Le valdostane le tengo perchè è una brutta malattia!

Fabrizia mi aveva invitata ad andare una volta da lei, mi aveva promesso che mi avrebbe fatto intervistare suo fratello e il suo fidanzato, entrambi appassionati di capre. Così, appena prima di Ferragosto, mi inerpico con l’auto lungo la ripida strada che, da Quincinetto, sale verso Scalaro. Il primo intervistato sarà Paolo…

Dalla casa della famiglia Bosonin ci spostiamo ancora. Si sale, si va in piano, si scende… e si arriva a destinazione, dove le capre stanno pascolando, sorvegliate dalla sorella di Paolo, che ci raggiungerà poco dopo. “Ho vacche, capre e pecore. Come capre, ci sono le valdostane e camosciate da latte. Le mungo entrambe, ma la valdostana rende meno. Ho sempre avuto capre, d’inverno le tengo insieme, d’estate separate.

Le camosciate pascolano con le mucche, sono più tranquille. Le valdostane le tengo perchè… è una brutta malattia! E non c’è cura, vaccino, niente!” Scherza, Paolo, ma sono parole già sentite molte volte. Questione di passione. “Adesso non le porto più alle battaglie, solo alla rassegna ad Aosta. Non è più una battaglia delle capre, c’è troppa rivalità tra le persone, mi sono stufato.

Una volta era bello, era una bella festa… Le ho portate per vent’anni, me ne hanno date di soddisfazioni! La prima volta che sono andato ad una battaglia è stato un regalo che mi ha fatto mio papà per il compleanno, avevo 7-8 anni. Da bambino, se hai dei risultati, poi ti prende bene…!“. La mamma e la sorella mi mostrano le foto di Paolo da bambino circondato dalle sue capre: “Invece del motorino, aveva voluto che gli comprassimo una capra…

A dire il vero, invece del motorino mi ero poi fatto prendere l’Ape per caricare sopra le capre e le pecore! Invece quando ho finito la scuola a Caluso, sono andato a prendermi il capretto bianco…“. Le capre, dopo aver pascolato tutto il mattino, vengono messe in stalla, torneranno al pascolo nel pomeriggio.

Pian piano si avviano verso le porte delle stalle. “Ogni tanto qualche fuga la fanno, specialmente in autunno. Vanno in su, spariscono, e bisogna andare a prenderle magari già in mezzo alla neve. Non tornano da sole.

Sotto alle case, c’è il gregge di pecore nelle reti. Non sono moltissimi animali, un piccolo gregge di razza Rosset, la razza locale. Siamo già in Val d’Aosta, il panorama che si gode lassù in quella splendida giornata di sole è quello della bassa valle e delle vallate laterali che di qui si dipartono.

Il caseificio è più in basso, all’alpeggio dove Paolo trascorre la stagione estiva con il resto della famiglia. Qui viene lavorato il latte vaccino e quello caprino. “Una volta nelle capre si guardava di più il latte e non le corna! Il latte di capra aggiusta i formaggi, però il gusto si sente e non ha tutti piace. Si metteva anche nelle Fontine. Noi qui facciamo tome. I miei zii mungevano anche le pecore Rosset, di latte ne hanno, allevano tranquillamente due agnelli.

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