Qui le capre venivano… “mandate a spasso”

C’era ancora almeno un luogo che non potevo non andare a visitare, parlando di capre. Così la scorsa settimana ho preso la strada per Roccaverano, un paese della Langa Astigiana.

Quando costeggiavo il fiume Bormida ho visto le tracce, ancora ben evidenti, dell’alluvione di fine novembre. Tanta pioggia in quei giorni, poi una lunga siccità. Si vedeva ancora un po’ di neve sulle colline, verso le quali stavo per dirigermi, ma era comunque meno di quanto la stagione avrebbe richiesto.

Non è stato semplicissimo orientarmi tra quelle colline, ma alla fine eccomi guardare Roccaverano dall’alto, grazie ad un amico che si è trasferito qui proprio per allevare capre e che mi ha accompagnata in cima alla torre. Purtroppo non è una giornata delle più limpide, quindi non vediamo le Alpi.

Le colline hanno la loro veste invernale, con ancora un po’ di neve. Non c’è quasi nessuno in giro e anche molte delle case sono disabitate, parecchie cascine sono abbandonate. Verrebbe da dire che è proprio un posto da capre! Ma qual è la realtà da queste parti? Visiterò due allevamenti: le due stalle dei soci Enrico e Simone, poi nel pomeriggio invece mi sposterò a vedere una realtà molto diversa.

Enrico mi fa visitare l’azienda, ma mi dice che l’intervista la farò al suo socio. Lui è una “vecchia conoscenza”, anche se l’avevo incontrato molto lontano di qui, nella sua Val d’Aosta, in transumanza verso l’alpeggio. Poi nuovamente in montagna la scorsa estate. Il suo cuore è là, sui monti… ma la sua passione è comunque con le capre. Una passione che esiste fin da quando era bambino, ma che si è concretizzata solo quando ha letteralmente cambiato vita ed è passato dall’albergo di famiglia a questa stalla sulle colline.

Le capre in stalla, il ritmo quotidiano, la mungitura, l’alimentazione degli animali, la pulizia della stalla, poi qualche altro animale di contorno a completare la sua passione. Ma quello con cui devo parlare per saperne di più di Roccaverano e della tradizione caprina è Simone, il suo socio, con il quale porta avanti l’attività. Due stalle abbastanza vicine, collaborazione reciproca. Così ci spostiamo un po’ più giù sulla collina, per raggiungere la stalla della stazione sperimentale caprina, creata dalla Comunità Montana.

Questa stalla è nata come centro per ripopolamento delle capre. Voleva essere un’azienda pilota. Il Centro Sperimentale di selezione caprina “G. Bertonasco” ha come obiettivo l’allevamento di capi di alta genealogia, esenti da malattie quali l’Artrite Encefalite Caprina (CAEV) e con standard produttivi elevati. Il caseificio invece era nato come cooperativa per rilanciare la Robiola di Roccaverano. Noi adesso per il latte abbiamo tre clienti principali, il Caseificio, il caseificio di Vesime (che è di Eataly) e un altro. Il latte si vende bene, ce lo pagano un euro al litro.

Qui una volta le capre venivano “mandate a scò”, mandate a spasso. Erano le donne e i bambini che le curavano, l’allevamento della capra non era l’attività principale. Le cascine avevano varie attività e le capre dovevano mangiare dove non si poteva usare la terra in altro modo. I “pascoli” non ci sono mai stati. C’era chi faceva la “bergeria”, chi aveva il maschio. Quando era il periodo, gli altri portavano lì le loro capre per la monta. La “robiola del bec” si faceva con il latte di queste capre che venivano munte nel periodo che erano in calore. Aveva un sapore particolare, più forte.
Una volta tutti avevano capre, adesso siamo meno, ma ciascuno con più animali. C‘era più gente ed erano più attivi i mercati dei paesi, quindi si andava a vendere il formaggio. Il più diffuso era misto capra, pecora e vacca perché c’erano tutti i tipi di animale in ogni casa.

Simone è stato chiamato per dirigere questa stalla/stazione sperimentale quand’è stata creata. “Questa azienda nasce nel 2002, mi hanno cercato per gestirla. Io sono un perito elettrotecnico e mia moglie un architetto. Avevamo già un’azienda in un paese vicino, avevo vigneto e capre, avevo iniziato nel 1995. Vengono spesso persone a visitarci perché vogliono allevare capre, io distruggo i loro sogni, non bisogna essere troppo romantici. Per fare davvero un’attività bisogna sedersi prima e fare due conti. Un conto è farlo per passione, che se va male non importa, ma se lo fai per vivere deve rendere! È un’attività che si sostiene e così deve essere. I piccoli produttori si rivolgono più al mercato locale. I grossi vanno sulla grande distribuzione dove devi assicurare il prodotto ed essere sempre presente.

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