Prima di mettersi in cammino

Un gregge vagante cammina, cammina sempre… Ma poi c'è il cammino più importante, quello della transumanza, che si avvicina giorno dopo giorno, a seconda della quota da cui si comincia a pascolare e della consistenza del gregge.

Intanto, immagini di primavera, con giornate che si susseguono, ora calde, limpide, ora piovose o interrotte da improvvisi temporali. Sono fioriti gli alberi, sono fioriti i prati, poi i rami dei ciliegi si sono piegati sotto il peso dei primi frutti maturi. In fondo si sta bene, a parte quei giorni di caldo anomalo nel mese di aprile.

Finalmente tutte le pecore sono state tosate, così la lana avrà anche il tempo di ricrescere appena un po' prima di salire lassù dove l'aria è sicuramente più fresca. L'erba dei prati ormai è sempre più alta, più dura, più lunga, così bisogna lasciare a lungo gli animali in ogni appezzamento affinchè lo puliscano davvero come vorrebbero i proprietari. "Altrimenti la pestano e la schiacciano soltanto…".

Nelle ore più calde, in quei giorni durante i quali il sole è a picco e l'aria si fa soffocante di afa, le pecore si ammucchiano all'ombra, a testa bassa, le une contro le altre. Continuerò a trovare assurdo questo comportamento, perchè all'interno del mucchio la temperatura dev'essere ancora più torrida! E' inutile costringere gli animali a muoversi, in questi momenti, si riprenderà a pascolare più tardi.

Il gregge pascola poi bene nel tardo pomeriggio, dopo il passaggio di uno dei soliti temporali che ha rinfrescato l'aria e, questa volta, ha bagnato solo poco più che la polvere. Però non si può attendere oltre, c'è un tratto abbastanza lungo di cammino da percorrere, quella solita pista nel bosco che già due volte mi ha vista camminare con il gregge. La prima volta di notte, in inverno, in discesa davanti agli animali, la seconda in salita ad inizio primavera. Anche questa volta alla fine si scende quasi con il buio, sono sola in coda al gregge, ci sono numerosi agnelli, anche se i più piccoli sono già stati trasportati avanti in macchina. I cani non collaborano, ma quando finalmente me ne trovo due al fianco, è ancora peggio, perchè un agnello spaventato scappa all'indietro correndo ad una velocità impressionante. Il gregge è quasi a destinazione, così torno indietro per un lunghissimo tratto prima di riuscire a prenderlo. Praticamente lo afferro dove iniziava la discesa… Ancora un po' e si ritornava al punto di partenza! Chissà perchè certi agnelli stentano a seguire il gregge, ma se devono tornare indietro all'improvviso sfoderano un'agilità ed una resistenza eccezionale?

E così ancora una volta si finisce a tarda notte, quando ormai tutte le luci sono accese e nel cielo brillano le stelle. Se un pastore dovesse contare le ore di lavoro e fare un confronto con i guadagni… Lasciamo perdere, và! Meglio rientrare a casa, che di sicuro anche quella notte non si dormirà più di sei ore, se va bene.

Altre giornate invece iniziano con il cielo nuvoloso e continuano con forti rovesci improvvisi, durante i quali tutti gli animali smettono di mangiare e se ne stanno lì in piedi, un po' ingobbiti, in attesa che termini la pioggia. Dopo, una bella scrollata e via di nuovo a testa bassa tra l'erba.

Nel cielo nuvole che disegnano strani quadri che si trasformano continuamente. Sembra si stia levando il vento, forse per quel giorno si potranno ritirare le giacche e gli ombrelli? Il pastore intanto era andato a tirare reti a protezione di giardini ed orti, al suo ritorno ci si sarebbe messi in cammino.

Un giro d'ispezione nel gregge, ci sono agnelli da caricare in macchina ed anche una pecora che ha partorito da poco. Chissà nel giorno della transumanza! La speranza è sempre quella che ci sia da caricare il numero minore possibile di animali. E poi, ci sarà gente che verrà a dare una mano? Dipende anche dal giorno in cui ci si metterà in cammino, perchè ancora non si sa di preciso…

Per adesso intanto si parte. L'erba non è stata pascolata bene, troppo dura, troppo vecchia, e poi la pioggia ha fatto sì che diventasse ancora meno appetibile per gli animali. Un'ultima foto, poi meglio ritirare la macchina fotografica perchè, tra agnelli da spronare, ordini ai cani, piccole corse ed improvvise fermate, non c'è più tempo per altri scatti.

Solo quando finalmente si è quasi a destinazione si può tirare il fiato. Per fortuna è andato tutto bene, nonostante la solita confusione causata da qualche pecora che torna indietro a chiamare l'agnello… quando invece l'agnello chissà dov'è, là all'interno del gregge! Adesso laggiù si potrà stare tranquilli per un paio di giorni. A differenza dei mesi scorsi, il pascolo adesso è abbondante lì tra i boschi.

Questo non è un pascolo dei migliori, ma comunque c'è da mangiare e l'erba è alta quasi più delle pecore! In cielo le nuvole continuano a correre, le previsioni per il giorno dopo non le abbiamo più guardate, ma intanto adesso siamo lì e si può tirare il fiato. Eufemismo per dire che non ci sarà da camminare almeno per un giorno intero, perchè per il resto anche quella sera non si partirà che a tarda ora.

La domenica, come già vi ho raccontato, soffiava un forte vento ed il sole bruciava la pelle, filtrando tra i rami nel bosco. Il cucciolo dormiva accanto a Mirka, entrambi disoccupati, perchè non c'era nè da girare le pecore, nè da preoccuparsi di eventuali lupi in arrivo. Nell'aria passavano i pappi soffici dei pioppi, bisognava fare attenzione nel momento del pranzo, per non mangiarli insieme al cibo!

Tra i nati degli ultimi giorni c'era anche Naso, un grosso agnello candido, fatta eccezione per il lato sinistro del naso, per l'appunto! Poi c'era una pecora tutta bianca che aveva partorito un agnello nero a chiazze bianche… Ed una pecora nera con un agnellina bianca senza macchie! Vai a sapere gli scherzi della genetica…

Il vento continuava a spazzare il cielo, così terso, così limpido. Di sicuro in quel giorno anche lassù in alpeggio non ci sarà la tanto temuta nebbia… Tra non molto si vedrà come andrà la stagione. Ci si metterà in cammino verso i monti, dove si trascorreranno lunghi, difficili mesi. Ma di quello avremo poi modo di parlare in futuro… Sarà una lunga estate anche per me, ma prometto che ogni tanto cercherò di aggiornare anche il blog, visto che il materiale non mancherà di certo!

Auguri

Qualche giorno di "festa", ma per gli allevatori non cambia nulla rispetto agli altri giorni. Per i pastori vaganti ancora meno, perchè non c'è nemmeno il pranzo a casa in compagnia di amici e/o parenti. Ma uno lo sa, quando sceglie questa vita, a cosa va incontro…
Ci sono tanti temi da discutere quando tornerò on-line, intanto per adesso vi ringrazio per tutto quello che è stato detto rispetto alla misteriosa moria dei capretti. A presto, buone feste.

