Altri panorami

Sono appena tornata dal Trentino, ma ho ancora immagini delle settimane scorse da mostrarvi, quando invece ero stata in Veneto.

A Vicenza per un convegno, il mattino dopo mi sono alzata con una splendida giornata di sole. Che fare? Dove andare? Rientrare immediatamente a casa significava sprecare un’opportunità. Così, cartina alla mano, decido che l’Altopiano di Asiago potrebbe essere una buona meta. C’ero stata molti anni fa. A dire il vero proprio ad Asiago erano iniziate tante cose. Avevo partecipato ad un convegno sulle transumanze. Era forse il 2004, credo… In quell’occasione avevo presentato i miei primi passi nel mondo dei pastori vaganti ed avevo incontrato i contatti giusti che mi hanno aiutato per la pubblicazione di “Dove vai pastore?”.

Questa volta però sono lì solo di passaggio. La stagione è un’altra e non ho impegni ufficiali. Posso guardarmi attorno, un rapido giro prima di mettermi sulla (lunga) strada del rientro. La segnaletica è perfetta, così scelgo un itinerario ad anello che, in poco più di un’ora, dovrebbe consentirmi di vedere un po’ del paesaggio rurale intorno ad Asiago. 

Parlare di Asiago significa storia, la guerra, ma significa anche allevamento, formaggio. Questo paesaggio c’è grazie alle attività agricole. Gli spazi sono ampi, l’altopiano tiene fede al suo nome, così i prati si estendono a perdita d’occhio, inframmezzati da villaggi, stradine come questa, alberi da frutta solitari. Più in alto, i fitti boschi di conifere. Sarebbe ora di far fieno, ma le condizioni meteo instabili hanno rallentato la fienagione anche da queste parti.

Ci sono anche animali al pascolo. Si vedono stalle qua e là, non so se alle quote maggiori ci siano delle malghe, immagino di sì. Nel mio breve giro ho visto queste Frisone, vacche che solitamente non siamo abituati a veder pascolare all’aperto, tanto più in “montagna”, ma qui il territorio è molto diverso da quello alpino.

Accanto ad una cascina, un altro recinto con altre vacche da latte di razze differenti, tutte ad alta produttività. Non mi sono fermata a comprare l’Asiago al caseificio, non è il genere di formaggio che cerco, preferisco quelli di alpeggio, quelli non “industrializzati”. Però il gelato che ho assaggiato in centro ad Asiago, con latte di azienda agricola locale, aveva un sapore davvero buono e genuino.

Decido di proseguire scendendo verso il Trentino. Come dicevo, il tempo era ancora molto instabile, così una serie di violenti temporali, inframmezzati anche da grandinate, abbassano drasticamente la temperatura. Mi fermo per lasciar passare la parte più intensa della precipitazione, poi la strada mi porta, dopo chilometri di foresta, al passo di Vézzena, tra ampi pascoli e malghe appena ai lati della strada asfaltata.

Nonostante il freddo, il vento e i tuoni in lontananza, c’è comunque un discreto via vai di turisti in visita alle malghe. Leggo che, oltre all’acquisto dei prodotti, qui è possibile svolgere alcune attività ricreative e consumare pranzi e merende. Stiamo parlando di realtà molto diverse dalla maggior parte degli alpeggi delle Alpi Occidentali. Sarebbe sicuramente bello poter visitare meglio questi posti, ma le ore di viaggio per rientrare sono tante e così abbandono l’aria frizzante per sprofondare nella calura della Pianura Padana…

Appuntamenti e qualche foto

Un rapido aggiornamento con qualche appuntamento che potrebbe interessarvi. Questa domenica 23 agosto, in Val Chisone, la Fiera di Balboutet (Usseaux – TO). Dopo anni di parziale declino, si preannuncia una vera fiera, con la presenza di commercianti di bestiame e animali in vendita, oltre alle bancarelle di ogni tipo. Qui il programma.

