La fiera delle capre e dell’asinello ad Ardesio

Dopo alcuni anni, sono ritornata ad Ardesio, in Val Seriana (BG), invitata dagli amici della ProLoco per la Fiera delle Capre e dell’Asinello, giunta quest’anno alla sedicesima edizione. Mi raccontavano che all’inizio era nata quasi come uno scherzo di Carnevale, premiare la capra e il becco più belli, ma nel corso degli anni si è trasformata in una delle principali rassegne caprine, per lo meno a livello regionale.

Fin dal mattino arrivavano gruppetti di capre, caricate su ogni mezzo. Trailer, camioncini, ma anche auto non propriamente omologate per il trasporto animali! L’allevatore però si arrangia sempre e comunque, come può.

Qualcuno invece raggiungeva il padiglione della fiera a piedi. La fredda mattinata via via si stava animando, con gli animali che arrivavano, le bancarelle che venivano allestite e i primi visitatori che iniziavano ad aggirarsi per Ardesio.

Anche chi avrebbe realizzato le sculture con la motosega stava iniziano a sbozzare il legno, facendo emergere la forma di quella che sarebbe poi diventata una vera e propria opera d’arte. Non solo animali, artigianato e prodotti tipici, ma anche varie forme di intrattenimento per i visitatori, dal cantastorie al concerto pomeridiano.

Nel padiglione era anche tutto pronto per la premiazione dei vincitori della mostra. Campane che sono sempre un gradito riconoscimento. I due tavoli con le campane allineate fanno capire quanto sarà partecipata la fiera, infatti si sta allungando la fila dei mezzi in attesa di scaricare animali.

Essendo impegnata anch’io con la bancarella dei miei libri, mi concedo un giro veloce per la fiera quando ancora non c’è molta gente in giro. Il sole tarda ad arrivare sul fondovalle, tutti sono ben vestiti, cercando di ripararsi dal vento freddo. Ecco un banco di campane, campanacci e attrezzature varie.

Numerosi i banchi di generi alimentari, specialmente formaggi, salumi, farine da polenta, biscotti, dolciumi vari. Nonostante la crisi, questi sono ancora prodotti che, sulle fiere, vedono ancora un buon numero di acquirenti.

Visto che la fiera è “della capra”, non mancano anche i salumi prodotti con la carne di questo animale. Con buona pace del manipolo di animalisti esaltati che, nel pomeriggio, cercheranno di rovinare l’ottima riuscita di questa manifestazione.

Ci sono anche diverse bancarelle di artigianato di vario genere, più o meno attinenti al mondo agricolo/zootecnico. Non so nemmeno se sia ancora consentito dalle leggi fare il burro nella zangola tradizionale… Mentre ancora utilizzati sono i diversi sgabelli per la mungitura, se questa avviene a mano.

Ci sono anche i miei amici di Taglio Avion, con un ampio assortimento di abbigliamento “da pastori”, ma non solo. Giacche, mantelli, gilè, ma anche delle comode e resistenti camicie che non sostituirei mai con nessun tipo di abbigliamento “tecnico” e sintetico.

Oltre alle capre, ci sono anche gli asini, che forse attirano maggiormente i visitatori. Forse, per questo animale, si è perso parzialmente il concetto di come fosse una “bestia da soma”, presente a fianco dell’uomo per aiutarlo nei trasporti, ed oggi viene concepito soprattutto come animale da compagnia.

Ormai lo spazio della mostra è al completo per quello che riguarda gli animali. Più tardi mi diranno che sarà quasi impossibile aggirarsi tra i box, tanta sarà anche la gente. Capre di svariate razze, tra cui riconosco la Bionda dell’Adamello, le Orobiche, le Vallesane, la Frisa Valtellinese e altre ancora.

Queste immagini ci spiegano, se ancora ce ne fosse bisogno, quanto questa realtà sia sana e genuina. E’ una passione che nasce da bambini e si diventa adulti anche imparando a prendersi cura degli animali. Vi sembra questo un esempio di “…animali che vengono usati come merce di scambio dai pastori o per far divertire famiglie di ignoranti“, come proclamavano i vegani che hanno inscenato una manifestazione nel pomeriggio?

E’ veramente un peccato che i media abbiano dato più spazio alla quindicina di attivisti vestiti di nero, con i loro cartelli ed i loro slogan, piuttosto che alla vera notizia, cioè che la fiera è stata un grande successo, con migliaia di visitatori, numerosi partecipanti tra gli allevatori e appassionati giunti anche da altre regioni. Ho incontrato amici dal Trentino, dalla Liguria, dalla Svizzera…

Guardate quanta gente c’era in piazza e intorno al palco nel momento delle premiazioni delle varie categorie! In tarda mattinata infatti, sono stati fatti sfilare gli animali, suddivisi per categorie, per stabilire i primi tre a cui sarebbe poi stato assegnato il meritato premio.

