AAAA pecore capre vendesi

Ricevo da un amico e pubblico volentieri, sperando di poter essere utile…
"Vendesi 50 pecore di razza valdostana gravide e prossime al parto. Per informazioni, telefonare al 347/4746630"

Sempre dalla Val d'Aosta, un amico di Facebook mi segnala la sua intenzione di vendere un certo numero di capre valdostane. Per chi fosse interessato, fate riferimento a me e cercherò di mettervi in contatto.

Adesso via in giro per fiere, anche se le disavventure (ed il maltempo in arrivo) si mettono di mezzo e cercano di fermarmi… Sono appiedata, ma cercherò di rimediare.

Varie comunicazioni partendo dalle capre

Era da un po’ che non vi lasciavo spazio sul blog… Oggi però ho varie comunicazioni e richieste da parte vostra, così rimando le mie foto e le mie storie per lasciare a voi il post odierno.

Iniziamo con un amico che ci scrive dall’Austria: si chiama Markus e sta cercando corna di capra e di becco per la sua collezione. E’ già stato una volta in Val d’Aosta per prenderne ed adesso cerca altri contatti. In effetti… cosa succede alle corna delle capre, quando gli animali giungono alla fine della loro vita? Se qualcuno può aiutare Markus, contattatelo oppure lasciate un messaggio alla fine di questo post.

Sempre a proposito di capre, ricevo questo da Marco, che mi chiede di aiutarlo a realizzare un suo sogno. "Ho 43 anni e dopo tante riflessioni ho deciso di provare a realizzare una attività di allevatore di capre/pecore da latte per fare formaggi in zona Piemonte, Lombardia o Valle d’Aosta. L’idea è di cominciare qualcosa con un potenziale socio o di trovare un allevatore che voglia ampliarsi. Non ho molta esperienza con i caprini ma amo la natura e gli animali e non mi fanno paura le difficoltà e i sacrifici se mi portano a vivere in montagna. Ho anche esperienza nel mondo internet e promozione di attività commerciali attraverso il web che penso tornino utili in fase di commercializzazione e di promozione delle attività in "cascina" o alpeggio che sia. Se hai informazioni che pensi possano essermi
utili o interesse a un approfondimento
scrivi a Marzia."

Invece questa è una foto che mi ha scattato Gianpaolo l’altro giorno in Val Soana. Ecco la vostra narratrice vagante alla ricerca di un primo piano

Riusciamo ad aiutare Guido Mauro nell’identificare queste pecore che ha incontrato in Francia nella zona Aubrac-Perigord (Francia)?

Queste mi incuriosiscono in particolar modo, sono così caratteristiche con queste orecchie nere!

Le ultime sono queste lanose pecore nere. Bene, adesso confidiamo in qualcuno di voi che sappia identificarne la razza!

In attesa di vedere il nuovo libro fotografico di Giacomo, che uscirà a breve, ci accontentiamo dei suoi articoli su "La Sentinella del Canavese". Questo riguarda la Fiera di Vico.

In quell’occasione Giacomo ha anche immortalato la sottoscritta mentre chiacchierava con Giors, durante l’avvicinamento della mandria a Vico.

Non pubblico la foto scattata mentre sto bevendo dalla scodella che veniva fatta girare tra i presenti a questa tavola dopo la premiazione per festeggiare i successi ottenuti… Passo oltre, a quest’immagine con il Sindaco in primo piano, poi un buon numero di allevatori, quasi tutti giovanissimi.

Segnalo ancora, per questa domenica, la finale della Battaglia delle Reines ad Aosta. Sono stata invitata… mai stata ad una battaglia, vedrò di rimediare a questa lacuna! La prossima settimana avrò varie segnalazioni da fare, l’ultimo weekend di ottobre è ricco, fin troppo ricco di fiere… Per adesso inizio a ricordarvi che venerdì prossimo, 29 ottobre 2010, presenterò "Intelligente come un asino, intraprendente come una pecora" a Mentoulles (Fenestrelle), ore 21:00, presso il circolo culturale Barbarià. Per chi volesse trascorrere più tempo in compagnia, alle ore 19:00 apericena offerto gratuitamente a tutti gli allevatori.

La fiera di Doccio

Val Sesia, una grigia domenica mattina. Mentre attraverso il Biellese pioviggina, tra le nuvole si scorgono le montagne imbiancate nella notte. Pioverà, a Doccio? Non sono mai stata a questa fiera, che mi è stata più volte descritta come una delle più grandi ed importanti. Immagino dove possa tenersi, nella spianata sotto al ponte sul Sesia, luogo che spesso è anche sede di tosatura per alcuni greggi vaganti, per quanto ne so.

Alla fine lì non pioveva, anche se il tempo sembrava non promettere nulla di buono. Invece, almeno fino al primo pomeriggio, momento della mia partenza, non c’è stata pioggia. La maggior parte degli animali, era già al suo posto, e così pure le bancarelle, anche se c’erano dei posti vuoti. Probabilmente la pioggia del giorno precedente aveva spaventato qualcuno.

