Il pastore, il territorio, la storia

I pastori sono sempre gli ultimi a lasciare le montagne. Campanacci in alto non ne senti quasi più, in certe valli si sono spostati a mezza quota o già nei prati vicino alle cascine. Le grandi mandrie sono in pianura. Le bestie in guardia per la maggior parte sono rientrate dai loro padroni, a pascolare nelle reti, piccoli appezzamenti qua e là.

Però qualche gregge è ancora su. Greggi più o meno grossi. Greggi che scendono a piedi. Pascolare quello che c’è a quote intermedie, prima di scendere nella pianura a spendere soldi nei prati. Si pascola in terreni di proprietà, terreni affittati. Luoghi dove un tempo magari si tagliava il fieno ed oggi è già tanto se li pascola ancora qualcuno.

E’ autunno, è una magnifica giornata di sole e vento in quota. Vento quasi caldo. Le nuvole si rincorrono, cadono le foglie e gli aghi dei larici. Sono le giornate più belle, quasi che la montagna voglia salutare così greggi e pastori. Una scusa tardiva dopo settimane, mesi di nebbia e pioggia. Giornate al pascolo durante le quali nemmeno vedevi i tuoi animali.

Erba ce n’è ancora, oggi le pecore dovrebbero “fermarsi” di più a pascolare, ma forse vorrebbero qualcosa di nuovo, di diverso. Così salgono, e si spostano, e si dividono. La speranza era quella di mangiare in cresta, godendo del sole caldo, del panorama, della gioia di essere quassù e non là, in pianura, sotto la cappa di foschia. Ma le campanelle si allontanano quando non abbiamo nemmeno ancora finito di perlustrare le montagne con il binocolo, quindi tocca scendere velocemente.

Il pastore conosce bene la montagna e conosce le sue bestie, quindi sa già dove andare a cercarle, dove fermarle, da che parte mandare i cani. Non è ancora ora di scendere verso il recinto, tanto meno verso il fondovalle! Il sole filtra tra i rami dei larici che si stanno tingendo di giallo. Le schiene delle pecore quasi brillano. Per un po’ potranno ancora pascolare lì, consentendoci di mangiare un pranzo… pomeridiano.

Sulle montagne dell’alta valle le greggi rimaste si contano sulle dita della mano. I pastori sono fatti così, uno con l’altro devono “tenersi sotto controllo”, guardare a che ora viene aperto il recinto, immaginare perchè oggi tizio si è spostato più in qua, pensare a quanta erba avranno ancora lassù. C’è anche quell’alpeggio là sull’altro versante, quello dove sono stata quest’estate, “…di nuovo verde a questa stagione dopo anni che non lo si vedeva così!” Ed è una gioia per tutti sapere che un collega ha riportato in vita una montagna, come se si trattasse di un segnale positivo per il futuro di tutti. Pur tra i mille problemi, pur con il ricordo di diatribe per i confini, per i pascoli, per  gli alpeggi, in questo o in quel vallone, con questo o quel margaro, pastore.

Il gregge prende di nuovo la direzione sbagliata, ma è sufficiente mandare il cane, quello più vecchio, più esperto, per fermarlo ancora una volta. Il pastore mi espone i suoi “piani”, dove pascolerà ancora, per quanto tempo (meteo permettendo). Finire l’erba su, mentre magari poi quella in basso “marcisce”. Mentre i contadini in pianura iniziano ad agitarsi perchè non arriva il gregge a mangiare la loro erba.

E poi viene l’ora che le si lascia scendere. Dai larici e abeti si passa ai faggi, sotto cui non c’è erba. “Se metti poi questa foto, la gente si chiederà cosa mangiano, le pecore!“. Ma le pecore la faggeta la attraversano solo, puntando dritte alle vecchie baite, dove c’è ancora erba, e acqua e magari il pastore darà loro un po’ di sale.

Si raggiunge la pista sterrata, gli animali vanno dritti alla meta senza nemmeno bisogno di essere guidati. Il pastore si ferma a contarli, un controllo non è mai male, in questi boschi. Anche perchè ci sono pecore prossime al parto, una avrebbe potuto rimanere indietro per quel motivo. Quella sera però tutte sfilano ordinatamente, ci si può avviare al loro seguito senza preoccupazioni.

E’ quasi sera, il sole sta tramontando dietro alla cresta. le pecore si sparpagliano, l’aria si fa più fresca, anche se comunque è un caldo fuori dal normale, per la quota e per la stagione. Il pastore inizia a raccontare fatti che hanno il sapore quasi di leggende e riguardano quei posti, quei valloni.

Nessuno tiene conto anche di questi aspetti. Avere qui un gregge, un pastore, è garantire la vita del territorio sotto molti diversi punti di vista. C’è il pascolamento, c’è la pulizia, c’è la manutenzione delle strutture, ma anche il perpetrarsi di storie, toponimi, aneddoti, leggende che altrimenti andrebbero definitivamente perdute. E in questo caso non è la voce di un anziano a raccontare, ma un giovane che sicuramente le avrà apprese da altre che lì hanno vissuto e pascolato prima di lui. Anche tutto ciò è pastorizia.

Quando il territorio vuole le pecore

Mentre ero nel Nord Est ho fatto visita anche ad un amico “pastore per hobby”. Ci conosciamo da molti anni, i primi contatti sono iniziati via internet, poi ci sono stati vari incontri anche qui in Piemonte. Adesso questo amico affianca, alla passione per le pecore, quella per la tosatura. Ma quest’anno c’è stata anche un’altra novità.

