Ovunque, comunque pastori

La scorsa settimana ho avuto l’opportunità di assistere alla proiezione del film “Ilmurrán“, dato che è stato proiettato nel mio paese. Avevo sentito parlare di questo progetto nel 2014, invitata a presentare uno dei miei libri nel Monregalese. Uno degli organizzatori della serata era il papà del regista di quest’opera. Lo ammetto, inizialmente ero rimasta un po’ perplessa di fronte all’idea di portare una ragazza Masai in alpeggio in Valle Gesso.

Poi ero stata, nel corso di quella stessa estate, a trovare i pastori, che conoscevo da tempo. Era un’estate difficile, spesso piovosa, fredda. Mi ero fatta dire da loro cosa fosse questa storia del film e mi avevano raccontato della Masai che, insieme al regista, ogni tanto andava su per le riprese. “Povera ragazza, patisce il freddo, non è abituata!“, aveva commentato Silvia, la pastora, con il senso pratico che la contraddistingue.

Ma lassù i pastori erano abituati al fatto che passasse un po’ di tutto. Quelle montagne povere, nel Parco delle Alpi Marittime, vedono un gran transito di turisti. I gias sono lungo il sentiero, Silvia di gente in tutti gli anni che era salita lì in alpeggio ne aveva vista non poca. E i pastori sono anche abituati a dover sopravvivere adattandosi a tutto ciò che capita: le condizioni meteo, i pascoli, il mondo intero che li circonda, con tutti i suoi personaggi, anche quelli più strani. Adattarsi per sopravvivere.

Per fortuna io avevo trovato una bellissima giornata di sole, forse una tra le pochissime di quella stagione. Avevo trascorso alcune ore al pascolo con Simone, poi ero tornata a valle. Del film avevo sentito ancora parlare, un’amica la scorsa estate mi aveva anche regalato il libro che lo accompagnava, ma per scriverne qui aspettavo di vederlo.

(foto dal web)

L’opera è bella, le immagini emozionanti, mi sembrava di essere là, vivere quei momenti con i pastori. Ho apprezzato l’idea di lasciare il tutto in lingua originale con sottotitoli, Silvia parla la parlata del Kyè, Leah invece parla Inglese, ma ciò non impedisce al pubblico di seguire perfettamente. Non è una storia, è una testimonianza.

(foto dal web)

Il regista, Sandro Bozzolo, ci racconta l’incontro tra due mondi distanti solo apparentemente. Quando mettiamo insieme due donne pastore, alla fine parlano la stessa lingua. Sono due guerriere, ciascuna a modo proprio (il titolo significa appunto “i guerrieri”, ma in lingua Masai è solo maschile, non femminile). “Se mungesse con due mani, sarebbe perfetta!“, commenta ad un certo punto Silvia. Leah invece pronuncia la frase più significativa del film: “Non bisogna far morire i pastori per scrivere poi dei libri su di loro“. Vale per i Masai, per il Piemonte, per tutta questa realtà e, più in generale, per ogni mestiere, ogni tradizione. Un unico appunto: se non avessi letto il libro, se il regista non avesse in sala fornito alcune spiegazioni prima della proiezione, avrei faticato a capire non il messaggio del film., ma il perchè una Masai sale lungo una mulattiera per raggiungere un alpeggio sulle Alpi. Questo nulla toglie alla bellezza delle immagini ed alle riflessioni successive. Qui il sito del progetto Ilmurrán, i contatti, la parte dedicata alle scuole: “Il bisogno di stabilire un’empatia, di dare la possibilità agli studenti delle scuole di confrontarsi con una loro collega venuta da lontano. Leah ha tracciato il suo cammino personale nel solco dell’educazione, e la sua naturale prosecuzione passa attraverso la volontà di lasciare nuovi semi di coscienza. Per questo motivo abbiamo ideato un formato destinato alle scuole, incentrato sui temi non negoziabili della conoscenza reciproca, dell’integrazione, della sensibilizzazione verso il patrimonio antropologico racchiuso nell’agricoltura.” Il film è stato autoprodotto e non ha ricevuto sponsorizzazioni.

Filmare le protagoniste della pastorizia

Il mondo virtuale fa sì che ci si incontri più facilmente. Così succede che ci si conosca da una parte all’altra dell’Italia, quando si è legati da qualcosa in comune. Mi ha contattata Anna Kauber, architetto del paesaggio e film-maker, così viene definita negli articoli in rete. Già autrice di documentari sull’agricoltura, in particolare riguardanti le donne e l’agricoltura, attualmente è alle prese con un nuovo progetto che riguarda sempre le donne… ma che si occupano di allevamento, di pastorizia nello specifico: capre e pecore.

Dopo essere venuta da me a sentir raccontare la mia storia di… narratrice della pastorizia, con Anna ci siamo messe sulle tracce del pascolo vagante. Ovviamente donne e pascolo vagante! Così gira e gira per le colline, con un po’ di nebbia a ricordare che l’autunno era alla fine e l’inverno alle porte. Anna mi aveva chiesto com’erano stati i miei incontri con i pastori: quel giorno l’avrebbe forse iniziato a capire anche lei, pur con una facilitazione iniziale nell’avere la sottoscritta a far sia da navigatore, sia da intermediario! Le indicazioni che avevamo avuto comunque erano abbastanza precise poi, vista la pista delle pecore sull’asfalto… eccoci arrivate al gregge.

Lì abbiamo incontrato quella che sarebbe stata la protagonista della giornata, cioè Maria Pia, la mia amica pastora. Quest’anno lavora come aiutante, ha unito i suoi animali al gregge ed è nel Monferrato. Già in passato mi aveva detto quanto le mancassero le pecore e la vita del pascolo vagante, in quegli inverni in cui invece era rimasta a casa con le sue capre e le poche pecore. Inoltre, dove sta lei, tanto quanto è un posto da capre, ma d’inverno le pecore vanno tenute in stalla a fieno. Un costo e… non il massimo per animali abituati a stare sempre all’aperto a mangiare erba.

Per la prima volta ho anche visto il “nuovo acquisto” di Maria Pia. le due vitelle di razza Galloway, Edith e Liu, che seguono il gregge e… ricevono qualche vizio in più, come l’opportunità di uscire al pascolo ancor prima che le pecore vengano aperte dal recinto. “Mi piaceva quella razza, l’avevo sempre solo vista in foto, poi le ho prese e le ho allevate con il latte di capra“.

Avevo già spiegato ad Anna cosa fosse il pascolo vagante. Prima i pastori mangiano pranzo, verso le 10:30-11:00, poi aprono il recinto e partono con il gregge. Scene a cui ovviamente ormai sono abituata, ma che entusiasmano chi le vede per la prima volta. Intanto la nebbia si è alzata e il sole è tiepido.

Ho passato numerosi inverni seguendo il gregge in queste zone, anche mentre guidavo riconoscevo i posti, le strade dove avevo camminato insieme con le pecore o lungo le quali avevo spostato fuoristrada e rimorchio. Ricordo i giorni in cui si temeva la neve, quando l’erba era scarsa, ma quest’anno la situazione è totalmente diversa.

C’è erba ovunque, è tutto così verde, prati, stoppie e pioppeti sono tutti pascoli disponibili. Anche le temperature sono elevate, niente a che vedere con il freddo patito da queste parti in certe giornate d’inverno! I pastori fanno fermare il gregge in questo appezzamento, poi lentamente lo chiamano per spostarsi.

