Partire ogni giorno dall’alpe

Ero diretta in Svizzera, ma ho fatto delle tappe lungo la strada. Era da tempo che questi amici mi invitavano ad andarli a trovare e così ho colto l’occasione.

Cosa ci faccio con uno sfondo del genere in un paese che, nel nome, ha il termine “Riviera”? Aspetto che vengano a prendermi per salire in alpeggio. Siamo sul Lago Maggiore, circondato da montagne e, di lì a poco, ci si dimenticherà l’ambiente vacanziero, le creme solari, i costumi da bagno, i turisti di lingua tedesca che affollano il lungolago.

Il lago sarà presto uno sfondo lontano, poi ci si getterà nei boschi, che si apriranno nuovamente in radure pascolate. A volte alpeggio è qualcosa di diverso dalla baita con la valle che sale su verso un colle, le vette con gli ultimi nevai, i larici e le alte quote. Ci possono essere anche alpeggi in un posto così.

Giunti a destinazione, le prime che incontro sono alcune bovine curiose. Difficilmente sarei arrivata fin qui se non avessi avuto una guida… La strada asfaltata l’abbiamo abbandonata per inoltrarci nel bosco lungo una pista sterrata, per poi raggiungere la nostra destinazione, a circa mille metri di quota.

Per Pietro è ora di mungere le capre. Il suo è un doppio lavoro: al mattino parte presto per ridiscendere a valle, percorrere la strada lungo il lago e passare il confine per andare a lavorare in Svizzera. La sera si rientra in alpe e si da una mano con i lavori a mamma e papà. Come per tante piccole realtà, si mettono insieme tante cose per tirare avanti.

Il gregge di capre è composto per lo più da capi di razza Verzasca, poi ci sono degli incroci e un paio di Frise. Per loro di giorno il pascolo è libero tra radure e boschi, poi la sera si rientra in stalla per la mungitura, altra mungitura al mattino e via di nuovo a cercare erba, foglie, ecc… Anche qui il pascolamento è ancora libero, ma è inevitabile pensare a cosa accadrebbe se vi fossero i predatori. Bisognerebbe cambiare totalmente l’organizzazione e sarebbe impensabile lasciarle incustodite.

Papà Renzo intanto munge le vacche per dare poi il latte ai vitelli gemelli nati qualche tempo prima. I formaggi vengono fatti con il latte di capra, i bovini infatti vengono allevati per la carne. Quando non sono in alpeggio, la sede invernale è a Cannobio, sempre sul lago, ma a queste quote la stagione dura abbastanza a lungo.

Ovviamente è stato necessario costruire un caseificio anche qui ed è inutile che, per l’ennesima volta, io vi racconti cosa voglia dire, tra costi ed esigenze varie per rispondere alle normative vigenti. Di sicuro un aspetto positivo è avere al suo interno un bagno con doccia, che ovviamente viene usato per le esigenze quotidiane e non solo per quanto concerne la lavorazione del latte!

Ci sono anche alcune pecore che accorrono al richiamo di Pietro, attratte dalla prospettiva di avere un po’ di pane secco. Sistemati tutti gli animali, controllato che non ne manchi nessuno, è ora di mettersi a tavola e fare onore all’ottima cena. Si chiacchiera, si raccontano storie del passato, dei contrabbandieri, di “strani personaggi”, ma anche vicende più attuali sugli speculatori d’alpe che hanno colpito anche qui.

Anche se è rimasto poco spazio, bisogna per forza assaggiare anche i formaggi! Qui vedete quelli stagionati nel fieno, ma ci sono anche quelli “normali” e quelli stagionati con le vinacce. “Lo scorso anno siamo andati a Cheese, ci hanno chiamati perchè hanno considerato che i nostri prodotti fossero di buona qualità.

Anche questa è una realtà d’alpeggio del XXI secolo, dove non tutta la famiglia lavora in quota, ma c’è chi addirittura fa il pendolare. Non sarà rilassante, ma almeno la sera si sale e ci si lascia alle spalle il traffico, la confusione, la frenesia…

Se uno deve iniziare da zero

Vagando qua e là, ne approfitto per far sosta da amici fino ad ora soltanto virtuali. E’ più bello chiacchierare via computer con persone che hai conosciuto anche dal vivo! Inoltre, ritengo che sia molto importante visitare aziende, anche molto diverse tra loro, per poter poi parlare con cognizione di causa.

Da Lino e Rosalba incontriamo un’azienda a conduzione famigliare collocata in bassa valle. Siamo in Ossola, a Pieve Vergonte. Val Toppa è un’azienda agricola che produce formaggi di capra. Recentemente è uscito anche un articolo su di loro, visto che Val Toppa è stata giudicata dal’associazione allevatori “migliore nell’allevamento di capre nelle provincie di Novara e Vco e la quinta classificata in Italia” per la razza Saanen. Certo, parliamo di capre specificamente da latte e non di una razza rustica di montagna, però… Però bisogna considerare che è bella la poesia e la filosofia, ma bisogna anche riuscire a vivere. E ormai, in questo mestiere, con tutte le leggi che ci sono, i vincoli, la burocrazia, le normative ecc ecc… le spese sono tante.

La stalla, fienile, ricovero macchinari, ecc… sono nella parte passa della casa, facente parte di un nucleo di edifici ai margini del paese. Il caseificio invece è stato realizzato ad hoc in una struttura prefabbricata. Locale di caseificazione, punto vendita, locale di refrigerazione del latte, cella, bagno (con doccia!!), anticamere varie per rispettare le normative… Rivestimento esterno in legno per non impattare troppo sul paesaggio… Distanze minime da rispettare (cosa non facile, in un villaggio di montagna, dove gli spazi sono tutti ristretti), piastrelle antiscivolo e fughe realizzate con apposito mastice antiacido (!!!!!) anche se lì si lavora latte e non sostanze chimiche. E poi tutte le attrezzature per fare formaggio in modo moderno e a norma di legge. Il costo di tutto questo? Diverse decine di migliaia di euro! Ma quanti formaggi bisogna vendere per ripagarsi tutto???

Lino fa anche un altro lavoro, ma poi si occupa della fienagione, degli animali, di parte delle vendite (partecipando ad alcuni mercati). Insomma, tempo libero non ce n’è mai e, a volte, si da anche una mano ad altri allevatori in zona, in caso di necessità. Rosalba è invece presente a tempo pieno in azienda, tra mungitura, caseificazione, cura degli animali e tutto ciò che c’è da fare quando si pratica un mestiere del genere. La loro scelta è stata quella di passare dalle vacche alle capre da una decina d’anni. Soddisfazione, certo, poi passione, ma le difficoltà sono tante e la burocrazia a volte spegne gli entusiasmi.

Se uno dovesse iniziare totalmente da zero… Ormai è quasi impossibile, con le spese che devi affrontare per essere in regola“, spiega Rosanna. Anche se questa non è una razza locale, anche se gli animali sono in stalla a mangiar fieno e non al pascolo, basta vederli per capire quanto sono ben curati. “Certo, devo dare loro anche dei cereali, delle integrazioni, perchè devo ottenere latte per fare formaggi e per vivere! Le spese sono tante…“. E le regole sono uguali per tutti, grande caseificio industriale e piccola azienda artigianale in montagna.