Ecco le varie fasi delle premiazioni. Notate anche come gli animali siano stati spazzolati prima di salire sul palco. Altro che maltrattamento e spettacolo vergognoso! Chi dovrebbero vergognarsi sono le persone che urlano questi slogan, senza capire cosa significa allevamento e passione.

Non vorrete mica dirmi che questo ha qualcosa a che fare con l’allevamento intensivo, l’iper sfruttamento degli animali, le stalle lager, ecc ecc? Guardate la serietà e l’orgoglio di questo ragazzino… Espressioni molto più sane e genuine dell’odio fanatico che si legge sui volti esaltati dei manifestanti. Come ha scritto recentemente Michele Serra su Repubblica: “…essere vegani non è obbligatorio per legge. E’ una scelta. Rispettabile, come tutte le scelte, fino a che non diventa ragione di disprezzo ed esclusione nei confronti degli altri. La causa animalista è piena di ottime intenzioni e qualche buona ragione. Ma diventa odiosa quando viene brandita come una clava…“.

Chiudiamo in serenità con un po’ di musica tradizionale. Ancora molti complimenti alla ProLoco ed a tutti gli organizzatori che hanno saputo, negli anni, far crescere questa manifestazione, con l’augurio di poter continuare nei prossimi anni, magari addirittura con animali che vengono da altre regioni (ho sentito parlare di una rappresentanza dal Trentino, per la prossima edizione…).

Una situazione “nuova” da risolvere in fretta

Da Ovest ad Est per presentare il mio libro, ma è anche un’occasione per vedere realtà per me “nuove” e trovarsi, alla fin fine, alle prese con “vecchi” problemi. Il caso ha voluto che, prima di partire per la Lessinia (VR), io mi trovassi a Torino a partecipare ad un Forum sul lupo dove, grazie alla presenza di esperti del calibro di Luigi Boitani, ho potuto avere risposta ad alcuni miei dubbi e curiosità. Non si può sapere tutto, io mi intendo di pastorizia e non di lupi, quindi è stata un’occasione per mettere a confronto direttamente le esperienze. Dopo la teoria… la pratica! In Lessinia i problemi con il lupo sono molto gravi e diversi da quello che siamo abituati a sentire normalmente nella realtà Piemontese.

Anche se sono stata invitata anche in occasione della prima mostra della Pecora Brogna, razza locale in via di estinzione (di cui vi parlerò domani), qui di pecore al pascolo in quota non ne ho viste. Sui Monti Lessini le malghe sono destinate ai bovini, le montagne vengono pascolate da mandrie. Purtroppo avevo poco tempo per girare, ma grazie all’ottima guida che mi accompagnava, ho potuto farmi un’idea di questa realtà. Un paesaggio diverso da quello a cui sono abituata, con rilievi a quota non molto elevata, una fascia di boschi sovrastata da altipiani erbosi. Il terreno è calcareo, quindi vi sono conformazioni particolari e pochissima acqua.

Le malghe sono per lo più private, divise tra Veneto e Trentino (ci si affaccia sulla Val d’Adige), servite da strade asfaltate e sterrate. Se è vero che gli animali allevati sono vacche da latte, la scoperta che questo latte non viene praticamente lavorato lassù è stata una sorpresa. Grazie alle vie di comunicazione ed alla breve distanza dal fondovalle e dalla pianura, il latte della Lessinia viene destinato alla produzione dei formaggi più disparati, non soltanto il famoso Monte Veronese DOP.

Qui a Malga Lessinia l’ho visto, annusato, assaggiato ed osservato nelle sue varie fasi, dal fresco di giornata allo stagionato. Ma questo è quasi un caso unico. Questa malga è alpeggio e rifugio, si fa accoglienza al turista, si vendono formaggi e si seguono gli animali. In altre realtà invece gli animali sono su al pascolo, gli allevatori salgono solo per la mungitura. Oppure resta su un anziano e i giovani lo raggiungono appunto per occuparsi della mungitura del mattino e della sera.

Non è la realtà d’alpeggio a cui sono abituata. Questa è Malga Lessinia, dove sono stata accolta con i famosi “gnocchi di malga” come piatto forte. Poi c’era “giusto qualcosetta” prima e dopo… Un ottimo pranzo un po’ calorico, dopo il quale avrei dovuto camminare facendo tutto il giro delle malghe per favorire la digestione!