C’è da passare su di un ponte abbastanza stretto e bisogna fare attenzione, con un numero di animali così elevato. L’autunno comunque è stato ottimo. Da queste parti c’è quella terra che, con la più lieve parvenza di umidità, si incolla alle scarpe, alle ruote, alle unghie delle pecore, rendendo impossibile entrare in certi prati quando piove o dopo che ha piovuto. Per non parlare poi di cosa accade quando il gregge esce dal prato su di una strada asfaltata, come in questo caso.

La giornata per fortuna è abbastanza tranquilla, quindi Maria Pia riesce a rispondere alle domande di Anna. Non sto lì ad ascoltare, lascio che chiacchierino loro, ma sarà molto interessante, alla fine, vedere cosa verrà fuori da interviste realizzate in tutta Italia. Se Anna saprà guadagnare la loro fiducia e se le donne avranno voglia di aprirsi, di raccontare davvero, sicuramente usciranno dei gran ritratti di vita, lavoro, passione.

Dal pioppeto, il gregge viene fatto spostare verso un prato adiacente. Siamo in collina, le pecore si spargono a far boccate di erba. Qui gli appezzamenti sono grossi, in grado di ospitare greggi con un alto numero di animali, come in questo caso. Le pecore abbassano la testa e mangiano tutta l’abbondanza che queste strane stagioni stanno offrendo loro.

Come ti sembrano le pecore?“, mi chiede il pastore. E’ una domanda quasi inutile. Già in questo gregge si sa che gli animali sono belli e ben tenuti. Con tutta l’erba di quest’anno ovviamente sono in ottima forma. Le immagini parlano da sole. “Fino ad adesso nessuno ci ha mandato via da nessun prato…“. Un autunno di quelli da farci la firma, tutt’altra cosa rispetto allo scorso anno in cui non si poteva nemmeno pensare di entrare in un prato intriso di acqua, con quella terra fangosa che c’è da queste parti.

Il prato accanto è invaso da infestanti della famiglia dei cavoli e delle rape, grosse foglie che gli animali mangiano sì avidamente, ma che possono anche essere pericolose, dal momento che fanno gonfiare e potrebbero addirittura provocare indigestioni letali. Così il pastore lascia che gli animali bruchino solo per un certo tempo, poi li fa tornare indietro dove hanno mangiato prima.

Anna ci raggiunge, credo che ormai abbia avuto la risposta al “come ti accoglievano i pastori”. Si chiacchiera, si ride e si scherza al suon di battute. “Posso fermarmi con voi fino a questa sera?“. Il pascolo vagante, per capirlo, bisogna viverlo… Così la saluto e mi avvio verso casa, mentre lei proseguirà la sua esperienza e la sua raccolta di testimonianze fatta di immagini e di parole.

Il gregge è sparso in tutto il prato. Di lì avanzeranno ancora, a pascolare altri pezzi. Chissà se sarà anche un inverno felice per i pastori vaganti, dopo un autunno davvero facile? Ogni giorno che passa, la neve fa poi meno paura, perchè le temperature comunque non sono basse e di erba ce n’è. Non è come quegli anni in cui c’è già poco foraggio e una nevicata può subito costringere a fermare le pecore.

Bisognava andare nel Monferrato!

Procede lentamente a piccole tappe il lavoro per il film sui pastori. Ci mancavano le immagini invernali, quelle con la neve, tanto suggestive per il pubblico quanto sgradite ai pastori, ma quest’anno il meteo non ci ha davvero aiutati (a beneficio della pastorizia!). Quindi ci siamo recati nel Monferrato in una “normale” giornata di questo strano inverno.

Era comunque una tappa obbligata, quella tra le colline. Il Monferrato infatti da sempre è la terra dove greggi e pastori andavano a svernare. Solo che quest’anno i prati ondulati non sono gialli, bruciati dal gelo come spesso capitava in questo periodo dell’anno. I colori ricordano maggiormente quelli che si vedevano nel mese di marzo.

La troupe si lascia “incantare” dai tanti piccoli/grandi momenti che possono essere filmati in mezzo al gregge. Dopo la tappa con la transumanza in Val Chisone, questa è la seconda volta che facciamo visita a questo pastore vagante. Quanti chilometri sono passati, dalla vallata alpina a queste colline a pochi passi da Asti!

Con un gregge del genere e in un panorama così vario ogni istante c’è da scattar foto o far riprese. Il pastore cerca di convincere il gregge a pascolare in un prato più povero, in attesa di tornare in un prato “nuovo”, con bella erba verde e succosa. Il problema di questi giorni è stata la pioggia e il fango prima, poi il terreno ancora inzuppato dopo. Il buon pastore, che rispetta la proprietà privata e il lavoro dei contadini, sa che certe zone sono off limits, quando troppo fangose: “Ho lasciato indietro tanta di quell’erba… ma come si faceva? Sai com’è la terra qui…

C’era anche un altro valido motivo per incontrare proprio in questi giorni Fulvio. La presenza della figlia Milena, che studia e abita in Inghilterra, ma approfitta di tutte le vacanze per rientrare in Piemonte e stare un po’ con il papà e gli amati animali. Non è stato immediato riuscire ad intervistarla, ma poi poco per volta si è “sciolta”, rivelandoci sogni e progetti. “Dovessi prendere io una decisione, farei una stalla dove mettere le pecore quando partoriscono, per i primi tempi, in modo che non ci sia da portarsi dietro gli agnelli. Ma non qui ad Asti, qui non mi piace, non mi è mai piaciuto. Preferisco la zona di Pinerolo. Sarà perchè sono nata lì…

E l’archivio di belle scene di pascolo si allunga quando il gregge si sposta. La giornata non è delle migliori, ma almeno non sta piovendo, nonostante le previsioni avessero annunciato qualche precipitazione. Per quel giorno il gregge è abbastanza “fermo”, nel senso che ci si sposta di prato in prato, ma senza dover “far strada” e andare altrove.

Il pastore ha degli aiutanti, ma uno in particolare ha una storia da raccontare. Cerchiamo di convincerlo e così poi ci ritroviamo ad ascoltare una storia di emigrazione, difficoltà e passione per la pastorizia. Anche Fulvio parla del suo braccio destro: “Un vero pastore. Di lui mi fido ciecamente. Quando l’anno scorso ho avuto problemi di salute, lui e suo fratello gestivano il gregge, io andavo solo a spostare la macchina e il rimorchio. Oltre a saperci fare con le pecore, ci sa fare con la gente, con i contadini.” E Costel è riconoscente per la fiducia accordatagli da Fulvio, che per lui non è un padrone, sicuramente non come il primo incontrato al suo arrivo in Italia… “Se poi la figlia dovesse andare avanti lei, io la aiuterò. Io ormai sono tre anni che sto con Fulvio, ho imparato tanto.” E l’intesa è evidente, il pastore ed il suo aiutante si capiscono anche solo con un gesto, uno sguardo.

Ogni incontro, nel mondo della pastorizia, è una storia che può anche essere commuovente, toccante. Vorremmo tornare da Fulvio per assistere e riprendere le operazione di carico degli animali sui camion, nel momento della transumanza di fine primavera. Speriamo in quell’occasione di avere da parte sua una di quelle frasi memorabili che servano a “chiudere” l’episodio. Lì tra le colline un contadino alla guida di un trattore che trinciava rovi e un boscaiolo più lontano, con la sua motosega, ci hanno rovinato l’atmosfera.

Il gregge in movimento è una sottile linea bianca, in questa campagna dai colori ancora tenui. Il cielo è grigio di nuvole primaverili, gli alberi sono ancora spogli, i campi che hanno patito meno la pioggia sono di un bel verde… ma non è quel verde squillante che tingerà le colline di qui a un mese o poco più.

