Le lunghe giornate del pastore

Essendo in Trentino, questa volta non volevo perdere l’occasione per far visita all’amico Daniel. Così, da Madonna di Campiglio, ho cambiato valle, sono scesa fino all’Adige e risalita fino a raggiungere la Val di Fassa, dove si trova lui attualmente. L’ultima volta che ci eravamo visti era su a far la stagione in Val Venosta, poi molte cose sono cambiate.

Adesso Dan ha trovato un socio, ha aumentato il numero di capi, si occupa del gregge di capre e pecore, della mungitura e della caseificazione. Il lavoro non finisce mai e, al momento, ci sono ancora un po’ di cose da sistemare: per esempio ci si appoggia al caseificio di un’altra azienda agricola, in attesa di terminare la realizzazione di quello aziendale. Dan lavora con l’azienda Soreie, azienda bio specializzata in piccoli frutti e ortaggi. Con il suo arrivo, è stata ampliata la parte legata alla pastorizia ed alla caseificazione, per l’appunto. Ha frequentato anche dei corsi di caseificazione e adesso la produzione prevede diversi latticini che vengono venduti direttamente nei punti vendita aziendali o portati a ristoranti e negozi della zona.

Il gregge non è in alpeggio. L’anno precedente gli animali erano stati portati più in alto, ma bisognava scendere quotidianamente per la lavorazione del latte. Poi c’erano stati anche altri problemi riguardo ai terreni da pascolare… Tutto il mondo è paese, ovunque si sentono gli stessi discorsi: quello che è infastidito dagli animali, quello che si lamenta per lo “sporco” che resta dopo il loro passaggio…

Questa è una zona ad alta vocazione turistica, quindi non dovrebbero esserci problemi per la collocazione dei prodotti. Ma non sempre i turisti gradiscono gli animali… Il gregge attende di andare al pascolo mentre Dan lava la mungitrice e i secchi dopo la mungitura mattutina, poi si partirà alla volta del bosco.

Quando il gregge attraversa la (frequentatissima) ciclostrada che fiancheggia l’azienda, c’è chi si ferma ad ammirarlo, ma capita anche di sentire lamentele per gli escrementi. “L’altro giorno però è passato un gregge che saliva verso non so quale alpeggio, l’hanno seguita tutta per risalire la valle. Lì sì che hanno sporcato… e poi purtroppo i pastori quando passano non hanno nessun rispetto dei piccoli allevamenti come il nostro, pascolano anche i pezzi che dovremmo mangiare noi.

Il pascolo verso cui viene condotto il gregge non è propriamente dei migliori, ma bisogna cercare di arrangiarsi. Dan riesce a star fuori con le bestie solo al mattino, perchè al pomeriggio c’è sempre da lavorare in caseificio, quindi alla mezza giornata di pascolo si alterna il fieno nel recinto accanto alle serre e agli orti.

Dan ha un rapporto controverso con le pecore, che rappresentano un suo acquisto abbastanza recente: danno soddisfazioni dal punto di vista del latte e della caseificazione, ma al pascolo con le capre richiedono interventi continui dei cani affinchè non si allontanino. Sicuramente la preferenza del pastore va quindi alle capre!

I momenti al pascolo sono quelli più belli, dove c’è il rapporto con gli animali, con il gregge, ma soprattutto con i fedeli aiutanti. Le giornate sono sempre lunghe, il lavoro non manca, la fatica nemmeno e il reddito per il momento resta esiguo. Nonostante la grande passione, Dan è un po’ scoraggiato, spera che le cose possano iniziare ad andare meglio, in modo da trovare una sistemazione abitativa meno precaria.

Mi parla anche di eventi da organizzare nei giorni successivi (la stagione turistica si avvia verso il momento clou) e di nuovi punti vendita che l’azienda dovrebbe aprire a breve. Conosco il cammino che questo amico ha percorso negli anni per arrivare fin qui e gli auguro davvero di poter concretizzare i propri sogni. Momenti di sconforto ce ne sono per tutti, il periodo non è facile per nessuno, non si vive di sola passione, servono anche risultati concreti dal punto di vista economico… Per Dan, come per tutti, l’augurio è che le fatiche e gli orari infiniti vengano ripagati.

