Un commento a caldo sulla battaglia

Prima di proseguire in ordine cronologico con gli aggiornamenti del blog, “a caldo” volevo parlarvi della battaglia delle capre di Perloz, dove sono stata ieri. Oltre dieci anni fa, quando stavo iniziando a muovermi in questo mondo, avevo comprato un libro, “Alla ricerca dei pascoli migliori” di Guido Mauro Maritano. Tra i vari aspetti del mondo pastorale si parlava anche della battaglia delle capre… in particolare di quella di Perloz.  Sul sito della Pro Loco questo paese viene definito “luogo simbolo” per questa manifestazione.

Perloz è un comune collocato all’imbocco della valle del Lys, borgate sparse, aggrappate alla montagna. A questa stagione, in località Tour d’Hereraz il sole non è ancora arrivato quando sono quasi le undici.

Sono stata diverse volte a queste manifestazioni, ammetto di non avere una particolare passione per le battaglie in quanto tali, preferisco osservarle quando avvengono dal vivo in natura. Spesso, messe l’una di fronte all’altra, le due capre non combattono affatto, mentre lo fanno quando sono ancora in attesa di essere portate in campo. Certo, alcuni incontri invece sono più partecipati e coinvolgenti, ma anche qui si parla comunque di passione, come per tutte le cose.

È bello essere lì per il posto, per vedere gli animali, per incontrare amici e per vivere l’atmosfera della giornata. Direi che Perloz è una cornice particolarmente indicata per questo evento. Mi dicono che le battaglie delle capre, come manifestazione pubblica, sono nate proprio qui.

Le capre sono tutte al loro posto sul prato. Quelle che parteciperanno ai combats sono state pesate e portano il numero scritto sul fianco. Ci sono animali davvero belli, sia come morfologia, sia come condizioni. Molti di questi potrebbero esser definiti “viziati”, tanta è la cura che viene loro dedicata.

C’è anche la RAI regionale a riprendere la manifestazione e fare qualche intervista. Agli animali viene dato fieno, acqua, fioccato. Sono tutte tranquille e attendono pazientemente, sono curiose e per nulla spaventate dalla gente che passa tra una fila e l’altra. La sera rientreranno poi nelle loro stalle, con le greppie piene di fieno.

Dovete sapere che, intorno a questa pacifica “battaglia”, ne infuria una ben più “cruenta”. Ne avevo già accennato qui, quando ero stata nella valle del Lys per far visita a vari allevatori che ho ritrovato anche ieri. Anche quest’anno infatti la finale della battaglia delle capre si è tenuta ad Aosta e non a Perloz. Ma i “ribelli” hanno dato ad un comitato indipendente, con una serie di incontri e la finale, che si tiene come sempre in questo Comune.

Ieri di pubblico ce n’era, tanto da far dire che la manifestazione è stata un successo. Allevatori e appassionati locali, moltissimi piemontesi di varie parti della regione, in un’atmosfera di festa in cui, ovviamente, c’era anche quel minimo di “tensione” per i combats.

Ma più che altro si era lì per le capre. 151 animali partecipanti agli incontri, più tutti gli altri. Ciascuno ha la sua teoria sulla razza Valdostana, ma che sia Piemontese o della Vallèe, sta di fatto che ormai c’è un mercato tra le regioni confinanti, esemplari che vengono acquistati e venduti, sia per le battaglie, sia per la bellezza dei capi in quanto tale.

Pastori, allevatori di capre per passione, allevatori di montagna, c’è chi ha un altro lavoro e poi ha questa “malattia” per le capre… Ci si ritrova tutti qui, molti erano la scorsa settimana alla battaglia di Locana in Valle Orco. Insomma, è un piccolo mondo con questi appuntamenti stagionali.

Si pranza in compagnia, ci sono persone di tutte le età, famiglie. Direi che l’atmosfera è quella della vera festa, mi fanno sorridere le “battaglie collaterali”, le ripicche, certe frasi che ho letto qua e là on-line su quale sia la “vera” finale ecc ecc. Possibile che non ci si possa divertire e basta?

Sicuramente Perloz ha l’atmosfera di montagna e di genuinità. Sarà al fondo della valle, sarà scomodo da raggiungere, ma (da ignorante che non conosce tutti gli aspetti che stanno dietro allo spostamento della finale all’arena di Aosta) trovo che gli appassionati di manifestazioni del genere possano sicuramente apprezzarne anche il contorno “autentico”.

Ma poi alla fine… perchè sempre polemizzare? Sarebbe bello essere tutti uniti, specialmente quando si parla di settori sicuramente un po’ marginali. Più ci si frammenta, più c’è rischio di scomparire. Le tradizioni dovrebbero rimanere autentiche, è inutile cercare di trasformarle in attrazioni turistiche. Lo si può fare, ma… alla fine un certo pubblico gradirà maggiormente il prato, il panorama della montagna, il rustico “palco” degli speaker.

I combats iniziano al pomeriggio e proseguiranno fin quando sarà buio, con la proclamazione delle regine. Arriva l’aria della neve in questa valle, sono proprio ripidi pendii da capre. Spero che rimanda viva la passione, la determinazione dei giovani (e meno giovani) nel tramandare queste tradizioni.

Sempre più appuntamenti

L’estate scivola verso l’autunno e ogni fine settimana è sempre più ricco di fiere, appuntamenti di vario tipo. Oggi sono di fretta e vi aggiorno velocemente con alcuni eventi che potrebbero interessarvi.