Il menù di Pasqua, ma non solo

Si avvicina la festività pasquale durante la quale, fortunatamente, aumenta il consumo di carne ovicaprina. Ma c'è da fare qualche premessa e precisazione prima di trattare l'argomento che mi sta a cuore per il post di oggi. Mi rivolgo a coloro che seguono questo blog con entusiasmo, ma poi mai e poi mai mangerebbero un piatto a base di agnello, per Pasqua o in qualsiasi altro momento dell'anno. Per cosa pensate che i pastori allevino gli animali? Solo per bellezza? Come ha scritto un amico a commento di una foto: "Godo della bellezza dei capretti per qualche mese." Se vi sembra un'affermazione cinica, sappiate che anche lui è dispiaciuto nel venderli, ma chi alleva animali sa che certi sono destinati alla macellazione. Non prendiamoci in giro e non facciamo finta di non vedere o non sapere. Ognuno fa le sue scelte e non venite a commentare qui per l'ennesima volta che bisogna diventare tutti vegetariani, ecc, ecc, ecc… Io non pubblico su un sito vegetariano o vegano la ricetta di un piatto di carne e non vengo a pretendere che chi ha fatto questa scelta diventi carnivoro, quindi abbiate rispetto di chi lavora e alleva animali con cura fino al momento della loro vendita.


(Foto Michele Corti da www.ruralpini.it)

Quello di cui voglio parlare oggi è della valorizzazione della carne ovicaprina locale e dell'acquisto consapevole di tale prodotto. Così scrive Michele Corti a proposito di un evento organizzato di recente, la Cena del Castrato presso "La Madia" di Brione (BS): "Il cuoco ha usato queste parole. "Per me è importante che dietro questo piatto ci sia la vita di un animale che è stata degna di essere vissuta". Pecore o castrati possono sicuramente essere esempi di ciò. Gli animalisti non a caso puntano all'agnellino strappalacrime. Il pastore, se guadagna il giusto da agnelloni e castrati, li fa vivere. Noi puntiamo a questo, anche perché l'agnellone e il castrato mangiano l'erba e ci mantengono i pasti (e la carne è migliore di un agnello da latte)." Qui potete leggere l'intero resoconto di quella cena.

Per Pasqua non cerchiamo "l'agnellino da latte". I pastori piemontesi di cui scrivo sempre su questo blog non vi venderanno questo agnello appena nato. Al macellaio portano agnelli e capretti che pesano almeno 15, 20 kg. A parte le implicazioni emotive, la carne di un agnellino sarà sì tenera, ma le caratteristiche organolettiche migliorano con il tempo ed allora avremo un buon agnello/agnellone quando questo progressivamente inizia ad integrare la sua dieta a base di latte con erba, pascolando insieme al gregge. Inoltre, animali allevati liberi, al pascolo, si muovono costantemente, sviluppano la fibra muscolare ed accumulano meno grasso di cattiva qualità.

Quindi smettetela di usare foto di agnellini per invocare la lotta contro la "strage pasquale". Chi è convinto di voler mangiare carne, lo farà comunque. Piuttosto battiamoci per un consumo consapevole, pretendiamo di sapere da dove viene la carne che metteremo in forno e poi nel piatto. Che sia il più possibile a chilometri zero (piemontese in Piemonte, sarda in Sardegna, abruzzese in Abruzzo, lombarda in Lombardia…o almeno italiana in Italia!!). Il sogno sarebbe, prima o poi, di riuscire ad avere un marchio che identifichi la carne da animali allevati con il pascolo vagante, ma per arrivare a questo c'è tanto, tantissimo da fare e, soprattutto, dovrebbero essere i pastori a guardare lontano, iniziando a concepire la necessità di associarsi per far sentire la propria voce, ma anche per valorizzare i propri prodotti.

bergna

Ma in Piemonte, c'è la tradizione del consumo di carne ovina? Un tempo sicuramente sì, molto più di oggi. La bergna appartiene alla tradizione dei pastori nomadi, specialmente nella zona del Biellese, Valsesia per poi spostarsi verso la Lombardia. Nella foto dell'amico Marco, uno dei passaggi per ottenere questa carne secca di pecora in un alpeggio valsesiano. Ma quali altri piatti a base di agnello/pecora ci sono in Piemonte? Voi ne conoscete? Ce li potete suggerire? Tutte le ricette sono le benvenute, scrivete qui o lasciatele nei commenti, verranno raccolte insieme al vostro nome ed alla zona di provenienza, serviranno anche nell'ambito del progetto PROPAST.

cosciotto agnello con castagne
(Foto da www.altissimoceto.it)

Cercando ricette piemontesi con la carne ovina, ho trovato in rete questa, che vi propongo per il menù pasquale. La ricetta compare in numerose varianti più o meno simili nella sostanza su diversi siti.
Cosciotto di agnello con castagne
INGREDIENTI: (quantità per 8 persone) un cosciotto di agnello nostrano da circa 2 kg, 500 gr. di castagne piemontesi, un bicchierino di rhum, un bicchierino di Marsala, olio extravergine d’oliva, uno spicchio di aglio, tre carote, una costa di sedano, una cipolla, 150g di lardo a fette non troppo sottili, un rametto di rosmarino
PREPARAZIONE: Sistemiamo il cosciotto in una teglia da forno abbastanza profonda, irroriamolo con un filo d’olio extravergine d’oliva, sale e pepe, il lardo tritato, rosmarino ed aglio tagliato a fettine molto sottili. A fianco della carne disporremo verdure tagliate a pezzi grossolani. Cuociamo il tutto in forno già caldo a 200° per circa un’ora, rivoltandolo di tanto in tanto. Nel frattempo mettiamo a lessare le castagne sbucciate, con un pizzico di sale nell’acqua. Quando saranno morbide, scoliamole e spelliamole con cura. Una parte le uniremo al cosciotto d’agnello, irrorando il tutto con il rhum e infornando per ulteriori 15-20 minuti. Con l’altra parte di castagne prepariamo la salsa: schiacciamole con una forchetta e mettiamole sul fuoco in una padellina in cui avremo sciolto una noce di burro. Uniamo al composto un mestolo di sugo di cottura dell’agnello, un pizzico di sale e il bicchierino di marsala, mescoliamo a fuoco basso, fino ad ottenere una salsa omogenea e compatta. Quando l’agnello sarà cotto, togliamolo dal forno, affettiamo, impiattiamo ben caldo separandolo dalle verdure, e infine versiamo sopra la salsa di castagne.
Serviamo accompagnando con Nebbiolo d’Alba.


(Foto Michele Corti da www.ruralpini.it)

Aspetto altre vostre ricette tradizionali a base di agnello, agnellone, pecora, castrato, capra e capretto. Saranno benvenuti piatti tipici anche da altre parti d'Italia. Perchè non far apprezzare questa carne anche attraverso i gusti di altre regioni dove la tradizione si è mantenuta maggiormente? E perchè non da altre parti del mondo, dove viene cucinata quotidianamente?
Chi andrà ad acquistare agnello per Pasqua ci faccia anche sapere se è riuscito ad avere le informazioni di provenienza dal macellaio di fiducia. Sempre sperando che la fiducia sia ben riposta e che non ci rifili una carne che arriva da chissà dove, spacciandocela per locale.
Un'ultima cosa… Chi ha pregiudizi nel confronti del sapore della carne ovina, sappia che un animale allevato come si deve presenta in modo molto meno evidente quell'odore/gusto a tratti fastidioso. Un salame di pecora ben fatto quasi… "non sa di pecora", come affermò una persona che lo mangiò senza sapere quale fosse la carne. Provare per credere!

