La transumanza a Pragelato

Ormai sono vari anni che, il 2 giugno, l’appuntamento a Pragelato è quasi fisso. E’ un giorno di festa, ma i camionisti per la transumanza possono richiedere un permesso speciale. Così al mattino il gregge viene caricato in pianura, poi prende l’autostrada, risale la valle e arriva lassù.

Prima ancora del gregge, ci sono i curiosi e altri piccoli allevatori che conducono sul posto i loro animali, per affidarli a Fulvio per la stagione estiva. Greggi con pecore marchiate di vernice, per identificarle e distinguerle a fine stagione, quando bisognerà di nuovo dividerle per riportarle a casa.

Man mano dai telefoni di uno e dell’altro giungono aggiornamenti sul dove si trovi la carovana. Poi all’orizzonte arriva il primo camion, seguito dal secondo, poi il terzo e… eccoli tutti schierati nel piazzale alla base dei trampolini olimpici. Il viaggio è finito.

Diversamente da quanto accadeva in passato, adesso i camion vengono scaricati uno ad uno. I camionisti aprono i portelloni e man mano fanno uscire gli animali, mentre un addetto del consorzio forestale provvede a contarli.

Questa operazione non vale solo per gli animali adulti, ma anche per tutti gli agnelli, che sono stati caricati separatamente. Questi escono belando e chiamando a gran voce le madri, che accorrono con un coro altrettanto concitato di belati.

Nonostante il freddo e la brutta giornata, anche questa volta c’è comunque un “buon pubblico”. Parecchi amici e conoscenti del pastore sono arrivati lì grazie al passaparola, poi ci sono abitanti del paese e, soprattutto, quei pochi turisti che sono saliti in montagna approfittando del ponte, anche se il tempo non è dei migliori.

Quando finalmente il gregge è tutto riunito, sono terminati i conteggi e gli obblighi burocratici, arriva il momento di ripartire. I camion pian piano se ne vanno, anche i turisti e quelli che erano venuti solo per assistere allo scarico. Forse l’arrivo del gregge ha un significato anche un po’ simbolico: essere lì a vederlo ogni anno significa che la vita continua, va avanti nonostante tutto.

E poi è tutto come sempre: qualcuno davanti, qualcuno dietro, lo spostamento non richiede grossi sforzi. Anche se visto e rivisto, questo è un momento che comunque, ogni anno, regala le sue emozioni.

Si attraversa il centro abitato, poi un brevissimo tratto sulla statale, quindi si svolta ancora. C’è pochissimo traffico, in pianura il tempo è ancora peggiore, le previsioni parlano di altra pioggia, quindi il turista che cerca il sole e il relax non si è messo in viaggio verso i monti.

La transumanza prosegue, il fiume di pecore occupa interamente la stretta strada che sale a Gran Puy. Belati e campanelle, passo lento e cadenzato, il cammino non è lunghissimo, nemmeno un’ora e si arriverà a destinazione.

Mi fermo e lascio scorrere il gregge: pecore, agnelli, capre, montoni, asini. In cielo si addensano sempre di più le nuvole e l’aria si fa sempre più umida. La stagione in alpeggio si aprirà anche quest’anno sotto la pioggia, com’è già accaduto altre volte in passato.

Rispetto agli scorsi anni la stagione è in ritardo o, come ho già scritto altre volte in questi giorni, forse è normale, mentre è stato in passato che il caldo aveva fatto sì che, ad inizio giugno, l’erba fosse già più alta e le fioriture più avanzate. Il gregge si sparpaglia a pascolare, i pastori, amici ed aiutanti si riuniranno per il pranzo, ma la pioggia arriverà di lì a poco, per dare a modo suo il benvenuto alla transumanza.

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