Bisognava andare nel Monferrato!

Procede lentamente a piccole tappe il lavoro per il film sui pastori. Ci mancavano le immagini invernali, quelle con la neve, tanto suggestive per il pubblico quanto sgradite ai pastori, ma quest’anno il meteo non ci ha davvero aiutati (a beneficio della pastorizia!). Quindi ci siamo recati nel Monferrato in una “normale” giornata di questo strano inverno.

Era comunque una tappa obbligata, quella tra le colline. Il Monferrato infatti da sempre è la terra dove greggi e pastori andavano a svernare. Solo che quest’anno i prati ondulati non sono gialli, bruciati dal gelo come spesso capitava in questo periodo dell’anno. I colori ricordano maggiormente quelli che si vedevano nel mese di marzo.

La troupe si lascia “incantare” dai tanti piccoli/grandi momenti che possono essere filmati in mezzo al gregge. Dopo la tappa con la transumanza in Val Chisone, questa è la seconda volta che facciamo visita a questo pastore vagante. Quanti chilometri sono passati, dalla vallata alpina a queste colline a pochi passi da Asti!

Con un gregge del genere e in un panorama così vario ogni istante c’è da scattar foto o far riprese. Il pastore cerca di convincere il gregge a pascolare in un prato più povero, in attesa di tornare in un prato “nuovo”, con bella erba verde e succosa. Il problema di questi giorni è stata la pioggia e il fango prima, poi il terreno ancora inzuppato dopo. Il buon pastore, che rispetta la proprietà privata e il lavoro dei contadini, sa che certe zone sono off limits, quando troppo fangose: “Ho lasciato indietro tanta di quell’erba… ma come si faceva? Sai com’è la terra qui…

C’era anche un altro valido motivo per incontrare proprio in questi giorni Fulvio. La presenza della figlia Milena, che studia e abita in Inghilterra, ma approfitta di tutte le vacanze per rientrare in Piemonte e stare un po’ con il papà e gli amati animali. Non è stato immediato riuscire ad intervistarla, ma poi poco per volta si è “sciolta”, rivelandoci sogni e progetti. “Dovessi prendere io una decisione, farei una stalla dove mettere le pecore quando partoriscono, per i primi tempi, in modo che non ci sia da portarsi dietro gli agnelli. Ma non qui ad Asti, qui non mi piace, non mi è mai piaciuto. Preferisco la zona di Pinerolo. Sarà perchè sono nata lì…

E l’archivio di belle scene di pascolo si allunga quando il gregge si sposta. La giornata non è delle migliori, ma almeno non sta piovendo, nonostante le previsioni avessero annunciato qualche precipitazione. Per quel giorno il gregge è abbastanza “fermo”, nel senso che ci si sposta di prato in prato, ma senza dover “far strada” e andare altrove.

Il pastore ha degli aiutanti, ma uno in particolare ha una storia da raccontare. Cerchiamo di convincerlo e così poi ci ritroviamo ad ascoltare una storia di emigrazione, difficoltà e passione per la pastorizia. Anche Fulvio parla del suo braccio destro: “Un vero pastore. Di lui mi fido ciecamente. Quando l’anno scorso ho avuto problemi di salute, lui e suo fratello gestivano il gregge, io andavo solo a spostare la macchina e il rimorchio. Oltre a saperci fare con le pecore, ci sa fare con la gente, con i contadini.” E Costel è riconoscente per la fiducia accordatagli da Fulvio, che per lui non è un padrone, sicuramente non come il primo incontrato al suo arrivo in Italia… “Se poi la figlia dovesse andare avanti lei, io la aiuterò. Io ormai sono tre anni che sto con Fulvio, ho imparato tanto.” E l’intesa è evidente, il pastore ed il suo aiutante si capiscono anche solo con un gesto, uno sguardo.

Ogni incontro, nel mondo della pastorizia, è una storia che può anche essere commuovente, toccante. Vorremmo tornare da Fulvio per assistere e riprendere le operazione di carico degli animali sui camion, nel momento della transumanza di fine primavera. Speriamo in quell’occasione di avere da parte sua una di quelle frasi memorabili che servano a “chiudere” l’episodio. Lì tra le colline un contadino alla guida di un trattore che trinciava rovi e un boscaiolo più lontano, con la sua motosega, ci hanno rovinato l’atmosfera.

Il gregge in movimento è una sottile linea bianca, in questa campagna dai colori ancora tenui. Il cielo è grigio di nuvole primaverili, gli alberi sono ancora spogli, i campi che hanno patito meno la pioggia sono di un bel verde… ma non è quel verde squillante che tingerà le colline di qui a un mese o poco più.

C’è un colore anomalo, il giallo di certi campi di grano. Qui se ne vede solo una striscia, ma altrove la quasi totalità dei campi di questo cereale sono gialli per la troppa umidità. Sotto la neve pane, sotto la pioggia fame… “Il contadino ha detto di provare a pascolarli, se asciuga un po’, perchè magari così la pianta ributta da sotto. Ma quel colore lì non le attira nemmeno!

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In transumanza con le telecamere

Ogni tanto mi chiedete a che punto è il film sui pastori piemontesi… Procede, lentamente, come il cammino delle pecore! Questa volta siamo riusciti ad andare a filmare una transumanza, nello specifico quella del pastore vagante che abbiamo già incontrato tra inverno e primavera.

Il gregge era da tempo in montagna, ma quel giorno si spostava da un alpeggio all’altro e siamo andati ad incontrarlo nel suo cammino di risalita della valle. Era un sabato mattina, non così presto, ma uomini ed animali erano già partiti da un po’…

Un rapido saluto, poi gli operatori vanno davanti a riprendere frontalmente il gregge, il resto del “team” invece sta in coda per non rientrare nelle riprese. D’altra parte il pastore sicuramente non amerebbe delle telecamere al fondo del gregge, a mostrare gli animali che, come sempre accade, hanno qualche problema in più ad affrontare il cammino. Anzi, proprio dopo pochi minuti due agnelli leggermente claudicanti vengono caricati sul camion che segue la transumanza.

Il traffico è abbastanza scarso, ma ogni tanto comunque capita di incrociare qualche auto in discesa. In un paio di occasioni invece si riesce a far transitare le auto che si erano trovate a dover seguire la transumanza. Inizia a fare caldo, c’è afa e gli animali camminano lentamente sull’asfalto.

Per l’occasione, come al solito, ci sono amici e parenti ad accompagnare il pastore. La transumanza per loro, specialmente per i più piccoli, è un momento di festa. Un’altra versione dei fatti la darà Elsa, la moglie di Giovanni, che si trova (come molte altre donne nella stessa situazione) a dover pensare a tutto ciò che contorna la transumanza, dai viveri e le attrezzature che dovranno salire in alpe (nei basti) al pranzo da offrire a chi accompagna il cammino del gregge.

La strada da percorrere è più lunga di quello che sembrava in auto… Telecamera ed attrezzature varie non sono facili da spostare, ognuno ha la sua parte faticosa da fare! Per il pastore è il solito viaggio di ogni anno, per chi lo filma un qualcosa di nuovo, mai vissuto prima. Anche alcuni turisti stranieri incrociati lungo la via scattano fotografie e realizzano brevi filmati con i loro cellulari.

La strada sale, il gregge compattato visto da lontano sembra ben poca cosa, mentre all’inizio veder sfilare la fila aveva fatto scattare la solita domanda del: “Ma quante sono?“. Con la salita il cammino si fa ancora più lento, il calore appena mitigato da qualche chiazza d’ombra e da un po’ di brezza. E’ ora di andare in su, verso altre quote, altre temperature!

Finalmente si arriva a Fondo, pittoresca frazione dal caratteristico ponte. Qui è prevista una tappa per far riposare gli animali, per permettere loro di pascolare e per attendere che il caldo diminuisca prima di affrontare lo sterrato e la salita su sentiero all’alpeggio.