Le “regole” per gestire i pascoli

Sono stata in Trentino a presentare i miei libri in occasione della festa annuale delle Regole di Spinale e Manez. Già sapevo che esistevano forme di gestione del territorio (pascoli, foreste…) diverse dalla proprietà pubblica/privata o consortile che abbiamo noi qui in Piemonte, ma in questa occasione ho avuto modo di capire davvero cosa significhi.

Sono arrivata il giorno prima della festa, in una giornata, ahimè, di pioggia, che non mi ha consentito di apprezzare lo splendido panorama che mi circondava. Ho comunque sfidato la sorte e il meteo (e ho avuto ragione!). Sono salita a Malga Vallesinella, fiancheggiando le famose cascate che si possono ammirare da queste parti. Il cielo non si è mai aperto completamente, così non sono riuscita ad ammirare le Dolomiti di Brenta.

Boschi e pascoli, abeti, radure e corsi d’acqua spumeggianti. Una rete di sentieri ben segnalata. Tra i cartelli, all’imbocco dei veri percorsi, la segnalazione della presenza dell’orso e le regole da osservare in caso di incontro. Più tardi, mentre camminavo in totale solitudine nel bosco, riflettevo sulle possibili reazioni nell’eventualità che il plantigrado si materializzasse davanti al mio cammino…

La mandria intorno a Vallesinella era composta da bovini di una razza che non avevo mai visto. Dal momento che ero in Val Rendena, mi è venuto in mente che questa potesse essere l’omonima razza. Ho poi chiesto conferma alle guardiane degli animali, che mi hanno confermato che si trattava proprio di vacche Rendena. Non immaginavo di ritrovare la stessa mandria il giorno successivo nella malga dove si sarebbe tenuta la festa…

La festa quest’anno si teneva a Malga Fevri. Ho chiesto di poter salire a piedi, per guardarmi intorno e vedere un po’ di panorama. Fortunatamente quel giorno in tempo era migliore. Le montagne giocavano a nascondino con le nuvole, ma i pascoli erano al meglio del loro splendore. Non era solo merito del sole, ma la qualità dell’erba da queste parti è davvero eccellente. Mentre salivamo, mi sono fatta spiegare in cosa consistono le “regole”. Sul sito della comunità di Spinale e Manez queste parole ben riassumono il concetto: “Un rapporto inscindibile tra una popolazione e il suo territorio, una partecipazione condivisa alla gestione del patrimonio comune, un uso necessariamente equilibrato e regolato delle risorse naturali, essenziali per la vita della comunità.

Le malghe vanno all’asta come accade altrove per gli alpeggi di proprietà pubblica, ma si sono introdotte clausole (come quello degli animali di razza Rendena) che fa sì che siano allevatori locali ad aggiudicarsele. A Malga Fevri ci sono manze, sulle altre malghe incontro anche vacche da latte. Le strutture sono belle, ben tenute, con tutto ciò che serve per far sì che la vita in alpeggio sia decorosa.

La gestione di tutto ciò che c’è sui territori delle Regole fa sì che vi siano fondi disponibili per tutte questi interventi. Non sono tanto le malghe a dare grossi frutti, quanto piuttosto le attività turistiche presenti, come i locali collocati all’arrivo delle funivie. E qui il turismo non manca. Mi spiegano che tutto viene reinvestito sul territorio: anche la struttura dove ho pernottato io (Pra de la casa) è un patrimonio delle Regole. Si trattava del vecchio vivaio forestale, che è stato riconvertito in attività recettiva, data in gestione ad una famiglia.

Questo sistema fa sì che tutte le attività di montagna siano ben gestite e non vadano a perdere: ne beneficia il territorio, l’economia, il paesaggio, il turismo… Insomma, ecco uno dei motivi per cui “da quelle parti” sembra un altro mondo rispetto a situazioni con problemi di gestione che si incontrano invece in altre regioni delle Alpi. Le Regole risalgono al XIII secolo… una storia secolare di corretta amministrazione del patrimonio montano, dove le tradizioni (attività agro-silvo-pastorali) si sono mantenute accanto all’evoluzione di nuove necessità/risorse come il turismo.

In quella giornata di sole un gruppo di giovani malgari sorveglia la mandria di vacche da latte, conversando con i tanti turisti di passaggio. Moltissimi regolieri erano saliti con la funivia al monte Spinale, poi scendevano a piedi o con le navette a Malga Fevri per la festa. Ogni anno questa si teneva in una delle diverse sedi delle proprietà delle Regole.