C’è un colore anomalo, il giallo di certi campi di grano. Qui se ne vede solo una striscia, ma altrove la quasi totalità dei campi di questo cereale sono gialli per la troppa umidità. Sotto la neve pane, sotto la pioggia fame… “Il contadino ha detto di provare a pascolarli, se asciuga un po’, perchè magari così la pianta ributta da sotto. Ma quel colore lì non le attira nemmeno!

Film sulla pastorizia

Si è conclusa ieri sera a Cuneo, con la proiezione di “Hiver nomade”, la rassegna Terre d’Alpe, in cui è stato possibile assistere alla proiezione di numerosi film, documentari e anticipazioni di lavori in corso di realizzazione, tutti con tema i pastori e la pastorizia. Il “nostro” film sui pastori non è ancora concluso, ma ieri sera, insieme alla parte che avete già visto qui, è stata proiettata anche un’anticipazione delle due ultime storie che verranno aggiunte al film.

Poi si è passati ad “Hiver nomade”, film realizzato in Svizzera sulla transumanza invernale, di cui molto avevo sentito parlare e che attendevo con ansia di vedere. Permettetemi di fare qualche considerazione a riguardo. Il film mi è piaciuto molto come immagini, però…

Si tratta della storia di Carole e Pascal, pastori in Svizzera, che conducono un gregge nei mesi invernali secondo la modalità del pascolo vagante. Ma è un gregge non di proprietà, infatti periodicamente l’allevatore arriva a caricare ora pecore, ora agnelloni, per soddisfare le richieste del mercato. A fine stagione rimangono le “pecore guida” e poi altri animali, così pochi da essere caricati tutti nella “biga” a traino del fuoristrada. E così la stagione di lavoro dei pastori è terminata.

Le immagini, specialmente quelle in pieno inverno, con la neve, sono di grande impatto. E il pubblico è molto colpito dalle modalità di vita dei pastori, che dormono all’aperto con qualsiasi condizione atmosferica. Tutto il necessario per l’accampamento è caricato sui tre asini, quindi non c’è nessun fuoristrada, nessuna roulotte da spostare. Tutto come ai vecchi tempi. Pascal ad un certo punto del film spiega di aver fatto la gavetta con un pastore bergamasco, un certo Savoldelli, quando aveva vent’anni. Un tempo i pastori in Svizzera erano tutti bergamaschi, ora non ci sono quasi più pastori, a fare la transumanza invernale.

Oltre alla neve, ogni tanto fortunatamente si vede il gregge pascolare nei prati verdi, con buona pace del pubblico che già si agitava perchè: “…povere bestie, ma cosa mangiano, come fanno con quella neve, quel freddo!“. Proprio dalle voci che ho colto tra il pubblico mi viene da fare delle critiche. Chi fa il pastore, chi sa cos’è la pastorizia, il film lo apprezza dall’inizio alla fine, forse resta con qualche domanda insoddisfatta riguardo ai personaggi, ma si gode gli scenari, le zoomate sugli animali, sui cani, sugli asini, sui piccoli episodi con i contadini e gli automobilisti che fanno capire che… L’erba del vicino è verde come la nostra! Anche in Svizzera c’è chi si infila con l’auto tra le bestie perchè vuole passare o il contadino che ritiene che il gregge rovini il cotico erboso, pertanto nega il passaggio e il pascolamento.

Sicuramente però, a parte un tratto iniziale in cui si avverte il frastuono del traffico autostradale, il resto del film scorre in un territorio a bassa densità abitativa, con villaggi pittoreschi e ampie distese di pascoli. Solo in un punto, mostrando delle case per altro perfettamente inserite nel paesaggio, il pastore lamenta l’espansione edilizia che complica il passaggio del gregge.

Dopo aver visto il film, stamattina sono andata sul sito per leggermi meglio la storia e capire chi è Carole, come mai è con Pascal, cosa l’ha portata lì. Infatti nel film tutto questo non è chiaro. Si è trattato di una radicale scelta di vita, un cambiamento, ma… Tutto quello che leggiamo qui però non viene detto. Per esempio che la sua presenza con il gregge non è continuativa, che per sei anni ha frequentato Pascal lavorando altrove e facendogli visita di tanto in tanto per dei periodi. Due inverni però li ha passati interamente con il gregge. Ora si occupa d’altro, vuole viaggiare e dedicarsi alla fabbricazione di saponette da vendere sui mercatini.

Curiosità ininfluenti al fine del film. Quello che però secondo me mancava era però qualche spiegazione in più. Qualche aspetto didascalico che non avrebbe rovinato il film, non l’avrebbe trasformato in un documentario, ma semplicemente avrebbe permesso a chi di pastorizia non sa nulla di godersi meglio la proiezione. Ci sono state alcune defezioni in sala, persone che ad un certo punto si sono alzate e se ne sono andate. Da una parte è vero che dovremmo anche cercare di tornare ad apprezzare i tempi lenti e naturali della pastorizia, ma non dimentichiamoci che, chi era lì, già sapeva l’argomento della serata, quindi aveva un certo interesse che però è stato deluso. Sfruttando i momenti in cui i pastori non solo soli, ma sono a cena dai contadini o ricevono la visita di amici, avrei approfittato per farli parlare di più e raccontare ulteriori dettagli sul lavoro e sulla vita.

Infine, in un modo o nell’altro, magari facendolo spiegare da Pascal a Carole, che in fondo era lì per imparare, bisognava far capire al pubblico che niente sa di pastorizia cosa stava succedendo in certi momenti. Per esempio che Pascal e Carole non sono i padroni degli animali, oppure cosa significa condurre un gregge, perchè le pecore non possono gettarsi in ogni appezzamento verde. Dire che gli animali riescono a cibarsi anche con la neve (fino ad una certa quantità), perchè il pubblico questo non lo capisce. Non è sufficiente che gli animali siano belli grassi e che in una telefonata vi sia il riconoscimento dell’allevatore che si complimenta con il pastore. La gran parte della gente ormai è troppo lontana dal mondo dell’agricoltura e dell’allevamento, come quella donna nel film che incontra la transumanza e ammette di non sapere nemmeno cosa significhi, quella parola.

Dire perchè il gregge si alleva in questo modo, aspetti che emergono sempre sul sito nelle parole di Jean-Paul, l’allevatore padrone degli animali e datore di lavoro di Pascal… Insomma, questo bellissimo (visivamente) film per me è ancora una volta un’occasione persa per spiegare al grande pubblico cosa sia la pastorizia nomade. La poesia delle immagini, dei gesti, della presenza scenica di Carole con il suo viso espressivo e il suo basco rosso potevano raggiungere molte persone in più. Temo invece che tanti, vedendo il film, non riusciranno a comprenderlo fino in fondo e magari si annoieranno anche un po’ senza capire i sentimenti di un pastore quando non trova il posto giusto per far dormire il gregge o quando si arrabbia perchè la sua collega ha commesso degli errori, non riuscendo ad evitare che le pecore si buttassero in un campo coltivato.

Da vedere, da ragionare, da commentare

Vorrei immediatamente replicare al vergognoso, ignobile, indegno servizio andato in onda ieri sera a Striscia la Notizia a riguardo delle “Battaglie delle Reines”, ma meglio farlo con calma scrivendo le cose in modo chiaro e dettagliato, pertanto rimando a domani. E’ comunque vergognoso che si possa fare disinformazione in questo modo!

