Auguri

Oggi è il solstizio d’inverno e allora faccio gli auguri innanzitutto ai pastori, che sia un buon inverno, che la neve non cada abbondante e non formi una crosta gelata sui pascoli già magri. Al massimo una spruzzata, una nevicata gentile, quelle a cui poi segue il sole, pulendo l’aria e donando umidità al terreno. Ma al tempo non si comanda, e allora…

Per il futuro mi auguro che ci sia più tolleranza e più informazione sul mondo della pastorizia, mi auguro che i pastori smettano di essere in competizione e che capiscano che è necessario collaborare l’uno con l’altro. Mi auguro che qualcuno ai “piani alti” capisca che il “piccolo allevatore” locale è fondamentale tanto quanto (e anche di più) dell’imprenditore agricolo globalizzato. Mi auguro che non ci sia più da fare troppe parole inutili con persone che pontificano su di una realtà che non conoscono affatto. Mi auguro che venga presto il giorno in cui chi fa il pastore possa tornare a vivere in modo soddisfacente del proprio lavoro, senza dover dipendere (nel bene e nel male) da contributi, incentivi, premi che sanno di elemosina e di ossa gettate al cane affinchè non abbai.

Forse chiedo troppo, forse sono utopie. Permettetemi allora un pizzico di egoismo, anche se sotto le feste dovrebbero essere altri i sentimenti dominanti. Mi auguro di riuscire a concretizzare i miei piccoli/grandi progetti di vita e lavoro. La speranza abbonda, le visioni ottimistiche un po’ meno. Ma chissà che in tempo di crisi si riscoprano valori dimenticati nei giorni in cui tutti si sentivano padroni del mondo, in cui si marciava in avanti a tutta velocità sicuri che mai niente avrebbe potuto fermare questa corsa?

Auguri a tutti, auguri a voi che leggete questo blog, a voi che avete la “malattia” per gli animali, per le pecore in particolare. Auguri a chi le feste non le celebra, perchè Natale, Capodanno ed Epifania sono giorni come tanti altri, in cui ci si alza e si va al pascolo, si va in stalla.

Il blog continuerà ad essere aggiornato anche nei prossimi giorni, compatibilmente con i miei impegni e con la mia presenza sui pascoli.

Nel parcheggio del condominio

Francesco (classe 1988) è uno dei "nuovi" allevatori, è un ragazzo che non ha la tradizione di questo mestiere, ma ciò nonostante si sta impegnando per trasformare la sua passione in un lavoro. Per dirla tutta, è merito di Francesco se io adesso sto scrivendo un libro sui giovani appassionati di allevamento, visto che l'idea me l'aveva data lui durante una chiacchierata su Facebook lo scorso anno. Francesco e Daniele mi avevano accompagnata da loro in alpeggio nel settembre 2010, una splendida giornata di sole con un panorama fantastico.

Anche quest'anno ho fortuna con il meteo, anche se il sole sta ormai tramontando quando arriviamo dalle pecore. Francesco e Daniele (classe 1979) gestiscono insieme gli animali, gregge e mandria, aiutandosi a vicenda, anche perchè adesso Francesco ha deciso di ricominciare a studiare, iscrivendosi ad Agraria a Torino. "Mi hanno spinto gli altri ad iscrivermi, però… se non lo faccio adesso, non lo faccio più. Come conoscenze, come apertura mentale, dovrebbe darti quel qualcosa in più. Certo, tenere gli animali è un qualcosa che non te lo da il pezzo di carta, però è ora di finirla con l'agricoltore che puzza e non può fare la vita sociale come gli altri."

Per Francesco è importante il rapporto con gli animali. Questa è Cappuccino, ma ci sono anche altre pecore preferite. "All'inizio, quando ho preso le prime, faticavo molto a spostarle. Devi avere quelle che conosci, quelle che ti seguono, animali d'affezione." Anche Daniele più tardi mi dirà come per lui è fondamentale il trattar bene gli animali. "Per darli in guardia a chi magari li prende a bastonate, preferisco faticare di più e guardarmeli io, in alpeggio e giù in pianura. Ho un operaio, con Francesco ci diamo una mano, inoltre mungo le vacche…"

Nel loro gregge, alcune Rosset, razza autoctona della Val d'Aosta. Francesco racconta di come i suoi genitori, pur praticando altri mestieri, lo portavano sempre a vedere gli animali. "La passione è inziata che avevo 3-4 anni, la prima mucca l'ho presa a 15 anni. Poi l'ho venduta, per due anni niente, poi ho preso un'altra mucca, due pecore…"

Le pecore non sono così popolari, qui. "Se ti danno del feiàn è un dispregiativo! Sarà perchè una volta si diceva che erano i pastori a fare i disastri, i Biellesi… Comunque ormai in valle di pecore ce ne sono poche." E così con il loro gregge riescono a pascolare qua e là, ricevendo offerte per far pulire vari appezzamenti, una anche mentre siamo lì tra le pecore, da parte di una signora del paese. "Scendiamo a piedi e le teniamo fuori finchè si può, metà novembre, fino alla prima neve."

"Adesso le attrezzature le ho… Mi piacerebbe riuscire ad avere un'azienda mia e trovare una persona con cui condividere questo. Dicono che adesso non è il momento di investire, ma sulle pecore si può fare perchè costa meno allevarle e per loro gli spazi ci sono." Mi racconta che all'università, su 114 iscritti nel suo anno, solo un ragazzo ligure possiede qualche animale. "Pensavo di trovarne qualcuno in più."

Ci spostiamo e saliamo dove, ancora al sole, pascolano i bovini. E' soprattutto Daniele a gestirli, lui abita poco lontano e lo raggiungeremo dopo aver scattato un po' di foto agli animali. "Mio nonno allevava, poi mio padre le aveva vendute ed io le ho ricomprate. Senza… mi mancava qualcosa! Per 6-7 anni ho fatto l'elettricista. Ho comprato dieci pecore, due manzi… dopo tutto non potevo fare e allora ho scelto questo."