E così lo spazio intorno alla malga si affollava sempre più, la polenta cuoceva, la banda suonava… e le manze ruminavano pacifiche accanto alla stalla. Erano salite in quei verdi pascoli fioriti solo quella mattina, per trascorrere là le successive settimane d’alpeggio.

Dopo il pranzo, chi è interessato entra nell’enorme “stallone”, dove si potevano legare 150 bestie. Quel giorno invece entra la tecnologia, con microfono, computer e videoproiettore. Si raccontano storie di alpeggi e allevatori, di ieri e di oggi, poi viene per tutti il momento del rientro. Inizio ad essere “pratica” del territorio, così rifiuto i vari passaggi in auto, dato che i sentieri che scendono dalla malga mi ricondurranno esattamente a Pra della Casa. Mi auguro che questo sistema così antico di gestione del territorio possa sopravvivere ad ogni mutamento e che questi paesaggi unici continuino a vedere malghe vive, abitate, con pascoli utilizzati, produzioni casearie di pregio e razze locali a consumare l’erba.

Pastorizia in giro

Prima di Natale era stata da me Anna Kauber, appena all’inizio del suo viaggio tra donne e pastorizia. Continuo a seguirla su Facebook (Progetto Articoltura), mentre prosegue la sua avventura alla scoperta delle storie femminili di questo mondo. Adesso è in Sicilia, ma ha pubblicato un video dell’intervista realizzata qui in Piemonte.

MARIA PIA VERCELLA MARCHESE from anna kauber on Vimeo.

E’ una “vecchia conoscenza”, la mia amica Maria Pia. Un piccolo assaggio di quello che sarà il lavoro di Anna, un video con tutte queste storie.

Attingo invece alle immagini inviatemi da Leopoldo la scorsa estate. Queste hanno come sfondo dei panorami davvero eccezionali. “Ho allungato le ferie di un giorno (le mie ferie sono sempre di 4-5 giorni)
per fotografare Fabio che discendeva con il gregge. Certo si potevano fare foto migliori, ma, il percorso per arrivarci è molto lungo, le pecore quando partono non si fermano più. Non si può ripetere la scena. Farò meglio speriamo, l’anno prossimo.
E’ uno spettacolo unico vedere il gregge che scende lungo il sentiero del Rifugio Mulaz, sotto le Pale di San Martino. Sarebbe bello girare un film su questi giovani pastori… C’era anche Alice Masiero.

(immagini di L.Marcolongo)

Prossimamente avrò di nuovo mie immagini di pascolo vagante da mostrarvi, dal momento che sta arrivando dalle mie parti il gregge di un amico, quindi avrò occasione di andare a dargli una mano. Sembra quasi incredibile, ma è già passato un altro anno e… tutti stanno già di nuovo pensando alla salita in alpeggio, alle transumanze.

Immagini e informazioni

Iniziamo con una comunicazione. Dalla Val d’Aosta mi segnalano che domani, mercoledì 2 marzo, a Verrès si terrà un incontro-dibattito sul ritorno del lupo in Vallèe. Ore 20:30, salone Le Murasse.

Immagini dell’amico Leopoldo dello scorso mese di aprile. “Ti invio una selezione di foto fatte ieri mattina, alle ore 7, con Roberto Paterno e Sandra che stanno andando verso la montagna a Valstagna (in destra Brenta, strada parallela alla statale Valsugana da Bassano del Grappa a Trento).

(tutte le immagini di L.Marcolongo)

Ieri ho inviato la bozza corretta del mio libro alla casa editrice… Sarà la volta buona? Sto aspettando che mi inviino le prove di copertina, così ve le mostrerò per sceglierle insieme. Questo libro sarà distribuito in tutta Italia, quindi non avrete più “scuse” per dire che da voi non si trova! Intanto, ricordo a tutti gli interessati che potete contattarmi per organizzare presentazioni dei volumi precedenti e/o serate per la proiezione di foto sulla pastorizia.

Dagli amici

E’ inevitabile ormai… Chi mi conosce, di persona o anche solo in questo mondo virtuale, se andando in giro vede delle pecore, spesso pensa a me. Per fortuna molti, oltre al pensiero, attivano anche una macchina fotografica o un cellulare.

(foto I.Rivoiro)

Ringrazio così Irene: “…appena tornata dallo Yorkshire, in Inghilterra, la patria delle pecore, lana e mulini. Ho pensato molto al tuo blog e le notizie che pubblichi e ho pensato ti facesse piacere vedere questi paesaggi con pecore ovunque. Un tipo di allevamento diverso. Lì i prati verdi sono ovunque, sicuramente non devono spostarsi per cercare l’erba!

