Troppe pecore? Troppi pastori?

Ieri ho letto un articolo on-line: siamo nella provincia di Udine e si parla di danni a causa dell’invasione delle pecore. “(…) era presenza gradita, momento simpatico. Negli ultimi periodi, però, la situazione è cambiata radicalmente. Le greggi, che provengono da Veneto e Trentino, sono diventate tre, quattro, perfino cinque: e si parla di 1.500, addirittura 2 mila pecore per volta che i pastori fanno passare e sostare senza criterio né attenzione su terreni che non avrebbero titolo a occupare (…)” Come mai, che interesse avrebbero tanti pastori a passare nello stesso posto? Commenta Verdiana Morandi: “Non scordiamoci dei miopi piani di gestione di sic e zps che bloccano l’accesso a certe aree “storiche” per la transumanza e costringono i pastori a mutare i loro percorsi… Chiaro e’ che nessuno va e riesce a mangiare dove è già passato un altro…

Dopo questa premessa, passo alle foto dell’amico Leopoldo, che spesso mi aggiorna anche sulla difficile situazione che pastori Trentini e Veneti incontrano in Veneto.  Immagini di marzo 2015.

Sempre Roberto Paterno e Sandra il giorno dell’eclisse e del passaggio sul
ponte del fiume Brenta fra San Giorgio in Bosco e Piazzola sul Brenta. Si poteva fare di meglio, però sai, le pecore avanzano e bisogna decidere in pochi secondi… farò meglio l’anno prossimo. Riguardo a questa foto è un fotomontaggio perché era impossibile mettere a fuoco l’eclisse e il gregge. Sono due foto contemporanee separate e montate.

(foto L.Marcolongo)

(foto M. Mahlknecht)

Qui invece siamo con Markus sempre nella primavera 2015. “Tanti saluti dal Livenza, un fiume tra il Veneto e il Friuli, mi trovo abbastanza bene, gente un pò cruda ma anche aperta a nuove persone e caratteri, seguo con piacere i tuoi articoli“.

(foto M. Mahlknecht)

Meduna al Livenza, aprile 2015. Anche per questa stagione Markus ha trovato impiego presso un pastore vagante. Buon proseguimento a tutti, io mi avvio alla conclusione (spero) della correzione delle mie bozze.

Nebbia dell’Est

Trasferta dall’altra parte delle Alpi. Ero in Friuli per presentare il mio libro a Pordenonelegge, ma i miei compagni di viaggio erano impegnati anche in altre manifestazioni, così io ne ho approfittato per cercare di vedere qualche realtà locale. Non avendo la mia auto a disposizione, purtroppo non ero libera di spostarmi a piacimento, ma i pastori si sono comunque prestati a farmi da taxisti e accompagnatori!

Così al mattino sono stata raccolta per la strada da Giancarlo, pastore che già avevo incontrato anni fa alla fiera di Rovato (BS). Dal Piemonte al Friuli, non ci sono problemi a trovare argomenti di conversazione quando si incontra un pastore. Sono giornate un po’ convulse, ultimi giorni in montagna prima di iniziare la discesa, inoltre c’è la vendita dei montoni per la festa islamica, ma io “non mi spavento”, so com’è il mestiere e… se posso dare una mano… Purtroppo il tempo non è buono. Da queste parti piove spesso, l’estate ha visto brutto tempo ovunque, ovviamente qui non ha fatto eccezione.

Quando arriva anche il figlio di Giancarlo, Emiliano, mi porta su alla malga, dove però la nebbia mi impedisce di godere del panorama, che tutti mi assicurano essere splendido. Riesco a malapena a scorgere tutto il gregge, di grandi dimensioni, con animali “tutti uguali”, selezionati accuratamente. Grande è la passione di questi pastori di origine appenninica, che una quarantina di anni fa sono venuti a cercare pascoli da queste parti, vi si sono stabiliti e hanno messo in piedi un’azienda veramente ben organizzata.

Dopo aver chiacchierato a lungo con il papà, pastore un po’ filosofo, pastore che guarda lontano, presidente dell’Associazione dei pastori transumanti del Triveneto, parlo con Emiliano, che mi racconta la sua storia. Inizialmente non lavorava con il padre, pur avendo avuto da sempre la passione per le pecore. Ora però gestisce uno dei due greggi sulle montagne friulane, greggi che si riuniscono in pianura.

La nebbia va e viene, ma il vento non riesce a predominare. Salgono su questa malga solo da qualche anno, se la sono aggiudicata non senza polemiche perchè, nonostante risiedano qui da anni, qualcuno forse li ritiene ancora “allevatori che vengono da fuori”. La malga è regionale, c’è una bella strada e bellissime strutture, in precedenza era utilizzata da (poche) vacche. La sera prima a Tolmezzo gente del posto mi spiegava che molte malghe restano vuote, specialmente quelle che non possono accogliere un grosso carico di animali. Anche da queste parti avevano cercato di infiltrarsi gli speculatori, ma sono riusciti a bloccarli e poi: “…le superfici non estese non fanno gola…“.

