Non resta più su nessuno

Aria frizzante, foschia in pianura, ma su per la valle le cose cambiano. E’ autunno, sono quelle giornate in cui in montagna il cielo è limpido, le temperature salgono, i colori si accendono.

Infatti in alto i pascoli sono ormai tinti di marrone, arancione, rosso. Nei boschi di conifere inizia ad entrare il giallo, laddove ci sono larici. A quote inferiori, ecco l’arancio, il rosso dei ciliegi. La strada è sporca, non più tardi del giorno prima sembra esserci stata qualche altra transumanza.

Sento le campane, i muggiti, il richiamo dei margari appena prima della mia destinazione. La transumanza è appena partita. Gli animali camminano ordinati e tranquilli lungo la strada che scende nel bosco. Lassù non resta più nessuno. Dagli altri alpeggi circostanti sono venuti via tutti. Le pecore si sono spostate altrove nella valle.

Questi margari mi avevano appunto vista passare insieme al gregge e mi avevano chiesto se avessi voluto/potuto venire quando portavano giù la mandria. Eccomi così ad inquadrare nello schermo della macchina fotografica non un fiume bianco di pecore, ma una strada invasa da bianchi bovini di razza piemontese.

Come ben sapete, i bovini non sono la mia passione principale, pecore e capre incontrano di più i miei gusti, ma la transumanza è la transumanza, quel brivido te lo fa correre giù per la schiena in ogni caso. Gli animali sono tra i più tranquilli che mi sia mai capitato di incontrare. Niente a che vedere con certe transumanze a passo di corsa, con il pericolo di essere letteralmente caricati, travolti dalle vacche. Qui si scende di buon passo, ma è una camminata dignitosa e ordinata.

In certe transumanze ci sono più persone che bestie… Qui solo quattro componenti della famiglia, nella foto manca chi è in coda a guidare il trattore con il carro su cui sono caricati i vitelli.

Non è una transumanza di rudun, gli animali scendono con al collo solo le normali campane che già avevano al pascolo. Certi aspetti scenografici costano fatica e tempo. L’importante è soprattutto che le bestie siano belle e che tutto vada per il meglio.

Si arriva alla statale, c’è poco traffico a quest’ora, in questa stagione, in un giorno qualsiasi della settimana. E’ comunque necessario appostarsi sotto e sopra l’uscita della strada, visto che una curva toglie visibilità. Gli animali sfilano compatti e poco dopo può riprendere la normale circolazione delle auto.

Si attraversa la borgata prima, poi il ponte, fino a raggiungere dei prati dove la mandria sosterà ancora per qualche giorno. C’è dell’erba che quest’estate non è stata fienata e così saranno le vacche a brucarla, sperando che sia ancora di loro gusto.

Raggiunto il prato, vengono scaricati i vitelli più piccoli, che hanno seguito la transumanza comodamente alloggiati nel carro dietro al trattore. Adesso ritroveranno le loro mamme, succhieranno il latte e si metteranno a dormire nel tepore del sole.

Anche quelli che hanno percorso il tragitto a piedi magari si sono temporaneamente divisi dalle mamme, ma ora, nel pezzo recintato con il filo, poco per volta tutti si ritrovano, mangiano, si tranquillizzano. Ecco una vacca che amorevolmente lecca sul naso il suo vitello.

Per concludere, volevo mostrarvi come a questa transumanza abbiano partecipato anche due cani da guardiania, animali che vi ho sempre solo mostrato insieme alle greggi di pecore. Non avendo esperienza diretta, io ho sempre solo ascoltato voci discordanti, molte delle quali dicevano che non siano animali con l’attitudine a proteggere una mandria. I due cani presenti invece non hanno mai abbandonato le vacche.

Questo in particolare, ha un comportamento davvero perfetto. Dorme in mezzo agli animali, non si distrae un istante, non mi perdeva di vista mentre mi aggiravo a scattar foto (sempre solo in compagnia di uno degli allevatori). Mi hanno raccontato di come non morda le vacche nemmeno quando queste inavvertitamente lo calpestino, non tocchi le placente e non si allontani mai dagli animali. L’altro, allevato nello stesso modo, non presenta tutte le stesse caratteristiche. Ovviamente, l’inserimento è avvenuto quando erano ancora cuccioli.

Foto di gruppo finale. Anche per quest’anno la stagione è conclusa, si tornerà in Val Chisone nel 2015. Grazie per l’accoglienza e buon inverno anche a questi margari.

Ancora sui cani da guardiania (riflessioni)

Dopo il post di ieri, un amico mi scrive via facebook inviandomi un’immagine ed alcune riflessioni.

(foto F. Fazion)

Ti mando la foto fatta al Pra del cartello che si trova a Partia d’Amount. Probabilmente lo conosci bene e da l’idea di un ben diverso approccio. Non “attenti al cane” come quello da te pubblicato oggi (3/9/14 ndA), ma bensì “amico escursionista, per preservare etc….” Peccato che sia francese e quindi portato in Italia a dimostrazione della differente sensibilità e del diverso valore dato ai lavoratori della montagna.

A dire il vero non sapevo che, al Prà, vi fosse questo cartello. Quando non vengono divelti ed imbrattati, da noi ci sono appunto i cartelli della Regione Piemonte, quelli che avete appunto visto nel post di ieri, oltre che qua e là sul territorio, dove c’è un gregge. I commenti degli “amanti della montagna” raccolti qua e là su Facebook e da me riportati ieri parlavano anche della Valle Gesso. Il pastore mi diceva per l’appunto che i cartelli che aveva affisso alla partenza del sentiero erano stati danneggiati.

