Vagando in montagna

Quest’anno si può ancora andare in montagna, nella zona degli alpeggi, senza quasi trovare neve. Al massimo qualche placca di ghiaccio, o nemmeno quella, se il vento soffia caldo come in questi giorni.

Fa uno strano effetto vedere tutto così spoglio: i pascoli completamente gialli, si vede persino dove arrivava il filo delle vacche, in alto. Il paravalanghe che protegge il villaggio di Pequerel in questo momento non ha utilità.

Gli animali selvatici non hanno bisogno di scendere in basso per cercare nutrimento. I cinghiali lavorano indisturbati, la terra non è gelata, rivoltando e rovinando i pascoli. Lungo il sentiero, escrementi di ungulati e di lupo.

Qualcuno ha recentemente fatto pulizia, approfittando anche della mancanza di neve. Gli antichi terrazzamenti sono progressivamente sempre più invasi dai cespugli di rosa canina, crespino e altre piante, ma la loro espansione porterà alla perdita totale dei pascoli. Presumo però che un tempo questi fossero campi! Qualcuno ne ha ripulita almeno una parte, ammucchiando i rami spinosi.

Il vento soffia sempre più forte, le raffiche si sono intensificate, dalle creste di fronte si alzano pennacchi di neve e, via via, restano scoperte le rocce. C’è bisogno di neve. Pioggia ne abbiamo avuta tanta, in autunno, ma adesso servirebbe la neve a tener coperta la terra, a garantire una buona primavera, una buona estate, pascoli e sorgenti hanno bisogno di neve.

Scendo a valle e faccio visita ad un amico. Voglio parlarvi di lui anche se non è un allevatore, in quanto la sua attività fa sì che stia diventando conosciuto tra gli appassionati di questo mondo. Simone è un giovane abitante di Fenestrelle. Dopo un diploma all’Istituto agrario, una breve esperienze nell’ambito delle assicurazioni, da un paio di anni ha deciso di vivere e lavorare a tempo pieno sul territorio, per il territorio, svolgendo due attività.

La prima è quella che vi mostro ed ha a che fare con il legno. ST Legno d’Oc si trova appunto a Fenestrelle (Via Roma, 32). Qui vediamo la realizzazione di una canaula, che serve per sostenere le campane al collo di capre e pecore.

Visto che il mondo è piccolo e gli appassionati si ritrovano, la campana che sta per essere montata sulla canaula è opera dell’amico Silvio ‘d le Cioche. Trovate entrambi su Facebook, Simone e Silvio, se siete interessati ai loro lavori. Entrambi, attraverso questo mezzo, si sono fatti conoscere e riescono a far arrivare i loro lavori anche in altre parti d’Italia.

Ma i lavori in legno (compresi serramenti e mobili) sono solo una parte dell’attività di Simone. Perchè la montagna di oggi deve essere multifunzionale per sopravvivere. E così c’è l’azienda agricola Agri d’Oc, con produzione di patate, prodotti orticoli, frutti di bosco, uova & polli e anche il grano saraceno, grazie ad un progetto che si sta sviluppando in questi ultimi anni.

Non vi ho parlato direttamente di pastorizia, in questo post, ma vi invito a riflettere sul come si riesca oggi a sopravvivere in montagna. Bisogna fare tante cose… e per ciascuna c’è un bel carico di burocrazia, cosa di cui parlavamo anche mentre Simone terminava la canaula. Bisogna darsi da fare, bisogna avere una buona dose di passione anche per essere un agricoltore/falegname. Il socio di Simone, Marco, invece realizza gioielli in argento. Nell’esposizione di Fenestrelle trovate anche i suoi lavori, ma la sua residenza è nella borgata Fondufaux. Qui il suo sito. Tra l’altro, un pastore vagante pascola intorno alla casa di Marco, durante la stagione d’alpeggio. Visto che il mondo è piccolo?

