Le capre hanno un posto speciale nel mio cuore

La capra, questo strano animale… nel mio cammino per scrivere il futuro libro, parallelamente le sto conoscendo sempre meglio, grazie al rapporto con i miei animali, ma imparo qualcosa anche da ogni persona che incontro o che mi racconta la sua storia. Alcune sono particolarmente toccanti ed emozionanti. Noemi l’ho incontrata prima nel mondo virtuale, poi ho apprezzato i suoi disegni, quindi ci siamo conosciute di persona ad una battaglia delle capre a Lanzo. Lei vive nel Canavese, in provincia di Torino.

…ed ho ricevuto da lei quelle che per me è stato un bellissimo e prezioso regalo. Da una foto che avevo pubblicato su Facebook, ecco la mia Chocolat, com’era un anno fa. Ma chi è questa ragazza appassionata di capre, di arte e molto altro ancora?

(foto N.Biason)

(foto N.Biason)

Io ho questa stramba passione per le capre : stramba per gli altri perché sono una ragazza, per me è la cosa più normale al mondo… però non so, quel timore di venir giudicata dagli altri ti rimane sempre e anche per questo che non le ho mai portate alle battaglie. Le capre hanno preso un posto speciale nel mio cuore per un altra vicenda che mi è successa: due anni fa ho avuto un brutto incidente in auto e diciamo che loro mi hanno dato la forza di andare avanti di non fermarmi davanti alle difficoltà, anche perché loro mangiano e bevono comunque, quindi mi sono rimessa in pista e ora… la mia famiglia sopporta me e le mie capre!

(foto N.Biason)

(foto N.Biason)

Ora sto dando via le Valdostane e mi sto dedicando solo più alla Razza Fiurinà, per ora ne ho solo 5, ma mi piacerebbe aumentare il numero più avanti. Me ne sono innamorata per la loro colorazione e siccome tra le altre passioni ho il disegno, mi ha subito colpito il loro manto che io lo definisco simile ad un dipinto di Monet.

(foto N.Biason)

(foto N.Biason)

Secondo me noi donne scegliamo le capre principalmente per due motivi. Primo perché come gestione non richiedono un’elevata forza fisica e quindi anche una ragazza esile come me può benissimo cavarsela da sola. Secondo motivo, quello per me fondamentale, è che noi donne siamo più adatte a stabilire una vera e propria sintonia con questi animali. Però ritengo che sia una passione più maschile e i fatti lo dimostrano. Le ragazze con questa passione, specialmente della mia età, sono in netta minoranza rispetto agli uomini. Una volta era diverso, di solito erano le donne a badare alle capre. Mi hanno sempre raccontato della mia trisnonna che aveva le capre come molte altre donne in paese. Era una cosa normale!  Ora ritengo che le ragazze della mia età si siano sempre di più allontanate da questo mondo.

(foto N.Biason)

(foto N.Biason)

La mia attività principale non sono le capre, anche se non posso negare di averci sognato per po’. Ora lavoro assieme al mio ragazzo nell’azienda vitivinicola di famiglia. Ho qualche amico allevatore, da quando ho le capre ancora di più, però mi piacerebbe avere un amica allevatrice.  Gli altri allevatori per fortuna mi hanno sempre trattata alla pari e questo mi ha fatto sempre molto piacere.

La passione per il disegno l’ho sempre avuta. Fin da bambina amavo disegnare gli animali e la natura. Poi mi sono Diplomata all’Istituto D’Arte in Architettura e Arredamento. Per una serie di motivi ho interrotto gli studi, ma non ho mai smesso di disegnare quando riesco a ritagliarmi un attimo di tempo libero. Non disegno solamente capre, però le ritengo uno dei miei soggetti preferiti. Stando a stretto contatto con loro riesci a coglierne ogni più piccola sfumatura.

(foto N.Biason)

Secondo me il loro carattere è molto più simile al nostro più di quanto immaginiamo. Sono molto intelligenti, anche per questo a volte sono degli animali diffidenti con gli estranei. Sono molto astute, non scendono a compromessi e non scordano i piccoli vizi che uno gli da. Sono molto impulsive e vivaci. Si scornano ogni due minuti, ma nei momenti difficoltà diventano un gruppo compatto pronto a difendere i propri membri. Io le ritengo uno degli animali più eleganti, espressivi, comunicativi e sensibili che abbia mai conosciuto.

