Abbiate pazienza…

Scusatemi, in questi giorni ho sempre più difficoltà nell’aggiornare costantemente il blog con notizie & altro. Però le attività che mi impegnano produrranno materiale per articoli futuri…

Tanto per cominciare, ci sono le “nuove storie” del film sui pastori piemontesi, che riguardano dei pastori vaganti, tipologia fino ad ora non incontrata dalla troupe. Poi ci sono le difficili giornate di pascolo di questa strana primavera tardiva. Ho sentito dire che almeno un pastore ha “fermato il gregge” nelle scorse settimane, cosa che non era successo in tutto l’inverno! Se adesso il sole scalderà la terra, l’erba inizierà a crescere, ma sono giornate davvero difficili per i pastori.

Un paio di segnalazioni. IMPORTANTE per gli allevatori dell’area GAL Escartons e Valli Valdesi, qui la scheda da compilare ed inviare se si vuole partecipare al progetto sulla filiera ovicaprina. Sul sito tutte le ulteriori informazioni in merito. E’ il progetto di cui avevamo discusso qui

Appuntamenti: il 9 aprile, ore 9:00, dovrei essere in onda in diretta intervistata negli studi di TV2000, per parlare di giovani che hanno scelto la pastorizia, l’allevamento. Il 12 aprile, ore 21:00, sarò a Biella presso La Bufarola per presentare “Di questo lavoro mi piace tutto”.

Non si fa niente, però…

Ricordate il convegno sulla filiera ovicaprina di qualche settimana fa? Bene, ieri sera ci siamo riuniti per iniziare a pensare alla parte operativa. Molti più allevatori in sala e molte meno “personalità”. Presidente e Direttrice del GAL hanno spiegato concretamente ciò che si vuole fare, cioè creare una vera e propria filiera dei prodotti ovicaprini nell’area GAL. Gli allevatori ci sono ed hanno problemi a vendere ad un prezzo sostenibile quanto producono (specialmente la carne e la lana, per i formaggi va un po’ meglio), ma si tratterebbe di mettere insieme macellai e soprattutto ristoratori, gastronomie, punti vendita, per creare un circuito. Sulla lana, insieme a Biella The Wool Company, si vorrebbe creare un punto di raccolta della lana succida.

Soldi ce ne sono, un finanziamento abbastanza importante, che permetterebbe di coprire un 30-45% a seconda dei casi gli investimenti che i partecipanti al progetto vorrebbero fare: strutture (punto vendita, sala lavorazione latte, stalle…), ma anche mezzi di trasporto per la carne o cose del genere e altre attrezzature (macchine per tosare…). Ovviamente ci vanno più soggetti che partecipano e non una singola azienda. Il GAL si occuperà di coordinare il tutto, quindi gli allevatori (e gli altri soggetti) dovranno solo dare la loro adesione e dire di cosa hanno bisogno. Pensate che a questo punto si siano levate voci entusiaste dalla sala? Ahimè no…

Ovviamente sono stati sollevati dubbi e perplessità, perchè siamo tra gente concreta e si vuole capire bene di che si tratta. Questo va bene, solo discutendo le criticità si può costruire e migliorare, anche perchè sono gli addetti ai lavori che devono dire/spiegare al GAL di cosa hanno bisogno e come funzionano certi meccanismi del sistema. Però quella che ha prevalso è stata la sfiducia e la critica. “Chi volete che mangi la carne di pecora!“. “Il ristorante XYZ l’agnello nel menù ce l’ha sempre, ma su 10 che vengono a mangiare, se lo ordinano in due è tanto.” “La gente non mangia l’agnello, figuriamoci la pecora!”. Oppure: “Ma se aderiamo poi… e se la cosa non funziona?

Anche se macellai e ristoratori saranno invitati successivamente ad altre riunioni, alcuni di loro erano già presenti in sala. Un macellaio continuava a spegnere i già scarsi entusiasmi: “Se metto la pecora sul bancone, me la posso poi mangiare io! Le donne ormai non vogliono più cucinare, per loro va bene la bistecca da far saltare in padella due minuti, figuriamoci se mi comprano la pecora! L’agnello invece… poverino, piccolino e cose così…“. Gli ho parlato di bistecche e salsicce di pecora, ma mi ha quasi riso dietro. Ecco, persone del genere evitino di venire alla riunioni ed evitino eventualmente di aderire al progetto per poi ritirarsi in corso d’opera, perchè il ritiro di qualche anello della filiera vanificherà del tutto il progetto. Servono poche, ma buone, persone che ci credano e sappiano agire loro per prime al fine di valorizzare il prodotto. Presentarlo in un certo modo, proporlo… Saranno fondamentali i ristoratori e la comunicazione, poi qualcosa si muoverà di certo.