A proposito di regole. Si cerca di ridere per non piangere! Lino mi racconta come la sua azienda sia periodicamente soggetta a controlli di vario tipo da parte di questo o quel funzionario preposto alla verifica di documenti, parametri, ecc. “Un giorno sono venuti quelli del benessere animale. Hanno controllato tutto, poi hanno guardato i due maiali che tengo per ingrassare con il siero. Mi hanno chiesto quante volte al giorno li guardavo… Ho risposto che lo facevo ogni volta che passavo di lì! Comunque, pena una multa, ho dovuto comprare loro una palla antistress da mettere nel porcile. Sono poi tornati a controllare se c’era!” (E’ quella gialla!)

Ogni tanto qualcuno non ci crede, quando racconto queste cose. E’ più facile lasciarsi convincere dalle belle parole sul ritorno all’agricoltura, all’allevamento, alla montagna. Anche l’attività agricola e/o zootecnica sono comunque delle imprese, quindi sono necessari investimenti non da poco. A chi mi scrive dicendo di essere disoccupato e di voler cambiar vita facendo l’allevatore in montagna rispondo raccontando queste storie. Non sono un’economista, ma per far sì che l’attività sia redditizia e non un hobby, oggigiorno servono cifre considerevoli. Poi serve una palla antistress per permettere agli umani di sopravvivere a certe stranezze della burocrazia!!!!

Di corso in corso

Si avviano alla conclusione i corsi di aggiornamento per pastori che si sono tenuti in Val Pellice (TO) e Valle Stura di Demonte (CN). Vi sto partecipando in doppia veste di docente per alcune parti e allieva-uditrice per altre. Anche se il requisito base per partecipare come allievo era quello di essere titolare o coadiuvante di azienda agricola, quindi bene o male “essere del mestiere”, penso che nelle ore trascorse con i docenti ci sia stato modo di imparare e di confrontarsi.

Come “lezione pratica” si è scelto di dare spazio alla tosatura. Saper tosare può essere utile come “risparmio” per la propria azienda (puoi tosare i tuoi animali), ma anche come fonte integrativa di reddito per chi riesce ad organizzarsi. Con un numero non troppo elevato di capi, in un certo periodo dell’anno si può riuscire ad occuparsi di questa attività presso altri allevatori o hobbisti che non sanno come “liberare della lana” i propri animali.

Anche se, tra chi partecipava al corso, c’era già qualcuno che effettivamente sfrutta questa doppia possibilità, consigli e suggerimenti tecnici da parte di chi fa il tosatore da una vita sono sempre utili per migliorare.

Ho anche realizzato un piccolo video della dimostrazione di tosatura. Ma il corso non è stato solo questo: nozioni storico-culturali, per capire che il mestiere di pastore ha una sua dignità. Elementi di veterinaria, per capire come muoversi anche in autonomia, senza chiamare un professionista perchè molte volte non arriverebbe in tempo, specie se sei in montagna dove il telefono non prende.

Ma i corsi non sono finiti. Quello sulla pastorizia volge al termine, ma sta per iniziarne uno sulla caseificazione.

CORSO DI AGGIORNAMENTO PER IL SETTORE AGRICOLO CASEARIO
TITOLO: Produzione di formaggi in zona montana: tecniche di caseificazione e di sanificazione collegate al
risparmio energetico e idrico.
PARTECIPANTI: titolari, dipendenti o coadiuvanti aziende agricole casearie. (Min. 7 / Max. 15)
DURATA: 21 ore PERIODO: Marzo 2014
LUOGO: Sede C.M. Pinerolese – Via Roma 22 – Perosa Argentina e Az. Agr. Agù Chiaffredo – Via del Castello, 19
ATTESTATO: attestato valido per l’aggiornamento professionale.
COSTO: gratuito, finanziamento PSR 2007-2013
CALENDARIO:
Lun. 10 marzo Battaglini Luca Composizione del formaggio e relazione con il tipo di alimentazione
Ven. 14 marzo Ferrato Bruno Lavorazione di Formaggio semicotto
Ven. 21 marzo Ferrato Bruno Lavorazione di Formaggio erborinato
Mar. 25 marzo Poggi Mauro Igiene, consumi energetici ed idrici
Ven. 28 marzo Ferrato Bruno Visita az. agr. con caseifico “Isola” di Michelino Giordano – Vernante Fraz. Palanfrè
ISCRIZIONE:
Entro il 25 febbraio. E’ possibile compilare i documenti c/o: C.M. Pinerolese – Via Roma 22 – Perosa Argentina – chiedere del tecnico Conte Gian Piero nelle mattine del 17 e 19 marzo.
GAL Escartons e Valli Valdesi – Via Furhmann, 23- Villa Olanda – 10062 Luserna San Giovanni (TO) Tel. 0121/933708 orario di ufficio dalle 9.00 alle 13.00 oppure PER INFORMAZIONI e invio dei documenti on-line:
Agenform Consorzio – Istituto Lattiero-Caseario e delle Tecnologie Agroalimentari – Strada Boglio, s/n – 12033 – Moretta (CN) Tel/Fax 0172/93564 e-mail: tallone@agenform.it Tallone Guido 335-5687854

Spero che anche questo corso abbia successo come quello “per pastori“, con la differenza che di lezioni sulla caseificazione se ne sono già tenute molte e il settore è più recettivo e pronto a partecipare.

Ieri, a Cuneo, ho anche assistito ad una lezione molto chiara, diretta e sincera sul benessere animale. “E’ sbagliata la terminologia, bisognerebbe chiamarla corretta gestione, non benessere“. E dov’è che gli animali stanno meglio? “La pecora all’aperto è nel suo habitat, le migliori condizioni di vita le ha all’aperto tra i 3 ed i 12°C“, con buona pace degli animalisti che equiparano ogni animale ad un bambino e ritengono che le esigenze siano le medesime.

———————————–

Per finire, una segnalazione. Venerdì 21 marzo, ore 21:00, presso il Circolo Culturale Barbarià di Mentoulles (Fenestrelle – TO), vi sarà la presentazione del libro “Nel tempo dei lupi” di Giacomo Revelli, presente l’Autore.

Nuove iniziative di “adotta una capra”

Ve li ricordate Marta e Luca? Bene, mi inviano le nuove offerte della loro azienda per l’iniziativa “adotta una capra”, quindi volentieri presto un po’ di spazio sul blog per dare visibilità a questi giovani e alla loro attività.

