Non ci ripagheremo mai le spese economiche, ma vieni ripagato in altri modi

In mezzo alla sempre maggiore spazzatura e disinformazione, resta una grande utilità dei social network quando ti permette di “incontrare” certe realtà. Poi sta a noi concretizzare il contatto e andare sul posto.

Sono arrivata a Bugliaga dentro a notte fonda, per fortuna Massimo, il marito di Licia, è venuto a prendermi con il mezzo adatto, perchè già raggiungere Trasquera era stato un po’ avventuroso. Imboccata la strada che sale a San Domenico, avevo visto allontanarsi quelle che, ad occhio, potevano essere le luci del villaggio. Salivo, salivo, il navigatore a casaccio diceva di girare a destra, quando sopra e sotto di me c’erano solo ripidi boschi e oscurità. Quando ormai pensavo di essermi persa il bivio, ecco la freccia. La strada si fa più stretta, sale, scende, passa in una forra su di un ponte che immagino molto alto. Poi però attraverso le frazioni sparse di Trasquera e, in una piazzetta davanti alla chiesa, aspetto Massimo. Il fuoristrada avanza senza problemi anche sul ghiaccio e mi deposita in un luogo da fiaba, che apprezzerò meglio all’alba del mattino dopo.

Siamo a Bugliaga dentro, a poca distanza dal confine svizzero, raggiungibile a piedi proseguendo lungo i sentieri. La vallata è quella del Sempione. Qui si sono trasferiti Licia e Massimo, hanno letteralmente cambiato vita e, dallo scorso mese di maggio, hanno anche aperto un agriturismo. “Siamo due medici di Bareggio (MI), zona a vocazione agricola, mio nonno aveva il caseificio e faceva il taleggio, mia zia aveva la latteria, mi ricordo che da bambina andavamo con il calesse a ritirare il latte.  Avevamo già l’idea di trasferirci in montagna, prima cercavamo qualcosa in Trentino, poi degli amici ci hanno detto di venire a vedere qui e ci siamo innamorati del posto. L’abbiamo preso nel 1999, siamo gli unici che ci vivono davvero. Quando nevica tanto si viene con le ciaspole o con gli sci. Subito non avevamo animali, però avevo chiesto ad amici di conoscere la gente degli alpeggi. Ho conosciuto Gemma, all’inizio non parlava, aveva vergogna, paura di esprimersi davanti a due medici. Ho girato per dieci giorni con lo zaino spostandomi tra gli alpeggi e ho iniziato a stare con gli allevatori. Pian piano ho imparato anche a fare il formaggio. Massimo nel 2000 ha smesso di fare il medico e si è messo a fare il falegname, lui si occupa soprattutto di ristrutturazioni, la parte artistica del legno. Abbiamo preso una stalla, Gemma ci ha intestato le capre, anche se di fatto continuava ad occuparsene principalmente lei. Poi abbiamo rilevato una delle greggi più “antiche” che c’erano qui. Adesso abbiamo 19 capre ed è il primo anno che ce ne occupiamo davvero noi in prima persona.

La loro non è una di quelle storie di romanticismo privo di senso pratico e concretezza, anzi! Hanno lavorato e stanno lavorando duramente per ridare vita a questo posto. “Le capre sono una parte del discorso nel recupero del luogo: i pascoli, il fieno, le strutture. Quando è il periodo del fieno, vedi tutti nei prati, così come quando si sparge il letame. Quando siamo arrivati qui 15 anni fa era tutto abbandonato e le ginestre erano più alte delle case. La gente dice “che bello qui”, ma è così perché c’è gente che ci vive, ci lavora e, soprattutto, ha gli animali, altrimenti non sarebbe così bello. Qui una volta era abitato tutto l’anno. Per vivere a 360 gradi la montagna devi avere gli animali, altrimenti fai solo il turista, il villeggiante, non hai il vero senso della vita in montagna.  Gli “ambientalisti” questo non lo capiscono, la necessità dell’allevamento per far vivere la montagna. Allevare significa necessariamente mungere e macellare. L’animale immagazzina l’energia dell’estate e te la ridà in inverno quando non c’è niente di fresco da mangiare: macellare è un dispiacere, ma è una necessità.

L’agriturismo non è pubblicizzato, non ha un sito, c’è solo su google.maps e sulla pagina facebook di Licia. Eppure il passaparola e la collocazione sugli itinerari escursionistici fa sì che pian piano il passaparola stia portando clienti. “Non avevamo idea di fare un agriturismo all’inizio, però adesso sono felice, stiamo creando un’altra idea di turismo. La gente del posto ci ha accettato, ci hanno aiutato e insegnato. Non vogliamo portare qui “la massa”, ma turisti che capiscano, apprezzino, condividano la nostra filosofia. La nostra attività non è un vero reddito, ma è indispensabile per recuperare e dare un senso a questo recupero. I formaggi e la carne li usiamo nell’agriturismo. Contiamo sulla qualità e non sui grandi numeri, anche sul “fare cultura” di un certo tipo. L’80% della clientela sono Svizzeri. Una cosa così se non hai soldi tuoi non la puoi fare, le “persone normali” non ci riescono. Noi tutti i nostri soldi li abbiamo messi qui, tanto non abbiamo figli.

Proprio quel giorno, le capre non si fanno vedere. Licia mi spiega che hanno un loro territorio, che sono sempre libere, venivano a farsi mungere mattino e sera, ma adesso sono gli ultimi giorni all’aperto prima di essere portate in stalla. C’è una piccola stalletta dove dovrebbe esserci il gregge, ma quando arriviamo noi ci sono solo le tracce del passaggio del gregge. Nel pomeriggio, quando sarò quasi a casa, mi arriverà un messaggio e delle foto da parte di Licia… ovviamente le capre c’erano, sono solo io che non ho avuto fortuna. Licia e Massimo temono un ritorno stabile del lupo, che manderebbe in crisi tutto questo secolare sistema di gestione della montagna, soprattutto oggi che non è più redditizio come un tempo.