Non ci sono tante campane al collo delle pecore e un amico del pastore, grande appassionato del genere, con un pizzico di delusione mi racconta di come Giovanni “non le voglia più”. Ce n’è solo qualcuna di quelle “da pascolo”, al collo delle capre e di qualche pecora, ma niente di più.

Approfittando della pausa e prima che i pastori “si mettano a tavola”, si scambiano due battute con Giovanni ed Elsa. Il tragitto della transumanza, le difficoltà di questa giornata movimentata, l’alpeggio…

Poi tutti all’ombra per fare onore a quanto è stato portato per la transumanza, dalla mocetta di pecora ai salami casalinghi, dalle tome alla pentola di spezzatino e salsiccia, senza dimenticare il vino. Forse è a causa dell’abbondanza che il momento della partenza si allontana sempre di più… Ma tanto fa caldo, gli animali faticherebbero troppo, quindi tanto vale aspettare. Io però sono attesa altrove, quindi mi tocca abbandonare la troupe e dirigermi verso altre vallate.

Seguendo il pastore alla fiera

Parlare di pastori in un film, far capire chi è il pastore oggi… ma bisognava anche mostrare un momento di festa e di condivisione. E’ vero che il mestiere implica pochi o pochissimi momenti di svago e di stacco, ma ci sono e allora… Eccoci a Bobbio Pellice per l’annuale Fiera della Pouià.

L’azienda Charbonnier ci ospita, dal momento che uno dei nostri protagonisti, Ivan, va a dare una mano all’amico Luca, detto Luchino. Parenti e amici si ritrovano al mattino davanti alla stalla per aiutare i padroni di casa, ma anche per vivere un momento di allegria. Prima, per chi ha animali a casa, i normali lavori quotidiani, magari alzandosi un po’ più presto. La sorella Katia (con il piccolo Luca nel marsupio) ed il cognato Omar a loro volta sono andati dall’amico Elvis.

Alla fiera partecipano solo gli allevatori di Bobbio, ma ci si scambia il “favore” in autunno, quando invece la fiera si tiene anche a Villar Pellice. Prima di attaccare le campane alle vacche, una rapida colazione in compagnia. Ci sono tanti bambini e bambine, figli di amici e parenti, ma anche coetanei delle bimbe dei padroni di casa. Qui in valle l’allevatore non è la mosca bianca, questo non è il lavoro degli ultimi!

Poi finalmente si attaccano i rudun, lavoro che spetta soprattutto agli uomini. Le donne pensano a tutto il resto, le bimbe chiedono che si preparino dei panini per quando si arriverà alla fiera, anche se poi ci sarà il pranzo tutti insieme, per festeggiare.

Wanda va in caseificio. Festa o non festa, bisogna lavorare il latte, anche se in questi due giorni un po’ particolari e caotici, il normale ordine delle cose è stato spesso sovvertito. C’è gente che va e che viene, chi passa per un saluto, chi chiede dov’è questo o quello, chi si informa su dove portare le auto, chi…

Finalmente il sole. Dopo giorni e giorni di maltempo, dopo un sabato di pioggia battente, con neve anche a bassa quota, per il mattino della fiera quasi inaspettatamente c’è cielo azzurro ed aria frizzante. Le montagne sono coperte da una spessa coltre di neve fresca, neve che ha impedito il verificarsi dell’ennesima alluvione. E’ impossibile non pensare agli eventi, anche tragici, che hanno segnato la valle negli anni scorsi. Magari toccherà aspettare qualche giorno in più per salire in alpeggio, ma nessuno ha sentito parlare di frane sulle piste di accesso alle baite in quota.

Adesso le vacche hanno i loro rudun e si potrebbe partire. “Bisogna andare giù fino al ponte sotto, hanno fatto mettere delle bancarelle davanti al ponte!”, sembra che ci sia un cambiamento imprevisto di percorso, ma dopo se ne comprenderà il motivo.

Il pastore accompagnerà l’amico fino alla fine della sfilata, poi dovrà andare dal suo gregge. Però quella sera la festa continuerà ed allora per un po’ ci si potrà dimenticare di tutte le lunghe, lunghissime giornate di lavoro senza possibilità di alcun svago. Manca poco alla salita in alpe e quindi per parecchi mesi saranno poche le occasioni di vedere gli amici, ancora meno quelle di fare festa!

Si parte, alcuni bambini davanti, poi Luca. Le vacche camminano in fila abbastanza ordinata. Come spiegherà più tardi il Sindaco, rispetto alla fiera autunnale, l’edizione primaverile vede un partecipazione di solo parte degli allevatori locali, dal momento che non tutti gli animali sono ancora abituati a spostamenti.

C’è anche un piccolo gregge, capre e qualche pecora, con un gruppo di pastori forse più numeroso ancora degli ovicaprini presenti. Ma questa non è una transumanza, questa è una grande festa allegra ed i bambini camminano con gioia, orgoglio e responsabilità.

Nel paese, a differenza di passate edizioni a cui avevo assistito, gli animali vengono fatti sfilare. Tutti devono partire dallo stesso posto e così le mandrie transitano in centro l’una dopo l’altra, senza doverle attendere troppo, garantendo così al pubblico uno spettacolo continuo e senza causare troppi disagi all’eventuale traffico automobilistico. Una delle mandrie sfoggia fiocchi rosa, in onore della bimba di Marika ed Elvis. Sono numerose, quest’anno, le giovanissime neo-mamme…

Daniela e Franco sfilano con una mandria sempre più grigia, grazie alle vacche di razza Grigia, su cui stanno puntando (con soddisfazione) in questi anni. Animali di taglia non esagerata, adatti alla montagna, buone produttrici di latte.

Quanti paesi hanno un assessore all’agricoltura che è anche allevatore e margaro? Pierclaudio conduce le sue Barà fino all’altro capo del paese, nei prati dove tutte le mandrie rimarranno a pascolare durante il pranzo.

E’ poi anche la volta di Luchino e degli amici che avevamo incontrato al mattino. Non ho contato i gruppi che stanno sfilando, ma c’è da riflettere su quanti siano gli allevatori (e relativi animali) in un Comune così piccolo come Bobbio!

Le facce conosciute sono tante e, nella maggior parte dei casi, sono i giovani (che conosciamo ancor meglio!) a guidare la sfilata, ma anche ad avere parte attiva nella conduzione dell’azienda. Ecco qui Deborah, con la cavalla che, se non ricordo male, si chiama Pioggia.

Intervistiamo il Sindaco, Patrizia Geymonat, che parla proprio della grande importanza del settore nell’economia e nella società del Comune, cosa che fa sì che ci si impegni, nonostante il momento difficile, a realizzare le due fiere annuali. “Non premiamo nessuno, né allevatori, né animali. Vuol proprio solo essere un momento di festa.” Si parla anche dell’impegno per aiutare concretamente gli uomini e le donne che lavorano ed abitano in alpe: “Abbiamo fatto la scelta di dare la precedenza agli allevatori locali. Così si cerca di tenere i prezzi di affitto più equi possibili, evitando quei fenomeni di speculazione che accadono altrove. Siamo un comune molto vasto come territorio, l’età media di chi sale in alpeggio dev’essere sotto i quarant’anni, ci sono coppie giovanissime con bambini piccoli, quest’anno. Sarebbero necessari due interventi importanti, quello della realizzazione della strada per l’alpe Crosenna, complesso per ragioni di territorio, e la sistemazione delle strutture all’Alpe Giulian. Purtroppo, se il bando regionale per la viabilità ed infrastrutture è già aperto, per quello relativo alle baite non ancora. Cercheremo di fare un lavoro in economia…”.