Siamo Marta e Luca, abitiamo a Sambuco, in alta Valle Stura di Demonte, dove alleviamo capre.
Alcuni di voi già ci conoscono essendo arrivati al terzo anno in cui proponiamo “adotta una capra”, altri invece leggono di questa iniziativa per la prima volta.
Il nostro gregge è composto da un centinaio di capre di tutte le razze e di tutti i colori, dalle rustiche chevre du rove, alle autoctone capre alpine, fino alle ultime arrivate camosciate delle alpi acquistate quest’anno.
L’amore per la montagna ci ha fatto scegliere un allevamento di tipo tradizionale: puntiamo al rispetto per il territorio, alla valorizzazione dei nostri formaggi e della carne. Utilizziamo il pascolo come principale fonte di sostentamento per le capre, nei prati vicino al paese durante la primavera e l’autunno, salendo in alpeggio durante l’estate presso la borgata Chiardoletta. Questa borgata di Sambuco, circondata da un fitto bosco molto amato dalle capre, si trova a 1500 metri di quota ed è
il luogo dei nostri sogni. Lì le giornate iniziano poco dopo l’alba con la mungitura del mattino, continuano con lunghe ore di pascolo fino al tramonto e si concludono al chiarore delle stelle con la mungitura serale.
Per mantenere ed esaltare le qualità organolettiche del latte appena munto questo viene trasformato crudo presso il caseificio aziendale. Dalla caldera escono i “chabrinet”, piccoli tomini a pasta cremosa alle volte ricoperti con cenere alimentare o con erbe aromatiche, le “tome del fourest”, formaggi con stagionatura da 1 a 3 mesi, dolci in estate, più saporiti in autunno e la ricotta fresca.


Nei mesi di febbraio/marzo,al termine di 5 mesi di gravidanza, le capre partoriscono i capretti, che riempono le nostre giornate di lavoro e gioia. Nei primi mesi di vita, fino allo svezzamento o alla vendita, rimangono con le madri nutrendosi del loro latte che garantisce una crescita ottimale e una
qualità delle carni superiore.
L’adozione di una capra costa 100 euro e vi da diritto al ritiro di 120 euro di prodotti. Questi saranno pronti a partire dalla tarda primavera e dovranno essere ritirati presso la nostra fromagerieLa Meisoun dei roc, in modo da poterci conoscere di persona e potervi avvicinare al nostro tipo di
vita. Non effettuiamo spedizioni dei nostri prodotti. Insieme ai formaggi riceverete anche patate, miele, funghi ed erbe di montagna essiccati e un calendario con le foto di Luca (che vi sarà spedito al momento dell’adozione) dove sarà segnata la data approssimativa per venire a ritirare il pacchetto
di prodotti.

Questa è la proposta per il pacco “Adotta una capra 2014”, due pacchetti di prodotti, il secondo rivolto a chi preferisse la carne di capretto al posto dei 5 kg di formaggio.
• 5 kg di “toma del fourest”
• 1 kg di ricotta
• 2 “chabrinet”
• 50 gr di funghi porcini secchi
• 1 kg di miele di montagna
• 1 calendario 2013
• 6 kg di carne di capretto
• 1 kg di “toma del fourest”
• 1 kg di ricotta
• 50 gr di funghi porcini secchi
• 2 “chabrinet”
• 1 calendario 2014
Se interessati a questa iniziativa vi preghiamo di contattarci ai recapiti sottoelencati, per eventuali domande o chiarimenti circa questa iniziativa.
Mail di Luca: erre24mm@hotmail.it Telefono di Marta: 333 9090570

Le forme del latte

Sicuramente il sottotitolo della manifestazione Cheese è azzeccato, “le forme del latte”. E di forme se ne vedevano davvero di tutti i tipi e di tutti i colori! La maggior parte erano immediatamente riconoscibili come “formaggio”, ma ve n’erano alcune che necessitavano di un’osservazione più attenta per essere definite formaggio anche dal grande pubblico.

Che ne dite per esempio dei piemontesi (canavesani) Murtret? Paiono sassi di fiume… Ma questa non è che una delle tantissime tipologie di formaggi che si potevano vedere/gustare/acquistare a Cheese. Cerco di farvi fare una visita rapida a tutto attraverso un po’ di foto, ma questa non è che una selezione delle foto scattate, che a loro volta hanno colto solo una piccolissima parte di ciò che c’era.

Sono arrivata praticamente appena dopo l’orario di apertura, ma le vie e le piazze erano già affollate. Mi hanno detto che la domenica è stato un delirio e ringrazio il fatto che quest’anno ero invitata a parlare ad un convegno il lunedì, così ho evitato il sabato e la domenica. Ieri erano presenti anche tantissime scolaresche con bambini vocianti che si gettavano sugli assaggi mentre le maestre cercavano di non perderne nessuno nella folla.

A Cheese prevalgono gli espositori italiani, ma c’è c’è anche un po’ del resto del mondo. Inghilterra, Francia, Spagna, Svizzera, soprattutto, ma anche Irlanda, Portogallo, Olanda, Stati Uniti. Forse mi sbaglio io, ma in passato mi sembra ci fossero più nazioni rappresentate. Comunque alla fine uno si incanta a guardare ed assaggiare quello che c’è, così perdi un po’ l’orientamento e non saprei dire con precisione tutto ciò che ho visto.

Questi però me li ricordo bene e mi sembra proprio che l’espositore fosse già presente anche nelle passate edizioni. Se non sbaglio è francese, e quelli nelle cassette sono formaggi di capra. Anche se non ho assaggiato, ne sono certa per l’aroma penetrante che saturava l’aria tutt’intorno, anche se la struttura era aperta sui lati! Se qualcuno dei lettori li ha comprati ed ha osato mangiarli, ce lo faccia sapere! Io ammetto che non ne avrei il coraggio!!

L’Italia era ben rappresentata in tutte le sue regioni, con la vastissima quantità di latticini che il nostro paese è in grado di produrre. C’erano produttori, caseifici, affinatori, latterie, c’era un po’ di tutto, ma… impressione mia, o c’erano ben pochi piccoli produttori? Nelle passate edizioni ricordo di aver visto, per esempio, molti più piccoli produttori piemontesi, di cui non ho più trovato traccia. Alcuni so che non sono venuti per problemi logistici (l’impegno è tanto e ci sono lavori da fare in azienda), ma gli altri? Come mai?

Saranno i costi per lo stand ed il pernottamento fuori casa? Non lo so, magari qualcuno commenterà e ce lo dirà. Mancavano anche Presidi piemontesi come il Sarass del Fen (ricordo che, nella passata edizione, chi aveva mandato il suo prodotto tramite l’Associazione dei produttori, aveva venduto tutto fino ad esaurimento dei pezzi). Questa era la via dove pensavo di trovarli, quella dedicata alle montagne (allargata all’Europa, perchè solo gli Italiani evidentemente non erano abbastanza).

Il retro di questo tabellone però mi ha lasciata un po’ perplessa. Tutto bene, tutto giusto, tutto vero, ma… i lupi? Io non li avrei inseriti lì, perchè è anche grazie ai lupi che degli amici miei e di questo blog dal prossimo anno non produrranno più la loro apprezzata toma dei tre latti, visto che, esasperati dagli attacchi e dalla quantità di lavoro necessario per badare a tutti gli animali (se non c’era il lupo, le pecore in asciutta non necessitavano di sorveglianza costante…), stanno vendendo il loro gregge.