(foto L.Rotondi)

(foto L.Rotondi)

Le capre di Licia sono Vallesane, autoctone di queste terre. Eccole nei giorni scorsi all’arrivo a Bugliaga dentro, per essere condotte in stalla. “Non hanno tantissimo latte, ma producono anche oltre le mie aspettative, poi è molto concentrato. D’autunno diminuisce la quantità, ma faccio quasi la stessa quantità di formaggio.” Un posto da fiaba, ma non sempre le cose sono facili in un luogo che può anche essere isolato in caso di maltempo. Poi una volta qui c’era tanta gente a tener viva e pulita la montagna, mentre oggi Licia e Massimo sono gli unici abitanti. “Sei sperso, lontano da tutti, ma fari certi incontri! Sta diventando un punto di aggregazione. Non ci ripagheremo mai delle spese economiche, ma vieni ripagato in altri modi.

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Segnalazioni

Rapidamente, oggi due segnalazioni giunte dagli amici.

Elena segnala questa pagina. Dal testo dell’articolo: “La Comunità Montana Lario Intelvese ha pubblicato un avviso esplorativo per la concessione del complesso immobiliare delle Alpi Orimento e Gotta, nei comuni di S.fedele Intelvi e Pellio Intelvi, finalizzata allo sviluppo di attività multifunzionali nel settore agrituristico. Con tale procedimento la Cm intende verificare l’eventuale disponibilità di soggetti interessati alla gestione multifunzionale e integrata dei due alpeggi, che distano tra loro soltanto un paio di chilometri, e raccogliere candidature e proposte per avviare successivamente un procedimento di selezione.” La scadenza è il 31 gennaio. Qui molti altri dettagli sul sito della Comunità Montana.

La manifestazione di interesse deve essere consegnata alla Cm Lario Intelvese (via Roma 9, S. Fedele Intelvi) entro il 31 gennaio 2012. Per ulteriori informazioni, e la presa visione dei luoghi, è possibile contattare Giovanna Leoni o Mario Spadoni, della Cm Lario Intelvese:  Tel 031.830 741, e-mail: g.leoni@lariointelvese.eu

Loris invece denuncia la chiusura alle greggi in alcuni Comuni del Veneto: “Dopo Godega di Sant’Urbano adesso anche Cordignano, Comune limitrofo ha chiuso il transito e pascolo alle greggi transumanti!!!!!!!! E pensare che mi hanno detto che pochi giorni fa Luca Zaia, nostro Governatore del Veneto, ha ribadito in un’intervista che la pastorizia va salvaguardata!!“. Bisognerebbe come minimo inondare di e-mail e lettere il Governatore affinchè intervenga realmente a tutela della pastorizia!

Altre montagne come questa… non le ho mai viste!

Sono tornata alla Gardetta per completare il lavoro. Era il mese di luglio quando ero passata di qua ed avevo incontrato Michele, ma all'epoca avevo solo scattato qualche foto, promettendo di farmi viva in un altro momento per l'intervista. Sono cambiati i colori, è cambiato il clima, ma quassù la bellezza del paesaggio può essere apprezzata in qualsiasi giorno, in qualunque stagione.

Michele è nell'agriturismo accanto alla baita, sta prendendosi un caffè, gli rubo qualche minuto per chiacchierare insieme, mentre turisti stranieri (Svizzeri ed Austriaci) stanno pranzando sui tavolini all'aperto. Nonostante le velature in cielo ed il freddo del mattino, adesso si sta bene al sole e non avrebbe senso pranzare al chiuso in un posto così. E' da 21 anni che c'è questo agriturismo: "E' stata un'idea della mamma, dobbiamo dire la verità! E' stato uno dei primi, in alpeggio. E a questa quota, poi… E' una buona integrazione di reddito, anche se però su di qua la stagione è breve. Luglio, agosto, un po' settembre, sempre che il tempo sia buono. Va bene che ci sono tanti stranieri."

Michele (classe 1988) è uno di quelli che, nello stereotipo medio, non corrisponde alla classica figura del margaro. Eppure lo è al 100%. L'avevo incontrato mentre mungeva a mano nei pascoli della Gardetta, adesso mi racconta che a lui piacciono tutti i lavori che questa vita comporta, ma sa anche ritagliarsi qualche momento extra. "Ogni tanto qualche giorno d'estate, e poi d'inverno, per andare a sciare. Quando vai via è per staccare, fare e vedere altro, visto che è già un lavoro che ti obbliga alla quotidianità."

Le soddisfazioni che questo mestiere dà ad un giovane come Michele sono quelle che sento ripetere in ogni intervista: "Quando ti nasce un vitello… Ma comunque deve essere il lavoro in sè a soddisfarti, come lo fai, come riesci a gestire il tutto, aveve ogni giorno davanti a te il risultato di quello che fai. Adesso come adesso riuscire ad andare avanti è già una soddisfazione." Non ha mai pensato di fare altro, già quando andava a scuola aveva ben chiaro in mente di continuare il mestiere di famiglia. "Altrimenti dovrei trovare un altro lavoro che mi dia le stesse soddisfazioni."

I problemi che ti inseguono fin qui in alpeggio riguardano il "resto del mondo". Anche se il telefonino non prende (ma basta andare poco oltre il colle), impossibile riuscire a non pensare del tutto alla burocrazia che incombe. "Anche il nostro lavoro sta cambiando, ma grossi miglioramenti non ne vedo. Continua e continuerà ad essere un lavoro manuale. Miglioramenti possono venire solo dal lato economico, contributi ed altro. Solo che si è buttato via troppo negli anni scorsi. Ormai si convive, con i contributi. E se venissero a mancare?"