La grande sensibilità e il senso artistico di Noemi ci ha regalato non soltanto dei meravigliosi ritratti su carta delle capre, ma anche uno splendido quadro fatto di parole e sentimenti. Grazie per le emozioni che ci hai trasmesso!

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Serata annullata

Comunicazione di servizio: la serata di presentazione del libro annunciata qui e prevista per il prossimo 2 dicembre è rimandata a data da destinarsi… A presto amici!

Nel 1700 in questo villaggio c’erano 700 capre

Dire capre valdostane per molti vuol dire capre da battaglia. Per chi non sa nemmeno cosa siano le battaglie delle capre, è praticamente impensabile che si allevino delle capre senza mungerle. Ma oggi nella maggior parte degli allevamenti di questi animali abbiamo una situazione che sicuramente non esisteva in passato.

Sono salita a Graines, una frazione di Brusson. Dal fondovalle uno non immaginerebbe che esista un posto simile. Si sale per alcuni tornanti nel bosco e si esce in una sorta di radura, dominata dal castello che si affaccia sulla parte bassa della vallata.

Questo è Graines, dove c’è la casa di Henry e della sua famiglia. “Una volta era diverso, non c’era tanto bosco. Qui di capre ce n’erano centinaia, 700 nel 1700. Le capre si tenevano per il latte, mica per altro. Le battaglie sono una cosa che è nata negli anni Ottanta, hanno fatto un’amichevole a Perloz. Le porto anch’io qualche volta, da quando c’è la cosa delle battaglie, ci sono 4-5 ragazzi che hanno preso le capre, gente che prima non le aveva. Però le capre per me devono avere latte, non mi piace vedere capre che non ne hanno nemmeno per il capretto!

E’ Henry che mi racconta queste cose. Lui vive quassù, d’inverno scende, ma gli animali restano qui, a 1400m. “Prima avevo anche qualche mucca, ma da quando è mancato mio papà ho solo più le capre. Ho delle valdostane e degli incroci, le mungo e consegno il latte al caseificio di Brusson, che è l’unico in valle a ritirare latte di capra. Fanno formaggi puri e misti, siamo in quattro a conferire latte di capra. Passa il camion a ritirarlo due volte al giorno.

Quelle asciutte le pascolo tutto l’anno, le altre un mese dentro quando partoriscono. Qui è ben esposto. Di notte le ritiriamo, di giorno o sto al pascolo insieme o sono vicine alla strada. Una volta d’estate le asciutte le lasciavo libere su in alto, poi ci sono stati problemi con i cani. Adesso c’è il lupo, li hanno visti e ci sono stati attacchi nelle valli intorno.

Una volta le capre valdostane non avevano le corna tanto lunghe come adesso. Qui nella baita c’erano ancora corna delle capre del bisnonno e non erano come quelle delle capre di adesso!“.Henry mi porta dal gregge, poco sopra alla frazione. Le capre sembrano attenderlo accanto alla strada, c’è il sole e torneranno al pascolo quando farà più fresco. Il latte viene ben pagato, ma non è sufficiente per mantenere la famiglia, lui d’inverno va anche a lavorare agli impianti da sci.

Tengo le capre perchè qui è il posto giusto per allevarle, poi mi piacciono come animali. Mi piace portarle alle battaglie, anche se adesso c’è troppa concorrenza, non è più una bella festa come una volta. Non sono di quelli proprio accaniti, ma se vincono è bello. La soddisfazione è avere animali belli grassi in autunno. Per me una bella capra deve appagare l’occhio e avere una buona produzione di latte.

Problemi tecnici

…io il post di oggi ce l’avrei… ma il sito a cui mi appoggio per caricare le immagini è fuori servizio, spero solo temporaneamente!! Portate pazienza!

Stando a quanto c’è scritto on-line, la manutenzione del sito dovrebbe protrarsi fino a domani. Speriamo in bene. Al massimo troverete due articoli da leggere!

Buone feste

In un clima decisamente poco invernale, auguro a tutti una buona stagione. Con il sole e con l’erba, l’acqua non gelata, i pastori non si lamentano. Speriamo nevichi in montagna, per coprire il suolo e garantire i pascoli del prossimo anno.

