Ci va la passione comunque, anche allevando in questo modo

Dopo una realtà altamente tradizionale, dove l’allevamento è passione e quasi non comporta reddito, seguendo la mia guida, mi sposto di pochi chilometri per visitare un’azienda molto diversa. Lasciamo le pendici di Monte Bracco e ci inoltriamo nella bassa Valle Po, area ormai quasi totalmente frutticola. Meli, kiwi, piccoli frutti. E’ proprio tra i frutteti che c’è la stalla di Giuliano, nel comune di Revello.

Il titolare è appena arrivato da una riunione. Guardandolo non potrei definirlo un “pastore”, ma piuttosto un imprenditore. “Ho iniziato nel 2014 con le capre. Qui prima l’azienda era solo frutticola, ma mio nonno e mio papà erano margari, sono anche sposato con una margara. Qualche bestia per passione c’è sempre stata. Nell’azienda avevo un ricovero per gli attrezzi che era sovradimensionato, così ho deciso di fare un allevamento intensivo di capre. È stata una sfida per differenziare l’azienda, prima di iniziare ho visitato allevamenti di capre in tutta Italia.

Questo è un allevamento di capre da latte, la razza è la Camosciata delle Alpi. Non ci sono pascoli intorno alla stalla, gli animali mangiano fieno ed altri alimenti conservati. “Da giugno 2016 siamo certificati bio, tutta l’alimentazione è certificata, non usiamo mangimi OGM. Siamo anche un allevamento indenne CAEV e Scrapie. Questo è importante per la vendita di caprette ad altre aziende. Noi le prime quaranta le abbiamo comprate a Pavia, poi altre da Luisella Rosso a Bibiana.

L’obiettivo è di arrivare a 200, di più la stalla non può tenerne. Mungiamo e vendiamo il latte. Sono vestito così perchè oggi sono andato dal notaio. Con un’altra azienda caprina del Saluzzese abbiamo creato una cooperativa, la Biancoviso, abbiamo firmato proprio oggi l’atto costitutivo, per la vendita di latte di capra UHT biologico. I negozi dicono che c’è richiesta, ma fin quando non usciamo a gennaio con il prodotto, non si può dire. Vogliamo immetterlo nella grande distribuzione locale, dove adesso siamo già presenti con la frutta.

Una stalla moderna, animali di alta genealogia, ben tenuti, dotati di tutti i confort! Ma anche un modo totalmente diverso di concepire l’allevamento rispetto a molte altre realtà che ho visitato in questi mesi.  “Se abbastanza intensivo, era una forma di allevamento che dava un reddito più facile delle vacche da latte, per uno che deve iniziare totalmente da zero. Bisogna fare grossi investimenti, non ho problemi a dire le cifre. Già solo per la sala mungitura, ho speso 30.000 euro, mentre per un impianto per le vacche ce ne sarebbero voluti 100.000, per quello base. Solo di strutture, più di 200.000 euro di spese.

È un’altra concezione di allevatore, forse il tradizionale ha meno grattacapi di me, qui ti esponi tanto. Abbiamo diversi operai nell’azienda e uno si occupa solo delle capre. A lavorare così ti passano tutte le poesie, ma l’allevamento deve essere redditizio. Guardi la genealogia, la mammella, la resa. Ovviamente in un certo senso mi scontro con il mondo tradizionale, sono visto come un blageur (uno sbruffone)  ma a me tocca vestirmi da festa ben sovente per andare a gestire la mia azienda. Adesso con altri allevatori andremo in aereo in Francia a Capr’Inov, un salone esclusivamente dedicato alla filiera della capra da latte, una fiera specializzata. In Francia un allevamento come il mio è considerato piccolo.

Fuori dalla stalla, un appezzamento coperto di pannelli fotovoltaici, con pecore Ouessant ad occuparsi della “manutenzione” e dello “sfalcio”. “Le pecore mangiano gli avanzi di fieno delle capre e pascolano sotto ai pannelli. Ho anche delle Suffolk, sono ancora in montagna. Qualche animale in azienda comunque l’ho sempre avuto anche prima. La passione per le capre è un qualcosa di innato, ci va la passione comunque, anche allevando in questo modo. L’altra sera ho fatto la cena dei coscritti per i quarant’anni,  quando ho detto quel che facevo, una compagna delle elementari mi ha detto che già da bambino dicevo che volevo avere le capre!

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