Questo è un luogo di grande fascino per chi lo attraversa come turista, ma anche chi lo vive quotidianamente sa rendersi conto della fortuna che ha. "Altre montagne come questa non le ho mai viste! Uno quando è qui non ha nemmeno voglia di scendere, si sta tanto bene, qui… A volte vado fino a Marmora, fino ad Acceglio." I problemi però iniziano quando uno torna in pianura. La famiglia di Michele è famiglia di margari da generazioni e per loro vale ancora la consuetudine di "comprare il fieno", cioè cercare un luogo dove trascorrere l'inverno affittando cascina e stalla, acquistando fieno e pascoli per il bestiame. "Quassù e nostro, ma giù affittiamo. E' cambiato tutto, prima giù c'erano solo cascine e prati, adesso è sempre più difficile trovare una sistemazione."

Nonostante tutto, Michele afferma che la famiglia, specialmente la madre, avrebbe preferito che lui seguisse altre strade. "Così sono obbligati anche loro ad andare avanti qui." Ma a Michele piace quel che fa, dividendosi i lavori con il padre. "I formaggi continua a farli lui, io per adesso non li ho mai fatti, anche se a furia di guardare… Adesso abbiamo fatto l'Associazione del Nostrale, domenica ci sarà la festa proprio qui a Canosio. La burocrazia la seguo tutta io. E' tutto quello che c'è intorno a questo lavoro che stufa, non il mestiere in sè." A confermare la mia impressione iniziale, questo giovane del XXI secolo che a vederlo qui seduto al tavolo non ha niente di diverso dai ragazzi tedeschi e svizzeri che sono arrivati in bici, in moto, con il fuoristrada, sono le sue considerazioni generali sul mondo dei margari. "La gente purtroppo ha una bassa considerazione dei margari, ma è anche colpa di certi… Così poi si forma una figura tipo e c'è una classificazione bassa!". Ma i margari di oggi forse stanno cambiando, perchè ci sono giovani come Michele e come molti altri che ho incontrato in questi mesi. Il futuro di questo mestiere è anche legato ad una mentalità nuova, dove la passione si coniuga con uno sguardo sul mondo, l'amore per gli spazi sconfinati della montagna e la solitudine si alternano con il contatto con il pubblico ed il saper comunicare con le parole, i gesti ed il modo di porsi.
Per chi volesse saperne di più sull'Agriturismo La Meja, qui il loro sito.

Essere felici della propria vita

A differenza di qualche giorno fa, quando l'erba era come spaventata dalla nevicata del primo giugno, questa volta sono salita a Grand Puy in un tripudio di fioriture multicolori. Dopo aver rimandato più e più volte questo momento, finalmente sono andata ad intervistare Francesca.

E' una giornata di sole e vento, l'aria è limpida, a Grand Puy inizia ad esserci un po' di movimento, ma non tutte le case sono già state aperte. Mancano ancora tanti fiori, tanti gerani che invece mi ricordo di aver visto in estate. Comunque qui è sempre un bel posto e non c'è da stupirsi quindi se tra non molto ascolterò Francesca parlare con soddisfazione della propria vita quassù, a 1800 metri di quota, tutto l'anno, facendo un lavoro che piace, appassiona e dà soddisfazione. Seguo le frecce che portano all'Agriturismo L'Itialette, gestito dalla sua famiglia. "Aprire l'agriturismo proprio alla fine del 2005, giusto in tempo per le Olimpiadi, è stata una soddisfazione grandissima. Ce ne occupiamo io, mia mamma, mia sorella, ma lei d'inverno lavora anche agli impianti. Per la maggior parte riusciamo a dare roba nostra, dai formaggi al miele, dalle patate ai salumi. Poi la carne di maiale, agnello, capretto, le verdure. Le bestie le tengo qui, chi vuole vederle, le vede, ma non sono proprio attaccate a dove si mangia, così non danno fastidio a nessuno. La mucca piace se è a 50 metri e non senti l'odore. Ci va comprensione, grossi problemi con i turisti non li abbiamo mai avuti. Adesso vogliamo iniziare a collaborare con le colonie, un giorno o due la settimana. E' bello quando i bambini guardano a bocca aperta, sono le soddisfazioni dell'agriturismo, perchè insegni qualcosa."

Francesca sta andando a mungere i suoi animali, ma quel giorno si è fatto un po' tardi e così sono già al pascolo, non l'hanno attesa sotto la tettoia. Mi racconta delle difficoltà quando è venuto a mancare suo papà. "Si è trattato di prendere delle decisioni, è stata dura. Animali ne abbiamo sempre avuti, ma era lui che li curava. Io avrei voluto andare avanti a studiare, fare veterinaria dopo l'Istituto Agrario, ma dovevo scegliere, tutto non era possibile. Così ci siamo organizzate, io volevo andare avanti qui e questa è la strada giusta. Con 15 mucche non vivi, ma con l'agriturismo riesci a dare il giusto valore a quello che produci, sono stata favorevole fin da subito a questo, perchè mi consentiva di vivere e lavorare qui."