(foto A.Malacarne)

 

Il Nordest continua a collaborare attivamente con questo blog. In attesa di riuscire ad organizzarmi per fare un “tour” da quelle parti, incontrare pastori e scattare foto, mi appoggio a quelle degli amici. Qui Celestino Froner e il suo gregge ritratto da Adolfo Malacarne.

Passiamo poi ad alcuni dei tantissimi scatti che ci manda costantemente Leopoldo Marcolongo. In Valsugana, dai fratelli Fronza, questa volta con la “nursery”, il gregge delle pecore degli agnelli.

Ecco il nostro amico insieme al giovanissimo pastore.

Ricordo infine agli amici che abitano in Svizzera che domani sera, 26 marzo 2015, sarò ad Acquarossa in Val di Blennio (Canton Ticino). Ore 20.00, presso l’Aula Magna Scuole Medie, quarta serata su “il futuro del primario”. Introduce il prof. Luca Battaglini, dell’Università degli Studi di Torino, con proiezione del film “Tutti i giorni è lunedì”, che presenta la figura del pastore sulle Alpi piemontesi. In seguito presentazione del mio libro “Pascolo vagante 2004-2014”.                  

Comunicazioni, eventi, foto

Diamo innanzitutto spazio ad un amico che segue questo sito, ma scatta ancora fotografie e scrive lettere, non e-mail.

(foto A.Perrone)

Ti invio una foto scattata a gennaio in località Vigliano Biellese. Qui per qualche giornata era presente il gregge di Federico, nella foto in secondo piano, mentre in testa Germano (Gerry). A chiudere, la grande presenza, Olga.” Adriano mi segnala anche la presentazione del filmato dedicato al pastore Carlo Alberto, proiettato a Coggiola. Grazie ad un altro amico sono già venuta in possesso del DVD e l’ho già guardato.

A proposito di proiezioni… Venerdì 20 marzo, ore 21:00, a Pomaretto, presso la Scuola Latina, presentazione del film sui pastori piemontesi “Tutti i giorni è lunedì” e presentazione del mio libro “Pascolo vagante 2004-2014”.

Dal Monferrato mi invitano a pubblicizzare questa manifestazione che si terrà ad Ottiglio sabato 21 e domenica 22.

Voglio anche parlare qui di un evento in fase organizzativa nel Pinerolese, un grosso pranzo/raduno per contribuire al salvataggio economico dell’Istituto Agrario Prever di Osasco (TO), previsto per il 26 aprile a Pinerolo. Allievi, ex allievi, famiglie, simpatizzanti, vi invito a visitare la pagina facebook dell’evento e contattare gli organizzatori se intendete partecipare o collaborare in qualche modo.

Il nostro amico Leopoldo lo scorso autunno aveva fatto visita ai Fratelli Fronza. “In ottobre sono andato a trovare i Fronza (Claudio, Luca e Andrea)a Caoria, vicino a Canal San Bovo (TN). Era una bellissima giornata. Anche loro tengono separati gli agnelli che erano giù in Valsugana. Così ho attraversato il Passo del Brocon e sono andato a trovare il fratello più piccolo con la nursery.

Grazie delle immagini e dei contributi che tutti voi mi mandate. Spero presto di avere anche mie foto e miei racconti raccolti “sul campo” per aggiornare queste pagine.

Qualche foto

Oggi, molto rapidamente, vi propongo un po’ di foto, tra le tante che mi avete mandato.

(foto M.Ferretti)

(foto M.Ferretti)

Visto che è stagione di capretti, inizierei con queste simpatiche immagini inviate recentemente da Massimo intitolate rispettivamente: “il cuore è più saporito” e “capretta stanca – meglio farsi portare”.

(foto M.Ferrato)

(foto M.Ferrato)

Un altro giovane amico del blog, Marco, mi ha dato queste foto “in posa con rudun“. Siamo in Piemonte, valle Po per essere più precisi. Prima o poi andrò a far visita alle sue pecore dal vivo, lo prometto…

Concludiamo con immagini estive sempre dell’amico Leopoldo. Nella sua gita del mese di agosto scorso, dopo aver fatto visita al pastore Fabio, ha raggiunto un altro pastore, ai piedi delle Pale di San Martino: Ruggero Divan. C’è un bellissimo libro su questo protagonista della pastorizia del Nord Est e presto ve ne presenterò la recensione. Nelle foto di Leopoldo, parte del gregge, le malghe, un simpatico cucciolo, il pastore e, per una volta, anche il nostro amico appassionato di pastorizia.

