Non riesco neanche a spiegarlo: è un amore troppo grande!

Ancora un’intervista ricevuta via internet. Stavo però controllando sulle mappe e… penso che ci siano buone probabilità di conoscere Gloria molto presto, dato che mi hanno contattata da un paese vicino al suo per presentare i miei libri nel mese di aprile durante una manifestazione zootecnica che è in via di organizzazione. Ma veniamo alla storia, all’entusiasmo e alla grande passione di questa giovane amica.

(foto G.Pisotti)

(foto G.Pisotti)

Mi chiamo Gloria e sono del 1998. Vivo a Barchi in Val Trebbia tra Genova e Piacenza. Ho un piccolo allevamento di capre per passione ma mi piacerebbe continuare e riuscire ad avere un bel gregge. Adesso ne ho una quindicina, principalmente incroci, camosciate/saanen ma mi sto attivando per comprare qualche capra di razza. Mi piacerebbe avere delle Frise, Valdostane o delle Alpine. Queste perché sono molto belle, rustiche, e comunque si prestano ai miei territori.  La mia prima capra l’ho comprata nel 2011, si chiamava Polifema perché aveva un occhio solo. L’avevo presa per far compagnia al cavallo e da quel giorno è scattata la malattia. Qualche mese dopo ne avevo già un’altra e da lì in poi non mi sono più fermata.

(foto G.Pisotti)

(foto G.Pisotti)

La passione per gli animali l’ho sempre avuta, sono il mio mondo, a partire dai cani, passando ai cavalli fino ad arrivare alle capre. La mia famiglia ha le bestie da generazioni, ce l’ho nel DNA! Io personalmente adesso ho solo le capre ma appena finisco la scuola ho intenzione di acquistare di nuovo i conigli e un cavallo. Mio zio invece ha un centinaio di vacche e una decina di cavalli.

(foto G.Pisotti)

(foto G.Pisotti)

Le capre le ho scelte perché sono delle bestie fantastiche: molto intelligenti ma anche dispettose… “O le ami o le odi” e io ho scelto la prima opzione. Il bello delle capre è che se riesci a farle affezionare a te, non ti lasciano più. Sono particolari, fanno un sacco di dispetti ma tengono anche puliti gli spinai e nessun animale pulisce come loro. Non riesco neanche a spiegarlo: è un amore troppo grande! L’unica cosa che non mi piace è l’odore del becco nel periodo del calore: quello proprio non lo sopporto.

(foto G.Pisotti)

(foto G.Pisotti)

I momenti difficili capitano a chiunque. Ho avuto una capra morta di parto, una morsicata da una vipera, una uccisa dal lupo, un becco ammazzato da un montone, capretti vari ecc.  Inoltre non sono potuta andare in stalla per alcuni mesi per due operazioni al polso. Non mancano mai i compaesani che si lamentano giustamente per i danni e tanti altri avvenimenti, ma fa tutto parte del gioco, non si deve mai mollare!

(foto G.Pisotti)

(foto G.Pisotti)

Le maggiori soddisfazioni me le hanno date le capre che ho comprato selvatiche e che dopo alcuni mesi sono diventate come cagnolini. La nascita dei capretti la considero la più grande emozione che io possa provare: è inspiegabile l’agitazione che hai prima di entrare in stalla quando sei nel periodo delle nascite.
Per adesso non mungo anche perchè sarebbe un impegno troppo grande per me che vado ancora a scuola, e arrivo a casa alle 16. Solo in estate se hanno troppo latte e il capretto non lo ciuccia tutto allora dopo averlo munto lo dò alla mia mamma o alla nonna che lo mischiano a quello delle vacche e fanno i caprini misti. Loro sono le incaricate a fare il formaggio infatti quello di vacca lo facciamo per tutto l’anno, insieme a ricotte e burro.

(foto G.Pisotti)

(foto G.Pisotti)

Siamo una grande famiglia! Mio zio e i miei cugini si occupano delle vacche e del fieno, mio papà fornisce i mezzi (ha un’impresa edile con trattori ecc.), la nonna e la mamma, come ho detto prima, fanno i formaggi e ora si sta appassionando alla caseificazione anche mia sorella mentre mio fratello che è ancora un po’ piccolino dà una mano a me, in stalla e nei recinti estivi. Infatti, in primavera e autunno le mollo al pomeriggio e ci sto dietro stando attenta che non combinino qualcuna delle loro mentre in estate le tengo nelle reti che sposto quasi tutte le settimane nelle sponde da pulire. Certe volte ci sto delle ore nel recinto con loro, mi siedo lì e le osservo semplicemente, per soddisfazione personale: mi piace guardarle mangiare e giocare con i capretti.

(foto G.Pisotti)

(foto G.Pisotti)

Quando finisco la scuola ho intenzione in estate di portarle su nei pascoli dove pascolano le vacche di mio zio e tenerle su per buona parte dell’anno. Sono ettari ed ettari di pascolo dove non basterebbero 500 capre per tenerli tutti puliti! Le aprirei al mattino e alla sera le rimetterei di nuovo dentro alla baracca che abbiamo su. Sono obbligata per colpa dei lupi. Ne girano molti dalle mie parti e farebbero un banchetto se le lasciassi libere di notte. Non posso neanche prendere i cani antilupo perché passano troppi turisti e si sa come andrebbe a finire.

(foto G.Pisotti)

(foto G.Pisotti)

Il mio punto di riferimento è il mio papà! E’ un uomo eccezionale e anche se non se ne occupa di prima persona mi dà consigli e mi aiuta soprattutto nel fornirmi le strutture. Quest’anno ad esempio, mi ha fatto una stalla nuova in modo da rendermi il più autonoma possibile. E’ il primo a darmi “un calcio nel culo” se ce n’è bisogno ma è anche il primo a darmi una mano.

