Organizzare una festa della transumanza

Lo scorso fine settimana sono stata a Valcanale, frazione di Ardesio (BG), in Val Seriana. Erano mesi che i ragazzi del Valcanale Team si davano da fare per organizzare una festa in occasione della salita in alpeggio del gregge che montica su quelle montagne, un gregge famoso, dato che il pastore è Renato Zucchelli, protagonista del film “L’ultimo pastore”.

Non solo pecore. La prima delle due giornate di festa si è aperta con l’inaugurazione delle mostre: in una sala i campanacci da tutto il mondo di Giovanni Mocchi, nelle altre foto d’autore, antichi attrezzi, immagini di flora e fauna locali, immagini di pastorizia.

In piazza, mercatino con bancarelle di prodotti locali: salumi, formaggi di capra, gelati a km0, abbigliamento da pastore, oggetti di artigianato, un appassionato che scolpisce il legno e altro ancora. C’è però un problema, cioè pubblico abbastanza scarso, nonostante la bellissima giornata di sole.

Al pomeriggio è in programma la “fattoria didattica”. Due mucche, tre asini e qualche pecora vengono condotti nel giardino dell’oratorio per mostrare ai bambini (ma anche ai grandi) quali sono gli animali che vengono allevati. Purtroppo ormai è difficile vederli dal vivo anche quando si vive fuori dalle città.

Dimostrazione di mungitura con interesse da parte di chi si trova a passare di lì. Finalmente c’è un po’ di movimento, poi arriverà gente per la cena e il concerto della sera con gli Aghi di Pino. La domanda però riguarda il giorno dopo, la domenica. Ci sarà pubblico per la transumanza? Eppure è stato organizzato tutto così bene, pubblicità ne è stata fatta, perchè la gente è tanto restia a muoversi?

Domenica mattina il sole splende ancora più del giorno precedente. Salendo a Valcanale, le sagome che pubblicizzano la transumanza non possono non essere notate. Macchine ne passano tante, la gente sale a cercare il fresco in montagna, in pianura il caldo è soffocante.

Al mattino però di gente ce n’è ben poca, ma gli infaticabili ed entusiasti organizzatori, tutti giovani di Valcanale, non si fanno scoraggiare. Tutto continua secondo programma e, nel pomeriggio, è atteso l’arrivo del gregge, che pascolava in altre zone lungo il versante della valle. Vado incontro alle pecore per attenderle nel luogo da cui partiranno. Passaggio previsto a Valcanale per le 14:30, ma si sa che un gregge non può mai essere puntuale al 100%.

Si fa una tappa in questo grosso spiazzo parzialmente ingombro di legname. Un po’ di riposo per tutti, il caldo è torrido, il sole implacabile. Certo non è proprio orario da transumanze su asfalto, ma non si può fare la festa alle sei di sera.

Finalmente conosco il pastore, Renato, originario proprio di Valcanale. Il figlio Giovanni resta a badare alle pecore, altri vanno a casa per un pranzo veloce. Conosco così tutta la famiglia, ci si ritrova a parlare delle solite cose da pastori. Chiedo se è normale questo periodo per la salita, che a me sembra decisamente tardivo, ma mi spiega come appunto in precedenza abbia utilizzato altri pascoli lungo la valle.

E’ ora di partire verso Valcanale. Tutti i bambini salgono sugli asini (e in questo gregge non mancano!), vengono caricati gli agnelli e ci si può incamminare. C’è la macchina della Forestale che scorterà la transumanza, ma a quest’ora di traffico in salita ce n’è poco. Chi voleva cercare refrigerio è già su dal mattino.

E’ arrivata un po’ di gente ad accompagnare la transumanza, amici dei pastori, ragazzini, qualcuno scende dalle case delle frazioni lì vicino, altri invece sono appunto arrivati apposta per la festa, ma sono molto meno di quelli che mi sarei immaginata. Penso ad analoghe manifestazioni altrove e mi domando come mai, pur con la bella giornata, la manifestazione abbia attirato così poco pubblico.

Eppure è uno spettacolo, quello spettacolo che così tante volte vi ho mostrato qui. Quante volte la gente mi chiede di poter partecipare ad una transumanza… Non è facile farlo quando non è organizzata, perchè magari gli spostamenti si decidono all’ultimo minuto, perchè non tutti i pastori hanno piacere di avere visitatori intorno in quei momenti anche un po’ delicati. Questa era una transumanza organizzata, aperta al pubblico… e il pubblico quasi non c’è stato. Perchè?

Si sale lungo la strada e si arriva a Valcanale. La transumanza è aperta da due suonatori in costume tradizionale, ben fasciati nei loro calzettoni di lana. La gente saluta, sono persone del posto che conoscono i pastori: “Ti ricordi di me? Sono la mamma di…“. Le voci in dialetto richiamano il giovane pastore che apre il cammino del gregge.

Nel centro del paese sono state predisposte tutte le transenne, sia per “contenere” il pubblico, sia per far sì che le pecore non danneggino le bancarelle. Gente ce n’è, ma non quella che mi sarei aspettata. I ragazzi del Valcanale Team sono pronti ad armarsi di ramazze e ripulire la strada dopo il passaggio del gregge, così che nessuno abbia da lamentarsi e che sia tutto a posto per la processione che si terrà più tardi nel pomeriggio.