Una domenica malinconica

Cielo grigio, qualche goccia di pioggia durante il viaggio, qui pioveva, pochi chilometri più in là no, poi di nuovo l'asfalto bagnato, nuvole basse, cielo grigio. Non c'era nessuno per la strada, tutti ancora a letto, dove volevi andare, in una giornata così? Con le poche ore di sonno alle spalle, rientrata dalla cena a Traversella, l'unica speranza era che l'aria fresca tenesse svegli.

Il gregge era lì tra le case, in un prato in pendenza che confinava con un vigneto da una parte, la caserma dei vigili del fuoco dall'altra. I pastori avevano già dato il pezzo, uno dei due era andato chissà dove, l'altro stava finendo di sistemare le reti e controllare gli agnelli. Le pecore brucavano tranquillamente, per il momento non stava piovendo, ma chissà per quanto si poteva sperare di non aprire gli ombrelli?

Dietro alla recinzione della casa più vicina un cane abbaiava rabbiosamente contro gli "intrusi", nella più completa indifferenza da parte dei suoi vicini temporanei. Solo le pecore scappavano quando lui arrivava di corsa, mentre i cani lo ignoravano. Non saranno stati molto contenti i suoi padroni, che magari desideravano dormire tranquilli, quella mattina.

Il prato sembrava così verde… e infatti le pecore erano tutte lì a testa bassa a brucare, mentre gli agnelli più piccoli sonnecchiavano seduti nell'erba un po' più secca sulla sponda. Le nuvole sembravano alzarsi leggermente, lasciando intravvedere le montagne nuovamente imbiancate. Non faceva particolarmente freddo, ma c'era tanta umidità, anche nell'aria.

In attesa del ritorno del pastore, continuo ad aggirarmi tra le pecore, cercando qualche scatto caratteristico. Questo simpatico agnello si lascia immortalare senza timidezza e mi fa venir voglia di riprendere in mano album da disegno e matite, per cimentarmi in un ritratto, attività abbandonata (o messa solo da parte?) ormai da anni. Non ho mai disegnato pecore… perchè non provarci? Ma il tempo, è sempre quello a scarseggiare!

Sull'altro lato del prato ci sono le capre, tendono a stare un po' per conto loro, solo qualche agnello curioso viene a disturbarle. Tra un po' inizierà anche qui la stagione dei parti. Speriamo almeno che torni il sole, per quando nasceranno i capretti! Arriva il pastore, andiamo a comprare qualcosa per pranzo, poi iniziamo a spostare un'auto, qualche rete per delimitare il pezzo dove ci si sposterà nel pomeriggio, quindi si torna indietro, mentre inizia a gocciolare.

Ci sono visite, un uomo ed un bambino sono fermi lungo la strada a guardare le pecore. Lui dice di aver fatto il pastore per anni, anche nelle colline dell'Astigiano. Nomina luoghi, paesi che conosco, che ho attraversato seguendo il pascolo vagante. Suo fratello fa ancora il pastore, adesso ho capito di chi si tratta… Parla di altri pastori, io taccio, non voglio far capire più di tanto che certe cose le so anch'io. Poi se ne vanno, è ora di pranzo, mangiamo anche noi riparandoci come si può tra la macchina e gli ombrelli. Quindi viene il momento di ripartire, di mettersi in marcia.

La via più breve sarebbe lungo lo stradone, la strada principale, ma anche se è domenica, anche se non c'è nessuno in giro, si preferisce non rischiare, così ci si avvia per le stradine secondarie che salgono, scendono, girano… Case, cascine, vigneti, frutteti. Piove, una pioggia fine, ma insistente. In una mano l'ombrello, nell'altra un ramo flessibile per incitare gli agnelli, la cana appesa al gilè e la macchina fotografica? Al collo… e la uso meno di quello che vorrei, perchè quando c'è una bella foto da fare, è guirato che ci siano 3-4 agnelli che stanno indietro.

Si fa una piccola sosta a metà strada, c'è una stoppia di mais e, poco più in là, un prato. Le pecore si sparpagliano, qualcuna trova subito una pannocchia e si formano dei gruppetti di animali che, con foga, cercano di rosicchiare i chicchi gialli ancora ben avvolti dalle foglie secche. Arrivano anche gli ultimi agnelli, è stato necessario caricarne uno in macchina, le sue gambette corte non ce la facevano a seguire il ritmo del gregge.

Il prato purtroppo è stato concimato, ma in mezzo ci sono dei vecchi meli abbandonati, sotto ai quali vi è un tappeto di frutti caduti a terra. Le capre si dirigono verso la sponda del fosso, a mangiare edera, le pecore si ammassano sotto le piante e mangiano con gusto la frutta. Qua e là qualcuna spilucca un po' d'erba, peccato per il letame… altrimenti la sosta qui sarebbe potuta essere più lunga.

Piove… La stanchezza si fa sentire, mescolata al tempo triste, all'umidità, all'inattività di quei momenti. Ci fosse il sole, l'erba fosse asciutta, potersi sedere un attimo, accovacciarsi per terra, addormentarsi cullati dai belati delle pecore…

Ma non si può, bisogna ripartire. Via dal prato, via dalla stoppia, mentre laggiù all'orizzonte uno dei tanti prati ormai trasformato in parco fotovoltaico. Ce ne sono un po' ovunque nelle campagne, ma non solo nelle cosiddette "zone improduttive", come si era detto. Chissà, avevo letto che in America usavano greggi di pecore per tenerli puliti, perchè i decespugliatori o comunque i mezzi meccanici rischiano di danneggiare i pannelli. E qui da noi? Come verrà fatta la manutenzione?

Il gregge si allunga di nuovo, c'è sempre chi resta indietro, un agnello si attarda, bisogna rincorrerlo, le pecore si sparpagliano, i cani dove sono finiti? L'ombrello, il bastone… il fango fa scivolare, si attacca agli scarponi, ma poi finalmente tutto è risolto e si ricompatta la fila. La meta non è lontana, tra poco si arriverà a destinazione. Smettesse almeno di piovere!

Finalmente ecco il prato dove sono già state tirate le reti. Rimango io di guardia, i pastori, dopo aver scaricato gli agnelli dall'auto, tornano indietro a prendere le reti rimaste nell'altro prato. La pioggia è sempre più fine, appoggiata al bastone mi sento sempre più stanca, assonnata, così mi siedo sulla soglia della vecchia chiesa, rischiano davvero di addormentarmi. Per fortuna loro sono di ritorno, così scambiamo ancora quattro chiacchiere e poi rientro a casa. Ma come fanno quelli che, dopo le cene, non vanno nemmeno a dormire e si mettono direttamente in stalla a lavorare????

Comunque è già aria di primavera

Aveva piovuto, e non poco. Al mattino sembrava però che il maltempo potesse risolversi in una bella giornata di sole che avrebbe asciugato un po' il terreno. "C'era uno spettacolo, sì che sarebbe venuta una bella foto, con le montagne bianche di neve, il cielo azzurro, il primo sole."

