Pastore con la P maiuscola e una storia di coraggio

Storie… tante storie, piccole storie, persone che mai avrei incontrato, se non grazie ad internet. Uno mi ha scritto, l’altra è stato un “incontro” casuale con un video su youtube. Condivido con voi.

(foto G.Bombardi)

Io sono un Pastore senza pecore. Sì con la P maiuscola. Ho fatto tante cose nella vita e continuo a farle, ma non posso scollarmi di dosso il titolo di Pastore. Mi mancano le mie pecore e la mia vita. Sì i figli, la frenesia delle cose che corrono, la vita mediatica e tutto corre veloce… ma i Pastori no. Un pezzo di pane e tanta gioia di vivere liberi ed essere parte di un ingranaggio che funziona. Beato chi riesce a non mollare, e chi se ne accontenta. Grazie del Vs. tempo e in culo alla crisi…W i Pastori“. Così scrive Gabriele: “…dalla Toscana. Avevamo un ovile in collina, oggi la terra e’ abbandonata e ci muoio dentro. Sono tornato al lavoro d’ufficio… anche peggio. Spero di guadagnare abbastanza per riprendermi indietro la mia vita… Ho girato il mondo per lavoro, parlo 6 lingue, …alla fine basta il giusto. Le passeggiate all’aria aperta , i paesaggi meravigliosi, loro le Pecore, compagne di tante avventure. La mungitura e il formaggio, i profumi, …mi manca troppo. Non so ma in tutto quello che faccio mantengo il mio titolo, quello di Pastore.


Questa invece è una storia scoperta per caso su Facebook. Una giovane donna sarda, Simona Mighela, agente di commercio, rimasta vedova affronta con grande coraggio la sua vita e prende in mano l’azienda del marito, portando avanti il suo lavoro. Una Donna con la D maiuscola…

Amici che lavorano

Dopo la comunicazione di servizio, anche il secondo post di  oggi è dedicato agli amici del blog che, oltre a mandarmi tante foto di greggi, mandrie, alpeggi, ecc… fanno lavori o hanno hobbies in qualche modo legati alla pastorizia o al mondo dell’allevamento in generale.

Iniziamo da  un  “progetto” un po’ particolare, che ci propone Gianpaolo. Il “Progetto Falabrak” (i Piemontesi capiscono immediatamente questo termine… per tutti gli altri, è una di quelle parole dialettali non completamente traducibili che indica una persona stupida/scansafatiche… e molte altre cose insieme!).

Qui la “filosofia”  del progetto, “…che vuole richiamare la tradizione piemontese, con la diffusione di maglietta con le scritte piu disparate, rigorosamente nella nostra lingua!!” C’è anche un sito ed un gruppo Facebook. Buon proseguimento a questi amici, all’insegna  di un po’  di sano divertimento e spensieratezza, di cui abbiamo bisogno in questi tempi!

Invece da Roma ci scrive Alfonso, parlandoci della sua passione per i collari in legno. A  lui la parola! “Mi presento: sono Alfonso CECERE (Gianni RUSSO per gli annunci su internet), ho 39 anni – lavoro a Roma ma sono originario della Provincia di Avellino e per hobby faccio dei collari in legno per bovini / ovini / caprini.

Ho imparato a fare i collari da un vecchietto (quando avevo 13/14 anni) e dall’età di 16 anni non ho avuto più nessun bisogno di avere qualcuno a fianco (anche se non si finisce mai di apprendere), ed in questi anni ho fatto tantissimi collari per hobby vendendoli ai mandriani (ho anche barattato 30 collari con una mucca gravida al 6° mese), a dei pastori, ad una grossa ferramenta, ad un venditore che gira per le fiere con un camion ed ad alcune persone che me li chiedevano.
Poi cinque anni fa hanno creato un’Associazione che cerca di non far dimenticare il passato (far rivivere i giochi dei nostri nonni, le arti e le professioni del passato, gli utensili del passato, etc) con una mostra nella Settimana di Ferragosto ed alla mostra dell’anno 2010 mi hanno chiesto di partecipare con uno Stand. Visto che abbiamo in comune le stesse finalità (io non voglio far dimenticare una parte del nostro passato – i collari in legno), ho partecipato a questa mostra, ho venduto qualche collare ed ho trovato 6 allievi che volevano imparare a fare i collari, quindi a Marzo 2011 ho trovato un locale (un garage con un bagno + giardino + un frigo vecchio per le bevande) e 2 vecchietti (che si alternano con me – facciamo un sabato pomeriggio a testa in bottega ed il quarto riposiamo) e da Aprile siamo partiti con questa bottega (con 8 allievi ma ad oggi sono rimasti solo 6 allievi).