Invece il tempo era poco, così ci siamo spostati soprattutto in auto, facendo delle tappe per vedere meglio questa realtà e parlare con gli allevatori. Ecco quella che, per me, è stata la principale sorpresa. Qui, in montagna, troviamo le razze da latte “più spinte”. Frisona, Pezzata Rossa, Brown Swiss, affiancate da poco altro, ma razze proprio “da montagna” io nel mio breve tour non ne ho viste. E forse qui sta uno dei vari aspetti del problema.

Tramite internet e i social network, da qualche tempo seguo e sono informata sui problemi che la Lessinia sta vivendo con il lupo. Però, prima di toccare con mano, non conoscevo questo territorio. Una volta sul posto ho potuto capire alcune cose. Gli allevatori sono esasperati, sulla porta delle malghe hanno affisso gli articoli di giornale dove si parla degli attacchi. C’è gente che è già scesa, ha portato in stalla i propri animali perchè la perdita di numerose vacche da latte rappresenta un danno non da poco.

Vacche ed asini. Qui hanno appeso quel che resta dello scheletro di uno dei dieci asini predati. Ecco la prima sorpresa: come mai gli asini? Chi mi sa rispondere? Perchè io ho sempre letto e sentito dire che l’asino può essere addirittura impiegato per difendere un gregge dalle predazioni del lupo, ma documentandomi meglio sto vedendo che sia si sono registrate anche altrove predazioni a loro danno, sia “non tutti gli asini sono adatti a proteggere le greggi“.

Qui è l’altro punto fondamentale. La maggior parte dei testi, degli studi, del materiale reperibile in bibliografia e on-line riguarda la predazione di lupo su “bestiame minuto”, ovini e caprini. Qua e là si verificano attacchi a bovini (specialmente – ma non solo – vitelli, vacche che partoriscono all’aperto, animali isolati con problemi fisici), oppure bovini muoiono in seguito agli attacchi perchè precipitano da burroni mentre cercano di sfuggire ai predatori. Come mai in Lessinia, invece di sporadici casi di attacco, abbiamo una vera e propria strage?

Se al primo settembre le predazioni del 2014 erano 36 (riconosciute ed accertate), sabato 13 settembre mi parlavano di 44, compreso un agnello trovato la mattina prima a poca distanza dalle case (le pecore non sono in alpeggio). Credo che, paradossalmente, se in Lessinia vi fossero greggi di pecore, il problema sarebbe molto più semplice da risolvere.

Le montagne sono “belle”, niente a che vedere con le realtà di certe vallate alpine. Qui un gregge è facile da sorvegliare per il pastore e per i cani da guardiania. Di notte gli animali si chiudono nel recinto e gli attacchi non dovrebbero essere frequenti e rilevanti come in un alpeggio per esempio del Piemonte, tra rocce, cespugli, nebbia, pendii ripidi. Ma qui le pecore sono poche, pochissime, stanno in basso e non salgono in alpeggio. Le capre addirittura stanno in stalla.

Queste vacche, per quel poco che mi intendo di bovini, sono “poco adatte” alla montagna. Non me ne vogliano gli allevatori della Lessinia, ma la Frisona non è una razza da alpeggio. Per quanto qui la montagna sia dolce e non con caratteristiche alpine, questi grossi animali, vere e proprie macchine da latte, faticano a spostarsi già solo per rientrare alla stalla per la mungitura. La loro non è una conformazione da pascolo in montagna. Figuriamoci cosa accade quando un branco di lupi le attacca. Immagino che siano completamente indifese e inadatte a qualsiasi tipo di fuga. Se già la Piemontese a volte è vittima del lupo, nonostante la sua indole più battagliera, figuriamoci questi animali!

Questa non è una cattedrale, ma una stalla. Colonne in marmo rosso di Verona, vi rendete conto? L’anziano malgaro si lamentava, la stalla sarà anche bella, ma non è pratica. Gli animali “non ci stanno”, sono troppo grossi. Certamente quando è stata edificata, le razze allevate erano differenti. C’è solo da augurarsi che questa stalla comunque non abbia da rimanere vuota. In questa azienda si sta riprendendo a caseificare in quota, ma l’evoluzione del problema lupo potrebbe avere serie ripercussioni sul suo futuro. Il fenomeno è generalizzato. Il bosco è in espansione, la superficie pascolabile si sta già riducendo, se gli allevatori non porteranno più su le mandrie, l’economia ed il paesaggio della Lessinia muteranno radicalmente.

Prima del lupo, ricomparso molto recentemente (nel 2012 la prima coppia stabile) in Lessinia, il principale problema da questa parte era l’acqua. Essendo un territorio con suolo calcareo, di acqua ce n’è poca, giusto queste pozze che fanno la loro comparsa qua e là nei pascoli e, fortunatamente, non arrivano mai ad asciugarsi completamente. Qui gli animali vanno ad abbeverarsi. Ma adesso la carenza di acqua sta davvero diventando un problema minore. Se non si trova in tempi molto rapidi una soluzione, qui l’allevamento è a rischio di scomparsa.

