Gregge urbano

Volevo invitarvi alla lettura di questo articolo comparso nel 2012 su di un altro blog per ricordare la triste scomparsa di un pastore. Si chiamava Candido, non lo conoscevo di persona.

Piero Annoni Photography

Cenate Sotto, 5 Marzo 2012

Osservare un gregge di oltre 1200 capi sfilare tra le vie di Cenate Sotto, paese all’imbocco della Val Cavallina è ormai motivo di interesse e sorpresa, le persone si affacciano dalle finestre, le mamme avvicinano, ma non troppo, i piccoli ad animali visti spesso solo in televisione, le auto incredibilmente si fermano e senza alcuna protesta si fanno accarezzare le fiancate dalla morbida lana degli animali.

Candido

Sembrerebbe un quadretto felice e romantico ma la verità è ben diversa; in soli 8 anni tra 1999 e il 2007 la provincia di Bergamo ha visto ridursi la superficie  destinata all’agricoltura di ben il 7% mentre è aumentata di oltre il 12% quella antropizzata.

Urbanization

La conduzione di un gregge non è mai stata tanto ricca di difficoltà, ostacoli ed imprevisti come mi racconta Candido Rossi, un pastore nativo di Casnigo ancora innamorato del suo lavoro nonostante tutti gli…

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Un pastore che se n’è andato

Sono stati numerosi gli amici che mi hanno segnalato la scomparsa di un pastore. Si chiamava Dino, più conosciuto come “il Grillo” originario della Valsesia. Io l’avevo incontrato mentre lavorava per altri pastori. Non so se possedesse animali suoi, a quel tempo credo di no, piuttosto lavorava come aiutante per altri allevatori, soprattutto nell’area Nord-orientale del Piemonte. Il decesso è avvenuto per cause naturali (pare) proprio in alpeggio. Non so di preciso quanti anni avesse, credo una quarantina.

La sua storia, per come la conoscevo io, raccontata da lui, ma soprattutto dagli altri, aveva numerosi chiaroscuri e purtroppo si è interrotta molto presto. Le storie dei pastori sono spesso complesse e ricche di aneddoti, ma quelle dei loro aiutanti tante volte lo sono ancora di più e raccontano vite grame, difficoltà, privazioni, eccessi, fughe dal mondo, disagio. Nel bene o nel male, ci ritroviamo comunque tutti qui a ricordare il Grillo e la sua voce roca, il mio ultimo ricordo di lui è proprio una telefonata, ma sarà passato ormai più di un anno, forse due.

Senza parole

Di volta in volta, presentando “Di questo lavoro mi piace tutto”, racconto come sarebbe ormai necessario un seguito, perchè molte cose sono cambiate da quando ho raccolto le interviste tra la fine del 2010 e l’inizio del 2012. Ci sono coppie che hanno dato vita a delle famiglie, sono nati bambini e bambine a raccogliere l’eredità di un mestiere antico e appassionante, eredi “…a cui trasmettere tutto ciò che i nostri genitori hanno insegnato a noi…“, come raccontava una giovanissima allevatrice.

Ci sono società che si sono sciolte, perchè si può essere accomunati da una passione, da un lavoro, ma poi i fatti della vita posso dividere, anche drasticamente.

Ahimè c’è chi lotta con la malattia, perchè anche vivendo in montagna tra la stalla e i pascoli ci si può trovare ad affrontare dei brutti nemici che aggrediscono la salute.

