Non vorrei parlarne, ma spero serva a qualcosa

L’altro giorno, parlando con un amico, anche lui concordava che, sulla questione lupo, avevamo già detto e scritto abbastanza. “Ormai si sa come la penso…“. Proprio così, abbiamo ripetuto all’infinito le nostre idee e adesso basta, perchè tanto con la maggior parte delle persone non si riesce ad instaurare un dialogo costruttivo, ma si finisce subito ad urla ed insulti senza voler analizzare il problema fino alle radici.

Oggi però ne parlo perchè, nonostante le mille parole, occorre farne ancora. Sapete qual è uno dei problemi? Pensare che il lupo non arrivi dappertutto. Mi fa male al cuore vedere immagini di bestie sbranate, continuano ad esserci predazioni nelle aree dove il lupo c’è da più di venti anni, nonostante la presenza dei pastori, l’utilizzo di cani da guardiania e di recinzioni notturne. Ovviamente ci sono dove il lupo sta pian piano arrivando e non si è ancora attrezzati a dovere. Non si può credere che… “da noi non penso che arrivi.Di valle in valle, arriva, arriverà, c’è già e non lo si vede fin quando poi succede qualcosa.

Io lo ripeto da anni agli amici che ancora hanno animali al pascolo incustoditi. Che “mettono su” le capre come una volta. Magari non succede niente, magari in autunno ci sono tutte, ma se invece si va a cercarle e non le si trova più? O se si trovano le carcasse? Lo so che per molti l’alternativa sarebbe non tenere più queste capre o queste pecore, perchè è impossibile per loro passare la stagione in alpeggio. Ma bisogna unire le greggi e avere un pastore che le sorveglia. Non sempre questo è fattibile. Ci sono costi aggiuntivi. Ed è questo che bisogna far sentire, è questo che devono prendere in considerazione quelli che hanno potere decisionale. I pastori, gli allevatori, non hanno bisogno di “essere adottati”, ma di qualcosa di più concreto.

E’ tutta l’estate che ricevo vedo passare sui social foto di animali predati, ascolto e leggo le storie di chi ha subito gli attacchi. Era giugno quando Barbara e Alessio mi scrivevano così: “Questa mattina mi sono recato a controllare le mie capre in alpeggio nel comune di Perloz (AO) come faccio tutti i giorni. Le capre si trovavano all’interno di un recinto elettrificato, ma al mio arrivo quello che ho trovato è stato solo il corpo di una capretta (nata quest’inverno a febbraio) dilaniato e divorato per metà (come si vede dalle foto). Le altre capre, per fortuna, son riuscite a scappare e le ho ritrovate dopo ore di ricerca a ben 4/5 km di distanza visibilmente spaventate. Tra le sopravvissute due capre risultano ferite dall’attacco: una capra ha letteralmente un “buco” in pancia mentre l’altra (una capretta nata anche lei a febbraio) ha subito delle morsicature a livello dell’arto posteriore sinistro. Dopo aver contattato il Corpo Forestale dello Stato, una guardia forestale è venuta a verificare l’accaduto e ha affermato che molto probabilmente si tratta di un attacco da parte di lupi…

Alessio mi aveva scritto, avevamo parlato di cani da guardiania, di quello che io ho imparato sul campo in questi anni o che ho sentito confrontandomi con tanti allevatori. Ho visto che, proprio alcuni giorni fa, ha pubblicato questa foto, quindi adesso le sue preziose capre, allevate con passione e anche vincitrici di premi in occasione delle Battaglie, hanno un guardiano in più. Tutti dovrebbero dotarsene, ma dovrebbe esserci una vera assistenza agli allevatori da parte di chi salvaguarda il lupo. Visto che continua l’opposizione a metodi di difesa attiva, che almeno vengano forniti a tutti gli allevatori che ne fanno richiesta, cani adeguati e reti idonee. O no? Poi ci saranno cani da guardiania ovunque in montagna e gli escursionisti si lamenteranno, ma siamo sempre lì… chi ha più ragione di lamentarsi? I pastori che lavorano e si trovano le bestie sbranate o quelli che vanno a fare le passeggiate la domenica?

In questi giorni invece è Alessia a scrivermi, disperata. Dei suoi amici che stavano facendo dei lavori in montagna, dall’elicottero hanno scattato questa foto sui pascoli dell’alta Val Sesia, dove c’è il gregge del suo fidanzato. Hanno poi avvistato una cinquantina di pecore, segno che il gregge era disperso e diviso.

Gli animali erano incustoditi. Quando Davide è salito, ha trovato il “solito” spettacolo a cui troppe volte tocca assistere. Non si tratta di un caso dubbio, direi proprio che la predazione è da attribuire al lupo per come l’animale è stato consumato: lo stomaco tirato fuori e intatto, tutta la parte centrale mangiata, le cosce quasi integre, ormai i predatori erano sazi.

Gli animali sono stati presi nel collo, uno dei segni che fa attribuire la predazione al lupo. Mi fa male vedere queste cose, e mi arrabbio. Mi arrabbio perchè anno dopo anno siamo sempre lì, a ripetere le stesse cose. Così mi scrive Alessia: “Le lasciamo da sole perché non abbiamo altre scelta, io lavoro e lui deve stare dietro le vacche e le capre con lo zio in un altra montagna. Fino adesso non avevamo avuto nessun problema, anche altri ragazzi che hanno le pecore qui le lasciano da sole, però dovremo cambiare sistema per forza.

Io lo capisco che è un problema e un costo non da poco cambiare sistema, so cosa vuol dire e sono preoccupata per i piccoli allevatori, quelli che davvero tengono viva la montagna. Questo gregge contava 143 capi (139 dopo l’attacco, tre morte – tutte e tre gravide – e una dispersa), una persona non si paga lo stipendio a badare a così pochi animali tutta l’estate. Bisognerà metterle insieme a quelle di qualcun altro, ci saranno comunque spese e non si potranno più pascolare gli alpeggi come prima, perchè dove passano 150 pecore magari non si riesce a passare con 3-400. Bisognerà portare in alta quota le reti e altre attrezzature (costo dell’elicottero), magari lassù non c’è nessun ricovero abitabile per un pastore…

L’altra cosa che mi fa arrabbiare è ascoltare Alessia che mi racconta cos’è successo quando ha interpellato le autorità preposte ai controlli. Lo potete leggere anche qui in questo articolo: “…chi avrebbe il compito di salire a vedere le pecore morte, ha trovato la scusa della strada troppo lunga per raggiungere il posto (…)“. Quindi nessuno è andato a fare il sopralluogo, nessuno ha certificato che fossero davvero lupi. I giorni passano, sulle carcasse si ciberanno corvi e altri animali… E poi, senza voci ufficiali a fare chiarezza, ci sarà chi dirà che sono cani randagi, chi affermerà che è una scusa dei pastori per prendere soldi e via discorrendo. Continuano a ripetere che i pastori devono imparare a convivere con il lupo, ma cosa fanno perchè si provi ad attuare una convivenza? E i pastori non vogliono l’elemosina, non vogliono la pietà di nessuno. Vogliono che venga riconosciuto il loro ruolo, il loro lavoro e… vorrebbero poter lavorare in pace. Faticando come fanno da sempre, ma adesso che ci sono i predatori, vorrebbero poter difendere il loro gregge. Non si chiede di sterminare i lupi, ma di potersi difendere quando si assiste all’attacco.

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