Domani, sabato 5 settembre, Fiera di San Chiaffredo a Crissolo (CN), Valle Po. Sempre in provincia di Cuneo, la Fiera di Vicoforte dal 6 al 10 settembre.

Adesso qualche immagine scattata domenica scorsa ad Estoul in Valle d’Aosta, durante un’eliminatoria delle Battailes des reines. L’intero album delle foto lo trovate su facebook.

Prossimamente dovrò parlarvi ancora di un argomento che non amo affrontare, ma che purtroppo, inevitabilmente, di tanto in tanto ritorna sulle pagine di questo blog. Dal momento che richiede una certa attenzione, lo rimando ad una giornata in cui sarò meno di fretta!

Ancora sulle battaglie delle Reines

L’altro giorno già vi avevo parlato di Battaglie delle Reines mettendo insieme alcune opinioni diverse (e contrastanti) che alcune persone hanno sull’argomento. Adesso provo a mostrarvi, con le immagini e raccontandovi qualcosa, quello che si può “sentire” partecipando ad uno di questi incontri. Non pretendo di convincere nessuno, ma volevo almeno far ragionare chi è disponibile a farlo, chi ha interesse a documentarsi.

Era la prima volta che assistevo ad uno di questi incontri in montagna. Non che abbia partecipato a moltissime di queste manifestazioni, la prima in assoluto era stata la finale ad Aosta molti anni fa. Nonostante le condizioni meteo non ottimali (pioggia nella notte e il giorno precedente, con neve in montagna a quote medio-alte), combino all’ultimo minuto e si va al Piccolo san Bernardo, al confine con la Francia. Caldo non fa, pioviggina, ma poi il tempo va a migliorare. E il pubblico non manca!

Penso ci siano almeno due modi per “partecipare” ad una Battaglia. A parte chi è direttamente coinvolto, gli allevatori e le loro famiglie, che portano gli animali e sperano magari in un qualche risultato, c’è un pubblico di curiosi e ci sono gli appassionati. Ci sono anche semplici turisti che passano, guardano per qualche minuto, poi proseguono, preferendo le bancarelle del mercatino. Forse scattano una foto, per avere il ricordo, la documentazione di quest’usanza locale. Ma gli altri, quelli che stanno lì dall’inizio alla fine, nonostante il freddo, che ci sarebbero stati anche con la pioggia, quelli hanno comunque la passione a motivarli.

Un elemento di fondo è quello su cui si basa anche questo blog, cioè… l’amore e la passione per gli animali. Il discorso è sempre il medesimo… Sempre di più sentirete un’accezione negativa nel termine “animalista”, se a pronunciarlo è un allevatore o comunque qualcuno che ha a che fare con l’allevamento di animali cosiddetti “da reddito”. Quanta confusione si fa, con le parole! Io non allevo nulla, ma ho contratto “la malattia” e, pian piano, nel modo più umile possibile, ho cercato di entrare pian piano in questo mondo, ho cercato di comprenderlo, l’ho vissuto in prima persona per alcuni anni, continuo a viverlo marginalmente grazie agli amici. Soprattutto però cerco di raccontarlo. Le parole sono importanti, ma le immagini spesso dicono ancora di più. Quindi, per me, assistere ad una Battaglia è l’ennesima sfida fotografica, riuscire a cogliere degli scatti che documentino, che parlino, che riescano a comunicare.

Ancora non sapevo che qualcuno avrebbe commentato il post sulle battaglie, quando ho scattato questa foto. Il commento in questione, a firma di “Cris” è questo: “Tutto quello che fa violenza deve essere intollerabile. In certi paesi del mondo la legge della violenza é regina, deve essere lo stesso per noi qua? in tutti i campi ? i bambini devono vedere le mucche nei campi verdi o combattendo? é solo una questione di educazione. che modello gli diamo?” Questa immagine parla appunto da sola, risponde da sola a Cris e a chi la pensa come lei. Il modello che viene dato a questi bambini è che il mondo dell’allevamento di montagna è sano, che gli animali sono amati. Che le battaglie non sono violenza, ma momenti gioiosi da condividere con tutta la famiglia, bambini compresi.

Se non è sufficiente quella foto, aggiungo questa, sempre relativa ad una premiazione. Non si impara la violenza, ma si assiste ad un fenomeno naturale, bello da vedere, appassionante, coinvolgente, che insegna ad amare gli animali, ad allevarli come si deve e ad esserne ripagati. Giusto per sfatare un altro luogo comune, non si guadagna niente in queste battaglie, se non una campana o una decorazione floreale. Certo, la stalla con delle reine vincitrici magari vende più facilmente e a prezzo maggiore i suoi animali ad altri appassionati, ma… la storia finisce lì.

Ripeto ancora una volta che le battaglie non sono cruente, non più di quanto non lo sia di per sé la natura. Anzi, alla fine di questa eliminatoria, qualcuno lamentava che le bestie avevano battuto poco, la sera prima, ad Aosta, durante la notturna all’arena, gli scontri erano stati più animali. Qui i primi incontri sono stati interlocutori, in alcuni casi si sono conclusi velocemente, in altri gli animali si sono studiati a lungo, limitando il corpo a corpo a pochi istanti sufficienti a stabilire chi passava il turno.