Mai avrei pensato di venire a sapere, così all’improvviso, che un giovane intraprendente, pieno di sogni, di progetti, di voglia di fare, un giovane che aveva deciso di tornare alla montagna dopo aver iniziato altre strade che avrebbero potuto portarlo lontano… avesse compiuto una scelta di tutt’altro tipo, la più definitiva delle scelte. Non lo conoscevo bene, l’avevo incontrato solo quel giorno per l’intervista, conservavo un buon ricordo di lui e citavo il suo esempio ogni volta che mi capitava di presentare il libro al pubblico. Ciao Marco, chissà cosa ti ha portato a decidere così…

Non è una strada facile

Ma è proprio vero che basta “tornare alla natura” per trovare la giusta strada per essere felici e vivere in modo dignitoso, sostenibile, ecc ecc ecc? Sento tante parole, in questi tempi di crisi, ed i mass media improvvisamente riscoprono il mestiere dell’allevatore per proporlo come toccasana della crisi. Ho già tentato di dirlo con il libro, presentando tante storie diverse di chi faticosamente cerca di iniziare e chi invece, pur tra mille sacrifici, non riesce a decollare. Durante le presentazioni dico sempre che sarà il futuro a dire chi di questi giovani ha trovato la strada giusta…

Certo, in tanti si sogna di “tornare alla montagna” (quella montagna sempre più dimenticata ed abbandonata da tutti i politici, che la stanno massacrando e relegando a marginalità che diventerà sempre più problematica. Altro che tagli per risparmiare, quei tagli comporteranno nuove spese perchè un territorio abbandonato prima o poi presenta il conto. Quindi c’è da togliersi il cappello davanti a chi, nonostante tutto, investe per vivere e lavorare con un mestiere tradizionale in montagna. Ci sono esempi positivi, ma anche storie di “sconfitta”. Ho chiesto se potevo pubblicare una di queste storie, che mi è stata raccontata privatamente da una donna che non ho mai incontrato dal vivo. Per rispetto, non pubblicherò nomi o riferimenti geografici. Lei, giustamente, soffre per questa “sconfitta”, ma secondo me era giusto condividerla per far vedere anche l’altra faccia della medaglia. So che molti si identificheranno nelle sue parole e, se vorranno scrivermi in privato, ben volentieri darò spazio alle esperienze di tutti, in positivo come in negativo.

Abito a 600 mt circa, da circa 15 anni. Sono arrivata qui per errore e sono rimasta per amore, prima del mio compagno e poi per la mia prima capretta bionda e di tutte le altre che sono venute dopo. Per aiutare un amico ho fatto “da prestanome” per delle pecore e un giorno ne nasce una tutta a chiazze marroni, amore a prima vista!!!! Ora ne ho 15, nessuna bianca e nessuna nera, tutte a chiazze. Poi mia suocera vende le mucche e va in pensione. Mia figlia smette di fare colazione perché qualsiasi latte fresco e caro lei lo chiama amichevolmente “latte di toro”. Non mi rimane che comprare una maremmana coccolona che prima ha partorito la sua vitella, poi ci ha dato il latte di mucca.  È l’attività principale, ma siccome non basta a mantenerci, faccio delle ore in una macelleria, oppure pulizie, qualsiasi cosa trovo per arrivare a pagare fieno e tutto il resto, tutte le spese che ci sono. Il mio sogno era poter sfruttare la lana delle pecore, ma è stato un gran buco nell’acqua, un’ennesima sberla sul muso, invecchiando inizio a patirle. Non vorrei rinunciare perchè le mie due figlie adorano questo mondo, ma non c’è più mercato per capretti e agnelli e obiettivamente non riesco a pagare tutto, assicurazioni volontarie, assicurazioni obbligatorie Cosman, orecchini e tutto quello che tu sai, più una figlia alle medie e una alle elementari che sono 140 euro al mese di mensa e 250 euro all’anno di pullman perchè il Comune paga la metà“.

Sicuramente non ci sposteremo dalla montagna, a meno che non vengono altre alluvioni. Solo un piccolo particolare: avendo poche bestie, come contributo l’unica cosa che sono riuscita a prendere sono stati gli assegni famigliari, negli ultimi tre anni. “Cosa farai ora?” è proprio una domanda a cui non so rispondere. Qualsiasi cosa, anche in nero, che permetta di andare avanti con le mie bambine. Grazie perchè è carino sentire che a qualcuno interessa la tua storia, anche se non è bella e anche se non è un granchè“.

