Razze in via di estinzione

Oggi ero stata invitata in un luogo che conosco bene, il Rifugio Barbara al fondo della Comba dei Carbonieri, in Val Pellice. L’occasione era la presentazione di un progetto da parte della Coldiretti. Se n’era già parlato anche su “La Stampa” l’altro giorno… Questa doveva essere la conferenza stampa di presentazione del progetto. Sui siti stanno già uscendo gli articoli dei giornalisti presenti (ANSA, poi qui, qui…), ma io che sono la pecora nera, le cose le ho viste un po’ in un altro modo.

Era una bellissima giornata, forse fin troppo bella per parlare di montagna, alpeggi, pastorizia e dei relativi problemi. Come al solito “immagini da cartolina” che potrebbero far dire: “Si lamentano, ma guardate un po’ in che posti vivono e lavorano!!!“. C’è da lamentarsi? Per la questione lupo… sì, di sicuro. Continuano gli attacchi, anche con il pastore presente. Il fenomeno si estende anche in aree dove prima si registravano solo predazioni sporadiche. Non ho più scritto post parlando dell’argomento, perchè non c’è niente di nuovo da dire…

Subiscono attacchi quelli che, in zone dove non era ancora mai successo niente, non usano ancora le recinzioni per il ricovero notturno e/o i cani da guardiania. Continuano a subire attacchi quelli che cercano di applicare tutti i metodi cosiddetti di prevenzione. “Vengono sempre più vicino, attaccano anche quando ci siamo noi, sono corso incontro gridando, ho tirato il bastone, non se ne andava“, racconta Giuseppe, il giovane pastore di questo gregge.

La Coldiretti, per attirare l’attenzione sull’argomento, ha organizzato questo incontro per lanciare un “progetto innovativo”. Una campagna di crowfounding per sostenere i pastori. “Ami il lupo? Adotta un pastore”. Sono andata per sentire cosa sarebbe stato detto. Le mie perplessità però erano non poche. E’ vero che il pastore sta già quasi diventando una razza in via di estinzione, ma è questa la strada da seguire?

E’ vero che la montagna vuole vivere, ma… non sono altri i problemi? Permettetemi lo sfogo… Non è che il lupo non sia un problema, ma (come dico spesso) è la classica goccia che fa traboccare un vaso sempre più colmo. Cosa si pensa di fare con una raccolta fondi? Va bene parlare di valorizzazione dei prodotti, di comunicazione sulla figura e sul ruolo degli allevatori di montagna, ma ci sono tante cose concrete da fare. Non saranno le piccole donazioni (di chi? i margari e pastori presenti mi dicevano che quest’anno si vende poco in alpeggio, la gente non ha più soldi, si muove poco, compra poco) a far sì che vengano realizzati ricoveri in tutti gli alpeggi dove questi sono carenti o mancanti…

Un po’ tutti i presenti sono stati intervistati prima della presentazione del progetto. Ma chi avrà veramente detto tutti i problemi che ci sono? Chiacchierando con uno e con l’altro, il clima che ho respirato è di sfiducia: “Per il lupo, l’unica cosa è che ci lascino difendere le nostre bestie, ma di quello nessuno ne parla, dicono solo che dobbiamo convivere…”. “Gente non ne passa, si vende poco…”. “C’è il divieto, ma vengono a parcheggiare la macchina fin davanti alla stalla. Gli dici qualcosa e ancora ti rispondono male. Ho dovuto raccogliere un mucchio di immondizia lasciata dai turisti stamattina…”. “Abbiamo i premi della PAC bloccati…“.  E’ stato mostrato questo video realizzato recentemente intervistando alcuni allevatori. Certo, servirà a far promozione, servirà a far conoscere il mondo degli allevatori in questa nostra era distorta dove l’allevatore è spesso criminalizzato… Ma basterà?

A parte le (giustissime) parole sul fatto che gli allevatori di montagna sono un presidio per il territorio (quello pascolato, quello sfalciato…), sulla loro scomparsa che rappresenterebbe un disastro per tutto ciò che sparirebbe insieme a loro (conoscenze, esperienze, prodotti, razze animali…), quando è stato presentato il progetto, io concretamente ho capito ben poco. E’ stata usata una terminologia che non appartiene a questo mondo, ma a quello a cui forse dovrebbe rivolgersi. Ma se lo scopo è proprio far comunicazione, non bisognerebbe proprio far sì che i due mondi di comprendano, visto che si sono già allontanati anche troppo? Siamo al punto che occorre spiegare da dove viene il latte… Ma dobbiamo anche far sì che i pastori non si sentano gli abitanti di una tribù a cui viene fatto indossare il gonnellino di foglie e la collana di perline per la visita dei turisti!!