Da qualche anno, una presenza fissa della Fiera è l’amico Silvio d’le cioche con le sue campane, per l’appunto! Davanti alla sua bancarella si fermano gli appassionati, chi per un acquisto, chi semplicemente per una chiacchierata ed uno scambio di notizie. Purtroppo vengo a sapere che è stata “rifiutato” lo spazio ad un amico espositore che sarebbe venuto da un’altra regione con i suoi prodotti strettamente legati alla pastorizia… Lo spazio dedicato al mercato non avrebbe avuto che da arricchirsi con uno stand del genere, anche a costo di avere una bancarella in meno di prodotti made in China…

Soprattutto vacche, alla fiera di Bobbio, ma ci sono anche due greggi, tra cui quello dei Durand Canton. L’anziano pastore non molla! Da anni si parla di venderle, ma lui sostiene che ciò non si farà, fin quando sarà in grado di occuparsene, anche in alpeggio (e le primavere sono già più di ottanta…).

Foto di gruppo per gli amici che abbiamo accompagnato e filmato (ma anche il resto della sfilata è stato oggetto di riprese), poi Ivan ci saluta e va dalle sue pecore. Per gli altri si avvicina l’ora del pranzo, anche se bene o male sono ancora tutti accanto agli animali.

Queste giornate, oltre ad essere momenti di gioia in cui si incontrano tanti amici, sono anche occasioni per vedere come il mestiere di pastore e margaro ha ancora un futuro, rappresentato soprattutto dalle giovani… e giovanissime generazioni!

Un corso “da pastore”?

Pastori si nasce e non si diventa, affermano molti “del mestiere”. Salvo poi lamentarsi perchè gli aiutanti a cui si rivolgono non svolgono bene il lavoro affidato… Qualunque cosa si faccia, c’è comunque sempre da imparare, quindi ritengo che sia molto importante impegnarsi per riuscire finalmente a creare un corso di formazione “da pastore”.

Nell’ambito del Progetto Propast è tra gli obiettivi di questo terzo anno di attività, ma fortunatamente l’interesse è ben più ampio, pertanto da qualche mese si è formato un gruppo di lavoro (comprendente soggetti da varie parti del Piemonte) che sta cercando di gettare le basi per fare delle formazione rivolta alla pastorizia. Ci si chiedeva chi potrebbe fruirne e, secondo me, i potenziali allievi sono di due tipi: per primi ci sarebbero tutti quelli che vorrebbero cambiar vita avvicinandosi all’allevamento come mestiere, sia lavorando presso aziende agricole (specialmente in alpeggio), sia mettendosi in proprio. Per questi utenti, il corso dev’essere più lungo e partire dalle basi, con una buona percentuale di ore di pratica. Poi ci sono giovani operatori del settore, per i quali un po’ di formazione sarebbe comunque utile. Questi ultimi spesso sono restii e ricorrono ad un altro modo di dire: “Vale più la pratica della grammatica”. Però siamo nel XXI secolo ed anche al pastore viene richiesto di essere almeno un po’ aggiornato e consapevole di come si possa innovare anche il più tradizionale dei mestieri.

Visto che non è facile riuscire a far partire uno (o più corsi) del genere, anche perchè bisogna costruirli dal nulla e trovare docenti adatti (oltre agli indispensabili finanziamenti), cercheremo di dare il via almeno a dei corsi brevi per titolari o coadiuvanti di azienda agricola. Cosa insegnare in questi corsi? Come catturare l’attenzione di allievi un po’ recalcitranti e magari convinti di sapere già tutto?

Voi che allevate pecore e/o capre, cosa vorreste sapere? Avrete pur qualche dubbio, qualcosa che vi siete sempre chiesti come mai, qualche curiosità… Secondo me qualche ora deve essere dedicata alla veterinaria: il parto, come agire correttamente per risolvere eventuali problemi, ma poi soprattutto le principali patologie degli ovicaprini e loro cura. Nessun pastore è mai stato capace di dirmi cosa determini quel problema alle pecore che loro curano facendo un salasso (incidendo sotto l’occhio o nell’orecchio). “E’ il sangue che le domina…“. Cioè???

Poi saperne di più sulla corretta alimentazione ed eventuali integratori (il sale, quale e quanto, ma soprattutto quando), cosa dare da mangiare in stalla e come comportarsi al pascolo. Capita che le pecore “facciano indigestione” consumando al pascolo troppa erba fresca o troppo mais, o ancora che facciano indigestione di acqua. Certe cose le impari con l’esperienza, ma magari qualche spiegazione in più su cosa accada e perchè potrebbe essere utile.

Visto che adesso gli allevatori hanno gli occhi di tutti addosso (non solo i veterinari, ma anche i paladini degli animali “fai-da-te”), sarebbe importante non solo saper gestire bene gli animali, ma anche sapere nel dettaglio cosa dicono le normative sul benessere animale, sia per quanto concerne l’azienda (stalle, ecc.), sia per l’alpeggio, il pascolo all’aperto, ecc ecc ecc. Così almeno uno sa cosa rispondere a chi viene a trovarci da dire, oppure se fa una cosa fuorilegge, è consapevole di farlo.

C’è qualcosa di pratico che potrebbe servire ad un pastore, cioè imparare a tosare correttamente. Permetterebbe non solo di ottenere migliori risultati all’interno della propria azienda (ed in meno tempo), ma per qualcuno saper tosare in modo professionale potrebbe essere una fonte di reddito integrativa, andando a tosare anche presso altri allevatori.

Qual è l’incubo di tutte le aziende, più ancora della neve per i pastori vaganti? La burocrazia! E allora non sarebbe il caso di imparare a gestirla in modo efficiente? Tanti si trovano in difficoltà perchè non sanno nemmeno cosa devono fare (e non c’è un luogo fisico dove avere le informazioni su tutte le scadenze e le regole da rispettare). Anche se le leggi cambiano continuamente, ritengo che alcune ore dedicate ai punti fermi (registri da compilare, come e quando, scadenze, modelli da compilare, ecc ecc ecc) siano fondamentali. Si potrebbe anche parlare delle principali opportunità che vi sono per ottenere eventuali contributi, quali requisiti occorrono per poterne usufruire, ecc…

Altre proposte? Non sto scherzando, attendo i vostri commenti, che potranno aiutarci a costruire davvero un corso del genere. Certe cose si imparano sul campo, altre le si possono apprendere da chi ne sa più di noi o anche solo confrontandoci con i “colleghi”. Un’altra mia idea è dedicare qualche ora alla “valorizzazione”. Non basta tener bene gli animali, averli “belli” che fanno bella figura durante una transumanza o quando sono al pascolo. Dobbiamo anche saper valorizzare il nostro prodotto. Ci capiterà di vendere una pecora bella all’appassionato (magari perchè ha un certo colore o chissà), ma più che altro avremo carne ed eventualmente formaggi da vendere. Ci sono (ci devono essere!) alternative alla vendita al macello o al commerciante. Visto come vanno le cose, tentare altre strade è ormai quasi indispensabile per guadagnare (e non solo sopravvivere).

Poi l’essere pastore al 100% lo si impara solo sul campo, stando al pascolo fino a tarda ora, con la pioggia o con il vento, affrontando le situazioni una ad una. Prossimamente con i colleghi che lavorano al progetto per creare questo corso andremo in Francia a visitare luoghi dove si fa formazione in tal senso. Ovviamente vi racconterò…

Anche questa volta il sole

Lo sapevamo anche se non ce l’avessero detto… Nelle immagini del trailer del film sui pastori piemontesi c’è sempre il sole, sempre il bel tempo. Uno potrebbe quindi pensare che la vita del pastore sia fatta esclusivamente di belle giornate…

Questa volta, per continuare a raccontare le storie di una delle tre famiglia di pastori incontrate, speravamo di vedere almeno il brutto tempo, ma le previsioni consultate una settimana prima sono nel frattempo mutate e così anche questa è stata una giornata di sole.