E invece no, quando sono arrivata io il cielo era nuovamente grigio, le montagne bianche non risaltavano sullo sfondo, le pecore odoravano di lana bagnata, quella lana che era ancora zuppa di pioggia. So che ai pastori non fa piacere quando scatto foto in questi momenti, perchè le bestie non fanno la figura che meritano, ma anche questa è realtà del pascolo vagante.

Per fortuna almeno non pioveva quando era nato questo ed altri agnelli che adesso le madri stavano amorevolmente leccando, mentre loro cercavano di mettersi in piedi per la prima volta. Intanto i pastori stavano controllando che sia tutto a posto, preoccupati per un agnellino maculato color caffelatte che non sembra aver intenzione di succhiare il latte.

C'è una pecora molto particolare nel gregge, non avevo ancora mai notato la sua singolare simmetria di colori e chiazze. Sembra davvero indossare una maschera. "Volevano comprarmela, mi avevano offerto dei bei soldi, ma non l'ho venduta." Ci sono spesso quegli appassionati che cercano pecore "colorate". Al contrario, altri pastori si fanno un vanto di avere il gregge completamente immacolato, dove al massimo c'è una pecora nera come mascotte, ma quasi inorridiscono nel vedere greggi multicolori.

Si parte e si va al pascolo. C'è ancora una lista lunga e stretta tra un frutteto e la strada, poi ci si sposterà più avanti. Le nuvole stanno nuovamente avvolgendo le montagne, l'aria è umida, ma comunque ha già quel sentore di primavera, anche se non fa certamente caldo. L'erba qui non è della miglior qualità, ma bisogna anche sapersi accontentare, a questa stagione. Si tira qualche rete, le piante di kiwi hanno ancora il tronco avvolto per essere protetto dal gelo invernale, ma non si sa mai. Uno dei pastori deve allontanarsi, ha una capra con un capretto che sta cercando di far adottare da andare a vedere lassù.

Al ritorno si pranza, accovacciati sui talloni, la terra è troppo umida per potercisi sedere su, come "tavolo" una rete arrotolata. Poi ci si sposta in un grosso prato appena poco più avanti. Ci fossero tanti pezzi così, e magari anche con più erba! Ma è sempre solo febbraio e si va verso il momento in cui, dai prati, i pastori dovranno allontanarsi perchè non sarà loro più concesso pascolare quest'erba.

Inizia a cadere un po' di pioggia, qualche goccia. Le montagne sono scomparse avvolte dalle nuvole basse, in alto avrà ripreso a nevicare. Le pecore, lasciate libere di scegliere dove andare, si sono sparpagliate un po' dappertutto. Solo vicino ad un orto è stata tirata una rete, a difesa dell'unico cavolo ancora presente in quel pezzetto di terra.

Il cielo scurisce sempre più, anche se ormai le giornate hanno iniziato ad allungarsi. Quell'idea di primavera che aleggiava prima nell'aria ormai si è allontanata, rimandata ad altre date sul calendario. Meglio aprire l'ombrello, o indossare la giacca per ripararsi dalla pioggia fine. Le pecore sono tranquille, hanno mangiato a sazietà, senza che nessuno le innervosisse mandando il cane per contenerle in uno spazio ristretto. "Si allargano tanto che ne vedono…", ed infatti il gregge sembra immenso, ci sono pecore ovunque nel prato.

"Qui sembra un po' le colline, eh?". Ma il Monferrato che ho visto qualche giorno prima era molto più secco, con erba gialla sui prati in pendenza. Il tempo scorre lento, il pomeriggio declina verso la sera, meglio preparare il recinto in cui chiudere il gregge quando sarà ora. Piove, pioviggina, smette e ricomincia. Questo tempo ha fatto cambiare i piani della giornata, ma così è il mestiere del pastore, l'unica vera legge da rispettare è quella dettata dalle condizioni metereologiche.

Quando ormai si va verso l'imbrunire, le pecore si avviano da sole verso il recinto, senza nemmeno il bisogno di essere richiamate dal pastore. "Vai a vedere tu che sia rimasto nessun agnello addormentato là sotto nel fosso?". Qua e là nel prato c'è una chiazza bianca, con un piccolino che dorme beatamente e bisogna andare a svegliarlo, affinchè segua il gregge. Tornerà poi il sole nei giorni successivi…

Storie di pastori alla RAI – parte I

Qualche tempo fa mi avevano telefonato da SlowFood per dirmi che il mio numero di telefono era stato dato ad un giornalista RAI che stava realizzando un servizio per TG2 Dossier ed era interessato ad incontrare dei pastori vaganti in Piemonte. Da chi andare? Avevo contattato alcuni pastori in varie parti della regione e poi avevo atteso un secondo contatto con Francesco. Finalmente ecco la chiamata e così si organizza la giornata al pascolo.

Ieri ci siamo incontrati a Stupinigi con Giorgio. Un pastore giovane, la cui zona di pascolo confina con la città di Torino. Anzi, il gregge di Giorgio in passato era anche entrato dentro alla metropoli, per andare a pascolare/pulire alcune aree di parco urbano. "Ma l'ho fatto per due anni, poi non mi hanno più chiamato… Era difficile, guardare le pecore in mezzo alle piante e ai fiori che invece non dovevi toccare, poi la gente che si lamentava, le pecore puzzano, le mosche, i bambini che pestavano le cacche… La gente non capisce più niente, non sanno più."

Inizia l'intervista accanto al recinto. Gli asini vengono ad assistere alle spalle del pastore, dopo aver detto la loro ragliando prima che si accendessero i microfoni. Subito Giorgio è un po' impacciato, ma poi si scioglie ed inizia a chiacchierare con maggiore naturalezza con il giornalista. Le scelte di vita, la famiglia ed i quattro bambini a casa, l'alpeggio, i lupi, la transumanza, le notti nella roulotte accanto agli animali.

Traduco alla troupe la scritta sul pick-up, questo "fatico, ma salgo" può voler dire tante cose nella vita in un pastore, che in fondo è costantemente in salita, non solo quando ci si avvia lungo le ripide e tortuose strade dell'alpe.

Mentre l'intervista continua, mi allontano verso il gregge delle pecore degli agnelli. Sono in un recinto a parte, c'è già anche qualche capretto che saltella qua e là. I piccoli dormono all'asciutto sulle foglie secche di quercia, mentre le madri pascolano poco più in là. C'è un clima più autunnale che invernale o primaverile, forse l'aria è quella che preannuncia la pioggia, chissà…

Il gregge attende di essere condotto al pascolo, oggi la giornata del pastore è un po' scombussolata dalla nostra presenza. "Ma no, tanto non dobbiamo spostarci. Per qualche giorno l'erba ce l'abbiamo qui e non è difficile guardarle. Non ci sono campi o altri prati che confinano. Solo giusto un po' le strade dove passano quelli a piedi e in bici, che non vadano a sporcarle. L'altro giorno c'erano già le guardie ecologiche che volevano farmi la multa perchè venivo in qua in macchina, ma poi ho spiegato che ero il pastore."