Cani da guardiania, mamma e cucciolo

Continua l’amico Franco: “Al fine di rispettare il lavoro degli allevatori – dice il cartello in francese. Quello in italiano da te inserito nel blog è evidentemente estratto da quello francese infatti cita la “tranquillità del gregge”, ma non fa neppure cenno all’uomo, al pastore, al suo lavoro! Come pretendere rispetto sensibilità ed attenzione se fin dall’inizio si sminuisce in tal modo la figura fondamentale di tutto il sistema?? Non si tratta ovviamente di dimenticanza, ma bensì di chiaramente diversa impostazione culturale, di ribaltata scala dei valori. E allora come pensiamo ad un possibile diverso atteggiamento da parte di chi frequenta la montagna per diletto?? Il burocrate di turno piccolo o grande che sia non vuole guai e quindi anzichè informare e sensibilizzare si limita ad avvisare di un pericolo…

Non posso che condividere il pensiero di Franco. Credo che l’argomento dovrebbe essere seriamente affrontato per esempio da associazioni come il CAI, con articoli informativi, ecc. Se il pastore deve accettare la presenza del lupo, allora tutti i frequentatori della montagna devono conoscere a fondo la questione, compreso il perchè dei cani, delle reti, ecc ecc.

E purtroppo siamo arrivati a questo

Già anni fa dicevo e ripetevo che il “problema lupo” ha mille sfaccettature. Parole al vento per quasi tutti. Di stagione in stagione, situazioni vecchie e nuove si ripresentano e le problematiche si ingigantiscono, sempre meno gestite e gestibili. C’è chi quasi si diverte a gettare benzina sul fuoco, c’è chi prende fuoco anche senza incentivi. Soluzioni concrete? Chi e quando si prenderà la responsabilità di fare qualcosa? Perchè qualcosa deve essere fatto… Ho lasciato decantare qualche giorno la polemica, perchè volevo prima avere testimonianze dirette e… manco a farlo apposta, ho “toccato con mano”.

E’ di un paio di settimane fa l’ennesima polemica sui cani da guardiania. Questa volta il caso scoppia ad Ormea, e il clamore arriva fino ai quotidiani nazionali. Ci sono stati degli “incidenti”, qualcuno è addirittura finito al pronto soccoso, i turisti si lamentano e il Sindaco scrive alle aziende agricole, alle associazioni di categoria ecc.ecc. “…non si possono tollerare episodi analoghi…“. La gente ha paura e rinuncia alle escursioni. Ha ragione il Sindaco a parlare della lunga tradizione in materia di alpeggio del suo Comune, ma nel non ricordare situazioni analoghe (riferendosi ai problemi attuali con i cani), dovrebbe anche rammentare che, in passato, non c’era più il lupo. Inoltre, quando è ricomparso, non tutti si sono immediatamente dotati dei suddetti cani. “…Questa amministrazione sta valutando le soluzioni possibili da adottare per risolvere questa situazione incresciosa, non ultima quella di vietare, o comunque limitare in modo drastico, l’utilizzo sul territorio di Ormea di razze di cani che possano minacciare o ledere l’incolumità delle persone.” E con il lupo, come la mettiamo??

Gregge in alpeggio

Sul web si è scatenato il putiferio. L’assurdità e la prepotenza di certi commenti di “frequentatori della montagna” fa rabbrividire prima. E poi arrabbiare. Un riflessione a sangue freddo sulle parole pronunciate da queste persone potrebbe aiutare a capire perchè spesso i pastori sono esasperati più da questi problemi di convivenza che non dal lupo in quanto animale predatore. C’è chi ha un minimo di buonsenso e voglia di trovare un “accordo”, ma resta il fatto che il turista medio NON VUOLE i cani sui sentieri: “I sentieri e le mulattiere non possono essere compresi nei terreni di pascolo privato o comunale, o altrimenti dovreste chiuderle, perchè spesso cani e greggi le percorrono, e tutti hanno diritto di percorrerle senza dover rischiare, per voi la montagna rappresenta un duro lavoro per trasformarla in risorsa,ma anche gli altri hanno diritto di usufruirne, io non mi avvicino ai greggi, ma i sentieri vorrei percorrerli.” “Le verità, mi dispiace dirlo, sono due: troppi animali da pascolo e l’incapacità di questi nuovi pastori (molti rumeni) di saper gestire cani e bestiame…“. “Mi chiedo comunque se sia impensabile far stanziare i greggi in pascoli “lontani” dalle vie maggiormente percorse dagli escursionisti… oltre che fare informazione proprio come si fa attraverso questi cartelli…“. “Se ci si ritrova SUL SENTIERO tracciato e segnato su mappa nella nebbia fitta dopo una splendida giornata di sole…pensi a non perdere la traccia del sentiero per non incappare in altro genere di guai (un bel volo di 50m) invece di pensare all’abbaio dei cani…che sì li senti…ma non li vedi in base alla visibilità della nebbia.  Pertanto sì che la montagna è di tutti ma io non vado a fare “pressione psicologica” ai pascoli. E soprattutto non impedisco il passaggio sui sentieri. Questa non è libertà. Comunque i margari si assumeranno le loro responsabilità perchè il “gioco del lupo” non regge più.” “I problemi nascono quando alcuni (pochi, x fortuna) pastori permettono alle proprie greggi di stazionare ed occupare (bloccandola abusivamente) l’unica via possibile (strade, sentieri od altro), senza essere presenti: posso assicurare che non e’ piacevole vedersi attaccare (pur avendo rispettato tutte le regole e i comportamenti “virtuosi” necessari) da un cagnolino di 50 Kg che arriva a 50 cm di corsa ringhiando e mostrando i denti con la bava alla bocca, soprattutto se ci sono bambini con te…“. “Se dovessi venire attaccato da uno di quei bellissimi cani bianchi non esiterei a tirargli un calcio o una bastonata in testa, cosa che dopo probabilmente farei anche con il pastore“. Questo non è che un assaggio di quanto mi è capitato di leggere su Facebook nei giorni scorsi, e vi risparmio i messaggi con insulti e anche peggio. Poi c’è chi cerca di instaurare un dialogo: “In valle Gesso Ho parlato di recente con un pastore che aveva con se 2 maremmani (consegnati a loro dalla Regione Piemonte) e altri 3 cani più piccoli…mi ha spiegato che il maremmano, fuori dal gregge, non è aggressivo, solamente non ci si deve avvicinare alle pecore perchè il suo lavoro è la difesa del branco e in quel caso attacca chiunque si avvicini. Io avevo con me mia figlia di 9 anni che lontano dal gregge ha fatto le coccole al maremmano maschio che addirittura si è coricato per farsi coccolare. Ho semplicemente spiegato alla bambina di non avvicinarsi al gregge. Aggrediscono se si sentono minacciati o semplicemente se si tocca il branco.” …e relative repliche: “Mi spiace ma il pastore ti ha spiegato le sue ragioni, ma non é così semplice. L’indole del maremmano non è pacifica. Come ogni cane da difesa é un arma e dipende a chi la metti in mano. La Regione Piemonte regala questi animali, ma insegna anche a gestirli? Onestamente non lo so, ma so che se io cinofilo prendo un cane di razza definita pericolosa a scuola ci devo andare.