(foto G.Pisotti)

(foto G.Pisotti)

Le capre, come tutte le altre bestie, sono una GRANDISSIMA risorsa! E va agevolata. Non di sicuro come fa lo Stato rendendoti la vita impossibile con tutta la burocrazia con cui ti fanno scontrare ogni giorno.  Molti allevatori di capre attualmente sono donne. Secondo me perchè sono animali facilmente gestibili al contrario delle vacche con cui magari serve più prestanza fisica, quindi si concentrano più su questo genere. A me personalmente le vacche non piacciono di per sé perchè sono più tonte rispetto alle capre. Da quando ho le capre la mia vita è più incasinata perchè naturalmente sono un impegno costante, ogni giorno dell’anno, sono un lavoro assicurato, anche quando vorresti non uscire di casa magari durante una nevicata o quando vorresti andartene in vacanza. Ma ho la fortuna di avere un sacco di persone su cui poter contare e qualche giorno libero riesco sempre ad averlo. Nonostante tutto ciò la mia vita è più ricca: ricca di emozioni, di risate, di orgoglio e anche di problemi ma ne vale pena!

(foto G.Pisotti)

(foto G.Pisotti)

Se qualcuno mi dicesse che vorrebbe iniziare a tenere le capre sarei molto contenta. Mi piacerebbe molto avere qualcuno con cui parlarne e magari trattare qualche esemplare. Qui le abbiamo in pochissimi.
Il Mondo dell’allevamento, soprattutto in città, adesso è visto in modo molto superficiale, se non, purtroppo, trascurato del tutto. Vige un’ ignoranza generale da far gelare il sangue. Secondo i pensieri odierni, chi alleva è ignorante e sfigato. Il problema è che non capiscono che se tutti noi smettessimo il pianeta non potrebbe andare avanti. Ma vaglielo a spiegare ai vegani che spopolano su Facebook. E’ una battaglia persa! Certo è che se un giorno scoppierà qualcosa, noi sapremo sopravvivere, loro no.

(foto G.Pisotti)

(foto G.Pisotti)

Ogni mia capra ha un nome come lo hanno avuto tutte quelle che sono passate nella mia stalla. E’ una tradizione di famiglia: anche le vacche di mio zio hanno un nome e ne avrà avute quasi un migliaio in tutti questi anni. Certi nomi ti vengono d’istinto, in base alle caratteristiche dell’animale mentre per altri è più difficoltoso.
Il mio prossimo acquisto sarà il cane da pastore. Sogno di riuscire ad addestrarlo nei migliori dei modi ed essere un tutt’uno con lui e le capre. Oramai io ho un legame con gli animali. In qualsiasi parte del mondo io andrò loro saranno la prima cosa che noterò. Senza di loro, sono vuota. La passione non la puoi gestire, fa parte di te.

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Emozioni

Come molti di voi sapranno, dal novembre del 2015 sono anch’io “un’allevatrice”. Che parolona! Però le normative esigono che, indipendentemente dal numero di animali allevati, si seguano certe procedure. Così, prima di portarle a casa, ho dovuto ottenere un codice di stalla per la struttura che le avrebbe ricoverate, un numero identificativo del mio allevamento. Sta poi a me scegliere se averne due, dieci, cinquanta o più!

Le capre erano quattro, sono diventate cinque quest’autunno, grazie ad un regalo. Non sono per me un mestiere, sono un passatempo (un piacevole impegno!), una passione, una fonte di ispirazione letteraria e fotografica e molto altro ancora. Prendersi cura di qualsiasi animale insegna molte cose, aiuta a crescere, è uno stimolo in determinate situazioni. Ciascuno vive questa “esperienza” a modo suo, ma raccogliendo interviste e testimonianze per il mio prossimo libro, ho anche avuto modo di confrontare il mio rapporto con questi animali e quello delle persone che via via incontravo.

La scorsa settimana, esattamente nei giorni attesi, c’è stato il periodo dei parti. Erano tre le capre gravide, di cui due al primo parto. L’anno scorso invece solo una capra era gravida, mi aspettavo la nascita per una data e invece era avvenuta quasi una settimana prima, così me l’ero addirittura persa, ero arrivata a casa quando il capretto era già in piedi, quasi asciutto e con la pancia piena. Tutto bene, ma meglio essere presenti in questi momenti delicati! Nel caso della prima nata della stagione, la madre ha iniziato ad avere comportamenti “anomali” nel pomeriggio. Alla sera ancora nulla. Dopo un’ultima visita notturna in stalla sono andata a dormire, puntando la sveglia ben prima dell’alba. Sono arrivata al pelo per salvare questa piccolina, appena nata. Infatti la madre l’aveva appena partorita e stava cercando di ucciderla a testate. Ho dovuto allontanarla dopo averle pulito il muso per esser sicura che potesse respirare, poi ho spostato la madre, ho cercato di tranquillizzarla e, con molta attenzione, le ho fatto “accettare” il capretto. C’è voluto un po’ di tempo, ma finalmente ha smesso di picchiarlo ed ha iniziato a leccarlo. Oggi è la più amorevole delle madri.

Ciò comunque ha contribuito a rendermi più apprensiva in attesa dei due parti successivi, che erano previsti dopo alcuni giorni. Fortunatamente entrambi sono avvenuti nel primo pomeriggio. Un conto è leggere sui manuali, un conto è osservare dal vivo come si comporta la capra nelle ore precedenti. Non ha voluto seguire le altre al pascolo ed è tornata alla stalla. E’ entrata ed ha cominciato a scavare con le zampe una “tana” nelle foglie della lettiera. Poi comunque ogni animale ha il suo comportamento. Bisou ha partorito senza coricarsi, il capretto era molto grosso, così ho dovuto aiutarla.

Come tutti gli erbivori, che in natura devono essere in grado di sfuggire al più presto ai possibili predatori, stimolato dalle leccate della mamma, dopo poco tempo il capretto era già in piedi. E’ fondamentale che succhi il colostro già nelle prime ora di vita, sia perché è il primo alimento che gli darà forza ed energia, sia perché così assimilerà gli anticorpi che che costituiranno le sue difese immunitarie.

