Analisi del 2014

WordPress.com mi regala il rapporto annuale 2014 per questo blog. Se volete curiosare… Questi sono i dati che vengono forniti. …E il cammino di Pascolo Vagante continua…

Ecco un estratto:

Il Museo del Louvre riceve 8,5 milioni di visitatori ogni anno. Questo blog è stato visto circa 320.000 volte nel 2014. Se fosse un’esposizione al Louvre, ci vorrebbero circa 14 anni perché lo vedessero altrettante persone.

Clicca qui per vedere il rapporto completo.

Gregge urbano

Volevo invitarvi alla lettura di questo articolo comparso nel 2012 su di un altro blog per ricordare la triste scomparsa di un pastore. Si chiamava Candido, non lo conoscevo di persona.

Piero Annoni Photography

Cenate Sotto, 5 Marzo 2012

Osservare un gregge di oltre 1200 capi sfilare tra le vie di Cenate Sotto, paese all’imbocco della Val Cavallina è ormai motivo di interesse e sorpresa, le persone si affacciano dalle finestre, le mamme avvicinano, ma non troppo, i piccoli ad animali visti spesso solo in televisione, le auto incredibilmente si fermano e senza alcuna protesta si fanno accarezzare le fiancate dalla morbida lana degli animali.

Candido

Sembrerebbe un quadretto felice e romantico ma la verità è ben diversa; in soli 8 anni tra 1999 e il 2007 la provincia di Bergamo ha visto ridursi la superficie  destinata all’agricoltura di ben il 7% mentre è aumentata di oltre il 12% quella antropizzata.

Urbanization

La conduzione di un gregge non è mai stata tanto ricca di difficoltà, ostacoli ed imprevisti come mi racconta Candido Rossi, un pastore nativo di Casnigo ancora innamorato del suo lavoro nonostante tutti gli…

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Work in progress

Cari amici, scusate il “silenzio”, ma le cose da fare sono sempre tante e non ogni giorno resta tempo a sufficienza per aggiornare il blog. Nascono i primi capretti e il meteo è favorevole per pascolare ancora le capre fuori dalla stalla… Oppure c’è da andare per uffici.

Altre volte ci sono spostamenti più lunghi da affrontare e c’è bisogno di me al pascolo. Ma… Soprattutto sono anche alle prese con i miei futuri due nuovi libri, quindi di ritagli di tempo libero ne restano ben pochi. Portate pazienza!

Perchè non ci sono più foto di tramonti

Raramente in questo blog parlo di fatti personali, nel senso che raramente racconto in prima persona cose che mi riguardano. Ovviamente tutto ciò che vi mostro (salvo diversa indicazione) è però vissuto in prima persona.

Se le foto sono mie, le ho scattate ed ero sul posto a vivere quel momento, quella situazione. Però a quanto pare c’è bisogno fornire delle spiegazioni. In una delle mie periodiche discese dall’alpe, ho trovato un’e-mail da una persona che si diceva lettore di questo blog e che, con tono risentito, chiedeva come mai quest’anno fosse così poco aggiornato e con contenuti meno vari degli scorsi anni. Un’altra lettrice invece si diceva dispiaciuta di non vedere belle immagini di tramonti come invece accadeva in passato.

E’ vero, il blog è aggiornato se va bene una o due volte la settimana e sempre con storie di un gregge, poco materiale su altri pastori, meno ancora sugli alpeggi in generale, a differenza di quanto accadeva in passato. Il fatto è che sono anch’io in alpeggio e il più delle volte guardo, come fanno i pastori, greggi e alpeggi da lontano, con il cannocchiale, quando sono in cresta… In alpeggio non prende nemmeno il telefono, a fatica c’è a corrente elettrica (e non sempre tutto funziona), quindi non ho connessione internet per aggiornare il blog o più in generale per connettermi ad internet. Se queste pagine vi mancano così tanto e il prossimo anno volete organizzare una colletta per pagarmi una connessione anche extra rete telefonica… (i modi ci sono, ma dovrei fare un contratto annuale per usarlo solo qualche mese).