Per adesso vi segnalo intanto come rivedere la versione televisiva de “L’ultimo pastore”, andato in onda su RAI1. Di questo film si era parlato ampiamente qui. A me aveva lasciato un retrogusto amarognolo per alcune cose che non mi erano piaciute nei contenuti (le immagini invece… molto di effetto e non posso non emozionarmi, sapendo cosa vuol dire camminare davanti a un gregge!), ma è stata una grande soddisfazione sapere che RAI1 l’ha mandato in onda in giorno di Santo Stefano, nel primo pomeriggio. Quanta gente l’ha visto, già solo ieri alcuni contadini ce lo raccontavano. Purtroppo invece la TV svizzera non consente, dall’Italia, di visionare “Hiver Nomade”, andato in onda la sera di Natale.

Ricordo poi “Terre d’alpe“, che si terrà nel Cuneese a partire da stasera, con numerosi film e documentari dedicati al mondo della pastorizia e dell’alpeggio.

Infine, vi segnalo per domani a Mentoulles (Fenestrelle – TO) mercatino dei formaggi e proiezione di Mouton 2.0.


Il video è questo, ma qui è in lingua originale, mentre la proiezione sarà con sottotitoli in Italiano. Come la pastorizia francese più tradizionale reagisce all’identificazione degli ovini tramite microchip.

Fine ed inizio anno dedicato alla pastorizia nel Cuneese

Vi segnalo un’importante iniziativa che si terrà Cuneo e provincia dal 28 dicembre 2013 al 19 febbraio 2014, organizzata nell’ambito del Progetto Propast (si veda qui). Prendete nota delle date e delle proiezioni che possono interessarvi!

Il programma

Il ciclo di proiezioni in programma a Cuneo nei giorni 30, 31 gennaio e 1 febbraio 2014 sarà anticipato e seguito da una serie di serate in alcune località della provincia: Frabosa Sottana, Valdieri, Argentera, Mombarcaro (a dicembre 2013 e gennaio, febbraio 2014).

 Cuneo – 30.01.2014

Centro Incontri della Provincia, Corso Dante 41

Trilogia “Olga e il Tempo” di Emanuele Cecconello

 ore 18 – Parte prima: Epica minima del mattino. It. 2007, 57′ (B/N)

La storia di una giovane donna che da sola gestisce un piccolo alpeggio nelle valli biellesi. Vivendo in apparenza nello stesso ritmo di lavoro delle generazioni passate, scandito dall’accudimento degli animali, dalla lavorazione del latte secondo gli stessi metodi di un tempo.  Ma in una solitudine che un tempo non esisteva, attutita dalla famigliarità con gli animali e la montagna.

ore 19 – Incontro con l’autore

ore 19.30 – Degustazioni di formaggi d’alpeggio (Bitto storico, Castelmagno, Nostrale, Originale delle malghe del Lagorai)  con la presenza dei produttori – Assaggi di insaccati e preparazioni a base di carni ovicaprine a cura Istituto Lattiero Caseario di Moretta

ore 20.45 –  Formaggi eroici

Proiezioni

Valpiana: una malga nel Lagorai, di Francesco Baldi. It. 2006, 22′

Francesco Franzoi, storico malghese del Lagorai, mancato nel 2009, e il protagonista con la sua malga. Francesco nella sua semplicità esprime anche apertamente il dissenso verso un sistema.

La Cultura Del Bitto di Carlo Cattadori.  It. 2010, 48′

In Valgerola (Valtellina) una piccola comunità si stringe in difesa della produzione tradizionale del Bitto al centro di una controversia sull’allargamento dell’area di produzione della DOP e sullo stravolgimento di metodi produttivi secolari.

ore 22.00 Dibattito con gli autori e dei protagonisti della “resistenza casearia”

Cuneo – 31.01.2014

 Trilogia “Olga e il Tempo” di Emanuele Cecconello

 ore 18  Parte Seconda: Equinozio del Pomeriggio. It. 2008, 70′ (B/N)

ore 19.30Degustazione di formaggi delle Alpi biellesi (Macagn) e piemontesi – – Assaggi di insaccati e preparazioni a base di carni ovicaprine a cura Istituto Lattiero Caseario di Moretta

ore 20.45I pastori e il ritorno degli orsi e dei lupi

Proiezioni

Compagno orso di Valentina De Marchi, It. 2012, 34′ .

L’incredibile convivenza forzata tra alcune orse e un pastore cui vengono impunemente sottratte le pecore in malga. Attraverso i girati dello stesso pastore realizzati in tre successive stagioni d’alpeggio e montati da una giovane antropologa.

Storie di lupi e di uomini di Andrea Deaglio e Alessandro Abba Legnazzi . Francia 2014 (40′ antipicazione)

Documenta con ampio uso dell’intervista sul campo il conflitto che divide da una parte pecore, pastori e amici dei pastori ai lupi, a chi li studia e ne vorrebbe favorire una sempre più folta presenza. La produzione in corso è ampliata in ragione dell’interesse incontrato e l’opera uscirà nell’ estate 2014 per conto di una importante casa di produzione francese. Verrà proiettato un trailer di 30′ e alcuni girati significativi relativi a protagonisti della provincia di Cuneo.

ore 22.30  dibattito con autori, protagonisti (pastori e margari della provincia di Cuneo), rappresentanti del Centro del lupo di Entracque.

 Cuneo –  1.02.2014

Trilogia “Olga e il Tempo” di Emanuele Cecconello 

ore 17 –  Parte terza:  Elegia della sera.  It. 2013, 60′ (B/N)

ore 18.15  Incontro con Emanuele Cecconello

 ore 19.30 – Degustazione di prodotti a base di carni ovicaprine dell’Istituto Lattiero caseario di Moretta presentati dalla dr.ssa Emilia Brezzo, da norcini e pastori

ore 20.45 Pastori piemontesi del XXI secolo

Proiezioni

Le lingue del cuore.  Video prodotto dalle piccole scuole delle Terre Alte della provincia di Cuneo  (10′)

Pastori piemontesi del XXI secolo di It. 2013 mediometraggio (produzione Video in-out /Propast) Trailer, 15′

I vari aspetti della pastorizia piemontese, dai grandi greggi transumanti alla realtà dei piccoli greggi stanziali illustrati attraverso una serie di quadri che attraversano problemi e tipologie pastorali.

Hiver Nomade di Manuel Von Stürler, Svizzera, 2012 (85′) .

La transumanza invernale a piedi di Pascal, 53 anni, e Carole, 28 anni per 600 chilometri attraverso la Svizzera francese, con tre asini, quattro cani e ottocento pecore

ore 22.15 – Dibattito conclusivo. Posizioni a confronto, oltre le retoriche di circostanza, sul ruolo e sulle prospettive del pastoralismo piemontese e alpino.

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Proiezioni decentrate

Frabosa Sottana

28 dicembre 2013, Sala Palasagre (Via IV novembre). Ore 20.30

I Marghè di Sandro Gastinelli

Marghè Marghier di Sandro Gastinelli-Marzia pellegrino. It., 2005 (52′).

Viaggio tra i margari del sud del Piemonte attraverso un ampio lavoro di riprese e interviste nei luoghi emblematici dei margari nella loro identita’ seminomade: D’inverno in pianura i margari sono marghè, d’estate in alpeggio diventano marghìer. Un’esistenza in movimento, da nomadi, in simbiosi con le inseparabili mandrie di vacche bianche piemontesi. Il ciclo completo delle stagioni svela quotidianità e ritualità: traslochi, contrattazioni, mungiture, campanacci, feste e formaggi.

La proiezione sarà preceduta e seguita dall’esecuzione di brani di musica antica della tradizione pastorale provenzale dell’Ensemble “Henno de Rose”

segue dibattito

 Argentera

29 dicembre 2013, Chiesa parrocchiale di Bersezio. Ore 20.30

Le terre alte attraverso una memoria che interroga

Arriverà il sole  di Sandro Gastinelli  It. 2000 (20′).