Giorgio chiama le pecore fuori dal recinto, la telecamera lo segue. Anche se non c'è il sole che mi raccontano aver incontrato in altre parti d'Italia, Francesco ed i suoi colleghi sono contenti di quello che hanno trovato qui. Un mondo "nuovo", sicuramente sconosciuto ai più. Ed io, ascoltanto alle loro spalle, apprezzo le domande che vengono poste, mai banali, mai scontate, a differenza delle solite cose che spesso vengono chieste ai pastori. Spero davvero che possa venir fuori un bel pezzo in cui si presenti questa vita con il giusto equilibrio tra realtà e romanticismo. D'altra parte anch'io sono arrivata tra i pastori vaganti per "un'idea romantica" e poi, nel tempo, ho completato il quadro con la realtà delle cose.

Il quadro qui è quello che ci circonda. Al mattino ero partita da casa con una fitta nebbia che toglieva tutta la visibilità, scuotendo il capo per la brutta giornata e per l'esito incerto delle riprese. Invece ci siamo trovati davanti ad una giornata umida, ma non fredda, con quelle brume soffuse che avvolgono tutto e le pecore sembrano davvero dipinte sull'erba gialla che stanno pascolando.

Ma la realtà è lì ai tuoi piedi, a scacciare via subito il romanticismo. Immondizia disseminata qua e là (chi, dico chi si è preso la briga di portare qui dei copertoni dismessi????), mentre il parcheggio dove ci siamo trovati poco prima e quelli nei pressi sono luogo di incontri equivoci di ogni genere. Quando volte al pastore tocca restare in queste zone ai margini della società, anch'esso un po' emarginato dai pregiudizi sul conto del nomade, dello sporco che ha sui pantaloni e sulle mani, uno sporco che si lava via con acqua e sapone?!

Interviste, chiacchierate, scene di contorno. Poi tocca inaspettatamente anche a me, microfonatata a dovere, mi ritrovo a parlare di pastorizia, della sua multifunzionalità, delle problematiche, del progetto PROPAST a cui sto collaborando. Rimaniamo sul tecnico, la passione per questa vita, per questo mestiere, lasciamola ai veri protagonisti, anche se negli anni è cresciuta pure dentro di me e non sarei anch'io lì con gli scarponi ai piedi, se così non fosse.

La primavera è nell'aria, nonostante i colori ed il clima. I mignin del Salix caprea stanno aprendosi, tra non molto tutta la natura si risveglierà ed allora i pastori non dovranno più lamentarsi per la carenza di pascoli. Giorgio spiega di aver quasi finito l'erba, da quelle parti. Alcuni prati non gli vengono concessi, toccherà tornare indietro, cercare altre zone, poco per volta, giorno dopo giorno.

Ancora un caffè servito sul cofano del pick-up, qualche ripresa di vita quotidiana del pastore. "Noi pranzo lo mangiamo prima di aprire le pecore, magari una cotoletta, la pasta, alle 10:00 del mattino. Poi via fino all'ora di chiuderle, il nostro lavoro è così." Salutiamo e ringraziamo Giors per la pazienza e l'ospitalità, è venuto il momento di cambiare panorama, pur rimanendo nell'ambito della pastorizia nomade. "Questi giorni devo andare a casa… guarderò poi subito su internet, allora!". Anche il mondo del pastore vagante cambia, piccole cose, ma forse qualche speranza in più per il futuro.

Questo caldo non è normale

Da quando, a vario titolo, frequento il mondo della pastorizia, sono diventata specialista nella riorganizzazione delle mie giornate e dei miei impegni. Così, nonostante avessi pensato a tutt'altro per il weekend, alla fine sabato mattina mi trovavo in viaggio verso il Canavese. L'occasione era quella di far visita a degli amici.

Il gregge era in piena stagione delle nascite. C'era un buon numero di agnelli che già zampettavano intorno alle madri ed altri che invece non avrebbero seguito le pecore nei pascoli verso i quali ci si stava per dirigere. Qualcuno era già stato caricato nel retro dell'auto, adagiato su di un bel letto di paglia, altri invece venivano fatti accomodare nelle taschette del basto.

A tutti era stata assicurata la poppata, quindi adesso i piccolini si assopivano nell'aria non fredda. Anche se si era nel bosco, anche se qua e là c'era ancora qualche piccola chiazza di neve che stava sciogliendo, sembrava già quasi primavera. Eppure no, eppure era solo l'inizio di febbraio, in quel periodo in cui bisogna faticosamente andare alla ricerca della poca erba che c'è in giro.

Ma non c'erano solo gli agnelli. Questa è la stagione dei capretti… Ed infatti si sentivano le loro grida così simili a quelle dei neonati umani, quando venivano acciuffati per essere caricati insieme agli agnelli. I più grandicelli invece avrebbero seguito il gregge. Questi due, dopo aver corso e saltellato in mezzo alle pecore, si sdraiano uno sull'altro, godendosi placidamente il sole.

Le taschette non sono state collocate sul dorso delle asine, ma sono state sistemate tra gli alberi, dove restano appese in attesa del ritorno delle pecore. Il recinto è stato aperto, il gregge si avvia rapidamente nella strada fangosa che attraversa il bosco e raggiunge un pioppeto oltre il fosso in cui scorre una limpida acqua di sorgente. "E' pieno di sorgenti, da queste parti… Poi avevano bonificato, avevano piantato pioppi. Adesso invece tagliano tutto e mettono mais…"

Giovanni chiacchiera, racconta, chiede notizie su questo e su quello. Anche a distanza di chilometri, tutti sanno tutto, o quasi. Dal Pinerolese al Biellese, lui ed il fratello Leo sembrano essere informati su qualunque avvenimento che riguarda pastori e margari. Anche qui nel pioppeto inizia a farsi sentire il caldo. L'abbigliamento è ancora quello invernale, ma il clima pare quello di marzo. "Anche facesse un po' caldo… giusto per far venire su un po' d'erba, che adesso quella che c'è bisogna proprio farla durare!"

Il sottobosco del pioppeto "impallidisce" in fretta, il poco verde che c'era viene pascolato rapidamente e Giovanni chiama il gregge verso la confinante stoppia di mais. C'è da attraversare un fosso, bisogna far attenzione agli agnelli, che non restino impantanati o travolti dalle pecore.

C'è un aiutante in più, questo weekend, un aiutante venuto da lontano. Sono qui anche per questo, per fare due chiacchiere con lui dal vivo e non solo attraverso internet. Loris è tornato a trovare Giovanni ed Elsa, un lungo viaggio verso il Piemonte per una rapida visita. Il legame tra questo appassionato amico dal Veneto e questa famiglia di pastori è nato poco più di un anno fa, ve la ricordate questa storia?

Ci sediamo sul bordo del fosso, la terra è ancora umida, le pecore si allargano nel campo, i cani aspettano eventuali ordini. Nonostante le velature in cielo, il sole è davvero caldo, ci saranno più di 15°C (poco dopo, il termometro della mia auto segnerà addirittura 17°C mentre sarò in viaggio sull'autostrada). Laggiù le montagne con sempre meno neve, ci si domanda come sarà il proseguimento della stagione.

Prima di ripartire, scatto una foto ai tre pastori. Barbis è ai piedi di Loris: sono bastate due carezze per riconquistare la sua fiducia ed anche la sua obbedienza in caso di necessità. Saluto gli amici, non potevo non venire qui e perdere l'occasione di incontrarli tutti insieme. Mentre il gregge si mette in cammino verso un prato, attraverso il bosco dove un uomo sta tagliando la legna, tra fango e ghiaccio che si scioglie. Ho ancora una commissione da svolgere per un altro amico pastore, poi la mia giornata sarà terminata. C'è veramente aria di primavera, speriamo che i rischi dell'inverno siano definitivamente scongiurati, ma anche che le temperature ritornino ad essere quelle "normali" per la stagione.

