Un appuntamento ed una ricetta

Dopo un periodo di stop, ecco che riprendono le serate di presentazione dei miei libri. Il primo appuntamento è per questo venerdì, 3 marzo.

Vi aspetto alle ore 21:00 presso la sede CAI di Coazze (TO) per raccontarvi le “Storie di pascolo vagante” e per chiacchierare di alpeggi, pastorizia e montagna.

Veniamo alla ricetta. Passato il Carnevale, iniziamo a pensare alla Pasqua. Così come una certa propaganda ignorante inizia a bersagliarci con foto fasulle di agnelli neonati strappati alle madri che li hanno appena partoriti (sic!), io inizio a proporre qualche ricetta con cui cucinare l’ottima carne ovicaprina, sia di agnello, sia di capretto. La premessa, come sempre d’obbligo, è quella di ricercare carne italiana, locale, meglio ancora riuscire ad accordarsi con l’allevatore per andare a ritirarla direttamente al macello.

Oggi vi presento un piatto dalla Sardegna. Colgo l’occasione per ringraziare tutti coloro che mi hanno aiutato a mettere insieme un buon numero di ricette a base di carne di capra/capretto per il mio futuro libro. Mattea Usai è una di loro, la ricetta è sua. Io l’ho sperimentata nella variante con l’agnello.

Capretto del Campidano

Ingredienti: carne di capretto mista, polpa e parti con osso; limoni; uova; cipolla; aglio; alloro; olio; sale.
Rosolare la carne in un tegame basso e largo con un velo di olio extra vergine di oliva. Tritare finemente una cipolla grossa e due o tre spicchi di aglio. Aggiungere alla carne rosolata alcune foglie di alloro e far stufare, senza farla colorire. Salare e mentre la cipolla appassisce spremere alcuni limoni in una ciotola e aggiungervi i soli rossi delle uova. Salare leggermente, amalgamare e tenere da parte. Rosolata la carne ed appassita la cipolla, coprire con acqua tiepida a filo. Chiudere con un coperchio e portare a cottura a fuoco basso. Tirar su la carne cotta con una schiumarola e tenerla in caldo. Far freddare il fondo. Filtrarlo e aggiungerlo all’insieme di uova e succo di limone. Assaggiare e regolare di sale e di succo di limone, che si deve sentire. Rimescolare bene. Al momento di andare in tavola rimettere la carne nel tegame e scaldarla per bene. Togliere dal fuoco e versarci sopra la miscela di uova, limone e fondo di cottura. Rimettere il tegame sul fornello a fuoco basso e non rimescolare ma solo scuotere il tegame. La salsa si addenserà piano piano nappando per bene la carne.
La ricetta può avere delle varianti. Al momento di aggiungere l’acqua o il brodo si possono aggiungere carciofi in quarti, oppure finocchietto selvatico antico o finocchi bianchi.

Io l’ho servita con un contorno di purè di patate, non avendo aggiunto alcuna verdura nella cottura con la carne. Buon appetito a tutti (la carne di agnello la si trova tutto l’anno, quella di capretto invece ha una reperibilità più stagionale, quindi generalmente la trovate soltanto a Pasqua).

Non solo “pecore”

C’è una pagina su Facebook che leggo sempre volentieri. L’autore è sardo, vive in Sardegna e conosce bene la realtà pastorale della sua terra, perchè anche lui ne ha fatto parte. Si firma “Il Giardiniere”.

Sono tante le riflessioni che stimola questa pagina, ma quella che vi propongo oggi vorrebbe stimolare voi a partecipare ad un… “gioco”. A collaborare con questo blog fornendo qualche risposta. Così scrive il Giardiniere: “I nomi delle pecore. In italiano la pecora è solo pecora. In Sardegna ha diversi nomi a seconda dell’età. A parte l’agnello, anzone, c’è la saccaja, cioé l’agnellone di un anno che deve essere fecondata.  Sementusa, che ha figliato una volta. Bedusta, adulta. Zurra, cioè da macello. Le “zurras”, però, non sono solo quelle più anziane ma tutte le pecore non produttive: affette da mastiti, sterili (cioé lunadigas, lunatiche), o matte (gaddinosas). Un italiano che veda un gregge vede pecore. I sardi vedono tante diverse complessità.