L’ultimo parto era previsto per il giorno dopo, e così è stato, nuovamente nel pomeriggio. Si trattava della capra più vecchia del gregge, in teoria quella per cui bisognava preoccuparsi meno rispetto alle primipare, invece ho dovuto chiamare un amico per aiutarmi. Il travaglio andava per le lunghe e temevo il capretto potesse essere mal posizionato o soffocare. Forse se l’avrebbe fatta da sola, alla fine, ma è stato meglio così. Anche in questo caso è nato un capretto grosso e… di un colore totalmente inaspettato! La mia stagione dei parti era quindi terminata e potevo iniziare a godermi i capretti. Non potevo però non pensare a chi di animali ne ha molti molti di più! La mole di lavoro, l’impegno, la stanchezza a fine giornata…

Per chi questo è un mestiere, c’è comunque l’attesa per il periodo delle nascite, ma le emozioni sono differenti. C’è chi non perde il legame con il singolo animale, chi vive con apprensione ogni singolo momento, poi con gioia, soddisfazione (o anche dolore e rabbia quando qualcosa non va per il verso giusto). Ovviamente io posso permettermi di godermi di più tutto il contorno. Nell’immagine vedete le due primipare, Chocolat e Bisou, che escono per la prima volta al pascolo insieme con i loro capretti. Si annusano, quasi debbano ristabilire i contatti e ridefinire le gerarchie.

Che dire poi delle “sorprese”? Conosci il colore delle mamme, sai qual era il becco… ma poi la genetica fa i suoi scherzi e nasce un capretto di un colore totalmente imprevedibile! Per chi alleva capre di razza, manca questo aspetto: le Saanen devono essere bianche, le Camosciate marroni con la striscia nera e così via. Con la Valdostana, le colorazioni del mantello sono quattro (castana, nera, serenata e cannellata), ma vi possono essere variazioni intermedie. Queste possono anche far escludere una capra da un’eventuale iscrizione al libro genealogico, ma non tutti puntano a questo obiettivo. Nel mio caso, quel che conta è la bellezza!

Parliamo poi del carattere. La capra, pur essendo un animale sociale che vive in gregge, soffre se costretta a stare da sola, ha comunque un suo carattere individuale ben marcato. Questo si è evidenziato in maniera particolare dopo il parto. Chocolat, che inizialmente voleva uccidere il suo capretto, adesso trascura la sua alimentazione al pascolo per non perdere mai d’occhio la piccola (che le da filo da torcere, essendo la più vivace e intraprendente del trio dei nuovi nati). Non la lascia mai sola, la controlla nei suoi giochi, la annusa, la lecca di continuo, la spinge con il muso. Guai se si allontana o se non la vede più. In quel caso, decide che il cane sia colpevole e lo insegue a gran carriera, lui fugge mugolando, mentre intanto la capretta dorme sotto una radice!

Hiver aveva già partorito altre volte: dov’era prima i capretti non venivano lasciati con le mamme tutto il tempo, ma solo per la poppata. Così lei non è particolarmente apprensiva o materna mentre è al pascolo. Quando le faccio uscire dalla stalla, lei va a cercare da mangiare. Solo quando è sazia allora può anche capitare che chiami la figlia. Questa così si trova a dover cercare compagnia altrove, ricevendo gran cornate dalle altre capre, che senza tanti complimenti, la scacciano in quanto la vedono come come una possibile ladra di latte destinato invece ai loro capretti. Nemmeno quando grida perché le fanno male sua madre si preoccupa di andarla a cercare. La povera Pastis segue me o il cane, ma comunque non resta mai indietro e, quando lo ritiene opportuno, sua madre la allatta senza farle mancare il cibo.

Per me il bello di avere le capre è anche poter godere di tutto questo. Emozioni, soddisfazioni, piacere personale, istanti di gioia e divertimento. Che dire del momento in cui Joli coeur si è prestata a fare la zia (lei quest’anno non ha partorito) ed ha sopportato per alcuni minuti i giochi e le capriole di Etoile sulla sua schiena? Ogni tanto si girava e si grattava con un corno la schiena, come se vi fosse stato un insetto fastidioso e non una capretta vivace.

Anche i capretti mostrano già i segni del loro carattere. Il maschio, Biscuit, mangia, dorme e ogni tanto gioca. Qui lui e Pastis stanno simulando una battaglia, a dimostrazione di come questo comportamento sia innato. Pastis sembra voler diventare una capra battagliera, aveva tre giorni di vita e già tirava indietro le orecchie, drizzava il pelo sulla schiena e affrontava il mio pugno come se si fosse trattato di un’avversaria. Meglio che non prenda troppo questo vizio con chi non è un suo simile, o potrebbe farmi passare dei guai dolorosi, quando sarà cresciuta!

Etoile ha l’argento vivo addosso. E’ la più dispettosa, giocherellona, salterina. Ogni rilievo è suo: un bidone, un tronco tagliato, un mucchio di terra, salta e corre fin quando non è stanca e allora si cerca un posto comodo e riparato dove dormire, con gran disperazione della mamma, come già detto. Con quel musetto non può non suscitare simpatia e pare aver capito di essere in un certo senso la preferita.

E così perché non approfittarne? Se io mi siedo a leggere mentre sono al pascolo, ecco che arriva di corsa e mi salta in braccio. Prima mi sale sulle spalle, mordicchia i capelli, annusa le orecchie, poi alla fine si accomoda in grembo e dormirebbe pure, non ci fosse la madre a belare e darle colpetti con il muso. Certo, le sto viziando, ma il bello è anche questo. Non terrei le capre, se non potessi passarci del tempo insieme in questo modo. Solo averle in stalla, andare mattino e sera a dar da mangiare in modo “meccanico” non fa per me. Le ho per godermele! Le capre sono animali che si prestano ad essere viziate e sono loro stesse a cercare il contatto con l’uomo. Meglio capre viziate e un po’ noiose, ma che si possono prendere in qualsiasi momento, per medicarle o per mungere, piuttosto che capre a cui non puoi nemmeno andar vicino in mezzo al gregge.

Ciascuno però resta al suo posto: non sono le grattatine ad un capretto a sovvertire l’ordine delle cose. Sono animali, dormono in stalla, mangiano fieno ed erba, vivono una vita da capre, mai mi porterei un capretto in casa (a meno di gravi problemi di tipo sanitario ed esigenze particolari). Sono capre e mi piace godermele come capre! Anche se non allevo capre come attività principale, so che verrà il momento in cui dovrò vendere degli esemplari: il maschio innanzitutto, spero di trovargli un posto come riproduttore in autunno, dopo la stagione d’alpeggio, altrimenti bisognerà castrarlo e poi macellarlo. Niente di sconvolgente, semplicemente uno degli aspetti dell’allevamento. Se non lo accettiamo, non dovremmo nemmeno iniziare ad allevare certi animali.