La maggior parte delle vacche esposte erano di razza Bruna. Sono poco abituata a vedere queste vacche in montagna, nelle "mie" vallate se ne incontra qualche capo mescolato ad altre razze, ma sono comunque quasi un’eccezione. Soprattutto mi hanno sempre colpito per la loro mole, che le fa sembrare inadatte alla gran parte dei pascoli alpini. Ma… sappiamo la storia di questa razza, che un tempo si chiamava "Bruna Alpina" e che oggi quasi starebbe meglio in pianura, piuttosto che sui monti! (Leggete qui un articolo in merito).

Solo alcuni degli animali esposti sfoggiano un bel paio di corna, la maggior parte invece ha quella testa tondeggiante così goffa ed innaturale… Mi aggiro tra le fila di animali, incontrando anche qui qualche faccia conosciuta, amici, pastori che hanno temporaneamente lasciato il gregge per qualche ora, al fine di venire alla fiera.

C’è una giuria che sta valutando gli animali, e gli allevatori li fanno sfilare, categoria per categoria. Non conosco molti margari, da queste parti, così mi aggiro per la fiera alla ricerca di facce conosciute anche per farmi consigliare nell’acquisto di un buon formaggio locale.

Oltre alle "solite" bancarelle da fiera, tra abbigliamento a basso costo e pseudo-artigianato etnico, c’è poi tutto lo spazio per gli artigiani veri ed i prodotti tipici. Qui un abile intagliatore del legno sta mostrando la sua abilità, mentre davanti a sè c’è già un pascolo alpino in miniatura affollato dalle vacche! Completo i miei acquisti, li porto in auto e torno alla fiera.

Cerco qualche scatto caratteristico, come questo cane, a guardia delle "sue" vacche. Secchio e spazzola sono serviti per "lustrare" le vacche, pulirle e strigliarle prima della sfilata davanti ai giudici. Ci sono animali di tutte le taglie ed anche molto diversi tra di loro. So poco sullo standard di questa razza, ma mi sembra che certi capi differiscano parecchio gli uni dagli altri, sia per taglia, sia per colore del mantello.

Mi fermo stupita a guardare questo animale (ho cancellato io nella foto il nome dell’allevatore): non solo è scheletrico, ma presenta persino delle piaghe sulle anche. Perchè portare alla fiera una bestia così? A parte il fatto che… se sta male, dovrebbe essere curata. Se invece è arrivata alla fine della sua carriera, sarebbe meglio venderla e porre fine alla sua sofferenza.

Continuano le valutazioni, gli animali vengono fatti mettere l’uno accanto all’altro e così compongono una bella sfilata davanti all’imensa fetta di toma valsesiana che svetta sulla fiera. Spero che la numero 99, quella della foto precedente, non sia stata portata nel ring per la valutazione!!

Non solo vacche Brune, come vi dicevo, anche se la valutazione è riservata solo a quella razza. Nell’altra parte della fiera ci sono invece asini, cavalli, ma niente pecore e niente dimostrazione di tosatura, come invece avevo letto su qualche depliant. Mancano anche le capre, se si fa eccezione per gli animali di una sorta di "fattoria didattica", dove infatti vengono fatte attività con i bambini per avvicinarli al mondo dell’allevamento.

Ovviamente questo non è necessario per i figli degli allevatori, infatti sono molti i giovani e giovanissimi che conducono le vacche davanti alla giuria, tenendoli per la cavezza. Altri ragazzi e ragazzini invece aiutano genitori, nonni, zii a portare il fieno e distribuirlo davanti alle file di animali legati.

I premi ricevuti vengono esposti in bella mostra accanto agli animali. Ma ormai la fiera si sta svuotando, tutti si dirigono verso le tavolate, quelle ufficiali dell’organizzazione e quelle degli allevatori. Alcuni degli amici hanno già lasciato la fiera, ma vengo invitata dalla famiglia Bonetta, che avevo conosciuto quest’estate in alpeggio

E così eccomi di nuovo in una bella tavolata allegra, dove si canta alla fine dell’ottimo pranzo abbondante. Finalmente è stata l’occasione di conoscere qualche "amico di Facebook" e trasformarlo in un volto reale… Solo che il tempo vola ed il viaggio di ritorno è lungo, così è già arrivato il momento dei saluti.

Attraverso ancora una volta il campo della fiera, qualche ultimo scatto agli animali che attendono pazientemente il momento di tornare alla stalla o al pascolo, mentre il cielo sta diventando di nuovo più scuro. Pioverà? Speriamo che tutti riescano a finire in allegria la fiera…

Una curiosità? Queste capre cachemere in uno dei box all’ingresso della fiera. Certo che bisogna pettinare a lungo per ottenere un maglione… Forse così si può capire il prezzo di certi capi di abbigliamento! Una bella fiera, certo, ma comunque pensavo qualcosa di più. Forse la colpa è stata del tempo, dell’allevatore che ha venduto il gregge e quindi non ha portato le pecore alla fiera, delle "solite" bancarelle che ormai io sono stufa di vedere a tutte le fiere in tutte le valli (ma non vale solo per le fiere zootecniche, è una cosa in generale).

Nuovi e vecchi amici

Vari impegni di lavoro e piacere mi porteranno in giro per il Piemonte (e non solo) nei prossimi giorni. Chi verrà sabato a trovarmi alla Fiera di Oropa? Per lasciarvi ancora qualcosa da leggere e da guardare, vi propongo alcune immagini che mi hanno gentilmente concesso nuovi e vecchi amici incontrati su Facebook. Lo so, io ero quella che diceva che non intendeva iscriversi… alla fine ho ceduto e lo sto usando anche parecchio. Come tutte le cose, c’è del buono, basta usare con intelligenza!