Gli allevatori assistono insieme ai giudici di gara. Contemporaneamente avvengono più incontri. C’è ansia, attesa, partecipazione emotiva, anche preoccupazione. Altro che incontri cruenti… Quando una vacca resta impigliata con il corno nella cinghia della campana della sua compagna, non si esita a tirar fuori il coltello e tagliare la cinghia, pur di evitare pericoli e sofferenze all’animale!

Secondo me, se si ha un minimo di passione per gli animali, è inevitabile rimanere coinvolto dallo spettacolo, anche quando gli animali non stanno ancora scontrandosi. C’è tutto un rito precedente, ed è forse soprattutto questo a far capire quanto sia naturale questo evento. Qua e là nel campo vengono predisposti dei mucchi di terra e gli animali li usano per scavare con le zampe, buttando indietro la terra, e strusciarvisi con il muso.

Ed è naturale anche lasciarsi affascinare dai momenti più vivi, quelli in cui gli animali si affrontano con il contatto diretto. Non c’è nulla di riprovevole, nulla di cui vergognarsi nell’essere “presi” quando ciò accade. Non ci emozioniamo, in fondo, per qualsiasi impresa sportiva di cui l’uomo è protagonista? Qui ammiriamo gli animali, la loro forza, la loro indole, la loro bellezza.

A volte un animale sembra cedere, la folla si prepara ad applaudire la vincitrice, ma poi la battaglia riprende. Alcuni incontri durano più a lungo, cresce l’entusiasmo, ma alla fine ci saranno battiti di mano per tutti. Solo in un caso, quando un allevatore contesta e chiede di riprendere lo scontro, si levano dei fischi. Alla fine l’esito sarà comunque quello che era già emerso pochi minuti prima.

La costanza di tutto coloro che sono saliti fin quassù viene premiata dal sole, che fa capolino tra le nuvole, e dal panorama che inizia a mostrarsi in tutta la sua bellezza. Via via si decide la classifica, gli animali vincitori andranno alla finalissima di Aosta, che si terrà il 18 ottobre.

Ogni vincitrice di categoria, ogni classificata ha l’onore della foto, insieme a tutti i membri della famiglia dell’allevatore. Sono momenti di gioia e di festa per tutti. Certo, chi vince è più contento, ma in generale l’atmosfera mi sembra quella del “l’importante è partecipare”, come è giusto che sia.

E poi si arriva allo scontro finale, quello da cui ci si aspetta la maggiore spettacolarità, e le contendenti non deludono. Dal pubblico vengono scattate foto, realizzati filmati con i cellulari, in campo c’è un fotografo ufficiale, ma anche appoggiati alle transenne ci si gode tutto, anche senza apparecchi da professionisti. Certamente occorre un minimo di preparazione, di conoscenza, per avvicinarsi a questo genere di incontri, ma non è così un po’ per tutto?

E Lionne vince, ricevendo tutta la gioia e la gratitudine di Gil, che si inginocchia davanti a lei e la bacia! Lei aspetta, sembrano capirsi con lo sguardo, il legame tra uomo e animale c’è e non lo si può negare. Dite quello che volete, ma questa è una Battaglia delle Reine.

Ancora un giro d’onore con la Regina di prima categoria, poi lo spettacolo è finito. L’appuntamento è all’incontro successivo, gli appassionati non se li perdono, domenica dopo domenica. D’estate poi portano ad andare ora qui, ora là, in località di montagna che meritano essere visitate, quindi possiamo parlare anche di un’occasione, di un incentivo al turismo.

Il pubblico comincia a defluire, chi rientra in valle, chi ritorna in Francia, chi in Piemonte. In queste occasioni, anche guardare la gente può essere interessante, visto che c’è sempre chi ha uno stile particolare e riesce ad attirare l’attenzione…

Sul colle, a metà tra il mercatino italiano e quello francese, proprio accanto ai resti romani, non manca una piccola, pacifica manifestazione di chi inneggia ad una Savoia libera. E’ bello e giusto difendere le tradizioni, le radici, la lingua, la terra, ma cosa c’è di più bello di questi incontri spontanei, proprio in nome della tradizione e delle passioni condivise, che attirano gente da paesi diversi?

Quante battaglie per la battaglia!

Lo scorso anno la battaglia delle capre (chiamiamola pure “confronto” o in qualunque modo vi sembri più opportuno) aveva vissuto attimi di tensione per colpa delle contestazioni degli animalisti, giunti fin dal mattino a Lemie, nelle valli di Lanzo. Quest’anno i problemi principali sono stati altri.

All’ultimo momento si era dovuta spostare la sede da Lemie ad Usseglio, con non pochi disagi per gli organizzatori. Il Comune di Lemie è privo di amministrazione, c’è un Commissario, e questo non ha approvato la manifestazione. Gli organizzatori, non ricevendo risposte dal Municipio, alla fine hanno chiesto ospitalità al comune di Usseglio, che ha acconsentito, ma sia il pubblico, sia i partecipanti, forse hanno trovato più scomoda la sede, in testata della valle.

Al mattino c’erano pochi animali, la giornata era splendida, assolata, limpida, così meritava andare a fare un giro fin su a Malciaussia, attendendo la battaglia nel pomeriggio. Qui il gregge non c’era ancora, ma c’erano alcune pecore con gli agnellini, a poca distanza dalle baite del pastore. Quelli che non mancavano erano invece i turisti!

