Capre, territorio e tanta buona volontà

Il discorso è sempre lo stesso, questo non è che l’ennesimo esempio che vi posso portare. A dire il vero di questo territorio e di queste persone vi ho già parlato altre volte. Non è un caso unico, ma sicuramente è un caso sempre più raro.

Diciamo che, qui, succede quello che è successo in passato per secoli. Si “accudisce” tutto quello che c’è. E si sa fare un po’ di tutto. Incontriamo chi mantiene vivo tutto questo mentre sta salendo a piedi verso altre baite. Sta andando a fare dei piccoli lavori di muratura per un amico che sta più a monte. Le capre sono al sicuro in questi recinti, così ci spiega. Recinti in legno, erba tagliata e messa ad asciugare sui balconi delle baite e nei vecchi fienili, una cura del territorio come non ce ne sono più.

Chi lo farebbe ancora se non pochi, pochissimi? Non parliamo di eremiti solitari, ma comunque di persone che conducono un’esistenza diversa dalla maggior parte della gente. Una scelta di vita? O piuttosto una serena prosecuzione della vita che qui si è sempre fatta, come se il tempo si fosse un po’ fermato.

Il gregge si sposterà poi in altre aree del vallone, dove intanto l’erba (e i cereali) stanno crescendo. In parte i prati verranno sfalciati (a mano), in parte pascolati. Come tutti gli anni, dalla tarda estate si ammireranno poi i caratteristici covoni di fieno.

A tenere puliti i vecchi sentieri non sono solo i pastori, ma comunque il passaggio di uomini e animali che ancora abitano dalla primavera all’autunno queste borgate fa sì che anche gli spazi di cui usufruiscono i turisti nel tempo libero siano transitabili. Un ramo tagliato, un pezzo di muro ricostruito, poi l’erba pascolata e la traccia ben evidente.

Ci sono altre capre sotto le baite, ci osservano curiose: da una parte del vallone il gregge del padre, dall’altra quello del figlio. Mentre loro pascolavano libere, c’era tempo per pulire un altro tratto di sentiero, di decespugliare il bordo della pista sterrata che passa più a valle. Già, perchè alle baite si arriva solo a piedi seguendo gli antichi sentieri che non hanno mai smesso di essere calpestati.

Tra le riflessioni, ne prevale una in particolare: fino a quando? Fino a quando esisteranno queste piccolissime realtà? Quando spariranno, niente le potrà sostituire. Ci potrà essere qualcuno che arriva da fuori, che ritorna alla montagna con tanta buona volontà e voglia di fare, ma certi lavori non verranno mai più fatti come prima, si perderà comunque un bagaglio di tradizioni e saperi.

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