In passato c’erano stati dei momenti in cui aveva addirittura temuto di dover dar via le pecore, visto che i suoi pascoli venivano “soffocati” dall’espansione dei vigneti. Quest’anno invece si trova addirittura a pensare all’esigenza di avere più pecore visto che le sue non sono sufficienti a brucare tutta l’erba che avrebbe a disposizione. In primavera infatti per la prima volta ha portato in “alpeggio” il suo gregge. Non un alpeggio come lo intendiamo qui, ma comunque pascoli a mezza quota, pascoli abbandonati, dove i proprietari hanno piacere che gli animali bruchino e facciano pulizia. Sono appezzamenti particolari tra i boschi, pascoli circondati da muretti, ma soprattutto reti fisse.

Loris così non ha avuto che da portare lì il suo gregge (non è lontano da casa sua) e spostarlo via via di pezzo in pezzo, ripascolando anche più volte gli stessi appezzamenti grazie al clima piovoso di quest’estate. Forse con una stagione “normale” la siccità si sarebbe fatta sentire, visto anche il terreno calcareo, lo strato non così profondo di terra sopra al suolo di sassi bianchi e grigi che emergono qua e là. Tutte le mattine si recava dal gregge prima di andare al lavoro, per controllare che fosse tutto a posto. “Erba ne avrei ancora, ma quando cambiano l’ora devo portarle via, perchè altrimenti è troppo buio, la mattina. Altrimenti qui starebbero ancora bene…

Soprattutto ci sarebbero numerosi vicini, confinanti, proprietari di appezzamenti più a valle che vorrebbero che nelle prossime settimane e poi anche la prossima primavera/estate, il gregge “ripulisse” i loro terreni. Ma le pecore sono poche, per Loris questa è una passione/hobby. “Tenerne di più, ma poi? Non ho posto sufficiente per l’inverno… e poi ho un lavoro che non posso lasciare. Con 50-60 pecore non ci vivo!“. E’ bello vedere come qui il territorio veda con gratitudine e gioia le pecore mentre, pochi chilometri più a valle, nella pianura, ci siano numerosi comuni letteralmente tappezzati dai cartelli di divieto di pascolo. “Per colpa di qualcuno ci rimettono tutti, perchè da queste parti c’erano pastori che passavano anche un mese o più in quei comuni, con il permesso dei proprietari e senza fare danni.

Nebbia dell’Est

Trasferta dall’altra parte delle Alpi. Ero in Friuli per presentare il mio libro a Pordenonelegge, ma i miei compagni di viaggio erano impegnati anche in altre manifestazioni, così io ne ho approfittato per cercare di vedere qualche realtà locale. Non avendo la mia auto a disposizione, purtroppo non ero libera di spostarmi a piacimento, ma i pastori si sono comunque prestati a farmi da taxisti e accompagnatori!

Così al mattino sono stata raccolta per la strada da Giancarlo, pastore che già avevo incontrato anni fa alla fiera di Rovato (BS). Dal Piemonte al Friuli, non ci sono problemi a trovare argomenti di conversazione quando si incontra un pastore. Sono giornate un po’ convulse, ultimi giorni in montagna prima di iniziare la discesa, inoltre c’è la vendita dei montoni per la festa islamica, ma io “non mi spavento”, so com’è il mestiere e… se posso dare una mano… Purtroppo il tempo non è buono. Da queste parti piove spesso, l’estate ha visto brutto tempo ovunque, ovviamente qui non ha fatto eccezione.

Quando arriva anche il figlio di Giancarlo, Emiliano, mi porta su alla malga, dove però la nebbia mi impedisce di godere del panorama, che tutti mi assicurano essere splendido. Riesco a malapena a scorgere tutto il gregge, di grandi dimensioni, con animali “tutti uguali”, selezionati accuratamente. Grande è la passione di questi pastori di origine appenninica, che una quarantina di anni fa sono venuti a cercare pascoli da queste parti, vi si sono stabiliti e hanno messo in piedi un’azienda veramente ben organizzata.

Dopo aver chiacchierato a lungo con il papà, pastore un po’ filosofo, pastore che guarda lontano, presidente dell’Associazione dei pastori transumanti del Triveneto, parlo con Emiliano, che mi racconta la sua storia. Inizialmente non lavorava con il padre, pur avendo avuto da sempre la passione per le pecore. Ora però gestisce uno dei due greggi sulle montagne friulane, greggi che si riuniscono in pianura.

La nebbia va e viene, ma il vento non riesce a predominare. Salgono su questa malga solo da qualche anno, se la sono aggiudicata non senza polemiche perchè, nonostante risiedano qui da anni, qualcuno forse li ritiene ancora “allevatori che vengono da fuori”. La malga è regionale, c’è una bella strada e bellissime strutture, in precedenza era utilizzata da (poche) vacche. La sera prima a Tolmezzo gente del posto mi spiegava che molte malghe restano vuote, specialmente quelle che non possono accogliere un grosso carico di animali. Anche da queste parti avevano cercato di infiltrarsi gli speculatori, ma sono riusciti a bloccarli e poi: “…le superfici non estese non fanno gola…“.

Solo per un istante si intravvede una cima. Rocce calcaree, come tutte quelle che stiamo calpestando. Un territorio diverso da quello a cui sono abituata. Siamo in Carnia, il confine è vicino, da una parte quello austriaco, dall’altro quello sloveno. Una terra povera da cui molti sono partiti, andando a cercare fortuna altrove. Invece questa famiglia di pastori è arrivata e risiede qui per qualche mese all’anno, tra la casa in Val di Resia e le malghe su in quota.

