…poi ho detto… proviamo!

Sono un tipo un po’ strano, lo so. Dovrei gioire per la rinascita della montagna, di quei villaggi che ho frequentato quando erano avvolti dalla vegetazione, silenziosi, totalmente abbandonati. Adesso che arriva la strada, le gru spostano materiale, i muratori lavorano per farli tornare in vita, io però non sento più le voci di un tempo, quelle di chi quelle case le aveva costruite ed abitate.

Per salire a Campofei ho scelto comunque di percorrere l’antico sentiero partendo da Colletto, non la nuova strada. Dove non arrivano i mezzi è ancora tutto come un tempo, o meglio, il tempo sta facendo il suo corso, i tetti crollano, le travi marciscono, gli alberi si richiudono sulle case. Non so cosa sia giusto e cosa sbagliato, sicuramente però chi oggi tornerà in questi luoghi condurrà una vita molto molto diversa da quella di un tempo.

Queste sono le frazioni di Castelmagno, luoghi dove un tempo si conduceva la più povera delle vite. Le testimonianze di allora le si possono trovare nei musei, oppure nei libri: “I prati erano sempre pieni di gente: uno spettacolo. Tutti si adoperavano perchè fossero sempre puliti (…). Appena era possibile si dissodava una nuova zona, si allargavano i terreni coltivabili, magari di nascosto (…). Era la fame che spingeva tutti a questo infinito lavoro…”. “Mio papà, le prime calze che portava gliel’ha fatte mia mamma quando s’è sposata, adoperando un suo paio. Prima non le aveva mai portate.” Queste e tantissime altre testimonianze si possono leggere nel libro “Rescountrar Castelmagno”, testimonianze raccolte da obiettori di coscienza che, tra il 1976 e 1978, svolsero il servizio civile a fianco dei montanari che ancora vivevano lassù. Oggi invece quelle borgate sono state acquistate da aziende agricole composte da imprenditori del settore vitivinicolo che, grazie ai capitali posseduti, hanno intrapreso progetti di recupero e ristrutturazione.

Di Valliera avevo già parlato lo scorso anno in occasione della transumanza. Quest’anno invece sono venuta a Campofei per incontrare ed intervistare Roberta, che già conoscevo. “Ho sempre avuto 2-3 caprette fin da piccola, i miei sono nel settore della viticoltura, siamo di Barolo. Ad una fiera nel mio paese avevo conosciuto Roberta Colombero, lei aveva il banco dei formaggi, sono poi andata a trovarla in cascina e d’estate ho fatto la transumanza con loro. Dovevo stare solo pochi giorni, invece sono rimasta su quasi tutta la stagione fino a settembre. Ho fatto due estati con loro. I soci che gestiscono l’azienda qui hanno chiesto se quest’estate volevo venire su con le capre, ci ho pensato e ho detto di sì.

Quello che colpisce è la giovane età di Roberta (classe 1999), che è quassù ufficialmente come stagista per la scuola, anche se in realtà farà tutta la stagione. Con lei poi c’è Giorgia, la sorellina di 8 anni. “Più che aiutare, tiene tanta compagnia! Ci siamo solo noi qui, di giorno ci sono i muratori, alla sera resta solo il cuoco dell’agriturismo. Erano venute altre due stagiste, ma non si sono fermate. Una dovrebbe tornare… Mi ha fatto riflettere l’idea di venire su da sola, ma poi ho detto… proviamo! Il papà viene su venerdì, sabato e domenica, la mamma quando riesce. Quando viene papà c’è anche Eleonora, la più piccola che ha 5 anni.

Oltre alle due capre camosciate di Roberta, ci sono altri animali dell’azienda agricola, nove in mungitura, oltre ad alcune vitelle di Roberta. “Mi piacciono di più le mucche, non mi trovo male con le capre, da sola sono più facili da gestire. In futuro non lo so cosa farò, vorrei continuare nel settore, ma non ho idea come. Qui mungo al mattino, porto al pascolo le vitelle, poi le capre. Al pomeriggio faccio i formaggi nella cucina dell’agriturismo. In base a che ora finisco, le mungo e le metto fuori o viceversa.