Pastorizia, eppure qui vi mostro una cascina… La storia di Andrea e Silvia ormai gli appassionati di questo blog la conoscono, avendola seguita fin quasi dai primi passi. Adesso di passo ne è stato fatto uno molto grande: lo spostamento verso la pianura, con una sede sicuramente più funzionale, dove poter ricoverare adeguatamente tutti gli animali, con terre intorno da destinare a pascolo per gli animali. Andrea è soddisfatto, chi sembra aver patito il distacco è soprattutto Silvia, che si trova a dover gestire una nuova casa, l’inserimento dei bambini in una nuova scuola, l’isolamento della pianura, la lontananza dalla famiglia… “A me piacciono le difficoltà, le sfide per poter superare gli ostacoli ed andare avanti. Per lei è più dura, il lavoro in caseificio prende tutto il giorno, e poi tutto il resto…“.

Sicuramente la sistemazione degli animali è migliorata ed ora, con spazi maggiori, c’è stata la possibilità di aumentare il numero dei capi. La vecchia stalla di Reano, dove concluderemo il nostro tour, è vuota, ma solo temporaneamente. “Di progetti ne ho” – afferma con sicurezza Andrea – “Questo non è un punto di arrivo. Il mio obiettivo è costruirmi una via di discesa e salita dalla montagna con il gregge e mungere lungo la strada con un carro  mungitura come hanno in Meridione. Vedremo! Poi qui in cascina fare il caseificio e punto vendita, adesso andiamo a lavorare al caseificio della Cooperativa Il Trifoglio a Buriasco.

La bella giornata fa apparire splendida anche la pianura. Fa freddo, ma il terreno non è ancora gelato e non c’è la nebbia che potrebbe caratterizzare lunga parte dell’inverno. Mentre Cosmin ed Elena portano al pascolo prima le pecore, poi le capre da latte, non si può che ammirare lo sfondo delle Alpi innevate ed il verde dei prati seminati da Andrea. Se le immagini mostrano solo il bello, saranno le parole dei protagonisti a ricordare che la realtà ha anche tanti aspetti negativi.

Cosmin ci ha mostrato sul suo smartphone le immagini del padre, pastore nomade in Romania. Pecore “Turcane”, asini caricati con gli agnelli, un lungo mantello sulle spalle del pastore. “…ma lui qui preferisce guidare i trattori, è più per la tecnologia! Con il primo stipendio si è subito comprato quel telefono lì!“, racconta Andrea. Elena invece è preoccupata per i figli in Romania: la più grande studia, il piccolo pare che stia prendendo una cattiva strada, dissipando i soldi che faticosamente i genitori guadagnano qui in Italia. Storie di emigrazione, storie di pastorizia…

Ci spostiamo dove c’è il gregge delle pecore in asciutta. Torniamo verso le colline, le montagne si fanno più vicine. Il sole è caldo, non c’è quel freddo umido della pianura. Gli spazi sono più limitati, non le distese immense viste intorno alla cascina. “…ma giù c’è il monopolio del mais! Mais ovunque!!! Una volta non era così, erano tutti prati, giù c’è una terra speciale, l’erba è una meraviglia, da quando sono sceso gli stessi prati li ho già pascolati più volte. Ma devo costruirmi la fiducia con i vicini, hanno arato giornate e giornate di stoppie del grano proprio davanti alla cascina, lì le pecore avrebbero pascolato bene! Ma è quel maledetto mais a dominare, sempre solo mais!“.

C’è una pecora che ha appena partorito una coppia di gemelli ed Andrea e Marco (il marito di Elena) vanno a controllare. “Ho tutta questa gente che lavora per me… E io faccio dei lavori che mi permettono di mantenere tutto in piedi! I lavori di esbosco, di pulizia dei sentieri. Poi adesso c’è la cascina, la terra, i prati da lavorare, da seminare. Ma io sono contento! La nostra forza è essere un nucleo famigliare solido. Adesso Silvia sta trovando duro, ma le dico di resistere. Quando avremo lì a casa il caseificio ed il punto vendita come in montagna al Pravareno allora sarà diverso…“.

Sicuramente la storia di Andrea non è quella di un “classico” pastore, ma non si può dire che questa non sia un’esperienza di pastorizia piemontese del XXI secolo. Mi fa piacere aver seguito i passi di Andrea e Silvia fin quasi dall’inzio e vedere oggi i loro successi costruiti a fatica. Viene da chiedersi perchè quello nell’immagine non dovesse essere il luogo adatto per un’attività zootecnica portata avanti da giovani… “Il paese qui è tutto votato alle aree residenziali, non c’era spazio per un’azienda zootecnica. Però questi bei prati…“. Quei prati o diventeranno altre villette (facile, essendo in un’area pianeggiante) o verranno invasi dai rovi prima, dal bosco poi (nelle aree meno centrali). Ed il bel paesaggio cambierà, non sarà più la stessa cosa.

Una pastorizia sostenibile?

Devo preparare il mio intervento per il convegno “L’agricoltura di montagna: l’abbandono e il ritorno” di cui vi ho presentato il programma qui. Sono stata inserita nella sezione “il ritorno”, per parlare in duplice veste di progetto Propast, ma anche allevatrice, pastore o quel che si dice che io sia. Il progetto ProPast all’interno del quale sto lavorando si intitola: “Sostenibilità dell’allevamento pastorale: individuazione e attuazione di linee di intervento e di supporto“, ma sempre di più, conoscendola dal di dentro, mi chiedo se oggi, XXI secolo, la pastorizia sia un mestiere “sostenibile”. La mia risposta, ahimè, è no. Anche se…

Innanzitutto diciamo che si parla di PASTORIZIA TRADIZIONALE. Consideriamo greggi e pecore perchè è quello che “ho in casa” e quindi conosco meglio, ma discorsi analoghi potrebbero essere fatti per i bovini. La pastorizia è sostenibile in quanto sfrutta razionalmente le risorse del territorio. E’ solo grazie alla presenza di piccoli allevatori locali che, nelle vallate, vediamo paesaggi “belli”, gradevoli alla vista, un paesaggio vario fatto di boschi, ma anche prati e pascoli, abitazioni vive, oltre che animali al pascolo quando è stagione. Vi ricordate? Ne avevamo già parlato anche qui.

Il “paesaggio pastorale” è un elemento del nostro paesaggio che probabilmente viene dato per scontato dall’osservatore. Non si pensa che QUEL paesaggio non è bello perchè naturale, ma lo è perchè l’uomo, attraverso un utilizzo razionale delle risorse presenti, ha fatto sì che si modellasse così.

Qualora prevalga l’abbandono, al pascolo (che in primavera risplende di fiori di tutti i colori, in altre parole BIODIVERSITA’), si sostituiscono le erbe infestanti prima, i cespugli spinosi poi, e quindi il bosco. Le antiche case costruite con perizia dalle generazioni che ci hanno preceduto vengono avvolte dalla vegetazione e poco per volta crollano. Sarebbe bello poter tornare in un luogo così, vivere lassù tutto l’anno con un piccolo gregge. Diversamente dal passato, oggi lì si arriva con la strada, si potrebbe avere la luce elettrica e tutte le comodità, ma… Ma la pastorizia non è più economicamente sostenibile, quello è il dramma!

Come si fa a vivere con pochi animali? Quel numero giusto per poterseli gestire da soli, anche in zone di mezza montagna o collina, ricavandone un reddito che garantisca la sopravvivenza almeno del singolo, se non di una famiglia? I fattori che ostacolano la sostenibilità sono svariati: lo scarso valore dei prodotti, le spese che anche una piccola azienda deve affrontare per essere in regola, le spese “fisse” che la vita moderna impone a tutti noi, qualunque mestiere si faccia.