I pascoli intorno al lago sono ancora utilizzati. Al momento non c’erano ancora moltissime bestie, solo qualche bovino. La montagna però ha un “tocco in più”, quando ci sono gli animali! La battaglia delle capre iniziava nel primo pomeriggio, ma i turisti presenti al lago difficilmente potevano essere interessati. Sono incontri dedicati soprattutto agli addetti ai lavori, agli appassionati. Sempre da queste parti, nelle prossime settimane, si terrà la fiera della Toma, manifestazione in cui il lato gastronomico è invece in grado di attirare un maggior numero di persone.

Scendendo lungo la stretta strada asfaltata, sotto alla diga, c’è una mandria di vacche piemontesi che si godono il riposo pomeridiano ruminando. Chissà se è arrivata altra gente per la battaglia? E’ un peccato che queste manifestazioni debbano incontrare così tanti problemi: a volte sono dissidi interni tra gli allevatori, a volte è la burocrazia, ma così si disperdono forze ed entusiasmo, con il rischio di non riuscire più ad organizzarle.

La battaglia è in corso. Gli animalisti si sono di nuovo fatti vedere in mattinata, mi viene riferito: hanno fatto le solite domande e se ne sono andati. Se fossero davvero appassionati di animali, capirebbero che molte delle capre presenti sono quelle dello scorso anno, quindi… Le battaglie non sono così nefaste per la loro salute! Un vero “animalista”, chi a queste bestie dedica la propria vita, le riconosce da un anno all’altro!!

Alcune capre sono state messe all’ombra sotto ad alberi e cespugli, per altre sono stati predisposti degli ombrelloni. Ogni tanto viene effettuata una pausa nel confronti per abbeverare gli animali con acqua fresca. Purtroppo non c’è molto pubblico, nonostante la bellissima giornata. Tutti i vari fattori elencati in precedenza hanno rovinato in parte la manifestazione.

D’autunno e in primavera sicuramente c’è più seguito anche perchè adesso molti allevatori sono in alpeggio. E’ vero che parecchi appassionati di capre (e di battaglie) non sono pastori e/o margari, ma svolgono un altro mestiere e tengono qualche capra proprio semplicemente per passione, ma anche tra questi molti mandano gli animali in montagna d’estate, quindi farle partecipare a questi incontri è complicato e impegnativo.

C’è però da augurarsi per il futuro che non debbano più succedere inconvenienti come quello che ha visto gli organizzatori alle prese con queste assurdità burocratiche. Non autorizzare una manifestazione del genere, in un paese di montagna, mi sembra ridicolo. Arrivederci ai prossimi appuntamenti!

In alpeggio in Val d’Aosta – secondo giorno

Al mattino pioveva ancora, piovigginava. Non faceva troppo freddo, ma il tempo si manteneva perturbato. Gli uomini si erano alzati ben prima dell’alba, avevano munto, il latte era già in viaggio per il caseificio. Poi c’erano da lavare tutte le attrezzature del latte, i pavimenti della baita, anche se con il fango all’esterno duravano poco, puliti.

Una bella colazione sostanziosa, poi le vacche vengono fatte uscire e mandate al pascolo. Forse avrebbe smesso di piovere? Due uomini accompagnano gli animali, uno degli operai resta a pulire la stalla. Il sistema di far rientrare gli animali tutte le sere, ma anche nelle ore centrali della giornata, fa sì che buona parte delle deiezioni si concentri in stalla. Però intorno alle baite non c’è tutta quella vegetazione nitrofila, quella che cresce dove c’è tanto azoto, come spesso accade accanto agli alpeggi. Già, perchè qui c’è un sistema di canalette ancora ben funzionanti, l’acqua porta tutto nella concimaia interrata e poi, una volta pascolati, i prati verranno fertirrigati (irrigazione+concimazione insieme).

In effetti smette di piovere, ma l’erba è ovviamente fradicia. Per quel giorno il menù prevede polenta… E’ vero che tecnicamente è estate, ma il clima è adatto al piatto che la “cuoca” ha deciso di fare. Le vacche invece stanno pascolando in un pezzo sopra alla strada, diverso da quello in cui erano la sera prima. Non so in base a cosa siano state portate qui e non nell’altra zona…

A sorvegliarle sono in due, Renè ed uno degli aiutanti, nonostante ci siano i fili a delimitare tutta la parte bassa del pascolo. E’ necessaria questa sorveglianza perchè poco più sotto c’è un’altra mandria, quella dell’alpeggio confinante e non si sa mai che possa capitare qualche incidente. Non solo non è facile e “divertente” separare gli animali quando si mescolano, ma queste vacche in particolare potrebbero dar vita a combattimenti spettacolari quanto pericolosi.

Le varie mandrie punteggiano le montagne, eppure Renè spiega che ci sono alpeggi che rimangono ormai vuoti, il bosco avanza, la zootecnia arretra. Di cosa si vivrà in futuro se questa è la tendenza? La Val d’Aosta è una regione montana. C’è il turismo, certo, ma i turisti d’estate vengono qui soprattutto per il paesaggio, e il paesaggio non sono solo le cime e i ghiacciai (dove non tutti arrivano)… Il paesaggio sono le radure, i pascoli, i prati sfalciati, le baite e… gli animali al pascolo! Il turista viene anche a cercare il prodotto enogastronomico, basta dire Fontina per pensare a questa valle.