"Anche se è una vita dura, è proprio una passione. Di nere ne ho poche, ma le porto alle battaglie. Soprattutto lei – ed indica la sua compagna, di origini sarde – è per quello, io sono più per il secchio!", scherza Daniele. Tornato serio, spiega come la Val d'Aosta sia ben lontana da essere il paradiso degli allevatori. "Ormai siamo bastonati, non aiutati. E' tutto più difficile, molti, troppi permessi da chiedere, tanti veterinari e controlli infiniti."

Nonostante gli splendidi colori autunnali, Daniele afferma di vedere il futuro nero, nemmeno grigio. "Volevo fare una stalla nuova, anche con l'impianto di biogas, poi però ho avuto dei problemi e allora ho preferito non affrontare altre grosse spese. Andrei a fare il pastore in Sardegna, là è tutto più semplice!". Definisce Francesco il suo socio, scherzano, poi viene il momento di salutarci e, per me, rientrare in Piemonte.

Quando torniamo ad Aosta, Francesco mi mostra il suo mezzo parcheggiato tra i condomini: il trattore con lo spandiletame. Siamo proprio in periferia di Aosta, dove la città finisce. "Avere i macchinari, il trattore, l'imballatrice, per uno che non aveva niente sono grandi soddisfazioni!". Perchè aveva pensato che questo libro fosse una buona idea? "I giovani vanno aiutati, per come vanno adesso i tempi, altrimenti non ci sarà futuro."

Lavorare e vivere in montagna

In attesa di sapere che fine farà questo blog (ma pare che si potrà salvare tutto migrando altrove, senza perdere niente), continuo qui i consueti aggiornamenti.
Oggi vi racconto qualcosa di Michel, classe 1987, che avevo incontrato lo scorso anno in occasione della finale regionale ad Aosta della Battaglia delle Reines.

Mentre la pianura piemontese era avvolta dalle nebbie autunnali al punto che in certe zone a bassa quota, anche nei fondovalle, si pensava fosse un'altra giornata di maltempo, la Val d'Aosta era illuminata da un tiepido sole che contrastava con l'aria frizzante del mattino presto. Seguo le indicazioni di Michel, affronto strade sconosciute e mi incanto a guardare il paesaggio multicolore mentre salgo sempre più su lungo una stretta strada sul versante solatio della valle. Finalmente arrivo all'azienda di Michel. Strutture in pietra e legno, così come ci si aspetta da queste parti. Prati ancora verdi ed il suono delle campane degli animali al pascolo. Incontro Michel e suo papà, dopo un giro per l'azienda, possiamo iniziare a chiacchierare.

Ancora una volta è la passione a dominare e, in questo caso, il significato è duplice, dato che c'è la passione per un mestiere, quello dell'allevatore di montagna, ma anche un sentimento fortissimo per un determinato tipo di animale ed i suoi legami con le tradizioni locali. Le reines, le Valdostane castane, e le famose battaglie, un vero e proprio simbolo della regione Val d'Aosta. Questa passione è un'eredità, visto che il miglior risultato ottenuto dalla famiglia Meynet risale al 1980, prima che Michel nascesse, con un prestigioso secondo posto alla Finale regionale. "E' la passione per le reines che ti da le maggiori soddisfazioni…".

Credevo che anche il panorama che circonda questa frazione di Sarre potesse essere al primo posto, ma forse per chi ci è nato e cresciuto non ha tutta la carica di fascino che può esercitare sul visitatore occasionale arrivato fin qui in una giornata come questa. Ciò nonostante, Michel non ha esitazioni nell'affermare che mai andrebbe a vivere giù, in pianura. "Viaggiare ho viaggiato ben poco, con questo lavoro non hai tempo per farlo. Lo scorso anno con alcuni amici siamo andati due giorni a Gardaland! Altre volte invece riesco ad andare un giorno in Svizzera, quest'estate sono stato in Svizzera per un'inalpe, quando le vacche salgono in primavera e si battono. E' stata l'unica giornata che sono andato via quest'estate. Il mio sogno è quello di andare in America per vedere le pianure ed i macchinari che ci sono là, ma non so se mai riuscirò ad andarci…".

Su Facebook, la pagina di Michel ha un album di foto il cui titolo parla da solo, "Ma vie, ma passion", e ritrae i suoi animali al pascolo, oppure nel momento della partecipazione ad una battaglia. Internet è un mezzo attraverso il quale infrangere l'isolamento che comunque l'abitare in montagna comporta. La bellezza del luogo non deve infatti far dimenticare che la discesa in fondovalle non è immediata e, in un mestiere che già lascia poco tempo libero ed i momenti di svago sono pochi, il tempo trascorso negli spostamenti è in un certo senso sprecato. "Quando sono venuto alla cena in Valchiusella… sono arrivato che erano già tutti a tavola da un pezzo! Finire i lavori qui, partire, arrivare fin là…". Però con Facebook hai i contatti immediati con chi condivide i tuoi interessi e puoi anche scoprire che un'amica virtuale in quel di Pragelato ha un'animale che tu avevi venduto tempo prima.

Michel e suo papà parlano tra di loro in patois. L'attività era stata iniziata dal nonno, che aveva aumentato il numero dei capi da quel paio per i bisogni famigliari posseduti precedentemente. La prima stalla era stata costruita proprio da lui nel 1967 quassù, a 1200 metri, dove però prima si veniva solo d'estate. Ed un tempo, quello che adesso è un bosco variopinto, erano terrazzamenti e campi, con segale ed altro. "Oggi pascoliamo, facciamo fieno, pianto ancora un po' di segale in qualche pezzo che non riesco ad irrigare. Fino al 1992 mio nonno teneva l'alpeggio con un operaio e mio papà stava giù per i fieni, quando lui si è ammalato abbiamo iniziato a mandarle in affido ad altri. Per il fieno siamo quasi autosufficienti per il numero di bestie che abbiamo."