Sono solo i pastori sardi ad avere tutte queste diversità? In Italiano ci fermiamo a pecora, agnello, montone… Ma nei dialetti? Quindi… vi invito a commentare raccontandomi se da voi ci sono anche diversi nomi. Provate a scriverli, non importa se la grafia è proprio quella giusta… e ditemi anche di dove siete. Così poi possiamo rispondere al Giardiniere con tutta la biodiversità linguistica pastorale!

Sono sicura che verranno fuori tante belle cose. A parte che, già solo in Piemonte, la “pecora” prende nomi diversi di valle in valle… poi cito il “tardun” in Valle Stura, la “sterpa” in Valsesia, la pecora “turgia” e così via. Se volete, potete dirmi anche i nomi delle capre (“bima”, “buc” e via discorrendo). A voi la parola.

Ci sono poi anche nomi per definire le varie colorazioni del mantello, o altre definizioni ancora che al momento non mi vengono in mente. Basta che commentiate qui sotto o su facebook dove condividerò questo articolo. Grazie a tutti quelli che avranno voglia di partecipare a questo “gioco”.

Pastore con la P maiuscola e una storia di coraggio

Storie… tante storie, piccole storie, persone che mai avrei incontrato, se non grazie ad internet. Uno mi ha scritto, l’altra è stato un “incontro” casuale con un video su youtube. Condivido con voi.

(foto G.Bombardi)

Io sono un Pastore senza pecore. Sì con la P maiuscola. Ho fatto tante cose nella vita e continuo a farle, ma non posso scollarmi di dosso il titolo di Pastore. Mi mancano le mie pecore e la mia vita. Sì i figli, la frenesia delle cose che corrono, la vita mediatica e tutto corre veloce… ma i Pastori no. Un pezzo di pane e tanta gioia di vivere liberi ed essere parte di un ingranaggio che funziona. Beato chi riesce a non mollare, e chi se ne accontenta. Grazie del Vs. tempo e in culo alla crisi…W i Pastori“. Così scrive Gabriele: “…dalla Toscana. Avevamo un ovile in collina, oggi la terra e’ abbandonata e ci muoio dentro. Sono tornato al lavoro d’ufficio… anche peggio. Spero di guadagnare abbastanza per riprendermi indietro la mia vita… Ho girato il mondo per lavoro, parlo 6 lingue, …alla fine basta il giusto. Le passeggiate all’aria aperta , i paesaggi meravigliosi, loro le Pecore, compagne di tante avventure. La mungitura e il formaggio, i profumi, …mi manca troppo. Non so ma in tutto quello che faccio mantengo il mio titolo, quello di Pastore.


Questa invece è una storia scoperta per caso su Facebook. Una giovane donna sarda, Simona Mighela, agente di commercio, rimasta vedova affronta con grande coraggio la sua vita e prende in mano l’azienda del marito, portando avanti il suo lavoro. Una Donna con la D maiuscola…

Perché mangiare pecora bollita (ricetta, ma non solo)

Uno di questi giorni, con calma, vorrei ragionare insieme a voi sul possibile (?) futuro della pastorizia. In questi giorni di crisi, sono in tanti a pensare: “Cambio vita, vado a fare…“. Vado a fare il pastore? Aria pura, vita sana, contatto con gli animali… Come se fosse tutto così facile!

Innanzitutto, al giorno d’oggi è tutto difficile. Con un piccolo gregge, non ci campi, a meno che ci sia qualcun altro in famiglia ad avere delle entrate. E non parlo di 20-30 pecore, ma per vivere di pastorizia (da carne) ne servono almeno qualche centinaia, di animali. Almeno 4-500 e non è detto che riesci a mettere qualcosa da parte, con tutte le spese che ci sono. Se poi devi partire da zero, attrezzarti… auguri!