A volte è la forma del formaggio ad essere strana, a volte è ciò che c’è sopra. Però ho sentito da più parti voci degli addetti ai lavori e degli espositori che parlavano di un pubblico sempre più attento e competente. C’è ancora chi assaggia per riempirsi la pancia a sbafo, chi prima mette in bocca un erborinato e immediatamente dopo un formaggio fresco, ma i più assaggiano con moderazione e consapevolezza, informandosi e commentando.

Formaggio esaurito prima che Cheese sia terminata. Evidentemente o certi espositori avevano portato poco prodotto, o questo è davvero andato a ruba! Ma, d’altra parte, i veri piccoli produttori non possono competere con i caseifici. E’ giusto che sia così, che non ce ne sia per tutti, perchè si lavora per la qualità e non per la quantità! Ieri pomeriggio ho sentito un espositore che incitava il pubblico, ancora numeroso, ad acquistare gli ultimi pezzi, “…così non portiamo a casa nulla!“.

C’erano formaggi dalla lunga storia, come il vero Bitto, per il quale nella scorsa edizione era stato, se non sbaglio, ricostruito il caratteristico “capanno” (calècc) all’interno del quale viene realizzato, anche se le normative igienico-sanitarie oggi vorrebbero tutt’altra cosa.

Alla Casa della Biodiversità c’era anche una mostra fotografica dedicata al formaggio Oscypek, con bellissime immagini di pastorizia.

Per trovare produttori degli alpeggi piemontesi, bisognava andare soprattutto al fondo della manifestazione, in uno spazio meno affollato, davanti allo spazio istituzionale della Regione Piemonte. Qui c’erano i produttori dell’associazione Casare e Casari di azienda agricola, tra cui numerosi amici con cui mi sono fermata a chiacchierare a lungo.

Di fronte a loro c’erano anche degli animali a rappresentare alcune delle razze allevate in Piemonte. Capre vallesane, pecore frabosane-roaschine, vacca piemontese, barà… Bene far anche vedere al pubblico gli animali, senza i quali al formaggio non si arriva!

E così, se il pubblico assaggiava i formaggi, questa vacca assaggiava mano e braccio di una signora, evidentemente avvezza ad avere a che fare con gli animali, perchè gli altri intorno si ritraevano, un po’ spaventati, un po’ schifati.

Qua e là non mancava lo spunto per un sorriso, come questa maglietta esposta da quelli di Casa Lawrence di Picinisco (provincia di Frosinone), che mi avevano invitata quest’estate a partecipare ad un evento presso la loro struttura… Sarebbe bello girare l’Italia per conoscere le altre realtà di pastorizia e transumanza, ma come si fa?

Da un’altra regione d’Italia ci ricordano l’antico detto che recita “la bocca non è stracca finchè non sa di vacca”, invitando a concludere ogni pasto con un buon pezzo di formaggio. Mangiatelo quando volete, l’importante è che sia di qualità!

Concludo con l’iniziativa dell’arca del gusto, per segnalare e tentare di salvare i formaggi che stanno scomparendo. Ognuno può segnalare un formaggio che ritiene a rischio di estinzione e a cui tiene particolarmente per motivi legati alla propria storia personale, alla propria memoria.

Girando per Bra (per chi non c’è mai stato, la manifestazione coinvolge un po’ tutto il centro della cittadina), si incontrano numerosi negozi e vetrine a tema, però quella che mi ha colpito maggiormente è stata la Macelleria Scaglia, uno dei produttori della famosa salsiccia di Bra, che segnala come la carne utilizzata provenga da… mucche felici!

Dovete esserci!

Cari amici  di questo blog… Se siete Piemontesi, non potete mancare a queste   iniziative!!! (E se non lo siete vi accoglieremo ancora più volentieri!) Scherzi a parte, spero di incontrarvi in occasione di questi importanti eventi pensati per avvicinare il mondo degli alpeggi e della pastorizia al “grande pubblico”. Una delle premesse per garantire continuità all’attività tradizionale di pastori e margari è proprio quella di essere conosciuta e valorizzata, di modo che anche i suoi prodotti vengano ricercati ed apprezzati.

Oggi e domani vi aspetto a Novalesa per la Giornata della Transumanza. Anche se il meteo non è dei migliori, l’attività dei pastori avviene sempre e comunque, quindi è importante che siate voi a far sentire loro il vostro calore e la vostra presenza. Anzi, sarà proprio vivendo una transumanza autunnale, forse bagnata (domani il tempo dovrebbe migliorare) che capirete meglio cosa vuol dire fare il pastore.

La manifestazione si apre oggi alle 16:00 con l’inaugurazione della “mia” mostra fotografica targata Propast, sui ” Pastori piemontesi del XXI secolo”, con proiezione di immagini sulla pastorizia. Segue, stasera alle 21:00, la prima presentazione ufficiale di “Di questo lavoro mi piace tutto“, il mio ultimo libro. Il tutto nella sala polivalente di Novalesa. Sempre questa sera, proiezione di foto dell’amica Barbara Stefanelli e presentazione della mostra di campanacci di tutto il mondo di Giovanni Mocchi. Filmato sulla transumanza dello scorso anno di Piero Rivetti. Domani, domenica 30 settembre, nei vicoli e nelle piazzette adiacenti a Via Maestra, dalle 9:00 alle 18:00 banchi espositivi a tema allevamento e pastorizia, degustazione di patate presso l’ex municipio. Intorno alle 14:30, discesa di mandrie e greggi lungo la Via Maestra: cavalli del Comitato Regionale Piemonte Fitetrc-Ante, asini, mucche e pecore, fra cui un gregge di circa 3.000 capi.  Nel corso della giornata è attivo un servizio di minibus per le visite all’abbazia dei SS. Pietro e Andrea e per scoprire gli altri siti culturali di Novalesa (chiesa parrocchiale di Santo Stefano, museo etnografico di vita montana in Val Cenischia, casa degli affreschi…). La mostra sui pastori piemontesi sarà visitabile tutto il giorno nella Sala Polivalente.                                    Informazioni: Comune, tel. 0122/653333.

Inizio ad anticiparvi un altro importante evento che si terrà a Saluzzo nel mese di ottobre.  FORM-ALP formaggi di montagna, Mostra mercato di formaggi d’alpeggio e di formaggi ovicaprini artigianali di montagna nella”capitale dei margari” il 13 e 14 ottobre, organizzato nell’ambito del progetto ProPast. Riporto di seguito il programma.