Parliamo di futuro e Michel afferma di avere un po' di paura, perchè proprio non riesce ad immaginare come possa essere, specialmente in questi periodi non facili. "Magari potrei arrivare a 25-30 capi se aggiustassi la stalla di mio nonno, ma non di più. Poi mi piacerebbe fare un agriturismo, anche poche camere, qualcosa di semplice, dar solo colazione, però qui non è un posto particolarmente turistico. Infatti l'albergo sotto sembra che stia per chiudere… Non c'è più il turismo di una volta, qui va bene per chi vuol trascorrere una vacanza e stare tranquillo. Piacerebbe anche andare in alpeggio, ma siamo in due e non si può fare tutto."

"Il mondo agricolo in Val d'Aosta ha ancora tanti giovani, non solo con le nere, anche con le bianche e rosse. Poi altri settori, non solo l'allevamento." Con gli animali gli orari sono impegnativi. Se d'estate ci si può permettere una sveglia alle 6:30 e qualche momento in più per far festa con gli amici la sera, d'inverno dopo i parti si munge alle 4:30 ed i lavori non sono finiti prima delle 22:30. "Sono sempre stato convinto di fare questo, anche se a volte penso che se fossi andato a fare altro avrei più guadagni. Ma poi vedi gli amici fuori che magari sono senza lavoro e allora va bene così."

Bisogna far attenzione a non fermarsi al romanticismo, alla bellezza del paesaggio. Michel e suo padre ripetono quello che ho già sentito dire più volte da queste parti, che in fondo in Val d'Aosta non è che le cose vadano meglio rispetto al Piemonte. "Anzi, ci sono più vincoli… Già solo per fare le strutture, devi usare certi materiali, farle in un certo modo. C'è qualche incentivo, ma non tanto…". Eppure a me, per quel poco che ho girato in Val d'Aosta, mi sembra di notare varie differenze con il Piemonte. Già solo il fatto che mi sia stato raccontato che certi alpeggi restano vuoti perchè mancano le strutture nella parte bassa e ci siano solo in alto. Da noi ci si contende anche montagne dove di strutture non ce n'è l'ombra, altro che quelle "ville" che ho visto in Val d'Aosta!

In attesa di notizie

Ho scarse capacità informatiche, ma questo sistema di blog mi permetteva di pubblicare rapidamente tutto quello che avete visto e letto fino ad ora. Purtroppo adesso voci insistenti dicono che la piattaforma Splinder chiuderà. Se tra voi che leggete qualcuno ne capisce di queste cose… Mi potete dare indicazioni e suggerimenti su come fare a trasportare ad altra piattaforma (facile da usare) tutto il blog, foto testi & commenti? Grazie mille, da parte mia e da tutti gli appassionati di "Storie di pascolo vagante".

Una passione ereditata

Come sono arrivata da Marco? Sua mamma mi contattò attraverso internet anni fa raccontandomi del figlio che si era messo a fare il pastore. Alcune delle loro pecore le avevo viste qualche tempo fa durante Cheese, ma finalmente questa volta ho conosciuto anche lui, il protagonista. Ho vagato un po' nelle campagne intorno a Bra prima di arrivare nella cascina che la famiglia Artusio ha affittato. Finalmente le piogge sono cessate, ma prati e campi mostrano qua e là zone allagate.

Io volevo intervistare il giovane Marco (classe 1993), ma alla fine mi sono trovata in mezzo al racconto corale della famiglia, dove il ragazzo riservato, schivo, è stato quello che alla fine è riuscito a raccontarmi meno cose. Il vero Marco è venuto in superficie quando ho chiuso il bloc notes ed ho smesso di prendere appunti, quando siamo usciti ed abbiamo iniziato il giro prima della cascina, poi siamo andati dal gregge al pascolo poco lontano. La passione c'è e si vede dallo sguardo, solo che forse per lui non c'è niente di eccezionale in quello che sta facendo, e allora ci pensano i genitori, orgogliosi di lui, a completare le frasi che lui accenna soltanto. "Le conosce tutta una per una!", sottolinea con orgoglio misto ad incredulità la madre Anna.

La passione in casa l'ha portata il papà, muratore, che però ha sempre tenuto qualche capra, mandandole anche in alpeggio dal pastore Martini di Boves, che è stato anche un po' il maestro di Marco. Anzi, la famiglia Martini ha insegnato molte cose su come tenere gli animali ed anche sulla caseificazione. "Io ho sempre fatto la Toma di Langa, cioè la Robiola, poi da Martini, dalla moglie, abbiamo imparato a fare anche i formaggi di pecora. La moglie faceva un primosale eccezionale… Noi proviamo, si vede come vengono, se non sono buoni li mangeranno i cani!", scherza il papà. Adesso Marco si iscriverà ad un corso di caseificazione, hanno già i progetti approvati per il caseificio, solo che la doppia sede (casa e cascina) pone dei dubbi su dove sia meglio realizzarlo.

"Poco per volta mi è venuta l'idea di fare questo, all'inizio era solo così… Ho fatto un anno di agraria alle superiori, ma sono stato bocciato, non ero tanto per lo studio. Le prime pecore le ho prese che andavo ancora alle medie. Un po' abbiamo comprato, un po' allevato." Ed adesso c'è un piccolo gregge di pecore (specialmente Roaschine) e capre. Ma non solo, perchè più tardi in cascina scoprirò anche il resto della fattoria. Marco preferisce le pecore, sono più facili da pascolare. Per tutto l'anno si spostano tra i prati e le colline vicino a Bra, senza mai salire in alpeggio. Sarà la difficile montagna utilizzata dall'amico Martini, saranno i suoi racconti sulle aggressioni subite da parte dei lupi, ma Matteo afferma di star bene dove si trova, senza aver voglia di provare l'esperienza dell'alpeggio. "D'estate le pascolo due volte, la mattina presto e la sera tardi, perchè altrimenti fa troppo caldo e non mangiano."