I lupi trovano riparo nei fitti boschi, poi salgono sui pascoli a cacciare. Qui vedete le vacche in attesa per la mungitura serale, ma fino a quando assisteremo a queste scene? Nell’incontro avvenuto a Torino, sono state dette tante cose sul lupo. Per esempio che il comportamento cambia da esemplare ad esemplare e da branco a branco. Il lupo è un animale “culturale”, apprende e trasmette ai cuccioli, ai membri del branco. I metodi di prevenzione degli attacchi variano da situazione a situazione, non è detto che ciò che funziona in Abruzzo sia efficace in Piemonte e così via. Ultima cosa, le razze di cani da guardiania attualmente impiegate sono state selezionate per la protezione del gregge, ma sui bovini non ci sono esperienze e non si sa ancora quale razza utilizzare. Mentre si studiano delle soluzioni, cosa devono fare gli allevatori?

E’ più importante proteggere assolutamente un predatore che attualmente non sembra più essere a rischio di estinzione, ma che sta ricolonizzando via via tutte le regioni, o garantire la sopravvivenza di un territorio, di un ecosistema che si regge anche sulla presenza dell’uomo e dell’allevamento? Ricordiamo sempre che la biodiversità delle aree pascolate… è legata appunto al pascolamento! Specie vegetali ed animali esistono perchè l’uomo interviene attraverso l’utilizzo del territorio con greggi e mandrie. Il lupo non è intoccabile, ma non può essere una singola regione a chiedere un intervento in sede europea, deve essere il Ministero dell’Ambiente. Visto che la procedura è lunga e visto che gli esperti sempre più frequentemente ammettono che sarà necessario iniziare a pensare a delle azioni di contenimento, non sarebbe ora di dare il via a questo iter?

La Foire des Alpes

L’erba del vicino sembra sempre più verde, così dicono… Però davvero alla Foire des Alpes di Aosta mi pareva di respirare un’altra aria rispetto al vicino Piemonte. Per carità, anche lì ho sentito parlare di crisi e di futuro incerto per la manifestazione, quest’anno alla seconda edizione.

Da quando è stata rinnovata, la manifestazione è stata dedicata alle “razze minori”, tutto ciò che non è bovini. Non soltanto capre e pecore, ma anche molto altro, compresi animali “mai visti” o quasi. La facevano però da padroni gli ovicaprini ed i loro appassionati, di tutte le età.

Ogni allevatore poteva partecipare alla mostra con due soli capi. Come diceva lo speaker della manifestazione: “Hanno dovuto fare le primarie in stalla!“. Da queste parti però le greggi non sono numerose, per la maggior parte si tratta di greggi di piccole dimensioni, magari chi ha una decina di capi, chi una ventina o poco più.

Erano presenti anche degli ospiti, in questo caso dalla Lombardia. C’erano le capre orobiche e le pecore brianzole, con cartelli esplicativi per illustrare le caratteristiche delle diverse razze.

Visto che ormai il lupo è arrivato anche in Val d’Aosta, ecco al centro dell’arena un recinto con piccolo gregge + cane da guardiania, per spiegarne il funzionamento, l’utilità e le norme di comportamento per i turisti.

La razza ovina che predominava era la Rosset, razza autoctona, “antica razza di montagna” con alcune caratteristiche simili alla Savoiarda (con cui vi sono stati numerosi incroci in passato). Oggi si punta al recupero di tale razza e questa manifestazione è una delle azioni intraprese a tale scopo. Qui potete leggere la scheda della razza, se volete saperne di più.

Nello spazio dedicato alle bancarelle del produttori, c’era davvero tanta scelta. La filosofia era quella del KM0 ed i produttori della Coldiretti esponevano le più diverse bontà locali, dai salumi ai formaggi (ovviamente), frutta e verdura, dolci, pane, erbe, miele, confetture… Una particolarità che mi ha colpita? Le Capramelle!!! (Caramelle mou al latte di capra)

Non potevano mancare le Fontine, anche se primeggiavano soprattutto i formaggi di capra nelle più diverse forme e tipologie. Nel corso delle premiazioni, sono anche stati assegnati riconoscimenti alle diverse tipologie casearie a latte caprino, per l’appunto.