Su FB ho ritrovato amici che seguono il blog, come Ruggero, con il quale ogni tanto avevo scambi via e-mail e che ho incontrato dal vivo al Passo Crocedomini poco meno di un mese fa. Dal suo album ho preso questa meravigliosa foto scattata in Valchiavenna, a Gualdera. Magari ad uno sguardo superficiale non vi accorgete di nulla, ma… guardatela bene!

Finalmente ho avuto le foto delle pecore di Francesco… era da questa primavera che mi diceva di dovermele mandare, ma qui ho pututo fare self-service dal suo album Fèye. Della Val d’Aosta conosco poco, sia come territorio, sia come tradizioni di allevamento (che pure sono più che mai vive, per fortuna! Basta vedere già solo quanti sono i giovani che si incontrano on-line…). Questa pecora ha anche un nome, si chiama Bianchina.

Altro scatto del gregge di Francesco, che devo ringraziare per due motivi. Uno lo scoprirete presto, l’altro… è un’idea che mi ha messo in testa l’altra sera. Ed io sono pericolosa, molto pericolosa, quando un’idea inizia a girarmi in testa! Vedremo…

E’ un’idea che ha a che fare con i giovani… e pensavo proprio a tutti questi giovani appassionati che qui attraverso FB possono tenere i contatti con amici, a volte lontani, ma con i quali condividere l’amore per la montagna, l’alpeggio, l’allevamento. Come Maura, che avevo conosciuto da bambina quando andava a far visita al Pastore e che qui ha un album intitolato: "Una vita, una passione".

Oppure Alex, che prossimamente andrà a far visita a Fulvio su in Val Chisone. Anche il suo album si chiama "La mia passione", ed in molte foto lo vediamo con le sue capre. Alex si descrive come "un ragazzo semplice a cui piace lavorare molto" e… come non si fa a lasciarsi scappare un sorriso di gioia, di fronte ad una frase del genere? E’ bello sapere che i giovani non sono solo noia, pretese, poca voglia di fare e tutte quelle cose che si mostrano generalmente parlando delle nuove generazioni. Merita parlare, di questi giovani, merita eccome! E non ci sono solo loro, ma molti altri che avremo modo di incontrare in altre occasioni anche su queste pagine.

C’è poi chi, attraverso FB, mi spedisce foto da pubblicare sul blog, come questo scatto ai Laghi di Sagnasse (Valli di Lanzo) che mi manda Bruno. Sempre lui mi ha consegnato una busta di foto che prima o poi passerò anche allo scanner per proporvele su queste pagine…

Questa invece è un’immagine della Fiera di Pramollo e fa parte dell’album di Paola dedicato a questo evento. Quante altre foto mi avete mandato/segnalato… Poco per volta e le condividerò con quelli che leggono il blog e… come facevo io, dicono che su Facebook loro non ci saranno mai!

Incontri in alpeggio

La scorsa settimana ero nel Parco dell’Orsiera, insieme ad un gruppo che… cercava i lupi, ma era anche interessato a parlare con il pastore e sentire le sue opinioni in merito. Così come c’è chi non vuole assolutamente sentire ragioni sulla ricomparsa naturale del lupo sulle Alpi piemontesi, dall’altra parte c’è anche chi afferma: "Lupi, lupi… Non è che ce ne saranno poi così tanti! Più che altro saranno cani."

Esserci, i lupi, ci sono… Infatti il gruppo che era al Rifugio Selleries ha messo delle "trappole fotografiche" e, sulla stessa strada che, di giorno, vede passare decine e decine di escursionisti, di notte ha filmato il passaggio di questi due lupi.

Anche Clà è stata in Val Chisone, ma sull’altro versante. E’ tornata nel vallone dove, lo scorso anno, eravamo andate a far visita al Pastore. Lui però quest’anno è altrove… Speriamo che, sulla montagna che lo ospita quest’anno, ci sia erba buona, così che non debba lamentarsi ancora una volta.

Nei pressi delle baite c’era tutta la fattoria! Questi anatroccoli, per esempio… Ma la vita d’alpeggio è questa, quando si lascia la pianura, in cascina non resta nessuno, salgono tutti e si chiudono le porte fino al rientro, in autunno.

"Abbiamo trovato una mandria, un paio di pecore (malconce), una capra, una decina tra anatroccoli e ochette che sguazzavano nella pozza antistante la baita, qualche gallina e galletto ruspanti, un paio di cavalli, un asino, qualche cane… insomma una fattoria!!!". Ed ecco infatti le vacche, belle pulite, al pascolo nell’erba verde…

L’ultimo scatto di Clà ritrae gli equini, credo che il bimbo di spalle sia quell’Alessandro di cui mi racconta, l’unico che ha parlato con loro, visto che il resto della famiglia probabilmente aveva amici in visita.

Serpillo invece ci manda qualche immagini dal Vallone di Vassola, con un alpeggio particolarmente malandato… Siamo all’Alpe Vassola di Sotto.

Qui si vede un po’ meglio la precarietà della sistemazione, e purtroppo sappiamo bene che situazioni del genere, in tutte le vallate, esistono ancora. Ricordatevi che aspetto da tutti voi foto di alpeggi, a documentare come sia la realtà attuale, nel bene e nel male.