C’è stato un tempo in cui giravo per alpeggi per lavoro, quindi “potevo permettermelo”. C’è stato un tempo in cui vagabondavo per scrivere libri. Ci sono stati giorni in cui avevo incarichi lavorativi che mi portavano ad incontrare pastori e margari per realizzare interviste ed altro. Adesso invece la mia vita è principalmente al fianco di chi è in alpeggio a fare il suo mestiere e le mie scelte sono di condividere con lui questa permanenza in quota.

Non pubblico più le foto di tramonti perchè, a quell’ora, io non sono più insieme a pecore e pastori, ma fortunatamente c’è una baita degna di questo nome che ci ospita e mi permette di scendere prima per preparare cena (per la ricetta dell’immagine, pazientate e metterò poi la ricetta, ovviamente è carne di pecora). Se siete affezionati lettori di questo blog, sapete che il pastore vive per le sue pecore, fa di tutto per loro e… molte volte, trascura il proprio benessere personale per far sì che il gregge sia invece accudito a dovere. Così ci va anche chi pensa al pastore!

Lui resta con il gregge quotidianamente affinchè pascoli a dovere dal mattino a tarda sera, con qualsiasi condizione di tempo e qualcun altro invece scende prima, nel pomeriggio, raggiunge la baita, accende la stufa, prepara cena e pranzo da portare al pascolo il giorno dopo, svolge lavori “domestici”. Certo, sarebbe bello condividere la giornata dal mattino fino a tarda sera, potrebbe anche essere romantico ridiscendere alla baita di notte con le pile frontali (a questa stagione ormai il rientro avviene di notte), ma non è molto meglio per tutti arrivare a tarda sera e doversi solo togliere gli scarponi per sedersi a tavola e concludere la lunga giornata di lavoro in una stanza già calda per il fuoco scoppiettante della stufa?

Ogni tanto prendo un’altra strada rispetto al gregge, scendo a valle mentre le pecore salgono l’ennesima volta lungo i pendii, ma sono necessità materiali che mi portano in fondovalle: provvedere ai viveri, ma anche al bucato settimanale (su in alpe si lava a mano alla fontana) e, nel mio caso, anche ad un rapido controllo di ciò che il resto del mondo vuole da me. Ecco perchè non ci sono quasi più foto di tramonti…

Incontro tra bloggers

Un tempo nemmeno sapevo cosa fosse un blog, oggi mi ritrovo qui, con anni ed anni di “articoli” su queste pagine virtuali. Ogni tanto succede che ci siano degli incontri virtuali con altri autori, come per esempio con Silvia, che ha incontrato delle pecore nei suoi “viaggi” e poi ha incontrato anche “pascolo vagante”…

Adesso Silvia ci manda un po’ di scatti a tema “ovino” realizzati in passato. “…quelle che vedi più rossastre,  le ho fatte a Sarmede. Altre nella campagna tra Vittorio Veneto e Conegliano. 

Le due dell’agnello che beve il latte, sono state scattate a Cordignano a casa di un amico di famiglia (signor Graziano) che ha spesso a casa degli agnellini da svezzare. Le altre, sempre a Cordignano ad un gregge di passaggio. Tutti i paesini che ho nominato sono in provincia di Treviso, zona Pedemontana, vicino al mio paesino natale, che è Orsago.

A parte quello dell’agnello da svezzare, che sono andata a trovare di proposito per vederlo, le altre sono state tutte fatte durante incontri casuali. Nella mia zona è abbastanza frequente il passaggio di greggi, quando le vedo solitamente mi fermo. Mi piace guardare e soprattutto ascoltare le pecore, osservare la presenza di altri animali nel gregge, come capre e asini, e ammirare il preciso lavoro dei cani.


Se il gregge è in un bel posto e ho la macchina fotografica con me, chiedo ai pastori se posso scattare qualche foto, anche solo con un cenno… Nessuno mi ha mai detto di no, ovviamente!