Affinchè la pastorizia sia sostenibile, bisognerebbe ricavare reddito dalla triplice attitudine che la pecora un tempo aveva. Latte (e quindi latticini prodotti e commercializzati in azienda), carne e lana. Sulla lana ben sappiamo che i pastori ormai sono grati a chiunque la ritiri. Nessuno spera di poter ripagare il costo della tosatura, ma se già non si deve spendere anche per smaltirla è una fortuna. Il latte sarebbe una gran cosa, ma qui entrano in gioco altri due fattori: i costi per attrezzarsi ed “essere in regola” e la manodopera. Per la carne, innanzitutto c’è il discorso della valorizzazione (in alcune aree d’Italia, come qui in Piemonte, la carne ovicaprina è poco conosciuta, prima ancora che poco utilizzata), quindi, anche in questo caso, delle attrezzature necessarie.

A chi mi dice di voler cambiare vita e fare il pastore rispondo sempre con una buona dose di pessimismo… o per meglio dire, cerco di mostrare la realtà delle cose anche in modo brutale, al fine di allontanare tutte le visioni romantiche ed idilliache. La passione non basta. E’ fondamentale perchè resistano coloro che fanno i pastori per tradizione, ma per uno che inizia dal nulla, serve alle spalle per lo meno uno sponsor! I costi fissi per mettersi in regola, dotarsi di strutture e attrezzature (mezzi per trasportare gli animali, eventuale mezzo refrigerato per i prodotti, locali di trasformazione…) possono essere affrontati solo da chi ne ha la possibilità. Improvvisarsi pastori oggi lo sconsiglio a tutti. Certo, magari con 5-6 capre da qualche parte in montagna puoi provare a sopravvivere, ma è poco più che sussistenza e… Con cosa paghi poi le bollette? Come mandi a scuola un figlio? O fai l’eremita, tu da solo, senza telefono, senza luce, senza auto… Ma sono utopie!

Un gregge grosso è sostenibile? Sicuramente più animali può voler dire più entrate, quando si vende. Ma si vende o si svende? Si passa attraverso i commercianti i quali stabiliscono loro il prezzo. Sicuramente con mille e più animali non puoi star lì a fare discorsi di valorizzazione, vendi in blocco e, quando devi pagare, comunque le spese sono in proporzione. Spese per la tosatura, per le marche auricolari, per alimentare gli animali, per il trasporto con i camion, l’affitto dell’alpe… E non venitemi a dire: “Tanto ci sono i contributi“, perchè qualcuno li prende, ma altri no. Un gregge grosso comporta anche problemi nella movimentazione, nel reperimento di pascoli adeguati. Ovviamente, un gregge grosso ha un impatto che non tutti i territori possono sostenere.

Ci sono territori naturalmente più vocati alla pastorizia, dove ampi spazi pascolabili favoriscono questa attività. Sono quelle aree dove tradizionalmente svernano i pastori, come ad esempio il Monferrato. Ma anche qui le cose stanno cambiando, vuoi per la costruzione di strade, capannoni, case, vuoi per la dimensione sempre più imponente di certe greggi.

In altre aree ai pastori restano quasi solo gli scarti, i terreni più difficili e scomodi da pascolare, quelli in cui, prima di portare le pecore, devi passare una mezza giornata a tirar reti per proteggere orti, frutteti e fiori. E qui entra in gioco anche la sostenibilità dal punto di vista umano. Questo, si sa, è un mestiere che richiede un impegno ed una presenza costante, ma se un piccolo gregge potrebbe essere lasciato a pascolare nelle reti per almeno un paio d’ore, quando gli animali sono di più è impossibile abbandonarli e allora il pastore è sempre lì, senza la possibilità di fare altro. C’è la burocrazia da seguire e troppe volte la si tralascia, la si sottovaluta, senza capire che è fondamentale per non mandare all’aria tutti gli sforzi fatti. Ahimè l’attuale sistema non premia la buona gestione del territorio o la cura dedicata agli animali, ma guarda soprattutto le carte, i numeri, le virgole, i timbri e le date.

Per poter “tirare il fiato” servirebbero degli aiutanti, o servono comunque in modo stabile per svolgere il lavoro quotidiano se il numero di animali è tale da non poterlo gestire da soli. Ma anche qui si presenta un duplice problema: da una parte il solito discorso dei costi, dall’altra il reperimento di personale valido ed affidabile. Se devi “mettere in regola” il tuo aiutante, il più delle volte ti conviene vendere le pecore! Non vale solo per la pastorizia, ma anche per tante altre piccole attività. E allora la fortuna è quando riesci a trovare qualcuno che ha un po’ di animali e si “fa società” (solo in inverno o tutto l’anno, dipende dalle situazioni). C’è chi ha qualche amico che, per passione, viene a dare una mano quando c’è da spostarsi… Altrimenti, per mettere a posto un aiutante, vorresti almeno trovare qualcuno che davvero sappia fare il pastore, qualcuno al quale puoi affidare i tuoi animali fidandotene. Speriamo, speriamo davvero di riuscire a dare il via alla “scuola da pastore”. Presto mi auguro di avere novità su questo fronte.

In questa carrellata di realismo-pessimismo, non dimentichiamo le condizioni di vita in alpeggio. Già la vita del pastore è dura nel corso di tutto il resto dell’anno, tra spostamenti, capricci del meteo, diserbanti e veleni vari, oltre all’impegno costante e quotidiano, orari che superano sempre le otto ore quotidiane, ma ben più spesso anche 12 o oltre. Poi, d’estate, altro che relax sui monti! Si va dalle condizioni di vita precarie e sicuramente non consone al XXI secolo di certi alpeggi ai costi sempre maggiori di affitto delle montagne. Poi ci sono i costi aggiuntivi che la pastorizia di oggi deve sostenere per difendersi dal lupo (e non sono pochi) e lo stress connesso, di cui abbiamo già tante volte parlato.

Un’immagine finale di quiete e relax? Solo in parte… Perchè se un tempo il pastore era benvenuto, insieme al suo gregge, perchè ripuliva i prati prima dell’inverno e li concimava, oggi, specie nelle zone dove c’è grande concorrenza di greggi e/o mandrie, l’erba si paga. E ci sono contadini che chiedono al pastore cifre addirittura pari quanto occorre per coprire l’affitto che loro pagano ai proprietari per l’intera stagione della fienagione. “Ma come fanno i pastori dalle vostre parti a vivere, se devono pagare l’erba?“, chiedeva un’amica da un’altra regione. A me sembra che oggi, di pastorizia tradizionale, si sopravviva a malapena nelle annate migliori. Nelle altre tocca metter mano ai risparmi, ammesso che ce ne siano ancora. Altrimenti…

Un’occasione persa

E’ facile lamentarsi, dicendo che non si fa mai niente, che le cose non si sanno, che altri decidono senza che noi abbiamo la possibilità di dire la nostra, ecc ecc ecc… Però, quando quel qualcosa si tenta di farlo, i diretti interessati latitano e sprecano una bella occasione di dialogo e di confronto.

Sabato 13 e domenica 14, a Saluzzo, nei locali della Fondazione Bertoni, si è tenuto Formalp, dedicato ai formaggi d’alpeggio e ovicaprini di montagna, ma anche alla discussione delle problematiche di questo mondo. Nonostante la sfilza di loghi, non era una di quelle occasioni altisonanti in cui si veniva a mangiare gratis. Non c’erano hostess a guidare ed accompagnare i visitatori, ma il nostro ristretto team del Progetto Propast, in collaborazione con la Fondazione, aveva messo insieme una piccola manifestazione totalmente indipendente e praticamente priva di budget (nessuno sponsor e tanta buona volontà). Lasciatemelo dire, brillavano per la loro assenza le associazioni di categoria, che avrebbero avuto una buona occasione per incontrarsi in campo neutro. Anzi, potevano anche usufruire dello spazio messo a disposizione gratuitamente (a loro come ai produttori) per informare e dialogare con il pubblico, ma…

I convegni del sabato e della domenica, nonostante l’assenza di moltissimi addetti ai lavori, sono stati importanti momenti di dialogo e scambio di informazioni. Come si dice… pochi, ma buoni! Tanto è vero che si sono protratti anche oltre l’orario prestabilito, per la disponibilità degli oratori e la partecipazione attiva del pubblico. Da convegni a vere e proprie tavole rotonde.