Va bene la passione, però…

Occupandosi di pastorizia, ci sono dei luoghi che sono delle tappe obbligate, qui in Piemonte, quindi ogni tanto capita di ritornare, e sempre molto volentieri. Ieri sono stata con il professor Battaglini ed i suoi studenti del corso di laurea magistralein Scienze e Tecnologie Alimentari della sede di Agraria Cuneo in Valle Stura. E' stata anche l'occasione per rivedere alcuni amici.

La prima tappa è stata in uno degli allevamenti di pecore sambucane presenti in valle, più precisamente a Vinadio da Gloria e Bruno. Con noi c'erano anche Stefano ed Antonio della Comunità Montana, per spiegare meglio agli studenti cos'è stato fatto qui in valle e perchè si è lavorato così tanto per recuperare la razza sambucana.

In una delle stalle ci sono le pecore ancora da tosare. In questo periodo ovviamente gli animali stanno al chiuso, fuori non c'è niente da mangiare, anche se l'inverno è visibile più sotto forma di ghiaccio che non di neve, quest'anno scarsa anche ad alta quota. "La Sambucana è una razza rustica che sopporta bene anche il periodo in stalla, alimentata a fieno locale", spiega Antonio.

Nell'altro lato della stalla invece ci sono le pecore già tosate. Sono direttamente i pastori a svolgere questo lavoro, Bruno ed i suoi fratelli. Parliamo anche di lana, la Comunità Montana, insieme al Lanificio Piacenza di Biella, ha cercato di valorizzare quello che ormai è considerato solo più un sottoprodotto (quando non uno scarto) dell'allevamento ovino. Bruno si lamenta, nonostante tutto si sono ricavati pochi centesimi dalla vendita della lana. "Perchè l'anno scorso alla fine abbiamo dovuto dare tutto ad un commerciante…". Poteva andare peggio, poteva essere un costo per il suo smaltimento. Non è facile portare avanti questi progetti di recupero e valorizzazione!

C'è un agnello bianco e nero che, anche per effetto della "mascherina", ha un aspetto particolarmente simpatico e birbantello. Continuano le spiegazioni sul recupero della razza, gli studenti fanno domande, gli allevatori ed i tecnici cercano di spiegare come avviene l'allevamento, l'alpeggio, la vendita degli agnelloni.

Tutto il latte viene destinato all'alimentazione degli agnelli ed alla loro crescita, quindi non si munge e non si caseifica. L'azienda è totalmente a conduzione famigliare, ci si alterna nei lavori, nella conduzione del gregge, nella fienagione, nel seguire le pratiche burocratiche.

Bruno ci mostra gli animali. Pur tra le battute scherzose, emergono le difficoltà, le spese, l'incertezza sul futuro, anche se qui molto è già stato fatto a sostegno della pastorizia, anche per quanto concerne la valorizzazione dei prodotti. Avere un consorzio di produttori, un marchio, un controllo, una razza in purezza, fa sì che si riesca ad ottenere qualcosa in più rispetto ad altre zone del Piemonte. Ma tutto questo avviene con grandi sacrifici da parte di tutti, non solo i pastori, ma anche i tecnici che si sono adoperati per realizzare e sostenere questa piccola realtà di montagna.

Ci spostiamo lungo la valle, saliamo a Pontebernardo, all'Ecomuseo della Patorizia, dove c'è anche la locanda "La Pecora Nera". Siamo in una piccola frazione ai piedi delle Barricate, in un contesto naturale davvero pittoresco. Qui la pastorizia fa ancora vivere il villaggio, e non solo direttamente con gli animali allevati. L'insieme di tutte le iniziative, il museo, le mostre, gli eventi che vengono organizzati (e che ogni tanto abbiamo raccontato anche qui sul blog), questa locanda, il caseificio, il punto di degustazione attirano visitatori ed anche persone che hanno deciso di iniziare qui una nuova avventura di vita e di lavoro.

Andiamo al centro arieti, dove Antonio ci illustra le iniziative di recupero della razza, passate specialmente attraverso la selezione dei montoni che vengono poi dati agli allevatori che ne fanno richiesta. Il tutto viene attentamente seguito e capiamo che c'è molta, molta passione anche nell'opera dei tecnici. "Il nostro lavoro ormai ci condannerebbe ad essere solo dei burocrati…", ma se uno ha la passione per la sua terra, per le pecore, per la pastorizia, probabilmente non sta lì a guardare le ore di lavoro che dedica a queste attività, alle persone, agli animali, ai pastori! Ci saranno i fannulloni, ci saranno gli imboscati negli uffici, ma ci sono anche persone che si danno davvero da fare e riescono a mettere in piedi e mantenere realtà simili. Altro che chiudere le Comunità Montane… bisognerebbe mandare a casa le persone che lì trovano un posto per imboscarsi ed invece dare lavoro a chi veramente crede in quello che fa!

Gli studenti ascoltano, i montoni osservano curiosi ed avvengono anche socializzazioni che lasceranno sulle dita un odore intenso che non se ne andrà nemmeno dopo un lavaggio prima di mettersi a tavola. E' ormai ora di pranzo e ci stiamo per spostare tutti a "La Pecora Nera".

Qui tutto è a tema: i sottocaraffa, le tovagliette di carta, il minuscolo giardino zen sul bancone… Oggi però non mangeremo agnello, ma in altre occasioni mi era capitato di gustare anche quello. Nonostante il luogo apparentemente scomodo e lontano dalle città, questo è un locale che si è fatto conoscere rapidamente. I ragazzi ci servono rapidi ed efficienti, intanto continuiamo a discutere su allevamento, problematiche, iniziative di valorizzazione, prospettive di formazione, facendo però i conti con i tagli e le ristrettezze. Tagli che vanno anche a colpire realtà come queste, dove si è sempre lavorato duramente e mettendoci dentro tanta, tanta passione.

Se un prodotto ha successo, come l'agnello sambucano, inizierà così ad avere anche imitatori e disonesti. Il consorzio fornisce macellerie e ristoranti, ma non tutti lavorano come dovrebbero. Ci sono quelli che non fanno parte del consorzio e poi spacciano agnello sambucano di ignota provenienza, ci sono altri che… acquistano uno e vendono 2-3-4… E allora dev'essere anche il consumatore ad aiutare i pastori, chiedendo di vedere questo certificato che a "La Pecora Nera" appare in bella vista sulla bacheca dei fornitori. La tracciabilità comporta dei costi, se paghiamo qualcosa in più il nostro piatto di agnello, dobbiamo anche pretendere di essere sicuri che provenga da un allevamento di pecore sambucane. E allora chiediamo al macellaio, al ristoratore, di mostrarci questo certificato, e controlliamo la data, che nel bancone della carne fresca non ci può essere una bestia macellata 2-3 settimane prima…

La nostra penultima tappa è all'Ecomuseo della Pastorizia, dove è Stefano a raccontarci la nascita di questa struttura, la raccolta degli oggetti, i video, i contatti costanti con la Francia, l'emigrazione dei pastori, la transumanza nella valle. Anche qui chi ci parla ha una grande, grandissima passione. Come vi ho già detto altre volte (e vale anche per il mio caso), c'è chi esprime il proprio amore per questo mestiere in altri modi senza essere pastore: scrivendo, fotografando, allestendo mostre, musei, occupandosi di progetti culturali.