Anche se non a Km0, ma pienamente inserito nella manifestazione, il banco della pecora brianzola, per mostrare come la lana possa ancora essere impiegata . Mi sarebbe piaciuto vedere anche qualcuno che esponesse manufatti derivanti dalla lana della pecora Rosset, ma purtroppo non c’era nessuno. Ricordo infatti che qualche anno fa si era parlato di un recupero della razza anche attraverso la lana, ma ieri non ho avuto modo di approfondire l’argomento.

Come in tutte le fiere che si rispettano, c’era anche un banco di una selleria con un’ampia scelta di campane, dedicate soprattutto a pecore e capre (eccezion fatta per questo capolavoro in primo piano).

Di pecore ne sono arrivate tante, nel corso di tutta la mattinata, anche se il tempo continuava ad essere inclemente, con una pioggia più o meno intensa che contraddiceva le previsioni meteo inneggianti al miglioramento. Oltre 500 partecipanti e ben più di mille capi esposti, perchè oltre alla mostra degli ovicaprini vi erano piccoli gruppi di animali in vendita e le altre razze.

Chi si aggirava tra le bancarelle poteva approfittarne per degli assaggi e non erano minuscoli! Sia per i salumi, sia per i formaggi, ma anche al banco dei dolciumi tipici uno poteva approfittare per capire davvero il gusto di ciò che sarebbe andato ad acquistare.

Le capre occupavano i box normalmente dedicati alle reine. Sì, perchè la Foire si teneva nell’arena della Croix Noire, dove ogni anno avviene la finale delle battaglie. Una struttura perfetta per ospitare queste manifestazioni, uno “stadio” della zootecnia, che ancora una volta conferma come, da queste parti, vi sia grande attenzione per il settore, in tutte le sue forme (anche quelle “scenografiche”, che però lo avvicinano al pubblico).

Grande entusiasmo lo riscuotevano le “altre razze”, tra cui le renne, i lama, gli Highlands, ma anche conigli e cani da pastore. Nello specifico, le renne provenivano da un allevamento di Courmayeur (qui potete leggere un articolo che riguarda questi animali in Val d’Aosta). Sicuramente si sentivano a casa, con la neve fresca caduta poco più in alto durante la precipitazione che solo in tarda mattinata andava esaurendosi.

La Foire è stata anche l’occasione per conoscere dal vivo alcuni amici con prima di erano stati solo contatti “virtuali”. Ecco allora Angelo ed i suoi asini, pastore “solo d’estate”, che ogni anno sale in alta quota per la stagione d’alpe insieme ad allevatori locali.

Il tempo stava migliorando, verso l’alta valle iniziava a scorgersi uno sprazzo di cielo azzurro, mentre le montagne si presentavano nella loro veste migliore, completamente innevate. Da queste parti, una manna sì per il turismo invernale, ma anche per tutta l’attività zootecnica, sotto forma di riserva d’acqua e buona erba nella stagione estiva.

Fabio ci teneva tanto ad essere fotografato insieme a Nutella. Ha 19 anni, Fabio, e nei giorni precedenti, è stato uno dei protagonisti di articoli comparsi su La Vallèe in merito alla manifestazione. “Questo è un lavoro che riempie il cuore, i sacrifici ci sono, ma non pesano perchè c’è passione.” Nutella aiuta Fabio nella pulizia dei terreni e nei viaggi con il carico. Bravo Fabio, auguri per i tuoi progetti!

Con puntualità, alle 15:00 sono iniziate le premiazioni, che hanno riguardato sia i prodotti caseari, sia i capi ovini e caprini in mostra. Ovviamente la soddisfazione dei premiati è stata tanta, ma c’è da sottolineare anche come vengano dati degli incentivi affinchè gli allevatori partecipino a questa rassegna. Un modo come un altro per aiutare, favorire il mantenimento delle razze e garantire anche un buon ritorno di immagine, perchè il pubblico non era composto solo da addetti ai lavori.

Mentre la sera si avvicinava, con un cielo dai colori variegati del tramonto, ciascuno riconduceva gli animali a casa, anche perchè c’erano i lavori in stalla da fare. Pecore e capre salivano su furgoncini, trailer, bighe, ma anche in macchine non proprio nuovissime e probabilmente prive di apposite autorizzazioni, ma funzionali per il breve viaggio verso i paesi di provenienza. Davvero una bella fiera, gente cordiale e gentile, ancora un grazie a tutti per la bella giornata trascorsa.

In altre stagioni

Foto, foto, foto e racconti, grazie per tutto quello che mi mandate! Nei prossimi giorni ci sarà la mia ultima assenza “lunga”, ancora qualche giorno lontano dal computer e dalla tecnologia, ma poi finirà la nostra stagione d’alpeggio e riprenderanno anche gli aggiornamenti quotidiani di queste pagine, così potrò smaltire tutto il materiale arretrato che ho ricevuto da voi.