Gregge in alpeggio, spostamento lungo una pista per raggiungere i pascoli

Vi risparmi il resto, direi che abbiamo già sufficiente materiale per una discussione. Innanzitutto volevo trascrivere qui quanto mi ha scritto un amico, conoscitore della razza di cani più impiegata in Italia come cane da guardiania. Scrive Luciano: “Io vado in montagna in tutte le stagioni, da tre anni con il mio pastore maremmano (femmina) sempre rigorosamente libera. In estate, quando ci sono bestie in alpeggio, per me è tutto un po’ più complicato e difficile perchè è necessario fare attenzione, ma finora non ho mai avuto problemi. Ultimo incontro qualche settimana fa sopra l’alpe Sellery in val Sangone, con cinque maremmani molto arrabbiati proprio sul colle della Roussa, dove avrei dovuto passare anch’io. E’ ovvio che in questi casi DEVI uscire dal sentiero e aggirare il gregge a debita distanza. E’ anche ovvio che se hai un cane, questo non deve reagire e non deve andare verso il gregge ma stare tranquillo vicino a te. Questo devono capirlo gli escursionisti.

Cane da guardiania con vreccale (collare anti aggressione)

Ho sentito amici che alpeggiano proprio ad Ormea: “Io ho i cani, presi tramite il Progetto Lupo della Regione e anche da privati. Ovviamente molto dipende da come li gestiscono i proprietari. Però siamo all’esasperazione! Io non li volevo, perchè sia in alpe, sia giù, lavoro vicino alle strade. I turisti non hanno rispetto. Non ce l’ho con loro, perchè vendo i formaggi… Però non si comportano correttamente. Basta guardare anche la spazzatura che lasciano sui pascoli. Comunque, i cani li devo avere per difendere gli animali dal lupo. Oltretutto non ricevo l’aiuto per il pascolo gestito, se non li ho in numero adeguato in base al numero di capi che sorvegliano. Ho anche preso lo scacciacani, mi hanno detto che è consentito. Sparando con quello il lupo si è allontanato.

E’ sempre tutta una questione di rispetto reciproco. Ricordo ancora una volta il video realizzato in Svizzera per spiegare ai turisti che comportamento adottare. Il problema è che da noi, come avete potuto leggere sopra, la gente PRETENDE di passare sul sentiero anche quando c’è il gregge lì al pascolo.

Io ho avuto la “fortuna” di verificare tutto sul campo. In un caso, l’incontro con un cane da guardiania. Il gregge era già al pascolo, il pastore (più a monte) stava spostando le reti del recinto. Il cane ha subito avvertito la mia presenza, quindi ha iniziato ad abbaiare venendo verso di me. Io mi sono fermata e le ho parlato, tenendo le mani basse, poi ho iniziato ad aggirare il gregge sulla destra. Per un po’ la cagna mi ha seguita abbaiando, poi ha deciso che non ero pericolosa e si è allontanata con le pecore. Di sua spontanea volontà ha anche stabilito che i due escursionisti che sopraggiungevano dopo di me facessero parte del mio gruppo, perchè non li ha nemmeno degnati di uno sguardo. Il cane si è comportato correttamente e le persone pure, nessun incidente, tutto a posto. Se però al mio posto ci fosse stato qualcuno che aveva paura (l’atteggiamento comunque non è mite), la situazione poteva essere spiacevole. Il problema, anche senza incidenti, è reale e va affrontato.

Appena pochi giorni prima invece mi trovavo in una famosa località turistica, molto frequentata, ma anche territorio d’alpeggio. Tra l’altro, qui recentemente i lupi hanno attaccato più volte il gregge, difeso solo da due cani da guardiania, proprio perchè già con questi due esemplari la gestione è problematica. Non per colpa dei cani, ma per colpa della gente. Il gregge era appena stato fatto uscire dal recinto, una pecora aveva partorito e si stava provvedendo a spostarla nel recinto lì vicino. I cani, come fanno sempre, sono partiti in avanscoperta davanti alle pecore e… subito si sono udite delle urla provenire dalla strada sterrata adiacente.

Dei due cani, il maschio è più irruento. Non aggressivo, ma se provocato, può reagire, a differenza della femmina che tiene maggiormente le distanze. Per questo, ahimè, è stato dotato di museruola: “Altrimenti sarebbe una lamentela continua e io non potrei più lavorare. Qui ci sono turisti ovunque, a piedi, in bici, con le moto. Già nei periodi con più gente ho pascolato le zone mento frequentate, ma…“. L’altro giorno comunque una podista, senza fermarsi, ha iniziato ad urlare solo nel vedere i cani. L’abbiamo ripetutamente invitata a fermarsi e stare zitta, ma la donna ha continuato a correre urlando in modo isterico, procedendo verso il gregge. I cani le si sono avventati contro (non sono animali che si fermino a richiamo del padrone), senza assolutamente morderla, ma la ritenevano un pericolo e allora hanno fatto il loro mestiere. La donna si è allontanata insultandoci pesantemente, senza mai smettere di correre. A monte e a valle della strada su cui correva, c’erano i cartelli specifici che avvisavano della presenza dei cani e di come comportarsi, quelli che ho pubblicato all’inizio del post.