Amici e parenti vengono a trovarmi, a volte se qualcuno mi porta il sabato sera vado a trovare Roberta in Valle Maira e andiamo a ballare. Le capre le munge mio papà, poi il latte lo lavoro io quando torno. Mi hanno intervistata su “La Stampa”, grazie ad un fotografo delle mie parti, di lì è partito tutto, sono anche venuti quelli de “La vita in diretta”, mi hanno cercata altri, ma non abbiamo accettato. Tanti non capiscono, per tanta gente è semplice, ma lo fai solo se ti piace davvero. Anche le amicizie, mica tutti capiscono! Al sabato e alla domenica do anche una mano nell’agriturismo e nell’orto, faccio le camere…

Per molti la storia di Roberta può sembrare eccezionale, incredibile. E’ da ammirare la sua scelta, ma non dimentichiamoci che ci sono decine e decine di figli di allevatori che aiutano le famiglie tutto l’anno. Magari non stanno da soli in alpeggio, ma vanno al pascolo e mungono un numero ben maggiore di animali. Nessuno però parla di loro. Qui sicuramente il luogo e il “contorno” aiutano a dar visibilità. Purtroppo siamo in una società che vive molto di immagine… conta di più una storia ben confezionata e ben proposta che tante realtà di cui nessuno parla.

Io mi auguro che ci possa essere un futuro per quello che ho visto a Campofei. Mentre scendevo dalla strada (sotto al temporale e alla grandine, quindi non ho fatto foto), sono passata a Valliera, che ormai è stata interamente recuperata e ristrutturata. “Se il prossimo anno non torno, le capre le ridarò indietro. Adesso dovrebbero arrivarne altre 10, che partoriranno poi in autunno. Ho ancora due anni di scuola da fare, quest’anno perderò le prime due settimane. Oggi viene su il professore a vedere e compilare i fogli per lo stage.

Nell’agriturismo, non ancora aperto ufficialmente (uno dei soci dell’azienda agricola mi spiega che questo è ancora un anno di prova, per ora vengono su loro con gli amici, poi quando sarà tutto a posto si darà il via) assaggiamo vari formaggi tra cui quelli freschi di Roberta, che ha imparato a caseificare nelle scorse stagioni in alpeggio.

Questa era Campofei una quindicina di anni fa. Oggi qui non si è più isolati, spesso Roberta ha il telefono in mano per comunicare con il resto del mondo.  Passato, presente e futuro, chissà quale sarà lo sviluppo di questo luogo? Lo scorso anno il gregge era stato affidato ad altri, ma l’esperienza non era stata positiva. “E’ stato un caso che mi abbiano dato le capre, loro le avevano già, me le hanno date a gennaio. Quando vado a scuola al mattino va mio papà in stalla, la sera vado io.

I lavori di ristrutturazione proseguono, grazie ai capitali si possono sicuramente recuperare le case senza snaturarle: di sicuro non tornerà a vivere il paese, come quando quassù si abitava per 365 giorni all’anno. Mi avvio per la discesa mentre il temporale si avvicina, farò una tappa a Campomolino per parlare con chi invece vive e lavora tutto l’anno lassù…

  1. Il tempo cambia le cose, ed è inevitabile. Se invece di costruirle adesso le strade per queste borgate abbandonate le avessero fatte negli anni ’40 e ’50 l’abbandono della montagna sarebbe stato così massiccio? Il fascino del lavoro sicuro in fabbrica avrebbe fatto così presa tra i giovani di allora? Domande retoriche senza risposta. Considero un bene che le borgate vengano ristrutturate sia per viverci e lavorarci come allevatore, sia con obiettivi di accoglienza turistica, è un bene… uno dei tanti modi per continuare a renderla sempre più viva e costringere le amministrazioni ad occuparsene un po’ di più.

  2. ciao Marzia, suggestionato dal tuo racconto oggi, 8 agosto, sono andato in rampichino a cercare i luoghi di cui parli e Roberta dei formaggi d capra. Che luoghi magnifici, panorami incantevoli esaltati dalla splendida giornata di sole. Hai ragione, fa una strana impressione vedere queste borgate costruite e abitate da tenaci ed eroici contadini-allevatori oggi percorse da borghesi in vacanza, che si aggirano annoiati con una rivista in mano in cerca della posizione più comoda per prendere il sole. Ma è la vita che scorre e muta, nuova linfa che fa rifiorire i luoghi, preferisco così che il nodo alla gola dei tetti sfondati con le piante che crescono nelle case. Roberta la casara è magnifica, che decisione, che sicurezza in se stessa, davvero più adulta della sua età anagrafica. Grazie del tempo che dedichi al tuo blog, doni tanto a tanti!

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