Nel mio blog , oltre agli sporadici viaggi, mi piace raccontare il territorio in cui vivo, nella sua bellezza e nella sua ruralità: avventure su due ruote, convivialità, viaggi ad andamento lento e vita di campagna sono i temi tra cui mi muovo, e di cui amo scrivere. 
Spesso quando incontro le greggi sono in giro in lambretta e pronta a raccogliere materiale per il blog, per questo ho spesso la macchina fotografica!!

Ancora grazie a Silvia per le sue immagini di pascolo vagante, che contrastano con chi, sempre da quelle parti, invece vuole addirittura vietare il passaggio delle greggi… Vi ricordo ancora, in zona, a Follina (TV), la manifestazione “La via della Lana“, che si terrà questo fine settimana. Chi vi partecipasse, è calorosamente invitato ad inviarmi qualche scatto!

Sarebbe meglio lasciar correre, ma…

Il pastore fa il suo lavoro, ma intorno a lui il mondo cambia. Oggi anche molti pastori, pur isolati per “necessità” (non c’è tempo per fare molto altro, a parte badare al gregge), hanno preso dimestichezza con le nuove tecnologie o hanno amici e parenti che vanno a trovarli mostrando loro immagini, video, articoli presenti in rete. In questi ultimi anni però, anche senza navigare in internet, capita che il pastore si trovi davanti, mentre sta guidando, un cartellone pubblicitario di grosse dimensioni che lo riguarda.

E’ vero, c’è chi mi dice di non prendermela, di lasciar correre, di non dare ulteriore spazio a queste “campagne”, ma questo blog è nato con lo scopo di far conoscere il mondo della pastorizia e quindi come si fa a non replicare a chi lo infanga con tonnellate di falsità, luoghi comuni, menzogne? Come si fa a non replicare a chi addirittura istiga a commettere atti criminali? Non sto esagerando, quelli che esagerano sono gli esaltati che lasciano le loro tracce in rete, con tanto di nomi e cognomi. Saranno una minoranza sul totale della popolazione, saranno solo una parte rispetto a chi fa la scelta di non cibarsi di carne per vari motivi (etica, salute, ecc.), ma come si fa a stare zitti quando addirittura ti mandano messaggi in cui ti augurano di morire (sgozzata come un agnello o persino di salmonella, visto che mangio la mia insalata concimata con il letame della stalla delle mie capre)?

Sia ben chiaro, io non ce l’ho con chi ha fatto una scelta, ma non posso tollerare  la vista di queste immagini senza senso. Quante volte avete visto su queste pagine agnelli e capretti con poche ore, addirittura pochi istanti di vita! Dovevo forse dire esplicitamente che il pastore fa il suo mestiere per viverci? “Li vendono per lucro!“, questo è un commento che ho letto stamane. Ma no? L’altro giorno ho scritto che mi capita di sorprendermi per certe idee che la gente ha della pastorizia, ma che si allevasse come lavoro era abbastanza scontato. Forse è necessario ribadire anche che il formaggio si fa solo mungendo l’animale femmina dopo che questo ha partorito. La lattazione ha un suo ciclo e va scemando, quindi per avere di nuovo latte serve una nuova fecondazione ed un nuovo parto (non è che, aperto il rubinetto, questo abbia un flusso continuo per sempre!). E agnelli, capretti, vitelli? Saranno maschi e femmine, in percentuale diversa, senza che nessuno lo possa comandare a piacimento.

In questi giorni ho aiutato Sonia de “Il pasto nudo” a scrivere un articolo su questo tema. Lo trovate qui. Sonia mi ha fatto mille domande, le domande giuste di chi si pone degli interrogativi concreti che vanno oltre gli slogan delle campagne contro “la strage pasquale”. Sonia tiene un blog di “cucina consapevole”, dice di essere una cittadina che sta in campagna, sa di non sapere e quindi si informa. Nel suo caso poi veicola quanto appreso al suo pubblico e quindi mi ha fatto particolarmente piacere essere interpellata e poterla aiutare, sempre in nome della corretta informazione. Per esempio spiegare che non si mangiano questi “cuccioli”… (E poi perchè insistere sul cucciolo? Ha un nome, agnello! Capretto! Perchè i bambini non li chiamiamo allora tutti poppanti??).