Ci sono già macchine di turisti che scendono (ma non li hanno letti i cartelli con gli orari?), dai finestrini si osserva con un misto di stupore e curiosità il passaggio del gregge. C’è da risalire sopra al paese e poi si farà una tappa. Siamo a 1000 metri di quota, ma il caldo eccezionale di queste giornate si avverte nettamente anche quassù.

Giovanni continua a guidare il gregge, con il pony tenuto alla corda al suo fianco. Me lo ricordo (ovviamente più giovane) nel film. Avevo già intuito allora, da alcune inquadrature, come fosse appassionato di questo mondo, di questo mestiere. Anche vedendo lui non avevo apprezzato la scelta del titolo. Renato non è l’ultimo pastore a girare intorno a Milano, meno che mai l’ultimo pastore in assoluto. Già solo tra i suoi figli c’è chi raccoglie il testimone e porterà avanti questo lavoro anche nel futuro.

Tutti patiscono il caldo, anche le pecore. Tra poco però si farà una tappa, tutti potranno riposarsi e rinfrescarsi. E’ dal giorno prima che sento parlare di un laghetto, ma non sono ancora andata oltre Valcanale, quindi non so bene cosa aspettarmi.

Qualcuno assiste al passaggio della transumanza restando comodamente seduto davanti a casa. Il programma diceva che si poteva accompagnare il gregge al Rifugio più a monte, accanto all’alpeggio. Ci sarà però qualche cambiamento dovuto al caldo.

Il gregge raggiunge il laghetto, affollato di turisti. Le reazioni sono molto diverse: c’è chi si allontana nel vedere le pecore e chi invece accorre. Soprattutto i bambini vorrebbero avvicinarsi, accarezzarle, toccare gli asini. Da una parte è un bello spettacolo vedere il gregge che si avvicina all’acqua, dall’altra è “interessante” ascoltare le reazioni del pubblico.

C’è chi, infastidito, preoccupato, addirittura spaventato, si alza e se ne va. Molti sono schifati da ciò che le pecore lasciano a terra dopo il loro passaggio. Un papà spiega la transumanza alla figlioletta: “Le pecorelle adesso vanno in montagna dove ci sarà una nuova casetta dove staranno al fresco.” Chissà perchè ci si preoccupa del concetto di “casa” e non di quello di “cibo”, che invece è l’esigenza primaria per gli animali? Non si sa più nulla del mondo rurale, dell’allevamento.

Le pecore, accaldate, vanno a bere al lago. Qualche agnello entra letteralmente in acqua. Tutta la scena è un vero spettacolo da apprezzare: adesso qui il pubblico c’è, ma ben pochi capiscono davvero. Sento addirittura chi si lamenta perchè è stata autorizzata una cosa simile “…proprio di domenica!!!

Molti scattano immagini: se non altro ci sarà qualcosa da condividere con gli amici, qualcosa di inconsueto da pubblicare sui social network appena scesi a valle, perchè quassù il telefono non prende… Le pecore iniziano ad essere spaventate dalla troppa gente intorno, dai bambini che gridano e bisogna faticare a spostarle, perchè la gente non capisce che deve togliersi per lasciarle passare. Anzi, qualcuno quasi si offende quando il pastore, preoccupato che gli animali possano spingersi ed ammucchiarsi, grida di spostarsi da davanti al gregge.

I pastori decidono di prolungare la tappa nel bosco. C’è qualcosa da pascolare, ombra e un fresco ruscello. Fa troppo caldo per affrontare subito la salita al rifugio, come da programmi. Io mi avvio comunque, altrimenti non ce la faccio con i tempi per salire, vedere un po’ di panorama e rientrare verso casa.

Mentre salgo alcuni turisti mi chiedono informazioni sulla transumanza. Qualcuno che aspettava le pecore in quota c’era, ma il cambiamento delle tempistiche ha fatto sì che la loro attesa fosse vana. Su in effetti l’aria è già più fresca. Si accumulano anche nuvole temporalesche in cielo. Accanto alla baita ci sono già delle pecore con gli agnelli, incustodite. Qui non c’è ancora il lupo, era passato l’orso, ma in questo momento rischi con grandi predatori sembra che non ve ne siano.

Sulla via del ritorno incontro il gregge che, lentamente, sta salendo. Anche gli altri turisti l’avranno incrociato lungo questa pista. Il posto è davvero frequentato, una gita breve per arrivare al rifugio, adatta a tutti, anche alle famiglie, poi percorsi più impegnativi spingendosi oltre.

Un saluto ai pastori, un augurio per una buona stagione, uno sguardo al gregge che, lentamente, sfila davanti ai miei occhi. La stretta pista è completamente invasa dalle pecore.

Pastori, aiutanti e qualche turista chiudono la fila. Questa è stata la transumanza a Valcanale. Vi è spiaciuto non esserci? Io mi auguro che gli organizzatori non si perdano d’animo e che organizzino una seconda edizione bella come questa (o anche di più!) e che a voi che leggete sia venuta voglia di partecipare, il prossimo anno!!