Per il prossimo fine settimana, inizio ad informarvi che, anche quest’anno, sarò ospite a Frasso (VC), frazione di Scopello, Val Sesia. Sabato 29 agosto, ore 21:00, con la presentazione di “Pascolo vagante 2004-2014”. Ricordo che il volume fotografico con immagini di 10 anni di pastorizia è in vendita on-line qui.

A proposito di foto, eccone un po’ ricevute dagli amici. Un salto indietro al 2011, così ci scrive Leopoldo: “Un giovane Matteo Froner dell’agosto 2011 sotto alle “Cinque Torri” sulle Dolomiti. Solo quando l’ho conosciuto, molto tempo dopo, ho capito chi era. Ero salito sulla funivia del Lagazuoi e, scendendo, avevo visto questo spettacolo.

(foto L.Marcolongo)

(foto M.Verona)

Queste due immagini di capre invece risalgono al novembre del 2014 e me le ha mandate mio papà… Val Pellice, Castlùs.

Ancora Leopoldo: “Anche questo foto sono di gennaio 2010. Non so il nome del pastore. E’ l’ultima volta che sono venuti a pascolare sui miei campi (ho 5 ettari). Si vede la fila dei miei gelsi, quasi 50, piantati da mio nonno, ancora in buona salute.

(foto L.Marcolongo)

Serata, foto, appuntamenti

Della fiera di Favria con annessa Battaglia delle Reines, che si terranno domenica, ve ne riparlo prossimamente, che c’è un lungo discorso da fare… Per adesso iniziate a segnarvi l’appuntamento, sempre domenica 12, a Caselette (TO), Fiera di san Giorgio, dalle ore 9:30. Prima ancora, io vi aspetto venerdì sera, 10 aprile.

Sarò sempre da quelle parti, a Rivarolo Canavese (TO), per presentare “Pascolo vagante 2004-2014”. Ore 21:00, presso la sede CAI. Vi aspetto!! L’appuntamento successivo invece sarà a Quincinetto (TO) il 18 aprile.

Per le foto di oggi, ancora una volta grazie a Leopoldo Marcolongo. Si tratta del gregge di Corrado Andriolo a Grigno (TN), fotografato nell’ottobre 2014.

Grazie per le belle immagini. Allora vi aspetto alle serate di presentazione del libro e qua e là alle fiere, a presto!

Dal mare al Vanoi

A Canal San Bovo (TN) quest’anno si è tenuta la prima edizione di una particolare “festa della transumanza”. Organizzata in semplicità, ma ottimamente, è una festa vera e non una ricostruzione o un evento finto ad uso turistico. Ovviamente però lo scopo era far arrivare turisti a conoscere il posto e incontrare greggi & pastori. Il sabato sera, proiezione del film “La strada di Denis” e presentazione del mio “Lungo il sentiero”.

I pastori erano già sul posto almeno dalla sera prima. Infatti al mattino presto avevano aperto i recinti per far pascolare gli animali. La giornata sarebbe stata lunga. Anche se la transumanza passava comunque di qui per raggiungere i pascoli alpini, per la “festa” il gregge sarebbe transitato in paese e bisognava rispettare più o meno le tempistiche indicate sui depliant informativi.

I pastori coinvolti erano tre e si davano una mano a vicenda per far sì che tutte le attività previste avvenissero per il meglio, cercando nello stesso tempo però di svolgere i loro lavori quotidiani. Come prima cosa c’era la passeggiata con l’asino, con un’accompagnatrice che avrebbe portato un gruppo di turisti (i più volenterosi e mattinieri).

E così, tra storia del paese, antichi mestieri, racconti di terribili alluvioni, dietro all’asina e al suo puledro, che sembravano più che altro interessati a far ritorno dal gregge, ci si ferma nella casa di un appassionato, trasformata in piccolo museo della civiltà contadina di ieri. Il proprietario rapidamente spiega l’utilizzo dei principali attrezzi, poi la carovana riparte.