Adesso il gregge è nei prati, mentre gli agnelli aspettano il ritorno delle madri all'asciutto in cascina. Marco ama questo mestiere, non c'è nulla dei suoi aspetti che non gli piaccia, anche se all'inizio di quest'anno il suo gregge era stato purtroppo protagonista di uno spiacevole incidente di cui Matteo non ama parlare. E' la madre ad approfondire i particolari di quella tragedia. "C'era la nebbia, era un treno che non fermava alla stazione di Bandito. Era il 16 gennaio 2011. Lui lo sapeva che passava il treno lì, quando l'ha sentito ha mandato il cane per farle girare, per allontanarle ancora di più dai binari, ma loro si spaventate e invece di scendere si sono ammucchiate. Abbiamo trovato 31 orecchini, ma le morte sono state 36. Il treno si è poi fermato più avanti. Prima lui ha sentito il botto, la frenata è iniziata dopo. In quel momento sì, ha pensato di smettere."

Marco non vuole ripensare a quei momenti, Marco vuole andare avanti. Mi mostra anche le vacche, i vitelli, gli asini, i maiali. Gli asini "li ha presi mio papà…" ed è sempre il padre che, parlando dei bovini, afferma che: "Bisogna mettere tutto insieme per far uscire la giornata." Lui stesso unisce il lavoro da muratore con l'aiuto al figlio. Tutti danno una mano, anche l'altro fratello che stava partendo quando sono arrivata io.

"Se non nevica le tengo sempre fuori al pascolo." Il gregge vorrebbe già cambiare zona, ma di erba da mangiare ce n'è ancora, la visita fuori programma è dovuta solo alla mia presenza. "Qui in pianura vedi sempre le stesse cose, è più bello quando sono al pascolo in collina perchè giri di più." Non ama essere protagonista, Marco, ma uno spazio tra i giovani allevatori lo meritava anche lui, pastore di pianura, che non conosce le transumanze verso i monti.

Riflessioni sulla pericolosità delle pecore

Oggi vorrei riflettere qualche minuto con voi. Perchè, soprattutto in tempo di crisi, viene da domandarsi se forse tutto quello che stiamo vivendo non è dovuto un po' anche al distacco totale dalla realtà più vera, quella della terra, quella delle origini, del territorio. Parole abusate, parole con cui riempirsi la bocca, parole a cui raramente seguono i fatti. I sintomi di questo fenomeno sono un po' dappertutto, non sono di sicuro io la prima a parlarne, ma… restando agli argomenti trattati di solito da questo blog, volevo prendere spunto da due articoli che mi sono stati segnalati. Questo è di grande attualità ed infatti è successivo ai disastri provocati dal maltempo in Liguria. Un consigliere provinciale fa questa proposta: "Chiedo che la Regione crei una legge per il finanziamento dei piccoli allevatori che si occuperanno del pascolo degli animali nei fiumi aiutandoli non solo con finanziamenti ma anche mettendo a disposizione strutture adeguate alle loro esigenze".

Quest'immagine del torrente Chisone non si riferisce alle ultime piogge, ma ad eventi precedenti. E' vero, negli ultimi tempi si sono verificate anche precipitazioni eccezionali, in poche ore sono cadute quantità di acqua pari a quelle che normalmente dovrebbero distribuirsi nel corso di mesi. Però… Però i fiumi non sono più gestiti come una volta! Quante volte qui abbiamo parlato di fiumi e pastorizia? Decine e decine di volte! Anzi, questo blog alle origini è nato proprio per far conoscere questo problema, cioè la contrapposizione tra le aree protette lungo i fiumi ed i pastori vaganti.

Adesso c'è chi propone di tener puliti i fiumi pascolando ed addirittura chiede le strutture idonee per i pastori… Ma non c'è bisogno di strutture, di finanziamenti, ma solo di potersi avvicinare, ai fiumi! Qui lungo il Chisone non è parco (l'immagine sopra è stata scattata poche centinaia di metri sopra il ponte da cui è stata scattata la foto del fiume in piena), quindi bene o male si riesce a passare, ma altrove, nelle aree protette, è sufficiente che un gregge venga visto da lontano per far sì che arrivino i guardiaparco a farti andar via.

Lungo il Po è così dappertutto, io l'ho già sperimentato in tutte le province attraversate dal grande fiume: Cuneo, Torino, Vercelli, Alessandria. Cosa sono i gravi danni apportati alla flora ed alla fauna dalle pecore in confronto ad una piena, ad un'alluvione? Certo, dove gli animali scendono al fiume per bere potranno schiacciare un nido. Dove pascolano, potranno scortecciare una pianta, ma la vegetazione riparia non è fatta apposta, non è adattata al passaggio di eventi periodici che possono perturbarla? Un gregge è molto meno impattante di un'alluvione… E poi, magari, pulendo un po' dalla vegetazione l'alveo, non è forse che così l'acqua potrà scorrere con meno ostacoli?

Non sono le pecore a rimuovere tutto ciò che si accumula lungo il corso del torrente, del fiume. Loro potrebbero al massimo brucare erba, foglie, contenere gli arbusti. Ma, trasportati dai fiumi, in questi giorni abbiamo visto ben altro. Oltre a tonnellate di immondizia (ahimè), una gran quantità di legname.