Serpillo ci manda ancora anche questa cagna che aspetta il margaro a lato della strada. Per tutti quelli che me l’hanno chiesto… la mia gamba sta bene, ha delle meravigliose colorazioni tra il violaceo ed il nerastro! Com’è che si dice? A l’è ‘l mestè ch’a vintra (scusatemi la grafia piemontese, probabilmente errata. Traduzione: è il mestriere che entra).

Sulle tracce del lupo… e del pastore!

Sono stata in Val Chisone, al rifugio Selleries, per incontrare un gruppo del CSDL (Centro per lo studio e la documentazione sul lupo). Nella sera di giovedì ho proposto immagini e riflessioni sulla pastorizia (specialmente quella nomade) e sulla "convivenza" con il lupo. Ancora una volta ho avuto la conferma del fatto che, ragionando e spiegando le cose, è possibile dialogare con chi si occupa di lupo, ma ha anche a cuore l’ambiente, la montagna a 360°, uomini e pastori compresi! Un grazie in particolare a Duccio Berzi, organizzatore del campo, ed a Luca Giunti, guardiaparco del Parco Orsiera-Rocciavrè.

Mentre ci si organizzava per i giorni a venire, ne ho approfittato per far visita al vicino alpeggio del Selleries. Le vacche stavano rientrando alla stalla per la mungitura serale. Fredino, il margaro, era nel fondovalle per la fienagione, la moglie ed il figlio sbrigavano i vari lavori ed intanto mi raccontavano come, da quando erano arrivati qui una decina di giorni prima, quotidianamente ci fosse almeno un temporale, anche molto violento.

Le vacche indugiavano all’esterno, l’aria era fresca, in pianura avevo appena lasciato una giornata torrida, ma quassù l’ennesimo temporale aveva regalato un po’ di sollievo. La sera, in alpeggio, mi è sempre piaciuta, il sole che tramonta, quel senso di calma… nonostante i lavori da fare, il silenzio ed il suono dei campanacci. Qualcuno, di notte, faticherà a dormire proprio per questo "rumore anomalo", che a me invece ricorda le estati passate, altre montagne, un’altra vita.

Pare proprio che si aspettino di essere fotografate! Qualche scatto, un primo piano, poi è ora di andare verso la mungitura. Lascio Paola e suo figlio ai lavori serali, non senza averli invitati al rifugio per la proiezione, poi mi dedico alla ricerca del pastore. Già, volevamo passare la giornata con Fulvio, l’indomani, ma sembra impossibile riuscire a conttattarlo, purtroppo. Ricorro allora ai servizi di "radiopecora", fino a sapere all’incirca dove potrebbe essere.

L’indomani ci mettiamo in cammino, proseguendole chiacchiere della sera prima. E’ un gruppo eterogeneo, ci si racconta vicende della propria vita, si parla di montagna, di piante, di pastorizia, di lupi, di asini… Fa caldo anche quassù, le nuvole e le nebbie salgono verso l’alto, non ci sono garanzie di tempo stabile. Finalmente si riesce a parlare con il pastore, è più in basso di quel che si credeva. Il cammino sarebbe lungo, troppo lungo… Bisogna attraversare un vallone che prevede alcuni passaggi obbligati. Qui i sentieri sono pochi e non molto frequentati, abbandonarli sarebbe rischioso. Alla fine ci si divide, vengo investita del ruolo di "guida" per chi vuol proseguire almeno verso la vetta e si rimanda ad altro momento la visita al pastore.

Il tempo peggiora, si spera di riuscire a raggiungere la cima del Robinet (2.679m) senza prendere pioggia, anche perchè l’ultimo tratto del sentiero è incerto, ripido, tra rocce instabili e ruscellamenti d’acqua. Avevo promesso che lì avremmo visto gli stambecchi e la fortuna mi aiuta! Proprio dietro la cappella, tra la nebbia, si intravvedono delle sagome di due femmine.

Sbuca anche un piccolo dell’anno precedente. Ci sbizzariamo con le foto: nessuno aveva la pretesa di vedere il lupo (lungo il sentiero però abbiamo trovato un escremento che potrebbe appartenergli), ma qualunque esponente della fauna selvatica è interessante da osservare. In fondo queste sono poi delle capre… E non sembrano nemmeno così selvatiche!

Ci si avvicina sempre più, non serve nemmeno lo zoom… Ma poi ciascuno prende la sua strada, gli stambecchi scompaiono tra le rocce, noi mangiamo velocemente e scendiamo a valle, inseguiti dal "solito" temporale, che ci raggiungerà nei pressi di un provvidenziale bivacco al Lago del Laus. Lupi niente, pastori nemmeno!

Questi sono posti selvaggi, qui talvolta è persino difficile andare al pascolo, i metodi "teorici" di difesa dal lupo non sempre sono applicabili. Incontriamo anche un gruppo di capre. Sono "famose" in questa valle, saranno 15 anni che si aggirano su queste montagne, c’è un enorme becco bianco e 5-6 capre, ma nessun capretto. Sopravvivono agli inverni ed al lupo, anche se bisognerebbe abbatterle affinchè non possano accoppiarsi con gli stambecchi. Infatti una possibilità remota che ciò possa accadere esiste e non sarebbe auspicabile.