Mi ha colpito l’organizzazione di questi pastori. Abituata a vedere “arraggiamenti” spesso non proprio a norma di legge per trasportare gli animali, qui invece ci sono veri e propri mezzi speciali, sfruttati al meglio nella stagione di pascolo vagante. Sono davvero curiosa di tornare per incontrare questo ed eventualmente altre greggi in autunno/inverno e rendermi conto di come si lavori in pianura da queste parti.

E’ ora di pranzo e il gregge viene chiuso nella rete. Verrà riaperto nel pomeriggio. Qui non ci sono problemi di lupo, anche se ufficialmente dovrebbe essere passato, visto che altrove branchi si sono formati dall’incontro di lupi dalla Slovenia con lupi dell’Appennino. Però c’è l’orso, che in passato ha causato non pochi danni anche a questo gregge. Attacchi, pecore uccise e sbranate. “Gli orsi hanno il radiocollare, ci mandavano i sms per dirci dov’era. Guardando le cartine dove avevano segnato il percorso che faceva, ho visto che era sempre a 50-60 metri di distanza del gregge, eppure io non lo vedevo.

Scendiamo in fondovalle dove il camion è arrivato per caricare gli agnelloni. I pastori mi hanno a lungo parlato dei montoni che erano venuti a comprare in Piemonte. La selezione, su questo gregge, è molto curata. Emiliano mi ha mostrato i montoni, mi ha spiegato quale sia il tipo di pecora che preferisce, la forma delle orecchie, della coda. Ognuno dei due greggi ha un’unica pecora nera e un’unica pecora con le orecchie corte, quelle che da noi sono le taccole (con i vari nomi dialettali per definirle). Per “staccare” un po’ dall’omogeneità generale, in pianura ci sono poi gli asini. Niente capre, Giancarlo non le vuole assolutamente vedere tra le pecore!

(foto G.Morandi)

Quanto fosse bella la malga lo vedo prima sfogliando le immagini sul cellulare di Giancarlo, poi proprio stamattina, guardando la foto che lui stesso ha postato su Facebook prima di partire per la discesa. Tempo di transumanze, le montagne a poco a poco si svuotano.

Molto gentilmente Emiliano si presta ancora a farmi da accompagnatore. Adesso deve andare dal suo gregge, nella Val di Resia, dove la sua famiglia ha preso la residenza molti anni fa. Prima vedrò gli animali, scesi a mezza quota, anch’essi quasi pronti per la transumanza, poi conoscerò anche il resto della famiglia. Da quel che capisco, qui l’essere vaganti è davvero estremo. Avanti e indietro tra il gregge e la casa, sia in montagna, sia in pianura. Sacrifici da affrontare ce ne sono per tutti, per i pastori che viaggiano, per le mogli/compagne che aspettano il loro arrivo.

Qui il tempo è un po’ più bello. La Slovenia è davvero vicina, nel cuore dell’estate si pascola proprio sul confine. Mentre salivamo, mi faceva vedere tutti i posti dove pascolerà nei prossimi giorni, scendendo. Tanti prati, alcuni dove non è stato effettuato lo sfalcio, altri dove l’ultimo taglio viene lasciato alle pecore. “Siamo conosciuti, è una vita che passiamo qui. Anche quando si scende per la strada, la gente ci conosce, poi non c’è molto traffico.” Salita e discesa avvengono interamente a piedi, il territorio lo consente, poi ci sono i letti immensi dei fiumi. Il Tagliamento è impressionante, ma sia Emiliano, sia Giancarlo, mi raccontano storie di alluvioni, l’acqua che sale e inonda tutto, il gregge da portare in salvo.

Ovviamente ci si avvale dell’aiuto di collaboratori, impossibile far tutto da soli. “Mi piacerebbe anche avere ragazzi italiani, ma… Una volta ne avevo fatto venire uno, mi aveva contattato lui. Ha detto che aiutava già pastori dalle sue parti. L’ho lasciato solo con il gregge e la sera quando arrivo su stanco morto ne avrà avute insieme 2-300. E tutte le altre?? Secondo lui erano tutte lì! Così ho dovuto andare su fino in cima a riprenderle… L’abbiamo mandato via subito. Purtroppo di Italiani che vogliano fare questo lavoro come stipendiati, non ne trovi di validi.

In entrambe le greggi ci sono numerosi agnelli. Purtroppo è ora di rientrare, riparto con la voglia di vedere meglio queste montagne, ma anche con il desiderio di tornare anche nella stagione del pascolo vagante. E’ stata una bella giornata: per l’ennesima volta rifletto su come i pastori abbiano ovunque gli stessi problemi, parlino la stessa lingua, ma poi alla fine è impossibile “metterli insieme” e riuscire a combattere uniti per poter ottenere qualche soluzione.

Ancora un grosso grazie a tutta la famiglia per la giornata che, pur tra i tantissimi impegni, mi hanno dedicato.

Riflessioni sulla figura del pastore

Riflessioni su “chi è il pastore” ne avrei da fare per ore, senza però arrivare ad una definizione univoca che vada oltre il “chi conduce al pascolo un gregge di pecore e/o capre”. Però posso raccontarvi un po’ i miei pensieri dopo una gita oltralpe di qualche settimana fa.

Sulla pastorizia francese abbiamo già parlato più volte. Incontrare un ragazzo italiano, che ha frequentato la scuola di Merle e attualmente lavora in alpeggio per un allevatore della Crau può essere molto interessante per capire qualcosa in più. In più occasioni ho già avuto l’impressione che (generalizzando, ovviamente esistono casi molto diversi tra loro) ci sia una grande differenza tra la maggior parte di quelli che “vanno a fare i pastori” in Italia e altrove. Anche da noi ci sono giovani (e meno giovani) che desiderano cambiar vita e avvicinarsi al mondo dell’allevamento come scelta di vita, ma in Francia molti lo fanno con un’ottica differente.

