Le capre per me sono una scommessa

Francesca e Federico sono una giovanissima coppia. Lui lo avevo già intervistato quando scrivevo “Di questo lavoro mi piace tutto”, ma per il libro sulle capre lascia la parola a Francesca (classe 1988), sua compagna di vita e di lavoro.

Li raggiungo già in alpeggio a Laz Arà, sopra a Pramollo, in un vallone laterale proprio all’imbocco della Val Chisone. La strada, prima asfaltata, poi sterrata, mi porta fin lassù. Il tempo inizialmente è sereno, ma i ragazzi mi parlano di temporali e piogge quasi quotidiani. Hanno appena finito con le mucche, di cui si occupa principalmente lo zio Oscar, quindi si sale dal gregge, composto da pecore e capre. Non sono tutti animali di proprietà, molti sono presi in guardia per la stagione estiva. Federico inizia a mungere le capre, mi dice che sarà Francesca a raccontare la sua storia con le capre. “E’ da quattro anni che le ho, prima ce n’era solo un paio e per lui erano purcherie, che facevano disperare, che quando sono con le pecore vanno sempre a fare danni se c’è un piantino o un fiore.

Impari ad apprezzarle pian piano, vengono da sole a farsi mungere, sono le prime quando le chiami, una pecora non verrà mai a coricarsi accanto a te al pascolo o si metterà sotto l’ombrello di fianco a te quando piove. La cosa più bella è vedere Mia che viene su con la stessa malattia.” Francesca è nata in montagna, ma non aveva una strada già scritta come allevatrice.

Io ho studiato architettura degli interni, poi ho lavorato un anno in Svizzera per un mobilificio. Quando ho conosciuto Federico ho lasciato perdere tutto. Adesso le capre sono a nome mio. Da quest’anno a casa dei miei a Pramollo abbiamo aperto un punto di ospitalità rurale. Non è proprio un agriturismo, è una soluzione che ti consente di avere 15 persone a mangiare e 8 a dormire, utilizzando le strutture che hai già. Ci stiamo inventando un modo per far conoscere i nostri prodotti. I nostri salumi, agnelli e capretti, i formaggi. La gente non compra più la toma intera… Non abbiamo ancora un sito specifico, solo qualche pagina in quello della falegnameria dei miei.

Federico finisce di mungere e apre il recinto. “Con questa pioggia hanno anche meno latte…“. Anche quel giorno sembra che non tarderà a piovere nuovamente, il cielo si sta coprendo, anche se si vede il sole verso la pianura. “Al pascolo va lui, io sto in stalla, aiuto Oscar, faccio i formaggi di capra e anche quelli di mucca se Oscar deve andare via. Vado a volte al pascolo al sabato o alla domenica, ma ho anche Mia da guardare e poi… lui lo fa meglio di me!

Le capre guidano il gregge e in questa immagine lo si vede bene. “Le capre per me sono una scommessa, io ci credo tanto, Federico di meno. Alleviamo le nostre caprette, poi abbiamo preso quelle di Andrea Aimonetto quando è mancato. Sono sempre state con le nostre, sua mamma altrimenti le avrebbe mandate al macello, per noi era importante prenderle anche come ricordo di lui. Non facciamo una scelta di razza, preferibilmente le valdostane, ma poi io ho la fissa delle fiurinà, adesso le abbiamo fatte punteggiare e iscrivere a libro genealogico.

Ho imparato da Oscar a fare i formaggi, faccio tomette da 4-500g, alcune le aromatizzo con il serpillo, altre con le bacche di ginepro.

…e questa non è che una minima parte di quello che Francesca mi ha raccontato della sua passione, ma ovviamente tutto confluirà nel libro… continua il mio cammino a caccia di foto e storie di capre e caprai.

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