Guido Tallone ed Emilia Brezzo, dell’Istituto lattiero caseario di Moretta (CN) hanno parlato di tecniche produttive, corsi di formazione, ma soprattutto valorizzazione dei prodotti. Termine a volte abusato, ma fondamentale ed innovativo, almeno in Piemonte, per quello che riguarda le carni ovicaprine. E’ stato anche presentato il nuovissimo salumificio didattico, con attrezzature all’avanguardia che, in futuro, si propone di effettuare lavorazioni in conto terzi dedicate agli stessi allevatori: conferendo il capo macellato, si potranno ritirare salumi di capra e di pecora, da vendere direttamente o utilizzare in agriturismo, con un sensibile aumento del valore di mercato del prodotto.

I veterinari ASL hanno risposto in modo esaustivo a dubbi e curiosità degli allevatori presenti in sala, chiarendo come il loro ruolo sia sempre più quello di informare ed aiutare gli allevatori a migliorarsi per quanto riguarda i locali di trasformazione e vendita, più che non agire in modo repressivo. Si è parlato di trasporto dei capi al macello, trasporto della carne macellata al laboratorio di trasformazione, presenza di macelli ovicaprini sul territorio, lavorazione del latte in piccoli caseifici aziendali, ecc.

In un’ampia sala è stata allestita la mostra fotografica “Pastori piemontesi nel XXI secolo”, che ha riscosso apprezzamento tra i visitatori, molti dei quali poco conoscono la pastorizia, specialmente quella nomade. Emblematico per me il caso di due visitatrici di mezz’età che, dopo aver attentamente letto tutti e 20 i pannelli, mi hanno salutata con un: “…ma tanto noi veniamo dalla pianura e la carne di agnello e capretto proprio non la mangiamo, per noi la carne è quella di vitello.” Altro che valorizzare, qui bisogna proprio FAR CONOSCERE, perchè vorrei sfidare le due signore a mangiare uno spezzatino o un arrosto di pecora (allevata al pascolo, non a mangimi!) e sapermi dire che carne è!!

Nella giornata di domenica, parallelamente all’apertura degli stand dei produttori, si è tenuto il secondo convegno, “Gli alpeggi di fronte a nuovi e vecchi problemi. Basta la passione per continuare? Ne parlano i giovani protagonisti”. Dov’erano qui le associazioni di categoria, per ribattere alle pesanti lamentele e critiche che si sono levate dalla sala? Dov’erano quelli che dovevano ascoltare le denunce di chi lotta con la burocrazia, gli speculatori, i predatori? I funzionari della Regione Piemonte hanno illustrato ciò che stanno facendo da parte loro, rispondendo a tutte le domande e critiche che si sono levate dal pubblico. Pur cercando di venire incontro alle esigenze e necessità degli allevatori, è chiaro che è impossibile accontentare tutti, anche perchè il più delle volte sono le stesse leggi a “legare le mani” pure ai più volenterosi. A chi lamentava come fossero insufficienti gli aiuti dati per difendersi dal lupo, Ferrero della Regione ha evidenziato come sia proprio la Comunità Europea a fissare un tetto massimo oltre il quale non si possono sovrapporre finanziamenti alla stessa azienda, sugli stessi territori. Sempre le normative comunitarie hanno fatto sì che si potessero creare i meccanismi speculativi che portano certe aziende a percepire contributi per centinaia di migliaia di euro addirittura senza avere un animale in stalla. Ma ovviamente non è il singolo funzionario ad avere potere nella risoluzione di questo problema, bisognerebbe essere tutti uniti nella volontà di trovare una soluzione. La mancanza di molti soggetti all’incontro di ieri personalmente mi fa sorgere dubbi…

Anche tra gli espositori purtroppo ci sono state molte defezioni, giustificate e ingiustificate. Un’occasione mancata, tanto più che lo spazio espositivo (al coperto), compreso l’allacciamento alla luce, era gratis. I presenti però hanno ben figurato, impegnandosi anche in allestimenti personalizzati e ben curati.

Il pubblico, saluzzese e non solo, non si è fatto attendere. Tutti si aspettavano più espositori (anche noi organizzatori, è ovvio), ma quelli presenti alla fine della giornata si sono comunque dichiarati soddisfatti per le vendite e per l’apprezzamento riscosso dai loro prodotti.

Oltre ai formaggi, anche una bancarella di prodotti in feltro, tanto per non dimenticare che, dei prodotti ovini, è anche la lana a necessitare di un recupero…

Per chi lo desiderava, oltre all’assaggio diretto presso i produttori, era possibile partecipare a degustazioni guidate insieme agli assaggiatori dell’ONAF, che hanno collaborato alla riuscita della manifestazione. Sono stati degustati formaggi tra quelli presenti alla mostra, oltre al Nostrale d’Alpe, caprini dell’Ossola ed il Bitto dalla Lombardia.

Per concludere, sia il sabato, sia la domenica, hanno visto una presentazione di libri “a tema”. “Formaggi d’altura” di Beppe Caldera e “Di questo lavoro mi piace tutto” della sottoscritta. Mi spiace per chi non c’era, ha davvero perso un’occasione! Visto poi che era una manifestazione senza bandiere, senza firme, senza casacche di appartenenza, non c’era nemmeno il pericolo di “essere visti mente si partecipava a qualcosa organizzato dalla concorrenza”. Fin quando si ragionerà così, io sono e resto pessimista sul futuro (non solo degli alpeggi e della montagna, ma in generale!).

Grazie a tutti quelli che c’erano, sia a collaborare alla buona riuscita dell’evento, sia a partecipare come pubblico (appassionati, addetti ai lavori e semplici curiosi).

Dovete esserci!

Cari amici  di questo blog… Se siete Piemontesi, non potete mancare a queste   iniziative!!! (E se non lo siete vi accoglieremo ancora più volentieri!) Scherzi a parte, spero di incontrarvi in occasione di questi importanti eventi pensati per avvicinare il mondo degli alpeggi e della pastorizia al “grande pubblico”. Una delle premesse per garantire continuità all’attività tradizionale di pastori e margari è proprio quella di essere conosciuta e valorizzata, di modo che anche i suoi prodotti vengano ricercati ed apprezzati.

Oggi e domani vi aspetto a Novalesa per la Giornata della Transumanza. Anche se il meteo non è dei migliori, l’attività dei pastori avviene sempre e comunque, quindi è importante che siate voi a far sentire loro il vostro calore e la vostra presenza. Anzi, sarà proprio vivendo una transumanza autunnale, forse bagnata (domani il tempo dovrebbe migliorare) che capirete meglio cosa vuol dire fare il pastore.

La manifestazione si apre oggi alle 16:00 con l’inaugurazione della “mia” mostra fotografica targata Propast, sui ” Pastori piemontesi del XXI secolo”, con proiezione di immagini sulla pastorizia. Segue, stasera alle 21:00, la prima presentazione ufficiale di “Di questo lavoro mi piace tutto“, il mio ultimo libro. Il tutto nella sala polivalente di Novalesa. Sempre questa sera, proiezione di foto dell’amica Barbara Stefanelli e presentazione della mostra di campanacci di tutto il mondo di Giovanni Mocchi. Filmato sulla transumanza dello scorso anno di Piero Rivetti. Domani, domenica 30 settembre, nei vicoli e nelle piazzette adiacenti a Via Maestra, dalle 9:00 alle 18:00 banchi espositivi a tema allevamento e pastorizia, degustazione di patate presso l’ex municipio. Intorno alle 14:30, discesa di mandrie e greggi lungo la Via Maestra: cavalli del Comitato Regionale Piemonte Fitetrc-Ante, asini, mucche e pecore, fra cui un gregge di circa 3.000 capi.  Nel corso della giornata è attivo un servizio di minibus per le visite all’abbazia dei SS. Pietro e Andrea e per scoprire gli altri siti culturali di Novalesa (chiesa parrocchiale di Santo Stefano, museo etnografico di vita montana in Val Cenischia, casa degli affreschi…). La mostra sui pastori piemontesi sarà visitabile tutto il giorno nella Sala Polivalente.                                    Informazioni: Comune, tel. 0122/653333.