Mentre parliamo due vacche iniziano una battaglia. E’ un atteggiamento assolutamente spontaneo, che si verifica spesso, anche tra animali che comunque passano le giornate insieme. Costantemente c’è il bisogno di stabilire chi sia la dominante, è un’attitudine che si manifesta negli animali che vivono in branco, ma in questa razza è particolarmente spiccata. Chi protesta contro le battaglie delle vacche o delle capre dovrebbe stare un giorno al pascolo per capire come non si tratti di una corrida, come l’uomo non influisca in alcun modo, ma sia tutto spontaneo e naturale.

Certo, può anche essere minimamente cruento, ma basta guardare un qualsiasi filmato sugli animali selvatici per vedere ben di peggio, pensiamo alle lotte tra maschi di moltissime specie per aggiudicarsi l’accoppiamento con la/le femmine. Qui invece sono vacche a scontrarsi, a spingersi testa a testa. Buona parte degli esemplari di questa razza, la valdostana castana, hanno infatti delle chiazze senza pelo sulla testa o poco più. La battaglia dura qualche minuto, poi cessa appena c’è una vincitrice. A volte gli animali si spingono fin contro il filo elettrico, trascinando a terra recinzione e paletti. Ecco perchè bisogna sorvegliarle costantemente! La passione per questi animali e per le battaglie fa sì che questi momenti siano particolarmente apprezzati dall’allevatore, che valuta le proprie bestie, pensa a quali far partecipare alle eliminatorie future.


Viene l’ora di far rientrare la mandria in stalla. La montagna risuona di muggiti, dello scampanio delle campane al collo di molti degli animali. Ripensando al discorso di prima, anche questo è un elemento che fa sì che il turista venga da queste parti. Come vi dico spesso, la montagna è silenziosa in modo innaturale senza questi elementi.

Prima di entrare in stalla, le vacche si fermano a bere alla fontana, le nere hanno la precedenza sulle bianche e rosse, che non cercano la rissa e si tengono in disparte, berranno quando le compagne si avvieranno verso le porte delle stalle. E’ uscito il sole, ma polenta, latte, fontina e spezzatino fanno comunque piacere.

Purtroppo il bel tempo non riesce a vincere sulla perturbazione, ma per lo meno subito non piove ancora e le nuvole si mantengono ad alta quota, così Renè ci può portare fin su all’alpeggio alto, Arcy, dove finisce la strada. Qui gli animali staranno all’incirca un mese, tra la fine di luglio e agosto. C’è ancora neve, ma comunque la vegetazione è già abbastanza avanti. Le parti più alte verranno pascolate da un gregge di pecore, anche quello per adesso non è ancora arrivato. La baita è stata ristrutturata in passato, è privata, di proprietà della famiglia, pertanto sono stati fatti i lavori quando ancora venivano dati i finanziamenti (70% a fondo perduto). A vederla così non lo direste, è perfettamente inserita nel paesaggio (più per necessità che per bellezza, la valanga infatti passa sopra e la ricopre senza fare danni), ma è composta dalla parte abitativa, dal caseificio e da una lunga stalla su due piani in grado di ricoverare tutti gli animali della mandria. Sulla via del ritorno inizia di nuovo a piovere…

Perchè anche le battaglie delle capre sono importanti

Mentre si avvicina il prossimo appuntamento per gli appassionati (28 giugno a Lemie, TO), io vi devo ancora raccontare la battaglia, o meglio, il confronto delle capre e la rassegna che si sono tenuti a Pessinetto, sempre nelle Valli di Lanzo, a fine maggio.

Per chi volesse andare a Lemie, ecco il programma. Io sarò presente il venerdì sera, 26 giugno, alle ore 21:00, per presentare il mio libro fotografico “Pascolo vagante 2004-2014”, presso il Bar della Pace. Vi aspetto numerosi, così come spero siano numerosi i partecipanti alla rassegna/confronto della domenica 28.

A Pessinetto, nonostante il meteo non ottimale, c’era una buona partecipazione. Al mattino si era tenuta la rassegna, molti animali partecipavano ad entrambe le manifestazioni, sia la mostra per la “bellezza”, sia la battaglia del pomeriggio. La maggior parte dei partecipanti era locale, come spesso accade in questi eventi. Partecipare è un impegno e anche un costo, per chi deve prendere un mezzo per il trasporto degli animali.

Valli di Lanzo, non potevano mancare le capre fiurinà. Viene considerata razza, si è cercato di recuperarla e valorizzarla, anche se molti semplicemente la considerano una delle varianti di colore del mantello delle valdostane. Comunque vogliate considerarle, sono un bel vedere e una passione nella passione per molti allevatori di capre.

C’erano numerosi begli esemplari, in tutte le diverse varianti di mantello della valdostana. Abbiamo già parlato varie volte di come queste manifestazioni non vengano comprese all’esterno del mondo zootecnico. Sappiamo come non siano cruente e come l’attitudine al confrontarsi sia un qualcosa di spontaneo, assolutamente naturale.

Talmente naturale che le “battaglie” iniziano già fuori campo! Perchè portare le capre a battersi in questo contesto? Perchè da sempre l’uomo cerca dei momenti di incontro, di spettacolo, di confronto. C’è lo sport praticato in prima persona e c’è la condivisione delle passioni, come può essere quella di allevare e mettere a confronto i frutti del proprio lavoro. Valutare la bontà di un formaggio, la quantità di latte prodotto da un singolo animale, la bellezza e le caratteristiche delle tue bestie.