Dal momento che l’allevamento ovino in Francia è strutturato diversamente, con le grosse aziende e gli allevatori, che a loro volta impiegano pastori salariati, chi sceglie di fare il pastore lo fa con un’altra filosofia. Sceglie soprattutto un mestiere che implica un determinato stile di vita. Nomade, lontano dalla società, con rapporti stretti più con gli animali che non con le persone. Ovviamente in qualunque caso fare il pastore ti porta ad un’esistenza particolare, ma una parte dei “pastori salariati” esistenti oltralpe in più occasioni mi ha dato l’impressione di una sorta di “scelta di vita alternativa”, che però garantisce anche un buon stipendio.

E qui sta la grossa differenza con l’Italia. Non l’unica, ma è comunque un punto rilevante. Poter pagare stipendi dignitosi ai pastori (grazie ad un mercato dell’allevamento ovino più redditizio, grazie a contributi destinati agli allevatori evidentemente pensati diversamente, ecc ecc) fa sì che chi vuole fare questo mestiere possa dedicare del tempo alla formazione e in seguito vivere del proprio lavoro. Con un allevamento di pecore da carne, chi può permettersi di pagare stipendi mensili per un aiutante che superano anche i 1500-2000 euro? Non a caso si parla già di alcuni pastori italiani che hanno ripreso ad emigrare come un tempo, per andare a lavorare in Svizzera! E non parlo di giovani che hanno fatto “la scelta di vita”, ma vero e propri pastori che hanno trovato soluzioni alternative per i propri animali qui e… via a badare ad un gregge su altre montagne, percependo uno stipendio che qui nemmeno ti puoi sognare.

Certo, se fai il pastore devi amare gli animali, avere la passione per le pecore. Ricordo però cosa mi diceva un grande pastore, mio amico, che nella sua vita ha sempre solo lavorato come salariato. “Il mio rimpianto è non aver avuto pecore mie.” Fai del tuo meglio per tener bene gli animali che ti affidano, ma non sei tu a scegliere le agnelle da allevare, il maschio da utilizzare come riproduttore. Anche se lavori estate ed inverno con lo stesso gregge, non hai comunque le soddisfazioni che ti darebbero animali tuoi. Sono sottigliezze che solo chi è del mestiere può arrivare a percepire. Anche il pastore salariato ha l’orgoglio di voler scendere dalla montagna con un gregge che faccia bella figura, perchè quello è il frutto del suo lavoro estivo, ma credo che vi sia una mentalità diversa tra il generico “pastore” che incontro normalmente sulle nostre montagne e molti di questi berger salariati. Il 27 avrei intenzione di tornare alla fiera di Barcellonette, ma nel frattempo vi invito a riguardare queste immagini di una edizione degli anni scorsi.

Quest’anno la stagione è stata difficile. Qui abbiamo una bella giornata di sole, ma sappiamo bene come molto spesso non sia stato così. Pioggia, nebbia, pecore zoppe, immaginatevi cosa possa significare per un pastore “neofita”, salito in alpe per la prima volta con un gregge, anche se con alle spalle un anno di scuola in cui ha svolto parecchia pratica. Non so se sia un caso, ma spesso, nel corso dell’estate, sull’apposita pagina facebook leggevo spesso annunci del genere: “Recherche urgent un(e) berger(e) pour fini estive dés que possible jusqu’au 10 octobre environ 1750 brebis a garder au col du… s’adresser à… “, a testimonianza del fatto che, nel corso dell’estate, qualcuno non ce la faceva più a portare avanti il lavoro. A volte i sogni sono diversi dalla realtà!

Qui infine vedete il ricovero d’alpeggio. Il pastore mi spiega che questo rappresenta il minimo sindacale previsto dai contratti, dal momento che non c’è la luce e nemmeno l’acqua interna. E’ sicuramente spartano, come alloggio, ma già meglio di certe situazioni che ho incontrato nelle vallate piemontesi. Il giovane pastore dice che, chi vuol fare questo mestiere, deve andarsene dall’Italia! Sembra di capire che lui, dopo aver guadagnato un po’ di soldi come salariato, voglia mettersi in proprio. E’ un’utopia pensare che qualcosa possa cambiare anche da noi? Ovviamente è inutile pensare a fare una formazione specifica se poi nessun pastore può garantire uno stipendio decente ai suoi aiutanti.

Pecore del Nord-Est

Prima di parlarvi della Pecora Brogna, comunico agli amici del Nord Est che da giovedì sarò in Friuli, fino a domenica. Il 21 settembre presenterò “Lungo il Sentiero” nell’ambito di Pordenonelegge, ore 10:00 in Piazza della Motta. Venerdì però sarò a Tolmezzo e sabato a Pordenone, ma gli impegni riguardano i miei accompagnatori, pertanto… se qualche amico del blog volesse portarmi per greggi o malghe, contattatemi!

Adesso però torniamo in Veneto. Anche in questo caso, dopo aver saputo che andavo ad Erbezzo per presentare il mio romanzo, un amico mi ha invitata a vedere il suo gregge. Si tratta di un giovanissimo pastore che già ci aveva raccontato la sua storia. Così ci incontriamo in piazza e poi risaliamo le colline fino al prato dove le pecore stanno pascolando, chiuse in un ampio recinto.

(foto E.Pollo)

Mirko ha chiesto un permesso dal lavoro per incontrarmi e mostrarmi il suo gregge. Lavora presso un’azienda viti-vinicola della zona, ma è chiaro che la sua grande passione siano le pecore. Cova anche il sogno di diventare pastore full-time, anche se sicuramente non è una scelta facile.