Cortometraggio tratto da una delle storie di “Aiga d’en viage, storie d’acqua e di speranza”, una storia di religiosità popolare nelle valli alpine del Cuneese sullo sfondo della grande alluvione del 1957

L’ultimo pastore  di Marco Bonfanti It. 2013 (72’). Fuori dagli schemi un film che non è un documentario ma che prende spunto dalla pratica di transumanza di un pastore della Val Seriana che in inverno si spinge con il gregge sino a Milano. Dalla realtà dell’alpeggio alla trasfigurazione narrativa dell’ambivalente relazione tra il pastore e la metropoli dove tocca ai bambini anticipare il nuovo significato di un’antica presenza.

segue dibattito

Valdieri 

3 gennaio 2014, Chiesa parrocchiale. Ore 20.30

Testimonianze di malghe e alpeggi di ieri e di oggi

Proiezioni:

Le bestie e gli animali del bosco e della montagna  Documentario dei bambini della Scuola elementare di Valdieri: (15’);

Memorie d ‘alpeggio di Alessandro Romele. It. 2012. (23 ‘).

I cinquant’anni di Paolo Zanardini sulle malghe dell’Alta Val Trompia in una visione retrospettiva.

Di padre in figlia di Micolol Cossal, It. (45′), 2009.

La storia di Sonia, studentessa universitaria ma anche fiera di continuare ad esercitare il lavoro di casara sull’alpeggio nel solco della tradizione famigliare.

segue dibattito

Mombarcaro

19 febbraio 2014, Sala polivalente comunale (Piazza Libertà). Ore 20.30

Un mestiere per giovani

Sentire l’aria. di Manuele Cecconello. It. 2010 (94′)

La storia di Andrea, figlio di un medico e di una insegnante che a 16 anni decide di diventare pastore transumante dopo una iniziazione al seguito di un vecchio pastore.

segue dibattito

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Progetto sostenuto dalla Provincia di Cuneo, con il contributo della Fondazione CRC, nell’ambito della rassegna Terra Amata FilmFest Sezione “Le terre alte si raccontano”.

Enti attuatori

– Comune di Frabosa sottana

– Comune di Valdieri

– Comune di Argentera

– Comune di Monbarcaro

Organizzazione

– progetto Propast – Regione Piemonte/Università di Torino

– Escolo de Sancto Lucio de Coumboscuro

Patrocinio

Comune di Cuneo

Comunicazione

ATL di Cuneo

Con la collaborazione

Agenform – Istituto lattiero-caseario e delle tecnologie agroalimentari, Moretta (Cn)

Aziende sostenitrici

–  Associazione produttori Nostrale d’alpeggio, Moretta (Cn)

– Az Agric La Meiro, Castelmagno (Cn)

– Az Agric Fattoria dell’aglio, Castelmagno (Cn)

– Csoc. Valli del Bitto spa  (Gerola alta, So)

– Regione autonoma Valle d’Aosta

Un buon motivo per andare avanti

Continuano le riprese per il film sui pastori (prossimamente aggiornerò anche il sito ad esso dedicato). Questa volta siamo andati da uno dei primi pastori vaganti che ho conosciuto, cioè da Fulvio Benedetto. Sono numerosi i motivi che ci hanno portato a scegliere questo pastore, innanzitutto la sua ottima capacità di esprimersi davanti alle telecamere, già messa alla prova in numerose altre esperienze. Poi ovviamente c’è la sua storia, il suo gregge, il lungo cammino dalla’alta Val Chisone all’Astigiano e molto altro ancora.

Dopo qualche problema iniziale nel contattare il pastore, individuiamo il gregge poco più a monte di dove me l’aspettavo, così lo raggiungiamo mentre sono in corso alcuni lavori di inizio giornata. Ci sono alcune pecore in guardia da dividere e restituire ai proprietari, che abitano in zona, poi Fulvio dovrà andare a vedere dove passare e dove fermarsi quel giorno. “Sono in anticipo rispetto agli altri anni, ma da Pragelato mi hanno fatto venir via, ci sono delle date oltre le quali non ti lasciano più stare, altrimenti di erba ne avevo ancora e le pecore mangiavano bene. Giù per la valle hanno ancora le vacche fuori al pascolo e allora mi è toccato camminare. Anche oggi non so fino dove arriverò.

Il gregge viene aperto dal recinto, gli aiutanti lo sorvegliano, il pastore parte con il fuoristrada. Dopo la prima ora di attesa e di riprese agli animali, l’equipe che realizza il film inizia a considerare come la concezione di tempo per il pastore sia diversa da chi invece è freneticamente legato ad ogni minuto della giornata. Anche il pastore sta lavorando (consegna gli animali, contatta i proprietari dei terreni, cerca di organizzare lo spostamento), mentre il gregge pascola (e quella è LA priorità, bisogna partire con gli animali ben pieni). A chi però nella testa scorrono i pensieri di tutte quelle cose da ultimare in ufficio, quel tempo lì a guardare il gregge che bruca sembra quasi “perso”.

Poi però il pastore arriva. E’ preoccupato, non ha trovato il proprietario dei prati dove intende arrivare la sera. Il permesso di pascolo non gli è mai stato negato, ma bisogna comunque averne la conferma. Il cellulare suona senza risposte, Fulvio cammina avanti e indietro, è preoccupato anche perchè vi sono due greggi in arrivo lungo la valle e potrebbero precederlo. Finalmente la prima questione si risolve e così iniziamo a chiacchierare. “Non è facile riuscire a spostarsi con un gregge, di problemi ce ne sono tanti. Non tutta la gente ti lascia pascolare. Io sono anni che faccio questo percorso, fino nell’Astigiano. Là è diverso, là i prati sono quelli, ma qui invece la gente vuole soldi, l’erba la paghi cara e non sempre ti lasciano. I giovani… Molti non vogliono le pecore, hanno idee diverse dai genitori o dai nonni, il rapporto è diverso.” Racconta il suo lavoro, la sua passione, i problemi, le difficoltà.

Ora ha due aiutanti, due fratelli, bravi pastori, che lo hanno aiutato molto la scorsa stagione, quando ha avuto gravi problemi di salute, per fortuna risolti. “D’estate c’era su mia figlia Milena. E’ per lei che vado avanti… Altro non saprei e non vorrei fare, ma pensavo di venderne. Lei mi ha detto di no, che un altr’anno finisce la scuola e viene lei a darmi una mano. Potrei non crederci, perchè si sa come sono i giovani… Ma la guardo e rivedo me stesso a quell’età. Le bestie le conosce, poi ha proprio quel senso, quell’amore per gli animali. Le guardo il viso come si colora e che espressione ha in faccia quando cammina davanti alle pecore. Le chiama e loro la seguono. Per quello ci credo e ho la forza per andare avanti.” L’orgoglio nello sguardo del padre è evidente. L’attesa di quella figlia ora lontana è, insieme alla passione per le pecore e per il suo lavoro, il motore delle sue giornate.

Mentre si decide come organizzare il resto della giornata, grida e suoni di campane dall’altra parte della Statale annunciano il transito di uno delle due greggi che stavano scendendo lungo la valle. Il sorpasso è avvenuto e purtroppo il gregge si avvia dove anche Fulvio doveva passare, facendo sosta laddove pensava di far pascolare il suo gregge grazie al permesso dei proprietari. Ahimè anche questo è pascolo vagante… Alternative ce ne sono, ma tutto ciò comporterà un cammino più lungo. Per noi però non tutto il male viene per nuocere, dato che si attraverserà un paese, permettendoci di girare immagini sicuramente più suggestive.