Questi cani fanno il loro lavoro. Sbagliano sicuramente gli allevatori che li inseriscono senza seguirli adeguatamente, senza correggere da cuccioli gli atteggiamenti scorretti. Sbaglia chi cerca volutamente il cane aggressivo pensando di avere maggiore successo in caso di attacco da lupo. Ma sbaglia chi pretende di fare cosa vuole in un luogo di lavoro come l’alpeggio. Ne ho già parlato tante volte. C’è il lupo. Per adesso l’unica cosa che ci dicono è “bisogna convivere”. E allora, come il pastore deve adattarsi al lupo e ai mezzi per tenerlo lontano dal gregge, così il turista deve cambiare modo di andare in montagna e convivere con questi aspetti collaterali della presenza del lupo stesso. Poi… se amate gli animali, se amate i cani, potete anche vedere delle scene come quelle della foto. La perfetta simbiosi tra questi cani e il gregge.

Di tutto un po’

Mentre “Lungo il sentiero” si prepara ad un tour autunnale piuttosto impegnativo, si lavora anche alla realizzazione del libro fotografico dedicato ai miei dieci anni di pascolo vagante, 2004 – 2014, in uscita per Natale.

Ecco il prossimo appuntamento con le presentazioni del romanzo (Pramollo, TO, ore 15:00, domenica 7 settembre). Qui il calendario completo degli appuntamenti e qui le recensioni. La scorsa settimana invece sono stata ospite della trasmissione “Il posto delle parole” su TSR Radio Savigliano e qui potete riascoltare l’invervista.

Mi segnalano questa iniziativa, che potrebbe interessare i Lettori del blog: “adotta una mucca” in Valle Grana a Coumboscuro, per realizzare un progetto agricolo a sostegno della Scuola provenzale.

Un appello da parte di amici del blog. “A voi che vi occupate di alpeggi mandiamo il nostro appello per il nostro cane smarrito. Chissà’ che il popolo della montagna ne sappia qualcosa. Grazie Alessandro 334.9453405

(foto B.Martinasso)

(foto B.Martinasso)

Per concludere, un aggiornamento ai “monumenti pastorali” incontrati qua e là. In Norvegia si possono fare questi incontri, in piccole cittadine…

Varie iniziative e foto

Prima di tutto, mi permetto di ricordarvi ancora una volta, domani sera, la presentazione in anteprima del mio nuovo libro (e primo romanzo) “Lungo il sentiero“. Bobbio Pellice, ore 21:00 presso il tempio valdese, con l’accompagnamento del coro “La Draia”. Sempre a Bobbio, domenica 18 invece si terrà l’annuale fiera ‘d la Pouià (della salita all’alpeggio). Ringrazio chi, avendo già letto il libro, mi sta inviando le sue impressioni. Attendo ora le recensioni ufficiali dei critici…

Passiamo adesso ad altre iniziative. Gaia mi segnala alcuni appuntamenti che la vedranno coinvolta. Appuntamenti aperti al pubblico.

Uomini e bestie in cammino – la transumanza 2014, un’ avventura per seguire il gregge nel suo cammino verso l’alpe
per date, info e contatti:  http://www.gaiadilana.com/images/stories/transumanza%202014.pdf

Montagne di lana e fiumi di latte – workshop di feltro, filatura, tintura naturale nella splendida cornice dell’Alpe Prelobia – Macugnaga (VB), in occasione del Festival delle Alpi 2014
per date, info e contatti:http://www.gaiadilana.com/images/stories/programma%20festival%20del…

Questo cartello invece ce lo manda Doriana: “Sono di Torino, appassionata di montagna e camminatrice nel tempo libero con tutta la mia famiglia. Ci piace andare per monti e valli in Italia e in Francia e sempre cerchiamo di essere rispettosi dell’ambiente e di chi in montagna lavora. Ci tengo a educare così i miei figli. Questa estate nel parco naturale della Chartreuse tra Grenoble e Chambery il più piccolo mi ha chiesto di fotografare un simpatico cartello molto in uso da quelle parti. Te lo mando in allegato perché quando l’abbiamo visto ci sei venuta in mente tu e il tuo bel blog, le cui tematiche sono spesso oggetto di conversazione in famiglia…

(foto F.Zwerger)

Dal Nord Est, ecco alcune immagini dell’amico Leopoldo. Questa ritrae i cani del pastore Fabio Zwerger. Purtroppo quello grigio, Turbo, aveva avuto un brutto incidente e… si sa cosa voglia dire questo per un pastore! Speriamo nel frattempo che si sia ripreso ed abbia ricominciato ad aiutare il suo padrone.

(foto L.Marcolongo)

(foto L.Marcolongo)

(foto L.Marcolongo)

Sempre Leopoldo, ci manda alcune immagini dei pastori Sonia e Michele con il loro gregge a Piazzola sul Brenta (PD).

Notizie e annunci vari

Ricevo varie richieste per annunci di vario tipo. Iniziamo con un gregge…

Mi chiamo Salvatore e faccio il pastore. Vorrei sottoporvi un’offerta relativa all’acquisto del mio modesto gregge di pecore. Con mio grande rammarico sto cercando un potenziale acquirente poichè ho necessita’ di cessare questa bellissima attività che tanto mi appassiona.

L’offerta riguarda un gregge di circa 400 capi incrocio biellese/comisana e circa 50 capre. La mia richiesta, sicuramente discutibile, e’ di 100 euro ciascuna. In allegato le invio anche qualche immagine che ho scattato proprio oggi. Sono della provincia di Asti, comune di Viarigi.  3293027040

 

Se acquistate il gregge e vi mancano i cani… Ecco un altro annuncio! “Vivo in provincia di Venezia, e da quando, finalmente, ho avuto la fortuna di trasferirmi in campagna, mi sono presa una coppia di cani da pastore bergamasco: una razza che non conoscevo direttamente ma che ho scelto fidandomi del consiglio di conoscenti esperti, e che adesso posso confermare in pieno, perchè è veramente un cane eccezionale, equilibrato e socievole, e lo è in virtù del fatto che da secoli è utilizzato come cane da lavoro in montagna con le greggi e con le mandrie. Ora, io non ho animali e i miei cani sono essenzialmente da compagnia e da guardia, ma discendono direttamente da cani da lavoro delle valli bergamasche e lo si vede bene perché hanno proprio l’aspetto e il temperamento rustico “di una volta” (e, per dirla tutta, hanno poco dell’aspetto del bergamasco da esposizione canina, con lo strascico di taccole fino a terra, che va per la maggiore adesso ma che non ha niente a che fare con i cani da lavoro!).

