano che dovevo avere solo quelle, tenerle separate dalle altre, e come avrei fatto? Poi i contributi me li davano solo per quelle che avevo all’inizio, per 5 anni, senza contare il numero che cresceva allevando le agnelle. Con 1.700 euro all’anno non ci potevo vivere, no? Così ho dato via le pecore ed ho rinunciato ai contributi."

Eccolo, Mirko, mentre scherza con una delle caprette preferite. "Anche le capre, una malattia… Quest’anno riuscire ad allevare i capretti è stato un inferno!". E’ giovane, il pastore, ha 31 anni. Mi racconta che un tempo non girava molto, stava nei dintorni della casa in pianura e mungeva. Poi però si è messo a vagare di più e, invece di usare i camion, a salire e scendere a piedi. Le sue origini sono di queste parti, ma la sua famiglia non aveva la tradizione della pastorizia, questa malattia è soltanto sua!

Le capre osservano curiose. Sta iniziando a piovere, tuona in lontananza, andiamo incontro ad un’amica che sta per raggiungerci, poi verrà l’ora di pranzo. Da queste parti il piatto tipico sono le crescentine e lo gnocco fritto, accompagnati da salumi e formaggi… senza dimenticare il lambrusco, ovviamente!! E così passa velocemente il tempo, chiacchierando e scherzando in compagnia. Ci sono anche la moglie di Mirko, Caterina, e Claudia del Parco, l’ideatrice di questo evento, il motore di tutte le iniziative che riguardano la pastorizia ed il "viaggio" di Mirko, pastore vagante. Quando i taglieri sono ormai vuoti ed anche le bottiglie si sono asciugate, si torna al pascolo.

Caterina accarezza il pastore maremmano. Anche qui il lupo è un problema, c’era ancora prima che risalisse verso il Piemonte, ovviamente. Ogni anno il gregge di Mirko paga il suo tributo: "Solo che, quello che ti danno per i capi uccisi, non basta nemmeno a pagare i costi per lo smaltimento delle carcasse, visto che dovresti chiamare i servizi competenti per la rimozione e l’incenerimento."

Oltre al cane da guardiania, ci sono ovviamente i cani da lavoro. Questa è Teresa, un cucciolo. Mirko ha uno strano modo per scegliere i nomi dei cani: c’è anche Giorgio, poi una classica Birba, ma andando avanti nella giornata si faranno altre curiose scoperte!!

Mirko racconta aneddoti: come per tutti i pastori, anche qui non mancano le storie da narrare. Con Claudia discutono gli ultimi dettagli per l’indomani, si spera nel bel tempo e nell’afflusso di pubblico. E’ ora di andare, il gregge resta al pascolo, sorvegliato dall’aiutante del pastore, ma anche per noi c’è ancora una lunga serata con varie cose da fare. Il cielo intanto si guasta rapidamente e, mentre siamo alla guida verso l’alta valle, si scatenano diversi temporali furibondi.

Una delle tappe è a casa di Mirko, dove ci sono le pecore che verranno tosate l’indomani in occasione della festa, e… numerosi altri cani. Sapete come si chiama questo bellissimo cane che sta giocando con il suo padrone? Balotelli! Ancora un bicchiere in compagnia prima di ripartire? Qui si vedono anche le montagne più alte, con chiazze innevate nonostante la quota non così elevata. I cartelli in paese indicavano una settantina di chilometri da Lucca, la Toscana è là dietro al crinale. Infatti adesso il vino non è più lambrusco, ma Chianti! Per la "cronaca" della festa… a domani!

Prossima trasferta in… Emilia Romagna!

Oggi voglio invitarvi ad un evento che si terrà a fine mese: è un po’ lontano dalle "mie zone", ma magari qualcuno dei lettori farà in modo di organizzarsi per essere presente! Vado in trasferta nelle terre dell’amica Barbara di Osso-in-Bocca, che ogni tanto parte e viene in Piemonte (guardate qui le sue splendide foto scattate alla fiera di Castellengo di Cossato).