La tappa successiva è la tosatura. Il secondo gregge infatti è “parcheggiato” più a valle lungo il fiume e, con o senza la presenza del pubblico, sono iniziate le operazioni per spogliare le pecore dal loro vello. Anche in questo caso, niente di “artificiale”. Il pastore tosa sempre in questa stagione quando arriva qui, al suo paese. Per tosare le pecore, c’è una squadra di professionisti appositamente reclutati.

Mentre pastori ed aiutanti lavorano, per i turisti è stata organizzata una “colazione” con prodotti tipici. Pastorizia, ma non solo, da queste parti! Ecco allora i formaggi a latte vaccino, tra cui un formaggio di malga stagionato dello scorso anno.

Intanto il gregge si prepara alla partenza. Le pecore hanno pascolato lungo il torrente, il sole inizia a scaldare, arriva anche la RAI a girare alcune immagini che verranno poi trasmesse al telegiornale regionale della sera. Intorno alle pecore si aggirano fotografi, amici e curiosi, ma la gran parte del pubblico aspetta in paese.

Finalmente si parte. “Biagi”, il padrone del gregge, è andato a vedere dove condurre le pecore, quando torna ci si mette in marcia. Bisogna fare un giro per risalire a livello del paese, ma chi guarda dall’alto può vedere la lunga fila bianca che si snoda sulla strada. Gli altri due pastori, Candido ed Angelin, sono rispettivamente i padroni del gregge che viene tosato e di un altro gregge attualmente poco lontano. Per l’occasione, si danno una mano tutti insieme.

Ecco il gregge nel centro di Canal San Bovo, con lo striscione della manifestazione sullo sfondo. L’ottima riuscita dell’evento è stata aiutata dalle condizioni meteo. Faceva persin troppo caldo, specialmente per gli animali che dovevano camminare sull’asfalto a quell’ora.

Il cammino del gregge prosegue tra bancarelle, gente del paese, turisti e gruppo musicale chiamato ad allietare l’evento. E’ stata però con una certa sorpresa che ho captato alcuni commenti di persone residenti a Canal. Affermavano di non aver mai visto passare le pecore, in passato! I pastori in precedenza mi raccontavano di esser sempre transitati di lì per raggiungere l’alpeggio, ma ovviamente il tutto avveniva lungo il torrente, senza entrare in paese. Anzi, molti tratti della strada che conduce qui, addirittura vengono percorsi di notte.

Il pubblico guarda il gregge passare e non lo segue, restano tutti in piazza, magari vanno già a fare la coda per il pranzo. I pastori invece proseguono. Finito lo spettacolo, i saluti, gli applausi, torna il mestiere di sempre. Quello fatto di chilometri percorsi a piedi, di sole, di caldo, di polvere, di pioggia, di fango di freddo. Di orari che non finiscono mai. Ma quel giorno è comunque speciale e i pastori sono attesi come ospiti d’onore sotto al tendone.

Si passa il ponte e finalmente si può lasciare l’asfalto. Il caldo, arrivato all’improvviso, è davvero intenso. Gli animali camminano con la bocca aperta, bisogna condurli in un luogo fresco affinchè possano riposare e pascolare.

La strada porta ad un passo molto frequentato dai motociclisti. Sono numerosi quelli che hanno incrociato la transumanza, ma parecchi altri aspettano in coda al gregge, per poi ripartire facendo rombare i motori non appena questo libererà la carreggiata.

Il gregge viene fatto scendere in una cava/deposito di materiali. Tra nuvole di polvere, gli animali scendono verso il torrente. Il cielo è davvero limpido, l’estate sembra essere arrivata all’improvviso e le pecore, con questo caldo, dovrebbero già essere a quote maggiori. Mi dicono però che è normale transitare da queste parti in questo periodo della stagione.