Ma soprattutto dire come funziona l’allevamento, perchè allevare tutti quei capretti carini e simpatici è contro natura, nel senso che in natura gli ungulati selvatici si regolano da soli e, in un gregge domestico, è impensabile avere 5, 10, 15 esemplari adulti del genere!! Si alleva da sempre, l’uomo è stato prima cacciatore, poi allevatore, ma l’evoluzione ha portato da una parte all’allevamento intensivo, dall’altra è rimasta quasi ferma alla pastorizia nomade o comunque ad un allevamento estensivo dove fieno ed erba sono i foraggi principali.

Per scrivere questo post mi sono messa a fare un po’ di ricerche on-line su quello che viene detto e scritto da coloro che propagandano il NO al consumo di agnelli e capretti a Pasqua. Ce n’è per tutti i gusti, specialmente in quest’epoca di comunicazione globale dove, tra blog, facebook, twitter e chi più ne ha, più ne metta, ciascuno può permettersi di dire qualunque cosa, vera o falsa che sia, trovando subito un folto seguito di gente che lo osanna o lo attacca duramente. Ci sono poi quelli che nemmeno ti lasciano lo spazio per ribattere, quindi ti prendi la “notizia” e te la tieni.

Io mi sono messa a scrivere questo post, nonostante tutto, quando mi hanno segnalato una pagina facebook che portava questo titolo “Gli allevatori ringraziano di cuore gli animalisti”, di una certa Barbara Vegana ecc ecc (dal suo profilo risulta essere un’…insegnante!!!). Non lo trovate più on-line, perchè, dopo averle scritto un messaggio e non aver avuto risposta, ho segnalato all’amministrazione di facebook un duplice problema ed hanno ritenuto opportuno chiudere la pagina. La signora infatti, per illustrare il suo pezzo, aveva usato una foto di questo blog! In quanto a contenuto… Insomma, si criticavano le iniziative di “adozione” degli agnelli pasquali, perchè queste danno profitto agli allevatori! “Chi ci guadagnerà saranno coloro che il prossimo anno ne alleveranno il doppio, il triplo, incastrandoci in un circolo vizioso simile a quello dell’usura! più se ne comprano oggi più se ne allevano domani. Come dire che l’agnello comprato oggi genererà la sofferenza di almeno tre suoi simili domani. Comprando agnelli si genererà anche la convinzione che tutto si compra, anche la vita“. E poi più avanti spiega a quale iniziativa faceva riferimento: “In questo articolo viene osannato l’operato di un signore che ha lanciato una campagna di acquisti di agnelli su facebook che ha raccolto ben 1000 euro da versare direttamente agli allevatori degli agnelli comprati nel numero di 10 e che ha visto la partecipazione di 30000 persone. http://www.facebook.com/photo.php?fbid=446848585384297&set=a.422859051116584.95107.422830654452757&type=1&theater La zona interessata da questa campagna acquisti è il biellese, nota per gli allevamenti di malgari, per la produzione di bovini, ovini e caprini, nota per la produzione della lana, dei formaggi e del latte. Chi ne uscirà davvero soddisfatto e vincitore saranno proprio loro, gli allevatori, felici che ci siano gli “animalisti” a risollevare le loro sorti, visto che negli ultimi anni stavano scomparendo……..” Vi risparmio il resto… Comunque, i suoi lettori si erano scatenati a tal punto che il tono era diventato questo: ” la vita NON si compra, ma solo si LIBERA” e si istigava ad andare a rubare (sic!) gli agnelli per poi liberarli in natura!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!