I miei genitori mi hanno trasmesso questa passione

Le bozze del libro sono sul tavolo dell’editore, o meglio, sono nel suo computer. Adesso mi dedico alla scelta delle foto, lavoro non da poco, visto l’immenso archivio che ho! Spero di potervi dare presto notizie rassicuranti sulla pubblicazione. Intanto, continuo a pubblicare le storie che ho ricevuto dal web. Nel caso di Davide, a dire il vero lo conosco anche personalmente, lui e la sua famiglia, avendoli incontrati più volte in occasione di rassegne e battaglie delle capre.

(foto D.Cattelino)

(foto D.Cattelino)

Abito nelle Valli di Lanzo, ho 20 capre e 20 pecore. Ho delle Valdostane (che porto alle battaglie delle capre), poi Fiurinà e Sanen, perché mi piacciono entrambe le razze. La mia prima capra è stata una capra Tibetana regalata da mio padre e mia madre (che anche loro insieme a mio fratello condividono questa mia passione) e avevo 12 anni. Oltre alle capre ho anche le pecore e qualche animale da cortile. Ho scelto le capre perché ho seguito le orme dei miei genitori che mi hanno trasmesso questa passione.

(foto D.Cattelino)

(foto D.Cattelino)

Della capra mi piace tutto, a parte quando scappano e mi fanno correre su per le montagne. La cosa più bella è stare al pascolo immerso nella natura. Le capre secondo me sono una gran risorsa perché mantengono il territorio pulito e in ordine. E’ un animale intelligente, furbo, affettuoso. I momenti più difficili incontrati in questi anni sono stati quando ho avuto una predazione da parte del lupo. Mi occupo io delle capre e, quando ce n’è bisogno, c’è anche la mia famiglia ad aiutarmi. Quando mi reco al lavoro e loro sono al pascolo le metto dentro al filar (le reti), quando invece sono a casa le pascolo in diverse zone sorvegliate da me e da Leda (il cane).

(foto D.Cattelino)

(foto D.Cattelino)

In questa immagine del 2015, a cui Davide tiene particolarmente, si vede tutta la famiglia alla premiazione della sua capra che, ad Usseglio, aveva conquistato il titolo di Regina. “Le mie giornate con le capre sono molto più piene ma molto più gratificanti. Se qualcuno mi dice che vuole inizare a tenere capre, gli rispondo che è una buona idea, però ci vuole molto impegno. Qui in valle ci sono diversi allevatori di capre, siamo in buoni rapporti, si organizzano le rassegne e le battaglie. Ogni capra ha un nome accuratamente scelto in base alla razza, al colore, alla simpatia e alla bellezza.

Meglio le capre degli uomini che bisticciano in tribunale!

Le bozze del libro hanno preso forma, si sono arricchite di tutti i contributi, le notizie, le interviste. Anche se sarebbe molto bello poter ascoltare sempre nuove storie, pian piano mi devo avviare alla conclusione della mia opera, inserendo anche i contributi ricevuti on-line. Invito quindi tutti coloro che si erano fatti mandare il questionario ad inviarmelo via e-mail, altrimenti pubblicherò la vostra storia solo qui e non sul libro.

Oggi cedo la parola a Fabrizio da Vasia (IM). “Tengo le capre per passione ne ho solo una decina. Soprattutto i miei genitori si sono chiesti molte volte da dove avessi preso questa passione, visto che loro non l’hanno mai avuta. O meglio, mio padre ha sempre avuto una capra, mia madre da bambina aveva anche la mucca, ma certamente non per passione. In paese un tempo ogni famiglia aveva animali, ogni famiglia faceva il fieno e viveva nei campi. Ora tutto è abbandonato, solo io ho questo piccolo allevamento e “faccio notizia”!! Quando ero bambino andavo dall’unica signora che aveva le pecore. Possedeva anche due capre ed io ero affascinato da loro. Andavo ogni pomeriggio all’ora della mungitura e provavo… poi la signora mi dava un po’ di latte per la colazione. Alcuni anni dopo mia sorella ha sposato il figlio di quella signora e quindi sono diventato uno di loro. Ogni domenica, quando l’impegno della scuola prima e dell’università dopo me lo permetteva, andavo al pascolo con lei o a raccogliere foglie nel bosco per usare da lettiera. Abbiamo recuperato alcuni prati e comprato l’imballatore per farci il fieno. Con gli anni l’allevamento ha cambiato un po’ le sue caratteristiche. Le pecore le abbiamo date via, a me non piacevano un granché. Ho aumentato invece il numero delle capre, ora ne ho nove.
Mi piacciono molto gli erbivori in genere: il mio sogno sarebbe tenere una mucca ma credo sia troppo difficile da gestire, visto anche il fatto che ho una famiglia con tre bimbi e dunque a volte si va in vacanza… Le capre posso lasciarle a mia sorella ma la mucca proprio no.  Allevo anche i conigli, sempre per passione!

(foto F.Viani)

(foto F.Viani)

Una passione che porta a fare delle scelte. “Ho fatto l’università a Genova, giurisprudenza. Ho anche fatto la scuola specialistica per avvocati, compresi i due anni di praticantato… Poi ho abbandonato con gioia questa strada: meglio le capre degli uomini che bisticciano in tribunale! Lavoro in una amministrazione pubblica. Ho una piccola azienda olivicola e coltivo gli ulivi per amore, così come tengo le capre. Concimo le piante con il loro letame. Con mia moglie abbiamo anche aperto un piccolo agriturismo: mia suocera cucina, io servo ai tavoli. Insomma, non ci facciamo mancare nulla!!!  Per noi la capra è una risorsa: grazie a loro tengo puliti i prati che faticosamente ho sottratto all’abbandono, così come alcuni uliveti. Mungo il latte due volte al giorno e faccio il primo sale e la ricotta. Al mattino alle 5 vado in stalla e poi porto il latte fresco ai miei tre bimbi per la colazione. Amano il latte, ma non il formaggio, preferiscono quello di mucca. Ovviamente non vendo il formaggio, mi capita di regalarlo a qualche mio amico, quando mi rimane buono!