Non si può darle torto, specialmente in una giornata del genere. Però anche d'inverno, questa frazione è collocata in una posizione ottimale che niente ha a che fare con il fondovalle di Pragelato. L'esposizione è perfetta, le ore di sole sono maggiori, il panorama… Lo potete vedere anche voi! "Nell'inverno della grande nevicata ho preso la scelta di portare le bestie in stalla a Fenestrelle, perchè almeno erano tutte insieme. Prima usavo tre stalle qui nella frazione. Giù è più comodo e almeno nessuno si lamenta. Per il resto, anche d'inverno qui si sta bene. A me poi piace sciare, ho tanti amici, villeggianti che vengono su per la neve. D'estate frequento di più gente che fa questo lavoro, per gli orari che comporta… Tu puoi andare a fare cena quando tutti sono già in giro per locali. Ma d'inverno invece è diverso. Poi qui le Olimpiadi hanno portato tante cose positive, ad esempio abbiamo l'ADLS. Con le Olimpiadi sono arrivati dei servizi che in altre valli si sognano! Internet lo uso per tenermi informata, vedere se escono dei bandi che possono interessare, poi semplifica le pratiche, la burocrazia, puoi spedire le cose via e-mail. E Facebook… Sei sempre in contatto con altri, conosci ragazzi e ragazze che fanno il tuo stesso lavoro, capisci che siamo ancora in tanti, vedi le foto, è bello e utile".

Francesca torna più volte sul tema dell'istruzione, che per lei è fondamentale anche (e soprattutto) in questo mestiere. "Non essere andata all'università è il mio unico rimpianto. La scuola che ho fatto forse dal punto di vista pratico non mi ha dato poi così tanto, ma mi ha insegnato a cavarmela. Se sei ignorante non riesci a districarti con la burocrazia. Almeno un diploma è necessario anche facendo questo lavoro, altrimenti tutti ti abbindolano. E' finita l'era dell'allevatore ignorante che vive nel suo <<ho sempre fatto così>>. Ti devi evolvere, tenere aggiornato!". Non posso che dar ragione a Francesca, sono cose che ripeto da sempre ed ho anche scritto più volte. D'altra parte fa riflettere e non poco il fatto che Francesca fino ad ora sia stata una delle pochissime persone intervistate che non si sia lamentata della burocrazia, quella che invece è la bestia nera della maggior parte di tutti gli altri. Attenzione, non parlo di soldi, di spese, di tempi lunghi per i permessi, ma proprio solo della capacità di districarsi tra carte, uffici e persino saper cogliere delle occasioni vantaggiose che possono aiutare nello svolgere questo lavoro.

E' significativo che questi discorsi me li faccia una ragazza che vive a 1800 metri di quota in una frazione che potrebbe sembrare "dimenticata". Ancora una volta ho incontrato un giovane, una ragazza per di più, che mi fa sperare nel futuro, futuro della montagna e dell'allevamento. Pensateci, voi che volete seguire questa strada. Non sono i grandi numeri che fanno la differenza, ma la qualità e l'organizzazione dell'azienda. Ogni situazione ha la sua storia, ma quella di Francesca non è stata sicuramente una di quelle con la strada spianata fin dall'inizio, se pensate al fatto che in un momento sicuramente non preventivato la famiglia ha dovuto letteralmente decidere che fare.

Il latte schizza nel secchio, quel latte che diventerà tomini, formaggi freschi da inserire nel menù, ma anche creme e gelati. Solo una parte sarà formaggio stagionato, da servire magari in abbinamento con il miele delle arnie poco sotto. Lunga è la tradizione e la fama del miele di Pragelato, ma non è difficile immaginarne la qualità, con le fioriture multicolori che ci circondano.

Sulla qualità della vita da queste parti la dice lunga l'atteggiamento rilassato di questi animali. "Sono stata in Val d'Aosta, ma là l'allevamento conta davvero qualcosa, l'allevatore ha più peso, è più considerato, qui le esigenze dei margari che salgono sono calpestate. Anche la cura del territorio là è differente."

Quindici vacche, qualche capra e qualche pecora. "La prima vacca mia me l'hanno regalata per i 18 anni, una vacca scelta da me al Centro Sperimentale. Insieme a Turmenta i miei mi hanno regalato anche il primo rudun." La passione per gli animali è grande, Francesca e le sue vacche sono sempre tra le protagoniste di Miss Mucca, la manifestazione "turistica" che si tiene annualmente nel mese di luglio a Pragelato. "Quest'anno dovrebbe essere il 10 luglio."

Anche chi fa questo mestiere ha dei "capricci", e così Francesca si è comprata Chatillon, una reina. "L'ho presa due anni fa…". Scendiamo all'agriturismo, Francesca mi parla dei suoi progetti di vita e di lavoro per il futuro. "Su di qua l'unica strada è legata al turismo. Bisogna adattarsi al resto del mondo, non bisogna essere chiusi, ottusi e bigotti. A volte abbiamo problemi con quelli delle moto che ti passano in mezzo ai pascoli, ma in generale adesso la gente rispetta di più, non trovi più tanta immondizia sparsa, bottiglie rotte, scatolette."

Un'altra mentalità

C'è un filo conduttore nelle interviste che serviranno alla composizione del mio prossimo libro sui giovani allevatori, ed è ovviamente la passione per gli animali. Ma ciascuno dei giovani che ho incontrato fino ad oggi me l'ha espressa in modo suo personale. Ieri ho incontrato un ragazzo che fa (anche) l'allevatore, ma l'intervista non l'abbiamo fatta in stalla, o al pascolo, o in cascina. Infatti l'appuntamento era a Grugliasco, davanti al cancello di quella che, per 5 anni, è stata la mia sede di studi, e poi in seguito luogo di lavoro. La Facoltà di Agraria e Veterinaria di Torino.

Filiberto è dell'alta Valsesia, classe 1990, fino ad ora i nostri contatti erano stati solo virtuali, attraverso internet. Tutte le foto di questo post sono tratte dalla sua pagina Facebook. La passione ha contagiato lui e suo fratello, che fin da piccoli andavano a vedere gli animali nelle stalle e sui pascoli del paese. L'attività di allevatori nasce però in epoche abbastanza recenti, le vacche le hanno solo da tre anni, ma il primo agnello l'ha ricevuto in dono quando aveva 10-12 anni. Non ha dubbi su quali siano i suoi animali preferiti: le vacche.