Si torna in paese e c’è finalmente il tempo per fare un giro tra le bancarelle. Gli espositori sono stati scelti “a tema”, così per la gran parte espongono prodotti che, in qualche modo, hanno a che fare con la pastorizia e la valorizzazione dei suoi prodotti. Ecco ad esempio dei saponi al latte di pecora.

Numerose poi quelle che proponevano feltro, lana e altri oggetti derivati dalla sua lavorazione. Mi è rimasta una perplessità di fronte allo stand dove i cartelli certificavano la provenienza al 100% dalla Nuova Zelanda della lana impiegata per la realizzazione degli oggetti esposti! Una nota stonata, specie se confrontata con le locandine che spiegavano i progetti di recupero e valorizzazione delle lane locali.

Per finire, una doverosa visita alla mostra dell’amico Adolfo Malacarne, autore del libro “Transumanze“, appassionato conoscitore di questo mondo e amico di tanti pastori. Nelle sale dell’ecomuseo, erano stati esposti alcuni tra gli scatti più belli, tra cui anche immagini delle greggi e dei pastori protagonisti della festa.

Dopo il pranzo (per chi voleva, carne di agnello e capretto!), ancora un saluto a pastori e tosatori che, dopo una pausa legata ai tempi della manifestazione, avevano ripreso il loro lavoro. Tutto il gregge doveva essere tosato entro sera! La soddisfazione generale era tanta, anche chi si era adoperato per l’organizzazione iniziava a tirare un sospiro di sollievo, adesso che le attività previste erano terminate e gli ultimi visitatori si attardavano per pura curiosità. Complimenti ancora a tutti per il lavoro svolto e la buona riuscita della manifestazione.

Spostamenti

Dall’Alto Adige, mi sono poi spostata in Trentino. Il grosso del traffico era incanalato sull’autostrada, con il popolo germanico che, in occasione della Pentecoste, sciamava verso l’Italia. Così, risalendo per strade panoramiche e poco trafficate, ho anche avuto modo di imbattermi in qualche gregge.

Per esempio questo, che ho avvistato dalla strada. A dire il vero subito ho visto le reti tirate, poi dall’alto anche il gregge che pascolava lungo il torrente. Per raggiungerlo ho dovuto compiere un lungo giro, tanto che al mio arrivo le pecore erano già a ruminare nel recinto, sotto il sole caldo. Dopo scoprirò che si tratta di un “piccolo” gregge di un allevatore che ha anche bovini. Il gregge è sorvegliato da operai. Intanto io proseguo…

Lungo la strada vedo chiari segni del passaggio di un gregge di grosse dimensioni, ma fatico ad intuirne la direzione. Anche in questo caso solo successivamente saprò di chi si tratta e dov’è andato. Avessi già letto questo libro, l’avrei saputo! Per il momento mi accontento di godere del panorama e dei vasti pascoli dove la neve sta appena sciogliendo. A differenza dei giorni precedenti, qui non vedo animali al pascolo “fuori stagione”.

Finalmente ecco un gregge, quello che stavo cercando! Con questi sfondi, è facile scattare delle belle foto… Chiedo conferma al ragazzo che sta sorvegliando gli animali, le pecore sono quelle di Fabio. Siamo a San Martino di Castrozza e le Dolomiti in quella bella giornata di sole sono un panorama mozzafiato.

Fabio lo conoscevo dalle foto che amici ogni tanto mi inviano. E’ giovanissimo, fa il pastore vagante da tre anni. Questa sarà la sua prima estate da solo, prima aveva lavorato con altri pastori, invece in questa stagione condurrà il gregge su varie malghe aiutato solo da un operaio. Cambiano le valli, cambia il dialetto, sono altre le montagne, ma le storie, i problemi che Fabio mi racconta sono gli stessi di sempre.