(foto F.Viani)

(foto F.Viani)

Mi ricordo un anno eccezionale per i parti: tre capre dieci capretti!!! Due capre hanno partorito tre capretti ciascuna, una ne ha fatto quattro!!! Tutti in splendida salute. Non è mai più successo!!! La cosa più originale per me è come una vecchia signora del piccolo paesino in cui abito possa aver influito così tanto sulla mia vita. Quando ero piccolo non vedevo l’ora di andare da lei in stalla, non mi interessava del pallone o degli altri bambini. Volevo andare dalle capre e basta. E poi la casualità a fatto si che questa signora sia entrata nella mia famiglia… questo è fantastico! Con lei ho condiviso un sacco di cose, è come una seconda mamma! Qui non ci sono altri allevatori di capre. Mi sono cercato alcuni contatti con altri appassionati. Grazie al tuo sito “Pascolo vagante” sono rimasto amico di Marta e Luca di Sambuco, andiamo spesso a trovarli e sono in contatto con loro! 

Grazie a Fabrizio per la sua testimonianza, mi aveva già scritto tempo fa per raccontarmi la sua passione, ben prima che iniziassi le ricerche per il libro. Aspetto le vostre ultime storie, devo chiudere le bozze al più presto per i tempi tecnici necessari alla pubblicazione…

Penso sia stato un colpo di fulmine tra me e questi animali

Storie di capre e caprai… Un mondo particolare, quello delle persone che si “innamorano” delle capre. Tra di loro c’è anche Debora, da Migiondo una frazione del comune di Sondalo in Valtellina, operaia in un’azienda di tecnologia medica, ma allevatrice per hobby di 40 capre  di razza Frisa (e alcuni incroci). Lei li definisce animali “da compagnia”, ma quaranta capre sono un’impegno non da poco, oltre una compagnia!

(foto D.Ricetti)

(foto D.Ricetti)

Ho scelto questa razza perché è la capra che è nata proprio nelle mie zone, originaria di qui.. e poi l’ho scelta per la forza e la struttura e la bellezza e l’eleganza che questa capra possiede. La mia prima capra mi fu regalata quando avevo 6 anni, era una tibetana, le altre sono arrivate quando avevo 9 anni… Erano 5 frise, che mio papà ha dovuto comprare per poter costruire un fienile… e da li è nata la mia passione.

(foto D.Ricetti)

(foto D.Ricetti)

Ho un paio di pecore, un cavallo, e un pastore tedesco. Ho scelto le capre per l’amore che riescono a trasmettermi, perché non è un animale comune, non è il solito gatto o il solito cane o pesce rosso che sia, penso sia stato un colpo di fulmine tra me e questi animali. Sono scelte di vita, le capre mi hanno aiutato a crescere e a diventare ciò che sono ora.

(foto D.Ricetti)

(foto D.Ricetti)

Mi piace tantissimo in tutto perché tutto sommato è un animale favoloso e completo, non mi piacciono molto le capre senza corna, perché penso che le corna su una capra siano la cosa più bella. Secondo me è un animale poco apprezzato e considerato stupido, cosa sbagliata, essendo a contatto con loro da anni posso testimoniarlo e dimostrarlo. Momenti difficili? Tanti… soprattutto durante i parti, qualche brutta complicanza, quest’anno alcune hanno mangiato anche del veleno, per mia fortuna con qualche puntura per aiutarle a vomitare ce l’ho fatta a salvarle.

(foto D.Ricetti)

(foto D.Ricetti)

L’aneddoto più bello è stato quest’anno, 4 gemelli dalla stessa capra, sembrava non finisse più di partorire. Ho fatto alcuni formaggi, ma non lo faccio per quello, io tengo le capre più per passione e hobby, perché il mio lavoro non mi permette molta libertà. In azienda mi aiuta mio zio, quando faccio i turni c’è lui fortunatamente.  Avere animali è vita, una vita più grande, perché sai che dovrai pensare anche a loro. Riesco a staccare l’estate quando vanno sulle cime delle montagne. Ci sono molte cose da raccontare, ma penso che mandarti alcune foto sia la cosa migliore, così capirai il rapporto tra me e le mie capre.

(foto D.Ricetti)

(foto D.Ricetti)

Mi occupo di tutto in stalla, per la fienagione ho un aiuto anche da parte dei miei genitori. Pascolo all’aperto, ma i miei animali d’estate vanno a 2700 metri di altitudine da soli, non esistono pastori qui che le vegliano, si autogestiscono da maggio a ottobre.

(foto D.Ricetti)

(foto D.Ricetti)

La loro semplicità, mi è sempre piaciuto il loro carattere, diciamo che pur non avendo niente, loro mi danno tutto. Preferisco vendere le mie capre piuttosto che macellarle e fortunatamente, tramite internet ho un bel giro di clienti. Le capre sono una risorsa sicuramente, penso che bisognerebbe tornare a far fare questi lavori alla nuova gioventù di “risvoltinati”.  

(foto D.Ricetti)

(foto D.Ricetti)

Le capre possono essere animali “da compagnia”, a me personalmente danno molta compagnia, io le vedo come dei cani,perché sono talmente docili e attaccate a me! Le mie capre hanno tutte un nome, appena nascono riesco a capire subito come le chiamerò, altre invece hanno il nome delle mie colleghe di lavoro!!

(foto D.Ricetti)

(foto D.Ricetti)

Ci sono molti allevatori di questa razza, c’è molta rivalità,qui si fanno le mostre del paese, ci si invidia a vicenda per la capra più bella.” Anche quest’anno, alcuni giorni fa, a Grosio, Debora si è aggiudicata dei premi per i suoi animali. Se anche voi volete raccontarmi la vostra storia (che verrà anche utilizzata nel libro dedicato alle capre), scrivetemi e vi manderò il questionario da compilare.