I pastori mangiano rapidamente nella loro “casetta” mobile attrezzata, poi ci si organizza in fretta per partire. Reti e agnelli vengono caricati sull’auto, in mancanza di altri aiutanti sarò io a spostare il fuoristrada del pastore, mentre la troupe seguirà, in parte a piedi, in parte in auto. La transumanza ha inizio, ma questo in fondo è già anche pascolo vagante. Il cielo intanto è scuro e ogni tanto cade qualche goccia di pioggia. Non volevamo anche avere l’opportunità di fare delle riprese con il brutto tempo?

Per un breve tratto si segue la Statale, poi si devia per strade laterali. Il gregge è un mare bianco che occupa tutta la carreggiata, interrompendo temporaneamente il traffico. Un gregge così imponente suscita emozioni forti a chi questo mestiere lo conosce. Spero che anche chi guarderà il film riviva queste sensazioni, aiutato anche dalle parole di Fulvio.

I due fratelli camminano in coda al gregge, ogni tanto c’è la necessità di caricare sul fuoristrada qualche animale in difficoltà oltre agli agnellini ultimi nati. Per fortuna quest’anno la transumanza lungo la valle è avvenuta senza troppi nuovi nati, a differenza di passate stagioni in cui c’erano nascite continue proprio nei giorni degli spostamenti.

Si attraverserà San Germano Chisone, la gente si affaccia a guardare il passaggio del gregge. Per fortuna le parole che, guidando a passo d’uomo, ascolto da parte del “pubblico”, sono tutte positive. Lo spettacolo è davvero unico e la giornata ha quella giusta atmosfera da transumanza di fine stagione. Anche il paese, con le sue strade strette e le case intorno, sembra fatto apposta per far transitare un gregge senza problemi, ma solo con un bel gran colpo d’occhio.

C’è solo un piccolo incidente: in corrispondenza di una deviazione, alcuni animali prendono la strada sbagliata e il gregge rischia di dividersi. Seguono alcuni attimi concitati, ma per fortuna tutto si risolve senza conseguenze e il gregge può riprendere il suo cammino nella giusta direzione.

Si passa sotto ad una casa ad arco e si sbuca nella piazza, dove la gente è riunita a vedere lo spettacolo. Più tardi Fulvio mi dirà che, anche in passato, era capitato di dover attraversare il paese: “…ma qui la gente è brava, non ho mai avuto problemi, tanti mi conoscono e mi salutano.” Si risponde ai saluti senza fermarsi, il cammino continua.

Un margaro del posto era già venuto ad offrire a Fulvio dei pascoli, ma tocca cambiare programma con la variazione di percorso. Anche così comunque c’è un suo prato dove il fieno non è stato tagliato e dove il gregge può fare una sosta per riposare, ma soprattutto per saziarsi prima di riprendere il cammino. Lo stesso margaro mi sostituirà alla guida quando verrà il momento di ripartire. Dopo tante transumanze con Fulvio, ho notato come sempre ci sia qualche amico pronto a dargli una mano nei momenti di necessità e questo accade per quei pastori ben voluti da tutti che si costruiscono una rete di amicizie e di contatti anno dopo anno grazie al loro modo di lavorare, rispettoso della proprietà altrui.

Si chiacchiera ancora un po’ a telecamera accesa, poi però il gregge deve ripartire ed la troupe abbandona la transumanza, soddisfatta per il lavoro svolto. Finalmente posso camminare un po’ davanti anch’io e scambiare qualche parola con Fulvio. Da quest’anno con il gregge ci sono anche i cavalli della figlia, non ancora molto abituati al pascolo vagante, ma basta tenerli legati alla corda e va tutto per il meglio. Appartiene a Milena anche la cagnetta Cita. “L’ha scelta lei, anche per i cani ha il senso giusto, perchè infatti è un cane che sta venendo un fenomeno.” Nonostante la giovanissima età, al comando del pastore è già in grado di andare indietro dalla parte giusta a parare le pecore sui fianchi per evitare che sconfinino nei prati, senza farsi intimorire da nessuno.

Si sta per uscire dalla valle. Già quella sera il gregge sarà in pianura ed inizierà un’altra stagione di pascolo vagante a tutti gli effetti. Nonostante tutto ciò che accade di anno in anno, si ha la forza di andare avanti. Forse aiutano anche i saluti della gente, persino le chiacchierate davanti alla telecamera, che fanno perdere qualche minuto di lavoro, ma fanno guadagnare sorrisi e persone che vengono a salutarti quando ti incontrano lungo il cammino.

Forse da queste parti la gente è più abituata a veder passare greggi nei paesi, d’altra parte quante sono le greggi che scendono dalle valli Chisone e Germanasca? Alcune sono già scese, altre arriveranno nei prossimi giorni, poi tutte si disperderanno nella pianura, seguendo ciascuna il loro percorso, verso destinazioni più o meno vicine. Questo è il gregge che andrà più lontano, fin nell’Astigiano, dove lo raggiungeremo ancora per documentare il pascolo vagante nel territorio collinare.

Saluto Fulvio, noi ci rivedremo ancora prima, osservo l’intero gregge scorrere davanti agli occhi. Sembra immenso, eppure ve ne sono altri che contano un numero di animali anche doppio. “Così va ancora bene per viverci, ma quelli che ne hanno di più… alla fine la gente si stufa. Perchè quando il terreno è molle, dopo che passa l’ultima, cosa resta?“. Per non parlare poi della mole di lavoro, delle distanze da percorrere per sfamare tutti gli animali.

In transumanza con le telecamere

Ogni tanto mi chiedete a che punto è il film sui pastori piemontesi… Procede, lentamente, come il cammino delle pecore! Questa volta siamo riusciti ad andare a filmare una transumanza, nello specifico quella del pastore vagante che abbiamo già incontrato tra inverno e primavera.

Il gregge era da tempo in montagna, ma quel giorno si spostava da un alpeggio all’altro e siamo andati ad incontrarlo nel suo cammino di risalita della valle. Era un sabato mattina, non così presto, ma uomini ed animali erano già partiti da un po’…

Un rapido saluto, poi gli operatori vanno davanti a riprendere frontalmente il gregge, il resto del “team” invece sta in coda per non rientrare nelle riprese. D’altra parte il pastore sicuramente non amerebbe delle telecamere al fondo del gregge, a mostrare gli animali che, come sempre accade, hanno qualche problema in più ad affrontare il cammino. Anzi, proprio dopo pochi minuti due agnelli leggermente claudicanti vengono caricati sul camion che segue la transumanza.

Il traffico è abbastanza scarso, ma ogni tanto comunque capita di incrociare qualche auto in discesa. In un paio di occasioni invece si riesce a far transitare le auto che si erano trovate a dover seguire la transumanza. Inizia a fare caldo, c’è afa e gli animali camminano lentamente sull’asfalto.

Per l’occasione, come al solito, ci sono amici e parenti ad accompagnare il pastore. La transumanza per loro, specialmente per i più piccoli, è un momento di festa. Un’altra versione dei fatti la darà Elsa, la moglie di Giovanni, che si trova (come molte altre donne nella stessa situazione) a dover pensare a tutto ciò che contorna la transumanza, dai viveri e le attrezzature che dovranno salire in alpe (nei basti) al pranzo da offrire a chi accompagna il cammino del gregge.

La strada da percorrere è più lunga di quello che sembrava in auto… Telecamera ed attrezzature varie non sono facili da spostare, ognuno ha la sua parte faticosa da fare! Per il pastore è il solito viaggio di ogni anno, per chi lo filma un qualcosa di nuovo, mai vissuto prima. Anche alcuni turisti stranieri incrociati lungo la via scattano fotografie e realizzano brevi filmati con i loro cellulari.