Il gregge sta pascolando nel campo da golf. Il pastore mi dice che, dopo il passaggio delle pecore, verrà fatto un trattamento per eliminare le erbe rimaste. La stagione turistica estiva è alle porte, ma ora praticamente non c’è ancora nessuno. Lo spettacolo del gregge al pascolo è riservato a pochi. E poi forse il turista di queste montagne (così come altrove) non ama gli animali, il loro odore, i belati, ecc…

Mi sposto ancora e raggiungo Canal San Bovo, che sarà teatro della manifestazione “dal mare al Vanoi”. Le greggi sono già sul posto e ci sarà occasione di conoscere i pastori nel corso della cena, durante la quale, anche se a circa 500km da casa, si troverà il modo di parlare di conoscenze e amicizie comuni. Ma di tutto questo vi parlerò in seguito!

Uno strano modo di gestire l’alpe

Sono stata in Alto Adige, regione che conosco poco-nulla, fatta eccezione per i luoghi comuni e le immagini patinate da depliant turistico o trasmissione TV dove tutto funziona bene e alla fine si fa festa con la tavola imbandita. Certo, una realtà non rappresenta il tutto, ma comunque volevo raccontarvi l’esperienza che ho vissuto in prima persona.

La malga dove lavora il mio amico è in un vallone laterale. La strada asfaltata termina in una frazione, poi si prosegue o a piedi o con una bella pista forestale chiusa al traffico. Anche se sono in corso dei lavori per l’acquedotto, il fondo è molto migliore della maggior parte delle piste di accesso agli alpeggi piemontesi che conosco.

I pastori e i primi animali sono arrivati in alpe molto presto, già all’inizio di maggio. Le pecore ora, un mese dopo la salita, dovrebbero pascolare qui, a quote superiori ai 2000 metri. Come potete vedere, i pascoli hanno l’aspetto tipico della stagione… Cioè l’erba non c’è ancora! Sciolta la neve, compare quello che è rimasto in autunno. Pochi ciuffi di erba secca. E infatti il gregge, sparpagliato ovunque, bruca quel poco, pochissimo che c’è, impedendo all’erba nuova di crescere adeguatamente.

Negli ultimi giorni stanno arrivando i bovini. Vitelle e manze, da tener separate e confinate a quote più basse. Anche qui però l’erba è bassa. Potrebbe andar bene per il gregge… Poi, a distanza di qualche settimane, dopo la pioggia e con un po’ di caldo, allora potrebbero salire i bovini. Ma evidentemente le “usanze” sono differenti, da queste parti.

Aspettando il caldo… al mattino ecco la neve! Nella notte ticchettava sul tetto e, all’alba, tutte le montagne circostanti erano imbiancate. Un velo di ghiaccio copriva anche le assi all’ingresso della malga. Il pensiero corre subito alle pecore, che sicuramente non sono rimaste nella parte alta del vallone, ma saranno scese verso i pascoli dei bovini…

I bovini continuano ad arrivare. Quelli del paese, poi da comuni vicini o anche da altre zone dell’Alto Adige. Chi li porta con il trattore e la “biga“, chi con camion. Magari anche solo tre capi, magari di più. Qualcuno è già abituato al pascolo, ma certe vitelle sembrano non aver mai messo i piedi fuori dalla stalla e faticano a camminare. Anche le temperature notturne probabilmente non saranno molto gradite, per questi animali!

Mentre i pastori sono occupati con l’attesa dei bovini (a volte dura ore… perchè ti dicono di essere giù al mattino presto, ma i contadini si presentano alla spicciolata e così magari non finisci che nel pomeriggio, e poi magari ti tocca tornare ancora alla sera), le pecore si abbassano di quota e tocca di nuovo spingerle verso l’alto. Facevano gola i prati verdi… Ma questi sono destinati allo sfalcio più avanti nella stagione.

Forse almeno il caldo arriverà (in effetti dopo è arrivato eccome!), sulla malga e sul vallone splende finalmente il sole. La struttura è bella, ampia. Per i pastori c’è una parte di essa, poi l’edificio principale è adibito ad abitazione per il malgaro, che gestisce anche l’accoglienza ai turisti con attività di ristoro. Quindi vi è la stalla e i locali destinati alla caseificazione e cantina. Le vacche da latte dovrebbero arrivare entro un paio di settimane, per pascolare intorno alla malga dove la vegetazione è, come dappertutto, ancora molto scarsa.