Donne con la passione per le capre

Sta finendo la stagione delle rassegne, delle fiere, delle manifestazioni zootecniche in generale. Dovrebbe arrivare l’inverno, se le stagioni faranno ancora il loro corso come una volta, periodo in cui si stava a casa, si sistemavano gli attrezzi, si facevano mille lavoretti in attesa del riprendere le attività all’esterno. Era così un tempo, oggi sono cambiate tante cose. Non c’è più la coltre di neve che, per mesi, imponeva un “riposo” quasi forzato. E poi, chi alleva, spesso non fa soltanto quello, magari svolge attività di tutt’altro tipo, per vivere.

Nel corso delle ultime rassegne delle capre a cui ho partecipato, ho visto e incontrato anche delle donne: ragazze giovani, soprattutto. Altrimenti questo mi sembra un mondo un po’ maschile, specialmente poi quando si parla di battaglie delle capre. Ma è proprio così? Non del tutto, visto che nella finale di Locana è proprio stata una capra di Alessia, la ragazza nell’immagine, ad aggiudicarsi il titolo di regina.

Alle rassegne (qui siamo ieri a Vico Canavese) le allevatrici portano i loro animali per avere un riconoscimento del loro lavoro, della loro passione. Si sceglie, all’interno del proprio gregge, l’animale che si reputa il migliore e lo si sottopone all’esame degli esperti, che premieranno quelli che più rispondono agli standard di razza.

A Locana ho intervistato Eleonora, che ho poi ritrovato proprio a Vico, suo paese d’origine. “Prima le capre le aveva mia nonna, le ha sempre avute. Lei teneva le ciucche (senza corna) perchè le piacevano e poi per il latte, ne hanno di più. Quando io e la mia gemella eravamo piccole, ce ne ha comprate due, una a testa.

La nonna era famosa per i formaggi a Vico, non bastavano mai. Io adesso mungo solo un po’ in primavera, poi le mando via in montagna, a Felice in Val Soana. Lavoro al Bennet a Castellamonte, le capre sono solo una passione. A volte arrivo a casa dal lavoro alle 17, ma comunque le pascolo fino alle 19. Mio marito Giuseppe ha 60 pecore, ma anche lui fa altro, lavora in fabbrica. Quando le pecore sono giù, se ne occupa anche mio suocero. Le capre le porto alle rassegne di Locana e Vico Canavese.

A me le capre piacciono soprattutto colorate. E’ proprio solo una passione, perchè se uno guardasse tutto… andrebbe a fare altro!” Una soddisfazione, così come è una soddisfazione venire alla rassegna con i propri animali e ricevere anche un riconoscimento. Anche se la soddisfazione maggiore è il momento delle nascite, mi racconta Eleonora.

Ad entrambi gli appuntamenti c’era anche Marcella, ma lei alla passione per l’allevamento, unisce quella delle battaglie delle capre. “Io le capre le ho da due anni e mezzo, ma mio papà le ha sempre avute. Prima lavoravo in fabbrica, adesso sono disoccupata. Le ho prese perchè mi piacciono tanto.  Mi piace portarle alle battaglie, ho cominciato per gioco, un amico mi ha detto di portarle anche se era lontano da dove sto io, abito nel Biellese. Ne ho portata una a Carema lo scorso anno e si è subito qualificata per la finale di Locana. Avevo solo quella e si è qualificata. È stata una soddisfazione, venivano da me a complimentarsi gli allevatori che ne avevano tante!

Le capre le ho comprate. Loro sanno darti affetto. Io le vizio tanto. Quando faranno i capretti, le femmine sarà dura venderle perchè mi affeziono troppo. Mio papà dice che non è il lavoro per me, perchè mi dispiace poi dover dar via degli animali o mandare al macello i capretti. Vengo a queste manifestazioni anche per scambiare idee. Quello delle battaglie è un mondo soprattutto maschile, a parte qualche ragazzina giovane. A Locana ce n’erano due, Alessia e Sara. Io sono io… non c’è nessuno che mi aiuta! Probabilmente tanti uomini vengono alle battaglie, ma a casa le mogli badano alle bestie che restano in stalla. L’uomo così ha più tempo per queste cose. Ma se si ha tutti e due la passione, dovrebbe esserci la parità, essere presenti tutti e due insieme.

Ci va la passione comunque, anche allevando in questo modo

Dopo una realtà altamente tradizionale, dove l’allevamento è passione e quasi non comporta reddito, seguendo la mia guida, mi sposto di pochi chilometri per visitare un’azienda molto diversa. Lasciamo le pendici di Monte Bracco e ci inoltriamo nella bassa Valle Po, area ormai quasi totalmente frutticola. Meli, kiwi, piccoli frutti. E’ proprio tra i frutteti che c’è la stalla di Giuliano, nel comune di Revello.

Il titolare è appena arrivato da una riunione. Guardandolo non potrei definirlo un “pastore”, ma piuttosto un imprenditore. “Ho iniziato nel 2014 con le capre. Qui prima l’azienda era solo frutticola, ma mio nonno e mio papà erano margari, sono anche sposato con una margara. Qualche bestia per passione c’è sempre stata. Nell’azienda avevo un ricovero per gli attrezzi che era sovradimensionato, così ho deciso di fare un allevamento intensivo di capre. È stata una sfida per differenziare l’azienda, prima di iniziare ho visitato allevamenti di capre in tutta Italia.

Questo è un allevamento di capre da latte, la razza è la Camosciata delle Alpi. Non ci sono pascoli intorno alla stalla, gli animali mangiano fieno ed altri alimenti conservati. “Da giugno 2016 siamo certificati bio, tutta l’alimentazione è certificata, non usiamo mangimi OGM. Siamo anche un allevamento indenne CAEV e Scrapie. Questo è importante per la vendita di caprette ad altre aziende. Noi le prime quaranta le abbiamo comprate a Pavia, poi altre da Luisella Rosso a Bibiana.

L’obiettivo è di arrivare a 200, di più la stalla non può tenerne. Mungiamo e vendiamo il latte. Sono vestito così perchè oggi sono andato dal notaio. Con un’altra azienda caprina del Saluzzese abbiamo creato una cooperativa, la Biancoviso, abbiamo firmato proprio oggi l’atto costitutivo, per la vendita di latte di capra UHT biologico. I negozi dicono che c’è richiesta, ma fin quando non usciamo a gennaio con il prodotto, non si può dire. Vogliamo immetterlo nella grande distribuzione locale, dove adesso siamo già presenti con la frutta.