Agli inizi di Settembre chiudiamo con questi allievi (durante i 18 mesi di corso non hanno pagato un Euro per le nostre lezioni – tranne qualche gelato o birra portati in bottega di loro iniziativa) e quindi successivamente dobbiamo vagliare se aprire un’altra sessione (della stessa durata – già abbiamo alcune richieste da parte di potenziali allievi) o chiudere del tutto visti:

1. i miei impegni di lavoro – sono a Roma e la bottega è in provincia di Avellino;
2. le condizioni di salute di uno dei due vecchietti (che sono con me);
3. le spese di manutenzione di questo mio Hobby (circa 300/350 Euro al mese).
Per ammortizzare i costi (affitto locale + bevande per il frigo + benzina per la jeep – presa in prestito quasi tutti i sabato da un amico – per trovare in montagna i pezzi di legno da lavorare) ad Aprile 2011 abbiamo messo degli annunci su vari siti internet per vendere qualche collare (fatti da Noi professori) e ne abbiamo venduto una sessantina per ovini / caprini ed una quarantina per bovini.

Chissà che, tra i lettori, ci sia qualcuno interessato a contattare Alfonso? Lui ci dice di conoscere già Giovanni Mocchi e di aver avuto contatti con il nostro amico  esperto di campane e campanacci…

Ecco i recapiti di Alfonso, se siete interessati ai suoi lavori o anche ai corsi.   Telefono  329/1479439 – oppure via e-mail collari.legno@libero.it

Accompagnando la transumanza

Dopo le riflessioni dell’altro giorno, adesso parliamo davvero della Festa della Transumanza. Dato che il mio viaggio di ritorno era piuttosto lungo ed impegnativo, ho partecipato solo alla prima tappa, quella che dalla sede dell’azienda De Marco ha portato ad Amatrice. Mi sarebbe piaciuto molto raggiungere i pascoli in quota, ma ahimè…

La partenza è avvenuta nella mattinata, quando ormai faceva già molto caldo. Ma tutto richiede il suo tempo, c’era da mungere, c’era da finire di organizzare il tutto, intanto si accoglievano i turisti con torte e bevande… Così la “tabella di marcia” non è stata rispettata, ma d’altra parte già al mattino presto la giornata si presentava torrida. Per richiamare il gregge, un secchio di “pietanza”. Non ci sono capre, solo pecore, e non sempre la loro conduzione è così semplice, forse anche per la confusione degli accompagnatori.

Ci si mette in cammino tra nuvole di polvere, scortati da un gruppo di cavalieri ed alcuni muli. Non c’erano dubbi sulla siccità che affligge queste terre, ma la polvere non fa che confermarlo. Mi dicono che lo scorso anno l’evento si era tenuto in una giornata piovosa, così chi partecipa come accompagnatore si trova a vivere davvero il mestiere della pastorizia!

Nonostante il caldo torrido, gli accompagnatori sono numerosi. C’è un gruppo del CAI e molti altri, per lo più gente dei dintorni, ma per la domenica sono attesi dei pullman e chissà quante altre persone. La transumanza è un evento, viverla direttamente può essere un diversivo, una gita particolare, un momento da trascorrere in compagnia… senza dimenticare che, per i pastori, si tratta soprattutto di un giorno molto impegnativo.

Buona parte del tragitto all’inizio si snoda lungo strade asfaltate più o meno trafficate. I turisti camminano davanti e dietro al gregge, anche se ogni tanto qualcuno si attarda a scattare delle foto.