La fiera delle capre e dell’asinello ad Ardesio

Dopo alcuni anni, sono ritornata ad Ardesio, in Val Seriana (BG), invitata dagli amici della ProLoco per la Fiera delle Capre e dell’Asinello, giunta quest’anno alla sedicesima edizione. Mi raccontavano che all’inizio era nata quasi come uno scherzo di Carnevale, premiare la capra e il becco più belli, ma nel corso degli anni si è trasformata in una delle principali rassegne caprine, per lo meno a livello regionale.

Fin dal mattino arrivavano gruppetti di capre, caricate su ogni mezzo. Trailer, camioncini, ma anche auto non propriamente omologate per il trasporto animali! L’allevatore però si arrangia sempre e comunque, come può.

Qualcuno invece raggiungeva il padiglione della fiera a piedi. La fredda mattinata via via si stava animando, con gli animali che arrivavano, le bancarelle che venivano allestite e i primi visitatori che iniziavano ad aggirarsi per Ardesio.

Anche chi avrebbe realizzato le sculture con la motosega stava iniziano a sbozzare il legno, facendo emergere la forma di quella che sarebbe poi diventata una vera e propria opera d’arte. Non solo animali, artigianato e prodotti tipici, ma anche varie forme di intrattenimento per i visitatori, dal cantastorie al concerto pomeridiano.

Nel padiglione era anche tutto pronto per la premiazione dei vincitori della mostra. Campane che sono sempre un gradito riconoscimento. I due tavoli con le campane allineate fanno capire quanto sarà partecipata la fiera, infatti si sta allungando la fila dei mezzi in attesa di scaricare animali.

Essendo impegnata anch’io con la bancarella dei miei libri, mi concedo un giro veloce per la fiera quando ancora non c’è molta gente in giro. Il sole tarda ad arrivare sul fondovalle, tutti sono ben vestiti, cercando di ripararsi dal vento freddo. Ecco un banco di campane, campanacci e attrezzature varie.

Numerosi i banchi di generi alimentari, specialmente formaggi, salumi, farine da polenta, biscotti, dolciumi vari. Nonostante la crisi, questi sono ancora prodotti che, sulle fiere, vedono ancora un buon numero di acquirenti.

Visto che la fiera è “della capra”, non mancano anche i salumi prodotti con la carne di questo animale. Con buona pace del manipolo di animalisti esaltati che, nel pomeriggio, cercheranno di rovinare l’ottima riuscita di questa manifestazione.

Ci sono anche diverse bancarelle di artigianato di vario genere, più o meno attinenti al mondo agricolo/zootecnico. Non so nemmeno se sia ancora consentito dalle leggi fare il burro nella zangola tradizionale… Mentre ancora utilizzati sono i diversi sgabelli per la mungitura, se questa avviene a mano.

Ci sono anche i miei amici di Taglio Avion, con un ampio assortimento di abbigliamento “da pastori”, ma non solo. Giacche, mantelli, gilè, ma anche delle comode e resistenti camicie che non sostituirei mai con nessun tipo di abbigliamento “tecnico” e sintetico.

Oltre alle capre, ci sono anche gli asini, che forse attirano maggiormente i visitatori. Forse, per questo animale, si è perso parzialmente il concetto di come fosse una “bestia da soma”, presente a fianco dell’uomo per aiutarlo nei trasporti, ed oggi viene concepito soprattutto come animale da compagnia.

Ormai lo spazio della mostra è al completo per quello che riguarda gli animali. Più tardi mi diranno che sarà quasi impossibile aggirarsi tra i box, tanta sarà anche la gente. Capre di svariate razze, tra cui riconosco la Bionda dell’Adamello, le Orobiche, le Vallesane, la Frisa Valtellinese e altre ancora.

Queste immagini ci spiegano, se ancora ce ne fosse bisogno, quanto questa realtà sia sana e genuina. E’ una passione che nasce da bambini e si diventa adulti anche imparando a prendersi cura degli animali. Vi sembra questo un esempio di “…animali che vengono usati come merce di scambio dai pastori o per far divertire famiglie di ignoranti“, come proclamavano i vegani che hanno inscenato una manifestazione nel pomeriggio?

E’ veramente un peccato che i media abbiano dato più spazio alla quindicina di attivisti vestiti di nero, con i loro cartelli ed i loro slogan, piuttosto che alla vera notizia, cioè che la fiera è stata un grande successo, con migliaia di visitatori, numerosi partecipanti tra gli allevatori e appassionati giunti anche da altre regioni. Ho incontrato amici dal Trentino, dalla Liguria, dalla Svizzera…

Guardate quanta gente c’era in piazza e intorno al palco nel momento delle premiazioni delle varie categorie! In tarda mattinata infatti, sono stati fatti sfilare gli animali, suddivisi per categorie, per stabilire i primi tre a cui sarebbe poi stato assegnato il meritato premio.

Ecco le varie fasi delle premiazioni. Notate anche come gli animali siano stati spazzolati prima di salire sul palco. Altro che maltrattamento e spettacolo vergognoso! Chi dovrebbero vergognarsi sono le persone che urlano questi slogan, senza capire cosa significa allevamento e passione.

