Cosa ne pensate delle piste?

Il post di oggi nasce sotto lo stimolo delle riflessioni di alcuni amici che, casualmente e senza conoscersi tra di loro, mi hanno scritto chiedendomi sia il mio punto di vista sia, più ampiamente, quello delle persone che, come loro, seguono questo blog (allevatori, appassionati di montagna, curiosi). L’argomento è quello delle piste agro-silvo-pastorali, in particolare quelle che raggiungono gli alpeggi. Forse ne ho già parlato in passato, ma riprendo volentieri la questione e vi sottoporrò anche un sondaggio.

(Val di Susa)

Avendo io frequentato la montagna sotto diversi aspetti (come semplice turista/escursionista/ciclista, ma avendo anche vissuto la vita d’alpeggio), proverò a dirvi cosa ne penso. In linea di massima sono favorevole alle piste che raggiungono gli alpeggi. Però… c’è una serie di considerazioni da fare, perché il discorso non può essere semplicemente liquidato con un sì o un no.

(Val Pellice)

(Val Pellice)

Prima di continuare con il mio punto di vista, vi inviterei a leggere, sul blog dei Camoscibianchi, la posizione di Werner Bätzing, un’analisi approfondita sulla situazione nelle Valli di Lanzo. “Per una gestione moderna e durevole delle Valli di Lanzo è necessario e irrinunciabile che frazioni, alpeggi e boschi siano raggiungibili con autoveicoli e piste, ma ciò non significa che, per questo motivo, ogni nuova pista agrosilvopastorale debba per forza essere costruita.” Condivido questo punto di vista, perché è inutile realizzare opere faraoniche, spesso anche mal fatte, laddove non ve ne sia la necessità o dove queste piste servono solo per “depredare” il territorio, senza portare alcun beneficio.

(Bassa Engadina)

(Bassa Engadina)

Non è detto che la pista debba per forza deturpare l’ambiente. Ovviamente, nel momento della sua realizzazione questa sarà una “ferita” nel paesaggio, ma occorre distinguere tra lavori ben fatti e scempi che permangono anche a distanza di anni. Il lavoro deve prevedere non soltanto la tracciatura del percorso, ma anche la manutenzione e la rinaturalizzazione del territorio circostante, con apposite opere.

(Madonna di Campiglio)

(Madonna di Campiglio)

Inutile tracciare delle “autostrade”: una pista che sale ad un alpeggio non sarà una strada trafficata. Anzi, a mio parere queste opere devono essere chiuse ai non aventi diritto (come peraltro già accade nella maggior parte dei casi). La pista serve a chi deve recarsi in alpeggio per lavoro, per portare o andare a prendere materiali, ecc. Verrà utilizzata anche dagli escursionisti a piedi e da chi pratica la mountain-bike. Nella documento che vi ho indicato prima, si parla della perdita/distruzione degli antichi percorsi preesistenti nel momento in cui vengono realizzate le piste.

(Val Pellice)

(Val Pellice)

E’ vero, questo talvolta accade, anche perchè è inevitabile intersecare sentieri e mulattiere, però altre volte le antiche e le nuove vie hanno esigenze diverse di raggio e di pendenza, quindi si possono mantenere anche gli antichi percorsi. Sta poi al pubblico degli escursionisti scegliere quale seguire. Mi è già successo di vedere che, nel momento in cui c’è la pista, il sentiero viene quasi totalmente abbandonato, anche qualora sia stato mantenuto intatto.

(Engadina)

(Engadina)

Le piste “si vedono da lontano”. E’ vero, anche se ben fatte, specialmente nel primi anni, il loro tracciato può essere individuato anche a distanza. Lo ripeto, bisogna farle bene, senza che siano degli squarci nella montagna. Poi anche una strada asfaltata può divenire parte del paesaggio alpino. Non mi dite che non siete mai saliti in auto ad uno dei tanti passi alpini che ci permettono di passare in Francia, o non sognate guardando in TV i tornanti su cui si inerpicano i ciclisti durante il Giro d’Italia o il Tour de France.

(Val d'Aosta)

(Val d’Aosta)

Certo, potreste anche dire che quelle strade ormai ci sono e non occorre aprirne altre. Che i valloni “incontaminati” devono restare tali. Vero? Falso? Pensate all’ambiente o pensate a voi stessi quando fate un’affermazione di questo tipo? Salite sempre a piedi in montagna, o dove c’è una strada percorribile la utilizzate per avvicinarvi il più possibile alla partenza per la vostra meta?

(Valli di Lanzo)

(Valli di Lanzo)

Riporto ora la testimonianza di una delle persone che mi hanno stimolato queste riflessioni. Così scrive Gianni: “Avendo io vissuto l’infanzia in una frazione di montagna dove portavo gli zoccoli, per andare all’asilo ed a scuola mi facevo più di mezz’ora di mulattiera ripida, per lavarmi la faccia dovevo andare a prendere l’acqua alla fontana con i secchielli agganciati sul bastone a spalla, con la gerla portavo legna, erba, fieno e letame, sapevo mungere la mucca e le pecore ed ero molto in difficoltà con i miei compagni che giù in paese già andavano tranquillamente in bicicletta, mentre io sempre a piedi e quando finalmente dopo tante traversie anche alla mia frazione è giunta una pista, la nostra vita è decisamente cambiata in meglio. La pista era stata fatta bene e con i dovuti criteri poiché se non era così i montanari (cervello fino) non avrebbero mai accettato lavori improvvisati.
Trovo pertanto poco democratico il no assoluto ed intransigente contro le iniziative di miglioramento, avanzato da chi vorrebbe quelle zone destinate solo ed esclusivamente alla contemplazione ambientale, quale sfogo saltuario di evasione dalla città.