Ancora storie

Sempre più persone mi mandano le loro storie affinchè io le pubblichi. C’è stato anche chi mi ha invitata a visitare la sua azienda qua e là in giro per l’Italia. Grazie, mi piacerebbe molto, ma adesso non ne ho la possibilità e nemmeno il tempo. Però foto e racconti sono sempre i benvenuti. In questo caso è stata un’amica a fare da tramite, raccogliere la storia e scattare le foto.

(foto A.Macchi)

E così Arianna è andata a trovare il suo amico Paolo, titolare di un’azienda agricola in provincia di Varese. Un’azienda come ce ne sono tante, dove le diverse attività si integrano per riuscire a “tirare avanti”.

(foto A.Macchi)

Paolo è consigliere di Confagricoltura a Varese. La sua azienda è un’azienda che funziona perché svolge attività di allevamento di bovini da carne con vendita diretta alle macellerie, coltivazioni di ortaggi con vendita diretta al privato consumatore.

(foto A.Macchi)

Ovviamente tutti questi lavori richiedono tempo, non si tratta solo di curare un orto ed un frutteto ad uso famiglia, come capita in molte case di campagna. Ma il tempo, in agricoltura, il più delle volte si finisce per non guardarlo.

(foto A.Macchi)

Inoltre taglia e vende legna da ardere e fa servizi per il Comune per lo sgombero della neve. Tutto questo però comporta un ingente numero di ore lavorative e ore impegnate per la cosiddetta burocrazia… Paolo dice che non esiste più il lavoro del contadino di una volta

(foto A.Macchi)

Come si vede dalla foto, Paolo è riuscito ad ottenere un contributo per l’ammodernamento delle strutture aziendali, ma a rigor di logica un’azienda dovrebbe riuscire andare avanti e mantenersi da sola con la vendita dei propri prodotti, ma visto che in Italia il valore dei prodotti agricoli e pari allo zero, diciamo così, …Paolo come tanti deve stare attaccato a qualsiasi tipo di contributo e questo comporta carte su carte su carte… È giusto?

(foto A.Macchi)

Il solito discorso. Per come la vedo io, sicuramente servirebbe un po’ meno burocrazia per alleggerire le aziende (piccole o grosse che siano) di almeno questo peso. Visto che su tante cose bisognerebbe essere ormai informatizzati al 100%, ditemi perchè occorre fare ore di coda negli uffici, compilare e portare a mano carte su carte. Se l’azienda ha il computer ed il collegamento internet, potrebbe pagare via bonifico, mandare le ricevute via e-mail, cose del genere. Si risparmierebbe tempo (prezioso) ed anche denaro!

(foto A.Macchi)

Poi sul discorso dei contributi, certamente sarebbe bello poter vivere di che si produce, senza avere “elemosine”. Però è anche giusto che lo Stato, le Istituzioni, vengano incontro ad allevatori ed agricoltori che, oltre a produrre beni, svolgono un’importante funzione come manutentori del territorio, specie di quel territorio definito “marginale”. Le Terre Alte, le terre difficili, dove per lavorare hai più spese, hai più difficoltà. Non trovo errati questi contributi, ma trovo profondamente sbagliato che finiscano sempre più spesso nelle mani che non se li meritano!

(Foto A.Macchi)

Mi piacerebbe che si premiasse la qualità, più che la quantità. Che si premiasse davvero il lavoro svolto, ma è più facile dal punto di vista burocratico, foraggiare numeri comodamente quantificabili su carta (ettari, capi di bestiame) che non passare da ciascuno per vedere come hai pulito il pascolo, come hai ripristinato un tratto di sentiero, come hai sistemato una baita.

(foto A.Macchi)

Grazie ad Arianna e grazie a Paolo che ci ha fatto visitare la sua azienda. Ho pubblicato solo parte delle foto che mi avevate mandato, spero di avervi accontentati ospitandovi qui sul blog. Buon proseguimento!