Auguri a tutti per le prossime festività. Il blog sarà aggiornato in base alle mie possibilità. Se non mi trovate on-line, ci sono due appuntamenti in cui potremo incontrarci dal vivo. Il 27 dicembre, alle ore 17:00, presenterò “Pascolo vagante 2004-2014” a Druogno (VB), presso il centro di educazione ambientale di Orcesco. Il 29 dicembre invece il libro fotografico sulla pastorizia sarà ospite al Rifugio Melezè di Bellino (CN), ore 21:00. Vi aspetto!!

La “maladia”

La “maladia” per le pecore. La passione. Parole ricorrenti. Un qualcosa che non viene compreso da tutti, specialmente da chi non ha mai toccato con mano, da chi non ha mai vissuto sulla propria pelle certe esperienze ed emozioni.

 

Avventurarsi su per un vallone, un vallone che conosci, ma dove non torni da anni. Qui un tempo c’erano vacche sì, ma anche pecore. Tante pecore. Qui si viveva tutto l’anno. Nove mesi d’inverno e tre d’inferno, dove bisognava fare tutti i lavori, le scorte di legna, di cibo, di fieno. Qui oggi si viene d’estate. Le vacche sono appena fuori dal paese, a pascolare nei fili tirati. Più avanti… nessuno.

 

Solo poche case non sono ancora state ristrutturate e recuperate. Il resto del villaggio non ha più quel senso di abbandono spettrale che mi aveva colpita in passato, anche perchè ero venuta in inverno o in autunno. Questo posto però mi è sempre piaciuto, da ragazzina dicevo addirittura di voler vivere qui! Nelle orecchie mi risuonavano sempre le parole di Giovanna Giavelli (potete leggere ed ascoltare qui) riportate da Nuto Revelli ne “Il mondo dei vinti”.

 

Pascoli tutto intorno, oggi solo più pascoli e non prati e campi come un tempo. “I ragazzi hanno il compito di guidare e governare al pascolo prima le pecore e poi più tardi, quando l’erba è più alta, le mucche. (…) Le pecore, marchiate e radunate formano il gregge, che è custodito da un solo ragazzo. Il gregge è composto da circa 350 pecore, se il numero è maggiore, si forma un altro gregge (…)“. Questo si legge in Ferìiros (a cura di Franco Rovere, edito da Primalpe), libro che parla della vita e della storia di questo posto.

 

 

Sali, sali verso il fondo del vallone, che poi a dire il vero più in alto si congiunge dolcemente con un altro vallone che risale dal versante opposto. Tutte “montagne” da pascolare. Non certi alpeggi aspri, rocciosi, difficili. Essendo così belli, ormai sono esclusivamente destinati ai bovini. Niente belati su di qui, pecore e tracce del loro passaggio non ne ho viste.

 

Dal Colle sul confine uno si gode il panorama, ma manca proprio qualcosa. Ci sono tante marmotte, ma la “maladia” reclama qualche soddisfazione in più. Non basta sapere che il nome della vetta lì sopra sia Enciastraia (o Enchastraye), che parrebbe derivare dall’Occitano enchastre, che indica un recinto dove vengono rinchiuse le greggi nei pascoli di alta quota.

 

“Di là” la montagna è ancora più dolce. Rocce calcaree e terre di colori diversi, conche, pianori, un altro alpeggio “facile”. Inoltre da queste parti la nebbia non è una presenza costante come altrove. Basta poco per scorgere in terra i segni lasciati dalle pecore l’anno precedente. Era facile supporre che questo fosse uno dei tanti alpeggi frequentati da ovini, quelle greggi che d’inverno pascolano nella Crau.

 

Laggiù si vede un alpeggio. Prima il binocolo, poi lo zoom, confermano che non c’è solo la struttura, ma anche un gregge e alcune persone. La maladia è tale che non si può non ascoltare il richiamo. E’ ancora presto, nemmeno mezzogiorno. C’è tempo per scendere fin là e tornare indietro. Questa potrebbe sembrare a molti una follia, ma ciascuno ha le sue priorità. C’è chi deve ad ogni costo raggiungere la vetta e chi… le pecore!

 

Ci sono diverse persone che stanno finendo di pranzare vicino alle pecore. E’ un problema andare verso il gregge e scattare foto? No. E non ci sono nemmeno i patou a sorvegliarle. L’unico problema è che il gregge ha voglia di sale… e il sale sulle pietre non c’è. Così avanzano compatte verso il visitatore, belando a muso alzato e annusando.