SALUZZO
Antiche Scuderie Fondazione Amleto Bertoni
(Piazza Montebello, 1)
Ingresso gratuito
Degustazioni gratuite con possibilità di prenotazione a partire da sabato 13 ottobre dalle ore 16.00 in sede fieristica, fino a 10 minuti prima della degustazione fino ad esaurimento posti (max 30-35)
Sabato 13 ottobre 2012
ore 16.00 – Presentazione della Mostra curata da  Propast “Pastori Piemontesi del XXI secolo” a cura di Marzia Verona.
La mostra “Pastori Piemontesi del XXI secolo” sarà visitabile per tutta la Fiera: una mostra fotografica per presentare il quadro generale della pastorizia piemontese attuale, la storia, i numeri, le razze allevate, i protagonisti e le principali problematiche
ore 16.30 – Incontro aperto al pubblico sul tema:
La valorizzazione del latte e della carne ovicaprina: aspetti normativi, prospettive economiche, condizioni per la costruzione di filiere ‘pastorali’ locali”
Moderazione: Michele Corti – progetto Propast
Relatori: Guido Tallone (trasformazione latte), Emilia Brezzo (trasformazione carne), i veterinari del Servizio Veterinario ASL CN 1 di Saluzzo  (Dario Gentile, Ponso Mario, Martinelli Giancarlo per gli aspetti igienico-sanitari)Piero Sardo (Slow Food).
Seguiranno interventi dei produttori.
ore 18.30 – Presentazione del libro “Formaggi d’altura” di Beppe Caldera (Ed. Vivalda), con la partecipazione dell’autore.
Il volume rappreseneta un viaggio tra 175 alpeggi in 75 vallate delle Alpi tra Piemonte, Valle d’Aosta, Lombardia, Trentino Alto Adige, Veneto e Friuli Venezia Giulia. Per ogni tappa una scheda informativa e la relativa documentazione fotografica. Un cammino sulla via dei formaggi di malga, d’alpeggio e di grangia, per scoprire un arcobaleno di produzioni e di sapori che sanno restituire il gusto della montagna e della professione universale del pastore-casaro. Un libro speciale che stimola la scoperta personale, invita a una sorta di caccia ai tesori delle nostre terre alte dove le vacche d’alpeggio danno una materia prima con la quale nascono prodotti straordinari, capaci di trasmettere i sapori della terra. Tutto ciò grazie alla natura particolare degli ingredienti di base, cui si associa il sapere antico della tradizione che ha saputo adattarsi alle tecnologie casearie più attuali per garantire, insieme alla qualità, gli standard igienici e la salubrità del prodotto.
Interverranno Beppe Caldera e Michele Corti
ore 19.30 – Al termine della presentazione degustazioni guidata a tema, condotta da maestri assaggiatori, tra cui Beppe Caldera (Onaf Torino) e Guido Tallone (Onaf Cuneo) con i formaggi d’alpeggio degli espositori
 
Domenica 14 ottobre 2012
Apertura della Mostra Mercato dalle ore 9.30 alle ore 19.30 con presenza di produttori d’alpeggio e di montagna delle province di Cuneo e Torino e di alcuni produttori di altre province piemontesi e della Lombardia. In vendita anche prodotti a base di carne ovicaprina e di lana
ore 10.00 – Incontro aperto al pubblico sul tema:
Gli alpeggi di fronte a nuovi e vecchi problemi. Basta la passione per continuare? Ne parlano i giovani protagonisti”
Introduzione: Michele Antonio Fino – Presidente Fondazione Amleto Bertoni
Moderazione: Luca Battaglini – Progetto Propast
Testimonianze di giovani alpeggiatori delle Valli di Cuneo e Torino coordinate da Luciano Varetto (Corriere di Saluzzo)
Interverrano : Enrico Raina (Regione Piemonte, Ufficio decentrato di Cuneo), Luigi Ferrero (Servizio Sviluppo zootecnica Regione Piemonte)
ore 12.30 – Degustazioni guidate a tema, condotte da maestri assaggiatori, tra cui Marco Imperiali (Onaf Varese) e Lorenzo Lenta (Onaf Torino), con formaggi ovicaprini artigianali d’alpeggio
ore 17.30 – Presentazione del libro “Di questo lavoro mi piace tutto. Giovani allevatori del XXI secolo”(Ed. L’artistica, Savigliano) di Marzia Verona
Ragazzie ragazze appassionati di allevamento, chi per tradizione, chi per scelta. Capre, vacche, pecore, da latte, da carne e persino “da compagnia” fanno da sfondo alle loro storie. C’è chi vive di allevamento, chi sta facendo di tutto per iniziare un’attività e chi invece è costretto a mantenere questo aspetto alla voce “hobby”. Attraverso le loro parole, raccolte tra il 2010 ed il 2012 in Piemonte, Valle d’Aosta, ma anche con contributi da altre parti d’Italia pervenuti attraverso il web, si va alla scoperta di un mondo dove ci sono persone che si rimboccano le maniche e si danno da fare per coronare il loro sogno attraverso un mestiere che concede poco o nulla al tempo libero.
Interverrà Marzia Verona
ore 18.30 – (a seguire la presentazione del libro)   Degustazioni guidate a tema, condotte da maestri assaggiatori, tra cui Marco Imperiali (Onaf Varese) e Lorenzo Lenta (Onaf Torino), con i formaggi vaccini e ovicaprini artigianali d’alpeggio
Nel corso della giornata sarà possibile partecipare ad alcune attività: organizzate da alcune delle ditte espositrici:
Mini-laboratori di lavorazione del feltro a cura di “La pecora nera” di Sasha De Bettini. (Az. agr. La Foulia di Bettini Luca, Torre Pellice -To)
Visita guidata (ore 10-12 e 14-19) ad un’azienda di margari e in particolare la stalla con gli animali (non solo bovini ma anche asini, pecore capre, oche, tacchini, conigli) nel comune di Saluzzo (Az. Agr. Aglì Stefano) svernante presso Cascina Colombero , Fraz. Cervignasco 4
I responsabili del progetto Propast (Luca Battaglini, Michele Corti, Marzia Verona saranno disponibili per spiegazioni sul progetto e sulla realtà pastorale attraverso l’illustrazione della Mostra e la presentazione delle aziende espositrici).
Organizzazione Fondazione Amleto Bertoni di Saluzzo (Cn), Progetto Propast Regione Piemonte, Agenform (Moretta, Cn)e con la collaborazione di Slow Food e Onaf con il patrocinio di Comune di Saluzzo, Arema, ADIALPI, Coldiretti, CIA e Confagricoltura.
Info: Segreteria Fondazione Bertoni Piazza Montebello, 1 12037 Saluzzo (CN)
Tel. 0175 43527 Fax 0175 42427 info@fondazionebertoni.it   www.fondazionebertoni.it/

Comunicazione di servizio

Annuncio per tutti coloro che fanno formaggi in alpeggio e ovicaprini artigianali in montagna (a partire da Cuneo e Torino per allargarsi al resto Piemonte e regioni limitrofe): sono invitati a Saluzzo il 13-14 ottobre, dove si terranno  due  giorni dedicati agli alpeggi e d alla pastorizia. Mostre, convegni, dibattiti (Progetto PROPAST). Si può vendere il  proprio prodotto e non c’è da pagare. Saloni al chiuso con allacciamento elettrico. Portare propri banchi/tavoli. Posteggio in cortile chiuso. Condizioni di alloggio calmierate per chi viene da fuori e deve pernottare. E’ necessario avere l’autorizzazione sanitaria per la vendita diretta. Organizzata da Comune Saluzzo, Propast, Agenform (Moretta) con collaborazione di Onaf e Slow Food.