Il suo piccolo gregge è composto da animali di razza Brogna (quasi in purezza) razza locale a rischio di estinzione che attualmente è in fase di recupero. Le pecore sono belle e ben tenute, l’erba non manca e… mentre siamo lì, un contadino viene ad offrirgli pascoli appena oltre la strada che risale tra le colline. “Vado dalle pecore tutte le mattine prima di andare a lavorare. Controllo che tutto sia a posto, che nessun animale sia rimasto impigliato nelle reti o abbia rovinato il recinto. Passano lepri, caprioli… Metto 4-5 reti che abbiano da mangiare per qualche giorno, poi le sposto.

La passione di Mirko è davvero grande. Gli animali alzano la testa tutti insieme appena lui li chiama, ma il più domestico in assoluto è il montone, che richiede le nostre attenzioni per tutto il tempo che rimaniamo lì a chiacchierare. Mirko mi fa mille domande, chiede consigli. E’ in contatto con i pastori della zona, qui ci sono piccoli allevatori, oppure passano i grossi greggi in discesa, che poi si spostano verso la pianura. Ma è zona di vigneti, quindi per i transumanti c’è poco spazio.

La pecora Brogna sarà poi tra i protagonisti della Fiera di Erbezzo il giorno successivo. L’Associazione per la tutela di questa razza, nell’ambito della 107° fiera del bestiame in questo comune della Lessinia, per la prima volta ha organizzato una rassegna dedicata alla pecora. Per essere il primo anno, c’è già un buon numero di appassionati partecipanti.

Io dovrò ripartire prima della premiazione e prima di vedere/assaggiare la “porchetta di pecora”. Come mi dicevano gli amici di Erbezzo, uno dei loro slogan è “mangiarla per salvarla”. Oltre al recupero della razza, è necessario anche favorire il consumo di carne ovina, poco conosciuta anche da queste parti. Si sta però investendo sulla valorizzazione tramite anche la trasformazione in salumi, ma anche sulla lana, particolarmente pregiata.

La fiera richiama molto pubblico, ci sono le “normali” bancarelle tipo mercato, ma poi accanto agli animali troviamo i banchi delle sellerie, con tutte le attrezzature specifiche per l’allevamento e la caseificazione.

Cambiamo un po’ genere di campanacci e collari, rispetto a quello che siamo abituati a vedere in Piemonte. Un giro rapido per la fiera, tra macchinari e bancarelle varie, ancora un saluto agli amici incontrati il giorno precedente.

Arriva anche qualche bovino, ma non sono più i grandi numeri della fiera di Erbezzo di un tempo. Gli organizzatori sperano di riportarla agli antichi fasti, quando lo spazio della fiera era per metà occupato dagli animali ed i commercianti venivano a vendere e comprare.

Ci sono anche produttori di formaggio, come questo giovane allevatore di capre e pecore. Mi racconta il ritrovamento di un suo agnello mangiato dal lupo… Il tema scottante continua ad aleggiare su tutta la fiera. Per me però è davvero ora di rientrare in Piemonte, agli altri impegni che mi aspettano, così saluto e riparto. L’impegno è di tornare il prossimo anno, magari trovando ancora più allevatori che parteciperanno con i loro animali.

Pastori per scelta in Val d’Aosta

Dovevo andare in Val d’Aosta a presentare il mio romanzo e, combinazione, proprio in quel giorno, in una vallata vicina, c’era una transumanza. Un gregge era sceso da un alpeggio per salire in un altro. Siamo a Cogne, il gregge è composto quasi interamente da pecore provenienti dalla provincia di Biella, ma chi mi contatta è Enrico, uno dei pastori. Scoprirò poi la sua storia nel corso della giornata.

Le pecore sono “parcheggiate” nel bosco, verranno aperte poco dopo il nostro arrivo. Per lo spostamento, sono venuti i proprietari degli animali a dare una mano. Il pastore è Jacopo, un giovane Biellese, che ha già passato su questa montagna tre anni, ma le scorse due stagioni era insieme ad un altro pastore, Mauro, da cui ha imparato il mestiere. Infatti Jacopo ha intrapreso questa attività per passione, i suoi genitori fanno tutt’altro, ma lui deve aver contratto quella malattia che ancora si diffonde per un territorio che, da sempre, ha a che fare con le pecore…

Anche Davide è giovane. Lui d’inverno pascola il gregge con il pascolo vagante, ma d’estate affida gli animali in guardia in questo alpeggio. “Da noi nel Biellese… non c’è erba buona come qui. Le montagne non sono come queste! Di qui le pecore scendono sempre belle, in autunno. Mangiano bene e dopo sono più tranquille.” Già una volta le pecore biellesi venivano in Val d’Aosta: il famoso libro “Fame d’erba” infatti mostra per l’appunto greggi di quelle terre che passavano in queste montagne l’estate.

Il gregge sfila lungo la pista che costeggia il torrente gonfio d’acqua. Le piogge, lo scioglimento della neve e dei ghiacciai più a monte, queste sono zone dove solitamente non si patisce la siccità, meno che mai in questa strana estate. Nonostante il brutto tempo patito fino ad ora, le pecore sono belle. Ovviamente ci sono degli animali zoppi, ma sfido a trovare un gregge dove non ve ne siano, specialmente quest’anno!

Mentre si sale, ecco una “stranezza”. I prati già pascolati dalle vacche sono punteggiate di fiori di colchico. Il colchico autunnale! Ma siamo ai primi di agosto! Sono abituata a vedere queste fioriture a fine stagione… C’è davvero qualcosa di anomalo, in questa estate di pioggia e freddo.