Quando riparto dal Selleries, dopo i saluti, due chiacchiere ed un po’ di ricotta fresca acquistata all’alpeggio, il cielo si sta ripulendo dalle nuvole e non c’è così tanta voglia di tornare in pianura. L’alpeggio di Fulvio è ancora deserto, i pascoli sono di un bel verde brillante, passerà ancora un po’ prima che il gregge arrivi qui. Mi mancano le pecore, ho bisogno di vederle… e allora decido di fare una deviazione sulla strada del rientro.

Non è difficile trovare il pastore, adesso! Fulvio sta sorvegliando il gregge proprio lungo la strada sterrata. Uno dei cani da guardiania, un cucciolone, si allontana dalle pecore e risale verso di noi. "Non so se verrà un buon cane, ogni tanto va dove vuole, ma magari deve solo imparare…". Parliamo del lupo, che ha già colpito un altro pastore più su nella valle. Guardiamo verso l’alto: "Pascoli buoni, lassù, ma alla fine non li mangio. Dovresti metter su 200 pecore, non di più, lasciarle da sole ed andare a portare il sale una volta alla settimana. Se vai lì con tutte, le prime passano, poi iniziano a buttar giù pietre e si ammazzano. Ma se le metti da sole… il lupo fa festa. Dicono che ce ne sono 5, in questo vallone."

Spero che, nei prossimi giorni, il gruppo riesca a far visita a Fulvio e chiacchierare con lui a riguardo di difesa, attacchi, problematiche. Intanto noi parliamo di altri pastori, multati lungo il cammino della transumanza, affrontiamo vari pettegolezzi pastorali, ci si scambia le notizie apprese in questa e quella valle. "Fa certi temporali… l’altro giorno il fulmine ha ucciso tre vacche al Muret!".

Le pecore intanto pascolano a testa bassa: per i prossimi giorni è previsto caldo, grande caldo, e le mosche saranno il tormento principale. Per quanto possano esserci problemi quassù, mi mancano le giornate al pascolo, l’alpeggio, vedere il gregge, seguirlo dalla mattina alla sera, veder nascere gli agnelli, seguire la traccia delle pecore sui versanti ripidi, mi manca l’odore della lana…

E’ ora di ridiscendere, tra poco i pastori ricondurranno il gregge al recinto. Più in basso invece ci sono le pecore degli agnelli, nei pressi delle vecchie baite, dove c’è l’acqua affinchè possano bere. La mia strada porta altrove, in altre valli, su altre montagne, in altre regioni, ma sempre sulle tracce dei pastori.

Arriva l'estate

Era l’ultimo giorno di primavera. Nella notte era capitato di svegliarsi… o perchè si aveva troppo caldo, avendo esagerato, tra sacco a pelo e coperte, o perchè qualche pecora scuoteva la testa, facendo risuonare la campana. Qualche belato di un agnello, la risposta della madre. Forse una capra era pure salita sul tetto. Ad un certo punto era stata la pioggia che batteva sulle lamiere a dare la sveglia, ma fuori era ancora troppo buio. Si aspettava che fosse il pastore a dare il buon esempio, alzandosi per primo.

"Che giornata di m…", questo era stato all’incirca il suo buongiorno, dopo aver alzato la tendina per guardare fuori. Alle sette del mattino eravamo tutti in circolazione intorno alle baite, mentre le pecore erano ancora in gran parte sedute. Qualcuna si guardava intorno, quasi a chiedere perchè… Perchè faceva così freddo? Perchè c’era la neve appena sopra alle baite? Per fortuna il comignolo iniziò subito a fumare, un posto caldo c’era, accanto alla stufa.

Il cielo non prometteva nulla di buono, anche se il sole filtrava dalle nuvole. Dopo colazione, ciascuno si occupò di qualcosa: in due partirono per risistemare al meglio i tubi dell’acqua, altri badavano agli agnelli, controllavano che avessero poppato e che fossero vicini alle madri, e c’erano anche alcuni nuovi nati, venuti al mondo proprio in quella notte di maltempo. "Alle 10:30 mettete su il paiolo!", aveva detto Beppe prima di partire a controllare i tubi dell’acqua. Di certo era il giorno giusto per la polenta!

Appena sopra alle baite, c’era questa femmina di camoscio con il suo piccolo. Erano stranamente fermi e quasi si lasciavano avvicinare. Lei continuava a chinarsi a terra, sembrava leccasse qualcosa. Appena cercavo di andare verso di lei, scappava appena qualche passo più in là, ma poi tornava a quel monticello di terra. Più tardi lì avrei trovato la terra raspata e leccata, era il posto dove lo scorso anno i pastori avevano dato il sale alle pecore.

Il gregge non accennava a muoversi, la notte era stata difficile, la giornata sarebbe stata lunga… Così potevo aggirarmi indisturbata, a scattare foto ai soggetti più fotogenici. Come questa buffa capra dalle lunghe orecchie che ruminava con gusto. Il pastore dice che è di razza Ionica, ci sono anche due caprette che le assomigliano, probabilmente sue figlie? Mi sono dimenticata di chiedere informazioni in merito!

C’era anche questa pecora elettricista, che aveva scelto come punto di osservazione il pilastro del palo della linea elettrica, così poteva guardare dall’alto le sue compagne, mentre il tempo evolveva rapidamente, passando dalla tormenta a qualche timido raggio di sole. L’aria restava fredda e, sulle montagne dello spartiacque con la Val Chisone, stava ancora nevicando.