Le battaglie delle capre hanno sicuramente un pregio: mantengono vivo il territorio. Come? Molti di coloro che allevano questi animali non sono allevatori di professione. Queste capre sono un hobby (impegnativo e costoso, tra l’altro), un di più. Di mestiere fai altro, non vivi con 10, 15 capre. Qualcuno ha anche bovini, non tutti gli appassionati sono hobbisti, ma ciò che intendevo dire che è che chi alleva queste capre le pascola, fa fieno, quindi si prende cura di loro e, contemporaneamente, di piccole fette di territorio che altrimenti sarebbero abbandonate.

Allevamento e territorio sono sempre strettamente connessi, specialmente se l’allevamento non è intensivo (in quel caso l’effetto sul territorio spesso diventa nefasto). Allevare queste capre vuol quindi dire pascoli, prati sfalciati (il più delle volte in aree marginali) e anche prodotti (carne, latticini) destinati ad un piccolo consumo locale.

Ben vengano queste manifestazioni, che riuniscono gli appassionati e attirano sul territorio anche qualche turista, qualche curioso. Le battaglie non sono cruente, anzi… a volte non succede niente e gli animali nemmeno si battono. La gente passa, guarda, qualcuno si ferma, altri vanno oltre, intorno alle transenne restano quelli che sono coinvolti nell’evento, i più appassionati. Ascolto i commenti dei visitatori di passaggio, molti non capiscono, ma ogni sport, ogni passione ha il suo giro di adepti!!

A Carema per la Battaglia delle Capre

Appuntamento di primavera a Carema, ultimo comune del Piemonte, confinante con la Val d’Aosta. Oltre alla fiera, c’è anche la rassegna ovicaprina e la Battaglia delle Capre.

Al mattino presto, ore 7:30, c’era già movimento di uomini e mezzi, perchè quella era l’ora in cui si iniziavano a montare i banchi della fiera. Gli animali sarebbero arrivati man mano un po’ dopo. Aria fredda, neve fresca sulle montagne, ancora una volta, ma per fortuna non pioveva.

Ci sarebbe voluto tempo prima che la fiera si animasse, le condizioni meteo non aiutavano, il freddo si faceva sentire. I venditori si confidavano l’uno con l’altro le difficoltà reciproche. Tempi duri… si vende poco, anche tra i generi alimentari.

Sul prato arrivavano sempre più capre. Dai camioncini via via scendono gli animali, che vengono condotti al posto assegnato a ciascuno. Alla fine ce ne saranno più di 200, una bella vista per gli appassionati.

Non tutti ovviamente parteciperanno alla battaglia, molte sono qui solo per la mostra o anche semplicemente per mostrare agli appassionati quel che ciascuno alleva. Sono momenti di condivisione, a volte anche di “affari” e di vendite, ma la finalità principale dovrebbe essere quella di una bella giornata in compagnia e in amicizia.

Ciò che colpisce è il numero di giovani e giovanissimi. Queste manifestazioni contribuiscono non poco a mantenere le tradizioni. Poter “scendere in piazza” con i propri animali, mostrando con (giusto) orgoglio il proprio lavoro è uno stimolo per andare avanti a testa alta.

Servono commenti ad immagini come questa? Pensiamo a certi ragazzini inebetiti davanti allo schermo di un tablet e pensiamo invece a cosa vuol dire prendersi cura di un animale, quanto possa essere educativo sia dal punto di vista lavorativo, sia della vita (imparare a gestirlo, capire il valore delle cose, apprendere un mestiere, ecc.).

Forse a quest’età è ancora un po’ un gioco, ma sicuramente si diventa adulti e ci si prendono delle responsabilità. Altro che certi “personaggi” che (mantenuti da non si sa chi!) trovano il tempo di andare a manifestare contro l’allevamento e le tradizioni correlate! Per fortuna in occasione dell’evento di Carema, non si sono fatti vedere.

Al mattino, gli animali iscritti alla battaglia vengono pesati, per stabilire le categorie e definire le coppie che si affronteranno via via. Poi, ad eliminazione, si andrà avanti fino ad avere le vincitrici.

Di animali veramente belli ce n’erano parecchi, quasi tutti di razza valdostana. Per la rassegna, sono state premiate le varie categorie, qualcuno dopo mugugnava (come accade sempre in questi casi), ma più che il premio della giuria… secondo me conta la soddisfazione personale, l’apprezzamento degli altri appassionati!

Le battaglie si sarebbero poi tenute nel pomeriggio. Gli animali attendono pazientemente, mentre tutti sono impegnati a fare pranzo. L’aria si mantiene fresca, anche se, finalmente, è uscito un po’ di sole, tra una nuvola e l’altra.

Aspettando l’inizio della battaglia, si fa ancora l’ennesimo giro tra gli animali. Ci sono anche i capretti, che attirano bambini e bambine! Bisogna solo fare attenzione che non scatti la richiesta di portarne uno a casa, anche quando comunque altri animali in stalla già ci sono!!!

Finalmente cominciano gli incontri, più di uno contemporaneamente, specialmente all’inizio, altrimenti si sarebbe finito a tarda sera, visto che le iscritte erano, se non ricordo male, più di 100.

Anche se non sarebbe necessario ripeterlo, ricordo che queste “battaglie” sono esattamente ciò che avviene in natura, mentre gli animali sono al pascolo. Quando due di loro si prendono a cornate per un po’. A volte succede anche tra capre dello stesso gregge, abituate a stare sempre insieme. La battaglia non è un evento cruento, anzi… Succede persino che, in molti incontri delle eliminatorie, sia difficile stabilire la vincitrice, dato che gli animali non si battono nemmeno!

