Tanta pioggia e poco sole

Le previsioni sono abbastanza concordi nel dire che domani avremo la neve. Quest’inverno da queste parti si è vista poco, quasi niente. Ormai siamo quasi alla metà di febbraio, il clima non è particolarmente rigido, erba ce n’è, quindi i pastori non la temono più di tanto. Anche perchè sarà per un giorno soltanto. Così sembra…

Comunque, giornate di sole nelle ultime settimane se ne sono avute ben poche. Per qualcuno la situazione è stata più difficile, perchè non tutti i prati sopportano la pioggia nello stesso modo. In pianura l’acqua sta lì, ristagna, quando va particolarmente male fuoriesce pure dai fiumi. Certe aree collinari con la pioggia sono ancora peggio, perchè la terra si trasforma in una massa vischiosa dove le pecore scivolano e sprofondano. Ma per fortuna ci sono anche colline dal terreno abbastanza sano, con prati poveri molto adatti allo scopo.

Di solito negli ultimi tempi le giornate hanno visto un grande uso di giacche impermeabili, ombrelli, sovrapantaloni e stivali. Con tanto fango da pestare per chi si trova in coda al gregge. E’ difficile pascolare in giornate del genere, bisogna trovare i prati giusti.

Eppure la pioggia continua a cadere e in montagna è tutta neve, ma solo a quote abbastanza elevate. Dev’essercene già una quantità considerevole e la cosa è positiva per integrare le riserve d’acqua e per il pascolamento estivo.

Fango, fango e ancora fango. Meglio non dover uscire da un terreno simile per poi mettersi in cammino sulla strada, in giornate simili. Per fortuna c’è questa stoppia a lato dell’asfalto e così la si percorre per raggiungere il prato dove si pascolerà alla sera e dove verrà predisposto il recinto. Un prato che non è stato sfalciato, con un materasso di erba secca che permetterà al gregge di riposare in condizioni migliori che altrove.

Per fortuna poi il tempo migliora un po’. Oggi addirittura c’è il vento, ma forse sarà quello che porterà il freddo e la neve… Comunque senza pioggia è tutto un altro lavorare. Togliere e mettere le reti senza giacche e ombrelli, caricare gli agnelli che non camminano sui mezzi al seguito, così è un po’ più semplice!

Il cielo qua e là presenta già nuvole che paiono primaverili, mentre il gregge si sposta verso altre zone di pascolo. Per attraversare il centro abitato, le ore centrali della giornata sono le migliori, quelle in cui c’è meno traffico. Meno disagi per la gente, ma i pastori faranno pranzo soltanto dopo, una volta che il gregge sarà sistemato nei nuovi prati.

Con la bella giornata, sciamano i ciclisti, in solitaria o a gruppi, e molti restano coinvolti dallo spostamento del gregge lungo la viabilità secondaria. Per fortuna nessuno si innervosisce troppo, anche se immagino che per loro non sarà piacevole tentare di schivare le tracce che il gregge ha lasciato sulla strada. Però non è possibile fare diversamente, quali sarebbero le alternative?

Il cielo torna a coprirsi, l’aria si fa più fredda. Il cammino è abbastanza lungo, ma ancora una volta il pastore deve muoversi a zig zag per correr dietro alle esigenze dei contadini, che hanno fretta di veder pascolato il loro prato, che hanno fretta di spargere il letame. Molti non hanno avuto pazienza e così giorni e giorni di pascolamento sono sfumati dietro al passaggio dei trattori con gli spandiletame.

La giornata volge al termine, ormai si nota già che le ore di luce stanno aumentando. Questo significa che i pastori poco per volta terminano il loro lavoro più tardi, la sera. Sarebbe bello che per un po’ non piovesse, che il terreno asciugasse e magari facesse pure un po’ più freddo. Invece dicono che domani arriverà la neve…

Maltempo e… notizie dal Veneto

Già qualche giorno fa degli amici dal Veneto mi avevano raccontato di un terribile incidente capitato dalle loro parti a causa del maltempo che imperversa. Oggi leggo questo articolo, con foto terribili che fanno male al cuore. Purtroppo gli amici mi dicono anche che l’articolo è incompleto e contiene diverse inesattezze.

(foto da ilgazzettino.it)

Si dice che il pastore “non c’era”, come se si trattasse di una negligenza imperdonabile, specie in giornate a rischio come queste. Invece, scrive Loris: “Il pastore non c’era perché era all’ospedale che stava male ha dovuto correr al pronto soccorso… e i capi morti sono molte centinaia di più!!! E il Livenza non si riempìe improvvisamente come uno tsunami!!! Tutto é successo perché alcuni km più in su hanno aperto le chiuse! E dovevano avvisare! Dovevano avvertire che lo facevano!! Adesso interviene anche Zaia… chissà sia in grado di concludere qualcosa… Posto che il suo comune di provenienza ha chiuso il passaggio ai pastori…“. Il tutto confermato da Marco, pastore locale che è intervenuto sul posto per dare una mano a salvare il salvabile. Proprio lui l’altro giorno scriveva così: “Non so da voi, ma qua e una settimana che piove e non si può andare da nessuna parte perchè è tutto allagato e anche io sono in un fiume, solo che qua c’è ghiai,a ma non dormo da giorni per l’ansia. Mettono pioggia fino a giovedì!