Finito il bosco, si giunge alla frazione di Valnontey, dove c’è da fare attenzione ad alcuni campi di patate ed orti accanto alla pista. Le cime che dovevano fare da sfondo a questa transumanza sono nascoste dalle nuvole e sta già ricominciando a cadere una debole pioggia. “Quest’anno non solo non riusciamo a far asciugare gli ombrelli… Marciscono proprio!

Il gregge prosegue, le pecore conoscono la strada, tra poco si inizierà a salire lungo il sentiero, quindi bisognerà caricare tutto il necessario sul basto dell’asino e negli zaini. “E’ un bell’alpeggio lassù, devi poi tornare quando siamo in alto, vedrai che vallone! Solo che non si arriva con la strada e allora con le vacche non salgono più. Però c’è tutto, la stalla, il caseificio…

Nonostante la brutta giornata, ci sono comunque numerosi turisti che stanno per avviarsi lungo il nostro stesso percorso. Il sentiero è molto trafficato, oltre all’alpeggio, lassù c’è il Rifugio Sella, meta di escursionisti ed alpinisti. Qualcuno aspetta, qualcuno cerca di precedere la transumanza, altri ancora si trovano circondati dalle pecore. Chissà quanta gente ci sarebbe stata, in una giornata di sole!

Il sentiero passa accanto al giardino botanico, ma per le pecore le erbe non sono da classificare in rare e comuni, bensì più o meno buone per il pascolo! Ormai piove e ci si rassegna all’ennesima giornata di brutto tempo. Un bel cambiamento di vita per Enrico! Originario di Cogne, fino a non molto tempo fa lavorava come cuoco. Mi aveva già scritto lo scorso anno a fine stagione… E la passione emergeva dalle sue parole e dalle sue immagini.

Il sentiero che conduce all’alpe è una vera e propria opera d’arte. Gli animali in parte lo seguono, in parte si sparpagliano a pascolare. Tornando alla storia di Enrico, da socio del consorzio dei proprietari di questo alpeggio, ha deciso di passare all’attività pratica di gestione e sorveglianza del gregge. “Ho tanto da imparare… Da bambino i miei avevano lavoro con l’albergo e mi mandavano su con i nonni in alpe. Adesso che faccio questo sto meglio. Non ho più lo stress di prima. E’ un’altra vita. Voglio fare anche il corso per gestire al meglio il mio cane, ho preso un cucciolo di border. E poi imparo da Jacopo, che è giovane, ma ha già esperienza.

E’ la prima volta che mi capita di vedere un cartello che segnala i lavori in corso… su di un sentiero! Il percorso viene risistemato egregiamente e così ne beneficiano anche gli animali. “Il prossimo anno voglio portare su un po’ di capre, ho preso delle capre francesi, mungere e fare il formaggio.” Sicuramente, come cuoco, questa attività darà soddisfazioni ad Enrico. Invece alcune giornate al pascolo sono state dure, per lui. “Ho preso tutto l’abbigliamento tecnico, ma quei giorni che fa freddo…

Dopo il ponte, il sentiero si inerpica in un tratto più ripido. Dei giovani (Americani? Australiani?) sono rimasti in mezzo alle pecore, ma paiono divertiti dalla cosa e non si lamentano, a differenza di alcuni Italiani che sbuffano per l’imprevisto che ritarda il loro cammino. Altri ancora guardano schifati le loro scarpette nuove fiammanti insudiciate dagli escrementi che non riescono ad evitare di pestare. Anche questa è montagna…

Ecco finalmente il gregge nei pascoli. L’erba è già un po’ vecchia, ma è comunque ancora tutto un fiore. Le pecore evitano accuratamente il pianoro dove lo scorso anno avevano dormito, così i pastori posizionano nuovamente lì il recinto. Per fortuna ha smesso di piovere… Gli animali non si fanno pregare, pascolano a testa bassa e per un bel po’ non si muoveranno di lì.

Finito di preparare il recinto, anche i pastori pensano al pranzo. Il gregge continua a pascolare, il sole fa dei timidi tentativi di comparsa, ma alla fine vincono ancora una volta le nuvole e non c’è verso di vedere il Gran Paradiso in tutto il suo splendore. A poco a poco le pecore si coricano già a ruminare, sazie più che stanche per la transumanza. erba davvero buona, da queste parti! I due pastori restano su, tutti gli altri scendono a valle. Prometto di tornare per vedere la parte alta del vallone, spero di farcela davvero, magari a settembre.

Dalla Lombardia ci scrivono…

Mi ha scritto Linda, compagna di un pastore. “Io non lavoro con loro… vado quando posso ad aiutarli o semplicemente a ”far presenza” perchè mi piace il loro mondo. Mi piace la natura gli animali e la loro passione.” Voleva che parlassi anche di questa famiglia e del loro gregge, così mi ha mandato qualche foto e testi.

Cremona, terreno di sola ed unica bassa pianura, la svettante mole del Torrazzo, le dolci note di un violino, l’irresistibile profumo di una cucina rustica. L’artigianato Cremonese è caratterizzato dalle botteghe di liutai, specializzate nella produzione di strumenti ad arco, riconosciute a livello mondiale. Città che viene anche conosciuta come produttrice di dolciumi, con il suo famoso torrone.”

(foto L.Ruggeri)

All’interno di questa provincia lombarda ci sono pastori che lavorano ogni giorno con passione e che sfidano gli ostacoli delle innumerevoli strade trafficate che devono obbligatoriamente attraversare visto che, con un numero importante di animali, continuano i loro spostamenti quasi ogni giorno. Tra questi Annibale Gusardi ha utilizzato tutta la sua vita per loro. Per le pecore, assieme al perenne sostegno della moglie. Il suo pascolo vagante avviene nelle zone limitrofe alla città e ai comuni che essa comprende, per tutto l’arco dell’anno. Passione ereditata anche dal figlio, Roberto che come lui fin da ragazzino ha iniziato l’attività della pastorizia, ma a differenza del padre, la stagione estiva la passa in alpeggio.