Visto che loro parlano di cuccioli, ve li immaginate questi terroristi esaltati che vanno a prendere agnelli di pochi giorni per “liberarli” nei prati, condannandoli davvero ad una morte di stenti, senza latte, senza calore materno… Ma anche quelli che vogliono “adottare” gli agnelli non hanno le idee ben chiare (questo almeno si documenta su di un sito adatto). Tra l’altro, quello nella foto, piccolissimo per essere un agnello, è in realtà un cane! Mi domando chi le paga, queste campagne, e se l’affissione di questi manifesti è regolare. Perchè poi le istituzioni (ministero dell’agricoltura) non si adoperano, specialmente nel periodo pasquale, per sostenere la carne italiana?

Che dire ancora? Non mi resta che, per l’ennesima volta, invitarvi a consumare meno carne “qualunque” e più carne genuina, allevata in modo “sostenibile”, così come sono gli animali portati al pascolo. Appurato che comunque non è un agnellino di 3-4 giorni di vita a finire in tavola, ricercate proprio l’agnello pesante, ITALIANO, che oltretutto ha una carne migliore e, nel rapporto quantità di carne/peso è maggiormente a vostro favore. Non volete mangiare carne? Consumate altri cibi, ma smettetela di dire falsità sul mestiere dell’allevatore! E, più in generale, informatevi bene su quello che mettete nel piatto, perchè io sono felice di affiancare un’insalata dell’orto alla bistecca, insalata cresciuta grazie al letame tolto dalla nostra stalla e non a concimi chimici! Si potrebbe andare avanti per ore, giorni, a disquisire su questi argomenti, ma non sono io la persona adatta, ve ne sono di ben più ferrate di me. Per quello che mi riguarda, io sarò ben contenta di rispondere a tutte le vostre domande su quali animali vengono venduti al macello, ampliando e andando nei dettagli dei singoli argomenti toccati da Sonia. E comunque, alla fine, buon appetito a tutti! State sereni, che i troppi pensieri e l’astio rovinano la digestione!

Auguri, anche se…

Anticipo ad oggi gli auguri di buone feste, sapendo che molti lettori del blog accedono ad internet dal posto di lavoro, quindi per qualche tempo forse non visiteranno queste pagine.

Auguri, anche se per molti i giorni che stanno per arrivare sono uguali agli altri. L’allevatore (e soprattutto il pastore vagante) non vede differenze tra un giorno festivo ed uno feriale. Anzi, spesso utilizza il giorno festivo per compiere spostamenti sulle strade, approfittando del fatto che c’è meno traffico!

Auguri, anche se c’è poco da festeggiare, di questi tempi. Sento parlare di agnelli rimasti invenduti, di agnelli venduti a bassissimo prezzo, sia qui in Piemonte, sia in Sardegna, sia altrove. Sento parlare sempre più di furti: furti di bestiame, addirittura le campane dal collo degli animali al pascolo. Forse le profezie Maya non erano poi così sbagliate, in fondo è la fine del mondo… La fine del mondo a cui eravamo abituati.

Auguri a tutti coloro che seguono questo blog, siete aumentati tantissimo nel corso di quest’anno che sta per finire. Grazie a chi legge, grazie specialmente a chi commenta e permette di confrontarsi e scambiare le idee. Grazie a chi mi manda foto e storie, che contribuiscono ad arricchire queste pagine. AUGURI!

Tanti modi (mondi?) diversi

Domenica sono stata ospite del salone del Gusto Terra Madre a Torino. Non propriamente la giornata giusta per girarsi il Salone e vedere con calma tutto quello che c’era… Però ero invitata a parlare ad una conferenza alle ore 12:00 e quindi non avevo scelta. La ressa era davvero tanta , quindi mi sono limitata ad un giro abbastanza rapido prima e dopo il convegno.