Se interessati, contattare al più presto Michele Corti corti_michele@fastwebnet.it

Una piacevole sorpresa

Si torna in Val Pellice quando non manca poi tanto tempo alla transumanza. Lo scopo è quello di incontrare il pastore Ivan ancora in alpeggio, per proseguire  il lavoro iniziato in primavera  con il film sui pastori. Nel mio caso, è anche la continuazione di due delle storie contenute in “Di questo lavoro mi piace tutto”, e sarà un bel seguito… ma andiamo con ordine!

Queste non sono zone solitamente vittime della siccità, eppure quello che appare quest’anno è un paesaggio arido. La pioggia e la neve della settimana scorsa ormai qui non hanno più portato benefici immediati, se si esclude quello di aver riattivato a pieni giri la centralina idroelettrica. Ancora una settimana o poco più, poi le vacche se ne andranno in fondovalle e le pecore seguiranno poco dopo.

I ragazzi hanno appena finito di mungere le vacche e le capre: ormai il latte è poco, la neve dei giorni scorsi ha fatto calare ancora di più la produzione: “Ma non c’è un posto dove chiuderle di notte, solo le capre possiamo metterle in queste vecchie stallette pericolanti… Le vacche, quei giorni là, erano lì fuori… E noi a mungere al mattino sotto la bufera, con le mani gelate!“. E’ una storia che avevo già sentita, questa. Ma purtroppo ancora nulla è cambiato, quassù.

Sicuramente è un bel posto, quassù all’Alpe Giulian, quasi 2.100 metri di quota. Ma immaginate essere qui nei giorni di pioggia, di neve, di nebbia! Il romantico lavandino all’aperto è tutt’altro che piacevole. “Abbiamo delle piccole comodità che mancano altrove, la centralina è fondamentale: così c’è la luce e l’acqua calda, abbiamo fatto uscire il tubo anche fuori dal locale del latte e così c’è l’acqua calda anche lì. Per lavare gli attrezzi del latte è indispensabile, altrimenti non si riesce“, raccontano Katia e Omar. “Nella baita dove mangiamo e dove dorme Ivan c’è anche il bagno e due termosifoni che scaldano e consumano la corrente prodotta quando non la si usa diversamente, così la stufa a legna non la accendiamo sempre.

Prima seguiamo Ivan, che dopo aver aiutato la sorella ed il cognato a mungere, parte alla volta del gregge. “Oggi sposto il recinto, le abbasso vicino alle baite, domani le dividiamo, quelle che stanno per partorire le porto giù in fondovalle, qui l’erba è troppo secca e non le sostiene abbastanza, quando avranno l’agnello, hanno bisogno di fare latte.” Intanto ci racconta le disavventure dell’estate, l’infezione alle tonsille che l’hanno costretto al ricovero all’ospedale, dal quale non vedeva l’ora di scappare per tornare quassù. “Una delle cose più belle è stato quando sono arrivato su, il mio cane si è accorto prima di tutti che stavo arrivando e mi è venuto incontro…“.

C’è anche un ragazzo a dare una mano, oggi: “…uno di quei malcapitati che ogni tanto vengono a trovarci e che finiscono per essere coinvolti!“, scherza Ivan. “Vedete cosa vuol dire difendersi dal lupo? Oggi siamo in due e le reti ed i picchetti li portiamo metà a testa, c’è anche la batteria da portare. E lo spostamento è breve, in discesa… Ma non è una cosa semplice. Il nervoso che mi ha fatto venire quell’articolo sull’Eco del Chisone! Me l’ha portato su mia mamma… Altro che cento anni fa! Io qui per fortuna grossi problemi con il lupo non li ho mai avuti, ma l’alpeggio dove andavamo prima è quello dov’è successo l’attacco di cui si parla nell’articolo. Uso le reti e servono anche per migliorare i pascoli, concimarli, poi ho i cani, ma una ho dovuto toglierla perchè si mordeva con la figlia e arrivavano a portarsi via i pezzi. Quella aveva morsicato anche diversi turisti…“.

Più tardi, quando sarà al pascolo, Ivan si dedicherà ad una canaula che è da finire. Lui procede con l’intaglio, poi la sorella invece la dipingerà. “Infatti le firmiamo tutti e due, è un lavoro in società!“. Ci racconta che sta cercando una cascina per l’inverno, fino a fine anno è a posto, poi si vedrà. Dopo la transumanza, giorno di festa durante il quale verranno gli amici ad aiutare, si passerà ancora qualche tempo nel fourest, quindi inizieranno i giorni in pianura: “Strade da attraversare, spostamenti, l’inverno, poi la primavera, i diserbanti…“.

L’alpe Giulian, vista dall’alto, pare un cumulo di rovine. “Sono quattro anni che veniamo su e non è stato fatto niente, solo parole, purtroppo. Adesso il Comune ha detto che c’è il bando della Regione, speriamo bene!“, spiega Katia. “Il locale per il latte e la baita che usiamo ce li siamo sistemati noi a nostre spese. Io e Katia dormiamo nella roulotte, quando tira vento ci fa la ninnananna… Ma è umida, al mattino ti svegli ed  è tutto bagnato, le lenzuola, i vestiti che ti devi mettere“, racconta Omar.

Tra le rovine delle antiche baite, una lapide a ricordare un triste fatto avvenuto ormai vent’anni fa, un omicidio tra pastori la cui vera storia nessuno  ha voglia di raccontare. E’ assurdo che un alpeggio, soprattutto abitato solo da giovani, sia in queste condizioni. Loro non recriminano alzando la voce, ma spiegano pacatamente e si augurano un futuro migliore. Se lo meritano, visto l’impegno, la gioia e la passione che spendono nel praticare il loro mestiere.

Katia sta finendo la caseificazione, è l’ora del saras, poi laverà il piccolo locale dove quotidianamente lavora il latte di capre e vacche. “Per mungere anche le pecore servirebbe una persona in più. Il formaggio lo portiamo quasi tutto giù, vengono i nostri genitori a prenderlo, qui passano soprattutto stranieri che fanno gli itinerari lunghi, molti Tedeschi, ma non vengono quasi mai a comprare. La gente qui non sale, giusto qualcuno di quelli che ci mandano le bestie, perchè hanno il permesso di salire in macchina, ma la strada è brutta e tanti non si fidano.