(foto L.Marcolongo)

Piove e non è facile. Chissà dove sono tutti quelli che romanticamente vogliono fare il pastore, in giornate così… Queste foto ce le manda l’amico Leopoldo, sempre dal Veneto. E non ci racconta solo storie di maltempo, ma ostacoli “burocratici” per i pastori. Come mai in Veneto si è arrivati a questo punto?

(foto L.Marcolongo)

Io non conosco direttamente questa realtà e vorrei che qualcuno mi raccontasse perchè “fioriscono” divieti per i pastori in tutti i comuni, come diceva sopra anche Loris. I pastori veneti sono tutti delinquenti? La gente del Nord Est è più intollerante? Spiegatemi voi, per favore!

(foto L.Marcolongo)

Quello che ho fotografato ieri è Matteo Froner di Valle dei Mocheni. Un altro pastore giovane, Fabio Zwerger di Lago di Tesero (TN), invece si è
fermato fra Bassano del Grappa e Marostica (VI) per evitare guai con i
Comuni del Cittadellese (PD). L’anno scorso era passato per il mio paese,
San Giorgio in Bosco e l’estate scorsa sono andato a trovarlo  a Malga
Bocche, Paneveggio, Pale di San Martino“, ci racconta Leopoldo.

(foto L.Marcolongo)

Leopoldo ci ricorda l’antichissima tradizione pastorale veneta: “Nel libro di Jacopo Bonetto “Le vie armentarie tra Patavium e la montagna”, che è stato pubblicato dalla Provincia di Padova in collaborazione con l’Università di Padova, vi si leggono molte cose e in particolare che:
a) il pensionatico e la connessa transumanza (relativa al periodo di ottobre
-aprile) sono antichissimi,
b) grazie a ciò Padova poté rimanere una potenza economica nel campo della lavorazione e commercio della lana (forse la più importante dell’impero romano), cosa che stava perdendo a seguito della colonizzazione del Veneto dopo il 100 a.c.

(foto L.Marcolongo)

Ci rammenta anche che esattamente un anno fa si era parlato di “corridoi verdi” per le greggi: “Creare veri e propri “corridoi verdi” per garantire nel territorio la transumanza di pecore e capre, accompagnando un settore antico che resiste alla modernità e che anzi è foriero di innovazione e persino di nuova occupazione, soprattutto nelle zone montane. E’ la proposta dell’assessore regionale all’agricoltura per agevolare la pastorizia, una attività agricola che di fatto è stata la prima dell’umanità, che l’ha sfamata e che anche oggi ha una sua ragione di essere, come tradizione ma anche come economia.
Il principale nemico delle greggi è oggi la cementificazione del territorio,
unita alla burocrazia – ha ricordato l’assessore – fattori che spesso
ostacolano o impediscono il transito dalla pianura all’alpe delle greggi,
che in questo modo possono nutrirsi di mangimi naturali secondo una pratica che asseconda il ritmo di vita di questi pacifici animali. La pastorizia è un’alternativa ai tradizionali allevamenti confinati e intensivi e dovrebbe
essere per questo incentivata, anche a fronte di persone che abbandonano
altre promettenti attività per dedicarvisi. Asfalto, barriere e altri ostacoli fisici o amministrativi contrastano i tradizionali percorsi, per lo più lungo i corsi d’acqua, costringendo i pastori a “tappe motorizzate” laddove invece abbiamo il dovere di tutelare la naturalità in un settore che offre produzioni golose e apprezzatissime dai buongustai e dai turisti.
In Veneto si contano circa 60 pastori che compiono le lunghe traversate di
terra, provenienti in parte dal Veneto e dal Trentino Alto Adige, ai quali
si aggiungono altre decine di operatori del settore che compiono tratti più
brevi. Il patrimonio zootecnico è costituito da oltre 55 mila pecore e quasi
17 mila capre, per un totale di poco meno di 72 mila capi: una frazione
inferiore all’uno per cento del totale italiano (oltre 9 milioni di capi), ma non per questo non meritevole di attenzione.” (comunicato stampa Regione Veneto)

(foto L.Marcolongo)

Anche in Piemonte più o meno c’è una sessantina di pastori vaganti, anche qui ci sono problemi con alcuni comuni. Possibile che non si posano trovare delle soluzioni? Così conclude il suo scritto Leopoldo, senza far giri di parole: “Purtroppo non so come il Veneto abbia potuto allevare invece delle pecore, una classe dirigente, rozza, ignorante, insensibile e con la memoria corta. Dov’è finito il film di Ermanno Olmi “L’albero degli zoccoli?”. Dove sono i valori del Veneto?
Fuori dal Veneto siamo visti ed abbiamo  una nomea di evasori fiscali, senza valori, unicamente attaccati ai soldi ed infarciti di ideologie e luoghi
comuni, quali quelli di caccia al diverso, allo straniero, agli zingari,
dimenticando o forse ignorando quanto hanno sofferto i nostri emigranti.
C’è stata da noi e non solo da noi, una mutazione perniciosa e  pericolosa,
lasciando sulla strada non i residui del passaggio delle pecore ma  le
virtù, cioè le caratteristiche che i veneti nel mondo hanno portato e
tramandano ancora  con onore, orgoglio  e sacrificio.
Tutti vogliono il biologico, ma cosa c’è di più biologico di un gregge?
La transumanza delle vacche non sporca la strada?
http://www.mp2013.fr/transhumance  In Francia si fa festa, in Veneto si
fanno ordinanze ridicole. Mettiamo le parti attorno ad un tavolo e finiamola con le buffonate illegittime di quei piccoli despoti dei sindaci.