Le foto non hanno niente a che fare con la triste storia di questa amica, perchè, come vi dicevo, non ci siamo mai incontrate. Nessuno di noi può giudicare quanto scritto, ma spero che la testimonianza serva a far riflettere chi si vuole lanciare in un’avventura simile spinto dall’entusiasmo. Non siamo più ai tempi in cui con 2 capre ed una vacca si viveva in montagna. Ormai spese e burocrazia del XXI secolo ci inseguono ovunque e mettono a dura prova la sostenibilità di questo mestiere.

Un saluto e suoni

Dalle pagine di questo blog voglio mandare un saluto…

Un saluto a Roby che non c’è più. E’ l’ultimo a destra, qui lo vedete nel 2010 alla fiera di Biella, credo fosse la prima occasione in cui l’avevo incontrato. L’ultima quest’estate a Pragelato, già colpito dalla malattia.

(foto G.Mocchi)

Dopo questa parentesi triste, concedo spazio all’amico Giovanni Mocchi, che mi aveva inviato quest’immagine: “A Ceresito, Fiorina Maurizio forgia campanelle per capre e pecore, utilizzate soprattutto in Val Sesia. E’ anche costruttore di rarissime fisarmoniche in legno, insomma un mago dell’artigianato artistico.” Giovanni poi ci segnala una manifestazione.

Il convegno sul rito agropastorale di cacciate di gennaio è alle porte. Te ne dò informazione. I Celti vedevano in questa data, che festeggiavano con il rito di Imbolc, il momento di risveglio della natura, con la nascita degli agnelli e la lattazione, il primo sintomo di una fame superabile e del ritorno della primavera. E’incredibile come ci siano molti paesi con tradizioni nascoste ma pur vive e addirittura in ripresa. Non è un mondo in estinzione, ma sono nicchie vive e fiere. Con un paragone un po’ azzardato, la varietà delle tradizioni è come quella dei formaggi locali, a volte sconosciuti, ma molto localizzati e soprattutto preziosi.

CACCIAR GENNAIO

Suoni e riti propiziatori in arco alpinoSede: Scuola primaria di Ardesio

Giovedì 31 gennaio 2013 – h 9.30

Vengono messi a confronto i riti di cacciata di gennaio, con il contributo in rete dei paesi che condividono la stessa tradizione. Relazioni di scolaresche, Proloco ed ecomusei.
Coordina il Prof. Giovanni Mocchi

In collegamento hangout:
Scuola primaria di Ardesio (BG) ‘Scasada del Zenerù’
Gruppo Zenerù di Camparada (MI) Una migrazione del ‘Zenerù ‘
Scuola primaria di Plesio (CO) ‘Giunèe’
Proloco di Saviore (BS) ‘Fò sìner, tor fabrer’
Scuola primaria di Olda – Taleggio (BG) ‘L’è fò gener, l’è sa fevrer’
Scuola primaria di Tirano (SO) ‘Tirà li toli’
Scuola primaria di Bormio (SO) Il ‘Geneiron’
Scuola primaria di Abbadia lariana (LC)’Ginèe’

Il convegno vuole chiamare a raccolta su hangout di google i protagonisti dei riti di cacciata dell’inverno, con particolare riferimento all’appuntamento astronomico del 31 gennaio, data che dà il via ai giorni della merla, considerata fin dall’antichità cerniera tra inverno e primavera. Vuole inoltre renderli consapevoli della rilevanza culturale e dello spessore storico di ciò che in ciascun paese pare soltanto un evento locale. Come diceva un anziano di Ardesio “i ragazzi fanno baccano e gli anziani raccontano loro il senso della tradizione”. E’ quanto intende fare questo incontro che avrà come esito un DVD di documentazione, in vista del convegno scientifico di sintesi del 1 febbraio 2014.
Per gli interessati l’appuntamento è presso la scuola primaria di Ardesio, mentre i ragazzi delle vallate si collegheranno via computer.
Al collegamento ci sarà come ospite il gruppo Urzu e Pimpirimponi di Sadali, Sardegna, una maschera demoniaca tradizionale adorna di campanacci, corna e pelli.
Per informazioni Pro Loco Ardesio info@prolocoardesio.it, il link per la videoconferenza http://www.youtube.com/prolocoardesio

Troppi appuntamenti?