Un gregge di quelle dimensioni non è facile da gestire e comporta costi che non vengono adeguatamente ripagati dalla vendita degli animali, che siano agnelli, agnelloni o pecore da macello. Se non cambierà qualcosa nel mercato della carne, se non si tornerà ad apprezzare ed utilizzare anche la carne di pecora (che veniva comunemente consumata fino almeno alla metà del secolo scorso,a  sentire le testimonianze degli anziani), non so che futuro potrà avere la pastorizia. Oggi molti pastori campano soprattutto grazie agli immigrati, che per tradizione, religione e gusto, ricercano in particolar modo la carne ovina allevata al pascolo (Nordafricani ed immigrati dall’Est Europa).

Ma la cucina italiana di ricette a base di pecora ne ha eccome, specie se andiamo a cercare nelle regioni del Centro-Sud. Oggi allora ecco la pecora bollita, secondo la tradizione sarda. Se qualche Sardo ha qualche appunto da fare… scriva qui nei commenti. Io l’ho controllata su internet (dove però si trovano versioni leggermente differenti), dopo averla però sentita anche raccontare da dei Sardi. E’ semplicissima, gustosa e… da provare!

Pecora Bollita alla Sarda

2 kg di pecora;

1 kg di patate;

4 pomodori secchi;

4 gambi di sedano;

3 carote;

3 cipolle;

prezzemolo;

sale

(qualcuno aggiunge anche del peperoncino)

In una grossa pentola, fate cuocere, in abbondante acqua, la pecora tagliata a pezzi, insieme ai pomodori, al sedano, alle cipolle e qualche foglia di prezzemolo. A metà cottura aggiungete le patate pelate, salate e lasciate continuare la cottura. Servite la carne con le patate ben calde.

Pubblicità non occulta

Ci voleva un lombardo, appassionato di pecore e pastorizia, ma fornaio di professione, per farmi conoscere certe “specialità pastorali”. Dalla Slinzega, una carne secca (in questo caso di pecora) da mangiare al pascolo, ma soprattutto un tipo di pane.

Quando, all’inizio, ci aveva spiegato che il Pistoccu, pane dei pastori sardi, si doveva ammollare con l’acqua per essere consumato, la prima reazione non era stata positiva. Pane bagnato in acqua? Che roba è? Nelle sue due versioni (bianco e integrale), l’avevamo assaggiato a cena e quello bianco ricordava un po’ la crosta della polenta… Non male, in fondo!

Quando si è al pascolo, nel momento in cui le pecore sono tranquille e ti consentono di sederti a consumare il pranzo, il pane pistoccu lo apprezzi ancora di più. Invece di avere nello zaino una voluminosa (e pesante) micca, basta qualche foglio di questo pane secco.

Un po’ d’acqua dalla bottiglietta, e mentre tiri fuori dallo zaino il companatico, il pane è pronto. Non ingozza, disseta pure ed è ottimo! In alpeggio il pane è problema non da poco. Fresco arriva quando qualcuno te lo porta, oppure devi far chilometri (a piedi o in auto) per andarlo a comprare. Pane buono se ne trova poco, passati 2-3 giorni molto è già immangiabile, oppure c’è rischio che ammuffisca con l’umidità. Questo invece è sempre pronto per l’uso, ne fai la scorta ad inizio stagione e poi ti dura fino alla fine. L’altro giorno in Valle Stura un pastore si lamentava di come il pane fosse un peso ed un volume da trasportare nello zaino verso l’alpeggio… Ecco, un carico di pistoccu, magari portato su con l’elicottero insieme alle attrezzature, al sale ad inizio stagione, e ne hai per tutti i mesi che seguono.

Faccio un po’ di pubblicità a Peddiu srl, produttore del pane che sto mangiando io: Via C.Battisti 201, Villagrande Strisaili, OG, tel. 0782 32730 tonello.peddiu@tiscali.it

Eventi e… sui giornali!!