Ovvio che, dall’oggi al domani, il progetto non risolleverà l’intera filiera, ma da qualche parte bisogna pur partire. L’interesse e l’appoggio del Museo del Gusto di Frossasco servirà per coinvolgere il mondo della ristorazione. Se 5, 10, 50, 100 persone mangeranno spezzatino di pecora, arrosto di pecora, salsiccia di pecora e l’apprezzeranno, ne parleranno con gli amici, a loro volta qualcuno di loro si farà attirare e proverà. Il solito macellaio: “Se va bene la comprerà qualche Meridionale…“. Ma certo! Quante persone del Centro-Sud rimpiangono le pecore che mangiavano nella loro terra di origine? Quante volte, mentre sono al pascolo, mi sono sentita dire: “Da noi al paese si mangia tanto, qui la carne di pecora non la trovi…“. Ovvio che uno non può prendere una pecora intera, ma se comparissero nelle macellerie tagli ben fatti per bolliti, arrosti e altre preparazioni? E se si insegnasse a preparare sia piatti della tradizione, sia piatti innovativi?

Proprio ieri, in questo variegato mondo virtuale, ho incontrato una persona che mi ha parlato dei piatti della sua terra, preparazioni tradizionali che hanno alle spalle anche delle storie che sono belle da leggere, da comprendere, da capire, perchè parlano di ritmi di vita sani, legati alla terra. Leggete ad esempio la “Pignata di pecora di agosto” o anche un piatto particolare dal nome curioso, “Cazzomarro alla brace“. Ricette che richiedono tempo per la loro preparazione e che sicuramente non funzionano per la casalinga dei quattro salti in padella, ma la pecora non è solo questo. Le milanesi di pecora sono ottime e cuocciono in un paio di minuti in più delle fettine di vitello. Inutile continuare a lamentarsi perchè il settore è in crisi e poi sputare sulle opzioni che ci vengono offerte. Sicuramente con questa mentalità è impossibile pensare di creare un consorzio, un marchio, ma esperienze anche non tanto lontano da noi dimostrano che, chi lo ha fatto, dei risultati li raccoglie. Chi però pensava che questo bando fornisse la strada per arricchirsi facendo il pastore, farà meglio a lasciar perdere e lasci il posto alle riunioni per chi invece crede nell’idea di una pastorizia sostenibile, vicina al territorio, che punta sulla qualità e non sulla quantità.

Pascoli in appalto nel Parco del Po!

Ma sì, avete letto bene… non potevo non dare risonanza ad una simile notizia che contrasta piacevolmente con altre politiche di divieti all’interno dello stesso parco fluviale.

Ovvio che non si tratterà delle stesse aree dove da anni parchi e pastori sono in “lotta” per la questione del pascolamento. Però a mio avviso consentire il pascolamento in modo ufficiale ed affidando i terreni a qualcuno permetterebbe anche di risolvere alcuni problemi. Adesso non so dove siano precisamente queste aree indicate nel bando, o che caratteristiche abbiano… e non so se vi saranno pastori eventualmente interessati, però la notizia è di quelle positive che mi piace riportare.

Ecco il bando che riguarda il Parco del Po cuneese, nei comuni di Revello e Cardè. Che vinca il migliore! Mi auguro che, per il futuro, possano esserci iniziative simili anche altrove, nelle zone “calde” della pastorizia nomade, visto che il problema pastori/parchi fluviali è comune a tutte le aree d’Italia in cui cui esistono queste due realtà (una delle due più antica dell’altra…).

Segnalazioni

Rapidamente, oggi due segnalazioni giunte dagli amici.

Elena segnala questa pagina. Dal testo dell’articolo: “La Comunità Montana Lario Intelvese ha pubblicato un avviso esplorativo per la concessione del complesso immobiliare delle Alpi Orimento e Gotta, nei comuni di S.fedele Intelvi e Pellio Intelvi, finalizzata allo sviluppo di attività multifunzionali nel settore agrituristico. Con tale procedimento la Cm intende verificare l’eventuale disponibilità di soggetti interessati alla gestione multifunzionale e integrata dei due alpeggi, che distano tra loro soltanto un paio di chilometri, e raccogliere candidature e proposte per avviare successivamente un procedimento di selezione.” La scadenza è il 31 gennaio. Qui molti altri dettagli sul sito della Comunità Montana.

La manifestazione di interesse deve essere consegnata alla Cm Lario Intelvese (via Roma 9, S. Fedele Intelvi) entro il 31 gennaio 2012. Per ulteriori informazioni, e la presa visione dei luoghi, è possibile contattare Giovanna Leoni o Mario Spadoni, della Cm Lario Intelvese:  Tel 031.830 741, e-mail: g.leoni@lariointelvese.eu

Loris invece denuncia la chiusura alle greggi in alcuni Comuni del Veneto: “Dopo Godega di Sant’Urbano adesso anche Cordignano, Comune limitrofo ha chiuso il transito e pascolo alle greggi transumanti!!!!!!!! E pensare che mi hanno detto che pochi giorni fa Luca Zaia, nostro Governatore del Veneto, ha ribadito in un’intervista che la pastorizia va salvaguardata!!“. Bisognerebbe come minimo inondare di e-mail e lettere il Governatore affinchè intervenga realmente a tutela della pastorizia!