Quante volte, d'estate, vi avevo mostrato le immagini di canaloni e letti di torrenti ancora invasi dai resti delle slavine dell'inverno? Legna che è rimasta lì, legna che nessuno ha rimosso. Legna che con le alluvioni è scesa a valle, ha fatto diga, si è accumulata contro i ponti. Un tempo non sarebbe successo, un tempo, quando non c'era la crisi, ma si era tutti più poveri, quella legna sarebbe servita. Adesso in alpeggio il formaggio con il fuoco a legna non lo puoi più fare… Porti su le bombole, consumando energia per il loro trasporto, la legna resta nei canaloni e non vai nemmeno più a tagliare i cespugli di rododendro, di ontano, per avere legnetti per accendere il fuoco. Non so, non capisco. C'è chi lo chiama ambientalismo, c'è chi lo chiama modernità, progresso. Vi invito anche a leggere le riflessioni sullo stesso tema pubblicate su Ruralpini qui.

L'ultima riflessione è su questo articolo. Nel Bellunese si vuole vietare la transumanza attraverso i paesi."la transumanza delle pecore, che al loro passaggio lasciano sul terreno odori e deiezioni che rendono complicato, per alcuni residenti, anche solo uscire di casa." Verrebbe da ridere, ci sarebbe da pensare ad uno scherzo, no? Capisco che ci si lamenti per i liquami sparsi in gran quantità sui campi, lì sì che l'odore può infastidire… Ma cosa resta sulla strada dopo il passaggio di un gregge? A Pont Canavese, a Novalesa vi ho mostrato delle feste della transumanza. A Barcellonette la fiera ovina si tiene nella piazza del paese. E di gente fuori di casa per vedere lo spettacolo ce n'era tantissima. Ci fosse davvero la crisi, la gente uscirebbe di casa con paletta e sacchetto a cogliere quelle deiezioni, così come raccontava mia nonna. Ai suoi tempi c'erano le corse per accaparrarsi quelle che muli e cavalli lasciavano dietro, per le strade di Torino.

La storia di Luigino

Ancora vostre storie. Questa volta è stato Manuel a scrivermi, inviandomi la testimonianza di suo papà Luigino e tantissime belle foto delle loro pecore. E' stato difficile scegliere quali pubblicare. A loro la parola. Le immagini sono dei nostri giorni, anche se il racconto parte dal passato.

"Mi chiamo Luigino ho 52  anni, erano gli anni 1968-69 quando durante l’inverno passavano dalle nostre parti i pastori. Io ero un bambino  che, dopo le ore passate a scuola  con i miei  compagni, mi recavo da loro. Erano  pomeriggi freddi di fine novembre, un vero spettacolo vedere i prati coperti di bianco.

…Uno spettacolo che ancora oggi è bello da vedere e a quel tempo per noi bambini che non avevamo nulla, un  divertimento ancora maggiore.
Pastorizia nomade di una volta, con al seguto asini imbastati con  bisaccie e dentro gli  agnelli, bisaccie  che  la notte servivano  come sacco a pelo per dormirvi,  cosidetta “daga” …Non c’erano jeep o trailer attrezzati, a quel  tempo, se andava bene trovavano una stalla o un fienile per la notte Non esistevano recinti elettrici e batterie, i  guardiani  erano i cani che avvisavano con il loro abbaiare il pastore.
Pastori dall’aspetto duro con una calma e una semplicità che molte volte ti fa capire la verità di quel lavoro.
Non sapevamo da dove  erano  partiti, in  paese si  parlava dei “lamoi”.
Pastori di  Lamon, un piccolo paese in provicia di Belluno al confine con il Trentino .
In  effetti loro erano abituati a questo tipo di gergo, ma viaggiando sempre senza nomi e cognomi può darsi fossero “
mo’cheni” della valle dei Mocheni sopra Pergine Valsugana (TN).
Ogni tanto ci venivano da vicino e ci davano i soldi per andare in bottega a prendergli vino e sigarette. Rimanevano in zona una settimana e poi si spostavano verso la Trevigiana per poi il rientro verso aprile.
Passano gli anni e transitano da noi sempre le greggi e tutti gli anni andiamo a vedere quello spettacolo che se hai  passione ti prende, anche  se non sei più un bambino…
Ricordo che era il 1986, la settimana di Natale, precisamente, e il sabato pomeriggio sul prato vicino a casa mia  arriva un gregge… Sono giovani pastori ventenni, parlano Trentino e sono di Predazzo, esattamente di Bellamonte Passo Rolle.  La mia passione mi porta a comperarmi due agnelle, due bellissime Biellesi.
Divento amico di loro e parlando riesco a capire che erano i figli di quei pastori che passavano da noi negli anni della mia giovinezza… Famiglia che ha svolto quella attività dal 1950 al 1990 e ancora tutt'oggi uno di loro fa il pastore.

 

Inizio la mia piccola realtà, dopo due anni mi trovo con settanta capi, mi sembra di sapere tutto e invece non so niente.
Continuo ad  informarmi, sentire consigli giusti e sbagliati, gli stessi consigli che senti anche dopo vent'anni.
Invece no, devi essere consapevole di te stesso se vuoi raggiungere il tuo interesse!!

 

Ora allevo la Tiroler bergschaf, pecora bolzanina, una pecora adatta alla pastorizia stabile non  vagante, adatta alle
nostre realtà o cosidette piccole realtà, ma i problemi sono sempre in agguato perchè hai animali vivi da accudire, alimentazione, freddo, pioggia, fango, parti, pascoli non sempre soddisfacenti.
Mi ricordo novembre, quaranta giorni di disastri e pioggia, agnelli piccoli bagnati tutto il giorno… Ti viene la volontà di smettere subito l’attività, attività che diventa una malattia, una passione coltivata da anni che è più un capriccio che un reddito, ma se rimani senza ti manca un qualcosa che è difficile descrivere.