Confermo gli eventi domenicali (20 maggio): la Fiera a Roaschia (CN) e la Festa dei Margari a Saluzzo (CN), di cui potete trovare il programma qui. Purtroppo le previsioni meteo sono tutt’altro che buone… Non ci interessa invece il tempo che farà lunedì, poichè l’evento è al coperto: vi aspetto numerosi ad Aosta, presso lo IAR, per una serata sulla pastorizia: “Essere pastori nel XXi secolo”. Ore 20:45, 21 maggio 2012.

Invece vi voglio mostrare alcuni articoli che ci riguardano. Questo è comparso su L’Unione Sarda in data 14 maggio. Qui, sul sito dell’Autore Andrea Mameli potete leggere l’intero articolo.

In edicola nel Pinerolese da ieri l’Eco Mese di maggio che, al suo interno, contiene quest’altro articolo, anche in questo caso dove tra le altre cose c’è una mia intervista e si parla del blog.

Sempre nello stesso articolo, troviamo anche Matteo e Francesca, che daranno tra i protagonisti del mio futuro libro…

Alla scoperta della transumanza

E’ quanto meno strano che, per parlare di transumanza, un Sardo venga a finire su questo sito. Eppure è proprio così che è andata e, coinvolto in una transumanza (bovina), Andrea per documentarsi ha “scoperto” questo blog ed abbiamo fatto qualche chiacchierata virtuale sul tema. Mi ha anche mandato alcune immagini e video, che compaiono anche sul suo blog. “Linguaggio Macchina è il blog di un fisico non praticante che prova a comunicare scienza e tecnologia” , recita il sottotitolo del blog di Andrea Mameli.

Percorrere dieci chilometri a piedi, accanto a quattordici mucche, da mille metri di quota a quattrocento non capita tutti i giorni. Specie se si vive in città. Così, quando Sergio mi ha proposto di fargli compagnia nella transumanza invernale non ho esitato un istante. E sinceramente sono convinto che ne valeva la pena: è stata una passeggiata piacevole, in parte sull’asfalto e in parte lungo le antiche strade per i carri, che consiglierei a chiunque. Specie a quelle persone che hanno sempre fretta, che non rispettano le file, che non accettano che si possa andar piano. 

Il racconto della transumanza lo potete leggere integralmente qui. Come Andrea ed i bambini abbiano seguito la mandria di Sergio, come abbiano imparato a stare con gli animali, a muoversi sul territorio con loro, tra vie secondarie e sentieri.

La mandria era quella di Sergio Sulas, “…nonostante la – o forse proprio grazie alla – laurea in Economia (alla Bocconi di Milano) e pur avendo creato una società altamente innovativa, titolare dei diritti di brevetto internazionali di una bussola geomagnetica (GeoMagneticSystem) ha pensato bene di non abbandonare l’azienda agricola di famiglia e anzi la sta curando con grande passione. Una scelta che secondo me dimostra grande dignità e intelligenza.

Essendo in Sardegna, la transumanza è anche passata accanto ad un gregge di pecore. Come sempre accade in questi casi, c’è stato interesse da parte degli animali “fermi” nei confronti di quelli “di passaggio”. Il gregge era difeso da un cane e la storia di questo incontro Andrea la racconta qui.

Sono felice di questo incontro, un’altro incontro favorito dalla rete. Visto che Andrea parlerà di me (o meglio, di questo blog e della pastorizia da queste parti), spero che finalmente ci possa essere qualche contatto, qualche scambio anche con la Sardegna, terra di pastorizia che però non ha mai fornito materiale (immagini, storie) a questo blog vagante.

Ecco le pecore che guardano passare la mandria. Vi invito a vedere tutti i post di Andrea sulla transumanza, video compresi. Un giovane di 79 anni, Pietro Cadau e la transumanza. Il “set” della transumanza. Video con suoni di transumanza. Buona visione e buona lettura.