Appuntamento in Lombardia e foto

Rientrata dalla mia breve trasferta oltreconfine, di cui vi parlerò per più “puntate” qui sul blog, oggi vi annuncio un paio di eventi per il fine settimana in Lombardia e condivido le foto di un amico.

Innanzitutto, vi comunico che questo venerdì, 6 febbraio 2015, presenterò il mio libro fotografico “Pascolo vagante 2004-2014” a Cologne (BS), ore 21:00, presso la Cascina Ponte di Via Peschiera 1. Vi aspetto numerosi per vedere insieme le immagini e chiacchierare di pastorizia.

Nel fine settimana invece sarò ad Ardesio (BG), per l’annuale Fiera delle Capre e dell’Asinello. Qui l’intero programma della manifestazione della domenica, ma anche il convegno del sabato sera “Vivere in montagna: Protagonisti!”. Il libro “Pascolo vagante 2004-2014” sarà in vendita durante la fiera, cercatemi tra le bancarelle!

Adesso invece andiamo indietro nel tempo (o avanti con la fantasia!). Immagini estive, mese di agosto sotto le Pale di San Martino. L’amico Leopoldo mi ha mandato decine di foto, che smaltirò pian piano, come sempre, intervallandole ai miei post. Il gregge è quello di Fabio Zwerger.

Con queste belle immagini di montagna e di greggi, vi invito a tornare su queste pagine per conoscere insieme a me una realtà che sono andata a scoprire nei giorni scorsi. Grazie ancora a Leopoldo Marcolongo per gli scatti, sempre affascinanti, che ha piacere di condividere con gli amici del blog.

Uno strano modo di gestire l’alpe

Sono stata in Alto Adige, regione che conosco poco-nulla, fatta eccezione per i luoghi comuni e le immagini patinate da depliant turistico o trasmissione TV dove tutto funziona bene e alla fine si fa festa con la tavola imbandita. Certo, una realtà non rappresenta il tutto, ma comunque volevo raccontarvi l’esperienza che ho vissuto in prima persona.

La malga dove lavora il mio amico è in un vallone laterale. La strada asfaltata termina in una frazione, poi si prosegue o a piedi o con una bella pista forestale chiusa al traffico. Anche se sono in corso dei lavori per l’acquedotto, il fondo è molto migliore della maggior parte delle piste di accesso agli alpeggi piemontesi che conosco.

I pastori e i primi animali sono arrivati in alpe molto presto, già all’inizio di maggio. Le pecore ora, un mese dopo la salita, dovrebbero pascolare qui, a quote superiori ai 2000 metri. Come potete vedere, i pascoli hanno l’aspetto tipico della stagione… Cioè l’erba non c’è ancora! Sciolta la neve, compare quello che è rimasto in autunno. Pochi ciuffi di erba secca. E infatti il gregge, sparpagliato ovunque, bruca quel poco, pochissimo che c’è, impedendo all’erba nuova di crescere adeguatamente.

Negli ultimi giorni stanno arrivando i bovini. Vitelle e manze, da tener separate e confinate a quote più basse. Anche qui però l’erba è bassa. Potrebbe andar bene per il gregge… Poi, a distanza di qualche settimane, dopo la pioggia e con un po’ di caldo, allora potrebbero salire i bovini. Ma evidentemente le “usanze” sono differenti, da queste parti.

Aspettando il caldo… al mattino ecco la neve! Nella notte ticchettava sul tetto e, all’alba, tutte le montagne circostanti erano imbiancate. Un velo di ghiaccio copriva anche le assi all’ingresso della malga. Il pensiero corre subito alle pecore, che sicuramente non sono rimaste nella parte alta del vallone, ma saranno scese verso i pascoli dei bovini…

I bovini continuano ad arrivare. Quelli del paese, poi da comuni vicini o anche da altre zone dell’Alto Adige. Chi li porta con il trattore e la “biga“, chi con camion. Magari anche solo tre capi, magari di più. Qualcuno è già abituato al pascolo, ma certe vitelle sembrano non aver mai messo i piedi fuori dalla stalla e faticano a camminare. Anche le temperature notturne probabilmente non saranno molto gradite, per questi animali!