Tanto per cominciare, un po’ di pubblicità a questo calendario realizzato dalla Libera Associazione Pastori e Malghesi del Lagorai. Costa 10,00€ più spese postali, è in vendita su richiesta scrivendo all’associazione.

E così anche noi facciamo un po’ il giro dei mesi e delle stagioni con foto non così recenti. Una transumanza in salita questa primavera, foto scattata da Mauro a Pomaretto, all’imbocco della Val Germanasca, verso i cui alpeggi erra diretto questo gregge.

Foto invernali, a ricordarci che presto arriverà anche questa stagione, la più difficile per i pastori. Sarà un inverno di neve o un bell’inverno senza problemi nel trovare pascoli? Queste foto ce le manda Alessia dal Biellese, ritraggono un gregge da quelle parti dove, si sa, la pastorizia nomade si pratica da sempre.

Queste sono immagini che piacciono sempre a chi le vede. Hanno sicuramente un sapore antico e la neve cancella molte brutture del mondo moderno. Vedere un gregge che si sposta nella neve porta indietro nei secoli, ma c’è anche chi immediatamente si agita e ritiene quegli animali “maltrattati”.

Ho paura che stiamo perdendo il contatto con la realtà… Il buon pastore sa cos’è bene per i suoi animali e, anche con la neve, riuscirà a sfamarli. Sarà più difficile, costerà caro in termini di fatica e di soldi, ma non li lascerà sicuramente morire di fame. Anche in questa foto, vedete tracce di fieno davanti agli asini.

Vedete gli animali che mangiano… Eppure questi improvvisati paladini degli animali hanno la convinzione che, in generale, l’allevatore sia uno che gli animali li maltratta, dal momento che (sempre secondo le loro parole, basta andare a cercare su certi siti e certi forum e leggerete cose che fanno drizzare i capelli in testa) li alleva non per compagnia, ma per “reddito”. Venissero loro a vedere quali sacrifici si fanno per il bene degli animali, soprattutto in questi giorni così difficili… E poi magari gli stessi paladini degli animali hanno in casa un cane che d’inverno portano a spasso con il cappottino. Oltre ad essere una cosa ridicola, dimostra come poco sanno delle esigenze degli animali, perchè altrimenti avrebbero scelto una razza più adatta a questi nostri climi.

Grazie ad Alessia per le belle foto. Presto pubblicherò anche quelle di tutti gli altri amici. In questi giorni ricchi di fiere autunnali, avrete modo di scattarne altre, immagino… Io domenica sarò a Villar Pellice per la fiera, poi il prossimo fine settimana sarà densissimo di impegni. Vi ricordo quella dei Santi a Vinadio, quella della Calà di Bobbio Pellice (che si apre il 26 con la presentazione del mio ultimo libro, ore 21:00), il Salone del Gusto e Terra Madre a Torino…

Brutte notizie, immagini, racconti…

Purtroppo a volte la pastorizia è anche d’attualità… Ed il più delle volte è per delle notizie negative.

Cristian, dal Biellese, ci invia questo articolo apparso su di un giornale locale, dove si raccontano le difficili fasi del recupero e smaltimento di 68 pecore del gregge del pastore Luciano Mantello, uccise dal fulmine durante un violento temporale. Presumo sia lo stesso fatto a cui fa riferimento questo articolo, dove però si parla di 64 pecore “quasi un intero gregge” (sic!). Anche se non è l’intero gregge, comunque un bel danno…

Dall’Austria invece scrive Albert, appassionato di animali, di pecore, ma soprattutto di asini. Qui lo vediamo in compagnia di due dei suoi amici.

Albert alleva anche capre, una razza autoctona in via di estinzione, la Tauernschecken, che “comes originally from the Alps around “Groß Glockner”, the highest mountain of Austria. Breeders now are situated mainly in Austria but also in Germany and Italy (South Tyrol/ Trentino-Alto Adige)  It was a goat of multiple utilization (Milk/cheese in summer on the alp and meat – primarily the kids at Easter). They are typically spotted (brown/black and white). The dark spots made it easier to the herder to find them in early snow and the white helped him to find them in the reddish autumnal mountain flora. A typical sign is the open-plan whiteness of the front head with pigmented areas around the eyes and ears (because of better tolerance to UV radiation on alpine level). The whiteness of the front head was wanted (not all of my kids have it in a perfect manner and I will have to take them out for breeding), because a resting goat will always watch a shouting and searching herder. Resting above to him in a sag the whiteness of the goats head will catch his eyes.