(Val Pellice)

(Val Pellice)

Sì alle piste fatte bene, piste fatte seguendo criteri ben precisi, piste utili, piste realizzate e utilizzate con buon senso. Potreste anche obiettare che le priorità sono altre, che vi sono migliaia di persone che abitano in luoghi dove la viabilità è danneggiata, strade a rischio di frane, strade crivellate dalle buche, che vengono percorse quotidianamente, mentre una pista per un alpeggio serve al massimo un paio di famiglie per pochi mesi all’anno. E’ vero, ma secondo me entrambe le cose sono necessarie, una non deve annullare l’altra. Prima di chiedervi il vostro punto di vista con un sondaggio, voglio ancora farvi riflettere su alcuni aspetti della vita d’alpeggio.

(Val Pellice)

(Val Pellice)

Non possiamo pretendere che nelle “terre alte”, molto alte in questo caso, si debba per forza continuare a vivere come uno o due secoli fa. Il mondo è cambiato, chi siamo noi per decidere che qualcuno invece debba rimanere indietro perché a noi non piacciono le piste? E poi comunque sono cambiate anche le esigenze e le modalità lavorative anche di chi pratica questo antico mestiere.

(Val Pellice)

(Val Pellice)

Non si può più scendere con il mulo, le tome e il burro nelle gerle come un tempo, l’asl avrebbe qualcosa da ridire in proposito! Asini e muli si usano ancora dove la strada non c’è per il giorno della transumanza, ma capirete anche voi che non possono sostituire completamente il bagagliaio di un fuoristrada. Poi oggigiorno anche il margaro o il pastore in alpeggio devono poter scendere in giornata, vuoi per motivi burocratici, vuoi per altre incombenze che cento anni fa non esistevano.

(Val Pellice)

(Val Pellice)

Può essere pittoresca una scena del genere, ma i diretti interessati ne farebbero anche a meno, se possibile. Pensate poi se quella transumanza avesse dovuto aver luogo in un giorno di maltempo! Le cose da portare in alpeggio e da riportare a valle a fine stagione sono molte, legate al mestiere e alla vita quotidiana dell’allevatore e della sua famiglia.

(Val Chiusella)

(Val Chiusella)

Già, la famiglia… Un tempo si saliva ad inizio stagione e si scendeva in autunno, uomini e bestie, tutti insieme. Oggi ci sono allevatori con mogli che fanno un altro mestiere e che raggiungono i mariti solo nel fine settimana. Salgono portando viveri freschi, vestiti puliti, le auto stipate di tutto quel che serve. Se non si può fare diversamente, ci si adatta e ci si sacrifica, ma ben venga la possibilità di fare una vita un leggermente migliore. Se si hanno dei figli giovani, magari hanno anche voglia di scendere una sera e incontrare gli amici, una volta terminati i lavori. Non pensiate che chi fa l’allevatore sia solo un sognatore filosofo votato alla solitudine, che tragga soddisfazioni sufficienti dallo stare con gli animali e dagli splendidi scenari che l’alpeggio offre!

(Val Chiusella)

(Val Chiusella)

Le piste servono a portare le attrezzature di cui non si può fare a meno: fili, picchetti e batterie, reti per le pecore, sale, cibo per i cani. Una volta come si faceva? Una volta c’erano meno animali, più gente e si lavorava diversamente. Provate a pensare che, al posto del filo e dei picchetti, c’erano anche bambini piccoli che andavano da soli al pascolo degli animali con un tozzo di pane duro in tasca o una fetta di polenta da far durare fino a sera.

(Val d'Aosta)

(Val d’Aosta)

Ci saranno alpeggi dove probabilmente mai verrà costruita una strada: perchè utilizzati per poche settimane all’anno, perchè lassù non si munge e caseifica, perchè tanto non c’è una famiglia, ma solo un operaio che sorveglia gli animali. Certi alpeggi verranno abbandonati, perchè non c’è la strada. E’ già successo: nei valloni più impervi, alle quote maggiori, vi sarà capitato di vedere alpeggi crollati e pascoli non più utilizzati.

(Valle Stura)

(Valle Stura)

Oppure, mancando una pista, quelle montagne verranno caricate con animali in asciutta, manze, vacche con vitelli lasciati incustoditi o soggetti a sorveglianza saltuaria da parte dell’allevatore o di un suo incaricato. Certamente, se viene realizzata una pista di servizio per l’alpeggio e se questo è comunale, il Comune può mettere nei regolamenti clausole ben precise, per esempio riguardo la manutenzione dei pascoli, il loro utilizzo, l’attività di caseificazione e così via. Insomma, richiedere che la montagna venga gestita opportunamente, sia una risorsa di cui può beneficiare anche il turista.

(Val d'Aosta)

(Val d’Aosta)

Ci saranno irriducibili che continueranno ad alpeggiare anche laddove non ci sono le strade, specialmente con greggi, come si è sempre fatto. Non che loro non abbiano esigenze, ma si sacrificheranno. Magari c’è anche qualche allevatore che preferisce così, quindi in quel caso il problema non si pone  e saranno tutti contenti, gli ambientalisti, i turisti, i pastori. Ma quanti ne conosciamo, di questi casi?

Ecco infine il sondaggio, potete dare risposte multiple. E’ solo un modo per capire come la pensate, poi ovviamente potete commentare sotto l’articolo per esprimere in maniera più approfondita le vostre opinioni.

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Un odore pazzesco e cacca di pecora ovunque!!

Lo so, ben altri sono i problemi che affliggono questo paese. Per lo meno questo mio blog da sempre si occupa di allevamento e pastorizia, quindi sono giustificata se pubblico certe notizie “ridicole”. E’ invece un po’ più grave che un’amministrazione comunale di un paese fondamentalmente “rurale” abbia un Sindaco che definisce “allucinante” il passaggio di un gregge nel suo Comune.