Solo per un istante si intravvede una cima. Rocce calcaree, come tutte quelle che stiamo calpestando. Un territorio diverso da quello a cui sono abituata. Siamo in Carnia, il confine è vicino, da una parte quello austriaco, dall’altro quello sloveno. Una terra povera da cui molti sono partiti, andando a cercare fortuna altrove. Invece questa famiglia di pastori è arrivata e risiede qui per qualche mese all’anno, tra la casa in Val di Resia e le malghe su in quota.

Mi ha colpito l’organizzazione di questi pastori. Abituata a vedere “arraggiamenti” spesso non proprio a norma di legge per trasportare gli animali, qui invece ci sono veri e propri mezzi speciali, sfruttati al meglio nella stagione di pascolo vagante. Sono davvero curiosa di tornare per incontrare questo ed eventualmente altre greggi in autunno/inverno e rendermi conto di come si lavori in pianura da queste parti.

E’ ora di pranzo e il gregge viene chiuso nella rete. Verrà riaperto nel pomeriggio. Qui non ci sono problemi di lupo, anche se ufficialmente dovrebbe essere passato, visto che altrove branchi si sono formati dall’incontro di lupi dalla Slovenia con lupi dell’Appennino. Però c’è l’orso, che in passato ha causato non pochi danni anche a questo gregge. Attacchi, pecore uccise e sbranate. “Gli orsi hanno il radiocollare, ci mandavano i sms per dirci dov’era. Guardando le cartine dove avevano segnato il percorso che faceva, ho visto che era sempre a 50-60 metri di distanza del gregge, eppure io non lo vedevo.

Scendiamo in fondovalle dove il camion è arrivato per caricare gli agnelloni. I pastori mi hanno a lungo parlato dei montoni che erano venuti a comprare in Piemonte. La selezione, su questo gregge, è molto curata. Emiliano mi ha mostrato i montoni, mi ha spiegato quale sia il tipo di pecora che preferisce, la forma delle orecchie, della coda. Ognuno dei due greggi ha un’unica pecora nera e un’unica pecora con le orecchie corte, quelle che da noi sono le taccole (con i vari nomi dialettali per definirle). Per “staccare” un po’ dall’omogeneità generale, in pianura ci sono poi gli asini. Niente capre, Giancarlo non le vuole assolutamente vedere tra le pecore!

(foto G.Morandi)

Quanto fosse bella la malga lo vedo prima sfogliando le immagini sul cellulare di Giancarlo, poi proprio stamattina, guardando la foto che lui stesso ha postato su Facebook prima di partire per la discesa. Tempo di transumanze, le montagne a poco a poco si svuotano.

Molto gentilmente Emiliano si presta ancora a farmi da accompagnatore. Adesso deve andare dal suo gregge, nella Val di Resia, dove la sua famiglia ha preso la residenza molti anni fa. Prima vedrò gli animali, scesi a mezza quota, anch’essi quasi pronti per la transumanza, poi conoscerò anche il resto della famiglia. Da quel che capisco, qui l’essere vaganti è davvero estremo. Avanti e indietro tra il gregge e la casa, sia in montagna, sia in pianura. Sacrifici da affrontare ce ne sono per tutti, per i pastori che viaggiano, per le mogli/compagne che aspettano il loro arrivo.

Qui il tempo è un po’ più bello. La Slovenia è davvero vicina, nel cuore dell’estate si pascola proprio sul confine. Mentre salivamo, mi faceva vedere tutti i posti dove pascolerà nei prossimi giorni, scendendo. Tanti prati, alcuni dove non è stato effettuato lo sfalcio, altri dove l’ultimo taglio viene lasciato alle pecore. “Siamo conosciuti, è una vita che passiamo qui. Anche quando si scende per la strada, la gente ci conosce, poi non c’è molto traffico.” Salita e discesa avvengono interamente a piedi, il territorio lo consente, poi ci sono i letti immensi dei fiumi. Il Tagliamento è impressionante, ma sia Emiliano, sia Giancarlo, mi raccontano storie di alluvioni, l’acqua che sale e inonda tutto, il gregge da portare in salvo.

Ovviamente ci si avvale dell’aiuto di collaboratori, impossibile far tutto da soli. “Mi piacerebbe anche avere ragazzi italiani, ma… Una volta ne avevo fatto venire uno, mi aveva contattato lui. Ha detto che aiutava già pastori dalle sue parti. L’ho lasciato solo con il gregge e la sera quando arrivo su stanco morto ne avrà avute insieme 2-300. E tutte le altre?? Secondo lui erano tutte lì! Così ho dovuto andare su fino in cima a riprenderle… L’abbiamo mandato via subito. Purtroppo di Italiani che vogliano fare questo lavoro come stipendiati, non ne trovi di validi.

In entrambe le greggi ci sono numerosi agnelli. Purtroppo è ora di rientrare, riparto con la voglia di vedere meglio queste montagne, ma anche con il desiderio di tornare anche nella stagione del pascolo vagante. E’ stata una bella giornata: per l’ennesima volta rifletto su come i pastori abbiano ovunque gli stessi problemi, parlino la stessa lingua, ma poi alla fine è impossibile “metterli insieme” e riuscire a combattere uniti per poter ottenere qualche soluzione.

Ancora un grosso grazie a tutta la famiglia per la giornata che, pur tra i tantissimi impegni, mi hanno dedicato.