Di fiori, di nuvole, di pastorizia

Sentite la mancanza dei post quotidiani, ma lassù in alpe non prende nemmeno il telefono e la centralina carica 2 batterie da 12 Volt, quindi niente computer, niente internet, niente blog! Però ogni tanto scendo con il mio bagaglio di biancheria da lavare, lista della spesa e… nuove foto!

La stagione tardiva mi permette di mostrarvi ora lo splendore delle fioriture, cosa che altrimenti avrebbe caratterizzato l’inizio del mese. Non ovunque le fioriture sono altrettanto abbondanti e variopinte, la loro ricchezza dipende da diversi fattori. Uno di questi è il tipo di terreno, infatti dove il suolo è calcareo, generalmente si incontra un maggior numero di specie erbacee a fioritura evidente, come in questo caso.

Nonostante ci sia chi non lo vuole ammettere e chi preferisce una montagna “senza l’uomo”, popolata solo da selvatici, queste fioriture esistono indirettamente anche grazie all’uomo ed alla sua opera di gestione della montagna. Un corretto pascolamento, con un numero di capi adeguato ed animali adatti al territorio fa sì che i “pascoli” si mantengano tali, che non vengano invasi dai cespugli, che non si trasformino in boscaglie impenetrabili e che si mantenga la biodiversità.

Accanto alla grande varietà di piante (e di fiori), c’è pure una grande biodiversità animale. Camminando sul sentiero che attraversa i pascoli, in questi giorni si è letteralmente circondati da nuvole di farfalle di innumerevoli specie diverse, senza parlare poi di tutti gli altri insetti. L’altro giorno, accanto all’alpeggio, sui due lati del torrente, si aggiravano entomologi armati di retino, che dopo un’ora o poco più se ne sono andati soddisfatti per la “caccia” andata oltre le aspettative. Per non parlare delle falene notturne che si intrufolano in casa al calar della notte, appena vedono chiarore ed una finestra aperta.

Potrebbe sembrare un paesaggio naturale, i pascoli sembrano essere lì da sempre, ma non è così. E’ l’uomo, è il pastore a far sì che esistano. Intendiamoci, un carico errato (troppe bestie, animali pesanti non adatti alla montagna) o una gestione non razionale (insistere troppo a lungo nella stessa area, passaggi quotidiani ripetuti per settimane nello stesso luogo, ecc…) causano danni anche superiori all’abbandono…

Ma guardate questo versante, dove negli ultimi (10? 15? 20???) anni il pascolamento è stato nullo o frettoloso: a fatica il pastore ha riaperto un varco per il gregge e gli animali camminano in fila a lungo prima di allargarsi a pascolare, finalmente fuori da ex-pascoli invasi da cespugli. Giorni di pascolamento perso! Se qui ci fosse tutta erba, il gregge trascorrerebbe alcune giornate a brucare, senza la necessità di andare oltre a cercare foraggio. E lì, su quel versante, pensate che la fioritura sia abbondante come quelle che vi ho mostrato prima? Finita quella del rododendro, non c’è paragone con altre aree limitrofe utilizzate meglio.

Alle alte, altissime quote, sopra i 2500-2600 metri, non è più l’uomo ad avere influenza, ma soprattutto il clima: la neve, il ghiaccio, le valanghe, il vento… E’ lassù che incontriamo dei gioielli che il giardiniere più raffinato non potrà ricreare. Piccole piante che fioriscono tra le rocce o cuscinetti compatti, verdi, che all’improvviso si colorano di rosa intenso.

Quassù il gregge sale fin dove trova erba, poi lassù tra le rocce al massimo si spinge qualche capra, ma in alto è il regno degli stambecchi, che osservano placidi ed indisturbati, per mettersi in movimento nel tardo pomeriggio-sera, quando fa meno caldo e il gregge ormai sta rientrando verso il recinto.

Il caldo aumenta in pianura e su sono le nuvole a farla da padrone, spesso anche portando momenti di freddo. Generalmente le giornate iniziano con un risveglio in un cielo limpido e terso, ma già dopo la colazione spesso si vede una nuvoletta. A mano a mano che la giornata procede ed il gregge sale in quota, il cielo cambia.

Le nuvole vanno e vengono, ci si copre e ci si sveste, il sole è bruciante, ma fa ancora fresco quando questo si nasconde, il grande caldo non è ancora arrivato quassù. Al mattino conviene sempre mettere nello zaino la tuta antipioggia, a spalle portare l’ombrello, perchè quando lo lasci giù alla baita…

…la bellissima giornata vista al mattino può riservare sorprese improvvise. Le nuvole si chiudono, diventano più scure, inizia a tuonare e arriva aria di pioggia. Qualche volta il temporale colpisce  tutt’intorno, lo vedi addirittura passare con la sua scia d’acqua, ma altre invece si scatena con violenza e non hai nemmeno tempo / modo di cercare un riparo, ammesso che ve ne sia uno.

Per adesso però, anche grazie alle piogge, l’erba si mantiene bella verde, i torrenti sono gonfi d’acqua e non ci si preoccupa per la siccità come accadeva la passata stagione. Basta poco per avere delle difficoltà, in questo lavoro apparentemente idilliaco e sereno. Sempre, tutto l’anno, si è in balia del tempo!

Come vedete, la neve non è ancora sciolta tutta, anche se progressivamente si va ritirando e assottigliando. Con il caldo, gli animali la apprezzano persino, per cercare refrigerio, ma il pastore li smuove temendo cedimenti, mandando il gregge verso i pascoli, dove potrà nutrirsi con l’erba invece di rimanere lì per ore con lo sguardo a terra.

Nelle belle giornate il pastore vive i suoi momenti più belli, quelli in cui può permettersi di salire su fino al colle e vedere i suoi animali “tutti belli allargati”, fermi, intenti a pascolare. Sono quelle rare occasioni durante le quali si “abbandona il gregge”, ce lo si lascia alle spalle per salire un po’ più su, fino ad affacciarsi dall’altra parte, per vedere “altre montagne”, altri pascoli. Vagare con lo sguardo e il cannocchiale per riconoscere altri alpeggi, associarli a nomi di pastori e margari.

In un attimo poi sembra di essere in tutt’altra stagione, con la nebbia arrivata all’improvviso ad avvolgere tutto. Per fortuna qui, a differenza di altre montagne, raramente dura per ore (o anche giorni!), si tratta piuttosto di passaggi rapidi, destinati a dissolversi in poco tempo.

Il tardo pomeriggio così è fatto di nebbie che vanno e vengono, a volte di temporali improvvisi, persino grandinate, ecco perchè nello zaino è sempre meglio avere un abbigliamento vario ed adatto a tutte le situazioni. Ma questa è la montagna, da sempre, bisogna essere pronti a tutto e non farsi cogliere impreparati.

Ecco una serata con le nuvole ancora incerte sul da farsi, con il gregge che inizia a scendere per la via del ritorno, ma ancora allargato a pascolare. Le giornate sono sempre lunghe, anche se le ore di luce lentamente diminuiscono, il pastore deve accompagnare il gregge al recinto, non può più limitarsi a lasciare pecore e capre in quota in posto lontano dai confini degli altri pascoli, lontane dai pericoli. Il pericolo a quattro zampe può arrivare ovunque, in qualsiasi momento…