Foto e appuntamenti

Vista l’ora, non ho tempo per raccontarvi un po’ delle solite storie di pascolo vagante, così oggi vi dovrete “accontentare” di qualche foto e la segnalazione di un paio di appuntamenti. Ricordo che, come sempre, se volete segnalarmi qualche manifestazione, non avete che da scrivermi inviandomi le locandine.

Sabato sera vi aspetto a Quincinetto, ore 21:00, presso la cartolibreria “Penna e Calamaio” per la presentazione del mio libro “Pascolo vagante 2004-2014”, accompagnata da proiezione di foto.

Resto in zona per domenica, quando a Carema (TO) si terrà la Fiera di Primavera con battaglia delle capre – rassegna ovicaprina. In fiera potrete anche trovare i miei libri.

Per finire, un po’ di foto dell’amico Leopoldo, che ci invia sempre moltissime immagini dal Nord-Est. Questi sono scatti del periodo natalizio, una giornata di cielo grigio, ” ...il gregge dei fratelli Fronza che sono lungo il Brenta a Piazzola sul Brenta (Padova).

Grazie ancora per il materiale che mi inviate. Buon cammino a tutti e… come sempre, se ci vediamo in giro, fatevi riconoscere!

La battaglia delle reines a Favria

Domenica scorsa, a Favria (TO), si è tenuta la Fiera di Sant’Isidoro, con annessa rassegna zootecnica e battaglia delle Reines. Intorno alla manifestazione si era creato un clamore ben superiore al normale a causa di una manifestazione, organizzata on-line, da un gruppo di animalisti.

In tarda mattinata il clima era ancora rilassato e festoso, a parte il piccolo “esercito” qua e là tra la folla: uomini in divisa e non, inviati a far sì che la manifestazione si svolgesse regolarmente e non ci fossero incidenti.

Da una parte, i cosiddetti animalisti, avrebbero dovuto vedere certe cose… Se non fosse che quella gente non sa nemmeno cosa significhi voler bene agli animali. Questa è un’immagine animalista, il papà che abbevera le bovine e il bimbo che lo segue/aiuta. Gli animali sono tutto, meno che maltrattati… E una battaglia delle reines non è una corrida!

Appassionati ed organizzatori erano comunque preoccupati per ciò che poteva accadere. Nei giorni precedenti, sui social network, c’erano stati attacchi anche pesanti. Poco serviva spiegare con parole chiare e precise la realtà dei fatti, dall’altra parte prevaleva il fanatismo e le solite parole trite e ritrite, slogan urlati con grande ignoranza.

Al mattino, in quello che poi sarebbe diventato il campo di gara, si era tenuta la rassegna zootecnica, ma poco dopo mezzogiorno tutti gli animali in mostra erano stati riportati alle cascine. Un pausa, tutti a pranzo, poi alle 14 sarebbe iniziata la battaglia.

Le reines attendevano al loro posto, al mattino erano state pesate per stabilire le categorie in cui si sarebbero battute. Non mancava fieno, acqua, ed erano all’ombra.

Prima dell’inizio della battaglia, il Sindaco (speaker della manifestazione) invita tutti gli allevatori alla calma. Le forze dell’ordine hanno assicurato che i provocatori non sarebbero arrivati fino al campo di gara. Se però avesse dovuto succedere qualcosa, la parola d’ordine era quella di ignorare le offese, le provocazioni. Non bisognava farsi guastare la giornata di festa!

Ma cos’è una battaglia delle reines? E’ un giorno di festa in cui si incontrano allevatori e appassionati a vedere, in un campo di gara, ciò che gli animali fanno normalmente sui pascoli. Cioè si sfidano per stabilire la supremazia, decidere chi è la regina. Succede un po’ in tutte le mandrie, ma queste vacche, le castane, hanno una particolare attitudine a questo comportamento. Non è uno spettacolo cruento, come vedrete e… nel pubblico, trovate giovanissimi appassionati che discutono con competenza e parteggiano per questo o per quell’animale.

Lo “scontro” corpo a corpo è spesso preceduto da un lungo rituale, con gli animali che scavano nella terra, si strusciano e, intanto, si studiano. Niente viene indotto dall’uomo, l’unica cosa che si fa è mettere le due “contendenti” una accanto all’altra.

Il testa a testa dura più o meno tempo a seconda della differenza di forza degli animali. Più sono in parità, più il “combattimento” può durare a lungo, ma non si tratta di una lotta, piuttosto di una prova di resistenza.

Un po’ come giocare a braccio di ferro, tanto per capirci. Gli allevatori aspettano pazienti, molte volte comunque gli incontri sono durati solo pochi minuti. Appena una delle due cede o si gira, l’esito è deciso.

Quando le vacche si separano gli allevatori, affiancati dai giudici di gara, si affrettano a prenderle, mettere una cavezza e riportarle fuori. Non c’è assolutamente niente di cruento in nessun momento, i rischi maggiori sono forse sulla pelle degli uomini, dato che ogni tanto un animale particolarmente nervoso si fa rincorrere prima di essere preso e ricondotto fuori dal campo.

Gli animalisti, nei loro assurdi proclami usciti dopo la manifestazione, hanno parlato di scontri durati quaranta minuti (!!!) in cui gli animali venivano costantemente bastonati (sic!).  Questi animali, per i loro padroni, sono dei veri e proprio “gioielli”, coccolati e viziati più ancora che gli altri presenti in stalla.