Questa in assoluto è LA preferita, e fa da sfondo anche al desktop del suo computer portatile, che accende per mostrarmi un po' di foto. Chiacchierare così, lontano dalle bestie, poteva snaturare la nostra intervista. Invece, con l'aiuto della tecnologia, possiamo tornare all'estate, ai pascoli, ai ripidi pendii della Valsesia, alle transumanze.

Filiberto voleva mostrarmi soprattutto una delle sue passioni, i collari per i campanacci che realizza lui stesso. In macchina ha un rotolo di pelle, caso mai avanzasse tempo tra un periodo di studio, una lezione… Adesso è qui a Grugliasco per preparare degli esami, condivide un appartamento con altri compagni di studi. Prima di iscriversi al corso di Produzione e Gestione degli Animali in Allevamento e Selvatici, ha frequentato l'Institut Agricole di Aosta, quella che secondo lui era l'unica scuola agraria che meritava di essere seguita. Oltre al bagaglio culturale che ne ha ricevuto, sono rimasti tanti legami di amicizia.

Parliamo delle pecore, che prossimamente diminuiranno nel numero, delle capre, che invece aumenteranno. Adesso agli animali bada specialmente il fratello. Da due anni scendono in una cascina di pianura, per poi tornare a fine maggio in Val Vogna in alpeggio. Animali di proprietà, animali presi in affitto, c'è anche uno zio che già precedentemente allevava vacche: "Ma vorremmo puntare sulla Bruna, la vera Bruna di una volta, così poco per volta gli incroci che ha lui li venderemo." Non ha scelto il corso di Produzioni Animali, perchè tante cose già si sanno, si imparano sulla propria pelle, con l'esperienza diretta sul campo. Con questo corso invece ci può essere la possibilità di seguire una strada che gli interesserebbe molto, quella di fare il tecnico faunistico: "Un lavoro che permette di guadagnare e che potrei fare d'autunno, quando c'è meno lavoro con le vacche."

Ma sogni, e soprattutto progetti, non si fermano qui. Attualmente i suoi genitori gestiscono un ristorante a Sant'Antonio, dove Filiberto dà una mano ogni volta che può, visto che sono i genitori a "finanziare" i suoi studi. "D'estate vado su a vedere i manzi, scendo, faccio il fieno, lavo i piatti al ristorante…". Parte degli alpeggi sono di proprietà, in uno stanno già realizzando una stalla, ma l'obiettivo finale è quello di aprire un agriturismo. "Così chiuderemmo il ristorante giù… Utilizziamo gran parte delle attrezzature, è poi un lavoro diverso, si può mettere insieme tutto, la cucina, le bestie…".

Fin da bambino ha sempre avuto un grande amore per le bestie, la passione che lo portava a leggere ogni libro che parlasse di animali. Mi parla della razza Bruna Alpina e delle Grigie, di vacche adatte ai pascoli di montagna, specialmente quelli non così agevoli della sua vallata. "E' la Bruna la nostra razza!". Con il latte producono formaggi e vogliono aumentare il numero di capre anche per avere maggiore quantità di latte da lavorare, differenziando i prodotti. C'è solo una cosa che non va in questo mestiere: l'eccesso di burocrazia, che infastidisce anche un giovane come lui, che è abituato a spostarsi, a viaggiare, che studia all'università. "Solo per un vitello, quanti giri dei fare? Chilometri, firme, telefonate… anche adesso che siamo nell'era di internet!"

Mi mostra altre foto, le pecore lassù in montagna in una giornata autunnale di nebbia. Bello fare questo mestiere, ma agli animali devi starci dietro con qualsiasi tempo. "Una volta era un mestiere duro, ma tiravi avanti. Oggi per sopravvivere devi avere tante bestie, che vuol dire più lavoro, più problemi, più difficoltà ed il reddito non è proporzionale." La voglia di lavorare non gli manca, l'ho capito ascoltanto i suoi progetti ed il racconto delle sue giornate, delle attività che svolge nell'aiutare i vari componenti della famiglia. C'è però spazio anche per far festa e, perchè no, organizzandosi e dandosi il cambio, anche per una settimana di ferie. Non è che facendo l'allevatore bisogna privarsi di tutto. "Cerco di girare, conoscere gente, scambiare idee per risolvere i problemi ed avere spunti per migliorare."

Si spera che quassù non arrivi il lupo… Perchè, per pascolare certe parti dell'alpeggio, non puoi fare altro che lasciare le pecore da sole, che trovino loro la strada. Non puoi nemmeno mandare il cane, o sarebbe una strage. Le vacche vengono sorvegliate con i fili e la batteria, ma capre e pecore godono di maggiore libertà, altrimenti non si riuscirebbe a sfamarle adeguatamente.
Concludiamo la nostra chiacchierata e Filiberto insiste per riaccompagnarmi alla Facoltà. Ci rivedremo in estate, così parlerò anche con suo fratello e, soprattutto, scatterò le foto "sul campo".

Prima di partire

Eccomi qui, lo so che vi sono mancati gli aggiornamenti… ma adesso sono tornata e, prima di parlarvi della Svizzera, devo ancora raccontare come sono andate le cose nel Biellese, quando ho passato due giorni da quelle parti.

Sono stata al Bocchetto Sessera per incontrare il pastore Luciano. Speravo di fotografare la sua transumanza verso la Valsesia, ma… con questo mestiere è sempre così, i programmi si fanno e si disfano, quindi lo spostamento è poi avvenuto mentre io ero in viaggio oltre confine. Quando sono arrivata venerdì mattina il tempo non era dei migliori, c’era decisamente aria di pioggia e già il giorno prima aveva piovuto abbondantemente, rinfrescando l’aria. Ombrelli al seguito, siamo scesi verso il gregge, che pascolava sotto la strada.