In questo caso il soggetto è Musca, la cagnetta di Marco. Però con Barbara è da qualche tempo che si parla di organizzare qualcosa nelle sue terre… Il caso poi ha voluto che varie strade si intrecciassero, che il mio nome legato a "pastorizia" e "transumanza" venisse citato da più bocche e così, con un certo anticipo, vi invito a questo evento: "Lento come una pecora… il ritorno dei pastori", che si terrà domenica 30 maggio a Fiumalbo (MO). Sarà anche l’occasione per incontrare Adolfo Malacarne, il fotografo autore di quello splendido libro sui pastori del Nord Est intitolato "Transumanze".

Qui iniziative, foto, video legati alla transumanza tra 2008 e 2010 con il Parco dell’Appennino Modenese, organizzatore anche dell’evento a cui parteciperò il 30 maggio. Di link in link, in queste pagine, ce n’è per tutti gli appassionati di pastorizia, pecore, transumanze…

Articoli, fiere, prime transumanze

Se anche un giorno non riuscissi più ad andare "sul campo" per seguire le vicende dei pastori, ci siete comunque voi che mi mandate materiale in gran quantità. Questa settimana non ho che l’imbarazzo della scelta. Iniziamo con un paio di articoli.

Il primo ce lo manda Barbara e riguarda la pastorizia nomade dalle sue parti, nel Modenese. Purtroppo si parla dell’ultimo pastore…

Ancora dai giornali: questo è un pezzo scritto dall’amico Giacomo su "La Sentinella del Canavese". Si parla delle difficoltà che i margari incontreranno quest’estate, tra baite e strade danneggiate dalle slavine e dalle nevicate. "Aspettiamo un segnale forte dai politici. Non bastano più le pacche sulle spalle." Voci raccolte alla Fiera di Vico: speriamo che, in pieno periodo elettorale, arrivino a chi di dovere…

Giacomo ovviamente ci documenta anche la fiera con alcune immagini. Qui vediamo Giors con i suoi amici Erik e Daniele, che l’hanno aiutato a condurre le bestie e presentarle alla giuria.

"Un’edizione record, almeno per quanto riguarda i capi bovini esposti, oltre duecento. "Mai visto così  tante mucche alla Fiera di primavera",osservava Tonino Nicolino, vice sindaco di Vico, e storico speaker della manifestazione. Tutti animali di rara "bellezza",a testimoniare come  gli allevatori della zona tangano molto all’aspetto del bovino, anteponendo spesso l’estetica alla resa in termini di latte. A condurre gli animali al centro dell’improvvisato "ring" al cospetto della giuria, oltre agli stessi allevatori, numerosi giovani aiutanti, fieri ed orgogliosi nell’assolvere a questo compito.

Sempre dalla Valchiusella e ancora parlando di giovani. "Emilio,che non ha in famiglia tradizioni contadine, fino a pochi mesi fa, oltre ad accudire una decina di mucche "personali", faceva il muratore. All’improvviso la decisione di fare il margaro a tempo pieno. E così tra poco più di un mese salirà a Chamois, in Valle d’Aosta, dove avrà l’incarico di governare, insieme con le sue muche,  oltre duecento manze di un allevatore canavesano. Alessandro, invece, possiede per il momento una manzetta aggregata agli animali di Emilio. Considerata però la grande passione che lo anima, è probabile che prima o poi anche Alessandro, cominci a pensare più in grande… "

Giacomo ci dice che c’è speranza per il futuro, finché si fanno questi incontri. "Dario ha 14 anni e dà già una grossa mano ai suoi genitori che in estate, con una trentina di mucche e qualche capra,  salgono all’alpe Pianezza, sopra Succinto. Ed a proposito di capre, è proprio lui che produce gustosissimi tomini con i latte di questi animali." Forse allora non è vero quel che si dice da quelle parti: "Quando non ci saranno più gli anziani, addio mucche". A quanto pare le nuove generazioni hanno voglia di continuare!