Fa sempre più caldo, si costeggiano prati in cui il fieno è già stato tagliato, campi di cereali ormai maturi. Fa caldo, ma è un caldo secco, fortunatamente non afoso.

Di sicuro però uomini ed animali sono provati dalla transumanza. Per fortuna che si effettuerà una sosta al lago, dove il gregge potrà abbeverarsi e sostare all’ombra. Mi assicurano che questo è il periodo normale per mettersi in cammino verso le montagne, anche perchè la quota non è elevatissima e salire prima significherebbe terminare precocemente il foraggio a disposizione.

I mezzi motorizzati dell’azienda ci sorpassano, portano a destinazione il materiale ed anche del fieno per sfamare il gregge. Con questa siccità (“secca”, la chiamano da queste parti), non c’è la possibilità di trovare prati da pascolare.

Il gregge si incanala per una strada secondaria che scende al lago, presto per tutti ci sarà una pausa ristoratrice. Qualcuno dice che sarebbe meglio aspettare la sera per ripartire, ma ci sono orari da rispettare, buona parte del “pubblico” attende lungo la via centrale di Amatrice per il tardo pomeriggio.

Nonostante il caldo, nel ristorante vengono serviti piatti sostanziosi ed i musicisti allietano i commensali con musiche e canti tradizionali. Una vecchia foto sulla parete testimonia come la pastorizia sia sempre stata presente, qui…

Nel pomeriggio, dopo un tratto di asfalto, si seguirà poi un vero percorso della transumanza, cioè un tratturo. Esistono ancora tratti di queste antiche vie lastricate che un tempo venivano percorse da migliaia e migliaia di pecore. Lo stesso centro di Amatrice si è sviluppato non a caso lungo queste antiche vie di comunicazione, quando “pecunia” derivava davvero da pecus

Nonostante la scarsissima acqua, le pecore esitano ad attraversare il misero ruscello. Poco per volta però vengono indirizzate verso l’altra sponda ed anche questo ostacolo è superato. In lontananza tuona rumorosamente, ma gli esperti dicono che il temporale lì non arriverà…

Gli animali vengono ricompattati in una vasta radura, i cavalieri si dispongono tutti in coda al gregge, poi si prendono le ultime decisioni in vista del raggiungimento del centro abitato.

Il corteo sarà preceduto dalla musica, ma poco sopra attendono anche i carri trainati dagli animali, altri musicisti ed i gruppi folkloristici in costume. Certo, questo è spettacolo che va oltre la transumanza, ma se si organizza l’evento turistico, bisogna dare qualcosa di più che non il breve passaggio per le vie del paese.

Come ho già avuto modo di dire, occorre distinguere tra transumanza-spettacolo e transumanza-lavoro quotidiano. Sarebbe bello che tutti gli spettatori della transumanza avessero partecipato al convegno la sera prima, per assistere allo spettacolo consci dei problemi che la pastorizia sta vivendo. Però questa transumanza-festa rispettava quello che secondo me è il punto fondamentale: nasce dall’interno, sono le aziende agricole ad essere state promotrici ed organizzatrici. Inoltre la transumanza già avveniva e non si è costruito niente se non tutto il contorno.

Ecco finalmente il gregge nella via centrale di Amatrice. Qui le pecore non hanno più possibilità di compiere deviazioni, così camminano compatte, mentre sempre più gente le accoglie scattando foto e girando video.

I bambini sono entusiasti, la gente indica, sorride, molti penseranno ad un passato abbastanza recente in cui la pastorizia era un mestiere quotidiano e non un evento straordinario.

In fondo il passaggio è breve, questione di pochi minuti, ma sono istanti emozionanti, vivi, festosi. Nonostante per un pastore non sia facile prendere parte ad eventi simili (figuriamoci poi anche essere parte integrante e fondamentale dell’organizzazione), alla fine camminare con il tuo gregge in mezzo alle case, ai negozi, tra la gente che ti saluta è una soddisfazione. Io spero possa anche essere un’ulteriore garanzia di futuro per questo mestiere.