Facciamo un passo indietro. Per il post di oggi mi appoggio alle bellissime immagini del fotografo Roberto Cilenti, grazie al quale su facebook spesso seguo in modo virtuale il cammino di alcune greggi che non ho mai incontrato dal vivo. Questo è il gregge “incriminato”. Era l’8 di gennaio e pecore, asini, cani e pastori stavano scendendo su Verres. Questo stesso gregge era stato anche protagonista di un servizio di “atmosfera natalizia” al tg regionale (RAI) durante le feste. Il pastore, un mestiere antico, la transumanza, belle parole.

Il gregge era sceso, ormai in Valle non c’era più nulla e inoltre aveva nevicato. La stagione era durata ben più del solito, bisognava portarsi verso la pianura. Roberto segue la transumanza, il gregge passa a Verres. Un paese, strade asfaltate, marciapiedi, traffico. Anche altri immortalano il fiume bianco e pubblicano le foto sui social network.

nei pressi di Pont St. Martin

Poi il cammino prosegue ancora, molti spostamenti avvengono di notte, anche per non intralciare eccessivamente il transito delle auto e tutte le varie attività. Mentre continuiamo ad apprezzare le immagini di altri tratti della discesa, veniamo però a quel che è successo quando il gregge era ormai in Piemonte. Ieri sera leggo un articolo, stamattina un altro. “Pavone Canavese, pastore multato per aver attraversato il centro con mille pecore. Forse aveva perso la strada o, probabilmente, non sapeva che transitare in pieno centro abitato con un gregge di mille pecore non è affatto una buona idea, oltre che essere vietato dalla legge. Sta di fatto che ora sarà costretto a pagare ben 600 euro di multa. Il protagonista di questa curiosa vicenda è un 30enne di Oglianico che, nella notte tra martedì e mercoledì, ha pensato bene di passare nel centro di Pavone Canavese – 4mila scarsi abitanti in provincia di Torino – accompagnato da un migliaio delle sue pecore a cui si aggiungevano numerose mucche. Un transito che non è certo passato inosservato, specialmente per i “ricordi” lasciati sull’asfalto dal suo bestiame.” (da torinotoday.it, qui l’articolo completo)

(nei pressi di Donnas)

L’articolo è scritto con un tono ironico del tutto inappropriato. Perso la strada? E il passaggio nel centro del paese NON E’ vietato per legge. Altrimenti come la mettiamo con tutti gli altri paesi attraversati? Chi “frequenta” questo blog sa bene come stanno le cose: le leggi esistenti mal si accordano con il pascolo vagante o comunque con la movimentazione di greggi e mandrie sulle strade. Nessuno fa rispettare (per fortuna!!) certi vincoli assurdi, tipo la necessità di tenere la mezzeria o il numero di persone e cani che vorrebbe il codice della strada.

Attilio e Piero

Nel secondo articolo si dice che la multa è stata doppia: “A suo carico sono state notificate ben due multe: una da duecento euro emessa dal Comune di Pavone per le condizioni di sporcizia in cui ha lasciato le strade in cui è transitato con gli animali, più una seconda da 400 euro verbalizzato dalla Forestale di Settimo Vittone che gli ha contestato il mancato permesso al passaggio dell’Asl. Il fatto è avvenuto all’una di notte, tra martedì e mercoledì scorsi. Mentre tutti dormivano, il pastore dell’Alto Canavese ha imboccato la strada direzione Bennet, è entrato a Pavone, e si è diretto verso località Dossi.” (da La Sentinella del Canavese, qui l’intero articolo). Sul permesso niente da dire: c’è la legge, bisogna presentare la domanda di pascolo vagante indicando i Comuni che si attraverseranno e quelli in cui si farà sosta per pascolare. Ma la “sporcizia” sulle strade???

il gregge e il Forte di Bard

“…La mattina dopo il sindaco Alessandro Perenchio, prima di raggiungere il municipio, è stato sommerso dalle lamentele dei commercianti, furibondi. «Non ero ancora entrato in Comune e già mi arrivavano le proteste sacrosante dei negozi – ha raccontato il sindaco –. C’era un odore pazzesco e cacca di pecora ovunque. Un tappeto. Allucinante». Mentre i cantonieri, bontà loro, hanno ricevuto l’incarico di ripulire il paese, sindaco e vigili hanno pensato al resto. «Lo abbiamo trovato di lì a poche ore seguendo le tracce lasciate dal gregge»…” D’inverno, di notte, un gregge può produrre questo “odore pazzesco”? E quanto sterco possono aver lasciato le pecore? L’altro giorno vi ho mostrato le foto storiche delle pecore e vacche in centro a Torino… Quando passavano animali, la gente si precipitava fuori a raccogliere il prezioso concime per i vasi di fiori! Adesso lo andiamo a comprare in sacchi sigillati… Spero che il Comune di Pavone Canavese abbia auto ecologiche… Spero che a Pavone Canavese non vi siano buche nelle strade, immondizia scaricata in giro. Per chi non conoscesse la zona, questo è Pavone Canavese, giusto per capire che non si tratta di una metropoli. Tra l’altro, leggo che il Sindaco, in precedenza, ha svolto l’incarico di Assessore all’Agricoltura! L’amico Leopoldo dal Veneto comunque mi scrive dicendomi che, dalle sue parti, ad un pastore per lo stesso motivo è stata fatta una multa di oltre 900 euro. Ricordiamoci sempre che “…dai diamanti non nasce niente, dal letame nascono i fior…”. Mi viene quasi voglia di mandare questa canzone al Sindaco, che ne dite?