Il gregge attendeva tempi migliori per ripartire al pascolo. Le pecore erano concentrate sul sentiero, per avere un posto più comodo ed un po’ più in piano. Il poco sole che era spuntato non riusciva ancora ad asciugare la loro lana, ma aveva già fatto sciogliere parte di quella spruzzata di neve caduta nella notte.

Guido aveva fatto risalire gli asini, prima di tirare un filo che impedisse loro di scendere verso i pascoli più ripidi. Visto che il maschio era salito fin verso le baite, perchè non approfittarne per una foto? Ma si lascerà salire in groppa? L’asino si presta senza protestare, addirittura si mette in posa… e così ecco una foto di gruppo con Claudia, Guido e Cristina.

Di salire verso il colle, con questo tempo, non se ne parla. Così seguo un sentiero che taglia via in piano e va verso la cascata. Appena girato il costone, l’erba è più bassa, in alcuni punti la neve è appena sciolta, qua e là fioriscono i rododendri, ma soprattutto sono gli smottamenti ad essere impressionanti. In vari punti la montagna è fessurata, grosse zolle sono scivolate verso il basso. Solo in qualche caso si è davvero innescata la frana, portando a vista la terra e le rocce, altrove ci sono queste spaccature larghe una spanna o poco più, che fanno temere per la prossima pioggia, specie se intensa come quelle dei giorni scorsi.

Sulle rocce sopra alle baite fa capolino anche una giovane femmina di stambecco. Ormai siamo tutti intorno alla stufa, ha ripreso a piovere, la nebbia va e viene, le pecore stanno pascolando vicino alle case, si spera che non si allontanino, proprio adesso che è ora di pranzo e che tutti vorrebbero sedersi a tavola senza preoccupazioni.

Tutti vorrebbero andare vicino alla stufa a girare la polenta. Guido dà il cambio a Beppe, non c’è più nessuno che abbia scarponi o pantaloni asciutti. La trippa e lo spezzatino sono stati fatti scaldare, si aspetta solo che arrivino quelli che erano scesi a recuperare un’asina ed a fare un altro carico per la teleferica. Si mangia con gusto, è tutto buonissimo, l’atmosfera è rilassata, ma non si scherza più come la sera prima. Sarà il tempo? Sarà quest’ultimo giorno di primavera così freddo? Sarà che sta iniziando davvero la stagione di alpeggio? Gli amici presto scenderanno, lassù resteranno solo i pastori e non è detto che qualcuno vada a trovarli, nelle giornate fredde ed uggiose.

Ancora quattro chiacchiere dopo pranzo, prende sonno, la digestione, il caldo della stufa… Le pecore sono tornate vicino all’alpeggio, c’è di nuovo la nebbia, quando si inizia a scendere verso il basso. Nel fondovalle sembra faccia un po’ più bello. Un saluto a tutti, un arrivederci, magari quando il gregge avrà poi passato lo spartiacque e sarà sui pascoli di Malciaussia.

Inizia a gocciolare quando ormai siamo nei pressi di questo alpeggio: le vacche sono appena state condotte al pascolo e lassù, al limite delle nebbie, si intravvede appena anche il gregge, che poco dopo si allargherà sui pendii ripidi ai confini con il cielo. Tempo di raggiungere la macchina e piove a dirotto. Nel fondovalle è tutto deserto: un po’ il tempo, un po’ la partita alla TV. Il termometro della macchina segna 12°C a Chianocco, forse allora era giusto, quello appeso fuori dalle baite, che segnava 4°C… Buona estate a tutti i pastori e margari lassù nelle valli.

Montagna viva in Val d'Angrogna

Capita di avere un paio d’ore da far passare, tra una mattinata di lavoro ed una riunione convocata per il tardo pomeriggio. Perchè tornare a casa, per poi ripercorrere la stessa strada una seconda volta? Potrebbe essere una buona occasione per fare due passi, anche se in solitaria, un buon modo anche per meditare sulle vicende personali…

E così, in una giornata con il tempo meno bello di quel che speravo, mi trovo ad avventurarmi su per antichi sentieri in una vallata laterale della Val Pellice. Dai 1000-1100 metri in su ci sono ancora chiazze di neve, che diventano uniformi poco più a monte, specialmente nei versanti esposti a nord. Non è ancora stagione per salire in alpeggio, però anche quest’anno sembra ci sia un bel po’ di neve che, sciogliendo, garantirà l’erba dei pascoli per i primi tempi. Qualche fiocco di neve, o meglio, granuli di pioggia gelata, inizieranno a cadere di nuovo anche nel primo pomeriggio.

Ad un certo punto, sul muro di una delle tantissime baite che incontro, c’è questo curioso cartello che, in un certo senso, ha anche a che fare con gli argomenti trattati in questo blog. Ma forse lo spiritoso abitante di questa casetta non faceva riferimento proprio solo ai bovini, nel momento in cui ha realizzato ed appeso questo cartello che rievoca le antiche "Stazioni di Monta Taurina"!!