Visitiamo velocemente il museo, questa volta non c'è tempo per guardare tutti i video, leggere tutti i pannelli… anche se ormai io conosco tutto già quasi a memoria. Il fatto che sia qui, che le pecore siano fuori, a pochi passi, ed il caseificio sia nella porta accanto, fa sì che questo non sia un museo statico, ma una realtà viva, che parla e racconta.

Ed è un museo che parla a tutti, ai pastori di ogni parte d'Europa, del mondo. Perchè è vero che dalla Valle Stura e dalle valli vicine si emigrava in Francia per lavorare come pastori facilitati dalla comune lingua occitana, ma c'è anche una lingua universale che fa sì che due pastori, davanti ad un gregge, si capiscano anche se provengono da paesi lontani tra di loro.

Nel soppalco c'è la ricostruzione della capanna del pastore quando sale in alpeggio, con una finestra-video sulla stagione estiva, su quello che accade lassù. E per un attimo ci si dimentica che fuori è inverno, c'è la neve, il ghiaccio e le pecore sono ancora nella stalla.

Terminiamo la giornata chiacchierando con Patrizia, la pastora-casara che abita qui con i genitori ed il fratello Daniele. La Comunità Montana le ha dato in uso il caseificio, così qui si produce l'unico vero formaggio di pecora sambucana della valle. Le tome vanno a ruba, non si riesce nemmeno a farle stagionare, ma qui si premia la qualità… e non si può caseificare di più, se non c'è altro latte. Nessun altro pastore per adesso è intenzionato a mungere e caseificare o dare il latte a Patrizia affinchè lo lavori. Patrizia fa qualche commento amaro: "Se un giovane mi chiedesse consigli per iniziare… io direi di no, di fare altro! Noi avevamo già l'azienda, abbiamo scelto di mandarla avanti, ma…". E dire che tutto quello che abbiamo visto e sentito in questa giornata, ci potrebbe far pensare che qui siamo in un'isola felice, dove le cose funzionano davvero, a differenza di tante altre realtà. Ed è così, qui va meglio che altrove, ma tanto (troppo) si basa forse solo sulla passione. E questo è bello, è utile, ma non si può andare avanti così. Vale per i pastori, vale per i tecnici, vale un po' per tutto. Bisogna davvero aver voglia di aiutare la montagna, chi ci vive e ci lavora, far sì che queste non siano solo frasi vuote da usare nei convegni.

…non avevo fretta!

Già da qualche giorno questo pastore mi aveva avvisato, sarebbe arrivato dalle mie parti con il gregge. "Non ti ho più vista, adesso che sono poi a Frossasco, passa a trovarmi!". In effetti, nei miei continui spostamenti, avevo scorto il gregge di fianco alla strada: il recinto, la roulotte, ma non ero riuscita a trovare il tempo adeguato per fermarmi e fare due chiacchiere. L'altro giorno invece ero riuscita a ritagliarmi un pomeriggio libero, tra un lavoro e l'altro. "Prendi la strada dove eri venuta lo scorso anno quando c'era la neve, poi sempre giù, in mattinata mi sposto, vieni avanti finché ci trovi."

Il gregge pascolava in un prato così giallo, così secco, che pareva non aver visto una goccia d'acqua da mesi. Eppure, la strada per arrivare qui era una pista fangosa in cui anche il fuoristrada slittava, tra le pozzanghere. Subito non ho visto nessuno, poi ho individuato l'aiutante del pastore e sono andata a fare due chiacchiere, mentre il cucciolo cercava di attirare la mia attenzione. Fabrizio è arrivato poco dopo.

Una pecora aveva appena partorito, ma di agnelli ce n'era comunque già un buon numero. Il pastore mi aggiorna rapidamente su tutte le novità, sulle varie vicende del 2010, anno sfortunato e maledetto un po' per tutti. Adesso… vita nuova, gregge nuovo, con la speranza che tutto vada meglio. "Ce n'è ancora qui, di pecore da togliere, per selezionarle ed avere un gregge come piace a me. Ma, poco per volta…". Poi mi spiega che questo prato è stata una fregatura. "Il padrone mi aveva detto che c'erano quattro giornate d'erba, io non sono nemmeno venuto giù a vedere, mi ha detto che era come gli altri, così facevo conto di stare due giorni… E invece? Guarda che roba… Sì, qualcosa mangiano, ma… Tra un po' dobbiamo spostarci! Andiamo in su, poi verso le colline, vediamo come si può fare."

"Hai fretta, tu?". No, non particolarmente. Facevo conto di star qui un paio d'ore, ma Fabrizio mi prende in parola e mi trovo coinvolta nella transumanza. Prima portiamo le auto a destinazione, poi torniamo con il pick-up del pastore, che servirà a caricare gli agnelli, quindi… Un ramo in una mano, la cana nell'altra… ed eccomi in coda al gregge, con una miriade di agnelli a cui badare! Per fortuna Marmotta mi assiste e, anche se non mi ha mai vista in veste di aiuto-pastore, obbedisce pure ai comandi (non sempre, ma non lamentiamoci!). Il pastore prima ci segue e così carichiamo subito un agnellino che non camminava tanto. Superiamo alcune grosse pozzanghere che creano scompiglio nella colonna, poi ci si avvia a passo regolare.

Il pick-up supera la colonna, lo stradone da attraversare è ancora lontano, ma Fabrizio si porta avanti. Qui in fondo al gregge ci sono i soliti problemi: agnelli che restano indietro, una pecora nera che fa testa ai cani ed ogni volta è un parapiglia, specialmente quando Lady viene fin qui, invece di rimanere davanti con il suo padrone. Una pecora resta indietro, si siede, sembra non voglia più camminare. "Tacla, Marmota, tacla! Giapa!". E la pecora riparte… Probabilmente ha bevuto troppa acqua nel fosso, troppo in fretta. Bado agli agnelli, per fortuna non ci sono campi di grano confinanti con la strada. La pecora si ferma ancora. Provo a spingerla, senza risultati. Decido di lasciarla indietro, avviserò poi il pastore. Per fortuna lei fa delle brevi pause, quindi riprende a seguirci a distanza.

Arriviamo vicino allo stradone, adesso c'è anche Fabrizio, gli dico della pecora, ricompattiamo il gregge e ci prepariamo ad attraversare. E' arrivato anche un altro pastore del posto, Nicola, che si metterà sulla strada con jeep e lampeggiante per aiutare a fermare il traffico. Per fortuna non c'è nebbia, questo è un tratto molto trafficato. Il telefono del pastore suona: "Sto per attraversare lo stradone, ci sentiamo dopo!"

Nella luce radente del tardo pomeriggio, il gregge si incammina, Fabrizio è passato davanti, dietro adesso c'è il suo aiutante. E' questione di pochi attimi concitati, si forma subito una lunga coda sulla strada: auto, camion, un pullman… Ma tutti attendono pazienti che anche l'ultimo agnello e la pecora che sta male abbiano attraversato l'asfalto. Non c'è tempo per le foto, bisogna fare attenzione che non succeda qualche incidente!