Ora, a gennaio mi hanno fatto una bellissima cucciolata di 10 cuccioli, che chiaramente sto cercando di dare via…ma sto facendo una fatica tremenda, perché dalle nostre parti questa razza è praticamente sconosciuta, e chi ne ha sentito parlare è convinto che sia un cane ingestibile, enorme e pieno di pelo lungo fino a terra…Così ho pensato che nel mondo della pastorizia ci sia più possibilità che siano apprezzati e conosciuti per le loro qualità e quindi ti volevo chiedere se puoi darmi dei suggerimneti, o magari addirittura dei contatti diretti, anche tramite il tuo blog, per mettermi in contatto con pastori / allevatori di queste parti (diciamo, in generale, del nord-est) che potrebbero essere interessati a prendere un cucciolo di pastore bergamasco. Per correttezza dico da subito che non posso permettermi di regalarli, cerco perlomeno di rifarmi delle spese che sto sostenendo per tirarli su (compresa registrazione, vaccini oltre che ahimè pedigree…perché ce l’hanno), però diciamo che “faccio bene” e che sono disposta a trattare…soprattutto se vanno a finire in montagna e in mezzo alla natura! Per contatti, 335 7030637.

Quando avete gregge e cani… dovete allora preoccuparvi per l’alpeggio. E qui ci sono i veri grandi problemi! Per parlare di questi temi e soprattutto per capire un po’ dove andremo a finire, tra nuova PAC, speculazioni e molto altro ancora, ecco un convegno a Saluzzo (CN). Qui qualche dettaglio in più sui temi del convegno.”

Appelli-annunci

Anche se da qualche tempo su questo blog esistono spazi per così dire “di servizio”, oggi riporto alcuni annunci qui. Stavo pensando in effetti di aprire anche una pagina dedicata ai cani, perchè ricevo sempre decine di richieste da persone che cercano cani da lavoro (toccatori o da guardiania).

(foto P.Annoni)

Il primo è un triste appello. Viene da Teresina, sorella di Candido, pastore che tragicamente se n’è andato qualche tempo fa. “Piango con tutto il cuore per il vuoto lasciato da un ragazzo solare, amante del suo gregge, pieno di energia e vitalita`, che per un momento di sconforto ha perso la propria vita a soli 45 anni. Sono sempre stata molto orgogliosa di lui, peccato che non glielo posso piu´ dire di persona. Ci vuole coraggio a stare fuori all`aperto sotto tutte le intemperie, pioggia, vento, ghiaccio, neve e sole cuocente, senza tutte le comodita` della dolce casa, le scarpe lucide e gli abiti puliti e stirati. Ogni tanto il calendario indicava anche per lui dei giorni festivi e non soltanto lavorativi, come le prime comunioni e le cresime dei propri figli, i compleanni, il Natale e la Pasqua, allora potevamo vedere Candido senza barba con i suoi bei ricci accorciati, folti come la lana delle pecore con l’abito adatto per l’occasione e naturalmente le scarpe ordinate che sostituivano gli scarponi. Grazie a tutti coloro che lo hanno amato e continueranno ad amarlo nel loro cuore ed anche a chi incontrandolo gli ha offerto aiuto e simpatia sul suo cammino.

Io non lo conoscevo, l’ho solo “visto” in questo articolo. Teresina abita in Germania e cerca chiunque possa raccontarle qualcosa di suo fratello. “Ammiro il lavoro del pastore anche se purtroppo poco capito e sostenuto. Principalmente le persone che hanno conosciuto Candido sono in Lombardia, nella provincia di Bergamo, soprattutto in Valle Seriana ed in  pianura, Brescia, Milano, Lecco, Como. Un messaggio a tutti coloro che hanno conosciuto Candido di persona ed hanno potuto vederlo e parlargli sia in passato ma anche e soprattutto nei primi nove giorni del 2014, sarei molto lieta di ricevere testimonianze che mi possano rendere ancora piu’ vivo il suo ricordo. Grazie a chi vorra’ parlarmi di lui. Il mio indirizzo mail e’: teresina.rossi@gmx.de

Il secondo annuncio riguarda un cane. “Abito in prov.di Vicenza ho una femmina di border collie di 4 anni. L’ha portata a casa mia figlia anni fa. Ora però il lavoro di mia figlia  dopo la laurea l’ha portata a Roma e ovviamente non è  spesso a casa. Purtroppo io sono rimasta sola, mio marito e deceduto, e l’altro figlio per lavoro è lontano anche lui. In questo tempo ho cercato di gestire la mia bellissima “Vega” portandola fuori una volta al giorno e lasciando che corresse libera lungo l’argine del fiume e giocasse almeno un ora al giorno, ma ora sfortunatamente la mia salute è fortemente compromessa. Sto male nel vedere Vega costretta a casa, ha bisogno di spazi e di essere impegnata è insito nella sua natura. Io la REGALEREI molto volentieri a un pastore che la trattasse bene con affetto. E’ sana, sterilizzata molto attiva,  e sempre stata controllata dal veterinario. E’ molto molto intelligente e dolce, per lei sarebbe bene rendersi utile e io  sarei tranquilla nel sapere che può essere felice. Ovviamente potrei venire ad incontrare chi dimostrasse interesse alla mia “Vega” e fare un po’ di giorni di affiancamento affinchè si abituasse e non desse problemi. Grazie  Loretta. 3381763487 lzaborra@gmail.com

Almeno due buoni motivi per tornare lassù

E’ da qualche anno che, per un motivo o per l’altro, ogni estate c’è un post che riguarda questo alpeggio e questi amici. Anche quest’anno sono tornata all’alpe Giulian. Vi ricordate la visita dello scorso anno? Quindi bisognava tornare per avere gli aggiornamenti che riguardano questi giovani, visto che di novità ce ne sono eccome!

Questa volta salgo a piedi, non avendo motivi di lavoro o materiale da portare su, preferisco una sana camminata alla tensione di affrontare quella ripida e tortuosa strada. Con tristezza osservo l’abbandono che avanza ed il progressivo crollo di antiche baite che solo qualche anno fa avevo immortalato ancora con i tetti al loro posto. Qui i pascoli sono utilizzati, ma non le strutture, se non come stalle di fortuna per le capre in alcuni momenti della stagione.