Primavera in collina

La vita del pastore vagante è condizionata principalmente da due cose: le esigenze dei suoi animali ed il meteo. Poche settimane fa i fiumi in piena hanno messo tutti in fuga e bisognava per forza trovare delle soluzioni per passare il tempo che ancora separa dalla salita in alpeggio. Quasi per caso, guardando le colline lì vicino, ci si era resi conto che c’era un incolto, poi un altro, un altro ancora, vaste distese pascolabili senza arrecare alcun danno.

E così il gregge era salito in collina, quasi timidamente, in una zona dove solitamente non passava mai. C’era stato solo un contadino che si era opposto con forza e male parole, ma tutti gli altri vedevano di buon occhio il passaggio del gregge, che puliva quelle terre prive di coltivazioni. Fino all’anno precedente lì c’era un campo di grano o di mais.

La gente diceva che non aveva più senso coltivare, lì: "L’anno scorso il grano non mi ha pagato le spese che ho fatto per seminarlo e trebbiarlo, ci ho rimesso." Ed allora ci si interroga sul perchè il prezzo di pane e pasta non sia diminuito di conseguenza. Intanto il gregge pascola nell’erba abbondante: tra le varie infestanti, c’è anche erba medica, loietto, trifoglio e grano nato dai semi caduti a terra dalle spighe la scorsa stagione.

La città ed il fiume sono laggiù all’orizzonte: qui, anche se fa caldo, c’è una leggera brezza e ci si può godere il panorama. Altra cosa rispetto alle giornate passate interamente tra l’argine ed il fiume, sotto ai pioppeti. "Certo, c’è da fare più attenzione, perchè ci sono campi e vigneti, ma… tutta un’altra erba, rispetto a quella giù al fiume."

Bisogna comunque affrontare qualche piccolo spostamento sulle strade, ma di domenica mattina nessuno dovrebbe lamentarsi troppo. Nell’aria, il profumo delle gaggie fiorite, quello delle graminacee, le rose nei giardini delle ville. E’ strano essere in collina in questa stagione, solitamente le greggi voltano le spalle a queste terre quando appena si tingono di verde.

E’ difficile trovare luoghi all’ombra per fermare il gregge nelle ore centrali della giornata: qui gli animali potranno riposarsi, ruminare, allattare gli agnelli. Per l’abbeverata, si fruttano le pozze d’acqua che emergono qua e là nei campi, residuo delle piogge e delle nevicate così intense da far addirittura franare intere porzioni di collina.

Al pomeriggio si torna al pascolo. L’incolto è così grande che basterà non solo per quella giornata, ma anche per la mattina successiva. "Non è come d’inverno, quando in collina fai chilometri per sfamare il gregge! Oggi di strada ne abbiamo fatta proprio poca, meglio così!". Molta gente viene a chiacchierare con i pastori, confermano che, da queste parti, di greggi non se ne sono mai viste, specialmente in questa stagione.

L’aria della sera si fa più fresca e viene l’ora di chiudere le pecore nel recinto. Ci saranno già le zanzare, giù al fiume? Qui se ne vede qualcuna, ma non infastidiscono ancora uomini ed animali. I pascoli quassù non mancano, ma appena le previsioni indicheranno pioggia, bisognerà scappare velocemente. Ancora adesso ci sono punti impraticabili per il fango colloso, dove persino gli animali restano invischiati.

Quasi in ritardo ed un po' in anticipo

Oggi non ho molto tempo per scrivere, ma volevo comunicarvi due cose. Mi segnalano che oggi, alle 11:00, su RAI3 (credo sia una trasmissione regionale del Piemonte… guardo talmente poco la TV che non ho idea di cosa vada in onda a quell’ora), Stefano Martini della Comunità Montana Valle Stura parlerà di lana di pecora.