(foto L.Ruggeri)

Quest’anno la transumanza è avvenuta in Valcamonica, accolta con una grande festa e alcuni amici pronti per aiutare nel paese di Sellero. Dopo un viaggio in camion, un pranzo offerto dal sindaco del paese stesso, inizia la lunga camminata verso i prati incontaminati dell’alta montagna scortati sempre dai cari compagni di lavoro: i cani.

(foto L.Ruggeri)

Dopo ore di cammino, si arriva ad un bel prato il sole è alto e scotta, le pecore entrano correndo nel sentiero e poi nell’erba calda, possono sfamarsi, riposarsi assieme a pastori, amici e conoscenti.

Grazie a Linda e buona stagione d’alpe anche a questa famiglia di pastori.

Sempre di pastorizia si tratta

Nel mio ultimo giorno in Svizzera, finalmente ho anche visto un gregge e il suo pastore. Con la mia amica, abbiamo fatto visita all’alpeggio dove lei manda in guardia le sue pecore.

Meteo variabile, temperature basse, vento e tormenta, pioggia che quasi potrebbe essere neve. Subito il pastore ci osserva sospettoso dalla baita, solo dopo capisce di chi si tratta. La strada per raggiungere l’alpe è lunga, sterrata, chiusa al traffico. Chi sarà mai ad avventurarsi fin qui? Per di più con targa italiana… Ci rifugiamo nella baita, piccola, ma calda e accogliente.

La mia amica mi raccontava che, qualche anno fa, questo alpeggio è stato letteralmente spostato e ricostruito qualche centinaia di metri più in là. Una fetta della montagna è stata rimodellata per costruire delle strutture per incanalare e frenare il corso delle valanghe, che si staccano dalle cime e arrivano fino ai paesi di fondovalle. Comunque oggi anche la terra si sta ricoprendo di nuova erba e l’abitazione dei pastori sembra essenziale, ma funzionale.

Parliamo di pecore, parliamo di lupi, di cani da protezione e sembra di non essersi allontanati più di tanto da casa. I cani fanno il loro mestiere, qualche turista rispetta, altri no. Un cane era troppo aggressivo, il pastore ha dovuto darlo via. Anche qui in passato ci sono state predazioni… Il gregge è composto da animali di proprietà e da altri presi in guardia, si vedono le marche di colore diverso e anche le razze rappresentate sono numerose.

In questo alpeggio c’è una coppia, Giacomo e Franziska. Lui Bergamasco, uno dei Bergamaschi che partivano per fare i pastori in Svizzera… ed è rimasto, si è sposato, ha un gregge e un figlio che forse seguirà le sue tracce. Giacomo è uno dei fratelli di Luigi, fratello maggiore. Chi non si ricorda Luigi “le Berger”? Parlando del figlio, non si capisce bene se il padre vorrebbe che continuasse l’attività. “Ha finito la formazione, è stato tra i migliori, ma non so se fa bene a far questo. Lui lo vorrebbe, però…

Di solito un padre è orgoglioso del figlio che continua ciò che lui ha messo in piedi. “Non si riesce più a fare questo mestiere, al giorno d’oggi. Le tasse, le spese… Poi girando uno attraversa diversi Cantoni e ciascuno vuole cose diverse, come adesso che nei Grigioni vogliono fare il risanamento per la zoppina, ma io d’inverno vado anche in Cantoni dove non fanno niente e prendo pecore su per l’estate che vengono da posti diversi. E’ impossibile!“. E così il padre preferirebbe che il figlio facesse altro. “Se ha la passione, si tenga una cinquantina di pecore, ma per vivere faccia altro!

Giacomo e il suo aiutante si avviano verso il pascolo, ciascuno con i propri cani. Il pastore continua a salire in alpe nonostante i problemi di salute avuti in passato, che gli rendono difficile il seguire il gregge lungo i pendii. Ma si sa come vanno queste cose, quasi niente riesce a fermare un pastore dal continuare quello che è il suo mestiere/vita. Il forte vento freddo ha spazzato via la perturbazione, ma occorre chiudere ben bene le giacche, viste le temperature.

Restiamo ancora un po’ a guardare il gregge che si allarga sul versante. La sera in alpeggio è sempre il momento per me più bello. Le pecore sono più tranquille, le luci meno intense, mentre guardi gli animali al pascolo lasci vagare i pensieri. Purtroppo però bisogna andar via, così salutiamo e ci rimettiamo in viaggio verso il fondovalle.

La montagna con il maltempo

Anche il maltempo ha il suo fascino. Per apprezzarlo però bisogna già essere un vero amante della montagna e non solo frequentarla occasionalmente. Chi si organizza per fare una gita, consulta il meteo e parte solo se fa bello. Per fortuna, da una parte, altrimenti poi si leggono gli articoli di incidenti capitati qua e là, con il commento spontaneo: “Ma cosa sono andati a fare, con il tempo che c’era?“.

Il pastore invece no. Il pastore è in montagna per mesi. Vive, ma soprattutto lavora lì. Con qualsiasi condizione di tempo. Non sempre ha la possibilità di tenersi aggiornato con le previsioni meteo, ma comunque spesso qualcuno dal fondovalle cerca di avvisare se proprio ci sono delle allerte. Altrimenti, ci sono le belle e le brutte giornate, tutte da far passare rimanendo all’aperto dalla mattina presto fino alla sera tardi.