Continua Albert, raccontando il recupero della razza: “The actual breeding history of this goat breed is a success story in Austria. There were less than 100 individuals left, when a coordinated breeding program was started. Now this breed is the most in demand of endangered goat breeds in Austria and its survival seems to be guaranteed. http://www.alpinetgheep.eu/131-1-Tauernschecken-.html http://de.wikipedia.org/wiki/Tauernscheckenziege“.

Uno dei più fedeli corrispondenti del blog, Carlo, invia una serie di foto scattate prima della salita agli alpeggi. “Le immagini riguardano un gregge (non so se è la parola esatta) un po’ particolare composto oltre che da pecore e capre, anche da vacche, cavalli e asiniHo parlato per quasi un’ora con il pastore che mi ha raccontato avventure e disavventure della sua vita pastorale e dei problemi ad essa correlati (burocrazia, spostamenti sulle strade, ecc.) che tu conosci certamente meglio di me in quanto li vivi personalmente. Non era una bellissima giornata, ma gli animali erano tranquilli e intenti a pascolare sembrava un momento di relax.

Ecco ancora un altro scatto riguardante lo stesso gruppo di animali. Penso di sapere a chi appartengono, forse sono di un pastore che non ho mai incontrato. Se qualcuno tra i lettori identifica il gregge/mandria, lo scriva tra i commenti!

Continua Carlo: “La foto successiva riguarda invece una mandria vagante di vacche proveniente dal Vergante; non sapevo che esistesse questo tipo di allevamento anche per i bovini.” In effetti le mandrie vaganti sono molto meno numerose delle greggi, ma alcune ci sono…

Ecco poi ancora un gregge “classico” negli ultimi giorni di pascolo in pianura prima della salita ai monti.

L’ultima foto ritrae una parte del gregge al pascolo e sullo sfondo il simbolo di Novara, la cupola di San Gaudenzio dell’Antonelli. Praticamente è da quest’inverno che ho scoperto un po’ il mondo della pastorizia e incomincio a capire perché parli di passione e di malattia; non ti preoccupare non ho intenzione di mettere su un allevamento di pecore e fare concorrenza ai pastori, ma sto scoprendo che è un mondo affascinante e che ti colpisce. Infatti cerco di documentarmi, sto vedendo greggi ovunque che prima non avevo mai notato, seguo alcune fiere e rassegne zootecniche, mi piacerebbe vedere dal vivo qualche transumanza. Ho visto pastori nella neve con temperature di -10-15°, ho visto le loro anguste roulotte, ho pensato ai pastori sabato scorso quando qui nel novarese si è scatenata l’ira di Dio (tuoni, fulmini, acquazzoni violenti, grandine) e mi è venuta spontanea la domanda: “Ma chi ve lo fa fare??!!)” se non una grande passione.

A volte non è facile

Flavio (1989) è un pastore, figlio di pastore, pecore e vacche in casa non sono mai mancate. “Ho scelto di star dietro alle pecore, ma poi aiuto dove c’è bisogno, anche se comunque mi piace di più con le pecore.

Nonostante sia ormai da anni che mi muovo tra pecore, greggi ed alpeggi, era la prima volta che incontravo questo gregge. “Saliamo in montagna ad Usseglio, in Valle di Lanzo, lassù è bello, siamo nel Vallone di Arnas. Io preferisco la montagna, ma adesso che è arrivato il lupo cambierà tutto. Prima si stava bene… Ho avuto degli attacchi quest’autunno, sicuramente cinque morte ed un paio di disperse. Se n’è parlato perchè un escursionista ha sentito i lupi e la pecora che gridava, nella nebbia, così ci sono stati articoli sui giornali.

Al fianco di Flavio c’è Laura (1989), la sorella di Roberto, che spiega la sua vita accanto ad un pastore vagante. “Tempo libero ce n’è poco e, quando potresti magari andare via, alla fine preferisci stare tranquillo. A volte non è facile, ci sono delle giornate… ma certi giorni è più tranquillo. Io lavoro al Bennet e devo riuscire a far conciliare tutto. A me piace, a volte faccio solo mezza giornata e poi vado da lui. Quest’estate è stata dura, quando ho avuto ferie sono stata su una settimana, così almeno non dovevo più toccare la macchina, altrimenti sempre avanti ed indietro.

Pascolo vagante vuol dire cercare continuamente luoghi dove condurre il proprio gregge. “Ci sono diversi pastori in zona, a volte ci sono contrasti, c’è da discutere. A prendere gli accordi con i proprietari dei terreni va mio papà oppure anche io.” Flavio però non ha sempre fatto questo lavoro: appena finita la scuola dell’obbligo ha provato a seguire altre strade. “Sono andato a lavorare come muratore, ma alla fine sono tornato. Non mi piaceva, preferisco così.