Davanti alle telecamere, con un po’ di timidezza, i due giovani raccontano la loro storia. Katia aveva solo 17 anni quando hanno iniziato quassù la loro avventura. I genitori in fondovalle, ad occuparsi della fienagione e delle altre incombenze, lei, il fratello maggiore ed il fidanzato a badare alle bestie. “Paura? No, non ho mai avuto paura. La strada è brutta, se devi scendere d’urgenza è un problema, ma non sono mai stata preoccupata da quello. Io ho iniziato ad andare in alpeggio che avevo sei anni. Adesso speriamo che ci mettano a posto le baite, facciano una stalla per chiudere le vacche la sera e mungere al chiuso. Anche perchè… Il prossimo anno sarà diverso, saremo uno in più!“. Katia e Omar stanno per coronare il loro sogno. Come mi aveva confidato lo scorso anno, la sua più grande speranza per il futuro era avere qualcuno a cui tramandare quello che i genitori avevano trasmesso a loro. Il lieto evento è previsto per febbraio. “Noi tanto quanto ci adattiamo, ma con un bambino piccolo… Certo che verrò su, magari servirà qualcuno o che mi dia una mano, o che me lo guardi, ma per il resto sarà com’è stato per tutti quelli che sono cresciuti in alpeggio. Solo che così come si fa? Ci fosse la stalla, me lo porto dietro quando mungo, ma adesso sistemati così non si può.” Colpisce la loro serenità, la semplicità, il legame fortissimo che c’è tra questi due giovani. Speriamo davvero che l’Alpe Giulian possa essere tra le prime a beneficiare dei fondi regionali per la sistemazione degli alpeggi. Se c’è qualcuno che se lo merita, sono questi ragazzi che con immensa passione portano avanti la tradizione della loro valle.

Formaggi d’altura

Ho ricevuto dal suo Autore il nuovo libro “Formaggi d’altura”, Vivalda Editori. L’opera vuole essere una guida, anche se parziale, alla scoperta di 175 alpeggi dell’arco alpino, dal Piemonte al Friuli, dove si producono formaggi. Come dice l’Autore, Beppe Caldera, il libro è frutto di due sue passioni, l’andare in montagna ed i formaggi (socio CAI e Consigliere della delegazione di Torino dell’ONAF). “Non ha quindi la pretesa di un censimento in tutte le valli ma soltanto quelle che mi è capitato di visitare durante il breve periodo dei classici cento giorni di alpeggio (…) sfruttando le ferie estive e le domeniche libere.” E’ lo stesso Caldera a parlare di 10 anni di ricerca per giungere a questo risultato.

Il libro è accattivante nella veste grafica, 256 pagine con molte foto degli alpeggi, dei prodotti caseari e dei locali di caseificazione (prezzo di copertina, 22,00€). Sono presenti le indicazioni su come raggiungere la località, i riferimenti delle cartine e persino le coordinate GPS. Interessanti anche le note che, di volta in volta, per ciascuno dei 175 alpeggi ci forniscono informazioni aggiuntive sulla località e sui dintorni. Il tutto è preceduto da un saggio introduttivo di Michele Corti “Il significato di una guida degli alpeggi”, dalle prefazioni ONAF e CAI e da alcune pagine dove l’Autore spiega la giornata in alpeggio e, in sintesi, le fasi di produzione del formaggio d’alpeggio.

C’è però un grosso rischio nel realizzare opere di questo tipo… Quando, nel 2005, lavoravo a “Vita d’alpeggio“, in parallelo mi era stata chiesta una cartoguida per illustrare gli alpeggi censiti dove si produceva formaggio e/o si praticava attività agrituristica. Uno dei motivi per cui quest’opera non è mai stata realizzata è stata l’impossibilità di uscire con un prodotto aggiornato.

Purtroppo ben sappiamo di come gli alpeggi (specie se pubblici) mutino spesso di conduzione, per una gestione non sempre così lungimirante delle amministrazioni. Invece di premiare chi lavora bene (a maggior ragione in alpeggi dotati di locali di caseificazione a norma), si preferisce mandare all’asta l’alpe al miglior offerente, che spesso non è il margaro tradizionale che ancora munge i suoi animali e caseifica realizzando i prodotti così apprezzati da chi leggerà “Formaggi d’altura”.

Anche se viene detto che  è stato effettuato un controllo a distanza di anni, già solo per il Piemonte (unica realtà sulla quale posso avere riscontri) vi sono alcune variazioni, specie nella gestione. Come chiede il signor Caldera, mi preoccuperò di segnalarle all’Editore. Per il consumatore/lettore comunque poco cambia sapere se nell’alpe XYZ troverà Tizio o Caio, ma l’importante è che trovi formaggi di qualità!

Qua e là qualche altra imprecisione di cui suggerirò la correzione perchè non sfuggiranno all’occhio attento e critico specialmente degli addetti ai lavori, assolutamente involontarie da parte dell’Autore, che si è avvicinato a questo mondo umilmente, con volontà di imparare e con grande passione, com’è evidente.

Un punto di domanda sulla voce “animali presenti”: non è chiaro a cosa corrispondano, probabilmente si tratta degli animali in mungitura, visti i numeri presenti.

Un’unica mia critica assolutamente personale: tra i numerosi alpeggi (piemontesi) elencati, molti dei quali conosco bene e sui quali posso garantire per la bontà dei prodotti, mi ha lasciata perplessa il veder inserite alcune aziende un po’ discusse, più di fondovalle che non d’altura, che poco hanno da spartire con tutte le altre belle realtà d’alpeggio, dove gli animali pascolano all’aperto. Sulle altre regioni non posso pronunciarmi, spero che lo faranno direttamente i lettori, contribuendo così a migliorare le edizioni future di questa guida.

Pastori moderni

Un nuovo appuntamento per la troupe che sta realizzando il film sui pastori in Piemonte nell’ambito del progetto Propast. Questa volta si sale in alpeggio in Val di Susa, più precisamente in Val Cenischia, nel comune di Venaus. Il posto non è sconosciuto per chi segue da anni questo blog, siamo all’alpeggio Pravaren.

Qui c’è una giovane coppia di pastori “moderni” con i loro bambini, devono essere questi ultimi gli autori delle “sculture” appese alla tettoia coperta nel cortile antistante la stalla. Modernità e tradizione, la storia di Andrea e Silvia la conosciamo già, ma in occasione delle riprese del film veniamo a sapere nuovi particolari sul cosa li ha portati qui e sui miglioramenti apportati dal 2010 ad oggi.

Sono cresciuti i bimbi, Matilde è una signorinella, anche se c’è ancora l’ultimo anno di asilo ad attenderla. A lei piace disegnare, andare a cavallo, è incerta sul suo futuro, ma fa le prove “da velina” sulla panca in cortile. Pietro invece è schivo e più silenzioso, sparisce nel bosco a caccia di insetti, un futuro entomologo?

Le prime riprese sono per Marco, uno dei pastori rumeni presenti in alpeggio. Sta partendo al pascolo con gli animali da latte, pecore e capre che sono già state munte anche quella mattina. Andrea è orgoglioso delle sue capre, specialmente quelle di razza Rove, per lui le più adatte alla montagna e dalla buona produttività. Spiega in un misto di Italiano-Rumeno a Marco dove andare, noi poi lo seguiremo. “Sono veri pastori, ho imparato tanto da loro… Hanno ambizione, non rientrano se le pecore non sono ben piene. L’unico problema è la lingua…“.