Siamo sicuri che il messaggio “Ami i lupi? Adotta un pastore” sia quello giusto? Io, se fossi ancora attivamente tra le pecore in alpeggio, non vorrei essere adottata da nessuno. Vorrei poter lavorare in pace, vorrei poter vendere i prodotti al loro giusto prezzo. Magari anche attraverso la vendita on-line, perchè no, se oggi il mondo si evolve, bisogna evolversi. Ma senza essere adottata. Vorrei camminare a testa alta, vorrei che i sindacati agricoli facessero delle campagne per contrastare i messaggi sbagliati che circolano sempre più prepotentemente proprio on-line. Se si raccolgono dei soldi, che servano a fare delle campagne per il consumo corretto di carne di agnello e capretto a Pasqua, Natale e in tutto l’anno, ma che abbiano la stessa forza e presenza di quelle che invece fanno credere che si macellano agnelli di pochi giorni di vita…

E i Sindacati agricoli facciano davvero qualcosa per gli alpeggi per esempio contribuendo ad eliminare la piaga delle speculazioni sugli alpeggi… “Speriamo serva a qualcosa, l’importante è che se ne parli, altrimenti nessuno sa quello che succede“, commentava qualcuno prima che iniziasse l’incontro. Io credo che, dei problemi, se ne sia già parlato molto, fino a diventare una cosa quasi scontata e fastidiosa. Servono fatti concreti. I soldi la gente di montagna li deve guadagnare dal proprio lavoro. Non servono contributi, a me pare che i contributi abbiano già snaturato e danneggiato fin troppo questa realtà.

Mentre scendevo riflettendo su quando ascoltato e visto, ho incontrato un gregge di capre che risaliva verso un alpeggio collocato a mezza quota nella parte centrale della Comba dei Carbonieri.

Dopo le capre venivano i bovini. Auto di gente che scendeva dal Rifugio Barbara (turisti o partecipanti al convegno?), invece di fermarsi, sono passate tra gli animali, continuando la discesa. Forse la prima cosa da fare sarebbe tornare ad insegnare il rispetto. Questo è un lavoro come un altro, ma avviene all’aria aperta in un territorio che per molti è solo luogo di svago. Nessuno, più a valle, si sarebbe sognato di passare mentre i mezzi spostavano tronchi nel cantiere forestale.

E che dire dell’allevatore che seguiva, a passo lento, gli animali? Aveva raccolto anche un po’ di legna secca, lassù si accende il fuoco anche in queste giornate che in pianura sono torride. Vi sembra “uno da adottare”? Io penso che lui voglia solo poter continuare a vivere e lavorare lassù, anno dopo anno, con i suoi animali. E’ vero che oggi si vive molto di immagine, sono io la prima che ripete costantemente che è necessario fare comunicazione per far conoscere questo mondo. Però bisogna mostrare la realtà con tutti le sue luci e ombre. Il progetto diventerà operativo con la presentazione ufficiale a Terra Madre. Attendo di capire come concretamente aiuterà i pastori. Per il discorso lupo, la mia idea resta una sola: diamo loro la possibilità di difendere il gregge. Per tutto il resto… non se ne parla se non tra addetti ai lavori. Anno dopo anno ci sono alpeggi che cadono nelle mani degli speculatori, anno dopo anno nessuno fa i ricoveri in quota per chi deve stare lassù per sorvegliare i propri animali. Chi adotta un pastore che è rimasto “senza montagna”?

  1. Io non sono un pastore ma penso di comprendere cosa vuol dire fare questo lavoro. Di solito si “adottano” o si diventa “Sponsor” di bambini che soffrono la fame in Africa o che, in quanto tibetani, fuggono in India per non diventare cinesi. Adottare un pastore non è la giusta soluzione. Convivere con il lupo? Ho visto un filmato su cani addestrati a difendere il territorio dai lupi. https://www.youtube.com/watch?v=VykrQddF35s e penso sia la soluzione ideale. Certo, il costo per addestrare un cane non deve ricadere interamente sul pastore. Nei Grigioni, hanno trovato come ripartire le spese. Ma il problema dei lupi, anche se grave, forse è l’ultimo problema per chi vive in montagna: isolamento non volontario dovuto al lavoro svolto, difficoltà ad avere quelle che si possono chiamare “comodità” ma che sono la normalità per tutti noi – luce. comunicazioni con il resto del mondo, facilità per arrivare dove si deve portare il gregge, ecc -. Un organizzazione che aiuti a commercializzare i propri prodotti – punti vendita in valle, nei paesi vicini, nei mercati, su internet -, Diffusione del lavoro svolto dai pastori – non solo condurre un gregge e produrre formaggi ma anche salvaguardare il territorio da incendi, dalla veloce riforestazione del medesimo, controllo e manutenzione sei sentieri. Rifugi e turisti: sensibilizzare chi va in montagna non per lavoro ma per diletto, tenere periodicamente dibattiti nei rifugi e spiegare che, riportare a valle 4 lattine di birra e qualche involucro di plastica, non è la fine del mondo – predisporre lungo i percorsi dei punti di raccolta rifiuti? Le cose sono tante e molte, credo, possano essere sistemate con un minimo di buon senso. Spero non si arrivi a chiedere al WWF di creare una sezione per salvaguardare i pastori.

    • …e spiegare anche ai turisti come comportarsi con i cani da guardiania… che sono sì un valido aiuto, ma… oltre al costo, sono fonte quasi quotidiana di discussioni con gli altri fruitori della montagna.
      anche in svizzera ad un pastore è stato chiesto di non tenere i cani da guardiania con il gregge perchè il gestore del sovrastante rifugio si lamentava…

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