Dalla metà di settembre in poi è difficile… sapere dove andare! Ogni fine settimana (e non solo) troviamo fiere, sagre ed eventi collegati con il mondo caseario e zootecnico.

Oggi e domani potete fare i pendolari tra la provincia di Cuneo e quella di Torino. A Saluzzo, la prima edizione di Formalp, il cui intero programma avevo già pubblicato qui. Bancarelle, convegni, la “mia” mostra fotografica sulla pastorizia, la presentazione di “Di questo lavoro mi piace tutto” domani, domenica 14, alle ore 17:00. In provincia di Torino invece a Condove c’è la Fiera della Toma.

Fiere ce ne sono in abbondanza. Lunedì ci sarebbe da mettersi in viaggio per Guillestre (Francia), per la Fiera di San Luca, ma le previsioni meteo non sono invitanti… Il prossimo fine settimana invece sarò a Villar Pellice (domenica 21) per l’annuale fiera zootecnica. Quello successivo è ancora più ricco, con Salone del Gusto/Terra Madre a Torino, Fiera della Calà a Bobbio Pellice (venerdì 26, ore 21:00, presso la Dogana, presentazione di “Di questo lavoro mi piace tutto”), Fiera dei Santi di Vinadio… Ma di questi eventi ne riparleremo.

Lasciatemi spendere ancora due righe per parlare di una fiera che invece non ci sarà. La Mostra della Pastorizia di Rovato (BS) quest’anno non si terrà. Ragioni economiche… Di certo non un bel segnale per la pastorizia, lombarda e non solo.

Lassù… gli ultimi?

Appena rientrata dall’alpe, ad attendermi tra le e-mail una triste notizia, quella della scomparsa di Gianfranco Bini, il fotografo di Fame d’Erba, Lassù gli ultimi e molti altri libri (una settantina). L’avevo incontrato un paio di volte, l’ultima lo scorso anno a Verbania durante Letteraltura.

Il mondo della pastorizia perde uno dei suoi “cronisti”, anche se la visione di Bini era di un mestiere degli ultimi… E invece la fame d’erba c’è ancora e gli ultimi hanno avuto dei discendenti che continuano il mestiere dell’alpe.

Qui, su La Stampa, uno degli articoli scritti in occasione del triste evento.

Ciao Marina

Solo ora, mentre si stavano svolgendo i funerali, sono venuta a conoscenza anche della prematura scomparsa di Marina Lussiana, una figura molto conosciuta da queste parti per la sua grinta e per le sue iniziative a tutela degli allevatori. Margara lei stessa, negli ultimi anni si era occupata soprattutto di difendere la categoria e fondando un’associazione per tale scopo. Qui un articolo della stampa locale.

Ciao Tin

Oggi volevo parlarvi di giovani, ma poi mi è arrivata una notizia via internet… E allora saluto un pastore che mi è capitato di incontrare una volta sola, in un giorno d’estate. Era già anziano, ma in molti mi avevano detto di parlare con lui, poiché aveva tante storie da raccontare ed uno spirito arguto. E così ero partita alla sua ricerca.

Quel giorno però l’avevo trovato stanco, con me non aveva parlato molto, forse perchè non mi conosceva, nonostante gli avessi citato le tante amicizie comuni. Adesso non capiterà più di incontrarlo su per gli stretti e ripidi sentieri di Rimella, in Valsesia. Costantino se n’è andato…