Non vorrete mica dirmi che questo ha qualcosa a che fare con l’allevamento intensivo, l’iper sfruttamento degli animali, le stalle lager, ecc ecc? Guardate la serietà e l’orgoglio di questo ragazzino… Espressioni molto più sane e genuine dell’odio fanatico che si legge sui volti esaltati dei manifestanti. Come ha scritto recentemente Michele Serra su Repubblica: “…essere vegani non è obbligatorio per legge. E’ una scelta. Rispettabile, come tutte le scelte, fino a che non diventa ragione di disprezzo ed esclusione nei confronti degli altri. La causa animalista è piena di ottime intenzioni e qualche buona ragione. Ma diventa odiosa quando viene brandita come una clava…“.

Chiudiamo in serenità con un po’ di musica tradizionale. Ancora molti complimenti alla ProLoco ed a tutti gli organizzatori che hanno saputo, negli anni, far crescere questa manifestazione, con l’augurio di poter continuare nei prossimi anni, magari addirittura con animali che vengono da altre regioni (ho sentito parlare di una rappresentanza dal Trentino, per la prossima edizione…).

Al pascolo con gli amici

Per i pastori non esistono giornate festive. Durante quelle che per molti però sono le “vacanze natalizie”, ho fatto visita ad amici in un’altra regione. Amici pastori.

Non ero mai stata da quelle parti. Siamo arrivate dal gregge partendo da casa a piedi e la mia amica via via mi mostrava tutti i prati che il gregge aveva pascolato nelle settimane, nei giorni precedenti. Praticamente prati quasi adiacenti che il pastore aveva potuto far mangiare andando di seguito, senza dover lasciare indietro nulla. Altro che in queste zone, dove un prato non lo pascoli perchè il contadino non vuole, un altro perchè passa poi un altro gregge, ecc.

Lì invece ogni pastore ha, o dovrebbe avere, una sua zona. Purtroppo ultimamente c’è chi non rispetta più queste antiche consuetudini, facendo nascere problemi sia tra pastori, sia con i contadini o comunque i residenti, che si lamentano per qualche danno, per qualche problema. Per fortuna invece, in quella mattinata del giorno di Santo Stefano, problemi non ce n’erano, la gente del paese veniva a vedere lo spettacolo e qualcuno ha anche portato un panettone o un pandoro ai pastori.

Finito di pascolare, dopo aver caricato i più piccoli tra i tantissimi agnelli, il gregge si mette in cammino verso un altro prato. Si attraversa una zona residenziale, tra muri, cancellate, siepi e strade laterali da cui può sbucare fuori un’auto. Lo spostamento è breve, ma nelle retrovie sono gli agnelli a far sudare non poco. Qualcuno si ferma, qualcun altro pensa bene di scappare all’indietro a tutta velocità e non è affatto semplice bloccarlo, catturarlo e recuperare la coda del gregge.

Nuovo prato, confinante con boschi e case ben protette da cancellate. Poi altri prati dall’altra parte del rigagnolo. E’ una zona di colline, verso il basso si intravede il blu del lago, intorno al quale il gregge è già stato. Meglio però allontanarsi dalle zone “cittadine” e soprattutto dalla popolazione cittadina, che si lamentava per escrementi delle pecore sulla pista ciclabile/pedonale che gira intorno al lago. I pastori hanno ai piedi gli scarponi, invece chi passeggia o corre, calza sgargianti scarpette multicolore che non intende assolutamente imbrattare di fango o… peggio ancora!

Non fa caldo, non fa freddo. E’ prevista neve per il giorno successivo, ma i dati sono discordanti sui centimetri che cadranno. Il gregge pascola tranquillo, anche per i pastori e i cani c’è un po’ di relax. Ognuno ha il suo metodo e i suoi orari nel gestire il gregge, per esempio in questo caso le pecore, sazie, vengono messe nel recinto prima ancora che venga notte. Il tutto ovviamente è favorito dal fatto che non si sia perso troppo tempo negli spostamenti, non c’è stato da tirare e togliere reti e i pezzi erano uno di fianco all’altro. Inoltre il pastore ha iniziato il lavoro al mattino molto presto.

Il giorno successivo in effetti l’aria della neve c’era ed in alcune zone è caduta, ma su quel gregge si sono solo visti pochi fiocchi che si sono poi dissolti rapidamente, senza causare disagi al lavoro dei pastori.

La neve stava appena iniziando a cadere quando, in un’altra zona, abbiamo incontrato questo gregge così variegato e variopinto. Pecore e bovini, tra questi vacche di razza Galloway e addirittura alcuni yak, che sicuramente non patiscono né il freddo, né la neve.

Ai pastori piace il freddo

Sono in Lombardia, ospite di un caro amico, che mi chiede cosa voglio fare quella domenica mattina. Che domande… si va a cercare un gregge, no? Anche se sono le sue zone e se il pastore lo conosce bene, non è immediato trovare chi stiamo cercando, complice anche una nuova strada, la BREBEMI, che taglia la campagna, la vecchia viabilità, le stradine tra i campi. A furia di girare e di chiedere, alla fine individuiamo le tracce del gregge e lo avvistiamo in lontananza.