Poi arrivo all’alpe Giulian ed uno dei motivi per andare lassù era vedere finalmente la nuova baita. Torniamo indietro anche a questo post per ricordare meglio quali erano le condizioni di vita e di lavoro quassù. Sarà Ivan più tardi a spiegarmi com’è che alla fine la baita c’è ed anche Katia mi racconterà la storia della loro casa in alpeggio… “Se non continuavamo ad insistere noi, non so se alla fine avrebbero fatto qualcosa! Il bando della Regione alla fine non è stato aperto e così abbiamo dovuto mettere dei soldi anche noi. Un rischio, visto che qui siamo in affitto e quindi la certezza assoluta di continuare a salire qui non c’è… L’hanno tirata su in 11 giorni…“. Ivan spiega: “Il Comune ha pagato parte del materiale e noi l’altra, più abbiamo messo il lavoro. Non ti dico che fatica, poi portare su tutto per quella strada!“. Oggi però la casa c’è, è confortevole, persino fin troppo calda, accogliente, adatta ad un bambino di pochi mesi ed a tutti quelli che vivono a queste quote. Grazie alla corrente elettrica della centralina c’è il riscaldamento, il frigo e persino la lavatrice, che consente di evitare di lavare a mano alla fontana o mandare giù ai genitori il bucato.

C’è anche un’altra novità in alpe, legata all’arrivo del piccolo Luca. Ivan questa primavera mi aveva chiesto se conoscevo qualche ragazza disponibile per passare la stagione in alpe e dare una mano a sua sorella, sia con i lavori, sia con il bambino. Per caso, negli stessi giorni, un’amica di questo blog mi raccontava le sue vicende personali. “Mi mancherà l’alpeggio, quest’estate…“. Comprendendo al 100% le sue parole e per una di quelle illuminazioni che a volte ti colgono istantaneamente, sfruttando la tecnologia che accorcia le distanze ho accennato la cosa all’uno ed all’altro. “Ci penso…“. “Ne parlo in casa e poi ti dico…“. Ma nel giro di poco tempo l’accordo è stato trovato e così ecco Camilla, che su questo blog era intervenuta in passato con commenti e foto. Classe 1990, una laurea di primo livello in Valorizzazione e tutela dell’ambiente e del territorio montano all’università di Milano, sede di Edolo, una tesi sull’accrescimento degli agnelloni al pascolo in alpe in relazione al cotico erboso… “Dalle pesate è emersa una mancata crescita e questo fattore è stato ipotizzato dovuto al turbamento degli attacchi dell’orso che si sono verificati in quella stagione“. Camilla ci aveva già parlato di questi problemi qui.

Per me praticamente questo è il quarto anno in alpe. Prima ero in Lombardia, al Crocedomini, dove ci siamo conosciute. Lì quell’estate ho passato su più o meno un mese. Poi le due estati successive sono stata su due mesi. Quest’anno qui starò due mesi e mezzo. Aiuto con il formaggio, vado al pascolo. E’ il primo anno che mungo, avevo paura di non riuscire. Per adesso mungo le vacche, sette a mano, stamattina volevo farne otto, ma non non ce l’ho ancora fatta! Sono contenta dell’esperienza. Ero abituata alle pecore, ad andare al pascolo, ma per il resto il lavoro è quello, gli orari sono un po’ diversi, ma uno si abitua. A casa abbiamo pecore, una quarantina, mio papà le tiene per passione. Mio nonno aveva le vacche, ma quando non ha più potuto tenerle abbiamo preso le pecore.

E qui riceverà anche un prezioso regalo. Ci sono delle differenze tra Lombardia e Piemonte, per esempio qui si usano molte più campane e queste poi sono sorrette dalle canaule. E così, dal lavoro di Ivan e Katia (uno intaglia, l’altra colora), eccone una appositamente dedicata che servirà per adornare il collo di Susy, un’agnella speciale che avevamo conosciuto qui. “La cosa che mi piace di più è andare al pascolo delle pecore, però sto prendendo gusto anche a fare il formaggio e mungere.” Camilla si è stupita per la folla che partecipa alle transumanze (quella dell’Alpe Giulian è particolarmente numerosa e allegra), abituata ai pastori vaganti per cui ogni giorno è una transumanza, per cui anche in alpe si sale senza particolari clamori.

Raggiungo gregge e pastore al pascolo. Lungo il sentiero le tracce dei recinti, Ivan sta facendo un buon lavoro per migliorare i pascoli. Invece di realizzare i recinti nelle aree più comode, pianeggianti (e solitamente con un’erba migliore), li sposta via via sui versanti, cercando di far arretrare i cespugli di mirtilli e rododendri. E bravo pastore, questo sì che vuol dire gestire la montagna!

Il gregge è in un vallone laterale che non conoscevo. “Se al posto dei sassi ci fosse tutta erba, qui salterebbe fuori un altro alpeggio…“. In effetti il posto è davvero bello, ma tutto il cotico è disseminato di rocce e vi è pure il pericolo che gli animali, spostandosi, ne facciano cadere altre, mettendo a rischio la loro stessa incolumità. Chiacchieriamo a lungo, si parla della nuova baita, dell’andamento della stagione, dei danni subiti da altri pastori per causa del lupo, degli avvistamenti nella parte alta della valle.

Adesso che abbiamo la casa, inizieranno i problemi per il caseificio. Lo so che non è come dovrebbe essere, ma lo spazio a disposizione era quello e non si può fare nella stessa baita anche il bagno e lo spogliatoio. Poi l’alpeggio è del Comune, abbiamo già messo tanto di nostro per la baita, rischiando… Se l’asl vuole un altro caseificio, vada a dirlo al Comune! Lo so che adesso non ci sono soldi, mi rendo conto che il Comune deve spendere quei pochi che ci sono per tutti, quindi magari asfaltano una strada che serve per 50 famiglie. La gente potrebbe trovare da dire se si spendono migliaia di euro per qualcosa che serve per una famiglia sola per pochi mesi all’anno quassù…“. Il discorso ha la sua logica, le difficoltà sono tante, la legge non sta a guardare le singole realtà. Eppure la caseificazione è fondamentale: non tanto quassù, dove si vende poco (il transito di turisti è soprattutto composto da escursionisti stranieri che seguono la GtA), quanto in generale. “Camilla si stupisce a sentir parlare di mungitura delle pecore, ma come ti ho sempre detto, è quella mungitura che mi fa tirare avanti, lo stipendio quotidiano del pastore… Paga la benzina ad andare su e giù…“.