E quando si attraversa una strada?

La nevicata era stata di breve durata, nella notte le temperature si erano abbassate e il terreno, al mattino, era tutto gelato.

Il primo sole stava arrivando tra le colline, lassù a ridosso del bosco il gregge era già al pascolo, mentre il pastore stava finendo di raccogliere le reti e imbastare gli asini. La neve scrocchiava sotto gli scarponi e, nel fango, le impronte delle centinaia di unghie, erano cristallizzate.

Qui bisogna iniziare presto, al mattino. Gli ordini del capo sono precisi, quando arriva il sole, gli animali devono già mangiare e dev’essere tutto pronto per muoversi. La giornata sembrava promettere bene, ma le previsioni annunciavano comunque altra neve per il pomeriggio/sera.

Non è facile far spostare queste pecore. Anche chiamandole, non partono subito al seguito del pastore. Come vi ho già detto, mandando i cani si “richiudono” a mucchio. L’unica soluzione è il sacchetto del pane secco, che attira il montone castrato, con la campanella al collo, guida designata del gregge.

Così lentamente ci si avvia verso i prati a ridosso del paese. Non c’è più molto da pascolare, bisognerà attraversare la strada cantonale. Ancora una volta, le pecore brucano svogliatamente, l’erba non è di loro gradimento, quindi non si indugia troppo a lungo e si riparte.

Per passare la strada, occorre fare un lungo giro, sia per attraversare il canale, sia per non pestare un campo seminato. Il sole scalda, il terreno inizia a sgelare, tutto un altro clima rispetto al giorno precedente. Su alcuni prati in pendenza la neve è addirittura già sciolta.

Qui non occorre agitarsi, quando c’è da spostare il gregge anche attraversando una via trafficata! Per prima cosa, gli automobilisti rispettano scrupolosamente i limiti di velocità, per cui in prossimità dei centri abitati viaggiano ai 50 km/h. Inoltre rallentano quasi sempre già solo nel vedere il gregge al pascolo di fianco alla strada. Se poi questo sta salendo sull’asfalto, si fermano a decine di metri di distanza, spegnendo il motore. Ecco perchè basta un unico pastore per muoversi con un gregge di quasi mille pecore!

Dopo esser passati in mezzo ad alcuni capannoni, il gregge torna in aperta campagna. C’è la pista ciclabile che passa di lì, poi tutta una fitta rete di stradine tra campi e prati, curate alla perfezione, con tanto di segnaletica e, periodicamente, panchine, cestini con i sacchetti per gli escrementi dei cani…

Sembra ci sia un’infinita distesa di prati, da quella parte, ma il pastore confessa di non saper bene se basteranno per la giornata. Erba vecchia, erba sporca di liquami, erba di cattiva qualità. Ha già fatto un giro il giorno precedente, adesso lascia che il gregge si allarghi e pascoli quel che può, poi lo sposterà ancora, sempre avanti fino a trovare dei pascoli come si deve.

Dal mattino fino a notte, questa è la giornata di chi fa questo mestiere. Nel cuore del giorno, spesso il pastore chiude il gregge in due reti e va avanti a piedi a vedere dove trova pascoli, poi ritorna e riprende a far mangiare gli animali. La sera, chiuso il recinto, sfamato i cani, tolto il basto, torna a piedi a recuperare il proprio furgone, con cui poi raggiungerà le prossimità del gregge, trascorrendo anch’egli lì la notte. La mia breve permanenza presso questa realtà è terminata, ma vi racconterò ancora qualcosa su alcuni aspetti del territorio svizzero nei prossimi giorni.

Strade e pecore

Chi frequenta questo blog sa cosa vuol dire vedere un gregge sulla strada. Se lo fate per mestiere (cioè se siete pastori), conoscete il misto di emozioni, preoccupazione, incredulità e persino rabbia che può cogliervi mentre camminate con il gregge lungo una strada asfaltata.

L’orgoglio, l’emozione di camminare davanti al gregge magari attraversando un paese con la transumanza. La gente che esce a vedere, qualcuno saluta. La soddisfazione di essere lì con un bel gregge, pecore che fanno bella figura. Anche questo è essere pastori. Però non è che uno lo faccia “apposta”: capita di dover passare lì, nel centro del paese, perchè l’unica strada è quella. Perchè devi farlo, per raggiungere dei pascoli, per evitare strade più trafficate, per andare o tornare dall’alpeggio. Nelle valli di montagna forse ci sono meno problemi, ma in pianura…

(foto V.Battellini)

Le riflessioni di questo post sono nate dopo aver letto gli oltre 100 commenti lasciati dalla gente comune sotto a questa foto su Facebook. E’ stata pubblicata sulla pagina del “Messaggero Veneto” con questa didascalia “Un gregge con oltre un migliaio di pecore mentre attraversava questa mattina intorno alle 7 il ponte della Delizia sul fiume Tagliamento tra il comune di Codroipo e Valvasone. (Foto inviata dal lettore Vittorio Battellini)“. Una bellissima foto scattata per caso, come confessa lo stesso autore. E il pubblico si è scatenato: moltissimi apprezzano la bellezza e lo spettacolo, qualcuno teme di essere tra gli ultimi a poter godere di una scena simile, ma sono anche numerose le considerazioni negative. “E vai di zecche!“, “Bello un c****, han bloccato il traffico“, “Vorrei vedere se a non poter passare fosse l’ambulanza con un tuo caro dentro…. lo troveresti ancora così spettacolare??“, “Gli animali son i pastori che trattano di schifo le bestie due settimane fa a Sacile e lo scorso anno in Carnia ho assistito a cattiverie verso cani e pecore e agnelli appena nati. Capisco sia un lavoro poco gratificante ma le bestie che colpa hanno?“.