Altra comunicazione: sto lavorando a questo blog http://lavoroinalpeggio.blogspot.com/, che per adesso esiste in forma del tutto embrionale e non ancora definitiva. Di che si tratta? Come sapete, spesso ricevo e-mail di persone che vorrebbero lavorare in alpeggio (ve ne ho già parlato). Sul sito di AnAMont già si cercava di svolgere questo servizio per far incontrare la domanda con l’offerta. Credo che il problema maggiore sia trovare le aziende che hanno la necessità/sono disposte a dar lavoro a queste persone o accoglierle per un periodo di volontariato. Questo perchè spesso non hanno accesso ad internet e non sanno che esiste questa opportunità. Il blog "Lavoro in Alpeggio" vuol essere una sorta di bacheca di annunci. Non così ufficiale come la Borsa del Lavoro in Alpeggio svizzera… Ma comunque vorrebbe essere una cosa seria ed affidabile! Il rapporto tra domanda e offerta sarà privato tra i diretti interessati, ma almeno ci sarebbe un punto d’incontro. Spero che, parlandone qui, si diffonda la voce… ed inizino ad arrivare questionari compilati da parte di eventuali volontari e soprattutto dalle aziende. L’indirizzo e-mail a cui spedire il tutto è lavoroinalpeggio@gmail.com. Può essere anche una domanda/offerta per lavoro in azienda agricola (ad indirizzo zootecnico… e non) nel resto dell’anno, e non solo in estate. Fate girare la voce e vediamo come va. Il tutto è curato da AnAMont.

Se c’è qualcuno che legge e che conosce aziende che potrebbero essere interessate, potrebbe offirsi per far compilare il questionario e poi spedirlo? Fatemi sapere (sempre all’indirizzo di cui sopra).

Niente foto, per meditare

Avrei da proporvi foto e racconti di pascolo vagante, invece oggi sarò breve e vi rimando ad altri siti, per leggere e meditare.

Dal Corsaro qui e qui per saperne di più sulla soia OGM e sul sito dei Ruralpini, per una raccolta firme a tutela del formaggio Bitto, che rischia di scomparire… o meglio, rischia di perdere le sue vere caratteristiche per colpa di leggi che tutelano i grandi produttori che non seguono la tradizione.

http://www.firmiamo.it/flash/46860black.swf

Riporto quanto scrive il professor Michele Corti:

"I PRODUTTORI DEL PRESIDIO SLOW FOOD, RIUNITI NELL’ ASSOCIAZIONE PRODUTTORI VALLI DEL BITTO – NON USANO MANGIMI, FERMENTI LIOFILIZZATI. PRODUCONO IL BITTO NEGLI ALPEGGI DOVE E’ NATO 500 ANNI FA. COME UNA VOLTA.

LAVORANO IL LATTE SUBITO E AGGIUNGONO LATTE DI CAPRA OROBICA DI VALGEROLA (A RISCHIO DI ESTINZIONE) COME DA TRADIZIONE
 
IL BITTO DOP TUTELATO DALLA LEGGE (MA COSA E CHI TUTELA LA LEGGE E, A QUESTO PUNTO CONTRO CHI?), INVECE, SI PUO’ FARE IN TUTTA LA PROVINCIA DI SONDRIO ANCHE DOVE, PRIMA DELLA DOP, NESSUNO SI SOGNAVA DI FARLO .
 
IL BITTO DOP SI PUO’ FARE SENZA UNA GOCCIA DI LATTE DI CAPRA, USANDO I FERMENTI LIOFILIZZATI PER "PILOTARE" LE FERMENTAZIONI, ALIMENTANDO LE VACCHE ANCHE IN ALPEGGIO CON MAIS, ALTRI CEREALI, MELASSO E SOIA OGM.
 