Mentre chiacchieravamo, si sono sentiti i primi tuoni e le nebbie hanno iniziato ad abbassarsi sempre più. E’ vero che il maltempo a volte regala delle belle occasioni per scattare foto pittoresche, ma… Di lì a poco si sarebbe scatenato un temporale con i fiocchi! Anche se eravamo attrezzati con gli ombrelli, abbiamo preferito salire verso la strada ed optare per una ritirata strategica nel ristorante. Qui, tra una storia e l’altra, si è fatto passare il tempo ed anche il grosso della pioggia è passato oltre. Intanto era venuta anche l’ora di pranzo e sono arrivate la moglie e la figlia di Luciano, dei loro amici, a noi si era già unito un altro pastore che passava di lì per caso e, con tutta la comitiva ci siamo diretti verso il ristorante. Dalle pecore saremmo tornati dopo!

Finito il pranzo tra racconti, aneddoti e scherzi, abbiamo ancora fatto un giro in Valsessera, fino ad un alpeggio dove Luciano era stato per lunghi anni da bambino. Qui oggi c’è una giovanissima allevatrice, Michela, che sta cercando di aprire un agriturismo, tra mille cavilli e disavventure burocratiche. Ha pochi animali, giusto il necessario per riuscire a badare a tutto e fare anche un po’ di formaggio. E’ bello vedere dei giovani così intraprendenti ed appassionati, si spera solo che la burocrazia non rovini tutto e tolga l’entusiasmo…

L’alpeggio di Montuccia è facilmente raggiungibile, si affaccia sui boschi e sui pascoli della Valsessera. Altre montagne, rispetto a quelle a cui sono abituata io. Hanno però il loro fascino e mi riprometto di tornare per esplorare altri luoghi. Si vedono ovunque grosse chiazze di felci, che un tempo venivano addirittura utilizzate per realizzare delle coperture temporanee per i tetti delle baite tradizionali.

E le pecore? Salutiamo gli amici e finalmente si torna dal gregge. Il tempo sta migliorando decisamente e la serata regalerà dei panorami e dei giochi di luci molto belli. I pascoli da queste parti non saranno un granchè, ma il panorama verso la pianura (quando non c’è la nebbia) è veramente unico. Poco per volta il cielo si pulisce ed inizia a soffiare un vento freddo, garanzia di bel tempo, che scaccerà l’afa dei giorni precedenti. Luciano inizia a raccontare la sua storia di pastore…

Pastore da sempre, pastore per scelta, fin da bambino. Le prime pecore che gli sono state comprate, le giornate al pascolo da solo, a dodici anni, quando a volte nemmeno tornava a casa alla sera per stare con le pecore! I risultati scolastici insoddisfacenti, poi la scelta del padre di indirizzarlo verso altri mestieri, fino a quel giorno in cui era arrivato a casa e c’era il commerciante lombardo pronto ad acquistare le sue pecore. Il ragazzino non poteva accettare quell’affronto da parte del padre, così prese la sua decisione e si rivolse direttamente al commerciante. "Hai bisogno di operai? So che tu le pecore le tieni al pascolo dalle tue parti… Io verrei via, perchè senza pecore non posso stare. Quando vieni a caricare queste, io vengo con te." L’uomo lo guardò e gli disse che non aveva bisogno, al momento. Però prima di portare via il gregge, doveva ancora dire due parole al padre di Luciano. Il commerciante non acquistò le pecore, disse che non poteva, perchè c’era qualcun altro che doveva occuparsene. Il padre si arrabbiò tantissimo, ma… alla fine suo figlio rimase pastore e lo è ancora oggi.

Ed infatti ecco il gregge, che lentamente si avvia verso il recinto. Il vento soffia sempre più forte e, in cielo, si rincorrono grosse nuvole. Altrove stanno scaricandosi violenti temporali e grandinate. Anche da queste parti i recinti sono indispensabili: qui inoltre si è vicini alla strada, quindi bisogna chiuderle per quello, ma sulle montagne della Valsessera, dove il gregge è stato nelle scorse settimane, i predatori hanno fatto la loro comparsa, causando danni. "Dicono che c’è la lince, ma quella attacca le pecore da dietro, le graffia sulle cosce e poi le atterra, come i leoni. Io ne ho perse cinque, là su quelle coste oltre quei canali… Ho le foto, te le faccio vedere. Bucate nella gola e poi mangiate a partire dalla pancia. Cani? Non credo, secondo me il lupo c’è. Una volta da queste parti era pieno di lupi, c’erano le luere, le buche che venivano scavate per catturarli ed ucciderli."

Le luci della sera tingono il cielo, gli animali si ammassano verso le reti, il vento soffia a raffiche, il caldo afoso ed insopportabile dei giorni scorsi è scomparso. Mi piacciono queste ultime ore della giornata, quando ormai non c’è più in giro nessuno e si vedono in lontananza le luci che si accendono. E’ vero che, per i pastori, le giornate sono più lunghe che per tanti altri, ma questi momenti conclusivi per me hanno sempre una poesia speciale. A casa, "nell’altra mia vita", probabilmente avrei già cenato… ma qui i ritmi sono così, diversi, così naturali, senza l’ansia, la fretta, lo stress…

Uno scatto e poi un altro a questo tramonto particolare, con le pecore che brucano ancora un po’ d’erba nel recinto. Questa sera il pastore non dormirà vicino al gregge, deve scendere nel fondovalle, a casa, per occuparsi degli ultimi dettagli prima dello spostamento verso le montagne della Valsesia, dove si arriva soltanto a piedi e nemmeno il telefonino riesce a far sì che uno sia facilmente raggiungibile.