Lo sapete, ben volentieri si passerebbe sempre e solo nei boschi, lungo sentieri e piste quasi dimenticate… L’altro giorno però, cercando una di queste piste (che dicono essere un’antica strada del sale) abbiamo trovato alberi messi di traverso e tanti tanti rovi. Passata l’ultima pecora, si riusciva abbastanza a camminare, ma i pastori e la testa del gregge hanno faticato non poco.

Dove poi ci sono comodi percorsi alternativi, come un ponte ferroviario dismesso, capita che vengano trasformati in ciclostrada e pure qui non si vorrebbe più il transito di greggi e mandrie. Non so se ricordate la polemica degli anni scorsi, finita con niente di ufficiale, dopo lettere e incontri in municipio.

Pensate che persino sugli argini fluviali la legge non vorrebbe il passaggio delle greggi (e soprattutto il pascolamento). Ma dall’argine, dove non dai fastidio a nessuno e fai chilometri fuori da strade, traffico, paesi, poi devi anche uscire, ogni tanto. E ricominciano i problemi, gli insulti, quelli che suonano il clacson. Alla fine ti ricordi più tutti questi che gli altri, quelli che scattano foto o che semplicemente si godono la vista del gregge.

Quando la strada di grande traffico la devi “solo” attraversare, è meno complicato. C’è chi passa e va, chi cerca qualcuno che vada davanti al gregge con giubbotto fosforescente e bandiera per segnalare, specialmente se c’è una curva, se è quasi sera o se è un tratto dove, nonostante i limiti, le auto sfrecciano a tutta velocità. Non è per niente bello essere lì e vedere l’auto che arriva senza accennare a fermarsi, specie quando le prime pecore, ma soprattutto i cani davanti a loro, stanno già mettendo i piedi oltre la linea bianca!

Non piace essere qui, non vedi l’ora di toglierti di lì, perchè sai di essere “fuori posto”, anche se le tasse le paghi e dovresti avere lo stesso diritto di chiunque altro che lavora di poterlo fare anche sulla strada. Qualcuno dice che il gregge dovrebbe essere scortato e si dovrebbero mettere i cartelli (sic!) come per una gara ciclistica! Ma chi parla così ignora tempi e modi della pastorizia. Non sai mai come e quando ti muovi, c’è l’imprevisto, il tempo, il caldo, il parto di una pecora…

Sei sicuramente più rilassato quando ti muovi altrove, ma sappiamo bene che il nostro territorio non è più a misura di agricoltura o allevamento. Cascine circondate da zone residenziali o strade di grande percorrenza, case ovunque (e poi la gente si lamenta… vanno a vivere in campagna, ma poi ci sono le mosche, il gallo che canta e… le pecore che passano!). Quanti controsensi, quanta ignoranza e soprattutto quante pretese e mancanza di rispetto!

Io vorrei che tutti i pastori, che tutti gli allevatori potessero continuare a spostare le loro greggi anche sulle strade. Non temete, se arriva un’ambulanza, piuttosto le buttiamo nel campo di mais e poi paghiamo i danni al contadino! Quando si sale in montagna, difficilmente ci sono strade parallele e vi chiediamo di avere pazienza, ci spiace creare un disagio, ma per godere della vista delle greggi e delle mandrie al pascolo, per mangiare formaggio, burro e ricotta, bisogna fare anche questo. E dove essere felici se, invece di costosi e inquinanti automezzi, la transumanza avviene ancora a piedi!

Punti critici

Nel suo spostamento vero un’altra zona di pascolo, il gregge doveva attraversare una cittadina. C’è un momento giusto per affrontare questo tratto di strada? Si ha un bel dire: “Bisognerebbe passare di domenica, bisognerebbe…“. Alla fine passi quando ti viene bene, quando hai finito l’erba da una parte e devi andare oltre.

Per lo meno si cerca di passare al mattino presto. Così si parte all’alba dal luogo dove le pecore avevano passato la notte. Sarebbe stato meglio essere ancora più vicini alla cittadina, ma non tutto quello che si vorrebbe è possibile da realizzare. Fa in fretta a venire giorno…

Il primo sole coglie il gregge sul ponte che porta verso il centro. Qui la strada è larga, con un po’ di pazienza e qualche rischio per i cani, si cerca di contenere il gregge nella mezzeria e far defluire il traffico. Non ci sono moltissime auto a quest’ora, ma comunque si forma subito un po’ di coda. E’ un sabato mattina, non è giornata lavorativa per tutti, ma comunque c’è anche il mercato a richiamare gente.

Tutto fila liscio, anche quando si sente in lontananza una sirena dei vigili del fuoco, che per fortuna sfrecciano lungo un’altra strada. Transitando non lontano dalle caserme, si sente suonare la sveglia… Nella via principale, che occorre percorrere per un paio di centinaia di metri, il traffico è quasi inesistente. Si potrà però tirare il fiato quando anche l’ultimo agnello avrà svoltato nella strada secondaria che porterà definitivamente fuori dall’asfalto.

Una tappa per far pascolare gli animali, mentre gli uomini si dividono tra vari compiti. Alcuni se ne vanno, sono venuti a dare una mano solo per questo tratto più pericoloso e difficile. Servono un paio di ore per risistemare tutto, raccogliere le reti del recinto, portare avanti auto e materiale verso il luogo di arrivo, andare a controllare altri animali già a destinazione, che non affronteranno la transumanza a piedi. Poi di nuovo in cammino, dopo che anche i pastori si sono rifocillati. Fortunatamente una leggera velatura copre il cielo, ma soprattutto il sole.