SE VI PARE GIUSTO NON DOVETE FARE NULLA. SE VI PARE INGIUSTO POTETE FARE QUALCOSA"
Per concludere, una segnalazione di Giacomo, che ci invita alla tradizionale  rassegna caprina, in programma a Vico Canavese (TO), domenica 9. Per la mattinata sono previste l’esposizion dei capi e la valutazione degli stessi da parte della Giuria. Nel pomeriggio sarà la volta della battaglia, valida come eliminatoria per la finale di Locana. Durante la menifestazione si potranno degustare "miasse con salignun" e minestrone di trippa

Effetti del maltempo

Nelle valli ancora martoriate dal maltempo si cerca di ripristinare la viabilità, i ponti, le strade erose dai fiumi, si spala il fango e si cerca di raggiungere le frazioni di montagna isolate. Intanto ieri sera nei TG la notizia dell’alluvione era scivolata giù giù nella scaletta, perchè questo lembo di terra italiana a volte non sembra contare al pari di altri. "Il maltempo flagella l’Italia", e magari piove solo a Roma e dintorni. "La situazione torna alla normalità nelle regioni colpite dal maltempo" e c’è gente che è isolata anche telefonicamente da giorni, paesi raggiungibili solo a piedi in Valle Maira, in Val Grana…

Comunque il maltempo non è stato solo acqua, quell’acqua che continua a scorrere grigia nel letto del Chisone e di tanti altri fiumi piemontesi (qui – ieri pomeriggio – siamo a Miradolo, alle porte di Pinerolo). Il livello scende lentamente, nonostante i temporali che ancora si scatenano qua e là. Nel letto del fiume passano alberi, i cespugli che non sono stati sradicati si risollevano a poco a poco. L’agricoltura, certo, ha bisogno di pioggia, ma non così tanta tutta insieme! Questa non rappresenterà nemmeno chissà quale riserva d’acqua, perchè in montagna di neve sembra ne sia caduta poca, anzi, la pioggia fino ad alte quote ha fatto sciogliere la neve che c’era!

Oltre ai pastori che dormono sonni inquieti vicino ai fiumi, a tutti gli allevatori che si domandano come e quando riusciranno a salire in alpeggio, piangono tutti quelli che devono fare il fieno o che l’hanno fatto nel momento sbagliato. Chi non ha tagliato, adesso ha dei prati con erba altissima, in gran parte coricata a terra dalla pioggia (il termine tecnico sarebbe "allettamento"), che inizia a marcire alla base. Chi ha tardato soltanto un po’ a tagliare, non fidandosi dei primi caldi e del sole, ha l’erba tagliata a terra, ormai marcia, che soffoca quella nuova che deve ricrescere… Ma come si fa ad entrare nei prati con i trattori, con un tempo del genere e tutta quest’acqua? I margari saranno tra i più preoccupati, avrebbero voluto tagliare almeno un fieno prima di salire in alpeggio…

Anche i campi sono stati flagellati dalla pioggia, con il grano schiacciato a terra. Chissà su, chissà i pascoli di montagna! Le nuvole non hanno ancora permesso di vedere cos’è successo sui monti, ma prima di salire dovrà stabilizzarsi il livello dei fiumi, perchè adesso anche il più innocuo ruscello è un torrente vorticoso impossibile da attraversare.

 

Per lasciarvi qualcosa da guardare, in vista di alcuni giorni di assenza, sono andata a cercare tra i vecchi CD due filmati di transumanza del maggio 2005. Questo è stato realizzato sul ponte che attraversa il Sangone prima di entrare a Giaveno, il pastore è Sandro, che ormai ha venduto le pecore e fa il margaro con una mandria di vacche. Quel giorno si partiva dai prati alla base della Colletta per salire fin verso il Colletto del Forno di Coazze…

Quest’altro invece è il video dell’attraversamento del Ponte di Annibale a Dubbione di Pinasca, il gregge è quello di Fabrizio (come potete sentire dai rudun, diretto verso l’alta Val Chisone! Arrivederci a mercoledì, salvo imprevisti. Purtroppo non potrò andare a vedere la transumanza di Fulvio a Pragelato il 2 giugno, ma magari qualche "inviato speciale" ci sarà!