Inizio ad anticiparvi un altro importante evento che si terrà a Saluzzo nel mese di ottobre.  FORM-ALP formaggi di montagna, Mostra mercato di formaggi d’alpeggio e di formaggi ovicaprini artigianali di montagna nella”capitale dei margari” il 13 e 14 ottobre, organizzato nell’ambito del progetto ProPast. Riporto di seguito il programma.

SALUZZO
Antiche Scuderie Fondazione Amleto Bertoni
(Piazza Montebello, 1)
Ingresso gratuito
Degustazioni gratuite con possibilità di prenotazione a partire da sabato 13 ottobre dalle ore 16.00 in sede fieristica, fino a 10 minuti prima della degustazione fino ad esaurimento posti (max 30-35)
Sabato 13 ottobre 2012
ore 16.00 – Presentazione della Mostra curata da  Propast “Pastori Piemontesi del XXI secolo” a cura di Marzia Verona.
La mostra “Pastori Piemontesi del XXI secolo” sarà visitabile per tutta la Fiera: una mostra fotografica per presentare il quadro generale della pastorizia piemontese attuale, la storia, i numeri, le razze allevate, i protagonisti e le principali problematiche
ore 16.30 – Incontro aperto al pubblico sul tema:
La valorizzazione del latte e della carne ovicaprina: aspetti normativi, prospettive economiche, condizioni per la costruzione di filiere ‘pastorali’ locali”
Moderazione: Michele Corti – progetto Propast
Relatori: Guido Tallone (trasformazione latte), Emilia Brezzo (trasformazione carne), i veterinari del Servizio Veterinario ASL CN 1 di Saluzzo  (Dario Gentile, Ponso Mario, Martinelli Giancarlo per gli aspetti igienico-sanitari)Piero Sardo (Slow Food).
Seguiranno interventi dei produttori.
ore 18.30 – Presentazione del libro “Formaggi d’altura” di Beppe Caldera (Ed. Vivalda), con la partecipazione dell’autore.
Il volume rappreseneta un viaggio tra 175 alpeggi in 75 vallate delle Alpi tra Piemonte, Valle d’Aosta, Lombardia, Trentino Alto Adige, Veneto e Friuli Venezia Giulia. Per ogni tappa una scheda informativa e la relativa documentazione fotografica. Un cammino sulla via dei formaggi di malga, d’alpeggio e di grangia, per scoprire un arcobaleno di produzioni e di sapori che sanno restituire il gusto della montagna e della professione universale del pastore-casaro. Un libro speciale che stimola la scoperta personale, invita a una sorta di caccia ai tesori delle nostre terre alte dove le vacche d’alpeggio danno una materia prima con la quale nascono prodotti straordinari, capaci di trasmettere i sapori della terra. Tutto ciò grazie alla natura particolare degli ingredienti di base, cui si associa il sapere antico della tradizione che ha saputo adattarsi alle tecnologie casearie più attuali per garantire, insieme alla qualità, gli standard igienici e la salubrità del prodotto.
Interverranno Beppe Caldera e Michele Corti
ore 19.30 – Al termine della presentazione degustazioni guidata a tema, condotta da maestri assaggiatori, tra cui Beppe Caldera (Onaf Torino) e Guido Tallone (Onaf Cuneo) con i formaggi d’alpeggio degli espositori
 
Domenica 14 ottobre 2012
Apertura della Mostra Mercato dalle ore 9.30 alle ore 19.30 con presenza di produttori d’alpeggio e di montagna delle province di Cuneo e Torino e di alcuni produttori di altre province piemontesi e della Lombardia. In vendita anche prodotti a base di carne ovicaprina e di lana
ore 10.00 – Incontro aperto al pubblico sul tema:
Gli alpeggi di fronte a nuovi e vecchi problemi. Basta la passione per continuare? Ne parlano i giovani protagonisti”
Introduzione: Michele Antonio Fino – Presidente Fondazione Amleto Bertoni
Moderazione: Luca Battaglini – Progetto Propast
Testimonianze di giovani alpeggiatori delle Valli di Cuneo e Torino coordinate da Luciano Varetto (Corriere di Saluzzo)
Interverrano : Enrico Raina (Regione Piemonte, Ufficio decentrato di Cuneo), Luigi Ferrero (Servizio Sviluppo zootecnica Regione Piemonte)
ore 12.30 – Degustazioni guidate a tema, condotte da maestri assaggiatori, tra cui Marco Imperiali (Onaf Varese) e Lorenzo Lenta (Onaf Torino), con formaggi ovicaprini artigianali d’alpeggio
ore 17.30 – Presentazione del libro “Di questo lavoro mi piace tutto. Giovani allevatori del XXI secolo”(Ed. L’artistica, Savigliano) di Marzia Verona
Ragazzie ragazze appassionati di allevamento, chi per tradizione, chi per scelta. Capre, vacche, pecore, da latte, da carne e persino “da compagnia” fanno da sfondo alle loro storie. C’è chi vive di allevamento, chi sta facendo di tutto per iniziare un’attività e chi invece è costretto a mantenere questo aspetto alla voce “hobby”. Attraverso le loro parole, raccolte tra il 2010 ed il 2012 in Piemonte, Valle d’Aosta, ma anche con contributi da altre parti d’Italia pervenuti attraverso il web, si va alla scoperta di un mondo dove ci sono persone che si rimboccano le maniche e si danno da fare per coronare il loro sogno attraverso un mestiere che concede poco o nulla al tempo libero.
Interverrà Marzia Verona
ore 18.30 – (a seguire la presentazione del libro)   Degustazioni guidate a tema, condotte da maestri assaggiatori, tra cui Marco Imperiali (Onaf Varese) e Lorenzo Lenta (Onaf Torino), con i formaggi vaccini e ovicaprini artigianali d’alpeggio
Nel corso della giornata sarà possibile partecipare ad alcune attività: organizzate da alcune delle ditte espositrici:
Mini-laboratori di lavorazione del feltro a cura di “La pecora nera” di Sasha De Bettini. (Az. agr. La Foulia di Bettini Luca, Torre Pellice -To)
Visita guidata (ore 10-12 e 14-19) ad un’azienda di margari e in particolare la stalla con gli animali (non solo bovini ma anche asini, pecore capre, oche, tacchini, conigli) nel comune di Saluzzo (Az. Agr. Aglì Stefano) svernante presso Cascina Colombero , Fraz. Cervignasco 4
I responsabili del progetto Propast (Luca Battaglini, Michele Corti, Marzia Verona saranno disponibili per spiegazioni sul progetto e sulla realtà pastorale attraverso l’illustrazione della Mostra e la presentazione delle aziende espositrici).
Organizzazione Fondazione Amleto Bertoni di Saluzzo (Cn), Progetto Propast Regione Piemonte, Agenform (Moretta, Cn)e con la collaborazione di Slow Food e Onaf con il patrocinio di Comune di Saluzzo, Arema, ADIALPI, Coldiretti, CIA e Confagricoltura.
Info: Segreteria Fondazione Bertoni Piazza Montebello, 1 12037 Saluzzo (CN)
Tel. 0175 43527 Fax 0175 42427 info@fondazionebertoni.it   www.fondazionebertoni.it/

Una piacevole sorpresa

Si torna in Val Pellice quando non manca poi tanto tempo alla transumanza. Lo scopo è quello di incontrare il pastore Ivan ancora in alpeggio, per proseguire  il lavoro iniziato in primavera  con il film sui pastori. Nel mio caso, è anche la continuazione di due delle storie contenute in “Di questo lavoro mi piace tutto”, e sarà un bel seguito… ma andiamo con ordine!