Come era accaduto in passato presso altri pastori, ho l’occasione di filmare il pastore mentre manda il suo cane a girare le pecore, che stanno avviandosi in massa verso un punto troppo ripido e pietroso. Quant’è prezioso il lavoro dei cani in questo mestiere! Insostituibile! Una persona non potrebbe mai svolgere lo stesso compito, ma anche il cane deve avere il giusto addestramento e la predisposizione, altrimenti il rischio di incidenti sarebbe ancora maggiore del passaggio spontaneo del gregge in quel punto.

Torno all’alpeggio, passo accanto alle vacche, sta salendo la nebbia e cadono alcune rade gocce di pioggia. Chiacchiero ancora con Camilla e Katia, in alpe c’è anche il giovanissimo Davide (11 anni), cugino di Katia e Ivan. Sta passando qui l’estate per badare al bimbo e dare una mano in generale. Sul tavolo ci sono i libri dei compiti delle vacanze aperti, ma vengono chiusi rapidamente per lasciare il posto ad una tazza di thè con i biscotti.

Serve un manuale d’istruzioni?

Vita d’alpe, mondo idilliaco. “Beata te che sei lassù e non prende nemmeno il telefonino…“, così mi dicono. Però ormai l’imbecillità umana, la prepotenza ed altre simili caratteristiche salgono anche in quota. Il cafone non è solo un “tipo da spiaggia”, ma lo incontri ad ogni altitudine. E così, prima ancora di narrare le ultime vicende di pastorizia in alpeggio, mi trovo a fare qualche riflessione su come sia forse necessario un “manuale” per chi si reca in alpeggio. O meglio, in montagna, luogo dove vi sono anche alpeggi e gente che vi abita/lavora per alcuni mesi all’anno.

Ormai di stagioni in alpeggio ne ho già trascorse alcune, anche se non in modo costante e continuativo. Di anno in anno però, sia per esperienza personale, sia per sentito riferire da amici sparsi qua e là per le valli, vedo aumentare gli episodi negativi che coinvolgono pastori/margari e “turisti”, dove con questo termine comprendo dal “merendero” che sbarca dall’auto e allarga la tovaglia a 5-10 cm dal pneumatico all’alpinista equipaggiato di tutto punto che passa prima dell’alba diretto alle cime che sovrastano l’alpeggio. Con tutta l’infinita casistica di frequentatori della montagna che ci sta in mezzo, appiedati, motorizzati, ciclisti ecc ecc. Come ho già avuto modo di dire altre volte, basterebbe quel naturale rispetto reciproco per non aver bisogno di spendere parole sull’argomento. E invece…

Era una domenica mattina, finivo gli ultimi lavori “domestici” alla baita, avevo già fuori sulla panca zaino e scarponi e stavo per avviarmi a raggiungere il gregge. Sento il vecchio cane che abbaia e mi affaccio, ci sono due escursionisti in arrivo, con due cani (pastori tedeschi) liberi che scorrazzano a piacimento. Non voglio subito partire con la polemica, quindi mi limito ad un: “Buondì“, per poi vedere come prosegue il discorso. Uno dei due, senza nemmeno rispondere al saluto, mi apostrofa con un: “Ci sono quei rompic… dei maremmani qui?“. E così scatta il diverbio piuttosto acceso, con il mio tentativo di spiegare come i cani da guardiania siano uno dei pochi mezzi efficaci che i pastori possono utilizzare per difendere il gregge dal lupo. “Quella del lupo è una balla, io in questi anni non ho mai avuto problemi con il lupo, ma con i maremmani sì e se uno dei vostri mi tocca io la denuncio!“. Tralascio il resto dell’amabile chiacchierata e vi lascio immaginare come abbia reagito il nostro amico quando gli ho fatto presente che, in presenza di animali al pascolo, lui avrebbe dovuto tenere al guinzaglio i suoi cani…

Il lupo non è un’invenzione e, ahimè, anche quest’anno iniziano ad apparire articoli del genere, per non parlare poi delle foto e dei racconti che gli stessi allevatori pubblicano su Facebook. E i cani sono veramente efficaci, posso testimoniarvi attacchi in pieno giorno, con pastore presente, e cani da guardiania che hanno effettivamente messo in fuga il predatore. Solo che, anche in presenza di appositi cartelli di segnalazione, con norme di comportamento da seguire, gran parte dei turisti questi cani non li accetta, ha paura (presunta o reale, dopo incidenti verificatisi in passato) e finisce per litigare con il pastore, già con i nervi a fior di pelle per tutti gli scompensi, i danni e le spese che la “convivenza” con il lupo comporta.

Ecco perchè, secondo me, servirebbe un bel manuale d’istruzioni, un codice di comportamento in alpe da far circolare nelle associazioni di persone che, per piacere, sport o altro frequentano la montagna (CAI & C.). Far capire che questa non è un “parco giochi”, un luogo di relax per cittadini stressati, una palestra per chi vuole stabilire nuovi record di resistenza, velocità… Spiegare che il sentiero è percorribile anche perchè qui c’è qualcuno che lavora. Quello nella foto era letteralmente invaso dalla vegetazione: le pecore si sono aperte un passaggio, il pastore ha tagliato i rami degli ontani a colpi di roncola, poi ha aperto un varco nella valanga che ancora intasava il canalone, interrompendo il suddetto sentiero e costringendo a pericolosi equilibrismi chi avesse voluto andare oltre.