Una stalla moderna, animali di alta genealogia, ben tenuti, dotati di tutti i confort! Ma anche un modo totalmente diverso di concepire l’allevamento rispetto a molte altre realtà che ho visitato in questi mesi.  “Se abbastanza intensivo, era una forma di allevamento che dava un reddito più facile delle vacche da latte, per uno che deve iniziare totalmente da zero. Bisogna fare grossi investimenti, non ho problemi a dire le cifre. Già solo per la sala mungitura, ho speso 30.000 euro, mentre per un impianto per le vacche ce ne sarebbero voluti 100.000, per quello base. Solo di strutture, più di 200.000 euro di spese.

È un’altra concezione di allevatore, forse il tradizionale ha meno grattacapi di me, qui ti esponi tanto. Abbiamo diversi operai nell’azienda e uno si occupa solo delle capre. A lavorare così ti passano tutte le poesie, ma l’allevamento deve essere redditizio. Guardi la genealogia, la mammella, la resa. Ovviamente in un certo senso mi scontro con il mondo tradizionale, sono visto come un blageur (uno sbruffone)  ma a me tocca vestirmi da festa ben sovente per andare a gestire la mia azienda. Adesso con altri allevatori andremo in aereo in Francia a Capr’Inov, un salone esclusivamente dedicato alla filiera della capra da latte, una fiera specializzata. In Francia un allevamento come il mio è considerato piccolo.

Fuori dalla stalla, un appezzamento coperto di pannelli fotovoltaici, con pecore Ouessant ad occuparsi della “manutenzione” e dello “sfalcio”. “Le pecore mangiano gli avanzi di fieno delle capre e pascolano sotto ai pannelli. Ho anche delle Suffolk, sono ancora in montagna. Qualche animale in azienda comunque l’ho sempre avuto anche prima. La passione per le capre è un qualcosa di innato, ci va la passione comunque, anche allevando in questo modo. L’altra sera ho fatto la cena dei coscritti per i quarant’anni,  quando ho detto quel che facevo, una compagna delle elementari mi ha detto che già da bambino dicevo che volevo avere le capre!

Ho aperto gli occhi e ho visto capre

Era una giornata grigia e umida dalle mie parti, ma ormai avevo combinato per andare in Valle Po a vedere capre ed intervistare allevatori. Mi accompagna Giovanni, che conosce tutti e tutto… Così prima mi porta da un “allevatore tradizionale”, che già avevo incontrato alle fiere zootecniche. Siamo a Rifreddo e saliamo tra strette strade e borgate, ai piedi di Monte Bracco. Per fortuna lì c’era il sole e un bel panorama. Ci sono vacche al pascolo, piccole greggi di pecore, poi vedo più in alto le capre, appena sotto il bosco.

Parcheggiamo nel cortile della cascina e saliamo appena sopra, sui prati. Oggi Livio ha tenuto in basso le capre apposta per noi, altrimenti sarebbe stato su per i boschi a farle mangiare castagne. Monte Bracco è il posto delle capre, avevo già intervistato qualche mese fa una coppia di “famosi” allevatori che abitano sull’altro versante. Oggi ci sono ancora diverse famiglie che hanno capre, da queste parti, ma fino a mezzo secolo fa qui addirittura venivano a svernare centinaia di animali. “Monte Bracco le capre le manteneva anche d’inverno, è ben esposto, ci sono boschi. Si è andati avanti così fino a 45-50 anni fa. Partivano da Rifreddo per andarle a prendere fino in Val Pellice e venivano in qua con 5-600 capre, poi le davano alle varie famiglie, chi ne prendeva una, chi due, chi tre, spesso era gente che aveva già qualche capra sua. Quelli che le svernavano si prendevano in cambio il capretto.

Ho le capre da quando sono nato, ho aperto gli occhi e ho visto capre. Ho una foto che non cammino ancora e mi appoggio a due capretti. D’estate vado a lavorare, faccio qualche ora qua e là, d’inverno sto dietro alle capre. Sono trent’anni che le mando via d’estate perchè giù fa troppo caldo. Le mando al Lausun in Val Germanasca, dai Garnier.

Non solo capre, la passione è anche per le galline e per i colombi. Questa comunque è ancora una storia in cui la capra è soprattutto un piacere. Si vendono i capretti, ma “… se ne trovo una bella che mi piace, se me la vendono, la compro! La soddisfazione è avere una bella capra che ti piace più delle altre. Sono una passione, una passione che costa.” Dopo essere stata da Livio, Giovanni mi porterà in una realtà completamente differente, a pochi chilometri di distanza…

Una vera malattia

Nel mio futuro libro sul “mondo caprino” sarà doveroso dare un ampio spazio ad una realtà molto rappresentata sul territorio che conosco meglio… Certo, il resto d’Italia la potrà considerare una strana curiosità, ma tra Piemonte e Val d’Aosta, parlando di capre, c’è una vasta fetta di allevatori che tengono questi animali quasi esclusivamente per le “battaglie”. Passione nella passione, nata inizialmente tra gli allevatori di professione, oggi coinvolge quasi di più persone che praticano altri mestieri. Il numero delle battaglie è aumentato, ci sono state anche “fratture” e nascita di diversi comitati, ma ovunque si registra comunque un buon numero di presenze.

Ieri ero a Lanzo Torinese dove, nell’ambito della manifestazione “Animalanzo”, si teneva la finale regionale delle battaglie del circuito delle Valli di Lanzo. Una splendida giornata autunnale di sole caldo, visitatori e curiosi che si aggiravano tra gli animali. Non tutti quelli presenti erano destinati alla finale, dove si incontravano solo quelli che avevano via via passato le selezioni durante le battaglie precedenti, tenutesi nel corso dell’estate/autunno.

C’era anche la rassegna, dove venivano valutati e premiati i capi più belli (secondo gli standard di razza) di Valdostana e di Fiurinà. La razza fiurinà, recentemente riconosciuta e inserita tra quelle da tutelare, è tipica di quest’area. Possono esserci capi con corna o privi di corna, la caratteristica è quella della particolare colorazione del mantello.