Andiamo lontano, molto lontano. Marco ha "caricato l’alpe" e ci racconta (anche con le foto) tutte le vicende di questa transumanza polacca. "La solfa e’ iniziata sabato mattina alle 4.30, con l’arrivo del primo bilico sotto una pioggia che ci mancava proprio… ovviamente venerdi’ non se ne e’ fatto nulla per urgenze dei trasportatori… Comunque per le 5 il primo camion e’ partito."

…e poi è spuntato il sole, per fortuna. Ma le vicende di Marco non erano che all’inizio! "Secondo camion poco dopo, giusto il tempo di un caffe’ per snebbiarsi la vista.. Verso le dieci il fenomenale socio polacco esce dicendo che non ha fatto a tempo a vaccinare le manzette che sono nell’altra cascina a 120 km per la bvd, quindi monta in auto, carica il tutto e corri su, poiche’ per il pomeriggio e’ previsto l’arrivo dei camion anche li’!! E taca banda con siringhe e boccette di vaccino fino alle 5, quando le ormai familiari trombe del Renault di Marcin annunciano un nuovo carico."

"Poi passiamo a ricontrollare per la centesima volta i numeri degli orecchini di tutte le altre, sono 300, per fare tutto per bene, visto che tra le altre siamo appena usciti, indenni per fortuna, dal problema brucellosi, e non vogliamo aver casini."

"Alle 23 e 20 e’ la volta del Volvo fiammante di Bogdan ad essere caricato, arrivo previsto per le 3, e stavolta salgo anche io con loro perche’ scaricare di notte non si sa mai come va a finire… Arriviamo in alpe poco dopo le 3 e 20, ritardati da un po’ di nebbia nel tratto di strada nella valle del San, e subito scarichiamo e torniamo giu’ a Besko, un’oretta di sonno leggero e per le 4.30 il Renault blu e’ gia’ qui che sgasa per allinearsi alla porta della stalla. Ricominciano le danze, in un via vai che si concludera’ quasi a mezzanotte, dopo quasi 40 ore tirate di corride…"

Finalmente la mandria è in alpeggio. Chissà se si può dire così anche sui Carpazi? Adesso Marco ci dice che sta facendo il meccanico sui suoi trattori… Grazie per i vostri reportage, amici!

Che l'anno nuovo sia propizio!

Anche il 2008 è finito, mancano poche ore. Chissà cosa mi porterà il 2009… sì, sono egoista, penso a quello che sarà il MIO futuro, visto che ho tante idee e progetti in cantiere! Chissà come e se questo blog continuerà… Come ultimo post, insieme agli auguri per tutti voi (che sicuramente avrete sogni, progetti ed idee da realizzare, come me), condivido alcuni regali che mi avete fatto in questi giorni. Inizierei con la segnalazione di Mosco riguardante questa mostra sulla pastorizia in Lazio.

Ringrazio poi Stefano del CAI di Rivarolo Canavese per questa foto innevata, bella a vedersi, ma… triste, per chi sa cosa voglia dire la neve per i pastori. L’immagine è stata scattata nei dintorni del suo paese, ma non so chi sia il pastore in questione.

Molto suggestiva anche la foto mandata da Niccolò, "del piccolo gregge di Gilio, scattata a Maggiate (Novara) nel giorno di questo Santo Stefano così poco clemente, vista la nevicata e il gelo che è seguito!"

L’altro giorno Flavio ha cercato di sfuggire all’obiettivo di Mari, senza però fare i conti con lo zoom! Qualcuno magari il prossimo anno userà questo scatto per un presepe virtuale…

Io e Martina invece ci siamo messe in posa, lei con il suo pelo arruffato, io con i miei dieci strati di maglie, camice, giacche, pantaloni… E così vi faccio i miei auguri per un felice 2009 di persona, visto che qui non mi vedete quasi mai! Siccederà allora che, quando andrò a trovare qualche amico del blog, lei/lui stamperà questa foto e si aggirerà per la stazione, la piazza del paese o la via accanto a casa propria con questa foto! E’ già successo più volte… io ed una capra, io ed uno stambecco, io ed una pecora… Un saluto a tutti, con la speranza, nel nuovo anno, di conoscere dal vivo qualcuno di voi.