Si risale la collina e si passa in una zona residenziale, tra ville storiche e nuove abitazioni. C’è molta gente nei giardini alle prese con potature e sistemazioni varie, contrariamente agli anni scorsi, quando il passaggio invernale avveniva quasi senza testimoni. Da un balcone, una signora commenta con gioia e sorpresa la presenza di uno stambecco (sic!) tra le pecore.

La giornata è lunga, il cammino pure, così qua e là si compatta il gregge, un po’ disperso e disordinato dopo la salita, ma soprattutto la discesa nei boschi. Nel frattempo si pascola pure. Gli animali devo arrivare a destinazione “pieni”, già quasi sazi, ma soprattutto non devono avere troppa fame quando si percorrerà una stretta strada tra prati e, ancor più grave, campi di grano.

Quando si può, si scelgono percorsi non troppo difficili, ma ormai la stagione è avanzate e restano giusto i campi di mais ancora da seminare. Il cielo continua ad essere grigio, così uomini e animali non patiscono troppo il caldo, specialmente quando c’è da camminare sull’asfalto.

Ci sono ancora brevi tratti di strade da percorrere o vie trafficate da attraversare, ma il peggio è alle spalle. Inoltre, anno dopo anno, questo spostamento sembra meno complicato rispetto a quando lo si è intrapreso per la prima volta. Ormai si conoscono i punti critici, poco per volta si perfeziona il cammino scovando qualche scorciatoia o qualche passaggio che permette accorciare il cammino o di evitare campi coltivati.

Quando il grano era sia a destra che a sinistra della strada non scattavo fotografie… C’era da avere 100 occhi e soprattutto sperare che i cani facessero il loro lavoro! Il gregge comunque, dopo aver ben pascolato, camminava in modo abbastanza disciplinato, senza uscire troppo dal percorso asfaltato. Ogni tanto anche qui si intralciava il traffico, visto che questa strada è dedicata alle biciclette ed ai mezzi agricoli… In un sabato pomeriggio tiepido di gente in bici ce n’era eccome!

Forse questo era l’ultimo punto davvero complicato, dove gli animali potevano decidere di non affrontare la curva, ma per fortuna si sono comportati bene, tanto quanto l’anno precedente quando la campagna era tutta imbiancata dalla neve. Il cammino è ormai quasi concluso, c’è ancora un doppio attraversamento di una strada molto trafficata.

Mentre il gregge attende nella stoppia che anche gli ultimi animali abbiano completato il primo attraversamento, sulla strada si forma una lunga coda. Gli ultimi automobilisti forse non capiranno nemmeno il perchè di quella sosta! Poco dopo si attraversa di nuovo e il gregge è ormai arrivato nel comune di destinazione.

Il tratto da percorrere ormai è breve, se si pensa a tutti i chilometri di cammino già affrontati. Qui la strada è piena di pecore, non si incrociano quasi auto, ci si rilassa e anche i cani forse non hanno più tanta voglia di correre sui lati del gregge. Arrivati al punto dove ci si era fermati lo scorso anno, qualche animale si ferma e gira la testa, ma bisogna camminare ancora.

E così si conclude la giornata. La partenza era avvenuta con le prime luci dell’alba e l’arrivo coincide con un tramonto che colora il cielo. Per il gregge c’è una stoppia ricca d’erba. Una piccola parte si pascola ancora come “cena”, il resto sarà per il giorno successivo.

Cercando di dare meno fastidio possibile

Pascolo vagante, spostarsi tutti i giorni, o quasi, alla ricerca di pascoli. Però poi ci sono quegli spostamenti più lunghi per andare da una zona di pascolo all’altra, oppure spostamenti più delicati perchè c’è da tagliare una strada trafficata o percorrerne un tratto, o ancora un ponte, un paese da attraversare. Certi giorni c’è tutto questo insieme…

Allora cerchi, per quanto possibile, di organizzarti e fare del tuo meglio. Solo che capita sempre l’imprevisto o la serie di imprevisti che mandano a monte parte dei programmi. Per esempio l’ora di partenza quasi mai è quella preventivata… Comunque, il ritardo quel giorno fa sì che le temperature si abbassino un po’ e le pecore mangino a volontà, così da essere “tranquille” mentre ci si sposta.

Ancora un’ultima sosta, per pascolare in una stoppia di mais e saziare il gregge. Dopo il cammino è insidioso, tra prati e campi di grano, dove animali affamati potrebbero fare danni se desiderosi di pascolare ancora. Intanto il tempo passa, il calore è meno intenso, si camminerà meglio. La strada con maggior traffico è già stata superata, tutto il resto del cammino sarà lungo vie secondarie.

Qui non c’è traffico automobilistico, il percorso è riservato ai mezzi agricoli, residenti e biciclette. Essendo nel fine settimana, di ciclisti ne incontriamo molti, però per fortuna i più sorridono, salutano e si godono lo spettacolo della transumanza. Certo, potevamo spostarci in settimana, ma ci sarebbe stato più traffico sulle strade principali e non solo di gente che “esce” per il weekend. Inoltre, sarebbe stato più difficile trovare persone che vengono ad aiutare.

Il sole cala verso le montagne, il gregge cammina ordinato, si riesce a fare la curva senza pestare i prati, segno che le pecore sono davvero sazie. Comunque, i pastori con i cani sono posizionati nei punti critici a sorvegliare. Non è “solo erba”, come potrebbe pensare qualcuno, ma è il lavoro del contadino e non bisogna danneggiarlo.

Il sole tramonta, ma c’è ancora un bel po’ di strada da percorrere. Rispetto all’anno precedente ci si porta un po’ più in là, sia per accorciare la tappa del giorno successivo, sia per fare un piacere ad un altro pastore, che ha chiesto di non toccargli il pascolo dove ci si era fermati un anno fa, così lui lì potrà fermare il suo gregge nei prossimi giorni.