La strada sale, il gregge compattato visto da lontano sembra ben poca cosa, mentre all’inizio veder sfilare la fila aveva fatto scattare la solita domanda del: “Ma quante sono?“. Con la salita il cammino si fa ancora più lento, il calore appena mitigato da qualche chiazza d’ombra e da un po’ di brezza. E’ ora di andare in su, verso altre quote, altre temperature!

Finalmente si arriva a Fondo, pittoresca frazione dal caratteristico ponte. Qui è prevista una tappa per far riposare gli animali, per permettere loro di pascolare e per attendere che il caldo diminuisca prima di affrontare lo sterrato e la salita su sentiero all’alpeggio.

Non ci sono tante campane al collo delle pecore e un amico del pastore, grande appassionato del genere, con un pizzico di delusione mi racconta di come Giovanni “non le voglia più”. Ce n’è solo qualcuna di quelle “da pascolo”, al collo delle capre e di qualche pecora, ma niente di più.

Approfittando della pausa e prima che i pastori “si mettano a tavola”, si scambiano due battute con Giovanni ed Elsa. Il tragitto della transumanza, le difficoltà di questa giornata movimentata, l’alpeggio…

Poi tutti all’ombra per fare onore a quanto è stato portato per la transumanza, dalla mocetta di pecora ai salami casalinghi, dalle tome alla pentola di spezzatino e salsiccia, senza dimenticare il vino. Forse è a causa dell’abbondanza che il momento della partenza si allontana sempre di più… Ma tanto fa caldo, gli animali faticherebbero troppo, quindi tanto vale aspettare. Io però sono attesa altrove, quindi mi tocca abbandonare la troupe e dirigermi verso altre vallate.

Seguendo il pastore alla fiera

Parlare di pastori in un film, far capire chi è il pastore oggi… ma bisognava anche mostrare un momento di festa e di condivisione. E’ vero che il mestiere implica pochi o pochissimi momenti di svago e di stacco, ma ci sono e allora… Eccoci a Bobbio Pellice per l’annuale Fiera della Pouià.

L’azienda Charbonnier ci ospita, dal momento che uno dei nostri protagonisti, Ivan, va a dare una mano all’amico Luca, detto Luchino. Parenti e amici si ritrovano al mattino davanti alla stalla per aiutare i padroni di casa, ma anche per vivere un momento di allegria. Prima, per chi ha animali a casa, i normali lavori quotidiani, magari alzandosi un po’ più presto. La sorella Katia (con il piccolo Luca nel marsupio) ed il cognato Omar a loro volta sono andati dall’amico Elvis.

Alla fiera partecipano solo gli allevatori di Bobbio, ma ci si scambia il “favore” in autunno, quando invece la fiera si tiene anche a Villar Pellice. Prima di attaccare le campane alle vacche, una rapida colazione in compagnia. Ci sono tanti bambini e bambine, figli di amici e parenti, ma anche coetanei delle bimbe dei padroni di casa. Qui in valle l’allevatore non è la mosca bianca, questo non è il lavoro degli ultimi!

Poi finalmente si attaccano i rudun, lavoro che spetta soprattutto agli uomini. Le donne pensano a tutto il resto, le bimbe chiedono che si preparino dei panini per quando si arriverà alla fiera, anche se poi ci sarà il pranzo tutti insieme, per festeggiare.

Wanda va in caseificio. Festa o non festa, bisogna lavorare il latte, anche se in questi due giorni un po’ particolari e caotici, il normale ordine delle cose è stato spesso sovvertito. C’è gente che va e che viene, chi passa per un saluto, chi chiede dov’è questo o quello, chi si informa su dove portare le auto, chi…

Finalmente il sole. Dopo giorni e giorni di maltempo, dopo un sabato di pioggia battente, con neve anche a bassa quota, per il mattino della fiera quasi inaspettatamente c’è cielo azzurro ed aria frizzante. Le montagne sono coperte da una spessa coltre di neve fresca, neve che ha impedito il verificarsi dell’ennesima alluvione. E’ impossibile non pensare agli eventi, anche tragici, che hanno segnato la valle negli anni scorsi. Magari toccherà aspettare qualche giorno in più per salire in alpeggio, ma nessuno ha sentito parlare di frane sulle piste di accesso alle baite in quota.

Adesso le vacche hanno i loro rudun e si potrebbe partire. “Bisogna andare giù fino al ponte sotto, hanno fatto mettere delle bancarelle davanti al ponte!”, sembra che ci sia un cambiamento imprevisto di percorso, ma dopo se ne comprenderà il motivo.

Il pastore accompagnerà l’amico fino alla fine della sfilata, poi dovrà andare dal suo gregge. Però quella sera la festa continuerà ed allora per un po’ ci si potrà dimenticare di tutte le lunghe, lunghissime giornate di lavoro senza possibilità di alcun svago. Manca poco alla salita in alpe e quindi per parecchi mesi saranno poche le occasioni di vedere gli amici, ancora meno quelle di fare festa!

Si parte, alcuni bambini davanti, poi Luca. Le vacche camminano in fila abbastanza ordinata. Come spiegherà più tardi il Sindaco, rispetto alla fiera autunnale, l’edizione primaverile vede un partecipazione di solo parte degli allevatori locali, dal momento che non tutti gli animali sono ancora abituati a spostamenti.

C’è anche un piccolo gregge, capre e qualche pecora, con un gruppo di pastori forse più numeroso ancora degli ovicaprini presenti. Ma questa non è una transumanza, questa è una grande festa allegra ed i bambini camminano con gioia, orgoglio e responsabilità.

Nel paese, a differenza di passate edizioni a cui avevo assistito, gli animali vengono fatti sfilare. Tutti devono partire dallo stesso posto e così le mandrie transitano in centro l’una dopo l’altra, senza doverle attendere troppo, garantendo così al pubblico uno spettacolo continuo e senza causare troppi disagi all’eventuale traffico automobilistico. Una delle mandrie sfoggia fiocchi rosa, in onore della bimba di Marika ed Elvis. Sono numerose, quest’anno, le giovanissime neo-mamme…

Daniela e Franco sfilano con una mandria sempre più grigia, grazie alle vacche di razza Grigia, su cui stanno puntando (con soddisfazione) in questi anni. Animali di taglia non esagerata, adatti alla montagna, buone produttrici di latte.

Quanti paesi hanno un assessore all’agricoltura che è anche allevatore e margaro? Pierclaudio conduce le sue Barà fino all’altro capo del paese, nei prati dove tutte le mandrie rimarranno a pascolare durante il pranzo.

E’ poi anche la volta di Luchino e degli amici che avevamo incontrato al mattino. Non ho contato i gruppi che stanno sfilando, ma c’è da riflettere su quanti siano gli allevatori (e relativi animali) in un Comune così piccolo come Bobbio!

Le facce conosciute sono tante e, nella maggior parte dei casi, sono i giovani (che conosciamo ancor meglio!) a guidare la sfilata, ma anche ad avere parte attiva nella conduzione dell’azienda. Ecco qui Deborah, con la cavalla che, se non ricordo male, si chiama Pioggia.