I pastori hanno appena finito di dividere le pecore. Il grosso del gregge sta dirigendosi al pascolo, un gregge più piccolo è stato separato per essere poi spostato verso una zona collinare dove “pulirà” alcuni appezzamenti. Il cielo è grigio, ma non piove. Fango ce n’è in abbondanza e, nel recinto dove le pecore sono state ammassate per la divisione, non si sta in piedi. Siamo in piena pianura, distese immense di stoppie di mais alternate a campi di cereali.

Lui è Beppe, gestisce questo gregge insieme al fratello e rispettivi figli. Mi spiega un po’ come funziona il pascolo vagante da queste parti. La stagione in alpe finisce presto, verso la fine di agosto, inizi di settembre, sia perchè su finisce l’erba, sia perchè le pecore iniziano a partorire e allora stanno meglio in pianura, dove ci sono tutte le stoppie dei cereali da pascolare. Dopo, dall’inizio di novembre fino a febbraio, prima che mettano i liquami, invece ci si sposta nei trinciati e nelle stoppie del mais, come gli appezzamenti in cui il gregge sta pascolando ora.

Non si pascolano prati e non si spendono soldi per l’erba. Ogni pastore ha la sua zona, i suoi comuni tra cui spostarsi. “Adesso però servirebbe il freddo. I pastori stanno bene, con il freddo! Qui c’è quest’erba che… se gelasse poi marcisce e resta l’altra, che la mangiano bene e non fa male come questa. Le capre vanno là in quell’erba secca e la preferiscono! Dovrebbe gelare, invece piove e fa caldo, c’è fango e le pecore non stanno bene.

Ci sono numerosi agnelli, sdraiati tra i solchi della stoppia. Il vello un po’ infangato, riposano nella speranza che non riprenda a piovere. Beppe mi parla anche di come in Lombardia ai pastori sia stata data la possibilità di commercializzare legalmente gli agnelloni per la festa dei Mussulmani direttamente al consumatore finale. Piccole, ma importanti differenze tra Regioni…

C’è un ragazzo a dare una mano, Michael, giovanissimo appassionato. Viene dal pastore perchè gli piace, aiuta, è stato anche in montagna. “Dovrebbe finire di studiare, ma lui preferisce venire qui, dalle pecore! Mio figlio invece vorrei che facesse un’esperienza fuori, all’estero. Lavorare in un altro modo, perchè questo mestiere qui… Non so che futuro potrà avere, e poi la vita che si fa…

Continua il Festival del Pastoralismo a Bergamo

Il Festival del Pastoralismo a Bergamo continua a proporre eventi ed appuntamenti. Qui trovate tutto il programma dettagliato. Questo sabato però ci sarò anch’io! Qui! Sabato 29 novembre 2014 – Sala Viscontea dell’Orto botanico, Passaggio Torre d’Adalberto, Bergamo, ore 16.00, presentazione di “Pascolo vagante 2004-2014”. Domenica 30 novembre invece verrà proiettato il film “Fuori dal gregge”.

Giovanni Mocchi, tra gli organizzatori della manifestazione, ci invia alcune immagini. ” Gli strumenti dei pastori orobici: flauto in osso arcaico, corno pastorale sec.XIV (il più antico conosciuto in Europa), campanelle da pascolo del I sec. d.C. e campanacci da tutto il mondo in esposizione alla mostra Paesaggi sonori d’alpeggio .”

(foto G.Mocchi)

 

Queste invece sono le pecore del gregge transitato a Bergamo Alta nella giornata di apertura del Festival, il 24 ottobre.

(foto G.Mocchi)

Altre immagini: la “cucina” dei pastori.

(foto G.Mocchi)

Ecco infine la tosatura. Come vedete il pubblico è stato numeroso ed attento. L’augurio è che anche gli incontri culturali abbiano lo stesso seguito. Ricordo che, oltre a me sabato, dal Piemonte arriverà anche l’amico Silvio ‘d le cioche domenica… Con le sue campane! Spero di incontrare un po’ di amici lombardi sabato. Purtroppo l’orario non è molto “da pastori”, ma spero che ci siano poi altre occasioni successivamente.

Appuntamenti, iniziative ecc…

Questo è un periodo ricchissimo di eventi, per il mondo degli alpeggi, degli allevatori. In queste occasioni anche la gente che non ha niente a che fare con il bestiame può apprezzare i momenti più visibili di questo mondo, partecipando a fiere, manifestazioni, feste della transumanza ecc ecc. Gli eventi sono molteplici un po’ ovunque, vi riporto quelli che mi sono stati segnalati e quelli a cui parteciperò di persona.

Iniziamo con il prossimo fine settimana, che mi vedrà in trasferta ad Erbezzo (VR) in Lessinia, dove presenterò “Lungo il sentiero” venerdì 12 settembre. E’ vero che il mio romanzo è ambientato in Piemonte, ma la storia potrebbe essere accaduta ovunque nelle valli dell’arco alpino. Sono sicura che appassionerà anche gli amici del Veneto!

Il mio invito ad Erbezzo coincide con una manifestazione dalla lunga tradizione, infatti la fiera del bestiame è alla sua 107° edizione. Da segnalare però, al suo interno, la 1° rassegna concorso regionale della razza di pecora Brogna, sabato 13 settembre.