Mentre i pastori sono occupati con l’attesa dei bovini (a volte dura ore… perchè ti dicono di essere giù al mattino presto, ma i contadini si presentano alla spicciolata e così magari non finisci che nel pomeriggio, e poi magari ti tocca tornare ancora alla sera), le pecore si abbassano di quota e tocca di nuovo spingerle verso l’alto. Facevano gola i prati verdi… Ma questi sono destinati allo sfalcio più avanti nella stagione.

Forse almeno il caldo arriverà (in effetti dopo è arrivato eccome!), sulla malga e sul vallone splende finalmente il sole. La struttura è bella, ampia. Per i pastori c’è una parte di essa, poi l’edificio principale è adibito ad abitazione per il malgaro, che gestisce anche l’accoglienza ai turisti con attività di ristoro. Quindi vi è la stalla e i locali destinati alla caseificazione e cantina. Le vacche da latte dovrebbero arrivare entro un paio di settimane, per pascolare intorno alla malga dove la vegetazione è, come dappertutto, ancora molto scarsa.

Continuano gli arrivi di bovini, dovrebbero completarsi entro la fine della settimana. Un’altra stranezza è che gli allevatori locali giudicano negativamente i pastori da quando hanno saputo che… utilizzano i cani, sia nella gestione del gregge, sia della mandria. Vorrei sapere come penserebbero di spostare gli animali, senza l’ausilio dei cani! Specialmente le pecore, tutte sparse in gruppi e gruppetti sulla montagna! Per quello che ho visto, non vi sono nemmeno dirupi particolarmente scoscesi, dove gli animali spaventati dal cane potrebbero essere in pericolo.

Finalmente una mattinata da dedicare al gregge. Il pastore, che ha portato qui anche i suoi animali, riesce a richiamare le sue capre per controllarne lo stato e vedere che sia tutto a posto. Essendo io abituata a tutt’altro metodo di pascolamento, mi domando come si faccia a prendersi cura degli animali, in questo modo. Praticamente impossibile! Anche girando a piedi tutta la montagna ogni giorno, ammesso di riuscirci (e avendo il bel tempo).

Le pecore partoriscono nel corso di tutta l’estate. Così bisogna anche trovare gli agnelli neonati, marcarli e contrassegnarli con un orecchino dalla numerazione progressiva, di modo che a fine stagione, per ogni proprietario si dica: “Le tue pecore hanno anche l’agnello x, y, z, ecc…“. C’è da sperare che tutte prendano l’agnello e che non ne muoia nessuno, perchè avvicinare e catturare una di queste pecore è quasi impossibile, tanto sono selvatiche e poco abituate all’uomo. Qualcuna addirittura, vedendoti da lontano, fischia come i camosci, battendo il piede anche se non ha l’agnello piccolo!

La parte sommitale del vallone ha ancora l’abito invernale, ma qualche pecora è già salita fin qui a vedere se ci fosse qualcosa da brucare. I pastori sono stipendiati da una sorta di consorzio dei proprietari, a quanto ho capito. Ma il loro lavoro non sarà sicuramente semplice, quest’estate!

Incontriamo altri gruppi di pecore e pecore con l’agnello, separate dalle altre. Per me è inevitabile pensare cosa succederebbe qui se arrivassero i predatori, orso (presente in Trentino) e lupo (la Svizzera e i Grigioni non sono lontani). Sarebbe una strage! E dire che, in una realtà simile, con delle strade che si spingono anche abbastanza in alto e con malghe intermedie collocate lungo la valle, una gestione con recinti notturni non sarebbe impossibile. Anzi… Migliorerebbe i pascoli, ripulendoli dai cespugli, abbastanza diffusi in vaste aree, credo soprattutto per effetto di questo pascolamento libero e fuori stagione! Visto che non auguro a nessuno di dover convivere con i predatori, io però un minimo di gestione più accurata dell’alpe la farei a prescindere…

Ecco la malga per i pastori a metà della valle. Oltre a quella principale, questa e un’altra a quota inferiore completano gli edifici presenti sull’alpeggio. Altro che certe realtà dalle nostre parti… Dove in tutto il territorio hai solo qualche vecchia struttura in pietra ai limiti della decenza!