 

Ora ne accudisco una cinquantina più o meno, da aprile a novembre siamo in montagna, ne raggruppiamo un branco con due miei amici e fra questi mio cognato Cristian, che ha frequentato la scuola agraria di Feltre, con la grande passione per il cavallo, ma degli animali in genere.

 

Attualmente alleva anche lui le pecore Tiroler bergschaf, che segue con un gran interesse trasmettendo la passione anche ai suoi 3 bambini (Luciano, Giacomo e Biagio), insegnando a loro il valore di queste realtà in questo piccolo  mondo.

 

Alpeggiamo con 120 capi circa nella zona del Cadore, precisamente Selva di Cadore, da aprile ad ottobre.
Da notare che  io sono dipendente di una ditta che mi permette di  lavorare a  turni  e quindi sono sempre presente dalle mie bestiole e dopo tanti anni continuo ad imparare.
"

"E' tutto mio papà Luigino Case che ha scritto, le foto sono dell'anno scorso per quanto riguarda la stagione bella, e invece dove vedi le foto con la brina sono di gennaio- febbraio 2011.

Quelle con la brina, sono scattate a Roe Alte di Sedico (BL) e il pastore-allevatore è Case Luigino mio papà… dove ne accudiamo una cinquantina. Quelle scattate in stalla, sono state fatte a Moldoi di Sospirolo (BL) e il pastore-allevatore é Pilotti Cristian mio zio, che ne tiene una decina con estrema passione.

Poi ci sono altre foto con mio papà Luigino con l'agnellino nero sulla schiena ed altre con una chiesetta sullo sfondo e le montagne con le cime innevate, quelle sono state scattate a Selva di Cadore durante l'alpeggio estivo 2010….sono molto contento di quello che stai facendo per portare avanti e per dar voce a queste tradizioni fantastiche…".


Ecco ancora altre bellissime foto della stagione estiva del gregge. Come vi dicevo, le immagini erano davvero tante ed ho dovuto fare una selezione. Spero che Manuel e Luigino siano soddisfatti di quelle che ho pubblicato.



Belle le pecore, ben tenute, e magnifico il paesaggio. Mentre qui fuori continua a piovere e tutti sperano di poter rivedere presto il cielo azzurro come in queste immagini…


Auguro a Manuel ed a suo papà Luigino di poter continuare con la loro passione/malattia, comune a tutti i pastori ed appassionati di pecore in ogni angolo d'Italia e non solo. E li ringrazio ancora per averla condivisa qui con me e con tutti quelli che leggeranno queste pagine.

Prima… e durante

Prima non pioveva. Prima era tutto secco. Prima sicuramente non c'era fango. Bei prati da pascolare pochi, solo in qualche zona tra le colline, più fresca, più ombrosa, c'era qualcosa di verde. In pianura no, era tutto secco. Secca l'erba sotto i pioppeti, secchi gli steli e le foglie delle infestanti negli incolti. Nei prati invece c'erano qua e là le vacche, oppure passavano i trattori con l'autocaricante e portavano tutto in stalla.

Al mattino aprivi il recinto e sapevi che, anche con un piccolo gregge, c'era da camminare per riempirle prima che fosse notte. Figuriamoci con un gregge da mille e più capi! Sapevi anche che le previsioni parlavano di pioggia, ma la frase classica che sentivi ripetere un po' da tutti era: "Serviva prima, adesso ormai…". Però non faceva freddo, quindi un po' di pioggia magari avrebbe fatto comodo lo stesso, per vedere un po' di verde in più.

Il sole infatti era ancora caldo, bastava dover rincorrere un agnello per trovarsi sudati. In quel grosso prato apparentemente verde le pecore un po' non mangiavano perchè l'erba "puzzava" per l'umidità e le foglie cadute dagli alberi, verso il ruscello. Un po' non c'era così tanto da brucare, l'ultimo taglio doveva risalire a non tanti giorni prima.

Certo, alla sera erano piene, ma nel giro di un giorno avevano pascolato quello che in primavera era bastato per parecchi giorni. Il cielo si manteneva limpido, l'aria diventava fredda ed umida dopo il tramonto, ma chissà se era poi vero che doveva arrivare tutta la pioggia di cui si parlava?

Era vero… E così, dimenticata la siccità, dimenticate tutte le volte in cui avevi guardato in su sperando di veder piovere, ti ritrovi infagottato in cerate e stivali, con i piedi che scivolano nel fango, la pioggia che ti cola giù per il collo. Mettere e togliere reti sotto l'acqua, far ciucciare il latte agli ultimi nati che si chiedono perchè all'improvviso siano arrivati in un mondo così poco accogliente. Per fortuna freddo non fa, ma quanta acqua viene giù?

Di colorato ci sono le foglie, quelle delle viti e quelle degli alberi da frutta. Le pecore brucano avide, quando finalmente si riesce a portarle al pascolo. Non è facile trovare dove andare, perchè da una parte è già passato qualcun altro, dall'altra c'è troppa acqua, l'altro prato ancora è stato venduto e non si sa se il nuovo padrone sia daccordo a lasciarlo pascolare. Intanto piove. A raffiche, a scrosci, come se fossero temporali estivi, ma che durano da mattina a sera e poi proseguono nella notte.

Gli animali mangiano anche le foglie dei peschi, degli albicocchi, dei peri e dei ciliegi. E' già arrivata la notizia che, poco più su, è crollato un ponte, il "solito" ponte sul Pellice. Il torrente non è lontanissimo, in linea d'aria, e pare di sentirne il cupo rombo, quando la pioggia batte meno forte sugli ombrelli. "Li lasciassero pulire, i fiumi… Sono pieni di piante, e c'erano ancora tutti i tronchi e la rumenta portata giù negli anni passati dalle valanghe e dalle alluvioni."

In certi momenti il cielo si fa buio, anche se è solo il pomeriggio di questa domenica di novembre. Si sa che pioverà ancora, quindi ci si organizza di conseguenza, si scelgono come mete prati dal terreno "sano", non fangoso, e si sale sulle colline, invece di dirigersi verso la pianura.