Davanti alle pecore la gente in costume. Giovani e meno giovani a mostrare il legame con le tradizioni, con le radici. Alcuni elementi di vita pastorale affiorano anche qua e là tra i costumi tipici.

Ecco anche il carro trainato dalle possenti vacche maremmane dalle lunghe corna. Questo ormai è veramente un elemento del passato, come testimoniavano i trattori visti nel cortile della cascina!

Il gregge è prossimo alla meta, un vasto spiazzo in periferia di Amatrice. La fatica però non è finita, anche se questa è una festa, dopo l’arrivo c’è da pensare all’alimentazione del gregge, a dissetarlo, a mungere… Infatti ci sarà poi anche una dimostrazione di caseificazione e tutti potranno gustare la ricotta la mattina dopo, prima di ripartire.

I monti sono apparentemente ancora lontani, verranno raggiunti l’indomani, mentre invece io starò riaffrontando la mia transumanza verso casa. Chissà quando, un giorno, avrò tempo e modo di visitare anche queste realtà, quei pascoli non alpini?

In Amatrice, passato il gregge, resta visitabile la mostra fotografica di Dragos Lumpan dedicata all’Ultima Transumanza tra Romania, Italia, Galles, Grecia, Turchia, Albania. Foto emozionanti, foto che parlano la stessa lingua, quella dei pastori nomadi. Prometto a breve di farvi sapere come ordinare il libro fotografico.

Il mattino dopo c’è ancora tempo per un breve saluto al gregge, ma soprattutto a tutti i pastori e gli amici incontrati in questi giorni. Fa già caldo, forse ancora più del giorno prima, e così uno dei cani da guardiania pensa bene di cercare refrigerio… Chissà com’è andata la seconda parte di transumanza? Se qualcuno dei partecipanti leggesse queste righe e volesse inviarci qualche foto…

Pastori (d’Italia?) unitevi

Vengo da un periodo denso di impegni durante il quale sempre più mi ritrovo a meditare sul futuro, professionale e privato. Intorno a me c’è chi si chiede come io faccia a “star dietro a tutto” e vi assicuro che in molti momenti è tutt’altro che semplice, quasi impossibile. Ecco anche perchè ultimamente questo blog è spesso in arretrato con gli aggiornamenti.

Nelle ultime settimane ho partecipato a diversi incontri e convegni, in Italia e non solo. Per esempio sono stata a Barcellonette (Francia) con i colleghi del progetto Propast per confrontarci con i vicini francesi su tematiche relative al pastoralismo ed al “problema lupo”. Oltralpe sono molto, molto più avanti di noi, anche perchè la pastorizia è veramente un settore importante dell’economia agricola nazionale. Lo dicono i numeri dei capi allevati, lo dicono le persone presenti ad incontri di questo tipo (non i politici che partecipano per farsi vedere, ma il sottoprefetto che parla con competenza e determinazione). Lo dicono i ricercatori di istituti come l’INRA, l’Istituto Nazionale di ricerca in ambito agricolo, che nelle sedi dipartimentali si occupa dei diversi ambiti, compreso quello zootecnico in generale e pastorale in particolare (si veda ad esempio qui). Chissà perchè in Italia se studi la zootecnia in relazione alla ricomparsa del lupo sei oggetto di pesanti attacchi anche in ambito accademico, mentre in Francia ci sono fior fiore di pubblicazioni sui più svariati aspetti della questione, compreso il costo economico per il pastore e le ore di lavoro aggiuntive…

Poi cambiamo zona, scendiamo giù per l’Italia ed arriviamo in provincia di Rieti, a Borgorose (RI) in frazione Corvaro, dove il 28 giugno 2012 si teneva l’incontro di chiusura del corso di formazione lattiero-caseario artigianale per allevatori e casari. Nei giorni scorsi infatti per la prima volta ho avuto occasione di confrontarmi direttamente con realtà pastorali del Centro, del Sud e delle Isole, grazie alla presenza di numerose persone convenute in Lazio per la Festa della Transumanza di Amatrice. Il mal comune non è mezzo gaudio, ma motivo di preoccupazioni aggiuntive…