Nonostante la passione per questa vita, per gli animali, ci sono comunque dei momenti spiacevoli. “Certi Comuni non ti lasciano passare, ci sono dei contrasti con i vigili. Quando ti vedono arrivare con le pecore, sembra che sei sempre un delinquente. Con le pecore non sai mai, non puoi seguire date e permessi, certi Comuni vorrebbero addirittura sapere le particelle catastali che pascoli!“.

Mentre un’asina è scelta come balia da un agnello già abbastanza alto per arrivare alla mammella ed integrare con il suo latte la dieta, Flavio mi parla dei momenti più belli, quelli in alpeggio, dove finalmente non hai da scontrarti con nessuno e puoi “riposarti” dalle fatiche degli altri mesi. “Non cambierei, non tornerei a fare altro, che se in questo lavoro ci sono tanti momenti difficili, duri. Se viene a nevicare diamo fieno, troviamo un posto con il terreno sano e le fermiamo lì.

Le giornate di fine autunno durano poco, si avvicina l’inverno. “Tempo libero non ce n’è mai, se posso vado mezza giornata alle fiere, altrimenti esco la sera.” Amici ce ne sono, sia del mestiere, sia altri. Flavio afferma che una delle cose belle di questo lavoro è proprio l’essere sempre in giro ed avere a che fare con la gente. Il pastore del XXI secolo non è un tipo solitario…

Ancora una storia di pascolo vagante

Un altro giovane che pratica il pascolo vagante. E’ Filippo (1993), che incontro nella campagna vercellese insieme a suo papà, attraversando paesi con il nome di varietà di riso. In questa stagione le risaie però sono vuote e non ci sono nemmeno le zanzare, solo la nebbia che incombe. Per fortuna però quando arrivo c’è solo foschia.

Notate niente di “strano”? Anche in questo caso c’è una gran varietà tra gli animali condotti al pascolo. Asini, vacche, pecore e capre. “Abbiamo sempre avuto bestie, anche pecore, solo che delle vacche vendevamo il latte. Otto anni fa, quando abbiamo smesso di darlo al caseificio, abbiamo iniziato a girare.” Appena Filippo ha finito la scuola dell’obbligo si è unito al padre in questo mestiere. “Anche perchè di operai validi non li trovi, a fare questo.

Gli asini vengono a vedere se c’è qualche boccone speciale per loro. Gli animali pascolano tra un prato, una stoppia di mais ed un incolto. “Le pecore le mandiamo in guardia a Campertogno in Val Sesia, con le vacche siamo saliti a Baroso, in Val Sessera. Saliamo tutto a piedi. Quando siamo giù sono sempre tutte insieme, le dividiamo solo di notte e portiamo via quelle che hanno appena partorito, da un nostro amico che ha una cascina, perchè le vacche non pestino gli agnelli i primi giorni.

Filippo afferma di voler continuare così, tenendo gli animali sempre all’aperto. “Questa vita mi piace, non potrei lavorare al chiuso. Preferisco fuori, anche se d’inverno quando triboli a volte ti dici che, se avessi una stalla, sarebbe meglio. Io preferisco le vacche, le pecore non mi piacciono proprio, è il papà che è appassionato. Quando andavo a scuola ne avevamo di più.

Prima le vacche le avevamo in stalla, ma sono più belle adesso, guarda che pelo che mettono su… Tre anni fa era sceso a -18°C, c’erano 30-40 cm di neve, ma sotto c’era una bella erba e le vacche erano più belle che adesso!“. E’ stato il padre ad insegnare il mestiere a Filippo: “Già quando ero piccolo ero sempre con lui…”. Gli piace tutto di questo lavoro, afferma che la montagna è il momento migliore, anche perchè c’è molto meno lavoro, meno pericoli. “Andare al pascolo però mi piace, altrimenti non farei questo lavoro!

Filippo è pessimista sul futuro. “Non lo vedo tanto bene, al giorno d’oggi è dura. Per adesso non ho ancora niente di intestato a mio nome, fino ai 18 anni non posso, poi vedremo. Adesso abbiamo rinunciato a tutti i contributi.” “Meno carte, meno da andare per uffici!“, commenta il padre.

Le pecore cercano le pannocchie nascoste a terra, ce ne sono parecchie e vengono mangiate con gusto. “Alla sera torniamo a casa, a meno che ci sia da controllarle in qualche posto pericoloso, vicino ad una strada, una ferrovia. Abbiamo una roulotte.” E così si trova anche il tempo di collegarsi ad internet, contattare gli amici su Facebook: “…ma sono tutti qui delle zone.” C’è aria di nebbia in arrivo, la classica compagna di giorni e giorni, da queste parti. Non facile doversi spostare, dover attraversare strade con questa mandria multicolore.