Terminati i primi lavori mattutini, si apre il recinto e si va al pascolo. E’ già una fortuna che la nebbia si sia un po’ alzata, ma l’erba è fradicia e dal cielo viene giù umidità che non è ancora proprio pioggia. Non fa nemmeno caldo, anzi… Decisamente freddo, specie se si sta fermi. Per il momento però c’è da seguire o precedere la salita delle pecore, quindi si cammina.

La nebbia si è alzata, ma già altra sale dalla pianura. Sono scenari belli da vedere, ma di lì a poco tutto sarà di nuovo avvolto, l’umidità aumenterà ed anche il freddo. Il pastore, a differenza dell’escursionista, spesso trascorre ore fermo, oppure deve ripartire velocemente quando la nebbia si alza e vede un gruppo di animali che stanno prendendo la direzione sbagliata.

La fioritura dei rododendri è in corso, la pioggia l’ha parzialmente rovinata. Il gregge si allarga a pascolare sui ripidi pendii, che visti in foto appaiono ancora più scoscesi. Dove si può, si sale su sentieri e tracce create nel corso di anni dal passaggio degli animali, poi in certi momenti invece si taglia attraverso i pascoli, infradiciando gli scarponi e il fondo dei pantaloni.

Il gregge sale, in certi momenti sembra di non aver fretta di pascolare, ma solo di andare oltre, più in là, a vedere cosa riserva quella montagna. Bisogna però intervenire per fermarlo e guidarlo, dato che, oltre la cresta, finisce il suo territorio ed inizia quello che altri animali pascoleranno più avanti nella stagione.

Le montagne difficili, quelle montagne dove solo qualche pastore resiste ancora. Molte volte ho pensato a come i pastori siano diversi dagli alpinisti, eppure compiano imprese che però nessuno conoscerà mai. La loro attrezzatura non va oltre un buon paio di scarponi, è raro (da noi) vedere un pastore con abbigliamento cosiddetto “tecnico”, eppure salgono anche tra le rocce più impervie per andare a recuperare una capra o una pecora rimasta indietro.

La pioggia va e viene, apri e chiudi l’ombrello. Passano quando due ore da quando si decide di fare in modo che gli animali inizino la discesa a quando anche l’ultimo sarà chiuso nel recinto. Con la pioggia, bisogna anche andare a controllare sotto le rocce e nelle vecchie baite quasi crollate che nessun capretto si sia riparato lì… e invece ce ne sono parecchi! La primavera è alla fine, sta per iniziare l’estate, c’è chi dice che sarà secca e torrida, chi invece la immagina piovosa e nebbiosa. Come al solito, si cercherà di adattarsi a quello che verrà.

Spostamenti

Dall’Alto Adige, mi sono poi spostata in Trentino. Il grosso del traffico era incanalato sull’autostrada, con il popolo germanico che, in occasione della Pentecoste, sciamava verso l’Italia. Così, risalendo per strade panoramiche e poco trafficate, ho anche avuto modo di imbattermi in qualche gregge.

Per esempio questo, che ho avvistato dalla strada. A dire il vero subito ho visto le reti tirate, poi dall’alto anche il gregge che pascolava lungo il torrente. Per raggiungerlo ho dovuto compiere un lungo giro, tanto che al mio arrivo le pecore erano già a ruminare nel recinto, sotto il sole caldo. Dopo scoprirò che si tratta di un “piccolo” gregge di un allevatore che ha anche bovini. Il gregge è sorvegliato da operai. Intanto io proseguo…

Lungo la strada vedo chiari segni del passaggio di un gregge di grosse dimensioni, ma fatico ad intuirne la direzione. Anche in questo caso solo successivamente saprò di chi si tratta e dov’è andato. Avessi già letto questo libro, l’avrei saputo! Per il momento mi accontento di godere del panorama e dei vasti pascoli dove la neve sta appena sciogliendo. A differenza dei giorni precedenti, qui non vedo animali al pascolo “fuori stagione”.

Finalmente ecco un gregge, quello che stavo cercando! Con questi sfondi, è facile scattare delle belle foto… Chiedo conferma al ragazzo che sta sorvegliando gli animali, le pecore sono quelle di Fabio. Siamo a San Martino di Castrozza e le Dolomiti in quella bella giornata di sole sono un panorama mozzafiato.

Fabio lo conoscevo dalle foto che amici ogni tanto mi inviano. E’ giovanissimo, fa il pastore vagante da tre anni. Questa sarà la sua prima estate da solo, prima aveva lavorato con altri pastori, invece in questa stagione condurrà il gregge su varie malghe aiutato solo da un operaio. Cambiano le valli, cambia il dialetto, sono altre le montagne, ma le storie, i problemi che Fabio mi racconta sono gli stessi di sempre.

Il gregge sta pascolando nel campo da golf. Il pastore mi dice che, dopo il passaggio delle pecore, verrà fatto un trattamento per eliminare le erbe rimaste. La stagione turistica estiva è alle porte, ma ora praticamente non c’è ancora nessuno. Lo spettacolo del gregge al pascolo è riservato a pochi. E poi forse il turista di queste montagne (così come altrove) non ama gli animali, il loro odore, i belati, ecc…

Mi sposto ancora e raggiungo Canal San Bovo, che sarà teatro della manifestazione “dal mare al Vanoi”. Le greggi sono già sul posto e ci sarà occasione di conoscere i pastori nel corso della cena, durante la quale, anche se a circa 500km da casa, si troverà il modo di parlare di conoscenze e amicizie comuni. Ma di tutto questo vi parlerò in seguito!