Continuano gli arrivi di bovini, dovrebbero completarsi entro la fine della settimana. Un’altra stranezza è che gli allevatori locali giudicano negativamente i pastori da quando hanno saputo che… utilizzano i cani, sia nella gestione del gregge, sia della mandria. Vorrei sapere come penserebbero di spostare gli animali, senza l’ausilio dei cani! Specialmente le pecore, tutte sparse in gruppi e gruppetti sulla montagna! Per quello che ho visto, non vi sono nemmeno dirupi particolarmente scoscesi, dove gli animali spaventati dal cane potrebbero essere in pericolo.

Finalmente una mattinata da dedicare al gregge. Il pastore, che ha portato qui anche i suoi animali, riesce a richiamare le sue capre per controllarne lo stato e vedere che sia tutto a posto. Essendo io abituata a tutt’altro metodo di pascolamento, mi domando come si faccia a prendersi cura degli animali, in questo modo. Praticamente impossibile! Anche girando a piedi tutta la montagna ogni giorno, ammesso di riuscirci (e avendo il bel tempo).

Le pecore partoriscono nel corso di tutta l’estate. Così bisogna anche trovare gli agnelli neonati, marcarli e contrassegnarli con un orecchino dalla numerazione progressiva, di modo che a fine stagione, per ogni proprietario si dica: “Le tue pecore hanno anche l’agnello x, y, z, ecc…“. C’è da sperare che tutte prendano l’agnello e che non ne muoia nessuno, perchè avvicinare e catturare una di queste pecore è quasi impossibile, tanto sono selvatiche e poco abituate all’uomo. Qualcuna addirittura, vedendoti da lontano, fischia come i camosci, battendo il piede anche se non ha l’agnello piccolo!

La parte sommitale del vallone ha ancora l’abito invernale, ma qualche pecora è già salita fin qui a vedere se ci fosse qualcosa da brucare. I pastori sono stipendiati da una sorta di consorzio dei proprietari, a quanto ho capito. Ma il loro lavoro non sarà sicuramente semplice, quest’estate!

Incontriamo altri gruppi di pecore e pecore con l’agnello, separate dalle altre. Per me è inevitabile pensare cosa succederebbe qui se arrivassero i predatori, orso (presente in Trentino) e lupo (la Svizzera e i Grigioni non sono lontani). Sarebbe una strage! E dire che, in una realtà simile, con delle strade che si spingono anche abbastanza in alto e con malghe intermedie collocate lungo la valle, una gestione con recinti notturni non sarebbe impossibile. Anzi… Migliorerebbe i pascoli, ripulendoli dai cespugli, abbastanza diffusi in vaste aree, credo soprattutto per effetto di questo pascolamento libero e fuori stagione! Visto che non auguro a nessuno di dover convivere con i predatori, io però un minimo di gestione più accurata dell’alpe la farei a prescindere…

Ecco la malga per i pastori a metà della valle. Oltre a quella principale, questa e un’altra a quota inferiore completano gli edifici presenti sull’alpeggio. Altro che certe realtà dalle nostre parti… Dove in tutto il territorio hai solo qualche vecchia struttura in pietra ai limiti della decenza!

Alla sera, ennesima piccola transumanza. Appena fuori dal paese, vi sono dei recinti in legno, dove via via vengono chiusi gli animali portati dai proprietari, in attesa di accompagnarli poi sui pascoli. Probabilmente questi recinti serviranno anche per separarli a fine stagione. Ai pastori hanno detto che le pecore resteranno su fino all’inizio di novembre… Mi farò raccontare com’è andata la stagione e soprattutto come faranno a recuperare tutte le pecore sparse per la montagna! Altro che lavorare senza cani!