Il giorno successivo, prima di arrivare dalle pecore, la mattinata passa in mille incombenze: fare la spesa, organizzare la transumanza, portare due vacche verso l’alpeggio in Valsessera, dove c’è già Marco, il figlio di Luciano, con il resto della mandria… E così il gregge lo vedremo solo nel pomeriggio, sotto un sole caldo, ma non opprimente, con una leggera brezza che rende piacevole la giornata. Lo sguardo spazia verso la pianura, con i quadretti verdi delle risaie, e poi le colline più lontane, le montagne delle mie vallate, strade, paesi, campagne, città…

Il gregge avanza veloce nell’erba, che qui non è più un granchè. "Ancora una giornata, poi si cambia pascolo…". Bisogna lasciar passare la domenica, troppo traffico, troppa confusione, e poi c’è pure una gara podistica. L’aiutante di Luciano resterà ancora per la transumanza, poi il pastore rimarrà da solo. "Va bene così… Quando partoriscono, le pecore si tirano da parte e, dopo un po’, tornano da sole con l’agnello. Non ho mai avuto problemi. Vieni poi a trovarmi quando sono lassù? L’anno scorso avevi incontrato solo gli asini, ma adesso che ci conosciamo…". Chissà, sono così tanti i posti dove dovrei ancora andare. E poi, questo libro sui pastori del Biellese, lo faccio o no???

Gli amici di Luciano ci chiamano dalla baita in ristrutturazione, che ormai è stata quasi circondata dal gregge. Un bicchiere di vino, poi io ne approfitto per scattare altre foto, mentre loro chiacchierano. Prendo in giro il pastore, perchè in questi giorni con le pecore c’è stato ben poco e non va affatto bene, se io devo documentare il lavoro con immagini ed interviste! Ridiamo, sono giorni di relativa "vacanza", poi ci sarà il difficile spostamento ed il periodo di isolamento in alpeggio. In tanti promettono di fargli visita lassù, ma il lungo cammino alla fine scoraggia quasi tutti e l’estate trascorre solitaria.

Gli animali si avvicinano alla casa e le capre ne approfittano subito per andare in esplorazione. Questa è salita addirittura sul balcone ed il pastore sta per farla scendere gridando un ordine ai cani, ma lo fermo per poter documentare il tutto con uno scatto. Solo dopo verrà fatta tornare con i piedi per terra! "Ma scrivi poi proprio tutto quello che combiniamo su di qui?". Non proprio… in un modo o nell’altro, sto imparando che bisogna fare sempre più attenzione a quel che si dice!

Le pecore cercano l’ombra e, a differenza delle capre, vanno sotto al balcone, circondando uno dei cani dei proprietari della baita, che si guarda intorno perplesso e preoccupato. Anche questa giornata sta per finire, almeno per me, che devo rientrare a casa. Il telefono qui ha dei problemi di ricezione, ma arriva qualche messaggio di amici biellesi che mi avvisano di non poter venire a fare una visita, diversamente da quanto promesso. Aspetto ancora l’unico che invece arriverà, mentre continuano i racconti di vicende del passato, in montagna ed in pianura. Pastori biellesi e pastori di altre vallate, pastori conosciuti solo di fama ed incontrati recentemente ad un matrimonio che ha riunito un folto gruppo di esponenti di questo mestiere un po’ da varie parti del Nord Italia.

Le pecore smettono di pascolare, il sole del tardo pomeriggio comunque è caldo, così gli animali si ammucchiano intorno agli alberi. Solo più tardi si rimetteranno in cammino per pascolare ancora un po’ prima di venire chiuse nel recinto. Luciano le lascia fare quello che vogliono, inutile forzarle a pascolare sotto il sole, ci sarà poi ancora tempo prima che venga notte. Questa volta non c’è da scendere nel fondovalle come il giorno precedente: "Ti fermi anche stasera?". Non posso, devo rientrare, mi aspettano gli amici in Val Chisone per Miss Mucca. Quest’estate sono più vagante che mai, di valle in valle…

Una pecora ha scelto questa vecchia vasca in pietra per sdraiarsi, è un’immagine davvero buffa! E così ho visto anche qualcosa delle montagne biellesi, sia con il maltempo, sia con il sole. Il pomeriggio va verso la sera, si continua a chiacchierare, ma ormai è davvero ora di passare ai saluti, perchè il rientro non è così immediato. Per fortuna non incontro traffico, ma c’è giusto il tempo di arrivare per poi ripartire il giorno successivo! Che estate impegnativa!!

Storie, mostre, appuntamenti

Lasciamo un attimo in sospeso il cammino dei pastori e diamo spazio alle segnalazioni ed ai racconti degli amici. Queste sono giornate fitte di appuntamenti, mostre, fiere (come sempre, se mi mandate le locandine, io pubblico volentieri!).

Iniziamo con la mostra fotografica di Christian Cristofoletti (l’autore fotografico di "Pastori nelle Alpi", di cui vi avevo già parlato qui). L’inaugurazione è prevista per il 22 aprile alle ore 17:00 (visita guidata alle 18:00). La mostra si terrà in occasione del 57° Trento Film Festival e sarà ospitata presso Palazzo Trentini (sede della Presidenza del Consiglio Provinciale – via G.A.Manci, 27 – Trento), dal 23 aprile al 17 maggio (orario 10.00 – 19.00). Leggete qui per ulteriori informazioni.

Andiamo vicino a casa mia, per segnalare la "Settimana della Carne" a Cavour (TO): "Si svolgerà dal 19 al 26 aprile 2009 la decima edizione della Settimana della Carne, la rassegna zootecnica per la valorizzazione della razza bovina piemontese e della filiera della carne di Cavour. Tra gli appuntamenti in programma: l’esposizione bovina, i menù gastronomici della carne, la visita nelle cascine, i mercati di prodotti tipici." Qui l’intero programma della rassegna.