Di fronte ad una tavola colma di formaggi da latte prevalentemente ovino, prima, dopo e durante gli assaggi c’è stato modo di riflettere su molti aspetti. Cito in ordine sparso alcune frasi  significative che mi sono appuntata durante gli interventi, in particolare del dott. Ficco del CRA: “La ricotta paga le spese, il formaggio è la resa…“. “Il latte ovino viene pagato 0,70€/l, facendo formaggio rende 2,40. Nel 1974 era 1.400 £/l.” “E’ arrivato il momento di passare ai pecorai specializzati, fare formaggi con un nome e cognome. Bisogna integrare l’economia pastorale con l’economia moderna, fondamentale un ruolo delle istituzioni!“. …ed è stato sottolineato come non siano i contributi (elemosine) ad essere utili, ma aiuti concreti. “La vita del pastore dev’essere ecosostenibile, bisogna ricomporre un equilibrio che si è rotto.” “Bisogna produrre qualità, non quantità. Siamo piccoli, il nostro pregio è la qualità.” “La transumanza: il pregio del latte dei pascoli.” “La pecora è cultura, c’è dentro la cultura dell’uomo.

Suona molto strano a chi viene dal Piemonte sentir dire che il mestiere di pastore da quelle parti è in via di estinzione, sentir parlare di pascoli abbandonati, boschi in espansione…

Il dott. Rubino, presidente di ANFOSC, l’Associazione Nazionale per la valorizzazione e tutela dei formaggi ottenuti con latte di animali al pascolo, ha parlato a lungo di qualità, innanzitutto del latte, ma anche di tecniche di lavorazione. Riporto alcuni sui pensieri: “La qualità del formaggio dipende dal pascolo. (…) La legge fatta a tavolino decide cos’è il latte di qualità… “Quello della Lola…!!!” (…) Il ricercatore deve porsi dalla parte del consumatore. (…) Il pastore che fa un buon latte deve essere pagato giustamente per il suo prodotto, non ricevere l’elemosina perchè “previene le frane”. (…) Nell’animale al pascolo il rapporto Ω3 e Ω6 è quasi nullo, c’è il massimo della qualità, cosa che non avviene con l’alimentazione in stalla. (…) A un grande latte di montagna spesso non corrisponde un grande formaggio, a livello industriale invece a un grande formaggio non corrisponde un grande latte. Manca totalmente l’assistenza tecnica casearia. Condividere con l’allevatore il problema è la base di partenza. (…) Allevatori dispersi in un grande territorio. (…) Il problema non è la tecnica, ma la carenza nei dettagli.” Ed il corso infatti si è tenuto presso le diverse aziende agricole che hanno aderito, per capire e condividere problemi, difetti e pregi (delle strutture, della tecnica, dei prodotti).

Ci siamo poi trasferiti ad Amatrice (RI), paese un tempo di pastori, nato sul percorso dei tratturi. Qui ho potuto aggiungere alla mia collezione di monumenti pastorali questa fontana. Nei viaggi e negli spostamenti c’è stato modo di discutere a lungo su pascoli non utilizzabili per problemi “burocratici”, su amministrazioni che non comprendono il valore della pastorizia, ma anche su pastori divisi, troppo occupati a contrastarsi a vicenda invece che lottare uniti per i medesimi obiettivi. certo, bisognerebbe avere una rappresentanza comune di tutti i pastori italiani, ma come si fa, se si litiga internamente tra vicini di pascoli? A ben guardare le problematiche sono molto simili, in Sardegna come in Lombardia, ma…

Amatrice è circondata da un paesaggio agricolo, anche se alla pastorizia pensi soprattutto guardando le montagne, dove il gregge protagonista della festa sarebbe giunto nei giorni successivi. Quello che mi ha colpito sono i boschi, così fitti, così diffusi, tanto che persino il rappresentante del CFS presente al convegno ha parlato di pascolamento in bosco consentito (non sulla rinnovazione, ovvio), visto che questa non è un’epoca dove i boschi sono in pericolo, ma è piuttosto il pastore ad essere a rischio di estinzione. Il buon pastore, quello che si comporta correttamente e che rispetta. Parole ben note…