Segnalo poi questa iniziativa molto particolare. Ignoravo esistesse il campionato mondiale di mungitura a mano… invece, eccolo qui! Domenica 28 settembre a Lenna (BG), con ricchi premi in palio! Qui trovate tutte le informazioni ed il regolamento.

CERCASI VOLONTARI APPASSIONATI. Michele Corti invia questo appello. “Bergamo città e provincia (ma se sono milanesi volenterosi va bene lo stesso) per l’organizzazione di un grande evento popolare a Bergamo, la Prima edizione del Festival del pastoralismo e dell’alpeggio “Terre d’alpe”. Il programma prevede mostre, convegni, serate gastronomiche, musica, film, dimostrazioni artigianali, prodotti. Le pecore – una delegazione – passeranno lungo la Città Alta di Bergamo (e un gregge sotto le mura) munite di una nuovo modello di campana da ovini appositamente ideata per l’evento dalle ditta Camp di Premana e studiata dall’amico etnomusicologo Giovanni Mocchi di Pavia. Saranno esposti strumenti pastorali musicale di grande interesse mai esposti prima, mostra coltelli bergamaschi, ecc. ecc. ecc, presentazione di libri appena usciti. Sponsorizzazioni e patrocini degli enti ci sono (ringrazio il Comune di Bergamo per la grande disponibilità e sostengo e la Fondazione comunità bergamasca) ma i soldi sono pochi e ci si basa in gran parte sul volontariato di gruppi e singoli. Chi mi contatta con serie intenzioni di aiuto volontario via email  avrà il programma (ancora non divulgato dell’evento). Quando? 24-26 ottobre, ma con iniziative in anteprima e nelle scuole e tantissimo lavoro di preparazione. Cosa si può fare per aiutare? Tantissime cose: gestione pubblico, preparazione materiale, comunicazione. ASPETTO ALL’APPELLO GLI AMICI CHE CONOSCO E QUELLI CHE NON CONOSCO (DI PERSONA) michelecrt@gmail.com

Dalla Lombardia ci scrivono…

Mi ha scritto Linda, compagna di un pastore. “Io non lavoro con loro… vado quando posso ad aiutarli o semplicemente a ”far presenza” perchè mi piace il loro mondo. Mi piace la natura gli animali e la loro passione.” Voleva che parlassi anche di questa famiglia e del loro gregge, così mi ha mandato qualche foto e testi.

Cremona, terreno di sola ed unica bassa pianura, la svettante mole del Torrazzo, le dolci note di un violino, l’irresistibile profumo di una cucina rustica. L’artigianato Cremonese è caratterizzato dalle botteghe di liutai, specializzate nella produzione di strumenti ad arco, riconosciute a livello mondiale. Città che viene anche conosciuta come produttrice di dolciumi, con il suo famoso torrone.”

(foto L.Ruggeri)

All’interno di questa provincia lombarda ci sono pastori che lavorano ogni giorno con passione e che sfidano gli ostacoli delle innumerevoli strade trafficate che devono obbligatoriamente attraversare visto che, con un numero importante di animali, continuano i loro spostamenti quasi ogni giorno. Tra questi Annibale Gusardi ha utilizzato tutta la sua vita per loro. Per le pecore, assieme al perenne sostegno della moglie. Il suo pascolo vagante avviene nelle zone limitrofe alla città e ai comuni che essa comprende, per tutto l’arco dell’anno. Passione ereditata anche dal figlio, Roberto che come lui fin da ragazzino ha iniziato l’attività della pastorizia, ma a differenza del padre, la stagione estiva la passa in alpeggio.

(foto L.Ruggeri)

Quest’anno la transumanza è avvenuta in Valcamonica, accolta con una grande festa e alcuni amici pronti per aiutare nel paese di Sellero. Dopo un viaggio in camion, un pranzo offerto dal sindaco del paese stesso, inizia la lunga camminata verso i prati incontaminati dell’alta montagna scortati sempre dai cari compagni di lavoro: i cani.

(foto L.Ruggeri)

Dopo ore di cammino, si arriva ad un bel prato il sole è alto e scotta, le pecore entrano correndo nel sentiero e poi nell’erba calda, possono sfamarsi, riposarsi assieme a pastori, amici e conoscenti.

Grazie a Linda e buona stagione d’alpe anche a questa famiglia di pastori.

Gregge urbano

Volevo invitarvi alla lettura di questo articolo comparso nel 2012 su di un altro blog per ricordare la triste scomparsa di un pastore. Si chiamava Candido, non lo conoscevo di persona.

Piero Annoni Photography

Cenate Sotto, 5 Marzo 2012

Osservare un gregge di oltre 1200 capi sfilare tra le vie di Cenate Sotto, paese all’imbocco della Val Cavallina è ormai motivo di interesse e sorpresa, le persone si affacciano dalle finestre, le mamme avvicinano, ma non troppo, i piccoli ad animali visti spesso solo in televisione, le auto incredibilmente si fermano e senza alcuna protesta si fanno accarezzare le fiancate dalla morbida lana degli animali.

Candido

Sembrerebbe un quadretto felice e romantico ma la verità è ben diversa; in soli 8 anni tra 1999 e il 2007 la provincia di Bergamo ha visto ridursi la superficie  destinata all’agricoltura di ben il 7% mentre è aumentata di oltre il 12% quella antropizzata.