Nel Biellese, a Castellengo di Cossato, si terrà l’11° Mostra Regionale Ovini di Razza Biellese e Razze Autoctone, con appuntamenti dal 24 al 26 aprile 2009. Leggete qui il proramma completo delle varie giornate. Spero di riuscire ad esserci anch’io la domenica della fiera.

Sicuramente sarò qui in veste di relatore. L’Associazione Museo dell’Agricoltura del Piemonte organizza un seminario sul tema "Cascine e Territorio. Mestieri e Migrazioni." Alla Facoltà di Agraria di Grugliasco (TO), via Leonardo da Vinci 44, venerdì 24 aprile 2009, dalle ore 9:00 alle 17:00. Nel mio intervento parlerò di transumanze.

Segnalo poi il convegno "Agricoltura di montagna: le produzioni locali sono a rischio (di estinzione)? Possibili soluzioni per le produzioni zootecniche-casearie di montagna." Organizzato dall’Associazione transfrontaliera AmAMont (amici degli alpeggi e della montagna). Sabato 9 maggio 2009, Poschiavo (Canton Grigioni) Sala comunale La Tor. Il programma si trova a: http://www.ruralpini.it/EventoPoschiavo.htm

Concludiamo con una bella storia. Una serie di coincidenze mi ha fatto incontrare (per ora virtualmente) questa mandria. Si tratta di vacche che praticano il pascolo vagante! Sì, avete capito bene. Una mandria di bovini che si sposta dall’alpeggio alla pianura camminando e passa all’aperto l’inverno. L’altra sera a cena: "Sono passate anche delle vacche, vicino a casa nostra…", diceva la zia di Flavio. Rientro a casa e, tra le e-mail, trovo quella di Lara. "Ciao Marzia, passeggiando in internet mi sono imbattuta nel tuo blog, e ho letto e leggo con curiosità ed entusiasmo le tue storie. Ti contatto, per segnalarti un pascolo vagante di circa 80 bovini, che dagli alpeggi di Crodo si spostano tutti gli anni fino a Novara città. Ci  piacerebbe  essere contattati, se la cosa ti interessa."

E così adesso, tra gli amici di questo blog, abbiamo anche Lara e Gianpaolo. Dopo le prime chiacchierate con Lara (via e-mail), mi è venuta una gran voglia di incontrarli… Questa è la storia di questa foto: "La foto ha una storia: erano le 8,30 di mattino la prima domenica di luglio 08, io era salita presto erano pochi giorni che la mandria era salita in alpeggio, volevo verificare che tutto funzionasse, impianto di mungitura, e attrezzatura del caseificio, mi dicono che un piccolino non era tornato per la notte e non erano riusciti a trovarlo. Bene, appena finita la mungitura, la mamma si è allontanata dalle altre e Gianpaolo mi ha detto: "lasciala andare se non torna per il pomeriggio andiamo noi a cercarla." Bene  dopo c.ca 2 ore lei è tornata con il suo piccolo, ti giuro per me è stata un’emozione indescrivibile."

Ma queste sono storie "normali", il fatto eccezionale è il pascolo vagante di questa mandria, come vi dicevo. Vi parlerò ancora di loro. Per adesso, vi rimando al sito della Masseria Rossi e chiudo con le parole di Lara: " Ammetto che è strano una mandria così grossa di soli bovini, il percorso è lungo è quest’inverno è stato duro tanta, tantissima neve tanti i viaggi per portare il fieno e… i parti sempre di notte. Gli ultimi sono i gemellini e gamba rotta (perché per estrarlo Gianpaolo gli ha rotto una gamba ma ora lui sta bene è privilegiato i percorsi li fa sul furgone, per i gemellini abbiamo dovuto prendere il colostro artificiale la mamma è senza latte). Io non le vedo quasi mai, se non quando transitano vicino a casa. Mi occupo delle privilegiate che stanno in stalla, e sono abbastanza viziate, e penso che non mi amino molto perché le tengo a "stecchetto", devo rispettare i parametri di legge sulle cellule e carica batterica per la caseificazione."

Una brutta notizia

Sempre letto sul giornale, ma è una notizia che mi riempie il cuore di tristezza. Dalle pagine locali de La Stampa, apprendo dell’incendio che ha quasi completamente distrutto l’alpeggio Alpe Plane, in Valle Argentera, comune di Sauze di Cesana.

Questo alpeggio era stato tra i primi agriturismo in Piemonte, penso in assoluto il primo agriturismo d’alpeggio per questa regione. Il suo gestore, il marghè, è Mario Prin Abeil, che dalle pagine del quotidiano racconta come tutto sia successo all’improvviso e non ci sia stato niente da fare per fermare le fiamme che hanno distrutto tutto il piano superiore di questa antica baita della fine del 1700, di proprietà della sua famiglia.

Mi ricordo di quando ho intervistato Mario nel 2005: mi aveva detto che loro ci avevano creduto, a questa scommessa di fare un agriturismo lassù, ad oltre 2000m di quota. Era infatti dal 1989 che era operativo e loro erano soddisfatti. Anche se, a volte, qualche cliente aveva delle richieste un po’ strane per questa località. "Piatti di pesce… Cosa avete?"

Spero che ce la facciano a ricominciare, a ricostruire, l’anno prossimo. Ormai la stagione è alla fine, è ora di scendere anche con gli animali, magari presto nevicherà. Spero anche che qualcuno li aiuti, non solo le solite belle parole che "l’agriturismo in alpeggio è il futuro, una speranza per i giovani, una nuova prospettiva di lavoro".