Ad Amatrice l’incontro aveva un titolo altisonante: “Convegno Internazionale sul Pastoralismo per la conservazione sostenibile della cultura pastorale e transumante, protettrice della diversità biologica e dell’ambiente del nostro pianeta“. Tra il pubblico, nonostante il caldo e l’ora, una buona presenza di tecnici, qualche allevatore, politici e amministratori, appassionati. L’interesse c’era, gli interventi previsti in scaletta sono stati intervallati dalle parole degli amministratori. Tutti unanimi e concordi nel difendere il valore della pastorizia, affinchè non diventi solo più memoria e folklore, ma gli addetti ai lavori in platea mugugnavano, troppo abituati a sentir parole e non vedere poi i fatti.

Sono stati ripresi i temi della valorizzazione e qualità dei prodotti. Per quanto mi riguarda, ho mostrato la realtà della transumanza in Piemonte (ovina e bovina), quindi ho parlato del pascolo vagante. Anche se l’Italia è una, raramente fuori dai confini locali si conoscono le tante realtà, così genera sorpresa vedere tante pecore in Piemonte e stupore il sapere che la maggior parte di questi pastori vivono solo sulla vendita della carne, senza caseificare. Che ciò venga detto da chi spunta prezzi più alti sulla vendita della carne ovina (consumata ed apprezzata tutto l’anno, non solo a Pasqua e Natale) fa riflettere non poco.

Formaggi e ricotte da latte ovino sono presenti nella cena, a fianco dell’immancabile pasta all’amatriciana… E poi un ottimo agnello, del quale sono state servite tutte le parti, dalla testa alla coda! Il clima, pur tra i discorsi tecnici dei partecipanti al convegno, si è fatto via via più conviviale, per prepararsi alla festa dei giorni successivi. Musica, improvvisazioni musicali in rima, dediche a signore e signorine da parte dei “poeti pastori”…

L’indomani iniziava la transumanza, ma io sono riuscita a farmi accompagnare nell’azienda De Marco per assistere alle fasi precedenti, tra cui la mungitura del gregge. Si tratta di incroci tra la razza lattifera francese Lacone e la pecora appenninica. L’azienda è grande, ben organizzata, affianca agli ovini i bovini di razza chianina (oltre a qualche maremmana) ed integra con un’attività di taglio legna. La mungitrice mobile seguirà la transumanza e verrà portata in alpeggio.

Gli animali sono in stalla, ma dove andare al pascolo altrimenti, con i prati secchi che si vedono intorno? Il caldo è già atroce, le mosche tormentano gli animali, eppure mi dicono che questa è la stagione normale per salire in quota, anche perchè mi sembra di capire che altrimenti i pascoli non sarebbero sufficienti per arrivare alla fine della stagione. Quest’anno l’inverno ha visto abbondanti precipitazioni nevose concentrate in un periodo breve, poi una prolungata siccità che perdura da troppo tempo.

Ultima operazione precedente la partenza, la marchiatura dei capi con delle iniziali impresse sulla lana. Intanto arrivano sempre più numerosi i turisti che parteciperanno alla transumanza, per lo più turisti locali, oltre al gruppo CAI.

Il racconto della transumanza però ve lo presenterò prossimamente, per adesso vi lascio riflettere sul futuro della pastorizia. Partecipare a questi incontri è stata un’utile occasione di scambio (anche “culturale”), ma soprattutto una fonte di riflessioni. E’ vero che già le passate generazioni di pastori dicevano che sarebbero state le ultime e invece i pastori ci sono ancora, ma sono davvero diminuiti e rischiano di soccombere. Per qualcuno questa crisi farà capire il valore degli antichi mestieri e contribuirà alla loro rinascita, per altri invece potrebbe rappresentare il colpo di grazia…