Ed il vero pastore Marco forse non ha capito, o forse l’ha fatto apposta, ma manda il gregge in un posto dove la nostra troupe non può seguirlo. Il pascolo “pulito” è troppo assolato, le bestie si ammucchierebbero senza pascolare, quindi le spinge verso il versante cespuglioso, dove tra gli ontani le bestie troveranno anche erba fresca, ma telecamera, cavalletto, microfoni ed operatori non possono addentrarsi. Film o non film, le pecore devono mangiare!

Ci raggiunge Andrea in “versione pastore” e, a telecamere spente, inizia a raccontarci un po’ di sè. Gli studi a Torino, sua città di origine (ma guai chiamarlo “il cittadino”!!!). Prima filosofia, mentre lavorava come muratore. La delusione di certi corsi che doveva seguire, ma l’interesse per materie come l’antropologia. “Allora ho lasciato ed ho fatto i test per architettura ed ingegneria, così quasi per scherzo. Li ho passati e mi sono iscritto ad ingegneria edile. Mi mancavano gli esami dell’ultimo anno per la laurea breve, 8 esami… Ma ho lasciato perdere anche lì.” Andrea però stava facendo nuove scelte, nuove idee continuavano a maturare nella sua testa ed anche oggi è un vulcano di progetti.

La tradizione è Silvia, i cui genitori già avevano una piccola azienda di vacche piemontesi. Oggi lei passa la maggior parte della giornata in caseificio, coadiuvata da Elena, la moglie di Marco. Ci sono numerose attrezzature nuove e moderne, l’azienda ha fatto grandi investimenti, dalla mia scorsa visita, e Silvia si sta specializzando in produzioni sempre nuove e sempre migliori. Adesso fanno anche parte della Cooperativa “Il Trifoglio”, una bella realtà che unisce alcune aziende in provincia di Torino e permette di espandere il mercato dei singoli soci, anche con un punto vendita a Torino città. Infatti “…in alpeggio di gente ne viene sempre meno, anche qui nei fine settimana ci tocca scendere sulla strada a mettere la bancarella, nonostante si possa arrivare fin qui con l’auto. E’ un impegno non da poco, per fortuna ci sono i nostri genitori che ci aiutano.

C’è anche un Andrea in versione casaro. Lo osserviamo nella meravigliosa cantina ricolma di formaggi dei tipi più diversi (ovino, caprino, latte misto…), finalmente adeguata alle loro esigenze. Sono stati fatti investimenti per coibentarla, attrezzarla con strumenti che garantiscano la temperatura e l’umidità giusta, oltre ad isolarla dalle mosche. Qui sta forando i Blu di pecora, ma ci racconta di essersi specializzato nelle mozzarelle, una lavorazione delicata “che ti rovina le mani” a causa della temperatura, ma dalla quale si ottiene un prodotto molto richiesto. E così alla sera, magari a tarda ora, Andrea fa anche quello.

Però c’è anche un Andrea forestale… Insieme al cognato, svolgono lavori forestali, come la realizzazione ed esbosco di questa pista per le ciaspole realizzata poco più a valle, appena sopra a bar Cenisio. “Bisogna mettere insieme tutto per tirare avanti, la nostra forza è di essere una famiglia. Gli operai rumeni mi costano, ma lavorano bene. Io non sono un pastore, a me piace cambiare. Spesso mi trovo a dover fare ciò che mi piace meno, cioè il manager, vado avanti ed indietro, porto giù i prodotti, poi con il mio socio Silvano studiamo nuove idee… Bisogna inventarsi nuove cose, le spese sono sempre maggiori, per poter lavorare devi attrezzarti, adesso mi sono lanciato ed ho comprato una cascina in pianura, a Reano non ci lasciavano più lavorare. Ho trovato una banca che mi ha dato fiducia, le famiglie ci aiutano…“.

Silvia è ancora in caseificio. Ha lavorato latte di vacca e latte di capra, poi le ricotte. Lei ha poco tempo per godersi il sole di montagna… Quanta strada da quel corso a Moretta fatto “…quasi per scherzo“, come diceva prima Andrea. Qui si produce un po’ di tutto, dalla mozzarella allo yogurt (di vacca e di pecora), dalla toma dei tre latti alle cagliate lattiche da cui si ottengono tomini freschi e stagionati. Ed infatti il caseificio è in attività fino a tarda ora, a differenza di certi altri posti nei quali trovi sì una vasta gamma di prodotti, ma non noti grandi segni di attività casearia…

Al pomeriggio le vacche rientrano da sole per la mungitura, ma per avvicinarsi alla stalla bisogna superare le oche da guardia! Intanto pecore e capre sono ancora più in alto e rientreranno solo quelle da latte, le asciutte resteranno su, chiuse nelle reti di notte. Di queste ultime si occupa Cosmin, giovane pastore rumeno.

E’ un bel posto, Pravaren, le strutture sono buone, purtroppo i pascoli non sono dei migliori, un po’ per le gestioni passate, un po’ per la posizione, assolata, a rischio di siccità. Sicuramente questa coppia sta investendo tanto, ma d’altra parte il contratto di affitto prevedeva una parte in denaro, un’altra in opere di miglioramento.

Nel tardo pomeriggio Marco munge le pecore, poi con la moglie Elena mungerà anche le capre. “E’ un momento a cui tengono, quello delle capre, perchè stanno insieme, parlano…“, spiega Silvia. Purtroppo noi fatichiamo a comunicare con questi pastori, la prossima volta ricorreremo a qualcuno che funga da interprete. Marco ed Elena hanno famiglia in Romania, dei figli maggiorenni, la figlia studia all’università per diventare maestra.

In stalla Cosmin ed Elena mungono le vacche. Il lavoro è continuo, dalle 5:00 del mattino quando si inizia fino alla sera tardi, a volte non si cena prima delle 23:00. Ma “…lavoro piace, sì!“, afferma Cosmin che, candidamente con una risata dice che il motivo che l’ha portato qui sono “…soldi!!“.

Arriva qualcuno a comprare formaggio ed Andrea si occupa anche del punto vendita, incombenza divisa con Silvia. Ribadisce che, solitamente, lui non sta a casa tutto il giorno, ma appunto fa la spola con il fondovalle, aiuta il cognato, prende contatti… Certo, non un vero pastore, ma qual è il pastore del futuro? Chi saprà evolversi o chi resterà profondamente radicato solo alla tradizione?

Silvia, finalmente terminati i lavori e le pulizie in caseificio, chiama i figli per un “momento compiti”. Anche lei è multifunzione, dalla gestione della casa ad essere mamma, dal caseificio al coordinare gli aiutanti lì in alpeggio e molto altro ancora. Non è entusiasta dallo spostamento futuro verso la pianura, lei è nata e cresciuta a Reano. Più facile per l’uomo adattarsi a nuove case, nuovi posti, ma una donna (e una mamma) pensa alla nuova casa da sistemare, al cambio di scuola e di amicizie per i figli…

Ovviamente per tutti l’invito è di andare a Pravaren (trovate le frecce sulla strada prima di Bar Cenisio). I formaggi non vi deluderanno…