Alla sera, ennesima piccola transumanza. Appena fuori dal paese, vi sono dei recinti in legno, dove via via vengono chiusi gli animali portati dai proprietari, in attesa di accompagnarli poi sui pascoli. Probabilmente questi recinti serviranno anche per separarli a fine stagione. Ai pastori hanno detto che le pecore resteranno su fino all’inizio di novembre… Mi farò raccontare com’è andata la stagione e soprattutto come faranno a recuperare tutte le pecore sparse per la montagna! Altro che lavorare senza cani!

La mela guasta… alla fine fa marcire tutta la cassetta!

Mentre in Francia ci si prepara all’uscita di questo film sulla pastorizia, da noi le pecore in TV o sono macchie di colore, un po’ di folklore, qualcosa di bello da vedere in un’Italia rurale che forse non esiste nemmeno più… O sono da demonizzare. Più che loro, i pastori che le conducono.

A Striscia la Notizia l’altra sera è andato in onda un servizio sui pastori vaganti. Per denunciare alcuni fatti molto gravi, innanzitutto. Sono state infatti trovate pecore morte e alcuni agnelli gettati in un pozzetto. Non erano cadute, perchè erano state tolte le marche auricolari di identificazione… E qui termina la parte “giusta” del servizio. Perchè questo fatto è un’illegalità (le carcasse si smaltiscono attraverso un sistema adeguato), un pericolo per la salute pubblica, ecc. Ma poi il solito Stoppa è andato ad indagare a modo suo presso il gregge e l’accampamento dei pastori.

(foto L.Marcolongo)

Questi servizi, ormai lo sappiamo, presentano una realtà di cui sono soltanto loro a dare una spiegazione/interpretazione. Tutti i pastori ricoverano in un trailer, un rimorchietto, gli agnelli più piccoli. Può capitare che, tra questi, ve ne siano alcuni in condizioni di salute non ottimale per uno dei molteplici motivi che portano chiunque, uomo o animale, ad ammalarsi. Qualcuno dopo qualche giorno, curato opportunamente, si riprende. Qualcun altro invece non ce la fa, ma non è da demonizzare nessuno per questo no? Anche negli ospedali, nonostante le cure migliori, le persone muoiono… E l’agnello con la gamba “ingessata” con il nastro? Certo, il gesso sarebbe la cosa più idonea, ma mentre sei al pascolo non puoi metterti lì a scaldare l’acqua e preparare l’ingessatura, così ti arrangi come puoi sempre per il bene dell’animale. Garantisco che funziona benissimo anche il nastro (sotto si mettono dei legnetti e degli stracci a far da imbottitura).

(foto L.Marcolongo)

Nel servizio poi vengono intervistati gli aiutanti rumeni dell’allevatore (non presente con il gregge, viene raggiunto a casa, ma rifiuta di parlare). Questi si lamentano per le condizioni di vita e di lavoro, ma… Signori, è la pastorizia! E in Romania, a quanto posso vedere da immagine pubblicate su facebook da pastori rumeni che ancora vivono e lavorano nella loro terra, molte volte non c’è nemmeno la roulotte, ma solo il mantello di pelli di pecora. E ci sono anche molti pastori italiani che vivono così, come possiamo vedere dalle immagini mandateci dal Veneto dall’amico Leopoldo. Se fai il pastore nomade, non puoi aspettarti l’alloggio arredato, le otto ore di lavoro. Non lo scopri dopo, sai già prima che è così. Vorrei tanto che il sig. Stoppa venisse da noi in alpe… Vorrei sapere se si indignerebbe altrettanto nel sapere che un Comune ci affitta un alpeggio con una baita dove vivere civilmente è impossibile.

(foto L.Marcolongo)

I cattivi pastori rovinano l’immagine a tutti… Guardate però questo pastore ed i suoi aiutanti. Mi sembra che il rapporto sia paritario e ci sia armonia tra di loro. Condanno il pastore che maltratta i suoi garzoni, ma il più delle volte quando siamo alle prese con un vero pastore e non con “uno che ha le pecore e le fa portare in giro dagli operai” nel fango e nella polvere si è tutti allo stesso modo e la giornata è lunga lo stesso numero di ore.

Leopoldo ci scrive ancora una volta per mostrarci i pastori del Nord Est e raccontarci di storie di divieti, di multe, di litigi. A dire il vero però lui ci tiene soprattutto a mostrarci il lato positivo della pastorizia. Come l’incontro con questa famiglia di pastori e del loro gregge di 6-700 pecore. “Mi hanno anche offerto il caffè“, ci racconta.