Mentre in alta valle sembra stia nevicando, risalgo sull’altro versante, verso le frazioni più abitate. Si sente già qualche scampanellio, si vedono animali al pascolo, e nell’aria c’è un buon profumo di letame "naturale", che proviene dalla numerose piccole stalle che si intravvedono qua e là tra le case. C’è un gregge di capre, c’è questa vacca solitaria ed un po’ nervosa, che va avanti ed indietro tra i fili, muggendo e sbuffando, e che pare volermi venire incontro quando mi avvicino per fotografarla.

Altri sentieri tra i boschi, ed arrivo in una frazione dal nome curioso di Buonanotte, dove mi sento inspiegabilmente osservata mentre passo tra le case. Una strana testa fa capolino dietro ad una recinzione, non oso avvicinarmi troppo, ho paura che il lama tenga fede alla sua fama ed io mi possa trovare bersagliata da uno sputo. Chissà se è lo stesso che avevo immortalato insieme ad un pastore proprio in un alpeggio di questa vallata?

Ci sono pecore poco più a monte e… il richiamo è irresistibile. Questo ed altre piccole greggi sono chiusi tra le reti qua e là nelle chiazze di verde sulla montagna. A ben guardare ci sono pecore un po’ dappertutto. D’altra parte com’è che si dice, da queste parti? Traduco dal patois, comunque c’è un detto che recita: "Quando ti senti perduto, attaccati al lanuto", cioè alla pecora, salvezza per ogni problema. Eh, la malattia per le pecore…

Anche più in là, vicino a delle case in pietra, c’è un altro piccolo gregge. E un altro là, ed un altro ancora… L’erba è verde, ma bassa, le temperature non sono ancora salite un granchè, ma gli animali pascolano all’aperto, probabilmente felici di tornare alla dieta fresca, dopo mesi e mesi di fieno in stalla.

Mi avvicino ad un altro gregge, penso a quello che mi raccontava il Pastore, originario di queste parti… Da bambino aspettava sempre con ansia che sciogliesse la neve, per andare finalmente a vedere le prime chiazze di erba che saltavano fuori. Adesso l’erba c’è, l’inverno è passato, poco per volta le greggi saliranno verso quello montagne che adesso sono ancora innevate, anzi, dove in quel momento stava proprio nevicando!

La pecora nera mi guarda, davanti alle sue compagne. Forse ero venuta qui per camminare, distrarmi, non pensare a certi problemi… e poi invece mi ritrovo tra le pecore, sono loro ad avermi "chiamata", mentre camminavo sul versante opposto avevo visto le chiazze bianche, i recinti, e non avevo potuto resistere. E’ una sensazione strana, mi ricordo quando avevo iniziato a scrivere "Dove vai pastore?", e mi capitava di non riuscire a stare tanto tempo lontano dalle pecore, così tornavo a trovare i miei amici vaganti, su in montagna, e poi lungo le valli, e poi in pianura…

Tenere bene le pecore

Nella gran parte dei casi, su questo blog riesco a presentarvi foto di "belle pecore". Intendiamoci, ciascuno ha le sue preferenze per quello che riguarda la razza e l’aspetto dell’animale (orecchie, naso, biellesi o bergamasche, sambucane o roaschine, sarde o…). Io però sto parlando di animali in forma, ben tenuti, sani, grassi. Certo, in un gregge ci può sempre essere qualche animale più vecchio degli altri, oppure qualcuno che sta male, sofferente per un malanno temporaneo o invece vicino alla sua ultima ora. Però un buon pastore gli animali li tiene bene, si sacrifica per loro, gli piange il cuore se alla sera per qualche motivo deve "chiuderle vuote", cioè deve farle entrare nel recinto senza che si siano saziate pascolando.

L’altro giorno, rientrando da una serata di presentazione del libro, ho visto in una stoppia di mais un piccolo gregge. Non piccolissimo, ma non arrivava a 300 unità. Insomma, un gregge che non ti da da vivere, il proprietario sicuramente ha qualche altra entrata, che sia la pensione, che sia un altro mestiere. Non ho potuto resistere, ho deviato, parcheggiando in una stradina che fiancheggiava il campo, e mi sono avvicinata a piedi.

Le pecore si sono avvicinate alla rete, guardandomi con curiosità. Sembravano nutrire qualche speranza sull’apertura delle reti, per andare al pascolo, visto che la mattinata era ormai inoltrata. La prima cosa che si notava era la lana: lunga, stopposa, sicuramente non tosata da tempo. E poi i lineamenti, diversi da quelli delle pecore che solitamente vi mostro. Assomigliavano a certe pecore che avevo visto in delle foto storiche, qui non si sono operate grosse selezioni per migliorare la razza.

Non c’era poi bisogno di entrare nel recinto per vedere che molti animali avessero dei problemi di vario tipo. Uno dei più evidenti era la rogna, malattia della pelle che fa sì che la lana si stacchi a ciocche e la pelle si lesioni. Gli animali si grattano per il prurito, arrivando anche a ferirsi, presentando poi vaste chiazze sanguinanti. Non è difficile curare questa malattia, basta fare agli animali un bagno con dei prodotti particolari. In questo caso bisognerebbe sottoporvi tutto il gregge, non solo gli animali che manifestano il problema in modo più evidente. E poi le pecore andrebbero tosate almeno una volta all’anno. Ultima annotazione: questo gregge sicuramente si sposta sul territorio e quella è una zona dove transitano diverse greggi vaganti, pertanto c’è anche rischio di trasmissione della malattia. Come mai la rogna non è una patologia che venga tenuta sotto controllo? Non è pericolosa per l’uomo e non causa la morte dell’animale, ma sicuramente influisce sul suo benessere. Qui il sito dei servizi veterinari svizzeri, dove è chiaramente detto che è contagiosa. Oltre che tra di loro, gli animali possono essere contagiati da selvatici affetti da rogna (caprioli, cervi, mufloni).