Intervistiamo il Sindaco, Patrizia Geymonat, che parla proprio della grande importanza del settore nell’economia e nella società del Comune, cosa che fa sì che ci si impegni, nonostante il momento difficile, a realizzare le due fiere annuali. “Non premiamo nessuno, né allevatori, né animali. Vuol proprio solo essere un momento di festa.” Si parla anche dell’impegno per aiutare concretamente gli uomini e le donne che lavorano ed abitano in alpe: “Abbiamo fatto la scelta di dare la precedenza agli allevatori locali. Così si cerca di tenere i prezzi di affitto più equi possibili, evitando quei fenomeni di speculazione che accadono altrove. Siamo un comune molto vasto come territorio, l’età media di chi sale in alpeggio dev’essere sotto i quarant’anni, ci sono coppie giovanissime con bambini piccoli, quest’anno. Sarebbero necessari due interventi importanti, quello della realizzazione della strada per l’alpe Crosenna, complesso per ragioni di territorio, e la sistemazione delle strutture all’Alpe Giulian. Purtroppo, se il bando regionale per la viabilità ed infrastrutture è già aperto, per quello relativo alle baite non ancora. Cercheremo di fare un lavoro in economia…”.

Da qualche anno, una presenza fissa della Fiera è l’amico Silvio d’le cioche con le sue campane, per l’appunto! Davanti alla sua bancarella si fermano gli appassionati, chi per un acquisto, chi semplicemente per una chiacchierata ed uno scambio di notizie. Purtroppo vengo a sapere che è stata “rifiutato” lo spazio ad un amico espositore che sarebbe venuto da un’altra regione con i suoi prodotti strettamente legati alla pastorizia… Lo spazio dedicato al mercato non avrebbe avuto che da arricchirsi con uno stand del genere, anche a costo di avere una bancarella in meno di prodotti made in China…

Soprattutto vacche, alla fiera di Bobbio, ma ci sono anche due greggi, tra cui quello dei Durand Canton. L’anziano pastore non molla! Da anni si parla di venderle, ma lui sostiene che ciò non si farà, fin quando sarà in grado di occuparsene, anche in alpeggio (e le primavere sono già più di ottanta…).

Foto di gruppo per gli amici che abbiamo accompagnato e filmato (ma anche il resto della sfilata è stato oggetto di riprese), poi Ivan ci saluta e va dalle sue pecore. Per gli altri si avvicina l’ora del pranzo, anche se bene o male sono ancora tutti accanto agli animali.

Queste giornate, oltre ad essere momenti di gioia in cui si incontrano tanti amici, sono anche occasioni per vedere come il mestiere di pastore e margaro ha ancora un futuro, rappresentato soprattutto dalle giovani… e giovanissime generazioni!

Mi hanno portato in alpeggio a 21 giorni

Per il film sui pastori piemontesi, era venuto il momento di raggiungere un pastore vagante, dopo aver seguito lo scorso anno tre pastori/famiglie in rappresentanza dei giovani pastori per scelta, dell’azienda di montagna e dei giovani allevatori per tradizione. Si continua a raccogliere testimonianze al fine di mostrare chi è oggi il pastore, come lavora, per contribuire alla corretta comunicazione, visto che sempre di più i messaggi che arrivano al grande pubblico sono parziali se non addirittura contenenti disinformazione.

E così eccoci nelle campagne del Canavese, anche per coprire un’altra area del Piemonte, dove la tradizione pastorale è sempre stata molto viva. Niente riprese in interni, avevo detto alla troupe, il pascolo vagante è 365 giorni all’anno all’aria aperta. Giovanni ed Elsa avevano acconsentito a farsi filmare. Con loro così incontreremo sia una coppia unita nella vita e nel lavoro, sia un pastore per il quale il mestiere si avvia a conclusione: “A meno che i nipoti…“, butta là Giovanni. “I figli hanno fatto altro, il maschio a 15 anni ha iniziato a lavorare in una boita, adesso è ben apprezzato dal suo padrone, la figlia fin da bambina aveva l’idea di fare la pettinatrice. Adesso però fa anche un corso da infermiera perchè, di questi tempi…“. Forse un po’ di rimpianto c’è, ma i genitori non hanno forzato i figli a seguire le loro orme.

Giovanni ed Elsa hanno fatto una colazione abbondante a casa, prima di raggiungere il gregge. Lui spesso, ancora oggi, trascorre le notti accanto a recinto. Ci racconta di aver subito dei furti: reti, batterie. “Hanno tolto le reti con le pecore dentro, per fortuna non è successo niente!!“. Ci sono alcune capre da mungere (per i cani) o da far succhiare agli agnelli, poi si potrà andare al pascolo, anche se quest’anno la primavera tardiva fa sentire i suoi effetti in modo preoccupante.

Mentre Giovanni prepara l’asino, inizia a raccontare la sua vita. Già la sua famiglia allevava animali e lui è stato portato in alpeggio a 21 giorni di vita. Una volta si girava ad ampio raggio, la Val d’Aosta era la meta di alpeggio, mentre con il gregge ci si spingeva fin verso Valenza Po. “Sono 51 anni che faccio questo mestiere con le pecore, ero partito con un pastore, solo che era uno che beveva… Ne ho passate di tutti i colori, anche problemi di salute, sia da giovane, sia negli ultimi anni, ma non le ho mai abbandonate, le pecore! Un anno ho avuto il tifo, non volevo andare a casa, poi però il mio socio ha visto che camminavo e cadevo, così ha chiamato mio padre che mi venisse a prendere.

Cinquant’anni fa giusti aveva fatto una primavera come questa, con la neve che cadeva ancora al mese di marzo. Adesso non so più dove andare, nelle meliere c’è poco niente e nei pioppeti non c’è ancora nulla. Sto tenendo indietro i boschi perchè ho ancora un mese da far passare prima di spostarmi verso la montagna, ma un mese è lungo…“. E così il gregge temporeggia, il pastore lo sposta qua e là, per fortuna un contadino dice che può pascolare il prato adiacente, dove però l’erba è bassa e finisce in fretta.

Elsa è restia a farsi intervistare, ma chiacchierando fuori camera racconta molte cose interessanti sulla sua vita. Lei non ama la pastorizia, anzi! Solo che il marito da solo non può stare e allora lo aiuta quotidianamente. “Quando però devo andare a prendere i nipotini da scuola, parto, vado a casa, mi cambio, poi torno… La nipotina più grande viene su in montagna con noi, ma non sta sempre su, perchè dopo un po’ le manca la televisione…“, e ci mostra con orgoglio la foto di una bella bimba bionda. “Non ce la faccio più a far tutto, i lavori di casa, cucinare e poi venire qui. Solo che lui, se non ci fossi io, avrebbe già dovuto venderle. Non ha nemmeno la macchina… Dice sempre che le vende, ma non lo farà mai!“. “Eh, le venderà poi lei, quando non ci sono più io!“. I due coniugi si scambiano battute, ma il legame tra i due è visibilmente molto forte.

C’è da attraversare una strada molto trafficata, arriva anche Leo, il fratello di Giovanni. Questo è il pascolo vagante, il lento cammino di un gregge alla ricerca dei pascoli e la veloce corsa degli automobilisti che deve interrompersi per qualche breve istante. Poi il gregge sparisce di nuovo tra stoppie e, campi arati e pioppeti, invisibile ai più.

Una delle tanti greggi vaganti del Piemonte. “Ci sono diversi che girano qui, troppi per il territorio che abbiamo. Ma più che altro è il fatto che non c’è rispetto. Uno in particolare… Gli ho parlato, gli ho detto che nel tal posto pascolavo poi io, lui ha detto di sì, ma poi sono arrivato là ed era già tutto mangiato! Dove passa fa danni e mettono i divieti di pascolo, così poi sono guai per tutti! Io ho il mio giro, la gente mi conosce, così anche altri pastori, ma per uno o due che fanno danni, è un problema in generale. Io certe zone dove passavo non sono più andato per la vergogna dei danni che hanno fatto altri!