E’ una malattia per queste capre

Non potevo, avendo deciso di fare un libro su capre&caprai in Piemonte e Val d’Aosta, non andare da Giancarlo Lussiana a Coazze. Tanti appassionati mi avevano descritto la sua stalla con occhi sognanti… Non è dappertutto che si trova una stalla con oltre cento capre di razza valdostana.

E così, mentre fuori si avvicinava un furioso temporale primaverile, arrivo alla sede della sua azienda. Le capre le avevo già viste qualche mese fa, in occasione della festa del Cevrin, ma quel giorno era l’occasione per chiacchierare un po’ da tranquilli. Animali ce ne sono, circa 130 capi, la maggior parte dei quali è prossima al parto. In montagna poi si aggiungono quelli di un altro allevatore.

Parti molto in ritardo quest’anno. Alcune capre hanno partorito in autunno, appena scese dall’alpeggio, poi più niente fino ad ora. I capretti vengono alimentati con il latte delle mucche, le capre vengono munte per la caseificazione. “Facciamo tome di vacca e, adesso, tomette di capra. Il cevrin solo in montagna, ci vanno le cantine giuste per stagionarli, fredde, umide. Ci sarebbe tanta richiesta, più che produzione… Ma tengo queste capre qui perchè mi piacciono. La produzione è bassa, una media di un litro al giorno! Però è così… è una malattia per queste capre!

Anche se la razza ha il nome di valdostana, Giancarlo mi spiega che, in Val Sangone, di belle capre ce ne sono sempre state: “Anche più belle di adesso, erano più grosse! Avevamo capre, pecore e vacche, ma capre molte meno capre di ora. La razza da cui discendono queste, è quella di Sandro “Savuiot”, che era su verso il Colle del Lys. Adesso i becchi li prendo in Canavese, in Val d’Aosta. Ma non escono più le capre di una volta.

Sono in tanti appassionati di questa razza, vengono qui per comprare delle caprette da allevare, per passione soprattutto. Quel che mi piace di più sono la testa, le corna, vedere delle belle bestie.” Adesso le capre sono ancora in stalla, ma poi verranno messe al pascolo, dopo i parti. “Le abbiamo tenute fuori fino a Natale, ci sono rovi, castagne. Ci va malizia a pascolare le capre, non puoi tenerle tutte insieme nel prato.

Nell’altra ala della stalla ci sono i bovini. Solo le pecore non ci sono più: “Non le ho più tenute dopo che il lupo me ne ha uccise 30 in due notti. Per le capre ho preso i cani maremmani. In montagna non possiamo star dietro alle capre, dopo la mungitura le lasciamo andare al pascolo da sole con i cani, rientrano la sera. Anche così però ci sono problemi, lo scorso anno ne ha uccise 12, quello prima 22.

Ci raggiungono i figli di Giancarlo insieme alla moglie. Il più appassionato per ora è il bambino, che racconta di aver fatto nascere lui un capretto la sera prima, e si fa fotografare con il piccolo in braccio. Fuori ormai è arrivato il temporale, quindi concludiamo la nostra chiacchierate. Sulle montagne della Val Sangone sta cadendo pioggia e grandine, ma ormai mancano più o meno due mesi al giorno in cui questa famiglia con tutti i loro animali saliranno lassù.

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