Urbanization

La conduzione di un gregge non è mai stata tanto ricca di difficoltà, ostacoli ed imprevisti come mi racconta Candido Rossi, un pastore nativo di Casnigo ancora innamorato del suo lavoro nonostante tutti gli…

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Una precisazione e altro

La prima segnalazione mi arriva direttamente dalla Comunità Montana del Pinerolese e invita gli allevatori a rivolgersi ai CAA autorizzati per la domanda per la difesa da canidi (vedi qui), in quanto le CM non hanno a disposizione tutti i documenti che l’allevatore deve allegare alla pratica, cosa che invece i CAA possono fare direttamente senza dover costringere il pastore a “perdere troppo tempo” tra gli uffici. Saranno i CAA a trasmettere il tutto alle comunità montane di riferimento. Prima di recarvi negli uffici, verificate quindi telefonicamente quale strada è meglio percorrere, per evitare di presentare una domanda non completa.

Per chi è rapido nelle decisioni, una comunicazione dell’ultim’ora. Riporto integralmente un comunicato stampa. C’è pochissimo tempo e bisogna affrettarsi…

Rosello: prorogate le iscrizioni del corso per aspiranti alpeggiatori

 È stato spostato a sabato 15 giugno 2013 il termine ultimo e non più rimandabile delle iscrizioni al corso di 120 ore intitolato “Operatore e casaro d’alpeggio”, organizzato dalla Scuola Agraria del Parco di Monza in collaborazione con ERSAF – Ente Regionale per i Servizi all’Agricoltura e alle Foreste.

La decisione è stata presa poiché il numero minimo degli iscritti non era stato raggiunto al termine fissato, quello dello scorso 17 maggio, ma anche a fronte delle segnalazioni di molti interessati che per vari motivi non avevano potuto completare l’iscrizione. Oltre alla proroga, infatti, anche l’intero programma è stato ridimensionato ed il corso, originariamente distribuito sulla durata di un intero mese, si articolerà invece nell’arco di tre settimane, dal 8 al 26 luglio. Ridotte anche da tre a due le settimane di tirocinio presso un’azienda agricola convenzionata. Infine, è stata ridotta anche la quota di partecipazione, portata ora a 800,00 Euro a persona (anziché i 1.000,00 Euro previsti dal programma originale) mentre rimane invariata la possibilità di beneficiare di una borsa di studio di 400,00 Euro da parte degli allievi che avranno seguito con profitto tutto il ciclo di formazione (ovvero con minimo 80% delle presenze).

Per poter partecipare al corso è necessario avere almeno 18 anni, mentre l’età massima è stata alzata da 35 a 50 anni. Il numero massimo di partecipanti è di 15 unità ma il corso verrà attivato solo al superamento del numero minimo di 10 iscritti. L’attività formativa verrà svolta presso il Centro Faunistico di Rosello, in prossimità di Monte Campione 2 (BS), in un ampio comprensorio pascolivo ricadente nel Comune di Esine ed appartenente all’Area Vasta Valgrigna. I principali argomenti delle lezioni, tenute da tecnici e professionisti del settore oltre che da operatori d’alpeggio, includono la gestione del bestiame; la valorizzazione delle risorse foraggere; l’apprendimento delle tecnologie casearie; la conoscenza delle vigenti normative oltre ad un approfondimento sulla multifunzionalità in alpeggio, ovvero alla cultura del territorio e dell’accoglienza, con lezioni sul marketing e sulla vendita dei prodotti, sull’ospitalità e sui servizi di ristorazione con la valorizzazione dei prodotti secondari del bosco e del pascolo ed attività didattiche finalizzate a comunicare e promuovere l’attività d’alpeggio. Alla teoria saranno intervallate puntuali esercitazioni pratiche presso le malghe riguardanti la gestione di bovini ed ovi caprini, la produzione di prodotti caseari di varie tipologie, il controllo delle produzioni, l’organizzazione di accoglienza di turisti e di presentazione della attività di malga.

La pre-adesione è obbligatoria entro il 15 giugno 2013: per iscriversi è necessario inviare l’apposita scheda, adeguatamente compilata e firmata, al numero di fax 039.325309 oppure all’indirizzo di posta elettronica segreteriaprof@monzaflora.it. Il modulo è reperibile sul sito www.montagnedivalgrigna.it e sul sito istituzionale di ERSAF, www.ersaf.lombardia.it. Il programma dettagliato del corso e le indicazioni per la logistica ed il materiale necessario (abbigliamento da lavoro e dispositivi per la sicurezza) verranno forniti a seguito dell’iscrizione.

Segnalo poi in ultimo l’ennesima serata di presentazione di “Di questo lavoro mi piace tutto”. Venerdì sera, 14 giugno 2013, ore 21:00, a Locana (TO)

Anni fa mi sono deciso a far rivivere le stalle…

Ogni tanto qualcuno mi chiede: “Come faccio per comparire sul blog?“. Semplice, scrivetemi e raccontatemi la vostra storia, mandatemi foto dei vostri animali, oppure chiedetemi di mandarvi delle domande a cui risponderete. Ovviamente, se non vi incontro di persona, non posso sapere se corrispondono a verità… ma io mi auguro sempre di sì! Recentemente ho saputo che una storia che avevo pubblicato su queste pagine ha avuto un finale inatteso, meno bello di quello che sembrava, e mi dispiace… Veniamo però a parlare di Gabriele.