L’alpeggio è una proprietà privata, non un luogo da visitare con disinvoltura, entrando a piacimento quando si trova una porta aperta. Cosa dovrebbe spingere il turista ad entrare in una casa privata, quando non vi sono i cartelli che indicano un punto vendita di formaggi? I pascoli, in quanto tali, non sono luoghi deputati a campeggio, pic-nic con abbandono di immondizia (fenomeno questo, per fortuna, apparentemente in diminuzione), ma soprattutto non è il caso di correre in mezzo agli animali, abbattere o tagliare eventuali fili e recinzioni per il contenimento degli animali stessi. E, come si diceva prima, se si incontra una mandria o un gregge e si è accompagnati da cani, sarebbe correttezza legarli al guinzaglio per due motivi: non possiamo essere sicuri al 100% del comportamento del nostro amico a quattro zampe in presenza di animali estranei, tanto meno sappiamo come reagiscono capre, pecore e vacche nel vedere un cane. Potrebbero sia scappare precipitosamente, mettendo in pericolo la loro incolumità, sia andare verso l’intruso, creando situazioni difficili per il cane ed il suo incauto padrone.

E sull’annosa questione dei cani da guardiania, che fare? Ormai è quasi scontato che ve ne siano in ogni luogo si trovi un gregge. Non devono essere accanto al padrone, ma qua e là a sorvegliare pecore e capre sparse al pascolo. Sui cartelli che avvisano della loro presenza sono riportati tutti i comportamenti da tenere, ma posso anche capire che sia difficile mantenere il sangue freddo quando ci si vede venire incontro 3-4 grossi cani con i denti in bella vista. Nel piano regionale per la difesa dagli attacchi da canidi della Regione Piemonte viene stabilito come numero adeguato di cani da protezione uno ogni 150 capi. Fate voi il conto di quanti cani da guardiania dovrebbe avere un pastore con un gregge da 1500-2000 pecore… Il problema c’è è ed ben reale, basta un brutto incontro o aver sentito raccontare di un incidente per far sì che l’escursionista (anche se meno insolente di quello che ho incontrato io) parta prevenuto o si lamenti di “non poter più andare” dove ci sono le pecore. Coloro che continuano a ripetere che è giusto che ci sia il lupo e il pastore deve conviverci, hanno soluzioni da proporre? E’ urgente, perchè la quiete in alpeggio sta diventando sempre più uno stereotipo lontano dalla realtà!

Pieno regionale per la difesa dai canidi e solite storie sul meteo

Anche quest’anno la Regione Piemonte interviene a sostegno degli allevatori con un contributo che venga incontro a chi sostiene delle spese per adottare i mezzi di prevenzione e difesa dagli attacchi da canidi. Il bando si è appena aperto, non ho trovato i documenti da scaricare su internet, ma tutti i pastori interessati devono rivolgersi agli uffici della Comunità Montana per compilare e presentare la domanda. Attenzione, la scadenza è fissata per il 1 luglio 2013!! (NB: Segnalazioni successive indicano come sede adatta quella dei CAA, dove alla domanda è possibile allegare direttamente tutta la documentazione necessaria, cosa che non sempre è in possesso delle Comunità Montane).

Il finanziamento verrà erogato sulla base di un punteggio che tiene conto della presenza dei cani da guardiania (massimo per chi ha 1 cane ogni 150 capi ovicaprini), della consistenza del gregge, dell’utilizzo di reti per il confinamento notturno degli animali, della presenza continua del pastore durante le ore di pascolo in alpe.

Comunque sia, aiuti o non aiuti, orsi, lupi e linci presenti o assenti, in alpe adesso si continua ad avere a che fare con il maltempo. Poco per volta i pastori salgono, ma alla spicciolata e tanti attendono ancora. In quota l’erba è bassa, se hai pochi animali allora magari vai già su per dare una pulita generale, mangiare quelle erbe che altrimenti diventano dure e di conseguenza vengono rifiutate dal gregge (o dalla mandria). Ma quando i capi sono numerosi, salire troppo presto significa pascolare in pochi giorni l’erba di un mese. E dopo??

Le temperature iniziano pian piano ad alzarsi (anche se basta l’ennesima grandinata per riportare il freddo) e così su certe montagne compare l’odiata nebbia. Magari in pianura finalmente c’è chi riesce a tagliare, far asciugare ed imballare il fieno, ma lassù la nebbia inizia ad incombere, nascondendo tutto alla vista. Per adesso si pascola al limitare di quella quota alla quale si “ferma” la cortina umida ed avvolgente, ma prima o poi ci sarà da passare ore ed ore lì in mezzo.

La neve delle ultime nevicate se n’è andata tutta ed anche le grosse slavine che ostruivano il sentiero poco a poco si ritirano. Lo scioglimento è lento, d’altra parte servirebbe il sole per accelerare il processo! E’ un rischio quando gli animali passano sopra alla neve, questa potrebbe crollare, facendoli precipitare nel torrente sottostante. Per fortuna questa slavina non dovrebbe più durare a lungo, nel giro di pochi giorni dovrebbe andarsene completamente.

Da qualche tempo comunque le giornate iniziano con un po’ di sole, poi viene la nebbia e nel pomeriggio si mette a piovere. Solitamente sono temporali, più o meno intensi. Quando parti, devi sempre avere con te l’ombrello, giacca e sovrapantaloni, sei sicuro che, prima di sera, torneranno utili! Però è meglio non lasciare mai a casa nemmeno un maglione, il berretto e molte volte rimpiangi di non avere un paio di guanti.

Quando una montagna la frequenti da anni, quando hai iniziato a venir qui da bambino, conosci tutto e sai dove andare in caso di pioggia intensa. Come le capre cercano le rocce per ripararsi, così il pastore ed i suoi cani. Il tetto naturale, fin quando non inizia a colare acqua lungo la pietra (ma in quel caso la precipitazione dev’essere davvero abbondante e prolungata) offre un buon riparo dove accoccolarsi. A star fermi a volte il freddo peggiora, ma per fortuna quella volta il temporale è stato abbastanza rapido. Appena smesso di piovere, bisogna riscuotersi dal torpore e ripartire veloci, perchè le pecore si sono messe in cammino. Ci sono quelle che già scendono e altre invece sono andate su, verso le rocce, verso la nebbia.