E così viene notte. Si sale nel bosco quasi avvolti dall’oscurità, poi ci si affaccia sulla pianura ed è uno spettacolo vederla illuminata dalle luci dei paesi. Sarebbe una passeggiata romantica, non ci fosse il pensiero di tutte le cose che bisogna ancora fare prima di andare a letto per qualche ora di meritato riposo. Le auto, in testa e in coda, scortano il gregge per evitare spiacevoli incidenti con l’oscurità, anche se queste sono vie secondarie.

L’indomani si preferisce attendere per far pascolare il gregge, ma non troppo, perchè altrimenti il caldo sarà eccessivo. Inevitabilmente arriverà ad incombere sulla transumanza, ma più tardi si farà sentire, meglio sarà per uomini ed animali. Appena tutti gli aiutanti di giornata arrivano, si caricano gli agnelli più piccoli e ci si mette nuovamente in marcia.

C’è un po’ di tensione, questa volta sarà necessario percorrere un tratto più lungo in mezzo alla cittadina, sia perchè non si può tagliare fuori come d’inverno, quando non vi sono coltivazioni, sia a causa di un cancello che prima non c’era… Per fortuna alle 10:00 del mattino il traffico non è ancora eccessivo e tutto fila abbastanza liscio.

A differenza dell’andata, questa volta tutti rispettano il gregge e nessuno cerca di infilarsi tra gli animali. La preoccupazione è anche sempre rivolta ai cani, che si tengono ai lati del gregge per contenerlo, ma sono a forte rischio di essere investiti da qualche automobilista impaziente. Si tiene la mezzeria, ma è meglio quando le auto in direzione contraria attendono il passaggio di tutti gli animali, invece di procedere normalmente. Questo tratto non potrebbe essere percorso in un giorno feriale, la coda di auto e pullman che si verrebbe a formare sarebbe eccessiva!

Si abbandona la strada principale. Purtroppo quella che sarebbe stata una via più comoda, meno impegnativa e più rapida continua ad essere chiusa per lavori che vanno avanti da oltre un anno. Così ecco il gregge impegnato in difficili passaggi tra campi e prati, con i cani che faticano a contenerlo ed i pastori che si innervosiscono. Bisognerebbe camminare veloce, ma dietro la fila si allunga a dismisura, gli agnelli faticano, le pecore tornano indietro a chiamarli… In mezzo a questo momento delicato, sono tre ciclisti a creare confusione. Vogliono a tutti i costi superare il gregge, apostrofano i pastori in modo arrogante, chiedono di aprire loro un varco, spaventando le pecore, facendole andare verso il grano, verso i prati. Per fortuna siamo tutti così impegnati a mandare i cani e cercare di contenere il gregge che nessuno ha tempo e voglia di rispondere per le rime.

Una tappa per far pascolare il gregge, farlo riposare, mangiare anche noi un pranzo veloce, poi si riparte perchè c’è di nuovo da percorrere un pezzo di strada trafficata ed è meglio affrontarlo quando “la gente” è tutta seduta a tavola, anche in questa domenica di sole e leggera brezza. L’altro motivo di preoccupazione, lungo le strade, sono i diserbanti/disseccanti. Quando vedi la chiazza giallastra sai che il pericolo è lì, ma se invece è stato dato da poco… Bastano pochi morsi! Li vedi usare nei campi, li vedi usare dai cantonieri della Provincia, li vedi usare dal privato lungo il fosso, ma anche davanti al cancello di casa.

Non c’è più il problema del treno. Da quando la linea è stata dismessa, è finito l’incubo del riuscire ad essere in corrispondenza del passaggio a livello in un orario in cui sicuramente non passavano treni. Ora le sbarre sempre alzate non fanno più paura e il cammino procede spedito.

Dopo tanto asfalto sotto il sole del primo pomeriggio, una pausa refrigerante lungo il fiume. Gli animali bevono meno del previsto, ma comunque si riposano e cercano l’ombra. La meta finale si avvicina, ma allo stesso tempo sembra non arrivare mai. Buona parte dei punti critici sono stati superati, ma adesso il problema è la stanchezza degli animali. Non ci sono però altri posti per fermarli, così si deve per forza andare avanti.

Piccole tappe per pascolare, si attraversano paesi di campagna, inizi ad incontrare gente conosciuta, saluti, scambi una battuta. Qualcuno chiede se è già ora di salire in montagna, anche se all’orizzonte si stagliano le cime ancora completamente innevate. Non manca più tantissimo, ma almeno un mese di pianura sì…

Un altro paese, poi dalla pianura si inizia a salire verso le colline, l’ultima fatica per il gregge. Sono tutti stanchi, animali, uomini e pure i cani, eppure le pecore in prima fila “spingono” continuamente, vorrebbero superare i pastori ed andare oltre. Camminano a bocca aperta, ansimano, il calore nel gregge è soffocante, per fortuna presto sarà il momento di tosarle!

Si sale tra ville e boschetti, il gregge sembra sapere esattamente dove si trova, sa di essere quasi a destinazione e ritrova nuova forza, nuova determinazione nel camminare veloce. Solo nelle retrovie c’è invece chi fa più fatica, ma alla fine tutti arriveranno sani e salvi a destinazione.

Qui sarà possibile riposare, pascolare e abbeverarsi. Finalmente anche questa giornata è giunta al termine, senza grossi incidenti, allora si può tirare un sospiro di sollievo. Per riposarsi bisognerà ancora attendere qualche ora, ma d’ora in po’, per qualche giorno, non ci sarà più da fare lunghi cammini. Però ci saranno giornate forse anche più impegnative… La vita del pastore, quasi mai c’è tempo per riposarsi!