In occasione di questa manifestazione, ho anche intervistato Christian, che da tempo aspettava una mia visita. Già in passato, quando stavo scrivendo il libro sui giovani allevatori, aveva voluto inviarmi un contributo. “Ho preso la prima capra 10 anni fa, si chiamava Stella. I miei nonni allevavano le mucche e avevano la macelleria, ma i miei genitori fanno altro. Ho preso la prima capra, poi altre, adesso ne ho solo sei, ho tenuto quelle a cui tengo di più, ma sono arrivato ad averne una quindicina.

La mia passione è principalmente per le battaglie, il mio grande sogno è avere la regina di prima categoria alla finale. Lo scorso anno l’ho fatta di seconda categoria. Purtroppo questa è un po’ tipo una malattia! Lavoro, faccio il giardiniere, ma il tempo libero lo dedico a loro. Ai miei non piace, ma se non ci fossero loro… Infatti mi aiutano abbastanza con i lavori, quando io non posso.

(foto C.Valesano)

(foto C.Valesano)

Alla fine ieri sera Christian non ha vinto la tanto agognata finale con Magia, ma la sua Speedy ha comunque ottenuto il primo posto tra le bime. “Le maggiori soddisfazioni sono quando vincono, però l’importante è che stiano bene. I giorni delle battaglie sono sempre agitato, inizio già un mese prima ad essere agitato, a volte mi viene anche la febbre, ma quello è perchè c’è una grande passione. Quest’anno per il primo anno sono venuto qui nelle valli di Lanzo e mi sono trovato molto bene. Qui si fa festa tutti insieme, c’è uno spirito diverso ed è bello così perchè alla fine è una giornata di festa e si viene per divertirsi. Con quelli del giro delle battaglie e gli appassionati di queste capre ci si si conosce tutti, è così che poi si comprano e si vendono gli animali.

Mi piacerebbe comprarne ancora, ma non ho il posto…

Qualche tempo fa vi avevo proposto (se interessati) di diventare parte di questo blog con le vostre storie, ma soprattutto di rispondere ad un questionario relativo alle capre (se le allevate, se siete appassionati), di modo da utilizzare questo materiale anche nel mio futuro libro. La proposta è sempre valida, se altri volessero aggiungersi. Il questionario è lungo e dettagliato, ma potete anche solo rispondere a parte delle domande, l’importante è che mi diciate perchè siete allevatori e, soprattutto, allevatori di capre (per passione, reddito, compagnia…)

(foto N.Pagani)

(foto N.Pagani)

Il primo a rispondermi era stato Nicola, dalla provincia di Verona. Mi diceva che lui, a dire il vero, è un allevatore di bovini, ma ci teneva a raccontarmi la sua storia, dove le capre non hanno il primo posto in azienda, ma…  “Ho un’azienda agricola di bovine, in lattazione sono 65, manze 30, vitellini 25 e 26 vacche da carne, 1 capra, per la maggior parte sono frisone e pochissime pezzate rosse, invece la capra e di razza saanen.

(foto N.Pagani)

(foto N.Pagani)

La capra che ho ha 5 anni ormai, me la regalata un mio amico pastore, mi piacerebbe comprarne ancora, ma non ho il posto dove metterle in stalla, D’inverno la stalla è piena colma… la mia passione me l’ha tramandata mio papà da tanti anni. Mi piace della capra che mangia spini grandi che le vacche neanche guardano, non mi piace della capra che qualche volta scappa, fa disastri!

(foto N.Pagani)

(foto N.Pagani)

Come momenti difficili in questi anni il prezzo del latte sempre in calo e i mangimi sempre più cari. E da qualche anno l’arrivo del lupo che comincia a far disastri. Come momenti belli nella mia azienda, sono parecchi anni che ho convertito l’azienda nel biologico, mi trovo bene. Ho 3 malghe 1 dove ho quelle da carne limousine e le altre 2 ci sono le manze e vitelle e vicino alla stalla ho i pascoli per le vacche da latte.

(foto N.Pagani)

(foto N.Pagani)

Le vacche le mungo mattina e sera , e il latte lo vendo ad un caseificio dalle parti di Treviso che lo trasformano il mozzarelle Bio. Nell’azienda lavoro io con mio papà e qualche volta viene mia mamma a darci un mano. Ci arrangiamo a fare tutto in stalla , invece nei prati per il fieno viene qualche volta anche mio zio.

(foto N.Pagani)

(foto N.Pagani)

 

Gli ultimi di aprile e tutto maggio nelle malghe e nei pascoli ci dedichiamo alla recinzione, aggiustiamo dove la neve d’inverno rompe, con filo spinato paletti nelle malghe. invece vicino a casa mettiamo filo della batteria. Quando ci sono problemi gravi con il bestiame contatto il veterinario, invece per la capra contatto il mio amico pastore. In azienda nel periodo invernale acquistiamo il maiale già morto e facciamo su il salame, ne facciamo  20 maiali all’anno su per giù.

(foto N.Pagani)

(foto N.Pagani)

Sono anni duri per gli allevamenti , ti danno contributi e tante altre cose per farti tirare avanti, però i contributi che passa la regione arrivano in tasca all’agricoltore dopo anni  e cosi  tante aziende chiudono per il mancato guadagno. Nella mia zona ho un amico che ha parecchie pecore bergamasche e una 15 di capre, e non lontano da lui una ragazza che ha una trentina di pecore brogne, e siamo in buoni rapporti. E’ la passione che ti fa andare avanti alzarsi tutte le mattine andare in stalla e cominciare la mungitura, qualche sera anche a notte fonda restare in stalla a dare una mano alla vacca che sta per partorire, sono piccole cose ma a sera ti riempiono il cuore. Se riesco a settembre a prendermi un paio di giorni di vacanza, vado sempre in montagna a vedere altre realtà altri tipi di razze di vacche diverse da quelle che ho a casa ascoltare cosa ti racconta un altro agricoltore.”

Se anche voi volete raccontarmi la vostra storia… richiedetemi il questionario… un grazie speciale agli allevatori di capre che parteciperanno!