Un po’ di pastorizia in Francia

Per i Piemontesi la Francia è appena lì dietro. Dalle mie parti tutte le valli, in cima, confinano con la Francia e, spesso, affacciandosi ad un colle, significa vedere un gregge.

Un paio di settimane fa, risalendo la Valle Stura, incontriamo solo le tracce di una transumanza, avvenuta probabilmente nella notte o alle prime luci del giorno, ma non scorgiamo già più il gregge. Invece, scendendo oltreconfine, ci sono già delle pecore lungo la strada. Anzi, per meglio dire, nel primo grosso recinto ci sono centinaia di agnelli, di diverse dimensioni, ma già tutti tosati.

Poco oltre, in un altro vasto recinto, ci sono invece le pecore. I prati sono stati suddivisi e man mano gli animali li ripuliranno a dovere, poi le greggi verranno affidate a qualche pastore sugli alpeggi più a monte, dove arriveranno anche gli altri animali, direttamente dalle pianure della Crau.

La stagione d’alpeggio è all’inizio, l’erba è ancora bassa ovunque, ma il sole inizia a scaldare. Anche lungo la strada che sale al Colle dell’Agnello c’è un gregge pronto alla partenza. Accanto alla stalla fervono i preparativi: le campane al collo delle capre e delle pecore, i marchi ben fatti sulle schiene.

Si controllano i piedi, si tagliano le unghie e si medicano le pecore zoppe. Deve essere tutto a posto per andare… in montagna, anche se qui effettivamente si è già in quota! Probabilmente questo gregge verrà unito ad altri in arrivo dalla pianura o dal fondovalle. Non dimentichiamoci che oltralpe il numero di ovini allevati è davvero considerevole.

Qualche giorno dopo sono tornata in Francia per la festa della transumanza a Nevache. Contrariamente ad analoghe iniziative a cui avevo partecipato, questa mi ha delusa. Niente più dell’arrivo di un gregge (nemmeno così imponente) e della sua salita a piedi verso l’alpeggio. Nevache è sempre un bel posto, mi aspettavo un mercatino di prodotti, qualche animazione, invece per ingannare l’attesa (più lunga del previsto, ma con gli animali ci può sempre essere l’imprevisto) non c’era che il pranzo (nemmeno a base di carne ovina).

Una volta scaricato, il gregge si avvia verso il paese, un po’ allo sbando. Sono quasi i turisti a condurlo, mi trovo davanti e cammino seguita dalle centinaia di basse pecore merinos. Qualcuno prima o poi prenderà in mano la gestione degli animali…

Quello che sembrerebbe il proprietario del gregge ad un certo punto fa cenno di svoltare a sinistra e le pecore vengono indirizzate verso un prato sotto la strada, dove potranno mangiare un po’ prima di affrontare la salita a piedi. Non ci sono capre rove, non ci sono rudun, non c’è niente di ciò che mi aspettavo.

I turisti comunque guardano gli animali, si entusiasmano, li fotografano. Gente ce n’è parecchia, tutti hanno pazientemente aspettato varie ore che il gregge finalmente arrivasse. Il programma prevede poi la salita a piedi verso i pascoli, seguendo la strada e, la sera, una proiezione lì in paese.

Arriva poi una giovane pastorella e sarà lei a condurre il gregge, probabilmente anche a sorvegliarlo nel corso di tutta la stagione estiva. Come ho già raccontato altre volte, in Francia c’è una suddivisione tra l’allevatore, il padrone del gregge, e il pastore, colui che lo sorveglia e lo porta al pascolo. Così per l’estate si cercano professionisti che abbiano la formazione e la pratica specifica a cui affidare gli animali.

Il gregge sfila all’imbocco del paese, non si ferma e prosegue, tra due ali di folla come se fosse il passaggio del Tour de France. L’intenzione era quella di proseguire, macchina fotografica alla mano, documentando la risalita della valle. Era già abbastanza tardi, per fortuna l’aria era frizzante, altrimenti il cammino su asfalto sarebbe avvenuto proprio nelle ore più calde del pomeriggio.

Davanti il gregge e dietro, ancora più numeroso e caotico, il fiume umano. Non è permesso avvicinarsi alle pecore, bisogna star dietro a tre ragazze che fanno da barriera, così tutti si affollano e spintonano per prendere le prime posizioni e scattare qualche foto. No grazie… preferisco lasciare che la transumanza prosegua senza di me.

Un ultimo scatto da lontano e rientro a Nevache, ormai svuotata da gran parte del pubblico. Di transumanze ne ho vissute tante in passato e non fa per me camminare, ammassata ancor più delle pecore, tra le persone che seguono il gregge da lontano. Di tutt’altro tipo erano state le feste a cui avevo partecipato a Die o La Brigue. Comunque, come precisazione finale, devo dire che non è facile far convivere i turisti con i momenti di lavoro impegnativi, come può essere la transumanza. L’appunto principale è legato al fatto che mi sarei aspettata più “accoglienza” per ingannare il tempo mentre si attendeva il gregge.

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