Alpeggi, piste, sentieri e mezzi motorizzati

Proprio prima di salire in alpeggio ho letto e commentato un post sul blog degli amici Camoscibianchi. L’argomento era quello della presenza di mezzi motorizzati “turistici” sulle piste agro-silvo-pastorali di montagna. La discussione è stata molto sentita, ad oggi vi sono già 30 commenti…

La mia posizione in merito non l’ho mai nascosta a nessuno. Io ho utilizzato e continuo ad utilizzare tali piste con scopi diversi. L’ho fatto a piedi, da escursionista, poi in MTB, sempre per piacere e per svago, quindi in fuoristrada per motivi di lavoro, studio e ricerca. Da qualche anno per lo più ne usufruisco come “alpigiano”, se ho la fortuna di essere in un alpeggio raggiungibile con una pista. Prendete la strada sopra, Val Pellice, salita all’Alpe Bancet. Anche se di difficile percorrenza, una vera manna per la famiglia che montica lassù. A quelle quote la stagione è breve, avere la strada ha consentito la prosecuzione dell’attività a famiglie giovani (e ne è la testimonianza anche l’Alpe Giulian, raggiunta con un prolungamento più recente della pista, avremo modo di tornare lì tra non molto).

Laddove si sale solo a piedi è tutto più difficile… Raramente le strutture vengono aggiustate (pubbliche o private che siano), porti su a spalle solo l’indispensabile ed a volte nemmeno quello, perchè devi scegliere ogni singola cosa da infilare nello zaino. Quando lo sollevi ti dici che non è più una vita, nel XXI secolo, gli anni passano, anche chi fa il marghè o il bergè desidera poter migliorare la propria esistenza. È bello essere lassù in quota senza esser disturbati, certo, ma forse è più bello poter essere raggiunti dalla famiglia, poter avere frutta e verdura fresche, poter scendere rapidamente per un’urgenza. Va bene la poesia, ma questo è un lavoro duro ed il romanticismo il più delle volte lo si lascia a chi lo guarda dal di fuori, dal di dentro non si disdegna nemmeno di avere la televisione, anche se i programmi e le notizie che si ascoltano sembrano provenire da un altro mondo.

Torniamo a strade, piste, sentieri, mulattiere. Chiuse o aperte? La mia posizione contrasta con quella di molti margari, per i quali le strade devono essere aperte “…altrimenti la gente non viene a comprare la toma!“. Certo, la toma intera da 5-6 e più kg nessuno se la porta via a spalle, ma quanti acquistano ancora forme intere? Non ci si lamenta perchè il turista vuole la fettina da un paio d’etti, la mezza ricotta? Non è che le forme intere se le porta via il commerciante o le porta a valle lo stesso margaro che va a fare i mercati? Al turista che sale a piedi vendete le tomette piccole, diversificate la produzione e fatevi pagare il lavoro. Ho visto alpeggi in cui questa scelta è stata fatta e funziona, anche se si sale solo a piedi. Vendi tome agli automobilisti se sei in un posto “di passaggio” (penso alle strade asfaltate che salgono ai colli e sfiorano alpeggi), ma non più di tanto se la strada arriva proprio solo alla malga.

Facciamo le strade che salgono agli alpeggi, facciamole bene, curiamone la manutenzione, affinchè l’alpigiano non debba distruggere un’auto ogni stagione! E poi consentiamo il passaggio a chi ha davvero diritto. Non che arrivino su le orde di “merenderos”, tanto quelli toma, burro e ricotta non li acquistano, piuttosto stendono il plaid nel pascolo, giocano a calcio pestando l’erba, aprono i fili tirati per delimitare i recinti dei bovini e non li richiudono. Nei posti più frequentati mettiamo le navette, come accade in Val Troncea. Così chi vuole salire a piedi o in bici non respira benzene e polvere…

L’altro giorno ero al pascolo lungo un sentiero poco battuto ed ho sentito in lontananza il rombo delle moto… Un gruppo di trialisti, in questo caso abbastanza rispettosi (non hanno divelto fili e reti, hanno rallentato ed hanno atteso che il pastore allontanasse le pecore dal sentiero, tenendo sotto controllo i cani), ma comunque fuorilegge. La strada che porta lì è chiusa al traffico, i sentieri non possono essere percorsi dalle moto, trial o altro. Queste “rovinano poco”, a differenza di altre tipologie, ma comunque fanno rumore, turbano la montagna ed hanno spaventato lo stesso le pecore che stavano pascolando sopra e sotto il sentiero. In un posto più ripido avrebbero potuto farsi male scappando o saltando da una roccia. Nessuno dei motociclisti aveva ovviamente la targa, quindi non erano nemmeno riconoscibili ed identificabili.

La montagna non è “solo di qualcuno”, ma non è nemmeno “di tutti”. Non puoi venire su in macchina, parcheggiare nel prato e poi lamentarti pure che le vacche te l’hanno rovinata, quando c’era un bel cartello di divieto… La montagna è in difficoltà, si taglia pesantemente sulle spese e sui fondi per la montagna, allora scegliamo delle strade (magari in luoghi dove si può anche salire con un sentiero parallelo che non venga disturbato dalle auto) dove far salire i mezzi motorizzati, ma a pagamento. Strade sicure, non pericolose, ma facciamo pagare, così da coprire i costi di manutenzione. All’estero si fa… E all’estero le piste per gli alpeggi sono tutte chiuse, i divieti si rispettano. Questo sulle strade, ma sui sentieri di sicuro passino solo gli escursionisti, le mandrie e le greggi!!!