In molti “scontri”, è stato maggiore il tempo in cui gli animali si studiavano, rispetto a quello della battaglia vera e propria. Queste mie parole però possono servire a chi ha voglia di informarsi, chi non sa cosa sia la battaglia delle reines, ma la mente sgombra da preconcetti. Purtroppo non tutti sono così, come si è visto e sentito.

Alla fine, per ogni categoria ci sono state le premiazioni. La foto di rito prevede tutta la famiglia riunita intorno alla regina e non mancano mai i bambini. Quella per gli animali è una passione che cresce con gli anni. Guardate quest’immagine e pensate a quelli che, qualche centinaia di metri più in là, scandivano i loro slogan “assassini, assassini”…

Per “dovere di cronaca”, sapendo comunque che i manifestanti erano stati isolati dalle forze dell’ordine, sono andata a vedere con i miei occhi cosa stava succedendo. Venivano gridati slogan triti e ritriti, c’erano striscioni inneggianti ad un futuro vegan e si insultava il lavoro degli allevatori. La gente guardava ed ascoltava incredula, molti scuotevano la testa, altri sogghignavano, ma per fortuna è prevalso il buonsenso e nessuno ha perso la calma (anche se le provocazioni erano davvero pensanti).

Questa “brava gente” è costata non poco alla società, visto cosa è stato fatto per evitare che andassero a turbare una bella giornata di festa. Sempre più si sta perdendo il contatto tra la vita reale e la vita quotidiana. Chissà di cosa vive questa gente… Ci fosse ancora mio nonno, sono sicura che direbbe che avrebbe fatto loro bene un po’ del campo di prigionia dove era stato rinchiuso lui ai tempi della guerra, dove i prigionieri correvano dietro alle formiche che portavano via le briciole del pane. Altro che insultare gli allevatori e augurare il fallimento di questo settore! Mi sta anche bene che ci sia chi fa la scelta di non mangiare carne, ma… come coltivi i campi? Solo concimi chimici? Perchè il miglior letame viene poi ancora dalle stalle…

Un invito a tutti gli allevatori e appassionati

Domenica prossima a Favria (TO), si terrà l’annuale fiera di Sant’Isidoro, in occasione della quale vi sarà anche una battaglia delle Reines (domenica 12 aprile, ore 9 Apertura MOSTRA ZOOTECNICA, ore 14 Battaglia delle REINES 17° edizione). Contro questa manifestazione si sta organizzando, on-line, una manifestazione da parte degli animalisti. Purtroppo, sembra che ormai questo debba accadere per ogni evento zootecnico, si tratti anche solo di una mostra o una fiera.

(foto per concessione di http://www.reinesvalleedaoste.com)

Sappiamo bene come queste “battaglie” non abbiano niente a che vedere con le corride e non siano cruente, bensì in un campo con spettatori si ricrei ciò che accade normalmente in natura, cioè gli animali si affrontano, senza forzature, per stabilire chi sia la “regina”, la dominante. La tradizione di questi incontri è antica e ben radicata nell’area della Val d’Aosta, Canavese, Valli di Lanzo, ma anche oltreconfine, in Svizzera.

(foto C.Vuillermin)

Il pubblico di appassionati comprende tutte le fasce di età. Come ho detto, non si tratta di uno spettacolo cruento e gli animali sono trattati nel migliore dei modi. Anzi… la reina è la più viziata e coccolata! Il sindaco di Favria ha rilasciato delle dichiarazioni per fare chiarezza: “Il Fronte animalista sta reclutando adepti via Facebook per protestare contro la battaglia delle Reines noi siamo democratici, quindi concederemo il giusto spazio alla manifestazione, a patto che sia totalmente pacifica. Nessuna mucca viene ferita nel corso della manifestazione. E nemmeno drogata, come qualcuno sostiene, dal momento che tutti gli animali saranno strettamente controllati dai veterinari dell’Asl d’Ivrea“.

(foto C.Vuillermin)

Mi permetto di invitare alla massima calma tutti coloro che parteciperanno alla manifestazione. Non bisogna ASSOLUTAMENTE reagire alle provocazioni, anche alle più pesanti. Lo scopo di queste persone IGNORANTI (che ignorano cosa voglia dire allevare con passione, lavorare con gli animali) è creare disordini e mettere in cattiva luce il mondo zootecnico. Quello che invece dovrà emergere è che l’unica violenza domenica la porteranno eventualmente loro, gli “animalisti”. La Battaglia delle Reines è un momento di festa per adulti e bambini. Riporto ancora le parole del Valdostano Gerardo Beneyton (qui l’intero articolo): “Gli animalisti da salotto così facendo calpestano  storia, cultura, tradizioni e istinto naturale degli animali. Ma soprattutto dimostrano grande ignoranza nella conoscenza di come si comportano gli animali che determinano il loro capo proprio scontrandosi tra loro. Di più le nostre batailles sono incruenti pacifiche e sono di incentivo per i giovani a dedicarsi all’allevamento e all’agricoltura. Gli animalisti manifestino contro chi mette i cappottini e le pantofole ai cani o portano a passeggio i gatti nei passeggini, che offendono gli animali stessi e sono unoltraggio alla povertà in versano troppi bambini che non han no di che vestirsi e mangiare.