Anche gli spostamenti meno complicati riservano sorprese, come "nuovi" torrenti che scorrono rabbiosi dove solitamente c'è poco più che un filo d'acqua. Con un po' di esitazione, dal momento che l'acqua torbida non permette loro di vederne il fondo, le pecore lo attraversano, poi lo fiancheggiano guidate dal pastore. Quasi tutte le foglie sono già cadute, sotto l'impeto della pioggia e delle raffiche di vento.

Si va avanti così, un po' pascolando piccoli pezzi, un po' spostandosi lungo stradine e vie secondarie. Forse però questa pioggia un po' servirà, per far crescere l'erba. Infatti continua a non far freddo… però adesso servirebbe qualche giornata di bel di sole. Le previsioni invece sono di allerta meteo e, per qualche giorno, ancora pioggia e pioggia.

Le pecore ripassano dove avevano già pascolato qualche giorno prima. Forse nemmeno il pastore sa bene dove portarle, ma ben più grave dev'essere la situazione per chi è in pianura, con i grandi fiumi che esondano, i campi che si allagano, l'acqua che ristagna e non scola via. "Prendi un carcerato e mettilo al posto nostro, vedi che non sta…". Ma appena tornerà il sole sarà tutto dimenticato. Non basta "un po'" di pioggia per far cambiare mestiere ad un pastore!

Viene notte presto, in queste giornate di maltempo che si accorciano sempre più. La breve pausa delle precipitazioni è già finita e riprende a piovere. Le pecore pascolano ancora, ma bisogna arrivare al recinto prima che sia troppo buio. E' bello fare il pastore, ma bisogna mettere in conto giornate così, durante le quali non ci si può girare dall'altra al mattino. Anzi, ci si alza ancora prima per arrivare al recinto appena fa giorno e vedere se qualche pecora abbia partorito, per portarla in un posto riparato. Speriamo almeno che, dopo tutta questa pioggia, ci sia più erba. Quello che è certo è che, per qualche tempo, i contadini non entreranno più nei prati con i trattori.

Alla fiera di Luserna

Nessuno si sarebbe stupito se si fosse messo a piovere proprio in occasione della fiera… Purtroppo, negli anni, il fango ed anche la pioggia più volte avevano caratterizzato questo appuntamento in Val Pellice. Invece in cielo c'erano già le nuvole e l'aria della perturbazione prevista, ma la pioggia è poi arrivata dopo. E proprio da quelle parti si è accanita particolarmente, ma visto quello che è successo altrove (o anche memori di alluvioni passate), per il momento è ancora andata bene.

Era ancora molto presto quando sono arrivata alla fiera per portare le foto all'APA per la proiezione che sarebbe andata avanti a ciclo continuo nel corso di tutta la giornata. Mentre attraversavo il ponte su di un torrente ancora ridotto ad un rigagnolo per la prolungata siccità, ho sentito un fortissimo suono di rudun e, poco dopo, è giunto questo gregge di bellissime capre, dirette a Pralafera.

Sbrigati alcuni lavori sempre nel ramo "pastorale", sono poi tornata più tardi, per fare un giro tra le bancarelle, salutare amici, vedere le bestie presenti ed anche acquistare un po' di quello che serviva, come ad ogni fiera che si rispetti. E così è stato. C'è voluto tempo per completare tutto il giro, perchè continuamente capitava di essere fermi a parlare con uno e con l'altro, amici da tutto il Piemonte!

Tra gli animali, oltre a quelli più "classici", ce n'erano anche di inconsueti, come queste capre che attiravano l'attenzione. C'era chi le apprezzava e chi, più tradizionalista, mai avrebbe voluto vedere una cosa simile all'interno del suo gregge.

A proposito di gregge… Quest'anno c'era buona scelta anche di pecore in vendita. Chissà se, nonostante le prospettive di un magro inverno alle porte, c'è stato chi ha fatto acquisti? I commenti su questi animali erano positivi, ma un conto è apprezzare, un altro acquistare.

Questo era il secondo gruppo di pecore in vendita. Nel prato di Pralafera quest'anno niente fango e quasi nemmeno erba, così di lì a poco sarebbe stato scaricato del fieno per alimentare gli animali. La giornata era ancora lunga e le pecore dovevano far bella figura per i potenziali acquirenti!

Quelle che riscuotevano grande apprezzamento erano le capre che avevo già incontrato al mattino. All'interno di questo gregge vi erano degli animali davvero notevoli e gli appassionati del genere hanno senza dubbio compiuto numerosi giri intorno a questo recinto, commentando ed osservando in compagnia degli amici.

Molto numerose anche le bovine esposte dai commercianti. Vacche, vitelli, manze… Non c'era che l'imbarazzo della scelta, anche per quello che riguarda la razza. Come già lo scorso anno, erano presenti dei commercianti austriaci con i loro capi ed abbondante materiale illustrativo che distribuivano a piene mani, con gioia dei ragazzini.

L'altra area della fiera era quella degli animali in mostra. Soprattutto vacche barà, ma non solo: qualche Piemontese, Grigio alpine, quest'anno anche delle Valdostane. Da queste parti trovavi gli allevatori in trepidante attesa per la premiazione, amici, parenti… Un clima più famigliare ed amichevole rispetto all'area delle contrattazioni!

Per avere una panoramica generale delle razze locali, la mostra veniva completata da capre e pecore. Se non ricordo male, le prime volte che sono venuta alla Fiera di Luserna anni fa c'era anche la mostra della pecora frabosana-roaschina, ma purtroppo quell'appuntamento qui è andato perso e resta solo più la mostra di Roaschia.