Eccomi qui a raccontarti la mia storia, nella speranza che anche io possa dare a te e ai lettori un nutrito contributo alle nostre passioni. Come ti avevo detto sono un giovane ragazzo lodigiano, prima agricoltore e poi insegnante di lettere che ha sempre coltivato fin dalla più giovane età queste due passioni.
Provengo da una famiglia di insegnanti, anche se le origini sono contadine: infatti i nonni hanno sempre coltivato e allevato bovini da latte. La mia infanzia è passata sempre verso un incontenibile interesse verso gli animali più che la terra. Ho però anche studiato sempre perchè sono convinto che l’istruzione serve sempre. Ho fatto il liceo e dopo ho sentito che la facoltà di lettere era la mia strada. Appassionato di sia lettere classiche che moderne ho sempre anteposto gli studi a tutto. Ma ho sempre coltivato la mia seconda passione: l’allevamento.
Dopo l’università mi sono interessato della mia azienda agricola e diciamo che è stata veramente dura: la burocrazia in Italia è il mostro peggiore che credo, se non si abbia una passione innata, farebbe perdere ogni interesse…insomma avrei lasciato questa strada credo.

Invece con tanto impegno sono riuscito a sistemare esteriormente le strutture, la casa e anni fa mi sono deciso a far rivivere le stalle.
Ho deciso però di puntare su un piccolo allevamento di bovini autoctoni (brune alpine, grigio alpine, rendene, pontremolesi, varzesi e savoiarde), con duplice attitudine, e dedicarmi alla produzione di formaggi.


Ho però deciso di produrre formaggi di qualità sfruttando una bella amicizia con un ragazzo che abita a Ponte di Legno e che da generazioni produce un formaggio a mio avviso buonissimo: il Silter. Allora ho cominciato a spostare nel periodo estivo i miei bovini sulle montagne di Ponte di Legno e produrre formaggi d’alpeggio.

Ho sempre amato la montagna e sono sempre stato a contatto con animali. Passavo intere giornate nelle malghe e mi sono sempre letto ogni libro o articolo sui pastori e le loro tradizioni. Penso di avere esaurito le letture!
Dicevo che ho studiato lettere e come ti avevo spiegato alla mattina insegno (in un istituto tecnico a Lodi città). Il mio lavoro mattutino mi permette di gestirmi soprattutto nei periodi invernali. Ho un grande aiuto in azienda: è un signore che ha sempre lavorato in campagna e che mi aiuta nella gestione della stalla. Di lui ho sempre ammirato il suo sapere  “naturale”, frutto di anni di esperienza. Siamo molto attenti agli animali e, credimi, nasce un feeling con loro che a volte stupisce fin me.


MI hai chiesto perchè non ho fatto l’allevatore a tempo pieno… Penso che mi sarebbe mancato il mio fedele libro. Io a scuola cerco di trasmettere tutto ciò che con fatica ho imparato. Ed è la sensazione più bella vedere che i ragazzi imparino ciò che gli trasmettiamo. Il nostro lavoro, indipendentemente dalle solite frasi costruite, è molto importante per una generazione che ha bisogno più che mai di essere guidata….
E io cerco sempre di inserire dei collegamenti con la vita rurale, con la vita a contatto con gli animali. La letteratura mi permette di fare molti collegamenti in merito… e credimi che loro rimangono molto affascinati… Anche se non diventeranno pastori io credo sia utile insegnare a loro un mondo che ormai è diventato cosi lontano dal vivere comune ma che consegna ancora tante emozioni a chi ne fa parte.

E arriviamo ai miei pavoni. Come ti ho detto il mio sito, http://www.cascinadeipavoni.it, fa riferimento a questi animali. Ne ho una settantina di tutte le qualità anche quelli bianchi. Nella mia azienda ci sono sempre stati fin dai tempi dei miei avi. E io ho voluto portare avanti questa tradizione. Diciamo che per me sono sacri. Spero che tu un giorno possa venire a vedere le loro bellissime code.

Aprile è arrivato e anche se la primavera si lascia molto desiderare gli animali già sentono il profumo dell’erba… e non vedo l’ora di potergli mettere i campanacci e farle pascolare sui prati verdi di montagna.
Ho molti progetti per il futuro: so che ci saranno tante difficoltà, ma spero di realizzarli presto… Sto per avere il marchio biologico dei miei formaggi. Io penso sia una strada per il futuro…

E ora la domanda più difficile che mi hai fatto: se è più difficile fare l’insegnante o il pastore; penso che la risposta più spontanea e anche la più vera sia questa: se ciò che si fa viene dal cuore e si ha tanta passione ogni difficoltà scompare. MA se dovessi obbligatoriamente scegliere direi che è più difficile fare l’insegnante. Oggi insegnare è dura e il mondo sta davvero cambiando.”

(Tutte le foto sono tratte dal sito dell’Azienda agricola Bordonazza)