 

C’è un miscuglio di razze e di incroci. Ciascuna porta ben evidente il marchio del proprietario, impresso con la vernice sulla lana. Uno dei motivi che hanno contribuito a scendere fin qui, è stato il nome dell’alpeggio, letto sulla cartina. Non c’era l’indicazione specifica di quella cabane, ma poco più giù nel vallone c’è il Camp de Fourches, nome impresso nella mente, meta della “famosa” transumanza del gregge Chemin, immortalata nel 1951 dal fotografo Marcel Coen e comparsa sul National Geographic. Altri tempi… I tempi in cui si faceva la Routo.

 

E così, per malattia, uno fa tanti passi per stare pochi minuti in mezzo ad un gregge che ti scruta con curiosità e vorrebbe quasi seguirti, nella speranza di avere il sale tanto desiderato. Che facce sorprese, tra i pastori, quando provi a spiegare in un Francese mischiato all’Italiano, che le pecore cercano il sale. Chi sarà mai quell’escursionista che ne sa di pecore?

 

Loro sono un gruppo: c’è un maestro di sci, quello che manda i cani a girare il gregge è chiaramente il pastore, ma anche gli altri sembrano avere a che fare con questo mondo. Peccato non conoscere abbastanza la lingua da potersi spiegare. Peccato che loro parlino solo Francese e non sappiano l’Inglese o qualche parola di Italiano.

 

Si risale pensando a quanto sia più facile fare il pastore da queste parti rispetto a certe vallate aspre, nebbiose, pietrose. Certo, non è una passeggiata nemmeno qui: orari, esigenze, imprevisti restano gli stessi ovunque. Però è un altro lavorare rispetto al cercare nella nebbia pecore o capre che sono rimaste attardate balze rocciose, ripidi canaloni e strapiombi pericolosi.

 

Raggiunto nuovamente il colle, c’è solo più da scendere. Tornare a Ferriere. L’erba bassa dei pascoli più in quota sarà poi foraggio per le vacche nella stagione avanzata. I colori di queste fioriture ricordano le stoffe della Provenza…

Serata di letteratura rurale a Corio

E allora… questa sera vi aspetto a Corio (TO)!!!!

Di questo lavoro mi piace tutto

La libreria La Torcia

in collaborazione con il ristorante La Chiacchiera

Vi invitano a partecipare ad una

 Cena con l’Autore.

 La cena, allietata dalle immagini e dai racconti di Marzia Verona,

si terrà

Venerdì 29 Novembre 2013

alle ore 20,00

presso il Ristorante “La Chiacchiera”

al costo di 15,00 Euro.

 Sarà possibile acquistare i libri che l’Autrice metterà a disposizione del pubblico.

E’ gradita la prenotazione al n° 011-928395

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Cena della capra e presentazione libro

Un’interessante iniziativa a Balme: “Cena della capra”, a seguire, la presentazione dl mio ultimo libro. L’appuntamento è per l’8 giugno

Di questo lavoro mi piace tutto

Vi aspetto a Balme, Valli di Lanzo (TO) per questa interessante e ghiotta iniziativa. Sabato 8 giugno “Di questo lavoro mi piace tutto” sarà presentato a Les Montagnards in occasione della “Cena della capra”, appuntamento gastronomico per valorizzare i prodotti locali a base di carne e latte caprino e per conoscere diversi modi di utilizzare ed apprezzare la carne delle capre locali.

Cena alle ore 20:00. A seguire, alle 21:30, presentazione del libro. Tutti i dettagli per la prenotazione (per la cena) nella locandina o sul sito. Vi aspetto numerosi!

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…chi l’avrebbe mai detto!

Grazie a Serpillo dei Camoscibianchi che me l’ha segnalato, ho scoperto che questa sera questo blog è stato protagonista in TV. In un servizio del TG3 Piemonte dedicato agli importanti interventi decisi dalla Regione in materia di alpeggi (finanziamenti di vario tipo, in  due bandi, vedi qui), è stato citato in sovraimpressione il link a queste pagine e poi è stato espressamente consigliato di visitare il blog “Storie di Pascolo vagante”.

Guardate per credere (al minuto 15, 15 secondi qui). Grazie RAI!