Mentre stanno iniziando le premiazioni, gli animali attendono ignari nei recinti. Alcuni sono stati scelti per le loro caratteristiche ed allora verranno accompagnati nel ring, dove i loro allevatori riceveranno il meritato riconoscimento per il lavoro di selezione svolto e per come hanno allevato le loro bestie.

Ecco un gruppo di premiati che si mette in posa per una foto, approfittando della mia presenza… Ivan & consorte, Stefano, Mauro, Pierclaudio, Luca e Federico. "La fai mettere sul calendario?". Mandare l'ho mandata, spero che venga inserita! Dopo, tutti a tavola, chi dai commercianti, chi dagli allevatori (ancora una volta grazie a Ida, Mauro e Stefano per l'ospitalità!), chi un panino e chi in qualche ristorante. Per gli allevatori, un'ottima polenta offerta dall'APA.

Dopo, in attesa della gara di mungitura, ancora un giro per la fiera. Animali da cortile di ogni tipo, asini, ma anche alcuni lama, così particolari, così belli. Ultimamente mi è capitato di vederne diversi, qua e là nelle recinzioni di alcune case.

In fiera trovi di tutto, attrezzature, generi alimentari di ogni sorta, prezzo e qualità. Il banco più colorato ed autunnale per me però era questo… E la gente iniziava a lasciare la fiera, chi con un sacchettino, chi con voluminose borse.

Non mancavano anche i margari con i loro formaggi. Qui vediamo Deborah incorniciata da un albero in piena veste autunnale. Tome d'alpeggio, formaggi freschi, in alcuni banchi si potevano trovare formaggi anche da altre parti del Piemonte, e non solo.

Per concludere, la gara di mungitura a cui hanno partecipato alcuni giovani margari. La sfida? Chi mungeva più latte in un minuto. Secchi rovesciati fino al via e poi… latte che schizza e fa una bella schiuma, fino allo stop. Solo che le vacche talvolta non hanno collaborato, qualche secchio è stato rovesciato, ma l'importante comunque era divertirsi in compagnia.

Gioacchino il pastore

Oggi lascio la parola a Stefano, che mi ha scritto qualche tempo fa. "Sono un appassionato di montagna, pastori e animali… Innanzitutto complimenti per il sito, proprio bello, passo ore a leggere e guardare foto. Vorrei poter inserire nel sito il documento che allego, per i miei nonni, pastori da una vita che quest'anno hanno passato l'ultima stagione all'alpe." E allora eccoci pronti ad ascoltare la sua storia, ma soprattutto quella dei suoi nonni.

"Mi chiamo Stefano Minazzi, sono veterinario di grandi animali (buiatra) e lavoro in Valsesia, sono il nipote di due splendide persone che quest'anno hanno terminato la loro attività di allevatori, volevo riassumere la loro storia: Gioacchino Defabiani e la moglie Dina Cravetta sono stati pastori all'alpe Pizzo, nel comune di Piode, provincia di Vercelli, in alta Valsesia dal 1970 fino a questa ultima estate 2011."

"41 anni consecutivi tra lavoro, fatiche, serate in allegria, gioie e dolori.
Gioacchino è pastore dalla nascita, nonostante suo padre fosse falegname intraprende subito questa vita. Con la moglie Dina allevano vacche Brune Alpine (quelle di una volta come dicono, cioè non le Brown che ci sono adesso), arrivando ad averne 80.
"

"In pianura scendevano a mangiare il fieno; nella loro vita sono stati a Boffalora (MI), Ponzana (NO), San Pietro Mosezzo (NO) e forse altre che io non ricordo, per poi risalire a Giugno all'alpe Pizzo." Nella foto, lo stesso Stefano, il Lago del Pizzo ed il Monte Rosa.

"Questo fino al 1994 con le proprie vacche, poi andando in pensione han deciso di non scendere più in pianura in inverno ma di stare nella propria casa paterna a Rassa( VC), splendido comune in Valsesia, comprando una ventina di capre camosciate (“tanto per fare qualcosa”) perchè senza “bestie” non sanno stare; dice il nonno Gioacchino: “cosa faccio in inverno senza bestie, mica posso stare tutto il giorno all'osteria??". Non credo che le capre di cui parla Stefano siano però quelle ritratte nell'immagine che mi ha inviato.

"Però non lasciano il Pizzo ma prendono in affitto in estate delle manze di razza Pezzata Rossa d'Oropa per poter andare in alpeggio insieme alle proprie capre. Questo fino a quest'estate, non è stato facile prendere una decisione così però la vita continua e adesso faranno i “pensionati”…".

"In 41 anni son cambiate tante cose, sono arrivati 5 nipotini ( Stefano, che sono io, Martina, Simone, Arianna e Sara) dalle loro due figlie Franca e Rita e sono diventati bisnonni con la nascita di Giulia e Viola.
Io ho passato tutte le mie estati dopo la scuola al Pizzo, appena scendi non vedi l'ora di risalire e anche l'anno prossimo salirò in quella che è stata per quasi mezzo secolo la seconda casa dei miei nonni e la nostra meta preferita in estate.
"

"Allego delle foto, le manze Pezzate Rossa d'Oropa"

"Gioacchino e il “mitico” mulo Moro….quel bambino sulla cavagnola dovrei essere io o forse mia cugina Sara."

"Io, nonno Gioacchino e la mula Nina."

"Pausa sigaretta… la “torcia”…"

"La Martina, mia sorella".

"Io , Silvano, Gioacchino….Un po' di festa".

Un ultimo ritratto del pastore Gioacchino con il suo cane. Grazie a Stefano per averci raccontato la sua storia e per averci fatto conoscere i suoi nonni. Immagino la loro felicità quando sapranno del "regalo" fatto loro dal nipote. Spero che, per far passare più in fretta le ore di questi giorni da pensionati, Stefano mostri loro anche altre pagine di "Storie di Pascolo Vagante"…