(foto L.Marcolongo)

Non basta il sorriso che ci strappa questa immagine per dimenticare un’altra vicenda, quella di un gregge entrato abusivamente in un  fondo e successivamente “investito” dal trattore del proprietario. Versioni discordanti sulla dinamica dei fatti, ma comunque c’è da riflettere su di un evento simile. Solo l’esasperazione può portare a tanto, credo.

Una mia omonima mi manda un articolo che riguarda il suo compagno, pastore, vittima di un’aggressione. “Qua siamo solo in due gli altri sono spariti tutti… qui nessuno vuole più le pecore sporcano fanno rumore una cosa da pazzi… Si lamentano che non ci sono giovani che fanno questo lavoro e noi che vogliamo crescere i nostri bambini è un macello… li vedono in mezzo alle pecore e mandano gli assistenti sociali per maltrattamento…“. Per quanto riguarda “l’incidente”, il pastore sarebbe stato malmenato dal proprietario che “non voleva più vedere le pecore“. Avrà pagato per altri passati prima di lui che avevano arrecato danni oppure all’improvviso tutti hanno la puzza sotto il naso e lo sporco delle pecore sulle strade non lo vogliono più?

(foto L.Marcolongo)

Non conosco direttamente quelle realtà, ma grazie ai contributi che continuo a ricevere, ultimamente mi è capitato spesso di parlarne. Come dicevo anche qui, la ragione sta nel mezzo, quindi ci deve essere qualche fondamento a giustificare l’intolleranza verso i pastori e le pecore.

(foto L.Marcolongo)

Leopoldo ha nuovamente incontrato Fabio a Piazzola sul Brenta e l’ha invitato a cena a casa propria.

(foto L.Marcolongo)

Con lui c’era anche Luca: “… il suo aiutante della Valle dei Mocheni, mi ha detto che ha partecipato al film “La prima neve” di Andrea Segre, dove ha fatto una piccola parte giocando alla morra.

(foto L.Marcolongo)

Questo gregge, del pastore “Pacu” di Cavalese, è composto da un certo numero di pecore di razza Tingola, in via di estinzione, oggetto di un progetto di recupero da parte della Provincia di Trento.

(foto L.Marcolongo)

L’altro giorno mi è capitato di tenere una conferenza nell’ambito di un corso; parlavo di pastorizia in Piemonte, poi nello specifico di pastorizia nomade. terminata la “lezione”, dopo le domande pubbliche, alcuni ragazzi provenienti dal Trentino sono venuti a chiacchierare con me in privato. “Da noi con i pastori nomadi è una guerra. Se ne fregano dei tuoi pezzi. Noi anche abbiamo bestie, tagliamo l’erba, facciamo andare i campi, loro passano e spianano tutto. Hanno greggi grosse, fanno una vita di m. che io non farei, ma si fanno anche dei bei soldi. Tanto dove fanno mangiare le pecore non pagano mai niente! Per fortuna i giovani che stanno venendo su adesso sono un po’ meglio, hanno più rispetto. Ma c’è una generazione, quella intermedia sui 40-50 e più anni che invece… Qualcuno di loro ogni tanto vende tutte le pecore, poi ne prende altre…“.

(foto L.Marcolongo)

Credo quindi che il problema sia composto da vari fattori: nei centri abitati, vale di più l’opinione di chi ha la macchina pulita o di chi si lamenta perchè la capra ha brucato, passando, un bocciolo di rosa che sporgeva da una siepe. Ma nelle campagne effettivamente c’è un malessere dovuto alla mancanza di rispetto e a danni effettivi. Perchè anch’io mi arrabbierei se qualcuno entrasse in una mia proprietà, anche se incolta, anche se non mi fa nessun danno. Perchè chiedere costa sempre molto poco… A maggior ragione mi arrabbio se viene fatto un danno ad una coltura. Quindi le speranze per il pascolo vagante da quelle parti sono legate ad un radicale cambiamento nell’atteggiamento dei pastori. E’ lo stesso da queste parti: basta uno a non rispettare e in zona fioriscono divieti, tutti sono prevenuti contro le pecore in generale. Dove invece tutti rispettano e lavorano onestamente, di anno in anno continui ad arrivare con il tuo gregge, pascolare ed essere benvoluto.