Tanti altri blog parlano di tutto quello che si poteva vedere (ed assaggiare) al Salone, io mi limito a mostrarvi qualche scorcio di ciò che riguarda l’allevamento ovino. Nel Salone (dedicato ai produttori italiani) i formaggi di pecora non mancavano, ovviamente. Dalla Toma di pecora brigasca ai vari pecorini.

Questo pannello, sempre nello stand ligure, mi sembra particolarmente significativo: “Chi alleva bene… produce meglio”. E solitamente le piccole realtà sono quelle che riescono ad applicare in maniera migliore questa filosofia. La produzione non riguarda solo il formaggio, ma anche la carne, che è generalmente “più buona” quando l’alimentazione e la cura generale dell’animale viene curata con attenzione.

Tra gli stands che riguardavano l’allevamento ovino c’era anche lana, feltro e carne, ma per cercare prodotti un po’ particolari dovevo ancora camminare oltre. Non so perchè qui in Piemonte si sia così persa la tradizione del mangiare carne ovina! Eppure un tempo, almeno fino a 60-70 anni fa non era così, a quanto mi dicono gli anziani. Oggi si fatica a proporre questo tipo di carne al di fuori delle occasioni festive di Pasqua e Natale quando, per la grande richiesta, si rischia di mettere in tavola un prodotto non così buono, magari di provenienza non locale o nemmeno italiano! C’era l’agnello sambucano dalla Valle Stura, l’agnello di Zeri dalla Toscana, l’agnello abruzzese e gli arrosticini, ma dal Centro Italia in giù è più normale parlare di agnello, pecora, ecc…

Tra gli stands stranieri di terra Madre invece potevi provare qualcosa di diverso. Dove c’è la cultura dell’utilizzo di un prodotto, si trovano molteplici modi per impiegarlo, trasformarlo, valorizzarlo… E allora ecco queste tartine con patè di agnello dal Nord Europa.

Ci si poteva informare sulla pecora degli Zulu del Sud Africa, ancora allevata nonostante le grandi trasformazioni del territorio: “In una regione dove prevalgono campi di mais geneticamente modificato e la monocoltura della canna da zucchero, gli allevatori, infatti, continuano a coltivare varietà locali per garantire il sostentamento degli armenti.

Questo prodotto era davvero sorprendente! La marmellata di latte di pecora. Non tutti osavano assaggiare pensando a chissà quale gusto “di pecora”, ma non sanno cosa si sono persi! Io invece ho provato diversi gusti, da quello “neutro” alle aromatizzazioni (cannella, zenzero e chiodi di garofano… una delizia!). Vedo che, nel mondo dei blog, non sono l’unica ad aver apprezzato (si veda qui).

Uno degli stands che proponeva salumi e carne di pecora trasformata era questo dall’Olanda, salami e prosciutto, davvero meritevoli di un assaggio. Il prosciutto poi aveva un sapore di sottofondo che mi ricordava il fuoco di torba o comunque le erbe della brughiera stessa. Interessante leggere le parole di un’allevatrice: “Inoltre, il governo ci eroga sussidi per incentivare il pascolo nella brughiera, dato che la presenza delle pecore gioca un ruolo importante nell’ecologia locale.

Durante la conferenza, un pastore dall’India mi ha chiesto come si potrebbe fare per far sì che “Storie di pascolo vagante” possa essere visto e seguito anche in altre realtà al di fuori dell’Italia. Le mie immagini lo avevano emozionato… la risposta è proprio in quella sua emozione. Sono le immagini a rappresentare la lingua comune della pastorizia. Secondo me due pastori, uniti dalla comune passione, riusciranno sempre a trovare il modo per comunicare, in qualunque parte del mondo si incontreranno. Comunque, già solo ieri, oltre gli amici Svizzeri (21), ed i Francesi (9), le altre visite a queste pagine sono venute da Marocco (2), Canada (2), India (2), ecc. In generale, nell’ultima settimana, il blog ha ricevuto 81 visite dalla Svizzera, 53 dalla Francia, 34 dalla Romania, 20 dal Regno Unito, 19 dagli Stati Uniti…