Anche ieri ho visto animali non proprio ben tenuti. Alle alte quote gli alpeggi sono ancora silenziosi e la neve copre la gran parte dei pascoli. Il manto nevoso non è consistente come nello scorso anno ed in questi giorni in cui finalmente splende il sole, le temperature sono abbastanza elevate, infatti un po’ ovunque scorrevano ruscelli intorno ai quali già si aprivano delle chiazze di suolo.

Le pecore le ho incontrate ovviamente a quote inferiori. Un piccolissimo gregge, che pascolava l’erba quasi inesistente tra le chiazze di neve. Anche questi animali presentavano i sintomi della rogna, ma non ho potuto avvicinarmi: loro scappavano spaventati, e poi è intervenuto l’anziano pastore, per nulla socievole, mandando il cane affinchè io non potessi andare vicino. Ho provato una battuta in dialetto, dicendo che era ancora un po’ presto per andare al pascolo, ma non ho ricevuto risposta. Uno potrebbe pensare che un piccolo gregge sia più facile da gestire che non uno di grandi dimensioni, ma purtroppo spesso si incontrano miseri animali allevati in qualche borgata sparsa sulle montagne.

Qui vedete la stalla ed il fienile di questo gregge… ed è ancora una sistemazione di lusso, perchè mi è già capitato di vedere vere e proprie spelonche buie ed umide, con lo strato di letame sul pavimento che sale, sale, fino a quando gli animali si trovano a contatto con il soffitto. Certo, anche questi allevatori hanno la passione per le pecore, ma mi domando perchè non intervenire almeno a curare la loro salute, per avere la soddisfazione di vedere animali belli!

Varie segnalazioni

Un po’ di appuntamenti ed altre notizie che mi fa piacere segnalarvi. Iniziamo con la prima presentazione del 2010 di "Intelligente come un asino, intraprendente come una pecora" a Pinerolo il 30 gennaio (Sala del Cavalieri, ore 16:00), nell’ambito della mostra "Biodiversità delle praterie alpine nelle Alpi Occidentali" organizzata dal WWF. Qui invece potete leggere tutte le altre date e sedi delle presentazioni che seguiranno, in Piemonte e non solo.

Ad Ardesio (Val Seriana, BG), si terrà la festa "La Scasada del Zenerù", 30 e 31 gennaio 2010.

Per avere maggiori informazioni sulla festa, sul convegno e le attività correlate, consultate il sito della ProLoco. Vi anticipo già che, la settimana successiva (6-7 febbraio), sempre qui si terrà al Fiera delle Capre e… ci sarò anch’io. A presto con i dettagli.

Un paio di altre segnalazioni: già citati altre volte, vi invito a visitare il blog di Luca e Flavia, con le loro vere vicende di vita in montagna (siamo in Svizzera), quello di quasipastore, che ci mostra un’allegra caseificazione con gli amici, ed infine quello di valtellinese84, che ha vissuto una bella esperienza in alpeggio la scorsa estate grazie a LavoroInAlpeggio ed adesso ci narra con delle bellissime foto la storia dei suoi monti. Il blog si chiama Abitavamo la Montagna.

Eva e suo marito, dalla Svizzera, erano stati in Piemonte qualche tempo fa, per visitare alcune realtà pastorali. Adesso hanno aggiornato il loro sito e terminato anche le traduzioni in Italiano. In attesa di andarli a trovare, una visita virtuale alla loro azienda qui.

Su ruralpini, tra le tante notizie e spunti di riflessione, la storia di una capra di 16 anni e cosa vuol dire avere un animale così.

Concludiamo con un libro, che ci segnala direttamente il suo Autore, Rocco Giorgio. Si intitola "La Podolica" e lascio a lui le parole per presentarcelo. "Il mio recente libro fotografico dal titolo "La Podolica", casa editrice Grafie di Potenza, consiste in una raccolta di foto che rappresentano il “modus vivendi” di questa stupenda creatura nel suo habitat naturale, la “terra dell’osso”, con cui si mimetizza  adattandosi, in modo silenzioso ed austero, ai ciclici cambiamenti che scandiscono il susseguirsi delle stagioni.
E’ la rappresentazione di una natura che, in tempi di forte revisione dei processi produttivi, propone al progresso, all’agricoltura ed all’uomo un nuovo  patto per guardare avanti e con speranza.
E’ l’immagine di una zootecnia che comunica alla società la forza dei suoi valori, conquista con il fascino dei suoi colori, rasserena con la sua semplicità.
Questa raccolta di foto, alcune inedite e altre già utilizzate per allestire varie mostre in Basilicata, Umbria e Germania, racchiude dieci anni di lavoro, durante i quali ho avuto modo di osservare e conoscere in profondità uno spaccato di società viva, con le sue passioni ed i suoi romanticismi, sorretti da un grande spirito di sacrificio.
" Per avere maggiori informazioni, contattare qui l’autore