Queste non sono zone solitamente vittime della siccità, eppure quello che appare quest’anno è un paesaggio arido. La pioggia e la neve della settimana scorsa ormai qui non hanno più portato benefici immediati, se si esclude quello di aver riattivato a pieni giri la centralina idroelettrica. Ancora una settimana o poco più, poi le vacche se ne andranno in fondovalle e le pecore seguiranno poco dopo.

I ragazzi hanno appena finito di mungere le vacche e le capre: ormai il latte è poco, la neve dei giorni scorsi ha fatto calare ancora di più la produzione: “Ma non c’è un posto dove chiuderle di notte, solo le capre possiamo metterle in queste vecchie stallette pericolanti… Le vacche, quei giorni là, erano lì fuori… E noi a mungere al mattino sotto la bufera, con le mani gelate!“. E’ una storia che avevo già sentita, questa. Ma purtroppo ancora nulla è cambiato, quassù.

Sicuramente è un bel posto, quassù all’Alpe Giulian, quasi 2.100 metri di quota. Ma immaginate essere qui nei giorni di pioggia, di neve, di nebbia! Il romantico lavandino all’aperto è tutt’altro che piacevole. “Abbiamo delle piccole comodità che mancano altrove, la centralina è fondamentale: così c’è la luce e l’acqua calda, abbiamo fatto uscire il tubo anche fuori dal locale del latte e così c’è l’acqua calda anche lì. Per lavare gli attrezzi del latte è indispensabile, altrimenti non si riesce“, raccontano Katia e Omar. “Nella baita dove mangiamo e dove dorme Ivan c’è anche il bagno e due termosifoni che scaldano e consumano la corrente prodotta quando non la si usa diversamente, così la stufa a legna non la accendiamo sempre.

Prima seguiamo Ivan, che dopo aver aiutato la sorella ed il cognato a mungere, parte alla volta del gregge. “Oggi sposto il recinto, le abbasso vicino alle baite, domani le dividiamo, quelle che stanno per partorire le porto giù in fondovalle, qui l’erba è troppo secca e non le sostiene abbastanza, quando avranno l’agnello, hanno bisogno di fare latte.” Intanto ci racconta le disavventure dell’estate, l’infezione alle tonsille che l’hanno costretto al ricovero all’ospedale, dal quale non vedeva l’ora di scappare per tornare quassù. “Una delle cose più belle è stato quando sono arrivato su, il mio cane si è accorto prima di tutti che stavo arrivando e mi è venuto incontro…“.

C’è anche un ragazzo a dare una mano, oggi: “…uno di quei malcapitati che ogni tanto vengono a trovarci e che finiscono per essere coinvolti!“, scherza Ivan. “Vedete cosa vuol dire difendersi dal lupo? Oggi siamo in due e le reti ed i picchetti li portiamo metà a testa, c’è anche la batteria da portare. E lo spostamento è breve, in discesa… Ma non è una cosa semplice. Il nervoso che mi ha fatto venire quell’articolo sull’Eco del Chisone! Me l’ha portato su mia mamma… Altro che cento anni fa! Io qui per fortuna grossi problemi con il lupo non li ho mai avuti, ma l’alpeggio dove andavamo prima è quello dov’è successo l’attacco di cui si parla nell’articolo. Uso le reti e servono anche per migliorare i pascoli, concimarli, poi ho i cani, ma una ho dovuto toglierla perchè si mordeva con la figlia e arrivavano a portarsi via i pezzi. Quella aveva morsicato anche diversi turisti…“.

Più tardi, quando sarà al pascolo, Ivan si dedicherà ad una canaula che è da finire. Lui procede con l’intaglio, poi la sorella invece la dipingerà. “Infatti le firmiamo tutti e due, è un lavoro in società!“. Ci racconta che sta cercando una cascina per l’inverno, fino a fine anno è a posto, poi si vedrà. Dopo la transumanza, giorno di festa durante il quale verranno gli amici ad aiutare, si passerà ancora qualche tempo nel fourest, quindi inizieranno i giorni in pianura: “Strade da attraversare, spostamenti, l’inverno, poi la primavera, i diserbanti…“.

L’alpe Giulian, vista dall’alto, pare un cumulo di rovine. “Sono quattro anni che veniamo su e non è stato fatto niente, solo parole, purtroppo. Adesso il Comune ha detto che c’è il bando della Regione, speriamo bene!“, spiega Katia. “Il locale per il latte e la baita che usiamo ce li siamo sistemati noi a nostre spese. Io e Katia dormiamo nella roulotte, quando tira vento ci fa la ninnananna… Ma è umida, al mattino ti svegli ed  è tutto bagnato, le lenzuola, i vestiti che ti devi mettere“, racconta Omar.

Tra le rovine delle antiche baite, una lapide a ricordare un triste fatto avvenuto ormai vent’anni fa, un omicidio tra pastori la cui vera storia nessuno  ha voglia di raccontare. E’ assurdo che un alpeggio, soprattutto abitato solo da giovani, sia in queste condizioni. Loro non recriminano alzando la voce, ma spiegano pacatamente e si augurano un futuro migliore. Se lo meritano, visto l’impegno, la gioia e la passione che spendono nel praticare il loro mestiere.

Katia sta finendo la caseificazione, è l’ora del saras, poi laverà il piccolo locale dove quotidianamente lavora il latte di capre e vacche. “Per mungere anche le pecore servirebbe una persona in più. Il formaggio lo portiamo quasi tutto giù, vengono i nostri genitori a prenderlo, qui passano soprattutto stranieri che fanno gli itinerari lunghi, molti Tedeschi, ma non vengono quasi mai a comprare. La gente qui non sale, giusto qualcuno di quelli che ci mandano le bestie, perchè hanno il permesso di salire in macchina, ma la strada è brutta e tanti non si fidano.

Davanti alle telecamere, con un po’ di timidezza, i due giovani raccontano la loro storia. Katia aveva solo 17 anni quando hanno iniziato quassù la loro avventura. I genitori in fondovalle, ad occuparsi della fienagione e delle altre incombenze, lei, il fratello maggiore ed il fidanzato a badare alle bestie. “Paura? No, non ho mai avuto paura. La strada è brutta, se devi scendere d’urgenza è un problema, ma non sono mai stata preoccupata da quello. Io ho iniziato ad andare in alpeggio che avevo sei anni. Adesso speriamo che ci mettano a posto le baite, facciano una stalla per chiudere le vacche la sera e mungere al chiuso. Anche perchè… Il prossimo anno sarà diverso, saremo uno in più!“. Katia e Omar stanno per coronare il loro sogno. Come mi aveva confidato lo scorso anno, la sua più grande speranza per il futuro era avere qualcuno a cui tramandare quello che i genitori avevano trasmesso a loro. Il lieto evento è previsto per febbraio. “Noi tanto quanto ci adattiamo, ma con un bambino piccolo… Certo che verrò su, magari servirà qualcuno o che mi dia una mano, o che me lo guardi, ma per il resto sarà com’è stato per tutti quelli che sono cresciuti in alpeggio. Solo che così come si fa? Ci fosse la stalla, me lo porto dietro quando mungo, ma adesso sistemati così non si può.” Colpisce la loro serenità, la semplicità, il legame fortissimo che c’è tra questi due giovani. Speriamo davvero che l’Alpe Giulian possa essere tra le prime a beneficiare dei fondi regionali per la sistemazione degli alpeggi. Se c’è qualcuno che se lo merita, sono questi ragazzi che con immensa passione portano avanti la tradizione della loro valle.