Poco sopra c'è un bel prato, Fabrizio si era già messo daccordo con l'altro pastore per pascolarlo. Tra di loro scherzano e si insultano bonariamente: "Tutti qui… prima l'altro, adesso tu… Ed io che sto qui tutto l'anno con le mie cento pecore, adesso dimmi dove vado, eh? Mi mangiate tutta l'erba, guarda che roba!!". Poi però partono insieme per andare a vedere dove Fabrizio potrà condurre il gregge nei giorni successivi.

Gli agnelli mi osservano, curiosi. Questi due sono particolarmente simpatici, uno accanto all'altro, e scatto foto su foto, mentre lungo la ciclostrada si ferma della gente ad osservare il gregge. L'aiutante del pastore parla ininterrottamente al telefono, per il resto c'è quasi silenzio, le pecore sono tutte lì a testa bassa a pascolare nell'abbondante erba verde. Altro che il prato secco che ci siamo lasciati alle spalle!

All'improvviso però qualche pecora, placati i morsi della fame, si ricorda di avere un figlio, ed inizia a chiamarlo a gran voce. Ai belati della madre risponde subito l'agnello, che arriverà di corsa, andando a cercare la mammella per poppare un po' di latte. Come si può non essere affascinati da certe scene? Non puoi annoiarti a sorvegliare un gregge di pecore… staresti ore ed ore a guardarle, c'è sempre qualcosa di nuovo, qualcosa di bello da vedere.

Il sole si avvia a tramontare, i pastori sono tornati. Adesso… adesso sì, inizio ad avere fretta. Devo rientrare a casa, sono pochi chilometri. Lavorerò alla sera, di notte, ma ne valeva la pena… Uno stacco dalla scrivania, dal computer, per passare un pomeriggio al pascolo. I pastori mi riaccompagnano all'auto, li saluto, chissà dove e quando ci rincontreremo. Fabrizio non sa ancora che strada prenderà, dipende dall'erba a disposizione, dipende dal tempo. Pare che venga a fare più freddo, ma per adesso non si parla già più di neve.

I momenti difficili

Chi fa l'allevatore, per professione o per "hobby", passa spesso attraverso momenti difficili. Può essere una cosa passeggera, può essere un qualcosa di più profondo, che ti spinge addirittura a vendere i tuoi animali. Non centra solo la ragione economica, ma ci può essere un insieme di fattori: essere rimasti senza alpeggio, aver dovuto ripiegare su di una montagna sgradita (non adatta per gli animali… le persone in qualche modo si adattano!), aver subito ripetutamente gli attacchi del lupo. Poi la pioggia, la neve, il fango, le alluvioni… C'è chi lo dice solo, e chi invece lo fa. Ma poi senza pecore non puoi stare…

Queste foto le ho qui da parecchio, in attesa di pubblicarle. Me le ha mandate l'amico Loris dal Veneto. Lui è un pastore per passione, le pecore sono un di più oltre alla routine quotidiana, oltre al lavoro. Una passione che porta via tanto tempo, ma che dà anche grandi soddisfazioni. Qualche tempo fa ho ricevuto un sms disperato da parte di Loris: erano i giorni delle grandi piogge, per fortuna dove abita lui non ci sono state alluvioni distrastrose come quelle che hanno colpito altre aree della regione, ma lui comunque vedeva le sue pecore nel fango, impossibilitate nell'andare al pascolo, non aveva tempo per sistemare l'ovile e così… è stato preso da uno di quei momenti di sconforto. Gliel'ho detto, pensa ai "grandi pastori vaganti", a quello che si trovano ad affrontare quotidianamente. Eppure tirano avanti, anche se talvolta vengono presi dallo scoramento, dalla sfiducia.

Anche per lui quel momento è passato. La passione è quella, privarsi delle pecore sarebbe stato un errore. E così adesso l'ovile è sistemato, con lo spazio per le pecore che hanno figliato e tutto il resto. Resterà il ricordo di quei giorni e soprattutto la soddisfazione per avercela fatta. D'altra parte cosa senti raccontare, chiacchierando con i pastori? La narrazione di tutti quei giorni duri e di come si è riusciti a scamparla.

"Una volta qui dalle mie parti era una rarità chi piantava le piante di Prosecco… ora non se ne può più!! Ma non importa… le rarità ogni tanto si vivono ancora, anche sulle piccole greggi come il mio. Di solito ho sempre visto nascere agnellini macchiati di nero o neri addirittura, e invece domenica mattina scorsa qua da me sono nati due gemellini, uno tutto bianco e uno tutto… marrone!!! Ho dovuto aiutare la mamma nel parto perché aveva qualche difficoltà ma ti dico anche che oltre all’adrenalina è stata un’emozione vedere che la seconda coppia di gambette che estraevo era marrone!!!".

"E infatti ecco che ti mando alcune foto!!  E’ stata una fortuna essere là , perché conoscendo la pecora e il vizio che ha, oltre all’aiuto nel parto ho dovuto asciugare ai piccolini le code altrimenti lei le considera un pezzo di placenta e le mangia. Credo avrai già visto più volte anche tu qualche rara pecora fare così. Già, tutta una rarità quella mattina. Ti scrivo queste cose perché so che magari rarità per te non lo sono più, ma almeno mi tolgo la soddisfazione di dire… anche nel mio piccolo gregge sono capitate queste rarità-realtà!! Peccato solo che il piccolo marrone sia maschio!!".

Un immagine anche di Toby, il fedele cane di Loris. Sarà anche lui contento del fatto che il suo padrone ha superato le difficoltà, altrimenti avrebbero sofferto entrambi per la mancanza del gregge, delle pecore.

"Insieme alle foto dei piccoli ti invio una foto della festa della tosatura fatta qua a casa mia a maggio, con l’assistenza di Nico, il mio giovane amico allevatore di pecore alpagote (ha un bel branchetto!!!)."
Ho voluto raccontarvi questa storia (con lieto fine, anzi, con felice continuazione!) a fine anno, nella speranza che tutti i pastori, grandi e piccoli, siano riusciti a superare i loro momenti difficili, ma soprattutto che possano esserci giorni felici nel prossimo anno. Ovviamente, in questo mestiere, le difficoltà ci saranno sempre. Ma quelle legate alle condizioni atmosferiche, alla natura, al territorio sono già più che sufficienti. La speranza è che si riescano a risolvere tutte le altre, quelle dove è l'uomo, la politica, gli amministratori a poter fare qualcosa… e penso anche ai pastori della Sardegna, respinti a Civitavecchia senza che sia stata data loro la possibilità di manifestare. Penso a tutti quelli che parlano di smettere per i disagi dovuti al lupo. A chi si sente perseguitato da una burocrazia a volte assurda. A chi vede sempre più cartelli di divieto di pascolo vagante. A quelli ai quali viene vietata la transumanza. A chi si chiede se meriti ancora fare una vita così, per arrivare a fine anno con dei bilanci che non possono essere solo basati sulla passione per gli animali. Nonostante tutto quello che vediamo intorno a noi, lasciamo aperto uno spiraglio di ottimismo per il 2011.